Luppoli americani @ Brau Beviale Norimberga (DE)

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Category : Birra, Fiere

Ho avuto la fortuna, qualche settimana fa, di visitare uno degli appuntamenti birrari più importanti del continente, vale a dire la fiera Brau Beviale presso il centro fieristico di Norimberga. Intendiamoci: quando dico birrari, in questo caso, non parlo di festival con stand dei birrai che fanno provare i propri prodotti, ma di tutti gli altri aspetti che possono interessare a chi la birra la deve produrre o vendere.

Questo, quindi, vuol dire una fiera per operatori del settore beverage in senso lato, con espositori più disparati, dai produttori di sottobicchieri e bicchieri a quelli di impianti di produzione o imbottigliamento, passando per vestiario personalizzabile e un sacco di altra roba che perderei una giornata ad elencare.

Da raccontare, quindi, ci sarebbe davvero tanto, ma non so a quanti davvero potrebbe interessare tutto questo. Ai birrifici artigianali che conosciamo e apprezziamo, però, questa fiera interessa e non poco.

C’è chi ci va per partecipare all’European Beer Star, premio internazionale di un certo rilievo che già nelle precedenti edizioni aveva visto trionfare diversi birrifici italiani (Birrificio Italiano, Birrificio del Ducato e Rienzbrau). Questa edizione si è conclusa con un bel bottino di medaglie per l’Italia, con il trionfo del Birrificio del Ducato (oro con la Via Emilia in casa dei tedeschi, poi due argenti e un bronzo) e della Doppio Malto Brewing Company di Erba, che vince l’oro con la zenzerona Zingibeer (che già avevamo adorato all’IBF di Milano in primavera) e i piazzamenti del Birrificio Italiano (un argento e un bronzo).

C’è chi ci va per parlare con i fornitori di materie prime, di impianti o di accessori vari. Tra i birrai italiani incrociati nei miei giorni a Norimberga con Bruno Carilli di Toccalmatto, c’erano quelli di Lambrate, di Croce di Malto e Claudio Cerullo di Amiata. E quelli di Bad Attitude, che non ho incontrato ma che hanno raccontato la loro Norimberga.

Fatta la digressione sul premio, sulla fiera e sugli italiani presenti, passiamo oltre. La degustazione era fissata il giorno 11 novembre nella tarda mattinata. Organizzava la Hop Growers of America (associazione dei coltivatori di luppolo americani) e gli anfitrioni erano il grande Charlie Papazian della Brewers Association con al suo fianco Matt Brynildson della californiana Firestone Walker ed Eric Toft della Private Landbrauerei Schönram, vale a dire un mastro birraio americano di un birrificio regionale bavarese, combinazione alquanto bizzarra. Al nostro fianco, una piccola truppa di scandinavi che comprendeva, tra gli altri, gli svedesi della Närke e della Dugges.

Una breve introduzione ci ha presentato i tre guru americani e la tradizione della coltivazione del luppolo in America, cominciata nel New England e poi spostatasi praticamente in massa verso una manciata di stati a Nord Ovest (Washington, Oregon e Idaho in particolare), con una tradizione di aziende familiari e una ricerca continua di nuove varietà, spesso in modo mirato, a volte meno: a quanto pare il Cascade nacque dal Fuggle incrociato con una varietà russa, incrocio nato per non meglio specificate ragioni ma che ha portato a una delle varietà più usate e amate in tutto il mondo.

La degustazione, svoltasi di fronte a una platea piuttosto variegata (circa 50% di europei non tedeschi, 10% di tedeschi, 40% di extraeuropei con larga rappresentanza di statunitensi), aveva lo scopo di presentare le varietà di luppolo e la raffinata arte di usare un elemento storicamente amaricante in un qualcosa di diverso, che arricchisca di aromi e sensazioni che ormai conosciamo bene.

Le birre presentate erano sei, vale a dire Sierra Nevada Porter, Caldera Pale Ale, Rogue Shakespeare Oatmeal Stout, Firestone Walker 31 California Pale Ale, Firestone Walker Union Jack, Moylan’s Hopsickle Imperial Ale. Allo stand dell’associazione, il giorno prima, avevamo avuto modo di testare anche Stone I.P.A. (ottima) e Rogue Kells Irish Style Lager (piatta da morire, e visto come viene valutata in rete viene da chiedersi cosa volessero produrre).

La degustazione è cominciata con la ben nota Sierra Nevada Porter, forse la meno celebrata tra le birre della Sierra distribuite in Italia. Assaggiata con gusto ma senza troppo interesse, visto che era l’unica tra quelle proposte facilmente reperibile dalle nostre parti. L’unica birra non presentata in bottiglia era la Caldera Pale Ale, lattina da 33 cl. con una freschezza aromatica invidiabile. Da bere a secchiate, più che da degustare, con una luppolatura non aggressiva ma molto presente: davvero una bella rivelazione. Back in black con la Shakespeare Oatmeal Stout della Rogue, trovata alla spina a Tokyo un paio di anni fa, o anche (non io, purtroppo) a San Francisco: si conferma eccezionale, e restano interrogativi sui misteri della distribuzione e importazione in Italia: pochi anni fa si trovavano le Rogue con una certa facilità (anche in pub non troppo specializzati), poi sono praticamente sparite, nonostante il mercato delle birre americane in Italia sia in netta crescita. Boh?

Giunge così il momento della doppietta del mastro birraio presente, vale a dire le due Firestone Walker: 31 California Pale Ale e Firestone Walker Union Jack, due birre da luppolature importanti e freschissime, da bere giovani. La prima è leggera alcolicamente (4,6%) ma tutt’altro che banale, con una ricchezza di gusto che lascia senza fiato (e non voglio immaginare alla spina). La seconda è una India Pale Ale con luppoli americani e retrogusto con note abbastanza dolcine, ricorda un po’ alcune interpretazioni americane dello “stile scozzese”. Promosse a piene voti, con la speranza di berne ancora presto. Ma mi sa che dovrò organizzare un viaggio nella west coast per riuscirci…

Chiusura di spessore con la Moylans Hopsickle Imperial India Pale Ale, che già a pronunciarla tutta ci vuole pazienza. Birrificio mai visto né sentito nominare, il risultato è una Imperial I.P.A. imponente, con luppoli freschi ben bilanciati, aggressiva ma non fastidiosa, ricca ma non banale. Durante la degustazione è partito un buffo dibattito tra le due filosofie su come e soprattutto quando bere questo tipo di birre: secondo Charlie Papazian e forse anche Eric Toft, qualche mese in più aggiungerebbe complessità e maturazione, secondo il buon Matt Brynildson, queste sono birre da bere più fresche possibili, meglio se brassate da un paio di settimane appena….

Real Ale Party – Arrogant Pub (Scandiano, RE)

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Category : Eventi, Festival

Rompiamo il silenzio santo del venerdì sera per una notizia che abbiamo avuto in anteprima, e non potevamo certo tenerla per noi. Alle dell’Arrogant Pub di Scandiano (RE) ci ha appena informati che conviene a tutti tenersi liberi per la serata dell’11 Dicembre e la Domenica 12, e prendere l’auto, il calesse, l’aquila o l’elicottero e dirigersi o farsi paracadutare all’Arrogant con della sete.

Per la prima volta in Italia, ci sarà una serata interamente dedicata alle Real Ales a pompa: ne verranno servite ben otto in contemporanea. La serata dell’11 sarà completamente dedicata alla Gran Bretagna, con 4 produzioni della Orkney Brewery (Red McGregor, Dragonhead, Raven Ale e Northern Light), due BrewDog (Trashy Blonde, e Punk Ipa) e tre della Ridgway (Ivanhoe, la magnifica porter Quercus e la Foreign Ex. Stout). Una scelta davvero difficile, niente di meglio da fare se non provare tutte!

Il weekend a tema proseguirà la domenica (dalle 13:00 in poi), quando verranno spinate, tutte a pompa anche questa volta, specialità italiane: Notte Celtica (Real Beer), Wagoner Porter (White Dog), Cinnamon Bitter Ale (Birr. Italiano), Zona Cesarini con dryhopping di Sarachi Ace e l’ultima uscita Stray Dog con dryhopping Citra (entrambe di Toccalmatto), l’ArtigianAle (Bi-Du), Des (Birr. Lambrate) e la Miloud (Birr. Lariano). Anche per la domenica la scelta è al limite dell’imbarazzo/soggezione, con specialità nuove, confermate o in versioni particolari.

La domenica è anche organizzato il pranzo tipico: tortelli, arrosto, cotechino. Solo su prenotazione a 18€.
Che altro die se non “ci vediamo là”?

mattia

p.s. cliccate sulla locandina per vederla ingrandita!

Festival Brassigaume, Marbehan (BE) – Report

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Category : Festival

Sono tornato da pochi giorni a casa dal Brassigaume, piccolo e affollato festival birrario della provincia belga del Lussemburgo. Un festival che diverse volte mi aveva “chiamato” tramite i racconti di chi ci era già stato, e a cui avevamo accennato poco tempo fa in occasione dell’intervista a Grégory della Rulles, una delle menti del festival (non a caso sia il birrificio Rulles che il festival hanno compiuto quest’anno i primi 10 anni di vita).

L’occasione si è presentata un po’ per caso, e ho approfittato delle circostanze per saltare sulla Toccalmattomobile e vivere il festival da molto vicino. Dopo una serata al Moeder Lambic Fontainas che avrò modo di raccontare nei prossimi giorni, ci siamo messi in viaggio nella mattina del sabato per arrivare in tempo utile per allestire lo stand in tempo per l’apertura.

Il festival si svolge ogni anno in un tendone riscaldato a fianco del campo sportivo della cittadina di Marbehan, paesotto a fianco di Rulles (paesotto e birrificio), e vede tra gli organizzatori lo stesso Grégory Verhelst (mastro birraio della Rulles) e un nutrito drappello di amici e appassionati. Tra i birrifici invitati, oltre a un discreto numero di volti noti del Villaggio della Birra (Cazeau, St. Helène, Lion à Plume e forse anche qualche altro che ora non mi sovviene), la birra d’abbazia Valdieu, un discreto numero di birrifici locali (non tutti eccezionali), qualche birrificio francese e quattro birrifici italiani (Lambrate, Orso Verde, Toccalmatto e Torrechiara, vale a dire le birre Panil).

Alle 14 di sabato 16 ottobre non c’era molta ressa, ma una certa attesa per i prodotti italiani si poteva percepire, con gruppetti di appassionati che puntavano gli stand in attesa della prima birra. Via via che il pomeriggio procedeva, il festival si popolava di tanta “gente comune” di tutte le età, con un buon numero di appassionati e superappassionati, provenienti sia dal Belgio che dai paesi confinanti (Germania, in particolar modo). Non moltissimi italiani (poco più di una manciata), anche se tutti con tanta sete e tanta voglia di vivere il festival nel migliore dei modi. Da parte mia, ho passato buona parte dei due giorni a dare una mano allo stand di Toccalmatto, avendo modo di servire ottima birra e parlare con tantissimi appassionati e curiosi.

Chiacchierando nel corso della due giorni di festival, ho avuto conferma di come molti appassionati (belgi e tedeschi) trovassero una delle principali ragioni della visita al Brassigaume nella presenza dei birrifici italiani ospiti, che presentano stili e approcci ben diversi da quelli autoctoni a cui sono tanto (troppo?) abituati. Devo dire la verità, a servire la birra e a leggere il loro entusiasmo negli occhi veniva naturale sentirsi orgogliosi del profilo che la birra artigianale italiana si è conquistata e si sta conquistando nella scena europea e, perché no, mondiale. Un entusiasmo molto simile a quello che si provava (questa volta da appassionato in viaggio di piacere) poche settimane prima al Borefts, anche se in quel caso a scatenare gli entusiasmi erano le produzioni del nord Europa (Olanda e Scandinavia in testa).

Tra birre belghe molto particolari e riuscite (si rinnova il plauso convinto alla Métisse del microbirrificio Lion à Plume, già apprezzata al Villaggio), birre meno convincenti, e veri capolavori (la Rulles Triple finalmente tornata sugli scudi, dopo anni di opacità in cui si era ridotta a un dolcione pallido ricordo di quella che tanto ci aveva entusiasmato). Purtroppo tra una spillatura e una chiacchiera mi sono perso la nuova produzione di Jandrain-Jandrouille, microbirrificio in rapida crescita che ha già sfornato un capolavoro come la Saison IV e la interessante V Cense (in bottiglia forse un po’ piatta, alla spina invece davvero meritoria di lode).

Concludendo, insomma, il Brassigaume è un festival che merita assolutamente una visita e che non deluderà chi ama manifestazioni come il Villaggio della Birra.

Alessio

Intervista esclusiva con Gregory Verhelst (Brasserie Rulles)

Category : Interviste

Dopo la chiacchierata con Nino Bacelle (Brouwerij De Ranke), abbiamo il piacere e l’onore di ospitare il celebre e bravissimo Gregory Verhelst, mastro birraio della Brasserie Rulles. Abbiamo incontrato Gregory al Villaggio della Birra e questa intervista chiuderà il giro delle chiacchierate fatte con i vari ospiti, birrai e organizzatori. Gregory ci racconterà, tra le altre cose, le anticipazioni sul prossimo festival della sua zona, il Brassi-Gaume, e ci spiegherà la nuova “La Grande 10” che celebra i 10 anni del suo birrificio.

A proposito di Brassigaume, anche quest’anno il tradizionale festival birrario del Lussemburgo belga si svolgerà durante il terzo weekend di ottobre (16-17 ottobre 2010). Quest’anno parteciperanno ben 21 birrifici, con qualche nome belga visto al Villaggio della Birra 2010 (Brasserie du Lion à Plume, Cazeau, Rulles, Sainte Helène), oltre a una nutrita pattuglia di italiani (Lambrate, Toccalmatto, Orso Verde, Torrechiara), qualche ospite inglese e francese di cui sappiamo poco o nulla e diversi altri belgi, sia locali che distribuiti in Italia (Valdieu, Jandrain-Jandrouille). Toccalmatto sarà anche protagonista di una serata di presentazione al prestigioso Moeder Lambic il 15 ottobre 2010.

Ringraziando Gregory per la disponibilità (anche fuori-onda), vi lasciamo all’intervista:

mattia e alessio

Intervista esclusiva ad “Allo” Gatti (Toccalmatto)

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Category : Interviste

Dopo l’intervista-chiacchierata con il patron di Toccalmatto, Bruno Carilli (che potete vedere qua), diamo la parola ad Alessio Gatti, detto “Allo”, mastro birraio dello stesso birrificio ed ex birraio, tra gli altri, di Bruton (Lucca). Incontrato al Villaggio della Birra 2010 in quel di Bibbiano (Siena), Allo ci racconterà cosa differenzia il lavoro nei vari birrifici e delle novità birraie previste per i possimi mesi.

Non indugiamo oltre, vi lasciamo alla visione del video:

mattia

Intervista esclusiva a Bruno Carilli (Toccalmatto)

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Category : Interviste

Parte, con questa, una rassegna delle interviste/chiacchierate che abbiamo avuto modo di fare nei due giorni trascorsi a Bibbiano (SI) in occasione del Villaggio della Birra (recensione). Iniziamo con il patron del birrificio Toccalmatto, Bruno Carilli, che ci spiegherà, tra le altre cose, i processi dell’ideazione di una birra e il perchè della scelta di un marketing aggressivo per la promozione dei suoi prodotti.
Nei prossimi giorni pubblicheremo anche tutte le altre testimoniane, a patire dal mastro birraio prorpio di Toccalmatto, Alessio Gatti, passando per Schigi di Extraomnes, volando in Belgio con Nino Bacelle di De Ranke Brouwerij e Grègory Verhelst di Rulles, senza dimenticare Gianni Tacchini, organizzatore del Villaggio dellla Birra, senza il quale tutto questo non sarebbe stato possibile.

Intanto, partiamo con Bruno Carilli, che ringraziamo per la disponibilità.

Report sul Villaggio della Birra 2010 – Bibbiano (SI)

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Category : Eventi, Festival

Il nostro arrivo a Bibbiano nella serata di venerdì era molto speranzoso: previsioni di bel tempo dopo le pioggerelle dei giorni precedenti, l’ottimismo sulla riuscita e sul piacere della manifestazione, e una bella truppa di PintaPerfetta pronta a provare a raccontarvi le sensazioni di un weekend vissuto di assaggio in assaggio: Alessio, Gabriele e Mattia, con gole arse e voglia di non lasciarsi sfuggire nulla di quanto il Villaggio poteva offrire.

Le confuse giornate precedenti al festival avevano avuto come protagonista il tormentone legato alla presenza-assenza delle birre di Pausa Cafè, con l’annuncio della presenza ufficiale del birrificio torinese al festival. Si è partiti (venerdì sera) con una serata “pre-Villaggio” ispirata a quella dello Zythos, che vedeva una offerta culinaria abbastanza ridotta e la presenza in fusto di una serie di ottime birre che non sarebbero state servite nei giorni di sabato e domenica: sugli scudi la V Cense di Jandrain-Jandrenouille, la Hercule Stout di Ellezoise e la Saison Dupont Dry-Hop, unica poi riproposta anche nei giorni successivi. Della serata, oltre al vento polare e a delle belle chiacchierate con Kuaska (approfittiamo del report per auguragli buon compleanno), si ricorda un simpatico siparietto con l’allegra comitiva dei birrai belgi protagonista di un ballo con tanto di filastrocca in fiammingo e schiaffi in fronte. Purtroppo non siamo a conoscenza di foto o filmati che testimonino l’avvenuto, ma se li ritrovate vi preghiamo di segnalarceli.

La mattina di sabato vede il risveglio e la riorganizzazione del gruppetto di Pinta Perfetta, con breve tappa mattutina a Buonconvento e rientro al Villaggio più o meno per l’apertura. Quasi tutti i birrifici sono in ritardo più o meno clamoroso con i preparativi, quindi per non sbagliare mi procuro una Tipopils nell’unico stand già pronto: quello del Birrificio Italiano, che purtroppo è presente solo con le birre e senza nessuno dello staff, nonostante l’annunciata presenza di Agostino Arioli. Davvero un brutto modo di partecipare ad un festival, e in special modo a un festival a inviti e “a rotazione” come il Villaggio della Birra, e una mancata occasione per presentare le sue birre di persona e scambiare due chiacchiere con gli appassionati.

L’Olmaia come sempre fa gli onori di casa (come birrificio “di zona” ha una wild card di partecipazione che lo rende ospite fisso, unico tra gli italiani), le birre sono molto piacevoli e Moreno è una persona di una disponibilità e umiltà davvero rare.

Un rapido giro di Saison (genere dominante al Villaggio di quest’anno, con almeno una decina di ottime variazioni sul tema a opera dei vari birrifici belgi e italiani) de Dottignies di De Ranke e siamo pronti per testare le birre di Pausa Cafè, presente in extremis con un gruppo di volonterosi ragazzi ma senza il mastro birraio Andrea Bertola, rimasto in convalescenza a Torino. Le birre… personalmente (Alessio) faccio davvero fatica ad appassionarmi alle birre che puntano tanto (tutto?) su aromatizzazioni spinte e (fin troppo?) fantasiose. Tra le suggestioni da risotto alla milanese della Duiemes (trionfo di zafferano) e gli incensi (no, dico: incensi?) mi sono un po’ perso. Vedremo se Mattia o Gabriele vorranno aggiungere qualcosa sulle birre portate al Villaggio. Certo la fortuna non mi assiste: anche al Pils Pride 2010 ero rimasto deluso da una P.I.L.S. tutt’altro che in forma.
(Mattia: Concordo in tutto e per tutto, anche io non amo le estremizzazioni di spezie. Sicuramente un passo indietro rispetto a Rimini 2010, quando avevo trovato una buona Chicca, da bottiglia però.)

Come al solito abbiamo trovato una strepitosa Rulles Estivale e nella chiacchierata domenicale con Grégory Verhelst (fra qualche giorno piubblicheremo l’intervista video in esclusiva) abbiamo scoperto la nuova La Grande 10.

La mancanza (o quasi) di una birra di altissima bevibilità ha spesso rallentato il ritmo delle bevute, ma non ci siamo abbattuti e abbiamo continuato a marciare con l’ultima Saison, quella di Extraomnes, di cui siamo rimasti ampiamente soddisfatti. Schigi ci ha poi raccontato i progressi e le sue ultime idee riguardo al suo birrificio in particolare e più in generale alla scena birraia italiana (anche questa intervista verrà rilasciata fra qualche giorno). Nel nostro girovagare, di spina in spina, non possiamo che parlare bene della Vergine di Gottem (Maeght van Gottem: la famosa birra con dry-hopping in bottiglia!) di Sint Canarus, provata per la prima volta in fusto; della eccellente Saison d’Erpe-Mere di Glazen Toren, con la “collega” Ondineke che invece non ci ha lasciato soddisfattissimi (buona, ma niente di clamoroso); buona la Metisse (Saison) di Lion a Plume e ottima la Oesterstout di Schelde Brouwerij.

Capitolo a parte per Toccalmatto, che si sta confermando un ottimo punto di riferimento nella scena birraia italiana. Grazie alla disponibilità di Bruno Carilli e “Allo” Gatti, abbiamo potuto avere le loro testimonianze in esclusiva circa i nuovi progetti e le nuove birre. Tra quelle presenti, menzione d’onore per la Zona Cesarini, la Surfing Hop e la nuova bitter (senza nome, anche se durante il Villaggio ha assunto via via le denominazioni di “No Name’s”, “Allo’s”, “Bruno’s”, “Boero’s”, “XWZZE’s” e chissà quante altre che ci siam persi), leggera come lo stile comanda e luppolata come una IPA .

Una menzione speciale anche per l’angolo dedicato alle Oud Bruin, con una proposta di spine rara da trovare anche in Belgio per un genere molto particolare e certamente non diffuso. Oltre alla famosissima Rodenbach Grand Cru, abbiamo avuto modo di provare la Ichtegems Oud Bruin e soprattutto la favolosa Cnudde Oud Bruin.

La domenica è cominciata con la cotta pubblica (come lo scorso anno a opera dell’associazione Ars Birraria) e l’incontro tra homebrewing. Nel tardo pomeriggio invece la premiazione del concorso homebrewing,. Tra una birretta e l’altra, c’è stato anche modo di fare un bilancio dell’edizione 2010 con Gianni Tacchini, organizzatore del festival e gestore del TNT Pub.

La nostra seconda esperienza al Villaggio è stata forse anche migliore di quella della passata edizione, complessivamente. Rispetto allo scorso anno si è solo sentita la mancanza di un personaggio di rilievo internazionale come Tim Webb, ma questo non ha assolutamente impedito di poter apprezzare appieno una delle poche manifestazioni di respiro internazionale con mastri birrai disposti a spiegare e raccontare le loro birre in una cornice fantastica come quella delle colline toscane, oltre che una grande occasione di ritrovo e confronto con altri appassionati di birra da tutta Italia (e non solo).

Vi lasciamo con la nostra carrellata-video di alcuni dei birrifici presenti:

Alessio, Gabriele e Mattia.

Cose da sapere sul Villaggio della Birra 2010 – Bibbiano di Buonconvento (SI)

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Category : Festival

Del Villaggio della Birra, storico appuntamento di inizio settembre sulle colline toscane, abbiamo già parlato diverse volte. Dell’edizione 2010 abbiamo cominciato a parlarne qualche mese fa con le prime anticipazioni.

A circa una settimana dall’inizio, facciamo un breve riepilogo di notizie utili per chi fosse interessato a fare un salto in quel di Bibbiano, piccola frazione collinare del borgo di Buonconvento, non molto lontano da Siena.

Cominciamo dalle date: il festival si svolgerà sabato 11 e domenica 12 settembre 2010, si parte più o meno a metà mattinata e si tira fino a notte. Durante il festival si potranno comprare dei gettoni (al prezzo di 1,50 euro ciascuno) che serviranno poi per rifornirsi di birra, di cibo o semplicemente per prendere la maglietta ufficiale (quella dell’anno scorso era davvero bellina, vediamo come sarà quella nuova).

La vera novità, rispetto alle passate edizioni, è la serata di venerdì 10 settembre, la cosiddetta pre-Villaggio, che darà modo di provare fin dal venerdì sera le birre che durante il festival saranno servite alla spina all’interno del TNT Pub (la nostra recensione).

La lista è succosa e prevede:

Saison Dupont Dry-Hop (Brasserie Dupont)
Saison IV (Brasserie de Jandrain-Jandrenouille)
V Cense (Brasserie de Jandrain-Jandrenouille)
Hommel Bier (Van Eecke Brouwerij)
Quintine Hercule (Brasserie de Legends)
ST. Bernardus Prior (Sint Bernardus Brouwerij)

Saranno presenti i mastri birrai e sarà una bella occasione per cominciare subito alla grande.

Sabato e domenica si svolgeranno laboratori di degustazione condotti da Lorenzo “Kuaska” Dabove e da Ben Vinken, grande esperto di birra direttamente dal Belgio.

Del resto, il Villaggio della Birra è dedicato principalmente alla presentazione, valorizzazione e celebrazione della scuola birraria belga. Quest’anno la nutritissima lista di birrifici ospiti prevede un sacco di nomi, alcuni già ben noti ai frequentatori delle passate edizioni, più qualche nuovo nome.

Ma veniamo alla lista dei birrifici (e dei birrai) belgi presenti:

Boelens Huisbrouwerij (Kris Boelens)
‘tHofbrouwerijke (Jef Goetelen)
Brasserie du Lion à Plume (Raphaël Vanoudenhoven)
Den Hopperd (Bart Desaeger)
Brasserie de Cazeau (Laurent Agache)
Brouwerij De Ranke (Nino Bacelle)
Brasserie du Lion à Plume ( Raphaël Vanoudenhoven)
Brasserie Sainte Hélène ( Eddy Pourtois)
Brasserie Artisanale de Rulles (Grégory Verhelst)
Brouwerij Sint Canarus (Piet Meirhaeghe)
Glazen Toren Brouwerij (Jef Van den Steen)
Hof ten Dormaal (Andre Janssens)
Schelde Brouwerij (Gust Hermans)

Per quanto riguarda l’Italia, fa come sempre gli onori di casa il Birrificio l’Olmaia, mentre i birrifici ospiti sono lo storico Birrificio Italiano (sarà presente Agostino Arioli, una delle figure chiave del movimento birrario italiano), Birrifico Toccalmatto (di cui, se ci seguite da un po’, ormai saprete più o meno tutto) e Pausa Cafè dalla provincia torinese (saltati: leggere i commenti per saperne di più).

Sono annunciati un angolo dedicato alle trappiste alla spina (Chimay Triple e Westmalle Dubbel), un angolo lambic (l’anno scorso in bottiglia, quest’anno lo scopriremo sul posto) e un particolarissimo angolo Oud Bruin, dedicato a uno dei generi di birra belga (e olandese) meno noti. L’esempio più famoso è la superba Rodenbach Grand Cru, che probabilmente avrete avuto modo di trovare in qualche pub o beer shop ben fornito.

Se volete ingannare l’attesa o saperne di più potete visitare il sito ufficiale (dove trovate ulteriori dettagli su come raggiungere il festival, sull’offerta culinaria, sulle degustazioni), oppure andare a ripescare il report di Pintaperfetta sull’edizione 2009.

alessio

Sabato 17 e domenica 18 Luglio c’è MonteBirra 2010!

Category : Festival, Notizie in breve

Un breve articolo (tardivo) per segnalare un evento di cui eravamo a conoscenza e di cui, per nostra disattenzione, non avevamo ancora parlato. Io ero convinto che l’avesse fatto Mattia, lui probabilmente del contrario, e stavamo per trascurare un evento tra i più interessanti del mese di luglio 2010.

Come il nome stesso suggerisce, trattasi di festa organizzata in casa del birrificio Montegioco. Momento clou della due giorni (alle 17.00 di sabato 17 luglio) un laboratorio di degustazione con produzioni legate in particolare alle lavorazioni in botte (Montegioco, Loverbeer, Toccalmatto, Panil) e alle birre che prevedono l’uso di uve o mosti (Montegioco, Loverbeer, Henquet, Pasturana) condotto da Lorenzo “Kuaska” Dabove e Luca Giaccone, con tanto di ghiottonerie locali garantite Slow Food.

La festa parte sia sabato che domenica nel tardo pomeriggio e si conclude a notte fonda. Per la serata di sabato è prevista musica dal vivo, mentre domenica toccherà a un dj occuparsi dell’intrattenimento sonoro.

Che altro? Ma ovviamente l’onnipresente (di questo periodo) presentazione di Eurhop con editori e qualche autore.

Maggiori informazioni su Cronache di Birra.

Orobie Beer Festival – il mio report

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Category : Birra, Festival

L’Orobie Beer Festival 2010 è stato il primo dei due eventi estivi organizzati nel mese di luglio dalla sezione bergamasca di Mo.Bi., vale a dire la attivissima Compagnia del Luppolo.

Un evento molto atteso, sia per l’indubbia qualità dei birrifici già noti coinvolti che per la possibilità di poter conoscere le novità, sia in termini di birrifici che di nuove produzioni.

Ma andiamo per ordine. Sabato sono arrivato nel primissimo pomeriggio al The Dome, un locale che visto da fuori sembra un sogno di Fox Mulder dopo una abbondante peperonata, situato all’inizio della val Seriana in quel di Nembro (BG) e inaugurato poco meno di un anno fa da Michele Galati dell’Abbazia di Sherwood.

Giornata soleggiata e afosa, con gruppetti di appassionati che via via raggiungono il festival e fanno scorta di gettoni da degustazione. Il formato sembra un po’ replicare quello del Villaggio della Birra, con apertura limitata al sabato e alla domenica, ma che comincia già più o meno all’ora di pranzo (domenica) o subito dopo (sabato). La grossa differenza sta nell’offerta birraria, che in Toscana è dedicata soprattutto al Belgio, mentre qui è dedicata ai birrifici italiani, con la sola eccezione di un habitué degli eventi targati Michele Galati, vale a dire lo svizzero Jérôme Rebetez del BFM, che oltre a portare un paio di birre è presente nella giuria tecnica incaricata di decidere le produzioni migliori del festival. Come al Villaggio, l’apertura pomeridiana è amata soprattutto dagli appassionati, che nella tranquillità dell’assolato pomeriggio trovano l’habitat ideale per chiacchiere con i birrai o con amici e conoscenti che seguono con regolarità questi appuntamenti.

Decido di dedicare il sabato soprattutto alle scoperte e alle novità. Ma da cosa partire, con un’offerta così sterminata?  Da Extraomnes, vale a dire Luigi “Schigi” D’Amelio. Le birre presenti (in bottiglia) sono due, di chiara ispirazione belga, una blonde e una tripel. Assente la Saison, di cui pure qualcuno (ma non ricordo bene chi) mi aveva detto buone cose. Escludo, per temperatura e orario, la più corposa e mi dedico alla blonde. Una birra che mi ha colpito come poche tra quelle del festival, semplice, beverina e per niente banale, che già al primo sorso sembra un classico. Carine anche le etichette, semplici e di buon impatto visivo.

Di blonde in blonde, per il secondo assaggio faccio meno strada possibile, affidandomi allo stand confinante, vale a dire quello dei genovesi di Maltus Faber. La novità del festival è alla spina, e come il nome stesso suggerisce (Blonde Hop) è una versione della classica Blonde con dry hopping. Il risultato è notevolte, e risulterà una delle birre più apprezzate del festival.

Sempre nell’ottica di tenermi su birre leggere, raggiungo Maurizio Cancelli allo stand del birrificio Lodigiano. Maurizio è stato protagonista di diverse degustazioni e presentazioni alla Locanda del Monaco Felice a Suisio (BG), e in questi anni ci è capitato di assaggiare numerose produzioni nel suo peregrinare di birrificio in birrificio (BABB, Manerba, Lambrate, ora Lodigiano). La sua pils (anch’essa con dry hopping) non delude, anzi, e nel corso del pomeriggio avrò modo di chiacchierare con Maurizio di progetti per il futuro. Meno entusiasti i commenti dei conoscenti (non ho avuto modo di verificare) sulle altre due produzioni, in particolare la bitter pare non fosse troppo in forma.

E’ quindi il momento di raggiungere Valter Loverier, che sta dietro al banco e con passione e gentilezza spiega le sue birre. Che dire delle Loverbeer? Il mio primo assaggio di Madamin è stato circa una settimana prima del festival quando ho conosciuto Valter, e sono rimasto colpito, dopo le tante parole positive spese su di lui da amici e conoscenti che già avevano avuto modo di provare le sue produzioni. Nel weekend ho avuto modo di provare le altre due produzioni presenti e di riassaggiare la prima: la Beer-bera è vinosa e beverina, mentre la Papessa (l’unica delle tre servita alla spina) è una vera sorpresa, una imperial stout tutt’altro che scontata e moderatamente (per il genere) alcolica. Nella mia scala di gradimento, la Beer-Bera resta leggermente dietro alle altre due, ma sono tutte e tre produzioni entusiasmanti di un produttore originale che sta raccogliendo tutta la meritata attenzione.

Il resto del pomeriggio di sabato passa attraverso qualche scambio di battute con Paolo Polli (che promette scintille sulla guida Eurhop), la visione del partitone Germania-Argentina, un paio di assaggi di Zona Cesarini di Toccalmatto (purtroppo servita a temperatura eccessiva) e un giro da Enrico di Menaresta, per la nera Pan-negar (ottima come la ricordavo) e per bere una Verguenza ascoltando gli scambi di opinione tra Marco Valeriani (l’homebrewer che l’ha prodotta presso Menaresta) e Stefano Ricci.

Tra una birra e l’altra, ovviamente, c’è spazio anche per uno spuntino. Il numero di proposte è abbastanza limitato, la qualità buona, i prezzi onesti. Ottimi gli anelli di cipolla e il piattino di formaggio e salumi locali, buona anche la salamella, un po’ insapori invece i primi piatti.

La domenica invece scorre più tranquilla, quasi sonnacchiosa. Arriviamo appena in tempo per incrociare qualche amico presente fin dal pranzo, ma in generale c’è meno gente rispetto al giorno precedente. A differenza del giorno precedente, che ho dedicato soprattutto alle nuove produzioni, mi dedico a un giro di “ripassi” di produzioni note, magari non bevute ultimamente. Trovo la Wabi in forma strepitosa, e pur avendo buoni profumi e una discreta luppolatura in passato l’avevo trovata poco interessante. Saranno le 5 stelle appena ricevute da Slow Food, sarà la stagione propizia, ma non l’ho mai trovata così buona.

Tra una Groovin’ Hop (Toccalmatto) e un paio di produzioni toscane (BK di Olmaia e Contessa di Amiata, che in teoria sarebbe una IPA) trovo tempo e modo di fare il ripasso delle tre produzioni Bi.Du. presenti: SuperanAle, Black Mamba, Rodersch. La prima è una riscoperta e non la bevevo da almeno un anno e mezzo, per chi non la conoscesse è una specie di ArtigianAle con un’esagerazione di luppoli, la seconda la favolosa stout estiva di Beppe Vento, la terza invece ha reso popolare il genere kolsch tra i produttori artigianali italiani.

Ah, come accennavo sopra, c’era un concorso con giuria. I primi due posti sono andati a due produzioni gemelle di Maltus Faber (Blonde e BlondeHop, unica differenza nota il dry hopping sulla seconda), il terzo a un classicone di Menaresta (Bockstaele Dirk), quarta piazza sempre per Menaresta con la “birra ospite” Verguenza, quinto per la Madamin di Loverbeer. Una scelta (quella delle prime due) che mi lascia un po’ perplesso, perché se è vero che la birra è buona ed è giustamente piaciuta alla giuria, mi fa un po’ strano vedere due versioni della stessa produzione premiate insieme, e vedere al primo posto una delle poche birre in bottiglia di tutto il festival. Le altre posizioni non ci sono note, purtroppo, forse sarebbero servite a capire meglio la classifica finale.

Concludendo, il bilancio sulla prima edizione dell’Orobie Beer Festival è ampiamente positivo, e ci auguriamo che possa diventare un appuntamento fisso dell’estate birraria. Vi salutiamo con questa ultima foto…

(un ringraziamento a Moreno e Simona per le foto presenti sull’articolo e per gli scambi di idee e assaggi durante il festival)