Un Mare di Birra 2012

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Category : Eventi

Credo sia difficile far rientrare quattro giorni in un articolo. Quattro giorni di episodi, vecchi e nuovi amici, esperienze, posti nuovi, locali e ovviamente birra. Tanta. L’anno scorso, per la prima edizione che coincideva con il 10A� compleanno che Ma che siete, io non c’ero. Chi perA? ha fatto tutte e due le edizioni, mi ha detto che quest’anno l’atmosfera non era la stessa, c’era meno gente sbevazzona, piA? problemi a livello di casini e via dicendo. Io posso dire d’essermi divertito, e parecchio, per cui non avrei problemi a esserci per una eventuale (ma al momento davvero remota) terza edizione.

Prima di partire m’ero messo in testa due linee guida:

  • di provare solo birre che non conoscevo;
  • di non uccidermi e prenderla sul calmo;

… devo dire che son stato abbastanza bravo su entrambi i punti 🙂
Arrivati in nave, dopo aver preso bicchiere, porta-bicchiere e lista delle birre/giornale di bordo d’ordinanza, si parte ad assaggiare tutto il possibile. I tempi sono lunghi, il ritardo nell’arrivo della nave a Civitavecchia influenza un po’ i tempi tecnici di installazione delle spine. Alle 23 circa i pub sono operativi: degli 8 previsti, come anticipato proprio qui su PP, ne son arrivati sette: l’Oliver Twist manca.
La mezzaluna con tutte le spine A? presa d’assalto e giA� ci si scambia i bicchieri, triplicando fin da subito gli sforzi per rimanere coscienti a lungo. Alle 2 circa ci si sposta fuori, a bordo piscina, con doppio banco spine e musica: questa cosa si ripeterA� la prima e la terza sera, io abbandonerA? la pista da ballo, provato, alle 4.30 e l’ultima sera verso le 3.45, ma in tanti hanno fatto l’alba.
Ognuno dei presenti ha da raccontare una storia, un luogo, un assaggio. Non A? facile star dietro a tutti quelli che si conosce, figuriamoci aver la possibilitA� di fraternizzare con nuovi colleghi geek.

Arrivando al dunque… parliamo di birra e di pub.
Parto subito dal punto, organizzativo, che ha fatto storcere il naso ad alcuni: l’ultimo giorno, malgrado il programma stampato a bordo da Publigiovane prevedesse l’apertura dei pub dalle 12 alle 18, in realtA� questa non A? mai avvenuta: solo gli olandesi di ‘t Arendsnest e i tedeschi di Bierkompass hanno aperto tutte le linee, assieme al Ma che siete che ha aperto qualcosa per un’oretta, gli altri non pervenuti. Qualcuno ha brontolato per questo, cosA�, essendo riuscito a sentire Manuele Colonna ieri sera (mercoledA�) per telefono (grazie Manuele per la disponibilitA�), s’A? capito che l’ordine di chiudere e di smobilitare i banchi spina verso le 15 A? stato dato dalla Grimaldi. Vero anche che di sopra (piscina) c’erano aperte 4-5 spine e s’A? potuto bere quasi fino all’ultimo secondo, e che la stampa del programma di bordo aveva orari (appunto 12-18) e eventi (brindisi di saluto delle 17,45) non concordati e non comunicati ai pub. Sul momento, A? ovvio pensare che quando si stila un programma di attivitA�, lo si comunichi a chi di dovere (pub e publican), ma se cosA� non A? stato, non si puA? certo accusare i pub di aver cambiato qualcosa di cui non erano a conoscenza.
La contemporanea chiusura (inspiegabile) di gran parte dei bagni (anche questo va in “carico” alla Grimaldi) e l’obbligo di abbandono delle cabineA� ha fatto sA� che non si potesse praticamente avere un servizio decente nelle ultime 2 ore, ma tant’A?.

Alla partenza da Civitavecchia, durante le operazioni di scarico dei fusti sulla nave, probabilmente anche ad opera di personale non specializzato, ha secondo me peggiorato una parte delle birre piA? delicate. Mi dicono che anche l’anno scorso le birre piA? leggere o piA? avessero subito un maltrattamento, ma quest’anno credo sia andata peggio: ne consegue che purtroppo le birre irriconoscibili o con difetti piA? o meno grossi sono state piA? di una.

Non A? andato bene il pub francese, La Capsule di Lille (bene la Avec les Bons Voeux di Dupont – ma ha senso portare una birra natalizia a Giugno? – anche le Struise sono apparse al di sotto nei soliti standard; una Dunkel con dry-hopping A? proprio necessario che esista?), che ha avuto un servizio, non solo a mio parere, non all’altezza della situazione, demandando molto del lavoro dietro al banco al vicino di posto, cioA? Nino dello Sherwood Pub di Nicorvo (PV). Su Nino e staff niente da dire, A? la prima volta che ho occasione di passare del tempo con lui e confermo quello che ho sempre sentito dire in giro riguardo alla cortesia e alla passione per il suo lavoro. Stessa cosa posso dire di Michele Galati e il The Dome, a mio modesto parere il migliore come selezione e probabilmente il piA? fortunato nel trasporto dei fusti. Nonostante Nino avesse cose importanti, alcune birre (Gaina, Ligiera, una irriconoscibile ArtigianAle e una Runa buona ma un po’ “fiacca”) hanno manifestato problemi olfattivi o di gusto: peccato perchA? son tutte birre che adoro e spiace vederle non in forma. Non possiamo lamentarci perA? della Gose che, nonostante abbia deciso di schiumare piA? del solito, A? sempre una signora birra: la conobbi nel 2009 al BQ di Milano e me ne innamorai subito.

Dicevamo del The Dome? Fantastiche Sunflower, Golconda nonostante uno dei fusti fosse stato scosso in maniera evidente durante il trasporto, Gassa e 2 Cilindri del Birrificio del Forte (come scrissi giA� in occasione di Selezione Birra 2012), BrewFist X-Ray. Ho fatto un leggero assaggio di Xyauyu FumA? (Baladin), che reputo non essere la mia birra: alcuni la adoravano, altri hanno fatto fatica a finire le due dita che avevano nel bicchiere… io posso dire di inserirmi nel secondo gruppo. Purtroppo ho clamorosamente mancato la 2Late di BrewFist.

Di Bierkompass ho assaggiato davvero poco, quasi nulla, giusto qualche sorso dai bicchieri degli amici. La terrificitA� di una Gose con aggiunta di succo d’arancia (tornando a casa in macchina A? stata unanimemente votata come una delle dieci peggiori birre mai sentite), mi ha fatto desistere da assaggiare altro. Chi ha provato qualcosa in piA? racconta di una sufficiente Kaffee Stout e di una (incredibile!) bevibile IRS alla ciliegia.
Io, che sapete sono amante degli esperimenti ma molto piA? amante della tradizione e che voglio un po’ polemizzare, mi chiedo come mai un giovane birraio tedesco decida di lanciarsi in terreni cosA� pericolosi invece di continuare la tradizione della sua nazione o evitare strane alchimie prima di far conoscere le sue birre base.

Sul ‘t Arendsnest di Amsterdam, nulla da dire. Non una vasta selezione, ma due/tre chicche niente male, tra cui forse la migliore birra in nave, la Larie&Apekool di De Molen, assieme alla “sorella” Vuur&Vlaam Extra Gehopt. Non male anche la birra di casa, Templebier e la Emelisse Hoppie Mikkie. Un ulteriore plauso allo staff per aver portato colore con una maglietta celebrativa e per aver tenuto aperto l’ultimo giorno, quasi come da programma-fantasma, consentendo a tutti noi di bere un po’ di piA?.

Moeder Lambic in buona forma: i miei amici amanti delle Cantillon e delle birre acide / fermentazione spontanea mi criticheranno per il voto non altissimo. Avrei preferito vedere attaccato qualcosa di piA? di qualche birraio del nuovo corso belga (De la Senne, per esempio) e degli storici nomi (De Ranke, Dupont). La presenza delle birre di Paradis e della sua birraia dietro le spine e in pista da ballo hanno perA? regalato aneddoti importanti – che ovviamente non saprete mai 🙂 Non proprio di primissimo piano l’offerta di Caulier.

Ho lasciato il Ma che siete per ultimo perchA? A? stato il padrone di casa. Io a Manuele e il suo staff voglio un gran bene, son anche passato assieme agli amici a Roma per un veloce apertitivo prima di salire in nave, e il MacchA? resta il “mio” pub a Roma. Anche qui qualcuno ha brontolato per il numero di fusti attaccati. Sempre nella telefonata di ieri sera, Manuele ha chiarito perfettamente il punto (e invita chi avesse da dirgli qualcosa a mandargli una mail): a parte un paio di fusti, lui e tutti gli altri publican hanno attaccato tutto. Quello che non siamo riusciti a vedere A? perchA? aveva difetti troppo evidenti per essere spinato: questo rende merito alla qualitA� dell’offerta, non tutti i publican del mondo farebbero cosA�, ne conosco purtroppo alcuni che se ne fregherebbero. Inoltre, alcune birre attaccate non erano nemmeno in lista, una di queste era la Fano Dr.Owl, eccellente, cosA� come piacevolissima era anche la D’Uva Beer di Loverbeer. Anche il Ma che siete A? stato colpito da problemi di trasporto/stoccaggio fusti – per esempio la TropicAle del Birrificio Emiliano con evidenti problemi di ossidazione.

Che dire di altro? Le degustazioni non le ho fatte – ma ascoltate. La parata di grandi nomi a parer mio non c’A? stata, e magari qualcuno avrebbe potuto fare qualcosa di piA?, o di meglio, ma alla fine A? andata benone cosA�, io mi son divertito, son stato in buona compagnia e non rimpiango praticamente nulla, avendo bevuto tutto ciA? di cui avevo voglia.
Su certi comportamenti personali in nave, non farA? nomi e non farA? troppa polemica, ma qualche grande espertone potrebbe anche evitare di attaccare persone sconosciute dall’alto della propria indiscussa capacitA� quando questi poveri sconosciuti hanno opinioni diverse, soprattutto rinfacciando cose avvenute o inesistenti appartenenze a categorie/associazioni. Un pessimo, o mediocre, o sufficiente palato non rende una persona pessima, o mediocre, cosA� come un grande palato non rende grande una persona.

Ah, ultima cosa. Un ringraziamento a chi s’A? sbattuto per farci stare bene. Nessuno o quasi vi ringrazierA�, anzi saranno tutte critiche. Quelle buone, prendetele, quelle cattive fatele passare. Io il mio ingraziamento ve lo voglio fare proprio qui, nelle ultime tre righe, cosA� che possiate leggerlo bene.

mattia

p.s. vendo fusto key keg, 50 euro, cercate l’ascensore e troverete la birra.
p.p.s. vendo anche un mixer.

Una visita ad Edimburgo

Category : Viaggi

Lo scorso weekend me ne son andato per una tre giorni di relax, visite e birre, e come mi capita spesso, ho deciso di andare di nuovo ad Edimburgo. Il perchA? A? facile: la considero semplicemente la piA? bella cittA� d’Europa, per fascino, storia, camminate, clima… tutto.

Essendo la mia quinta visita in cttA�, sapevo giA� bene come muovermi tra i locali, e rileggendo anche la mia guida introduttiva e quella di Jacopo, ho capito che dovevo provare anche qualcosa di nuovo, cosA� mi sono affidato al libro della Camra “Good Beer Guide 2010”, spulciando tra i locali suggeriti e vedendo cosa faceva piA? al caso mio.

Kay's Bar, Edinburgh

Kay’s Bar e The Kenilworth li ho giA� trattati nel primo articolo. Il primo dei due rimane un locale eccezionale, vuoi per posizione (secondo me incastonato nel piA? bel quartiere residenziale di Edimburgo e a tre passi dalla cittA� nuova), vuoi per qualitA� e servizio, scelta e atmosfera. Purtroppo stavolta ci son arrivato giA� abbastanza piegato dalle visite precedenti, per cui non ho avuto modo di restare troppo tempo, ma vi ri-stra-consiglio di perderci del tempo. Per chi arriva poi in giorni da Sei Nazioni, il Kay’s A? tappa stra-obbligata!

Le nuove visite sono state: The Tass, The World’s End, CafA? Royal, Guilford Arms e il BrewDog Bar.
Partiamo dai due migliori: CafA? Royal e Guildford Arms. Del primo ha parlato Jacopo nel suo articolo; ciononostante, vorrei aggiungere due parole. Il locale A? davvero splendido, nasce come “costola” del ristorante / Oyster Bar a fianco, con cui ha la cucina in comune (ma solo una piccola parte del menA?). Prezzi delle birre decisamente in linea – non fatevi spaventare dalla lussuositA� del posto, sui prezzi del cibo confermo che sono un po’ alti. Anche il menA? non A? proprio quello tipico da pub, si varia dai taglieri di formaggi alle (immagino pregiate, io non le amo affatto) ostriche.
All’angolo opposto dello stesso “block”, si trova il Guildford Arms. Splendido anche questo, con un bellissimo soppalco-ristorante e con soffitti e pareti lavorati, A? un piccolo gioiellino. Sono capitato in un periodo fortunato, evidentemente, in quanto proprio in quei giorni si teneva un piccolo Festival birrario sulle Real Ales: dal 27 Ottobre al 6 Novembre infatti sono state 50 le Real Ales servite a pompa nel locale, a rotazione ovviamente. PossibilitA� di mangiare al pub con menA? ridotto o al piano superiore con menA? alla carta.

 

The CafA? Royal, Edinburgh

The Tass e The World’s End sono uno di fronte all’altro sul High Street / angolo Jeffrey St. Non trovando aperto il primo a pranzo, mi son fiondato nel secondo. Il locale A? piccolo, pieno zeppo di roba appiccicata, accogliente. Decente la scelta delle birre (Orkney, Fraoch) ma il miglior fish&chips mai mangiato, subito soprannominato filetto di balena per le dimensioni – tanto grande che A? persino prevista in menA? la mezza porzione.
Al Tass ho ripiegato la sera, andandoci a mangiare in quanto vicino all’hotel dove ero alloggiato. Ecco, qui mi son davvero stupito del giudizio Camra e un po’ anche di quello di Jacopo. PuA? darsi fosse una giornata “no” del locale, ma mai mi era capitato un servizio cosA� svogliato e superficiale, un locale non all’altezza di standard igienici sufficienti, e una scortesia verso noi “turisti” davvero non equivocabile. Il cibo al limite della decenza e io al limite della e-mail di lamentela/segnalazione alla Camra. Evitatelo, se possibile (cit.). Per fortuna il fine serata al Whiski Bar, situato a poche decine di metri, ha allietato il mio spirito con gli spiriti giusti!

Per il BrewDog Bar ci sentiamo per il prossimo articolo, in quanto preferisco trattarlo da solo, essendo cosa a se’ stante nel panorama dei locali di Edimburgo, ma sappiate che non m’A? piaciuto per nulla.

Chiudo con la mia classifichina dei pub da visitare: Kay’s, Royal CafA?, Guildford Arms, The Kenilworth, e se amate come me i single malts, Whiski Bar. Buon viaggio!

mattia

Nuovo impianto per la De Molen Bierbrouwerij

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Category : Birra, Notizie in breve


Della De Molen, vera star della scena birraria artigianale olandese ed europea (se non mondiale), abbiamo parlato in piA? occasioni, e immaginiamo sappiate giA� molto. Per rinfrescare la memoria, intanto, vi segnalo gli articoli piA? significativi su Pintaperfetta: la mia prima visita al mulino nel giugno 2009, la mia ultima visita (per raccontare la seconda edizione del Borefts Festival, rassegna del meglio della “nuova produzione europea”) e per l’annuncio della collaborazione da urlo con l’americana Flying Dog.

Anche in questo caso raccontiamo una “piccola” notizia, vale a dire l’acquisto del nuovo impianto.

Lascio quindi la parola alla newsletter:

Caro xxx,
stiamo attirando sempre piA? fan di giorno in giorno. Chiaramente siamo molto orgogliosi di questo, ma questo ci costringe davvero a crescere un po’. Adesso produciamo circa 1200 ettolitri all’anno e puntiamo a una crescita che ci porti a produrre circa 4500 ettolitri. Paragonati ai grandi birrifici continueremo quindi a essere un minuscolo birrificio artigianale.

GiovedA� 11 novembre, “giorno pazzo” per gli olandesi, abbiamo firmato un contratto per un impianto di produzione da 25 ettolitri a cotta. Una grande crescita rispetto al nostro attuale impianto da 5 ettolitri. Siamo davvero emozionati, ma probabilmente non saremo ritenuti cosA� pazzi in futuro. Seguiamo semplicemente il nostro sogno e continuiamo a divertirci.

Abbiamo selezionato il nostro nuovo impianto di produzione secondo molti parametri. I piA? importanti sono qualitA�, rispetto dell’ambiente ed efficienza. Un birrificio moderno come quello che abbiamo ordinato riutilizza il calore, non produce odori sgradevoli e taglia il consumo dell’acqua. Dato che istalleremo il nuovo impianto in un nuovo edificio ci risparmierA� molto tempo e molti sforzi logistici. Le stesse persone potranno quindi produrre piA? birra.
Il nuovo edificio A? proprio dall’altra parte della strada, quindi sarA� mantenuto il legame sia fisico che emotivo con il mulino. Il ristorante e il beer shop rimarranno nel bellissimo mulino fresco di ristrutturazione.

Saluti

Brouwerij de Molen”

Insomma, il comunicato dice piA? o meno tutto ciA? che c’A? da sapere.

Three Floyds Brewing – Munster (IN), USA

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Category : Locali, Viaggi

Leggenda vuole che nel 1996, stanchi delle birre sciapite che si trovavano nei dintorni, i tre Floyds (i fratelli Nick e Simon, e loro padre Mike) decidettero di iniziare a produrre birra per conto loro, puntando su (uso le loro stesse parole) unconventional ales and lagers.

All’inizio, tutto veniva fatto con materiale “d’emergenza” e senza troppe pretese nella ridente cittadina di Hammond (IN); ma, visto il successo che le loro birre stavano ottenendo nell’area di Chicago, bisogni di produzione spinsero le tre fatine a spostarsi in un nuovo castello (leggasi: capannone industriale) nell’ancora piA? ridente borgo di Munster (IN). Finalmente dotati di uno spazio e di materiale adatto, il numero e la quantitA� delle birre prodotte iniziA? a crescere, sempre cercando di mantenere lo spirito iniziale di creare qualcosa di atipico.

Passarono gli anni. Tanti principi sui loro cavalli bianchi (ovvero: motociclisti in Harley) e visitatori da tutte le parti del mondo si fermavano sempre piA? spesso a visitare il regno incantato della Three Floyds Brewing, per scambiare due chiacchiere e ubriacarsi fino allo svenimento. Gli intraprendenti fratelli Floyd, forse stanchi di avere quella massa di alcoolizzati sempre fra i maroni, decidettero allora di trasformare parte della loro magione in un brewpub, direttamente connesso al birrificio e ad un grande giardino incantato (cioA? un orto) in cui coltivare in armonia con Madre Natura. CosA� nacque il brewpub.


Che bel quadretto idilliaco, non trovate? In mezzo a tutta questa tenerezza non richiesta, vediamo di passare finalmente agli argomenti piA? interessanti. Una buona notizia: la Three Floyds Brewing, con pub annesso, A? relativamente vicina a Chicago – circa mezz’ora di macchina, traffico permettendo. Una cattiva notizia: se non avete la macchina, scordatevi pure di andarci. Sul serio – meglio che rinunciate. Tuttavia, A? molto facile trovare birre della Three Floyds nei bar di Chicago (almeno le 3-4 piA? famose), quindi potete continuare a leggere. Se siete fra gli automuniti e volete andare di persona al brewpub, seguite le indicazioni indicate sul sito ufficiale: la zona A? un po’ sperduta, ma non troppo difficile da trovare.

Una volta arrivati, cosa aspettarsi? Il pub A? abbastanza piccolo, si vede che l’ambiente A? ricavato da vecchi uffici del birrificio: grazie ad una vetrata, gli impianti sono in bella vista. La parte visiva A? comunque ben curata: ci sono poster di vecchie fiction (sci-fi, in particolare), gigantografie delle etichette delle birre, manici di spina appesi ovunque. Personalmente apprezzo la veste grafica delle loro birre, e di conseguenza ho apprezzato anche l’arredamento del pub. Una nota folkloristica: in questo posto ho visto (o meglio, Mattia mi ha fatto notare) l’unica bandiera della vecchia USSR che abbia trovato negli USA.

Il pub fa orari da bar di provincia, e chiude a mezzanotte, ma A? aperto anche a pranzo. C’A? anche una cucina, e i proprietari dicono di avere ingredienti di prima qualitA�. Il poco che ho assaggiato era piuttosto buono; non c’A? moltissima scelta, anche perchA� buona parte del menu A? costituita da pasta e pizza, che tendenzialmente non sono la prima scelta di un italiano all’estero (nemmeno per gli emigranti come me) a causa degli ingredienti bizzarri. Bisogna dire perA? che le pizze, almeno all’aspetto e dal profumo, sembravano delle vere pizze, quindi forse potrebbe valere la pena assaggiarle.

Mi sono lasciato per un ultimo la parte piA? importante: le birre. Bisogna dire che qui, di birre, ne fanno tante, e molto varie. Ci sono alcune fisse, e alcune stagionali, ma non mancano nemmeno le cotte speciali che si vedono una volta sola. Quindi, siccome passarle tutte in rassegna sarebbe troppo lungo, mi soffermo su quelle piA? facili da trovare e su quelle che piA? mi hanno colpito.

Iniziamo con un classico: Alpha King Pale Ale. Il perfetto esempio di APA: colore ramato, poca schiuma, non troppo frizzante, aroma leggermente acido e luppolato. Ottimamente bilanciato, con un bel corpo di malto dove si sente l’acido che prelude ad un tripudio di luppoli (Centennial, Cascade, Warrior). Yum.
Impeccabile anche la Gumballhead: uno wheat ale con una bella carica di luppoli in piA?. Consigliato anche a chi non ama il genere, si rivela un’ottima session beer, specie per l’estate (5% ABV e ottima bevibilitA�).
Cercate qualcosa di piA? corposo? Se vi piacciono gli Scottish Ale, eccovi accontati: Robert the Bruce, con l’arroganza del malto tostato che lo rende una birra pienissima. Ben scelti i luppoli per bilanciare il finale, ma a farla da padrone A? indubbiamente il malto con note di cioccolato.
Volevate qualcosa di piA? facile da bere? Pride & Joy Mild Ale A? la risposta. La versione “Three Floyds” di un american mild ale, con un corpo leggero e beverino, che, insieme ad una buona dose di luppoli, nasconde l’insidia principale di questa session beer: l’alcool, addirittura 6.5% ABV molto difficile da percepire.
Preferite passare ad una birra scura? Topless Wych, una baltic porter molto piena, dove a dominare sono il caffA? e il cioccolato. Non la piA? riuscita del gruppo, ma comunque buona.
Ancora non vi basta? Ci sono altre sorprese in serbo. Infatti, se vi piacciono le birre arroganti, alla Three Floyds c’A? solo l’imbarazzo della scelta. Ad esempio Dreadnaught IPA, un imperial IPA che non mancherA� di devastarvi il palato e regalarvi un po’ di felicitA�. Oppure il Behemoth Barleywine, con un corpo denso di malti caramellati, capace di stendere un bisonte ma non per questo spiacevole – anzi (consigliato a fine pasto). Purtroppo non ho mai assaggiato nessuna delle loro stout (in genere sono disponibili in inverno, ma sono stato in quella zona solo d’estate), ma pare che se la cavino molto bene anche su quelle.

Infine, ci sono anche delle birre ospiti. Circa 8 linee di spina a rotazione, sia americane (Sierra Nevada, Victory) che europee (Murphy’s, Kasteel, Brugge), ma anche bottiglie: Dogfish Head, Stone, Jolly Pumpkin, Hair of the Dog cosA� come Rochefort, Nogne O, De Dolle. Incluse alcune bottiglie invecchiate o comunque molto ricercate. C’A? davvero molta varietA�, anche se per le bottiglie i prezzi possono salire un bel po’ (fino ai 200 dollari per una Stone Vertical Epic ’03!). Noi non ci siamo lasciati scappare l’occasione e abbiamo tirato il collo ad una Dogfish Head Squall Ipa, una Imperial Ipa davvero eccellente.

Chiudiamo con un commento in breve. Quello che stupisce di questo piccolo birrificio A? la maturitA� delle proposte. Nonostante la produzione sia ancora limitata, le birre hanno tutte un livello di cura per il dettaglio che lascia sorpresi. Difficile trovare delle imperfezioni: alcune produzioni sono davvero ben riuscite, altre un po’ meno, ma non ci sono mai difetti evidenti, o almeno noi non ne abbiamo trovate. Rimangono alcuni capolavori, come la Dreadnaught IPA e l’Alpha King. Buona ricerca!

Giacomo (alle tastiere)
Mattia (agli effetti visivi)