Birroteca “Al Goblet”, Modena

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Category : Locali

Scriviamo ora di quello che è diventato uno dei (se non “il”) locali più frequentati di Modena: la Birroteca Al Goblet (sito): Goblet che vuol dire “Calice”, sia in francese che in inglese, e infatti metà delle persone lo chiama in modo anglofono e metà alla transalpina. Il locale è in pieno centro storico di Modena, nella vivace zona della Pomposa (dal nome della chiesa e della piazza antistante), dove coesistono locali ben diversi gli uni dagli altri, e dove buona parte della movida cittadina si ritrova il venerdì e il sabato.

Il locale, aperto soltanto a luglio 2008, è abbastanza piccolo (una trentina di posti a sedere nei vari tavolini da 4, più il dehors esterno che tiene una ventina di persone) e nelle serate affollate o con maltempo non è sempre semplice trovare un posto a sedere. Il bancone, particolarmente curato, offre 10 spine in ottone: le classiche e fisse sono Auerbrau (Rosenheimer), Fischer, Murphy’s Stout, Erdinger Weiss, Goldenfire, Affligem Blonde, Affligem Rouge, La Chouffe. Le altre due spine ogni tanto ruotano (ultimamente Blanche de Namur, Chouffe N’Ice) e ogni tanto vengono occupate dalle produzioni del locale. Avete capito bene: i gestori del locale sono due dei tre soci del Birrificio Emiliano di Ponte Samoggia e sono l’unico locale (sicuramente a Modena e dintorni, ma per ora credo al mondo vista la “tiratura” ridotta del Birrifico) ad avere le loro spine. La Forum Gallorum è una bionda chiara, abbastanza luppolata, da 6%, ottima bevibilità. La rossa, che prende il nome di Pomposa (come detto, la piazza in cui si trova il locale) ha 6.2%, in stile Ale inglese, è ben bilanciata pur non essendo particolarmente corposa. In arrivo so di certo che ci sarà la nuova produzione dei San Geminiano (dal nome del patrono di Modena), che verrà prodotta seguendo una ricetta per una Blonde belga.

Al di là delle spine (che purtroppo va detto: la rotazione è per ora praticamente nulla) il locale offre più di cento etichette tra birre belghe, italiane, americane, olandesi, britanniche, tedesche e chi più ne ha più ne metta: alcune etichette come Jaipur e Kipling (Thornbridge), tutte le trappiste, un ottimo assortimento di Cantillon, tutta la linea della Dupont e del Ducato, Sierra Nevada, Brooklyn, Flying Dog, BrewDog sono solo alcune delle proposte. Sulle bottiglie la varietà è decisamente più in “movimento” rispetto alle spine e non manca mai qualche bella sorpresa. Simpatica anche la possibilità di affittare una megabrocca da 2lt, farsela riempire della birra preferita e portarsela a casa per berla assieme agli amici.

Il locale offre un buon servizio di paninoteca, con specialità tagliere di salumi e formaggi con tigelle. Ogni tanto il Goblet organizza eventi a tema come abbinamenti cibo-birra, cene a base di sushi, imperdibili degustazioni di formaggi o serate musicali con dj. Il servizio è iper cortese e particolarmente “alla mano”. E’ aperto tutti i giorni dalle 18 all’1 e nel weekend fino alle 2: happy hour halle 18 alle 20.30.

Insomma, Modena città non offre ancora troppo dal punto di vista birraio, e non ci si può fare problemi nel consigliare questo bel locale. Se solo la scelta delle spine ruotasse di più, magari affidandosi un pò di più al coraggio invece che al mantenimento dello status quo, potrebbe veramente far fare un enorme salto di qualità al Goblet, portandolo di diritto  tra i migliori locali in provincia e in regione.

mattia

AGGIORNAMENTO Maggio 2011.
Le cose non son cambiate molto dall’articolo. Le birre alla spina sono le stesse identiche, non son mai cambiate (Affligem, Auerbrau Export, Goldenfire, Muphy’s Stout, La Chouffe, Erdinger), e questo è un lato deludente. Le spine dedicate al Birrificio Emiliano sono aumentate e sono diventate 3 fisse, a rotazione. Cancellati praticamente tutti gli eventi come le degustazioni e le serate particolari, rimane solo la festa del birrificio a metà Dicembre. Le referenze in bottiglia sono sempre parecchie e abbastanza varie ma in generale  si tratta di cose particolarmente facili da trovare (tra cui però pochissime italiane: oltre alle bottiglie del Birrificio Emiliano, rimangono solo qualche Ducato e alcune Baladin). Il locale rimane sempre molto affollato, in qualsiasi sera della settimana, nel weekend è davvero difficile trovare posto (tranne in estate che invece il “dentro” rimane deserto). Purtroppo la grande affluenza si ripercuote moltissimo sulla modalità di servizio, che rimane estremamente cortese ma molto frettoloso: la spinatura delle birre è fatta in pochissimi secondi, il che non le fa di certo rendere al massimo.

Festival “Le bire de Nadal” al “Dome” (BG)

Category : Eventi

Presso il “The Dome” di Nembro va in scena nel weekend del 18-19 e 20 Dicembre la prima edizione del Festival “Le bire de Nadal”. Riportiamo qui le anticipazioni scritteci da Michele Galati.

Birre alla spina:
K9 (Flying Dog), Avec le Bons Voeux (Dupont), Christmas Ale (St. Bernardus), Christmas (Gouden Carolus), Pere Noel (De Ranke), Cuvee de Noel (St. Feuillien), Bashah & Stones (Brewdog), Santa’s Butt (Ridgeway), Bad Elf (Ridgeway), Santa’s Little Hepler (Mikkeler), Winterkininkske (Kerkom), Rasputin (De Molen), Tsjesees 2008 (Struise), Birra di Natale (Orso Verde), Brighella (Lambrate), X-treem (Bidu), Anteprima&Ultima (Montegioco).

Birre in bottiglia:
K9 (Flying Dog), Avec le Bons Voeux (Dupont), Christmas Ale (St. Bernardus), Christmas (Gouden Carolus), Pere Noel (De Ranke), Christmas 09 (Anchor), Tournay de Noel (Cazeau), Hibernation Ale (Great Divide), Rochefort Cuvee 09, N’Ice (Achouffe), Cuvee Mellieur Voeux (Rulles), Tsesees Reserva (Struise), Stille Nacht (De Dolle), Fra…Til (Mikkeler), Santa’s Little Hepler 08, Star Festival Special Ed. (Mikkeler), Cru de Noel (Almond 22), Birra di Natale (Maltus Faber), Platinum (Croce di Malto).

Birre “vintage”:
N’Ice (Achouffe), Christmas 07 (Anchor), Tournay de Noel (Cazeau), Rochefort Cuvee 08, Tsesees Reserva (Struise), Pannepot Reserva (Struise), Stille Nacht (De Dolle), Pere Noel (De Ranke), Cuvee Mellieur Voeux (Rulles), Santa Bee (Boelens), Canaster (glazen Toren), Special Noel (Abbaye des Rocs), Special Noel (Binchoise).

Orari di apertura:
Venerdì 18-03, Sabato 14-03, Domenica 12-23
Possibilità di degustazioni da 0,1o

Ci sarà la possibilità di partecipare ai laboratori:

  • Sabato ore 17.30
    Laboratorio “vintage” a 3 nasi, con Kuaska, Schigi e Giorgio
  • Domenica ore 17.30
    Laboratorio “produzioni 2009” sempre a 3 nasi

Durante i laboratori verranno servite “le stuzzicherie di fabrio”, chef del The Dome
Prenotazione obbligatoria, costo di € 20.00 per laboratorio.

  • Domenica ore 13.00
    Primo pranzo di Natale
    Cannelloni gratinati ricotta & spinaci
    Stracotto di “maiale setoloso” con polenta
    Dolce, caffè e ammazzacaffè
    Ogni portata sarà accompagnata da una birra
    Prenotazione consigliata, costo € 30.00.

Per prenotazioni:
The Dome 035 522555 dopo le 15.00
cell. 3939315880
mail: galati.michele@virgilio.it
thedome1510@gmail.com
info@birrabelga.org

Maltus Faber – Genova

Category : Birra, Locali, PintaPerfetta, Viaggi

Nel mio ultimo articolo sulla Compagnia del Luppolo, ho accennato del desiderio di Gabriele di iniziare una serie di “gite” ai birrifici italici. La prima di queste esperienze si è tenuta domenica 29 presso il Maltus Faber di Genova, in una giornata grigetta e piovosa.

Durante la partenza in pulmann ho intuito subito le potenzialità cialtrone del viaggio dalla presenza di qualche dettaglio:

–  Gruppo ben compatto (in tutti i sensi, ci si sarebbe potuto fare un eccellente pacchetto di mischia con ottimi piloni, seconda e terza linea)
–  Il megafono, gioia e dolore di tutto il viaggio
–  I cori da stadio prima, da festa della birra poi, vicentini dopo gli assaggi più tosti.
–  La voglia di bere birra
–  L’idiozia in generale.

La destinazione come raccontavo poco sopra è stata presso il birrificio Maltus Faber, realtà molto giovane ma di cui avevo sentito parlare in gran bene (anche il buon Alessio assaggiò qualcosa al Villaggio della Birra) , con un programma di tutto rispetto fatto dell’assaggio completo della linea di produzione, visita dell’impianto e foraggiamento vario alla panza (focacce, pranzo, dolci, ecc.. ).
Maltus Faber nasce in parte dei vecchi stabilimenti del Birrificio Cervisia (oramai dismesso dopo una lunga e tribolata storia), dalla passione di Fausto Marenco e Massimo Versace.

La produzione è figlia di un passato fatto di passione personale e una serie di esperimenti riusciti capaci di dare la spinta necessaria all’apertura di un’attività vera e propria.
Nel giro in “fabbrica” (parola un po’ grossa data le dimensioni ridotte), è stato possibile osservare un impianto ordinato, pulito e funzionale, prodotto su misura e ideazione degli stessi fondatori e con una piccola (ma graziosa) sala visitatori.
Da Maltus è possibile trovare una linea di 8 birre di chiara ispirazione belga, presenti tutto l’anno all’eccezione della stagionale natalizia e tutte prodotte con lo stesso ceppo di lievito.
Quindi visto che qua si parla di birre, raccontiamole come si sono presentate lungo gli assaggi svolti in parte in birrificio e in parte durante il pranzo.
L’introduzione, accompagnata dalla classica focaccia genovese, è stata affidata alla Bianca, una blanche molto beverina ma piuttosto atipica per la sua tipologia.
Infatti pur presentando i tipici profumi agrumati, a detta di Fausto e Massimo, è una blanche prodotta senza l’utilizzo di spezie e che quindi trova note aromatiche esclusivamente alla scelta di malti e luppoli.
Gli assaggi successivi si sono svolti in ristorante (di cui tralascio i cibi, discreti senza eccellere), con una degustazione della Blonde, Ambrata e Brune.
La Blonde rimane la birra più sottotono della serie, più interessante per profumi tipicamente “belgi” che al palato. Della Ambrata invece ricordo il sapore di caramello ma ben bilanciato dall’amaro del luppolo, una discreta birra.
La Brune rimane la migliore della serie al ristorante (comunque tutte tra il discreto e il buono), una scura molto bevibile per la tipologia, con sapori di frutta secca in evidenza.

Il meglio degli assaggi però devo confessare lo si è avuto nel rientro in fabbrica, con un filotto, accompagnato da panettoni caserecci, costituito dalla Triple Blonde, dalla Natalizia, dalla Extra Brune e dalla Imperial Stout.
Da racconti di corridoio mi è giunta la notizia che la Triple assaggiata presentava un tono sperimentale rispetto al solito (e a come effettivamente me la ricordavo io), con una nota amara e una secchezza eccessiva per la tipologia. Del dolce promesso al naso rimane poco al palato.
La Natalizia invece si presenta come natalizia e si comporta da Triple.
Più dolce, avvolgente e complessa della precedente. Probabilmente migliorabile, ma già una buona birra.
I capolavori però attendevano pazienti per il finale, con l’Extra Brune e l’Imperial Stout.
Raccontando l‘Extra Brune, Massimo ha accennato delle richieste fatte dal Belgio per degustazioni e manifestazioni, e dei confronti fatti con la monumentale Rochefort 10.
Dopo l’assaggio non ho problemi a credergli in quanto l’Extra Brune è realmente un’ottima birra (ancora sotto la Rochefort 10, ma infondo si parla di un pilastro nel mondo della birra).
Il colore è scuro, i profumi intensissimi e il sapore fa pensare a qualche frate trappista fuggito verso il sole dell’Italia.
Complessa, dalla schiuma pannosa, piena e gustosa anche al palato, con una bevibilità sorprendente per la tipologia, l’Extra Brune finisce tranquillamente tra le prime della categoria in Italia.
Il passaggio successivo dell’Imperial Stout ha ampliato ulteriormente un sorriso già largo.
Del tipico colore nero, con una schiuma leggera e non troppo persistente, l’Imperial Stout conferma le attese con profumi e sapori di torrefazione, liquirizia e una note lieve ma piacevole di cioccolato.
Il finale è etilico e amaro, in conclusione molto positivo.

Per concludere, le solite ma oramai scontate conclusioni finali.

Dal punto di vista organizzativo un plauso a Gabriele della Compagnia del Luppolo per il viaggio in sé. L’idea, l’organizzazione e i costi più che onesti sono da promozione sicura.
Parlando di Maltus Faber il giudizio non può che essere in generale positivo. Quando mi raccontarono di un birrificio italiano di chiara impronta belga rimasi un po’ scettico, ma devo dire che i loro prodotti sono di sicura qualità e immagino (vista la competenza e sensibilità mostrata) tendenti a un ulteriore miglioramento futuro.
Unica nota un po’ dolente riguarda i costi delle bottiglie, che nonostante lo sconto “gita”, rimangono a mio avviso un po’ eccessivi.
La dimensione ridotta dell’impianto sicuramente comporterà costi, il sistema Italia non sarà tra i più funzionali del mondo (anzi, vero il contrario), ma pagare 2 volte e mezzo in più l’Imperial Stout rispetto alla ‘t Smisje Catherine (tanto per fare un nome), o l’Extra Brune il doppio secco rispetto alla Rochefort 10 mi pare troppo.
E’ giusto ricordare che si tratta di un problema generale di gran parte della produzione italica, spero che la diffusione e l’aumento dei sostenitori possa aiutare a smorzare un po’ questa tendenza senza minarne la qualità.

Ps, ringrazio Antonella e Elisa per le foto..

Cerveceria Trastos, Burriana [SPA]

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Category : Locali, Viaggi

Chi conosce il mondo birraio sa benissimo che nella penisola iberica i capolavori sono rari, rarissimi. Le birre più famose provenienti dalla terra di paella e toreri, sono le tristemente note San Miguel, Cruzcampo, Damm, e le meno note Mahou e Alhambra. Roba da impallidire. E’ forse per questo che nasce l’esigenza di avere, anche in una cittadina di modeste dimensioni e tagliata fuori dal grosso giro turistico come Burriana / Borriana, un locale che riesce a offrire qualcosa di buono.

Non stiamo parlando del Kulminator di Anversa, per carità. Però il locale, gestito da due giovani fratelli (che curiosamente paiono avere origini italiane), si presenta come un lodevole “porto” per sperduti viaggiatori birrai. Situata sul lungo (molto lungo)-mare all’altezza del porto commerciale (mappa), la Cerveceria Trastos offre 6 spine, tra cui (quando sono andato io) le due Affligem blonde e Affligem rouge, una Grimbergen e le tradizionali birre spagnole. E’ però in bottiglia che il locale riesce ad emergere dal piattume generale, includendo non solo oltre 100 diversi tipi di birra da tutto il mondo, non solo la quasi totalità delle birre trappiste, ma anche prezzi davvero concorrenziali. Per fare un esempio, quando son andato io, una Duvel e una Achel Brune le ho pagate 4,50 euro. In totale.
La carta delle birre è in continua evoluzione e include parecchie etichette del Sudamerica, quindi non solo specialità ma anche qualcosa di esotico e difficilmente reperibile.

Il locale offre anche da mangiare con vari tipi di salumi, piatti caldi e degustazioni. Divertenti le gare dei tavoli (su richiesta): in un maxischermo un grafico in continuo aggiornamento ci sono le quantità di “liquidi” trangugiate, divise per ogni tavolo, dove si trova una spina. Le foto dei vincitori dei “concorsi” passati fanno veramente venire voglia di andare a dare una “lezione”, se non fosse per un problema: l’unica birra con cui è consentito sfidarsi è, ahimè, la Foster’s.

Quindi, se vi capiterà di passare per Burriana, cosa assai improbabile, sapete dove andare. Del resto, è facile trovare un buon locale a Bruxelles o Londra… e le imprese facili non danno particolare gusto, no? 🙂

L’epopea dell’acquisto delle Westvleteren

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Category : Birra, Viaggi

Ovvero come qualcosa che sembrerebbe semplice sia in realtà molto complicato.

La maggior parte di voi avrà sicuramente sentito parlare delle birre prodotte dai frati dell’abbazia di Sint Sixtus, a Westvleteren (in Belgio, ovviamente – e dove, sennò?). Nel blog, già altre volte abbiamo fatto riferimento alla bionda Westvleteren 6 e le due brune Westvleteren 8 e 12, delle quali non si può dire altro se non che siano eccellenti; e sono anche le più rare e ricercate tra le birre trappiste. I miei venticinque lettori avranno sicuramente pensato: “volo a comprarne innumerevoli casse!” – ma prima che vi lanciate in questa impresa, è bene dare delle istruzioni per l’uso.

La produzione dell’abbazia di Sint Sixtus è molto limitata: si parla di meno di 5000 hl l’anno. Allo stesso tempo, la richiesta è altissima. Fino a pochi anni fa, la vendita era aperta soltanto alcuni giorni al mese, decisi dall’insidacabile giudizio dei frati e che non venivano rivelati in anticipo per nessuna ragione al mondo. Ovviamente, la gente del luogo ne era spesso al corrente; ma per un visitatore, l’unica speranza era arrivare la mattina presto al punto vendita, e, se c’era una lunga coda di macchine, voleva dire che era il giorno fortunato. Da notare come il tipo e la quantità di birra acquistabili venissero anch’essi decisi dai frati.

Per permettere a più persone di acquistare un po’ di bottiglie, questo sistema è stato cambiato: adesso è necessario prenotare telefonicamente le tanto agognate casse di birra (massimo due a testa, per un totale di 48 bottiglie). Per vedere in quali giorni e quale tipo di birra è possibile prenotare, c’è il sito ufficiale: sono i frati che decidono cosa potrete acquistare in un dato giorno. Il vero problema è che prendere la linea è spesso impossibile, a meno di non avere un numero telefonico belga; io ho provato numerose volte dalla Francia, e quando riesco a prendere la linea, tipicamente non risponde nessuno. Per cui la cosa migliore è appoggiarsi ad un amico “in loco”, se ne avete, che prenoti per voi e dichiari il vostro numero di targa. Eh si, perché al momento della prenotazione è necessario dichiarare il numero di targa della macchina che passerà a ritirare le birre – ovviamente, il punto di ritiro è aperto solo certi giorni, anch’essi disponibili sul calendario ufficiale nel sito.

Scoraggiati? Sicuramente, comprare un po’ di casse da portare via non è una cosa semplice. Tenete anche presente che sulla ricevuta è scritto esplicitamente che la birra non può essere rivenduta: in teoria, non potrete trovarla in nessun bar, beershop, negozio su internet o quant’altro vi possa venire in mente. I frati hanno chiesto e ottenuto di rimuovere la birra dal listino di numerosi negozi. Tuttavia, ci sono ancora molti beershop e bar che ne tengono alcune bottiglie, sebbene in genere non pubblicizzate su internet. Occhio al prezzo: negli Stati Uniti, ho visto una bottiglia di Westvleteren 12 alla modica cifra di 100$ (da non crederci), e su Ebay si trovano spesso a cifre comunque fuori mercato; a queste condizioni, in genere non conviene assolutamente: prese direttamente dai frati, le bottiglie costano meno di 2€ l’una!

Rimane un po’ di speranza. In alcuni beershop in Belgio, e a volte anche in Italia, quando ne trovate (un po’ sottobanco) il prezzo può essere più accessibile; anche qui, dipende dalla fortuna. In più, sembra che tutti gli abitanti della zona di Westvleteren riescano a prenotare infallibilmente (l’importanza di un numero telefonico locale!), oppure che abbiano accordi di altro tipo; fatto sta che in molti bar della zona ne potrete bere in quantità a prezzi irrisori. Difficile però convincere il barista a vendervene qualcuna da portare via. Infine, al pub ufficiale davanti all’abbazia (In de Vrede, foto qui sopra), oltre a poterne gustare in quantità illimitate – sebbene ad un prezzo un po’ più elevato (sui 4 euro circa per la Westvleteren 12, meno le altre), ma comunque ottimo -, in alcuni giorni è possibile acquistare piccole confezioni regalo con 4 o 6 bottiglie. Anche in questo caso il tipo delle bottiglie è deciso insindacabilmente, e non tutti i giorni le confezioni sono in vendita. Il limite è di una confezione a testa, ma in genere, se capitate da quelle parti quando sono disponibili, il mio consiglio personale è di comprare tutte quelle che riuscite a recuperare – sembra che contino anche i bambini, nel limite di una confezione a testa!

Buona caccia alla birra!

Giacomo
(si ringrazia ilGot per la prima foto)

101 – Sassuolo (MO)

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Category : Locali

Ecco un altro locale che si merita il nostro apprezzamento: si tratta del 101 di Sassuolo, in provincia di Modena. E’ proprio nel centro della cittadina (mappa) che ha sede questo locale, aperto dal 1974, che con l’attuale gestione (dal 1997) sta avendo un notevole successo. Scoperto grazie ad amici 3-4 anni fa, il 101 nasce come enoteca, ma nel corso degli anni, a causa della passione per la birra dei proprietari, il numero di etichette birraie comincia a crescere di pari passo con la qualità.

101, Sassuolo (MO)

Ad oggi si possono contare circa una settantina di birre in bottiglia provenienti da Belgio, UK, Usa, Germania, Italia e non solo. Tra queste si apprezzano anche molte particolarità e birre a volte sconosciute, che assieme ad una costante ricerca di prodotti validi danno al cliente sempre l’occasione di provare qualcosa di nuovo. Per esempio si trova una linea artigianale scozzese con le buone Fraoch e Alba, alcune lambic della Cantillon, alcune bottiglie della Rogue e nei periodi natalizi un’ampia selezione di birre di Natale (tra le altre anche la Stille Nacht e la San Bernardus alla spina).
Per quanto riguarda le linee alla spina, il locale ne vanta sei: a parte la Forst che è fissa e una Weiss a rotazione, altre due spine vengono tenute per una Stout (attualmente c’è la buona Oyster della PorterHouse) e per la Birra del Mese: ogni 30 giorni infatti una spina viene cambiata. Negli ultimi mesi son state presenti, tra le altre, la Ciney Triple e la Chimay e nei prossimi giorni, probabilmente già da quesa settimana, ci sarà la XX Bitter – e qui un giro di assaggio non dovrà davvero mancare per chi, come me, adora il prodotto della De Ranke. Ma il vero capolavoro l’abbiamo volutamente lasciato per ultimo: il 101 è l’unico locale della provincia (almeno) che possa vantare di avere fissa alla spina la Westmalle Dubbel, che già da sola vale una visita.

Il nome deriva dalla ricorrenza del numero 101:  sono infatti proprio 101 i metri quadri, e all’atto di costituzione nel 1974, per aprire un club erano necessari 100 soci più un presidente. Il locale è diviso in tre ambienti, due sale ai lati, con circa un’ottantina di posti a sedere, e la grande stanza di ingresso, dove c’è il bancone e la cucina.
A proposito di cucina, anche se qui su PintaPerfetta non ne parliamo quasi mai, segnalo volentieri della eccellente qualità dei piatti, rigorosamente composti da ingredienti scelti e cucinati sul posto: il menù è sempre ben sostanzioso, ma ogni sera c’è almeno uno, se non due piatti extra-menù. Da segnalare anche un paio di piatti cucinati con birra: la superba salsiccia montanara (che in alternativa viene cotta nel vino) e l’anatra all’arancia e weiss, veramente squisita, che però ultimamente è stata temporaneamente tolta dal menù per lasciar spazio a qualcosa di più “invernale”.

La cucina del 101, Sassuolo (MO)

Per gli amanti di altre bevande alcoliche, si sottolinea la grande quantità di whisky e rhum a disposizione dei clienti, nonchè una notevole varietà di ottime etichette di vino, che spesso possono essere abbinate a formaggi artigianali e marmellate rigorosamente fatte in casa. Molto spesso il 101 organizza degustazioni con menù di abbinamenti cibo-birra: da non perdere!

In De Wildeman – Amsterdam (NL)

Category : Locali, Viaggi

Questo è stato il primo posto “da birra” che ho scoperto ad Amsterdam, diversi anni fa, tramite conoscenze. E, proprio lì, scoprii tante cose che per me erano nuove: la Good Beer Guide di Tim Webb dedicata a Belgio e Olanda, l’esistenza della CAMRA e di altre importanti associazioni che promuovono la birra “di qualità”, insomma di una cultura della birra consolidata da pubblicazioni, associazioni di esperti e di appassionati. Tra cui la Alliantie van Bier Tapperijen, di cui il Wildeman è orgoglioso promotore, che raduna i migliori pub olandesi dove trovare birra di qualità.

Un po’ di storia: il Wildeman (o meglio: In De Wildeman, che si traduce come “Dal Cavernicolo”) esiste sotto l’attuale gestione da oltre 20 anni (1986). Da allora, è stato meta importante del turismo birrario mondiale e segnalato su ogni guida possibile dai migliori beer writer al mondo (Tim Webb, Michael Jackson e altri ancora). Allora i bar specializzati in birra erano ancora delle rarità, e per certi versi lo sono ancora.

Il locale, che si trova in un vicolo (Kolksteeg 3) a pochi passi da piazza Dam e 5 minuti di camminata dalla stazione centrale, è una  vera gemma. La passione qui è palpabile nei muri (che hanno visto passare ogni epoca giacché il locale serve liquori da centinaia di anni), nel personale preparatissimo, nei clienti. Non è cambiato molto da allora: qualche ritocco alla lista, il divieto di fumo introdotto dal governo olandese recentemente (prima solo in una delle due sale era vietato fumare), mentre sono rimaste invariate alcune caratteristiche specifiche, l’offerta limitata di cibo (qualche salsiccia fresca molto interessante, qualche formaggio trappista, qualche stuzzichino “da birreria”) e l’assenza totale di musica: silenzio, parla la birra, parlano le persone.

La lista delle 200 birre in bottiglia è dedicata in particolar modo a Belgio e Olanda, ed è suddivisa per tipologia (trappiste, abbazia, acide) o provenienza (il Belgio è diviso in birre fiamminghe e valloni, poi ci sono piccole sezioni dedicate a una selezione di americane, tedesche e via dicendo). Oltre a tutte queste, si trova sempre una selezione di birre fuori lista: per scoprirle bisogna tenere d’occhio le lavagnette al banco o vicino alla lavagna delle spine.

Il meglio, infatti, arriva con i fusti. Non si parla infatti del normale pub di provincia a cui siamo abituati, con le sue linee di spina rigidamente inchiodate ai contratti di fornitura, ma di un locale che fa del continuo rinnovarsi della proposta alla spina un vanto e una bandiera. Le spine sono circa 18, e in pratica l’unica fissa è la Guinness. Il resto delle proposte varia di settimana in settimana, e spesso è facile trovare novità e sostituzioni anche a distanza di pochissimi giorni. In generale, segue certi schemi per coprire le tipologie più richieste (Pils, Weizen, Bock, Tripel e via dicendo) senza disdegnare birre particolari o fuori dagli schemi. Mi limiterò a nominare alcune squisitezze trovate durante la mia ultima trasferta: Hel en Verdoemenis (De Molen, NL), 4 Granen Bock (Jopen, NL), Snake Dog I.P.A. (Flying Dog, U.S.A.) e la Fuller’s E.S.B (UK).

Il modo per conoscere le proposte in anticipo è visitare il pub o sito del Wildeman (in inglese), aggiornato con puntualità.

Guida pratica al Belgio rapido (parte III)

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Category : Viaggi

C’è un luogo, diventato ormai quasi mitologico, dove la birra non è soltanto importante, ma viene venerata. Ovviamente non dai frati che la producono, che traggono ispirazione da un’entità trascendente; ma da noi, che siamo senza alcun dubbio più votati all’immanenza, sicuramente si. Sto parlando della sperduta abbazia di St. Sixtus, a Westvleteren (Google Maps). Un luogo assolutamente impenetrabile: raramente, ad alcuni eletti viene concesso di entrare a visitare il birrificio, che si trova dentro il monastero; ma per i comuni mortali, non c’è speranza di avere altrettanta fortuna. Tuttavia, il posto val bene una visita, per due ragioni che si faranno subito evidenti: la prima è che, se avete seguito il nostro percorso fino ad ora e siete nella zona intorno Kortrijk (o Rubaix, o Brugges), potete arrivarci con meno di mezz’ora di macchina. In questo senso, occhio alle indicazioni: il monastero è sperduto tra campi pieni di barbabietole da zucchero OGM, ma arrivati a Westvleteren troverete dei cartelli che vi indicano la direzione – altrimenti è facilissimo perdersi. La seconda ragione, ben più importante, è che davanti all’abbazia c’è l’unico posto al mondo (un pub chiamato In de Vrede) dove potete bere a volontà la birra considerata da molti la più buona del mondo; un titolo un po’ pretenzioso, ma sicuramente sono tutti d’accordo nell’ammettere che quantomeno sia la birra più ricercata al mondo. Inutile aggiungere che tutte e tre le birre prodotte dai simpatici frati (la bionda Westvleteren 6 e le due punte di diamante Westvleteren 8 e 12) siano dei capolavori assoluti. Il sistema di vendita della birra è molto complicato; se non abitate in Belgio, è praticamente impossibile comprarne, ma a In de Vrede potete degustarla sul posto per tutto il tempo che vorrete. Dopo il primo sorso, avrete voglia di passare tutta la giornata lì (e anche la seguente, e quella dopo ancora…).

Inutile dire che a Vleteren non c’è nient’altro. Non sperate di poter dormire in loco (anche se è possibile dormire nel monastero dietro prenotazione, con una buona dose di fortuna; ma in questo momento l’ala per gli ospiti è in rifacimento, ed è chiusa). Se il vostro obiettivo è passare la giornata a In de Vrede e poi andare a dormire nel posto più vicino possibile, potete andare a Poperinge: ci sono meno di 15 minuti di macchina, la città è carina ed è fornita di vari alberghi, pub e ristoranti. Un’ancora di salvezza.

Tuttavia, sarebbe un peccato fossilizzarsi tutto il giorno a Westvleteren. Non perchè non ne valga la pena, ma perchè siete in una regione ricchissima di birrifici. Poco distante c’è Watou, con la Het Kapittel (di cui ha parlato Andrea) e il pub della St Bernardus. E un’altra perla vi attende ai solito 15 minuti di viaggio: De Dolle Brouwers, ad Esen (Google Maps la segnala approssimativamente qui, ma non è preciso: per arrivarci, andate ad Esen: superata la chiesa di Esen, è sulla destra dopo nemmeno 200 metri). Il pub annesso al birrificio De Dolle è aperto il sabato e la domenica fino alle 7 di sera, ed offre tutte le loro specialità alla spina: Arabier, Oerbier e la birra di stagione: nel periodo prenatalizio Stille Nacht, a inizio anno la stout. Noi abbiamo avuto la fortuna di andarci nel giorno in cui veniva presentata la Stille Nacht 2008: una delizia, come quella degli anni passati. I prezzi, ma non serve dirlo, sono irrisori. Potete anche comprare le loro birre in bottiglia (minimo nel pacco da 6), e si trovano alcune birre che non sono distribuite al di fuori della regione, come la Lichtervelds Blonde. Unico problema: dovrete trovare un guidatore in grado di ricondurvi all’albergo, perchè noi non abbiamo trovato nessun luogo dove pernottare a distanza percorribile a piedi. Ma Poperinge dista meno di 15 minuti, non dovrebbe essere troppo complicato arrivarci. E, onestamente, una visita alla De Dolle vale assolutamente la pena, per concludere in bellezza il vostro weekend birraio!

Giacomo e Davide
(foto: courtesy Bonaga & De Dolle Brouwers)

Guida pratica al Belgio rapido (parte II)

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Category : Viaggi

Riprendiamo il viaggio là dove ci eravamo lasciati, nelle Ardenne. Nella zona vicino ad Achouffe, oltre alla Fantome e alla Rulles (di cui abbiamo già accennato, e che purtroppo erano chiuse – contattate i rispettivi proprietari prima di andare!), c’è un’altra piccola perla da non perdersi: il ristorante/microbirreria Les 3 Fourquets (Google Maps). Lo stabile è una vecchia proprietà del birrificio Achouffe, e infatti si trova a meno di 20 minuti di distanza dall’omonimo villaggio. Quando la Achouffe è stata acquistata dalla Duvel Mortgaat, il vecchio proprietario della Achouffe, Pierre Gobron, ha deciso di tenersi l’attuale Les 3 Fourquets, e trasformarlo in microbirreria. Attualmente produce una sola birra, la Lupulus, un belgian ale con la freschezza della Chouffe di qualche anno fa, e una bella carica di luppolo in più. La sua idea era abbinare buon cibo e buona birra nello stesso posto. Purtroppo al momento il ristorante è chiuso per lavori; noi ci siamo passati lo stesso, e così abbiamo potuto fare quattro chiacchiere col gentilissimo proprietario, che ci ha fatto vedere l’interno del locale e offerto una birra. Potrete anche comprare bottiglie da 75cl dell’eccellente Lupulus (3 euro, un prezzo ridicolo vista la qualità; aggiungo come nota che la Lupulus è piuttosto facile da trovare anche in Italia, in quanto ha un distributore in Veneto). Quando il ristorante sarà riaperto, ci saranno anche tutte le spine del birrificio Achouffe. Vista la bellezza del luogo (d’estate probabilmente è un incanto, noi l’abbiamo trovato innevato), vale la pena farci una visita.

Da lì, abbiamo deciso di spostarci verso nord. Non sono a conoscenza di altri birrifici visitabili con taverna nella zona, oltre quelli già menzionati; quindi era giunto il momento di cambiare regione. Con circa un’ora e mezzo di viaggio si può arrivare nel piccolo villaggio di Tourpes, nella regione dell’Hainaut, sede del famoso birrificio Dupont (Google Maps). Il loro bar è piccolo ma ben fornito: potrete gustare tutte le birre prodotte, alcune alla spina, altre in bottiglia, comprese alcune introvabili nel resto del mondo (una su tutte: la sorprendente pils Redon). C’è anche un negozio di formaggi, sempre prodotti dalla Dupont, e un fornaio, ma il sabato e la domenica sono chiusi. Inoltre avrete modo di intrattenervi con la numerosa gioventù locale.

Secondo noi, una tappa da non perdere, anche se, visto il tipo di clientela, difficilmente sarà aperto fino a tardi. Dove passare la serata, quindi? A Tourpes non ci sono possibilità di pernottare, è un villaggio veramente piccolo. Tuttavia, a 10 minuti di distanza c’è Leuze, attraverso la quale siamo solo passati ma non è piccolissima ed ha sicuramente degli alberghi. Altrimenti, con meno di mezz’ora di macchina si può arrivare in città decisamente più grandi come Mons, Tournai, Kortrijk. C’è solo l’imbarazzo della scelta per alberghi, ostelli, bed & breakfast e, ovviamente, pub. In preparazione per la tappa finale (e più ambita) di questo breve escursione nel Belgio birraio: il selvaggio West.

Giacomo e Davide
(foto: courtesy Bonaga)