Sono andato in Australia per visitare l’Australia e le bellissime attrazioni di un continente eccezionale. Dalla partenza non pensavo alla birra. Anzi, mi ero detto che non avrei studiato. Per quanto il tempo era poco e avrei bevuto quel che capitava. Però il destino ha voluto un po’ diversamente. O forse l’istinto. Passeggiavo per Sydney, sceso dall’Harbour Bridge e non pensavo alla birra. Ho visto un locale affollato. Ma non mi interessava. Stavo solo pensando a dove cenare. Sono passato di fianco al locale distrattamente: c’erano dei buttafuori che erano quasi dei buttadentro. Poi ho buttato l’occhio.
Stand. Anzi, stands. L’inconfondibile clima dell’happening a base di birra artigianale. Musica dal vivo. Gente sbronza. Timidamente ho chiesto se potevo entrare e il buttadentro mi ha buttato dentro. Era davvero una festa della birra artigianale. Un Australian Beer Festival. Un bel clima, molto festoso, musica, gente che si divertiva, tutti giovani. Un po’ sbronzi. Una ragazza mi ha cantato urlando in faccia “Somebody told me..that you had a boyfriend…” mentre il gruppo cantava la canzone. Il moroso l’ha trascinata via.
Il tempo era poco. Non volevo stravolgere il mio programma, ma volevo approfittare dell’occasione. Il primo stand vendeva tickets e bicchieri in perfetto stile Zythos o TNT Pub. Dieci tagliandi. Assaggi da 100 cc. A stomaco vuoto. In breve tempo. Un piano suicida.
Gli stand presenti saranno stati una ventina, ciascuno con le sue spine e i birrai dietro a servire e impressionare il pubblico. Tutti birrifici artigianali australiani provenienti da tutta l’Australia (che è grossa e non poco).
Lo ammetto. L’eccitazione c’era. Ero nel mio ambiente: il classico bevitore di birra artigianale nel contesto di un beer festival. Ero come Rafa Nadal sul centrale del Roland Garros. Un pesce nella sua acqua. Il mio essere europeo e persino non angolofono mi dava anche quel tocco di esotismo che mi avrebbe ingraziato i birrai.

Australian glass
Le premesse erano perfette, la realizzazione un po’ meno. Il bicchierino in plastica era carino e adatto allo scopo, ma le birre meno. Al primo stand (non faccio nomi, li ricordo ma potrei recuperarli dalle foto che ho appositamente fatto) la produzione era decisamente da homebrewers. Anzi, i proprietari erano ex homebrewer che producono professionalmente, ma i prodotti erano ruvidi e poco significativi. Unica nota positiva, affittano l’attrezzatura ad homebrewers perchè ognuno faccia la propria birra come vuole. Lodevole, simpatico. Ma le birre non granchè.
Anche il seguito non è stato appassionante: dieci birre bevute, due-tre buone ma a livello che in Italia se ne trovano molte di più nel similare contesto. Le altre tra il passabile e l’orrido. Alcune esotiche come una alla zucca, ma in generale ruvide, con sapori troppo sbilanciati e grezzi. E in generale poco luppolo da aroma.
Sono uscito dal festival un po’ deluso. Sì, atmosfera simpatica, molti birrifici, con birrai agli stand, disponibili, simpatici, ma alla prova dei fatti poco più che simpatici homebrewer in un contesto semplice ma che prometteva di più. Sono tuttavia convinto che esista un movimento di appassionati australiani abbastanza vivace: al festival vendevano una guida e mi è parso che ci sia una associazione di appassionati. Chissà che non si possa fare uno cambio culturale.
Nel resto della vacanza qualcosa ho bevuto, senza mai rimanere davvero impressionato. Ovviamente quasi ovunque quando chiedi something australian ti danno orrende lager che assomigliano alla Corona. Due soli sono stati i miei punti di riferimento. Parlo delle produzioni di Little Creatures, birrificio di Perth (o meglio Freemantle) nel quale sono poi anche stato, in particolare della pale ale facilmente reperibile, e Fat Yak di Matilda Bay Brewing.
Che dire? Buone birre. Pale in stile americano. Non troppo luppolo da aroma, beverine, gradevoli, ma di meglio ho bevuto in Italia francamente. Non voglio essere troppo severo, forse troppe aspettative da un paese anglofono, ma in effetti non ho trovato sapori che mi hanno fatto urlare al miracolo né ho trovato produzioni particolarmente originali.
Quando volevo birra e le trovavo prendevo queste. Verso la fine della vacanza mi sono dato un po’ al vino, visto che la birra non era lo scopo e non dava soddisfazioni e lì mi son divertito di più.
Locali carini invece ne ho visti. A parte svariati pub di atmosfera, si segnalano i classici di Freemantle, Sail and Anchor e Little Creatures (sì, gli stessi di cui sopra).
Sail and Anchor aveva una abbondante e intrigante scelta di spine (mi sono dovuto contenere purtroppo). E’ un pub classico quanto ad atmosfera, tavoli in legno, grande bancone. Molto inglese. Piacevole. Little Creatures è ricavato in una rimessa per barche nel porto di Freemantle. Molto grande, con possibilità di mangiare e anche bene direi (imballatissimo) con alla spina le produzioni del birrificio, che è a fianco e visitabile.
Ottimi posti, curioso che siano nella stessa cittadina in un continente grosso come l’Europa. Curioso anche che il nostro beer lover Putro abbia deciso di andare proprio là.
Lui però mi ha detto di recente che si sta ambientando con il mondo della birra australiana e sta trovando perle che sicuramente nella mia gita fugace sono sfuggite.
Chissà che non abbia voglia di scriverci lui qualcosa di più approfondito.
Rob

Come anticipato (e pure con qualche piccola 








