Carver Brewing Co., Durango (Colorado, USA)

Category : Locali, Viaggi

Di passaggio durante il mio tragitto da Las Vegas a Denver, progammo la sosta nella graziosa cittadina di Durango. Oddio, “cittadina” è forse un termine eccessivo, diciamo paesone. Durango è a poca distanza dai parchi naturali dell’Ovest, a poco più di un’ora di auto da Mesa Verde e i Four Corners e a poco più di tre ore dalla magnifica Monument Valley.

Il paesone si trova ai piedi delle Montagne Rocciose, e nel corso degli anni, dopo essere stato un crocevia di cercatori d’oro e minatori, si è trasformato in un centro turistico “all-year”: in inverno non mancano di certo le possibilità sciistiche, in estate le mille escursioni (rafting, per esempio, o il famoso treno a vapore Durango-Silverton) allietano grandi e piccini. Guardandomi in giro prima di lasciare l’Italia, scopro che a Durango ci sono ben tre birrifici, per cui mi segno gli indirizzi e una volta giunto là, si parte col primo (che è il tema dell’articolo di oggi): la Carver Brewing Co. (sito ufficiale).

Situato sulla strada principale (Main Street) all’altezza del civico 1022, il locale è poco visibile dalla strada e pare essere un normalissimo pub, tanto che è molto facile confondersi con un vero pub situato a poca distanza. Una volta entrati, non resterete sicuramente colpiti dallo splendore del luogo, anzi: la sala principale è divisa in due, da una parte i tavoli in cui mangiare e dall’altra (molto più piccola) solo 4-5 sgabelli al bancone e due tavolini-trespolo. Non avendo molta scelta e non dovendo (ancora) mangiare, ci appollaiamo sui trespoli vicino all’ingresso: pur essendo pieno giorno, è abbastanza buio e tutto quanto sembra lasciato un pò al caso.

Il servizio è buono come in quasi tutti i locali americani, e come ogni buon birrificio d’oltreoceano, anche qui son presenti i samplers, piccoli bicchierini da 0.1 con tovaglietta esplicativa. Non sapendo che scegliere, mi lancio e chiedo “tutte le birre”: troviamo un buon compromesso a 10 birrettine per 12 dollari. Il servizio è veloce e gli assaggi non si fanno attendere.

Partiamo con le cose positive (poche): l’ampia sufficienza la raccolgono la Ipa (anche se un pelo troppo dolce), la buona Colorado Trail Nut Brown Ale, una classica Hefeweizen anche se dal sapore troppo bananoso (?) e con pochissimo corpo (anche per una weizen). A parte queste, solo un’altra produzione può essere considerata più che accettabile: una Raspberry Wheat Ale di color rosa porcello, che pareva proprio essere la birra ufficiale di Hello Kitty… incredibile a dirsi ma non era niente male (e non sarà l’unica Raspberry con ampia sufficienza, come vedremo poi nell’articolo sulla visita alla Great Divide).

Il resto delle produzioni Carver viaggia tra il passabile (una Saison che sapeva solo di futti di bosco, la Jack Rabbit Pale Ale completamente fuori stile ma bevibile e la Corner Pocket Ale) e il fortemente mediocre (Old Yak Amber Ale, La Plata Pilsner e la Iron Horse Imperial Stout che non andava al di là del fortissimo sapore di alcol).

Non che avessi grandi speranze, per carità le mie info non davano la Carver come un posto da ricordare, ma forse la mancanza di birre di alta qualità (nemmeno una davvero degna), l’ospitalità non proprio da favola (il posto è davvero bruttino) e il servizio cortese ma sciatto (i samplers son stati portati su un vassoio plasticoso stile-McDonald) non aiutano a tenere un bel ricordo. Se siete in città, ops… paesone, e avete un’ora libera.

mattia

Birroteca “Al Goblet”, Modena

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Category : Locali

Scriviamo ora di quello che è diventato uno dei (se non “il”) locali più frequentati di Modena: la Birroteca Al Goblet (sito): Goblet che vuol dire “Calice”, sia in francese che in inglese, e infatti metà delle persone lo chiama in modo anglofono e metà alla transalpina. Il locale è in pieno centro storico di Modena, nella vivace zona della Pomposa (dal nome della chiesa e della piazza antistante), dove coesistono locali ben diversi gli uni dagli altri, e dove buona parte della movida cittadina si ritrova il venerdì e il sabato.

Il locale, aperto soltanto a luglio 2008, è abbastanza piccolo (una trentina di posti a sedere nei vari tavolini da 4, più il dehors esterno che tiene una ventina di persone) e nelle serate affollate o con maltempo non è sempre semplice trovare un posto a sedere. Il bancone, particolarmente curato, offre 10 spine in ottone: le classiche e fisse sono Auerbrau (Rosenheimer), Fischer, Murphy’s Stout, Erdinger Weiss, Goldenfire, Affligem Blonde, Affligem Rouge, La Chouffe. Le altre due spine ogni tanto ruotano (ultimamente Blanche de Namur, Chouffe N’Ice) e ogni tanto vengono occupate dalle produzioni del locale. Avete capito bene: i gestori del locale sono due dei tre soci del Birrificio Emiliano di Ponte Samoggia e sono l’unico locale (sicuramente a Modena e dintorni, ma per ora credo al mondo vista la “tiratura” ridotta del Birrifico) ad avere le loro spine. La Forum Gallorum è una bionda chiara, abbastanza luppolata, da 6%, ottima bevibilità. La rossa, che prende il nome di Pomposa (come detto, la piazza in cui si trova il locale) ha 6.2%, in stile Ale inglese, è ben bilanciata pur non essendo particolarmente corposa. In arrivo so di certo che ci sarà la nuova produzione dei San Geminiano (dal nome del patrono di Modena), che verrà prodotta seguendo una ricetta per una Blonde belga.

Al di là delle spine (che purtroppo va detto: la rotazione è per ora praticamente nulla) il locale offre più di cento etichette tra birre belghe, italiane, americane, olandesi, britanniche, tedesche e chi più ne ha più ne metta: alcune etichette come Jaipur e Kipling (Thornbridge), tutte le trappiste, un ottimo assortimento di Cantillon, tutta la linea della Dupont e del Ducato, Sierra Nevada, Brooklyn, Flying Dog, BrewDog sono solo alcune delle proposte. Sulle bottiglie la varietà è decisamente più in “movimento” rispetto alle spine e non manca mai qualche bella sorpresa. Simpatica anche la possibilità di affittare una megabrocca da 2lt, farsela riempire della birra preferita e portarsela a casa per berla assieme agli amici.

Il locale offre un buon servizio di paninoteca, con specialità tagliere di salumi e formaggi con tigelle. Ogni tanto il Goblet organizza eventi a tema come abbinamenti cibo-birra, cene a base di sushi, imperdibili degustazioni di formaggi o serate musicali con dj. Il servizio è iper cortese e particolarmente “alla mano”. E’ aperto tutti i giorni dalle 18 all’1 e nel weekend fino alle 2: happy hour halle 18 alle 20.30.

Insomma, Modena città non offre ancora troppo dal punto di vista birraio, e non ci si può fare problemi nel consigliare questo bel locale. Se solo la scelta delle spine ruotasse di più, magari affidandosi un pò di più al coraggio invece che al mantenimento dello status quo, potrebbe veramente far fare un enorme salto di qualità al Goblet, portandolo di diritto  tra i migliori locali in provincia e in regione.

mattia

AGGIORNAMENTO Maggio 2011.
Le cose non son cambiate molto dall’articolo. Le birre alla spina sono le stesse identiche, non son mai cambiate (Affligem, Auerbrau Export, Goldenfire, Muphy’s Stout, La Chouffe, Erdinger), e questo è un lato deludente. Le spine dedicate al Birrificio Emiliano sono aumentate e sono diventate 3 fisse, a rotazione. Cancellati praticamente tutti gli eventi come le degustazioni e le serate particolari, rimane solo la festa del birrificio a metà Dicembre. Le referenze in bottiglia sono sempre parecchie e abbastanza varie ma in generale  si tratta di cose particolarmente facili da trovare (tra cui però pochissime italiane: oltre alle bottiglie del Birrificio Emiliano, rimangono solo qualche Ducato e alcune Baladin). Il locale rimane sempre molto affollato, in qualsiasi sera della settimana, nel weekend è davvero difficile trovare posto (tranne in estate che invece il “dentro” rimane deserto). Purtroppo la grande affluenza si ripercuote moltissimo sulla modalità di servizio, che rimane estremamente cortese ma molto frettoloso: la spinatura delle birre è fatta in pochissimi secondi, il che non le fa di certo rendere al massimo.

La nostra idea sulle Birre di Natale 2009

Category : Birra, PintaPerfetta, Varie

Quello che avete iniziato a leggere è un articolo sulle Birre di Natale. Partiamo con una sorta di spiegazione-base.
Cosa sono le “Birre di Natale”? Sono produzioni speciali che i birrifici commercializzano circa tra metà Novembre e metà Gennaio. Alcune di queste produzioni hanno una storia e si sono evolute nel tempo, altre sono solo operazioni commerciali per vendere un prodotto in più, altre sono semplicemente troppo “nuove” per poterne dire granchè. Alcune Birre di Natale cambiano poi ricetta ogni anno, in minima parte o completamente, rendendo così un’annata completamente diversa da quella precedente o quella successiva. Tendenzialmente, anche se è una generalizzazione piuttosto forzata che però rende bene l’idea, le Birre di Natale sono principalmente ambrate o scure, dolciastre e speziate e un pò inflazionate per quello che riguarda il tasso alcolico.

Detto questo, iniziamo una breve carrellata-antologia delle produzioni migliori, curiose, più trovabili tra quelle che abbiamo assaggiato.
Cominciamo con una delle più famose “natalizie”, più per il nome che per la qualità: stiamo parlando della natalizia di casa Achouffe, la N’Ice Chouffe (provata alla spina), che si lascia bere se non avete troppe pretese di gusto, una rossa da 8%, con la pecca di non aver un gusto particolarmente persistente e risultare un pò annacquata. La sua versiona invecchiata di un anno (provata alla spina) risulta tuttavia eccessivamente alcolica, e sebbene il gusto ne possa appena guadagnare, la bevibilità cala notevolmente. Per quanto riguarda la bottiglia, il tasso alcolico è maggiore (ben 10%) e risulta facilmente stucchevole.
Restando in Belgio, una tra le nuove produzioni è la Kapittel Christmas, nel formato da 75cl. Il 2009 pare essere solo il secondo anno di produzione. Nel 2008 l’avevo trovata abbastanza scialba, senza particolari note positive nè carattere. Avendola potuta riprovare poche sere fa (bottiglia, 75cl), devo dire che non arriva all’eccellenza ma una sorta di sufficienza la conquista senza grossi problemi… probabilmente meglio della N’Ice.
Tra i marchi che stanno guadagnando popolarità in Italia in questi ultimi tempi, ho avuto un buon incontro gustativo con la Corsendonk Christmas (8.5%, bottiglia da 75cl), che rispetto alle due appena citate risulta essere decisamente più corposa ed equilibrata, e si lascia bere in modo piacevole. Una vera sorpresa – forse LA sorpresa dell’anno – riguarda la produzione natalizia della Trappe, la Isid’or (provata alla spina), che si distacca notevolmente dalle succitate invernali, piuttosto classiche. Il colore leggermente ambrato, la schiuma non troppo persistente anche se molto densa, e i mille profumi di spezie la rendono particolarmente beverina, e i suoi 7.5% non risultano essere esagerati – almeno per quanto riguarda le sensazioni delle mie papille gustative.
Attraversiamo per un attimo l’Oceano Atlantico e spostiamoci in California: è qui che viene prodotta un’eccellente Anchor Christmas (bottiglia 33cl), che come tutte le sue “sorelle” prodotte a San Francisco, è un’eccezione per quel che riguarda il tasso alcolico: con i suoi “soli” 5.5% è una delle invernali più leggere. Preparatevi però all’esplosione di gusto quando la sentirete: spezie, liquerizia, profumo di malto tostato per un’eccellente ambrata scura. Questa birra in linea di massima cambia più o meno radicalmente ricetta ogni anno, per cui probabilmente servirà un assaggio per produzione… mi sacrificherò volentieri 🙂
Niente di speciale invece la K9 di Flying Dog (spina) che ai suoi 7% abbina un gusto non troppo forte, e si lascia dimenticare abbastanza in fretta.
Tornando in Belgio, ho assaggiato con piacere per l’ennesima volta la St. Feuillien, che di rado sbaglia una birra, e la loro Cuvèe de Noel (33cl, bottiglia) è semplicemente fantastica nonchè una delle più impegnative per quel che concerne tasso alcolico e gusto. Scrussima a prima vista, in realtà se messa controluce rivela un bellissimo colore rosso-rubino, ha una schiuma ben persistente e molto molto densa. La bevuta, come detto, è molto piacevole ma non facile: la birra, corposa ed equilibrata, ha i sentori della liquerizia e i suoi 9% si fanno sentire.
Tra le natalizie più acoliche, ricordiamo la produzione della De Dolle, la Stille Nacht (33cl, bottiglia) che con i suoi 12% risulta essere eccellente ma anche di difficilissima degustazione, non disconstandosi troppo dalle altre produzioni del birrificio di Esen (la piccola “punta” di acidulo è sempre presente). Particolarmente adatta all’invecchiamento, quest’estate al Kulminator di Anversa ne ho assaggiata una del 1999: il suo tasso alcolico era accentuato dai 10 anni trascorsi in bottiglia e faceva assomigliare la Stille Nacht ad un liquore.
Una delle birre che più escono dal contesto è la Père Noel della De Ranke (33cl, bottiglia) che, come le altre produzioni della casamadre, non solo non ha nulla di dolce, ma anzi è amara, molto luppolata e, gradazione di 7% a parte, per certi versi assomiglia molto alla sua sorella XX Bitter. Non male, anzi, ma niente di clamoroso, soprattutto se vi aspettate qualcosa di dolciastro.

Un vero classico del periodo natalizio, da ormai tanti anni, è la Gouden Carolus Christmas, dolce e fortemente speziata, straordinariamente piacevole e adatta ad accompagnarsi alle specialità natalizie di casa nostra, panettone in primis. Una birra che invece (fin dal nome) nasce come natalizia è la Avec Le Bons Voeux (letteralmente: con i migliori auguri) della Dupont, un birrificio belga che ci ha sempre conquistato. Tasso alcolico importante (9,5%), bilanciatissima ed estremamente piacevole, è però diventata da diversi anni una birra prodotta e venduta durante tutto l’anno.

Tra le meno interessanti (ma non sempre terribili) possiamo citare Gordon Xmas (che quest’anno ci è sembrata, almeno alla spina, in discreta ripresa) e Delirium Noel. Entrambe sono discreti prodotti che però non ci sentiamo di consigliare come “speciali”.

Il discorso cambia (relativamente), quando ci troviamo a parlare di birre natalizie nella nostra giovane (maltosamente parlando) Italia. Se è pur vero che la categoria “Birra di Natale” indica tutto e nulla, nel contesto locale questa variabilità aumenta in modo ancora più netto sia tra birra e birra, sia nella stessa birra tra un anno e il successivo.
Quest’anno nel mio personale taccuino del 2009 qualche assaggio da raccontare c’è pure, ovviamente senza avere la pretesa di citare le birre più buone o più rappresentative del nostro scenario, quindi introduciamo qualche nome per mettere un pò di ciccia al fuoco.
Il primo personale assaggio natalizio è stato la Babbo Bastardo prodotta dal lombardo birrificio Geco, birra dal nome clamoroso e caratterizzata da una speziatura con bacche di ginepro e pepe rosa. Purtroppo al palato la speziatura è difficilmente percettibile e il tutto affonda in un alcool fin troppo invadente. Discorso opposto per la natalizia del birrificio Inconsueto. Sgraziata e con un tenore alcolico veramente poco natalizio.

Ma non tutto è male, pur ammettendo che in Italia le natalizie realmente commoventi mancano ancora all’appello. Buona e ribevibile volentieri la Noel Du Sanglier , con piacevoli sapori di candito, dolce e un amaro ben bilanciato. Una spanna leggermente sotto la Natalizia di Maltus Faber, una “tripel” secca ma equilibrata e scorrevole al palato. In ultimo, l’assaggio più recente (è in questo momento nel mio bicchiere 🙂 ), la Natale 2009 del Orso Verde. Assaggio che conferma come il mio Orso preferito sia tornato nuovamente in sella dopo una natalizia 2008 finita nel lavandino (e qualche cotta sfortunata nel nuovo impianto). Birra robusta (l’alcool batte il suo conto), di colore ambrato carico e con sentori di anice. Promossa, pur senza essere clamorosa. Un pò come i miei italici assaggi 2009.

Dall’altra parte dell’oceano, ecco che cosa è arrivato sulla slitta quest’anno:

Decisamente inconsueta, visto lo stile, tutti gli anni fa la sua comparsa la Bells Winter White: una bianca sullo stile belga, con frumento americano e lieviti Hefe mescolati con lieviti belga. Nonostante non sia un fan delle witbier, devo ammettere che questa è piuttosto ben fatta, molto beverina; quantomeno rappresenta una variazione alle alcooliche birre invernali che si trovano di solito.
Infatti, per non smentirsi la Bells propone anche, nel periodo invernale, il devastante Expedition Stout: un concentrato di malti e luppoli per un Imperial Stout di prima qualità. Il malto tostato la fa da padrone, con un potente aroma di caffè, frutti scuri, cioccolato e un sentore di spezie (vaniglia). Denso, densissimo, cremoso e poco carbonato, è in assoluto un piacevole colpo di grazia. Consigliato a fine serata.
Sempre nel periodo invernale, poco prima di Natale, arriva, attesa come i dolci della befana dai bambini che sanno di essere stati buoni, la Brooklyn Black Chocolate Stout. Un’esplosione di gusto che non mancherà di invadere il vostro palato, se avrete occasione di bere questo capolavoro: colore intenso, corpo potente di malto con un deciso sapore di cioccolato, non troppo dolce, finale ben bilanciato dal luppolo. Ottimo candidato anche per l’invecchiamento – da non perdere.
Ci offre qualcosa di natalizio anche la Rogue: la sua Santa’s Private Reserve è un amber ale prodotto con molti luppoli, carbonazione vivace, malti leggermente aromatici, un tocco di spezie, e amaro luppolato finale. Non una delle mie preferite, ma ben fatta.
Smuttynose produce un ben più modesto Winter Ale, disponibile di solito da fine Ottobre a Gennaio. Corposo, sullo stile di una Dubbel belga, ma mi convince poco – come molte delle produzione americane fatte sullo stile europeo. Leggermente speziato, non troppo alcoolico, passa piuttosto inosservato.
Great Divide si getta invece su un old ale, con il suo ormai tradizionale Hibernation Ale natalizio: invecchiato almeno tre mesi prima di essere distribuito, inizia con malto prepotente, noci, abbastanza dolce; finisce più acidulo, con alcool ben presente, adatto a riscaldare le notti invernali. Può essere ulteriormente lasciato in cantina per intensificare il già complesso profilo.
Infine, personalmente considero natalizia anche la Stone Double Bastard: disponibile per poco tutti gli anni a partire da Novembre, è in tutto e per tutto una versione “incattivita” dell’Arrogant Bastard ale, con tutto ciò che questo comporta. Un Ale americano potente, opaca, con un corpo deciso di malto che viene presto annichilito dal luppolo. Estrema sotto ogni punto di vista, eppure piacevole. Un bel regalo di Natale.

Mattia (Belgio&Usa)
Davide (Italia)
Giacomo (Usa)

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Cena alla locanda del Monaco felice – Suisio (BG)

Category : Eventi

Riportiamo di seguito il comunicato degli amici de La compagnia del Luppolo, che organizzano la degustazione di dicembre presso la Locanda del Monaco Felice

La “Compagnia del Luppolo” e “La locanda del Monaco felice” organizzano lunedì 14 Dicembre 2009 alle ore 20:30 (PRECISE!) presso “La locanda del monaco felice” di P.zza Papa Giovanni XXIII 12, Suisio, BG (035 5683368) una cena con degustazione di due ottime birre natalizie.

Ritorniamo all’accogliente e caldo pub del nostro amico Claudio per uno degli appuntamenti più attesi dell’anno, quello con le birre di Natale, versione 2009 (come sapete queste birre mantengono il nome ma cambiano leggermente tutti gli anni!).

Oltre a stare in compagnia ed a scambiarci gli auguri, vi proporremo:

Great Divide “Hibernation Ale” www.greatdivide.com (Old Ale stile Inglese prodotta in Colorado, ambrata scura, quest’anno di 8,7%, invecchiata tre mesi, con dry hopping, sentori di malto e caramello, vincitrice di svariati premi birrari tra cui la medaglia d’oro al GABF), una bottiglia da 35cl a testa, con stracotto alla birra;

De Dolle “Stille Nacht” http://www.dedollebrouwers.be/en/stillenacht.htm (un grande classico e come sempre una delle migliori birre Natalizie belghe, 12%, ambrata), una bottiglia da 33cl a testa con soufflé al cioccolato con gelatina di stille nacht e panna;

I posti a disposizione sono 40: precedenza ai soci se si iscriveranno entro Lunedì 3.

per info

Festival “Le bire de Nadal” al “Dome” (BG)

Category : Eventi

Presso il “The Dome” di Nembro va in scena nel weekend del 18-19 e 20 Dicembre la prima edizione del Festival “Le bire de Nadal”. Riportiamo qui le anticipazioni scritteci da Michele Galati.

Birre alla spina:
K9 (Flying Dog), Avec le Bons Voeux (Dupont), Christmas Ale (St. Bernardus), Christmas (Gouden Carolus), Pere Noel (De Ranke), Cuvee de Noel (St. Feuillien), Bashah & Stones (Brewdog), Santa’s Butt (Ridgeway), Bad Elf (Ridgeway), Santa’s Little Hepler (Mikkeler), Winterkininkske (Kerkom), Rasputin (De Molen), Tsjesees 2008 (Struise), Birra di Natale (Orso Verde), Brighella (Lambrate), X-treem (Bidu), Anteprima&Ultima (Montegioco).

Birre in bottiglia:
K9 (Flying Dog), Avec le Bons Voeux (Dupont), Christmas Ale (St. Bernardus), Christmas (Gouden Carolus), Pere Noel (De Ranke), Christmas 09 (Anchor), Tournay de Noel (Cazeau), Hibernation Ale (Great Divide), Rochefort Cuvee 09, N’Ice (Achouffe), Cuvee Mellieur Voeux (Rulles), Tsesees Reserva (Struise), Stille Nacht (De Dolle), Fra…Til (Mikkeler), Santa’s Little Hepler 08, Star Festival Special Ed. (Mikkeler), Cru de Noel (Almond 22), Birra di Natale (Maltus Faber), Platinum (Croce di Malto).

Birre “vintage”:
N’Ice (Achouffe), Christmas 07 (Anchor), Tournay de Noel (Cazeau), Rochefort Cuvee 08, Tsesees Reserva (Struise), Pannepot Reserva (Struise), Stille Nacht (De Dolle), Pere Noel (De Ranke), Cuvee Mellieur Voeux (Rulles), Santa Bee (Boelens), Canaster (glazen Toren), Special Noel (Abbaye des Rocs), Special Noel (Binchoise).

Orari di apertura:
Venerdì 18-03, Sabato 14-03, Domenica 12-23
Possibilità di degustazioni da 0,1o

Ci sarà la possibilità di partecipare ai laboratori:

  • Sabato ore 17.30
    Laboratorio “vintage” a 3 nasi, con Kuaska, Schigi e Giorgio
  • Domenica ore 17.30
    Laboratorio “produzioni 2009” sempre a 3 nasi

Durante i laboratori verranno servite “le stuzzicherie di fabrio”, chef del The Dome
Prenotazione obbligatoria, costo di € 20.00 per laboratorio.

  • Domenica ore 13.00
    Primo pranzo di Natale
    Cannelloni gratinati ricotta & spinaci
    Stracotto di “maiale setoloso” con polenta
    Dolce, caffè e ammazzacaffè
    Ogni portata sarà accompagnata da una birra
    Prenotazione consigliata, costo € 30.00.

Per prenotazioni:
The Dome 035 522555 dopo le 15.00
cell. 3939315880
mail: galati.michele@virgilio.it
thedome1510@gmail.com
info@birrabelga.org

Beertemple – Amsterdam (NL)

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Category : Locali, Viaggi

Prima di andare al sodo, permettetemi una digressione autocelebrativa. Era la mia prima volta ad Amsterdam e nell’organizzare il weekend mi sono detto “perchè non testare di persona se PintaPerfetta.com è davvero utile per chi viaggia alla ricerca di birra come ci vantiamo?”
Il risultato è stato ottimo, anche perchè Amsterdam è una delle città più coperte dal nostro blog. Ho visitato tutti i posti di cui abbiamo parlato (*) e per tutti ho trovato che la scheda fosse utile ed esprimesse giudizi corretti. Se poi ci aggiungiamo che i posti in questione erano tutti più che meritevoli, con menzione speciale per l’Arendsnest, allora non vedo proprio l’ora di provare altre città.

Ma, parlando con Alessio, viene fuori che sul sito manca ancora una scheda importante, quella del Beertemple. Perchè? Facile, perchè il pub ha aperto solo da una manciata di giorni ed io sono il primo di noi a poterlo provare.
Le premesse sono delle migliori. Creato da Peter van der Arend, il proprietario dell’Arendsnest, vuole essere per le birre americane ciò che l’Arendsnest è per le birre olandesi. Non solo, ma il Beertemple si vanta di essere l’unico pub in Europa ad essere specializzato in birre artigianali made in USA – e ammetto che mi piacerebbe aver girato abbastanza da poter confermare o smentire quest’affermazione. Quello che è certo è che la selezione è impressionante, sia alla spina che in bottiglia.

Andiamo con ordine. Il Beertemple si trova in pieno centro, vicinissimo a piazza Dam e a pochi passi dal Bierkoning. Il locale non è grande e l’ambiente è da birreria moderna, tavoli e sedie sono di legno ma non sono “vintage looking”. Ciò che cattura maggiormente l’occhio sono da un lato il grande bancone, con dietro le spine (una trentina, non ancora tutte attive) e due frigoriferi ai lati, dall’altra l’enorme lavagna delle bottiglie. Il resto del locale è prevedibilmente pieno di bottiglie vuote e di gadget dei vari birrifici. In fondo alla stanza principale c’è anche una seconda sala leggermente rialzata con pochi tavoli, a memoria direi non più di 4 o 5.

La selezione di birre è, come già accennato, impressionante. Escludendo qualche spina commerciale, il nocciolo dell’offerta è dato da Anchor, Flying Dog, Great Divide e Left Hand, tutte brewery con le quali si va sul sicuro. Per “testare l’impianto”, ho provato qualche birra che già conoscevo ma che non avevo mai bevuto alla spina (Anchor Liberty Ale, Flying Dog Old Scratch) e mi è parso che entrambe guadagnassero in bevibilità rispetto alle versioni in bottiglia. A seguire, una ottima Great Divide Titan IPA e in chiusura una Saranac Pumpkin Ale in bottiglia.
Lo so, le pumpkin ale non sono esattamente il massimo (e questa non fa certo eccezione). Il fatto è che volevo provare qualcosa in bottiglia, ma l’elenco è talmente lungo che alla fine mi sono affidato al barista chiedendogli una bottiglia della cosa più strana che si può trovare nel pub. Beh, strana era strana, poco da dire. Ad ogni modo la scelta è vastissima, il sito ufficiale elenca 50 tipi di bottiglie ma a me sembra di ricordare che la lavagna ne elencasse anche di più.

Ultima nota, i prezzi sono più che onesti, in media 3,50 € per la mezza pinta e 5,50 € per la pinta, più variabili quelli delle bottiglie, ma la maggior parte delle 33cl non superano i 5 €.
Un ottimo esordio, quindi, quello del Beertemple, e non poteva essere altrimenti. Con 2 soli mesi di vita alle spalle si piazza di diritto tra i pub da non perdere di Amsterdam, nonchè una vera Mecca per gli appassionati di birre americane (e in Europa ce ne sono sempre di più).

(*) In realtà non sono stato al Wildeman perchè… ehm… mi sono dimenticato che è chiuso la domenica. Però a fine mese rimedio, eccome se rimedio…

Somewhen in the New Year Beer Festival – The Evening Star, Brighton, UK

Category : Eventi

L’importanza di un festival musicale è data in primo luogo dal line-up, tutto il resto viene dopo; lo stesso si puo dire per l’equivalente manifestazione riguardante le birre, dove è la beerlist a fare da ago della bilancia. Dallo stadio allo scantinato, dalla fiera al bancone, il luogo può risultare in fin dei conti un’inutile, ma indispensabile, scenografia o, nei casi più fortunati,  la ciliegina sulla torta. Ma andiamo per gradi, sicuramente non stiamo parlando di Glastonbury, e di conseguenza nemmeno del CAMRA Great British Beer Festival, bensì di un festival sicuramente più indie – prego i ragazzini con capelli alla Edward mani di forbice, Cheap Mondays e iPod con gli Arctic Monkeys negli auricolari di scusarmi, ma è al senso più letterale e nostalgico del termine a cui mi sto riferendo. Pubblicizzato unicamente da un foglio appeso dietro il bancone del mio pub di fiducia, l’Evening Star a Brighton, di cui vi parlerò il più presto possibile, il “Somewhen in the New Year Beer Festival” (anche il nome non è esattamente frutto di innumerevoli indagini di mercato, quanto più probabilmente di innumerevoli pinte) è l’emblema delle manifestazioni ad altissimo rapporto qualità/pubblico, un po’ come – per continuare il parallelismo tra birra e musica – un concerto dei Blur al Factory a Milano nel ’94, giusto per fare un esempio.

Passando ai fatti, il line-up affiancava, come ogni festival che si rispetti, importanti e sconosciute realtà nazionali ad affermate realtà mondial, per lo più made in USA.

Svolto nell’arco di un weekend, sfruttando 12 delle 14 spine disponibili, e con l’aggiunta di cinque barilotti da 15L da cui la birra veniva direttamente versata, il festival prevedeva la rotazione di 31 diverse birre:
Little Valley Red Dyke, Salopian Darkness, Leeds New Moon, Adur Velocity, Battledown Turncoat, Acorn Old Moor Porter, Bradfield Farmer’s Stout, Burton Bridge Top Dog Stout, Goachers Crown Imperial Stout, Harviestoun Old Engine Oil, Pictish Claymore, Saltaire Titus Black, Saltaire Texas Brown, Salopian Pick Pocket Porter, Ramsbury Deer Hunter, Hambleton Nightmare, Severn Vale Seven Sins, Elland Demon’s Eye, Ramsbury Rum Truffle, Hopdaemon Leviathan, Wickwar Station Porter, Elland 1872 Porter, Exmoor Beast, Dark Star Critical Mass 2007, Dark Star Imperial Stout, Stone (California) Smoked Porter, Stone (California) Arrogant Bastard, Schneider (Germany) Eisbock, He’Brew (New York) Genesis, He’Brew (New York) Jewbelation 12, Coney Island (New York) Albino Python.

Per vari motivi non sono riuscito a provarle tutte, ma la qualità media si è comunque rivelata estremamente alta. Mi permetto di stilare un podio con 3 vincitori ex aequo:
He’Brew (New York) Jewbelation 12: American strong ale prodotta per il dodicesimo anniversario del birrificio newyorkese, prodotta con 12 luppoli e 12 malti diversi, 12% vol. Birra ovviamente molto complicata, spiccano note di caffè, liquirizia e uvetta; mi permetto di consigliarne mezza pinta alla volta perchè di più potrebbe farla risultare stucchevole, a piccole dosi resta invece un capolavoro!
Stone Smoked Porter: il birrificio di casa a Escondido continua a stupire con questa porter resa speciale da un tocco di affumicatura, dato dal peat smoked malt, che emerge nel finale; soffice e cremosa al palato si fa apprezzare anche per una lieve ma piacevole luppolatura.
Dark Star Critical Mass 2007: natalizia della Dark Star, birrificio poco fuori Brighton gestito dai proprietari stessi del pub in cui questo festival è stato organizzato, è un’english strong ale con forti note di frutta tostata, frutti di bosco, cereali e cioccolato, con un lieve tocco amarognolo alla barley wine. L’invecchiamento di un anno ne ha ulteriormente esaltato corposità e malti, non compromettendone la bevibilità (potrebbe quasi esser una session beer), anzi rendendola ancora più desiderabile.

Lorenzo

Stone Ruination IPA – Stone Brewery, California, USA

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Category : Birra

18 Dicembre, Brighton, perfida albione. Domani si torna nel Belpaese, ma la voglia di concludere quest’anno con la tanto agognata Dark Star Critical Mass è tanta. Prima di tornare a casa e far la valigia una puntata al pub di fiducia è quindi d’obbligo… entro, la spina è finita! non faccio in tempo a imprecare che il mio sguardo volge lievemente a sinistra, dove sono generalmente le spine delle host ales. Grazie a dio mi sono convinto a portare le lenti a contatto e il cartellino con la sigla giallo-su-nero “STONE” illumina il mio sguardo. Il ricordo della Stone IPA di dieci giorni fa è ancora vivido nella mia mente e sul mio palato. Controllo meglio e il cartellino recita “Stone Ruination IPA”; non ho dubbi: “May I have a pint of Stone IPA?” – “Cheers!”

Colore giallo paglierino, lieve carbonazione e cappello classico di una IPA… promette bene penso. Bevo un sorso: stupro! il palato è violentato da una mandria di luppoli che con la loro amarezza instaurano una sorta di regime totalitario sul mio palato. Nonostante questo la birra è adorabile, non di certo una “session beer”, ma sicuramente una di quelle in cui non mi dispiacerebbe morir annegato. Il finale è infatti lievemente più mite, invogliando a un altro sorso, che sicuramente non si farà desiderare molto a lungo. Finisco la pinta, soddisfatto, accendo una sigaretta: ho aspettato ad accenderla per non rovinare il gusto. La sigaretta ha un sapore simile a quello che può avere dopo aver fatto sesso. Sono stato violentato, ma – lo ammetto – mi è piaciuto. Torno a casa, la mia saliva è ancora luppolata, lo adoro; è il ricordo di quella birra che durerà per un po’ e che gusterò quasi quanto la pinta stessa. Controllo l’IBU (International Bitterness Unit) e la conferma scientifica si palesa: 100+! Hail to the hop!

Lorenzo

Brooklyn Brewery

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Category : Locali

Brooklyn Brewery

79 N 11th St, Brooklyn, NY 11211

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La Brooklyn Brewery è un birrificio a Brooklyn, sul lato più vicino a Manhattan, e produce numerose birre, sia fisse che stagionali. E’ diventata un po’ un simbolo della scena birraria di New York: fondata nel 1984, la sua prima birra (Lager) non era nemmeno prodotta sul posto, ma è riuscita ad espandersi, fino ad essere diffusa adesso su tutto il territorio. Il suo cavallo da battaglia è ancora la Brooklyn Lager, che si trova alla spina in numerosi pub e in bottiglia anche nei supermercati.
Il venerdì sera, quando la birreria chiude per il weekend, c’è la serata aperta al pubblico e con 20 dollari si prendono 6 pinte: un prezzo assolutamente competitivo per essere nella Grande Mela. I 20 dollari danno infatti diritto ad un pacchetto da 6 gettoni, ognuno cambiabile al bancone con una pinta a scelta tra una quindicina di possibilità. Purtroppo alcune delle produzioni più ricercate non sono disponibili. Si possono scegliere solo le birre in fusto più diffuse (grave mancanza: non ci sono le stout), con una predominanza di ales, e tuttavia ci sono birre interessanti. E’ possibile mangiare all’interno dello stabilimento, anche se il il cibo non viene preparato sul posto: potete portarvelo da casa, o ordinare una pizza in un posto vicino. Il sabato pomeriggio è possibile fare la visita dello stabilimento; c’è anche un negozio, con merchandising di vario tipo.
Ho avuto quindi modo di assaggiare le seguenti Brooklyn:
Lager: la piu’ diffusa, una lager ambrata, con un sapore molto intenso e un corpo robusto, poco piu’ di 5 gradi, e un finale luppolato secco. In bottiglia non mi aveva convinto, ma alla spina acquista un bel corpo.
Weiss: birra piuttosto inutile, una weiss con lieviti quasi impercettibili, leggero aroma fruttato, ma blanda e sciapita. Niente a che vedere con la weiss della tradizione europea.
IPA: una ipa senza particolari note: non mi ha convinto. Acidulo non molto marcato, si beve rapidamente ma non è una specialità.
Blast: una IPA doppio malto, molto alcoolica (8.5 gradi), aroma fruttato, corpo pieno e rotondo, con una presenza di alcool marcata anche al gusto ma per niente spiacevole, finale speziato. Buona, vale la pena dargli almeno un assaggio.
Summer: ottima golden ale, buon sapore di malto all’inizio che passa rapidamente ad un luppolo persistente e marcato. Incredibilmente facile da bere, effettivamente il nome è azzeccato: d’estate, con il caldo, si beve molto, molto volentieri. Va giù liscia nonostante i 5.5 gradi. Ne ho bevuta una seconda da quanto era bevibile.

In sostanza: se siete a NY il venerdì sera, la Brooklyn Brewery è una visita obbligata. Buone birre alla spina, ad un prezzo che è impossibile da battere.