Riprendendo le parole di Mattia, Rimini è certamente la miglior fiera birraria d’Italia. Per questo, credo ci sia bisogno anche di sentire un’altra campana, anche per farsi un’idea più approfondita della cosa. Organizzata a Rimini e in un’area immensa, con anche altri settori coperti – se è chiamata Food&Beverage ci sarà un motivo -, è facilmente raggiungibile sia in macchina sia in treno. L’organizzazione può apparire molto rigida, soprattutto all’inizio, ma con un po’ di parlantina e capacità di vendersi si riesce ad accedere ovunque, anche tramite biglietti da visita (che nessuno andrà a controllare se veri o falsi).
Per entrare - Come già sottolineato da Mattia nel suo precedente post, bisogna pagare circa quaranta euro – per dovere di cronaca sono trentanove – per entrare, senza avere la possibilità di visitare tutti gli stand. Inoltre bisogna dimostrare di essere operatori del settore o di fare parte di un’azienda invitata. Io ho ricevuto il biglietto tramite TRK (che, fra l’altro, ringrazio), azienda operante nelle tecnologie satellitari per rintracciamento camion. Avuto il tagliando per entrare, serve qualcosa per attestare l’appartenenza alla ditta di competenza: il biglietto da visita in combinata con carta d’identità vengono tranquillamente presi in considerazione.
Gli stand - A parte i grandi colossi della birra, come Paulaner per fare un esempio, sono presenti anche vari distributori. Certamente degno di nota è lo stand Interbrau, che racchiude – tra gli altri – Augustiner e Chouffe. Molte le birre alla spina: dalla Chouffe Houblon, il prodotto meno conosciuto del nano ma eccezionale per chi adora le “luppolate”, alla Sierra Nevada pale ale, passando per Kwak, Tripel Karmeliet, Gouden Carolus Classic e Ambrio (nota di demerito), Saison Dupont e chi più ne ha più ne metta. Insomma, una sorta di paradiso, anche se molto affollato.
Davanti allo stand Interbrau c’è quello, quasi gemellato, della Brooklyn Brewery: direttamente da New York, questo birrificio era presente con vari prodotti. Quelli provati mi hanno impressionato, in maniera favorevole: buona la Brooklyn Lager, color ambrato e gusto decisamente gradevole, pazzesca quella al cioccolato, con un sapore di cacao che persisteva in bocca. Meno buona delle tre, probabilmente, la Weiss: decisamente troppo forte per i miei gusti, anche se il sapore era già inquinato dalle bevute precedenti.
Italiani – Come ogni fiera che si rispetti, anche i microbirrifici della nostra Penisola sono presenti in quantità massiccia. Parto dal Ducato, uno dei miei preferiti: AFO spettacolare come al solito, alla spina fa sentire tutto l’aroma del luppolo, mentre la VIS è oramai una garanzia. Pure i più scettici – non faccio nomi – si stanno ricredendo.
Solita menzione per Lambrate, Bidù e Orsoverde, vere e proprie realtà del mondo artigianale italiano, con prodotti sempre nuovi affiancati ai propri cavalli da battaglia.
Dulcis in fundo, da Parma arriva il birrificio Toccalmatto, sponsorizzato dal mio barista di fiducia (Claudio, della Locanda del Monaco Felice), di cui parleremo domani. La data non è casuale, giacché stasera a Suisio – proprio nel locale di cui sopra – è in programma la degustazione dei prodotti, in abbinamento con pietanze scelte dallo (o dalla?) chef Carla.







