Intervista esclusiva ad “Allo” Gatti (Toccalmatto)

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Category : Interviste

Dopo l’intervista-chiacchierata con il patron di Toccalmatto, Bruno Carilli (che potete vedere qua), diamo la parola ad Alessio Gatti, detto “Allo”, mastro birraio dello stesso birrificio ed ex birraio, tra gli altri, di Bruton (Lucca). Incontrato al Villaggio della Birra 2010 in quel di Bibbiano (Siena), Allo ci racconterà cosa differenzia il lavoro nei vari birrifici e delle novità birraie previste per i possimi mesi.

Non indugiamo oltre, vi lasciamo alla visione del video:

mattia

Carver Brewing Co., Durango (Colorado, USA)

Category : Locali, Viaggi

Di passaggio durante il mio tragitto da Las Vegas a Denver, progammo la sosta nella graziosa cittadina di Durango. Oddio, “cittadina” è forse un termine eccessivo, diciamo paesone. Durango è a poca distanza dai parchi naturali dell’Ovest, a poco più di un’ora di auto da Mesa Verde e i Four Corners e a poco più di tre ore dalla magnifica Monument Valley.

Il paesone si trova ai piedi delle Montagne Rocciose, e nel corso degli anni, dopo essere stato un crocevia di cercatori d’oro e minatori, si è trasformato in un centro turistico “all-year”: in inverno non mancano di certo le possibilità sciistiche, in estate le mille escursioni (rafting, per esempio, o il famoso treno a vapore Durango-Silverton) allietano grandi e piccini. Guardandomi in giro prima di lasciare l’Italia, scopro che a Durango ci sono ben tre birrifici, per cui mi segno gli indirizzi e una volta giunto là, si parte col primo (che è il tema dell’articolo di oggi): la Carver Brewing Co. (sito ufficiale).

Situato sulla strada principale (Main Street) all’altezza del civico 1022, il locale è poco visibile dalla strada e pare essere un normalissimo pub, tanto che è molto facile confondersi con un vero pub situato a poca distanza. Una volta entrati, non resterete sicuramente colpiti dallo splendore del luogo, anzi: la sala principale è divisa in due, da una parte i tavoli in cui mangiare e dall’altra (molto più piccola) solo 4-5 sgabelli al bancone e due tavolini-trespolo. Non avendo molta scelta e non dovendo (ancora) mangiare, ci appollaiamo sui trespoli vicino all’ingresso: pur essendo pieno giorno, è abbastanza buio e tutto quanto sembra lasciato un pò al caso.

Il servizio è buono come in quasi tutti i locali americani, e come ogni buon birrificio d’oltreoceano, anche qui son presenti i samplers, piccoli bicchierini da 0.1 con tovaglietta esplicativa. Non sapendo che scegliere, mi lancio e chiedo “tutte le birre”: troviamo un buon compromesso a 10 birrettine per 12 dollari. Il servizio è veloce e gli assaggi non si fanno attendere.

Partiamo con le cose positive (poche): l’ampia sufficienza la raccolgono la Ipa (anche se un pelo troppo dolce), la buona Colorado Trail Nut Brown Ale, una classica Hefeweizen anche se dal sapore troppo bananoso (?) e con pochissimo corpo (anche per una weizen). A parte queste, solo un’altra produzione può essere considerata più che accettabile: una Raspberry Wheat Ale di color rosa porcello, che pareva proprio essere la birra ufficiale di Hello Kitty… incredibile a dirsi ma non era niente male (e non sarà l’unica Raspberry con ampia sufficienza, come vedremo poi nell’articolo sulla visita alla Great Divide).

Il resto delle produzioni Carver viaggia tra il passabile (una Saison che sapeva solo di futti di bosco, la Jack Rabbit Pale Ale completamente fuori stile ma bevibile e la Corner Pocket Ale) e il fortemente mediocre (Old Yak Amber Ale, La Plata Pilsner e la Iron Horse Imperial Stout che non andava al di là del fortissimo sapore di alcol).

Non che avessi grandi speranze, per carità le mie info non davano la Carver come un posto da ricordare, ma forse la mancanza di birre di alta qualità (nemmeno una davvero degna), l’ospitalità non proprio da favola (il posto è davvero bruttino) e il servizio cortese ma sciatto (i samplers son stati portati su un vassoio plasticoso stile-McDonald) non aiutano a tenere un bel ricordo. Se siete in città, ops… paesone, e avete un’ora libera.

mattia

Visita (con cotta) alla Brasserie Vapeur

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Category : Viaggi

Ospitamo oggi il racconto di Martino, da tempo residente in Belgio, che ci ha raccontato la sua visita (con cotta) alla Brasserie Vapeur.

Brasserie Vapeur: una delle tappe che subito aveva catturato la mia attenzione tra quelle del capitolo “Beer Tourism” del libro The Good Beer Guide Belgium di TimWebb, uno dei primi acquisti fatti da quando mi son trasferito per lavoro a Bruxelles.
L’appuntamento è alle nove. Perlomeno, questo è quello che scrivono sul sito www.vapeur.com, nella sezione Brassin Public:
En arrivant à la brasserie à 9h du matin vous pouvez assister à toutes les étapes menant à l’élaboration d’une de ses bières ou à une partie seulement si vous arrivez plus tard.
Da bravi italiani, prendiamo alla lettera l’ultima parte, arrivando a mattinata inoltrata, adducendo come flebile scusa “the traffic in Brussels”. Arriviamo quando il malto è già stato preparato, mentre sta per esser immesso nella vasca al pianterreno tramite un getto potente di acqua calda. Il tutto alimentato, ovviamente, da una macchina a vapore di fine XIX secolo. Lentamente, l’acqua maltata esce dalla vasca, che viene anche fatta assaggiare ai presenti (l’unica cosa analcolica che berremo nel corso della giornata…), viene trasferita tramite una pompa al piano superiore, dove starà, per le ore successive, nella cuvèe d’ebullition, datata 1919.
Quindi, si passa ad una delle parti più interessanti della gita…il pranzo! Jean-Louis Dits, il mastro birraio che ha rilevato la brasserie Biset nel 1984 e la gestisce insieme alla compagna Sitelle, illustra le pietanze, ovviamente (quasi) tutte a base di (o cotte nella) birra! A cominciare dal Pain à la bière, dal saumon che viene affumicato e marinato 24 ore nella FOLIE, una delle loro birre. Stessa sorte è toccata ad un prosciutto arrosto, ovviamente alla Vapeur Cochonne. Ospite gradito, in quest’ultimo sabato di luglio, un prosciutto di san Daniele, stagionato un anno e mezzo, appena arrivato da una loro gita in Italia, durante la quale hanno fatto anche tappa nel paesino di Piozzo (CN), fermandosi, ovviamente, alla Baladin, da dove hanno portato del formaggio (“alla birra” devo aggiungerlo?). Il carrello dei formaggi, più di metà dei quali col sentore di/affumicati alla/aromatizzati con birra,  è un’altra parte del buffet che ha catturato molte delle nostre attenzioni.
Ovviamente, il tutto annaffiato con produzioni indigene, cominciando dalla SAISON DE PIPAIX alla spina, che son riuscito a bere nonostante il sentore di lambic (perdonate, sono un neofita ;) , alle caraffe abbondanti di Cochonne, decisamente la nostra preferita, ad una bottiglia di Saison d’etè, di cui francamente non ricordo molto (non so se sia giusto neanche il nome :P ).
Dopo un’ora di ebollizione, nel frattempo, al mosto (?) vengono aggiunte le spezie ed il luppolo. Ma non abbiamo la forza e la voglia di alzarci e andare a vedere Sitelle che svuota questo secchio al piano superiore.
Finale…lavorativo! Sitelle riemerge dalla zona produttiva e chiede se c’è qualcuno disposto a darle una mano a svuotare la vasca del malto. L’atmosfera quasi familiare e le birre bevute fin lì ci convincono, o ci inducono con l’inganno, a dire di sì e a tuffarci in… una bella sauna tutta naturale! Con gli astanti increduli a dire, “encroyable… des italiennes qui travaillent!!!“.
Finisce con un paio di acquisti, due Cochonne, una con l’etichetta col maiale maschio, l’altra con la femmina, una maglietta… e una bottiglia offerta da loro (Vapeur Bises, fatta per il loro 25 anno, se non ricordo male). Particolari la collezione di etichette, di cui potete trovare degli esempi qui.
Tutte le descrizioni in francese, inglese, con qualche parola di italiano per noi. Faticano col fiammingo…ma questa è un’altra storia belga ;)
Durante tutto il pomeriggio si susseguono visite di locali e stranieri (tra cui un paio di local brewer americani), anche se Jean-Louis non ama molto perdere tempo con questi “vacanzieri”, è tutto concentrato sul suo lavoro. Tuttavia, c’è qualche amico di vecchia data che gli dà una mano, specialmente col fiammingo.
Se troverete in commercio una Vapeur Cochonne datata luglio 2010, sappiate che “io c’ero”!
il nostro ospite/inviato Martino