Brouwerij De Molen – Bodegraven (NL)

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Category : Locali, Viaggi

Il 23 giugno 2009 sono finalmente riuscito a visitare la De Molen, forse il birrificio artigianale olandese più celebrato fuori dall’Olanda. Arriviamo in tarda mattinata a Bodegraven, una graziosa cittadina comodamente situata a una trentina di chilometri da Amsterdam, L’Aja, Rotterdam e Utrecht.

Seguiamo pigramente le indicazioni per il centro senza essere troppo sicuri che il mulino sia davvero lì. Un paio di giri per sensi unici, anche per aggirare un mercatino, e poi lo vediamo. Problema: è dall’altra parte del canale, e per raggiungere l’altra sponda bisogna fare un giretto fino al ponte successivo. Risolto questo piccolo intoppo, parcheggiamo e arriviamo alla meta con una decina di minuti di anticipo rispetto all’orario di apertura del ristorante e “sala degustazione”.

La giornata, come le altre del nostro breve viaggio, è incantevole: 27 gradi con un leggero vento e senza nubi all’orizzonte, tantissima luce che ci abbaglia e ci fa sentire fortunati (chiedete a chi vive in Olanda quante giornate così ci sono in un anno).

Dopo aver scattato un paio di foto ci accomodiamo, sulla sinistra c’è una piccola stanza adibita a beer shop (con un assortimento di grande interesse di olandesi, danesi, americane e altro ancora), sulla destra la saletta-ristorante, oltre il corridoio (superata la stanza sulla sinistra dove c’è il piccolo impianto) la “sala degustazione”.

La sala è arredata in modo rustico e dà direttamente sul canale. Dopo esserci accomodati cominciamo a pensare alla birra: le cinque birre alla spina, a parte una gradita eccezione (la ormai rinomata Hel & Verdoemenis – Inferno e Dannazione), sono birre molto beverine e di gradazione relativamente leggera rispetto agli standard a cui ci hanno abituato.

La Groene Hart (5%, si traduce come Cuore Verde: fa riferimento alla zona verde del randstad olandese in cui è situata Bodegraven) è fresca e rinfrescante, e rappresenta la loro versione di una birra bianca belga. Ho perso da tempo interesse nel genere (mea culpa, probabilmente), ma si lascia bere senza troppi problemi e senza grandi entusiasmi.

Subito dopo è la volta della Donder & Bliksem (5,9%, tradotta in Toni e Furmini, come diceva una maglia molto in voga tra i tifosi viola qualche anno fa), una birra chiara e leggera che rappresenta la loro versione di una pils ceca. Più torbida e alcolica della maggior parte delle originali (anche non filtrate) a cui si ispira, è erbacea e ricca di luppoli cechi. Una birra interessante ma che potrebbe essere ancora migliorata, anche se immagino che la De Molen preferisca concentrare i propri sforzi su altre produzioni.

Nel frattempo abbiamo ordinato anche qualcosa da mangiare: un ricco antipasto misto freddo ci conquista, mentre un paio di piccoli gruppi arrivano a far visita agli impianti di produzione. Alcuni di loro scelgono il modo migliore, vale a dire attraccando la loro barca sul retro del mulino, ed entrando con rara classe e gli sguardi stupiti (dei miei amici: di gite in barca sui canali olandesi ne ho fatte fino a perdere il conto, anche se è passato tanto tempo dall’ultima).

Ma torniamo alla birra: si prosegue  con la Pilz (5%): in pratica, una cugina della precedente a cui è stato riservato un trattamento atipico (luppolatura aromatica, forse americana), viene descritta come la loro versione di una kellerbier, è piacevole e beverina.

Con le bistecche invece arriva la Vuur & Vlam (Fuoco e Fiamma,  6,2%), una India Pale Ale  della De Molen equilibrata e senza le ruvidezze o l’aggressività di molte altre loro produzioni. Ce ne facciamo un paio di giri, un po’ per quanto ci è piaciuta, un po’ per evitare di crollare satolli e ubriachi sotto i colpi dell’amata Hel & Verdoemenis (11,9%).

Anche perché non possiamo stare mica qui troppo a lungo, dobbiamo lasciare i bagagli, parcheggiare la macchina e (dopo un paio di ottime birre al Westerdok) infilarci in metropolitana, ci sono gli AC/DC all’AmsterdamArena…