Beertemple – Amsterdam (NL)

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Category : Locali, Viaggi

Prima di andare al sodo, permettetemi una digressione autocelebrativa. Era la mia prima volta ad Amsterdam e nell’organizzare il weekend mi sono detto “perchè non testare di persona se PintaPerfetta.com è davvero utile per chi viaggia alla ricerca di birra come ci vantiamo?”
Il risultato è stato ottimo, anche perchè Amsterdam è una delle città più coperte dal nostro blog. Ho visitato tutti i posti di cui abbiamo parlato (*) e per tutti ho trovato che la scheda fosse utile ed esprimesse giudizi corretti. Se poi ci aggiungiamo che i posti in questione erano tutti più che meritevoli, con menzione speciale per l’Arendsnest, allora non vedo proprio l’ora di provare altre città.

Ma, parlando con Alessio, viene fuori che sul sito manca ancora una scheda importante, quella del Beertemple. Perchè? Facile, perchè il pub ha aperto solo da una manciata di giorni ed io sono il primo di noi a poterlo provare.
Le premesse sono delle migliori. Creato da Peter van der Arend, il proprietario dell’Arendsnest, vuole essere per le birre americane ciò che l’Arendsnest è per le birre olandesi. Non solo, ma il Beertemple si vanta di essere l’unico pub in Europa ad essere specializzato in birre artigianali made in USA – e ammetto che mi piacerebbe aver girato abbastanza da poter confermare o smentire quest’affermazione. Quello che è certo è che la selezione è impressionante, sia alla spina che in bottiglia.

Andiamo con ordine. Il Beertemple si trova in pieno centro, vicinissimo a piazza Dam e a pochi passi dal Bierkoning. Il locale non è grande e l’ambiente è da birreria moderna, tavoli e sedie sono di legno ma non sono “vintage looking”. Ciò che cattura maggiormente l’occhio sono da un lato il grande bancone, con dietro le spine (una trentina, non ancora tutte attive) e due frigoriferi ai lati, dall’altra l’enorme lavagna delle bottiglie. Il resto del locale è prevedibilmente pieno di bottiglie vuote e di gadget dei vari birrifici. In fondo alla stanza principale c’è anche una seconda sala leggermente rialzata con pochi tavoli, a memoria direi non più di 4 o 5.

La selezione di birre è, come già accennato, impressionante. Escludendo qualche spina commerciale, il nocciolo dell’offerta è dato da Anchor, Flying Dog, Great Divide e Left Hand, tutte brewery con le quali si va sul sicuro. Per “testare l’impianto”, ho provato qualche birra che già conoscevo ma che non avevo mai bevuto alla spina (Anchor Liberty Ale, Flying Dog Old Scratch) e mi è parso che entrambe guadagnassero in bevibilità rispetto alle versioni in bottiglia. A seguire, una ottima Great Divide Titan IPA e in chiusura una Saranac Pumpkin Ale in bottiglia.
Lo so, le pumpkin ale non sono esattamente il massimo (e questa non fa certo eccezione). Il fatto è che volevo provare qualcosa in bottiglia, ma l’elenco è talmente lungo che alla fine mi sono affidato al barista chiedendogli una bottiglia della cosa più strana che si può trovare nel pub. Beh, strana era strana, poco da dire. Ad ogni modo la scelta è vastissima, il sito ufficiale elenca 50 tipi di bottiglie ma a me sembra di ricordare che la lavagna ne elencasse anche di più.

Ultima nota, i prezzi sono più che onesti, in media 3,50 € per la mezza pinta e 5,50 € per la pinta, più variabili quelli delle bottiglie, ma la maggior parte delle 33cl non superano i 5 €.
Un ottimo esordio, quindi, quello del Beertemple, e non poteva essere altrimenti. Con 2 soli mesi di vita alle spalle si piazza di diritto tra i pub da non perdere di Amsterdam, nonchè una vera Mecca per gli appassionati di birre americane (e in Europa ce ne sono sempre di più).

(*) In realtà non sono stato al Wildeman perchè… ehm… mi sono dimenticato che è chiuso la domenica. Però a fine mese rimedio, eccome se rimedio…

‘t Arendsnest – Amsterdam (NL)

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Category : Locali, Viaggi

Amsterdam è una città stupenda e molto frequentata dai turisti italiani. Quello che non molti conoscono, però, sono i luoghi della birra di Amsterdam. Il Wildeman, un’autentica istituzione per gli appassionati di birra di tutto il mondo, l’abbiamo raccontato in precedenza.

Situato in Herengracht al 90, nel pieno centro di Amsterdam (per chi conosce la città è uno dei canali più famosi, più o meno a metà strada tra piazza Dam e il museo dedicato ad Anna Frank: per chi avesse meno dimestichezza con la geografia della capitale olandese, c’è sempre Google Maps ) l’Arendsnest è un posto più unico che raro.

Peter Van der Arend, competente appassionato di birra e whisky, ha aperto il suo locale diversi anni fa. L’intento era di creare qualcosa di diverso, vale a dire un locale che servisse birre prodotte nei Paesi Bassi: niente Belgio, niente Germania, ma solamente ciò che viene brassato all’interno dei confini nazionali, proprio in risposta ai tantissimi locali che servono birra belga (curiosità: proprio a fianco dell’Arendsnest c’è un ristorante di cucina belga).

Un locale fatto a misura del gestore fin dal nome (tradotto letteralmente, infatti, è “il nido dell’aquila”, un gioco di parole con il suo cognome), tutto in legno, confortevole e accogliente, che vanta di essere l’insolito “privilegio” di essere l’unico bar specializzato nel servire almeno una birra per ogni birrificio olandese, dai microbirrifici ai grossi marchio industriali. La traduzione in pratica del seminale “Nederlandse bierbrouwerijen”, scritto da Peter qualche anno fa e testo di riferimento per conoscere la scena birraria del paese nella sua interezza.

Per certi versi, ricorda il Popeye Beer Club di Tokyo (che serve quasi esclusivamente birra giapponese), di cui si era parlato qui.

Alla solita lavagna tocca il compito di illustrare l’offerta alla spina, che è di assoluto prestigio, con oltre 20 linee scelte a rappresentare il meglio della produzione nazionale. Una buona parte dell’attenzione è dedicata a La Trappe, l’unica birra trappista prodotta al di fuori del Belgio. La produzione della birra nell’abbazia di Onze Lieve Vrouw van Koningshoeven, come testimonia la fotografia qui sopra, è ampiamente rappresentata all’Arendsnest.

Non c’è luogo migliore al mondo per approfondire la scena microbirraria olandese dell’Arendsnest: per lo più si tratta di nomi che in Italia sono ancora quasi sconosciuti, ma che Tim Webb trattava già nell’edizione 2002 della Good Beer Guide to Belgium & Holland. A proposito di nomi famosi: da qualche parte nel pub c’è l’immancabile testimonianza fotografica del passaggio di Michael Jackson, che fu presente addirittura all’inaugurazione del pub, avvenuta nell’ormai lontano 12 luglio 2000.

Qualche nome che merita considerazione? Volendam, ‘t Ij (il birrificio di Amsterdam: vi consiglio Struis, Plzen, Columbus e Vlo), Us Heit (il birrificio della Frisia), Jopen (favolosa la Extra Stout alla spina, ma anche Koyt e 4 Granen Bok non deludono) e ovviamente la “sensazione” De Molen (da provare: Amarillo, Amerikaans e Hel & Verdoemenis, sia alla spina che in bottiglia), un birrificio che anche in Italia comincia a riscuotere successo tra gli appassionati.

Curiosità: c’è anche una house beer (Herengracht 90, prodotta dalla de Schans), anche se non ho ancora avuto occasione di provarla. Poco male, sarò da quelle parti tra circa un mese e mezzo e vi saprò dire.