Eccellenza Birra (Prato, dicembre 2010) – Report

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Category : Festival

E’ già passato un po’ di tempo dalla prima edizione di quello che, lo dico subito, potrebbe diventare un appuntameno fisso per i prossimi anni.
Eccellenza Birra, di questo stiamo parlando, si è infatti svolto dal 3 al 5 Dicembre scorsi presso l’area Fabbricone a Prato. Si è trattato praticamente di una novità assoluta per la zona; in Toscana infatti, se si esclude il Villaggio della Birra che comunque ha luogo ad almeno 2 ore di auto di distanza, è difficile trovare eventi che coinvolgano nomi di tale importanza nel panorama della birra artigianale italiana.
Infatti, sulla carta le impressioni erano ottime fin da subito. Intanto per la direzione artistica del sempre affidabile Kuaska, che per certe cose è sempre una garanzia. Poi per una davvero corposa lista di eventi e laboratori di degustazione, mai troppo tecnici e spesso rivolti ad analizzare alcuni degli aspetti più curiosi della birra artigianale, come gli abbinamenti con la cioccolata, coi prodotti del territorio e con… la musica! E poi, ultima ma non ultima, per una lista di birrifici ospiti davvero ottima, specie se si pensa che eravamo di fronte ad un vero e proprio “numero zero”. Buona parte dell’offerta era data da birrifici toscani, tra cui ben quattro pratesi a fare gli onori di casa, più lcuni birrifici ospiti di valore assoluto (tra cui Almond 22, Maltus Faber e Birra del Borgo. Per la lista completa c’è il sito ufficiale). A questi, si aggiunge uno stand gestito dallo staff del TNT Pub di Bibbiano che proponeva alcune natalizie dal Belgio più altre rarità direttamente dal magazzino di ImpexBeer.

Ma veniamo al sodo. Premetto che non ho partecipato a nessuno degli incontri e delle degustazioni e che ho girato il festival nei momenti di minor affluenza (venerdi sera e domenica pomeriggio) ma tutti mi hanno detto che al sabato era davvero difficile respirare data tutta la gente presente. Ottimo, perchè il successo di pubblico è l’ingrediente fondamentale per qualsiasi manifestazione. In effetti, Eccellenza Birra era stato pubblicizzato molto a Prato e dintorni, e l’impressione che avevo avuto era che il tutto fosse indirizzato non tanto a chi già ha familiarità con la birra artigianale, ma più alla “gente normale”. Idea che poi è stata confermata in pieno da alcune iniziative, come l’angolo per i bambini, la presenza di musica dal vivo decisamente “soft” e la zona molto grande dedicata al cibo, quasi più grande di quella della birra, con vari stand che vendevano specialità locali e non. Se davvero questo era l’intento, direi che il risultato è stato soddisfacente, dato che l’impressione era che la maggior parte degli avventori fosse gente curiosa di provare qualcosa di nuovo.

Sì, ma insomma, la birra? Diciamo che non avendo molto tempo ho preferito centellinare, evitando alcuni stand che già conoscevo e che di solito offrono prodotti non esattamente a posto. Ci saranno altre occasioni. Tra i birrifici (per me) meno conosciuti, due su tutti mi hanno favorevolmente colpito. Il primo, Doppio Malto di Erba, non è esattamente una novità dato che ultimamente si sta portando a casa qualche premio qua e là. Sia la pils che la IPA erano decisamente in forma e, benche non avessero niente di particolare o di stravagante, si sono lasciate ricordare come due tra le migliori birre della manifestazione. L’altro invece, Real Beer di Firenze, è decisamente meno celebrato e per questo forse è stata una sorpresa più grande. Birre forse non sempre perfettamente in stile, ma che a me sono piaciute parecchio (e non solo a me, stando ai commenti sentiti in giro). Una menzione particolare per la Notte Celtica, una stout che d’ispirazione irlandese ha probabilmente solo il nome. Un corpo molto robusto e un’abbondante dose di amarillo la rendono più simile a una stout americana (quindi molto più nelle mie corde… sì, capisco la soggettività del giudizio).
Poi, qualche assaggio di natalizie da birrifici conosciuti, come la 25dodici di Birra del Borgo e la Christmas Duck di Olmaia (entrambe buone ma non indimenticabili) prima di buttarsi sul belgio dagli amici del TNT. Non mi capita spesso di trovare una Avec les Bons Voeux alla spina, e devo dire che è sempre un bel bere. E c’è da dire che lo stand TNT è stato uno tra i più divertenti da osservare, specialmente per quanto riguarda la sincera curiosità degli avventori meno esperti nei confronti delle birre targate Impex. Tutti dei discreti mattoni, poco da dire, che però hanno avuto molta presa, sarà per l’elevato grado alcoolico generale (che sui più giovani ha sempre il suo fascino), sarà per i nomi strani, sarà perchè alcune erano davvero davvero buone. Tra tutte merita una menzione la Choklat di Southern Tier, una delle birre più sfacciatamente cioccolatose mai assaggiate. Non certo una session beer, ma sufficientemente strutturata da evitare di farsi archiviare dopo i primi due sorsi. Se proprio invece devo indicare una sorpresa in negativo, c’è da dire che il fusto di Extra Brune di Maltus Faber era davvero imbevibile. Peccato, perchè la birra la conosciamo ed è solitamente ottima, ma un fusto andato può succedere a chiunque.

Tirando le somme: organizzazione ottima (qualche erroruccio di valutazione lo si può perdonare essendo un numero zero), affluenza di pubblico oltre le attese e, soprattutto, tanta birra buona. Direi che gli ingredienti per fare di Eccellenza Birra un appuntamento fisso ci sono tutti. Ora non ci resta che aspettare la prossima edizione, e si sa che le seconde volte sono le più difficili, specialmente quando le prime riescono bene. In bocca al lupo, che di manifestazioni così non ce n’è mai abbstanza.

Natale in America 2010

Category : Birra

Il titolo potrebbe sembrare quello dell’ultimo film con Massimo Boldi o Christian de Sica, ma si tratta invece di una semplice opinione personale su alcune delle birre natalizie disponibili quest’anno al di là dell’oceano (per i lettori in Europa). Eh si, perché le natalizie sono una vera e propria tradizione da queste parti, e praticamente tutti i birrifici artigianali si inventano qualcosa per i mesi invernali, o in particolare proprio per il periodo delle vacanze natalizie. Ne escono fuori sia birre interessanti, sia banalità. Quello che è più curioso è che non ci siano stili ben definiti: in genere, vengono fuori birre natalizie piuttosto alcooliche e dai sapori forti, ma non manca chi ha voglia di sperimentare, per cui le offerte variano dalle witbier alle imperial stout, passando per imperial pils, brown IPA e quant’altro vi possa venire in mente.

Avevamo già parlato di birre natalizie americane l’anno scorso: tutte le birre ritornano anche quest’anno, e ho trovato molto in forma la Bells Winter White, decisamente bevibile e frizzante al punto giusto. Già è strano che mi piaccia una birra in stile witbier; d’inverno poi, è praticamente impossibile. Eppure l’ottima scelta dei lieviti è lodevole, e lo stile inusuale merita un ulteriore plauso. Inutile dire che l’Expedition Stout della Bells mi ha fatto scendere lacrime di gioia anche quest’anno; e sono riuscito finalmente a trovare anche la Double Cream Stout, che non è propriamente natalizia (si trova fin da Ottobre), ma merita sicuramente una menzione per il periodo invernale. Infatti è così cremosa e con un finale secco, che non si può non adorarla. Col suo colore molto scuro e un contenuto alcoolico piuttosto ridotto per quello che può sembrare al primo assaggio (6%), la Bells conferma la sua straordinaria abilità in tutto quello che è Stout et similia.

Sierra Nevada si getta nella mischia con il suo Celebration Ale, descritto come un’IPA ma molto simile ad uno winter ale; bel colore ambrato/ramato, due dita di schiuma come da manuale, e un bilanciamento pressoché perfetto. Ottima la scelta dei malti, che danno un corpo robusto fino all’arrivo dei luppoli che chiudono ogni sorso. Veramente ben fatta, per la contrapposizione tra i malti caramellati e l’acidulo luppolato. La Sierra Nevada è in cima alla lista di quelli che per queste festività non riceveranno carbone.

Per non essere da meno con le tradizioni, Southern Tier sfoggia il suo tradizionale Krampus. A quanto pare, Krampus è la nemesi di Santa Claus: mentre Santa porta i regali ai bambini buoni, Krampus fa il giro delle case a punire i bambini cattivi. Ne esce fuori una Imperial Helles Lager (denominazione americana) rosso scuro, con poca schiuma ma persistente, e dei malti assolutamente imponenti (per essere una Lager). Il luppolo arriva solo nel finale, ma è molto convincente. Con il suo contenuto alcoolico a 9% non ve la scorderete facilmente, ma onestamente, si sente subito che è il fratello maggiore delle Pils europee, e non si può che apprezzarla.

Great Lakes si cimenta in un classico Christmas Ale: una birra molto robusta, anch’essa ambrata, speziata di aromi natalizi come cannella e zenzero. Apprezzabile la carbonazione; non ho notato molto i luppoli, ma ciò che colpisce di più è la gradazione: 7.5%, molto difficili da percepire. Visti gli aromi, un classico di Natale, che da queste parti viene consigliato per il pranzo natalizio stesso (in Europa, la birra al pranzo di Natale probabilmente ha poca presa).

Andando più sul locale, ho assaggiato una East End Snow Melt. East End è un birrifico localissimo di Pittsburgh, con alcune birre piuttosto interessanti. La Snow Melt purtroppo arriva poco sopra alla sufficienza: è uno winter ale bello carico di sapori, ma un po’ troppo denso e “confusionario” per i miei gusti. Bello il color rame molto, molto torbido, piacevole la scelta dei malti, con note tostate e di cioccolato, e azzeccati anche i luppoli per bilanciare il tutto, ma rimane una birra di cui si apprezza la prima metà della pinta, e non viene voglia di prendere la seconda. Peccato. Sempre rimanendo sul locale o quasi, Stoudts propone uno Winter Ale, ma è talmente mediocre che non ci spendo altre parole. Troppo alcoolico.

Tornando sulla scala nazionale, dalla California arriva la Anderson Valley Winter Solstice. Forte di un 92/96 su ratebeer, dovrebbe trattarsi di un’ottima birra speziata; e invece personalmente l’ho trovata solo il classico dolcione. Intendiamoci: un dolcione ben fatto, ma mi sembrava di bere una birra mescolata a sciroppo (di buona qualità). Apprezzabile l’aroma acidulo, il bel colore ramato e la potenza dei malti, ma decisamente troppo zuccherosa per i miei gusti.

Non tradisce invece la Rogue con la sua Yellow Snow: già vincente per la scelta del nome, questa IPA invernale (non strettamente natalizia – si trova per circa 3 meesi nel periodo invernale), con un bel carico di luppoli Amarillo, ha dalla sua tutta l’esperienza della Rogue. Senza toccare picchi di eccellenza in nessuna categoria, rimane comunque impossibile trovarle un difetto: bel colore dorato, un dito e mezzo di schiuma, carbonazione piacevole, solida scelta dei malti e una valanga di luppolo, ma mai troppo potente. Con solo 6.2% ABV, si beve benissimo. Come già detto l’anno scorso, la birra strettamente natalizia della Rogue è e rimane la Santa’s Private Reserve – una variazione del loro red ale, con più luppoli (Chinook, Centennial, e un curioso Rudolph, come il nome della renna) e una differente scelta di malti. A me piace, sebbene sia assolutamente non convenzionale per essere una natalizia: non è né speziata, né particolarmente alcoolica.

La Victory si presenta alla competizione con un peso massimo: Yakima Glory, un IPA scuro di tutto rispetto. Qui a farla da padrone sono decisamente i malti scuri tostati e il caramello, ma anche i luppoli non sono da meno e bilanciano perfettamente il finale. Una birra potente e carica di tutto: a partire dall’aroma fortemente luppolato, passando per i sapori molto decisi in ogni direzione, per finire con il contenuto alcoolico (quasi 9%). Decisamente una birra da sorseggiare davanti al camino; un plauso alla Victory.

Finisco la carrellata con la birra che mi ha più piacevolmente sorpreso: Boulder Obovoid Oak-aged Oatmeal Stout. Questa stout, disponibile soltanto tra ottobre e dicembre, non ha niente da invidiare a nessuno. Un bel colore nero, schiuma spessa, è davvero molto vellutata. Si sentono i malti scuri, ma ci sono molti aromi ben bilanciati (cioccolato, vaniglia su tutti), dati probabilmente dalla stagionatura. Per certi versi credevo di bere una milk stout, ma meno dolce. Una birra molto ricca di sapori, con alcool 8% ma non pesante da bere. Per questo natale, il mio primo premio va a questa birra del Colorado.

Buone vacanze!

Giacomo
(foto: internet!)

Aggiunta “postuma”: rimanendo in tema aggiungo la mia ben più breve esperienza di birre natalizie americane provate quest’anno. Entrambe le birre provate hanno in comune il fatto di variare lievemente ogni anno gli ingredienti con cui vengono fatte ed, ovviamente, entrambe sono rintracciabili solo tra novembre e gennaio. La prima arriva da San Francisco ed è l’Anchor Our Special Ale, che ogni anno ho avuto la fortuna di provare alla spina all’Evening Star, dal colore rosso rubino e con un’intensa schiuma beige, vede dominare al palato un intenso e natalizio gusto di noce moscata, caramello, cannella e (a mio modesto parere) BigBabol… ma non lasciatevi intimidire dalla descrizione, perché potrete tranquillamente berne due pinte senza che diventi stucchevole, rischio che molte natalizie incautamente corrono.


L’altra arriva dal freddo ventoso di Chicago ed è la Goose Island Chrismas Ale (2009, per la cronaca), più chiara e meno viscosa della precedente, vince la mia personale palma di birra natalizia più beverina che abbia mai provato: infatti, ad un inizio simile alla Anchor, ma meno aggressivo, si aggiungono delle piacevolissime note di arancio e luppoli nel finale che sicuramente vi invoglieranno non ad un altro sorso, ma addirittura ad un altra bottiglia!

Buon Natale e buone vacanze anche da parte mia.

Lorenzo

OctobEUR Fest a Roma

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Category : Eventi, Festival

Dalla viva voce di Alex Liberati, incontrato pochi giorni fa in occasione del Borefts Festival 2010 alla De Molen di Bodegraven (NL) siamo venuti a sapere pochi giorni fa della festa in programma tra pochissimi giorni a Roma: la OctobEUR fest, che si svolgerà a Roma in zona EUR (appunto) dal 6 al 10 ottobre 2010.

Previste poco più o poco meno di 60 birre diverse alla spina, un “banco ombra” per appassionati con chicche vintage e altre rarità, insomma tutto il meglio che la Impex, società di Alex che si occupa di importazione e distribuzione di birre di qualità, ha da offrire.

La lista delle golosità prevede Mikkeller (DK), De Molen (NL), Southern Tier (USA), Dark Star (UK), Struise (BE) e una selezione di italiane tra cui la ExtraOmnes di Schigi, White Dog (Real Ale dall’appennino emiliano) e ovviamente la Revelation Cat.

Questa la lista completa delle spine presenti al festival:

Maxlrainer Zwickl Max
Maxlrainer Leo Weisse
Maxlrainer Pils
Braustelle Helios Kolsh
Braustelle Helios Weisse
Braustelle Ehernfelder Alt
Braustelle Summer Ale
Revelation Cat Kolsh IPA
Revelation Cat Back to Basic West Coast IPA
Revelation Cat Back to Basic West Coast IIPA
Revelation Cat Cream Ale
Revelation Cat Big Black Poochie
Revelation Cat Fly by Night
Revelation Cat Milk Mild
Darkstar American Pale (Cask)
Darkstar HopHead (Cask)
Darkstar Festival (Cask)
Moor JJJ IPA (Cask)
Moor Hoppiness (Cask)
Moor Sumerland Gold (Cask)
Mikkeller Single Hop East Kent Goldings
Mikkeller Single Hop Warrior
Mikkeller Single Hop Ten
Mikkeller Single Hop Cascade
Mikkeller Y Pale Ale
Mikkeller Green Gold
Mikkeller Triple
Southern Tier Gemini
Southern Tier Pale Ale
Southern Tier Choklat
Southern Tier Unearthly
Uncommon Baltic Porter
SmuttyNose IPA
White Dog IPA
White Dog Yellow Fever
ExtraOmnes Tripel
ExtraOmnes Blond Ale
ExtraOmnes Saison
Real Beer Notte Celtica
Struise Black Albert
Struise Mocha Bomb
Struise Pannepot
De Molen Vuur & Vlaam
De Molen Op & Top
De Molen Black Tovarishch
De Molen Hel & Verdoemenis 2009

Prevista musica dal vivo, set dj, cucina e un angolo beer shop dove poter prendere qualcosa da portare a casa. Ingresso previsto a 15€ comprensivo di 8 gettoni-degustazione e il bicchiere.

Se volete conoscere meglio Alex e le sue birre vi rimandiamo all’intervista effettuata da Gabriele qualche settimana fa, e già che ci siamo vi ricordiamo anche l’intervista realizzata a Luigi “Schigi” D’Amelio in occasione del Villaggio della Birra 2010.

Già che siamo in vena di piccole anticipazioni, abbiamo avuto conferma dell’assenza di Alex Liberati alla seconda edizione dell’Isola Che Non C’è a Suisio (BG), per impegni di lavoro all’estero. La seconda edizione sarà quindi dedicata esclusivamente a birrifici italiani, con il molto probabile ritorno di nomi ormai classici come Bi.Du. e Orso Verde. Ma non disperate: è allo studio un nuovo evento con Alex nei mesi successivi…incrociate le dita, perché potrebbe essere qualcosa di davvero interessante…

[Update] Pare che per OctobEUR sia cambiata la regola d’ingresso. Non più 15€ con 8 gettoni, ma ingresso gratuito, con però il primo “acquisto” fisso a 15€ che verranno scambiati in 10 gettoni, 1 bicchiere e il programma dell’evento.

Brasserie 4:20, Roma

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Category : Locali

Proseguiamo il viaggio birraio di Roma con uno di locali più famosi e più apprezzati: la Brasserie 4:20 di Alex Liberati. Diverso, diversissimo da tutti gli altri locali romani che ho recensito o recensirò a breve, è aperto tre anni e mezzo e si trova in zona Portuense (mappamappa dettagliata), non lontano dal famoso mercato di Porta Portese. Tra i suoi “difetti”, sicuramente ha quello della non facile raggiungibilità (almeno per chi come me non conosce bene la città e le linee di trasporto pubblico): la metropolitana non gli passa nemmeno vicino, quindi, in mancanza di mezzi autonomi, suggerisco di visitarlo presto o di mettere in conto una bella camminata o una bella botta da tassametro.

Brasserie 4:20, Roma

Brasserie 4:20, Roma

Ricavato all’interno di vecchi magazzini, la Brasserie 4:20 è, al colpo d’occhio, uno dei locali più belli in cui mi sia mai capitato d’entrare, forse il più bello in assoluto: composto da un’unica enorme sala, si presenta con arredamenti scintillanti e di grande impatto visivo. Al contrario, rimane probabilmente un pò freddo, meno intimo e accogliente di altri locali… diciamo il posto adatto più per portare la ragazza o un paio di amici che quello dove andare a fare della gran baracca. Al piano di sopra, invece, presente una terrazza, dove c’è più possibilità di fare baccano, e dove troverete altre sei spine 🙂

Io ci sono stato due volte in quattro giorni, ed entrambe le volte mi son seduto a bancone, che è ampio e dà la possibilità di stare comodi (e non stretti stretti) anche nel caso si volesse mangiare qualcosa. A proposito di cibo, i piatti succulenti non mancano nel menù e la specialità è il pesce. I prezzi, d’altro canto, non aiutano troppo ad organizzare delle abbuffate.

Venendo alla scena birraia interna, bisogna dire che è di primissimo livello: se nell’articolo sul Mastro Titta elogiavo la classicità dei prodotti, la sicurezza che i grandi nomi storici possono dare alla clientela, il 4:20 basa la sua “politica” sull’esatto contrario… la sorpresa. La quasi totalità delle persone può tranquillamente entrare e trovare un sacco di birre sconosciute, anche io, pur conoscendo i prodotti di Alex, son rimasto colpito da nomi, etichette e sapori che non credevo nemmeno esistessero.

Le spine sono ben 34: quando son stato io, 17 erano attaccate e 11 no (non conosco lo stato delle sei spine al piano di sopra). Si trovavano tre Mikkeller (due delle quali della linea Single Hop, cioè fatte con un solo tipo di luppolo e spesso usate a scopo “didattico” per trovare profumi, aromi e sentori erbacei o fruttati), la meravigliosa Southern Tier Choklat (100 su ratebeer) – che è una stout talmente cioccolatosa (passatemi il termine) che se non fosse alcolica si potrebbe tranquillamente scambiare con una tazza di Nesquik – e la sorella Southern Tier Ipa (ratebeer 97), davvero notevole. Inutile aggiungere che qui le spine cambiano a velocità vorticosa.

Brasserie 4:20, Roma

Brasserie 4:20, Roma

Tra le bottiglie, si trovano tutte le Revelation Cat (etichetta – di proprietà di Liberati – che collabora principalmente con i danesi di Mikkeller e gli olandesi di De Molen), Mikkeller, tutte le Southern Tier, le Nogne O, Portbrewing, Hoppin’ Frog, Haandbryggeriet, De Molen… nomi da mozzare il fiato ma anche birre di difficile degustazione, con spesso gradazione alcolica importante o sapori intensi: è l’altro lato della medaglia. Io ho assaggiato la Southern Tier Jah-Va che su ratebeer prende un “normalissimo” 100 e una ottima la Nogne O Dobbel Ipa (98). Perchè metto il voto di ratebeer (pur non essendo io un gran fan di voti e premi)? Perchè al 4:20 ogni spina ha segnalato voto e descrizione originale del famoso sito di rating.

In conclusione, posto eccezionale. Ma per mia personale convinzione, il 4:20 rimane il locale in cui chiudere la serata e non quello dell’aperitivo… in ogni caso, chapeau.

mattia

Italia Beer Festival Roma

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Category : Eventi

Come preannunciato, lo scorso weekend si è svolta la kermesse dedicata alle birre artigianiali italiane ed estere presso le Officine Farneto a Roma. Come la tappa meneghina, la scelta della location poteva esser migliore: le Officine Farneto, collocate nel bel mezzo di un area verde vicino lo Stadio Olimpico, si sono rivelate un’affascinante ma non propriamente funzionale scelta, alla quale si è aggiunta la sfortuna, considerato il nubifragio abbattutosi domenica sulla capitale che ha reso inagibile lo spazio esterno. L’affluenza del sabato pomeriggio è stata tutt’altro che elevata, rendendo l’esperienza assolutamente piacevole e vivibile, ma il costante aumento del pubblico, specialmente nel dopocena, ha costretto gli organizzatori a chiudere l’accesso alla manifestazione alle 23.30 (2 ore e mezzo dalla chiusura). Come scusante è importante precisare che il festival è andato oltre le ogni più rosea aspettativa!

Passando alla birra, la rappresentativa estera all’incirca eguagliava quella italiana e, personalmente, ho aprofittato della presenza di birrifici stranieri per degustare un po’ di birre di generale difficile reperibilità, ovviamente senza farmi mancare qualche buon prodotto italiano. Il mio personale plauso va ai quattro principali stand di casa: Domozimurghi Romani, Brasserie 4:20, Ma Che Siete Venuti A Fa’ e Mama Tequila. I primi con Rulles Estivale e – mi scuso – altre di cui avevo preso nota e diventate illeggibili nel foglietto degli appunti a causa di una macchia di birra; i secondi con una superba selezione di Southern Tier, De Molen e Mikkeller alla spina ben accompagnate da un’altrettanto vasta selezione di bottiglie tra le quali fuguravano Nøgne Ø, Port/Lost Abbey, Jolly Pumpkin; i terzi con un eccellente quartetto con De Dolle Boskeun, Great Divide Yeti, Cantillon Lou Pepe Framboise e Lambrate Ortiga; e gli ultimi con una buona selezione italiana di Orso Verde e Bi.Du. e Toccalmatto. Ottime birre accompagnate da cordialità, passione e professionalità! Da lodare e sottolineare inoltre che gli utili provenienti dalla presenza dei DZR al festival sono stati interamente devoluti a supporto delle popolazioni colpite dal terremoto in Abruzzo.

Finiti gli elogi, permettetemi un paio di critiche. La prima è per lo stand Sierra Nevada, che offriva tre spine di Pale Ale – tutte e 3! Inoltre alla domanda se fosse possibile la degustazione della Stout, presente solo in bottiglia, mi è stato risposto che era solo possibile comprare la bottiglia – e fin qui nessun problema – ma non era possibile berla (!!!), in compenso avrei potuto berla fuori a patto di non farmi vedere. Non sono stato a chiedere per quale motivo perchè temo che la risposta mi avrebbe irritato ancora di più, dato che non vedo quale motivo ci possa mai esser per vietare di bere una birra a un beer festival, e voglio ben sperare che non ci fosse!
La seconda, oramai una costante dei festival italiani, riguarda il cibo: per quanto sia migliorato rispetto alla totale assenza a Rovigo o alla salamella argentina di Milano, la presenza di un solo stand, oltre a ovviamente permettere di fare i prezzi che si vogliono (5€ per un paninetto con la mortadella sono esagerati anche a Portofino), comporta lunghe e strazianti attese nell’ora di punta.

L’ultima critica è a livello generale: a) IBF sta per Italia (non International) Beer Festival, la presenza di ulteriori birrifici artigianali italiani – mancavano all’appello soprattutto quelli del nord – non sarebbe dispiaciuta a nessuno; b) il sito ufficiale elencava i birrifici presenti: beh, la presenza di una bottiglia – in italiano – non significa la presenza del birrificio… non dico che mi aspettassi il mastro birraio della Port a spillare i suoi prodotti, ma nemmeno solo la possibilità di comprare la bottiglia – un po’ di chiarezza non farebbe male!

Traendo le conclusioni: la qualità delle birre si è rivelata molto elevata (Great Divide Yeti, De Dolle Boskeun e De Molen Hel & Verdoemenis su tutti); il cibo per quanto buono, molto caro e non abbastanza per soddisfare tutto il pubblico giunto e il rapporto birrifici/distributori non abbastanza elevato. Insomma, i margini di miglioramento sono molti, ma questo era in pratica la prima edizione capitolina organizzata in maniera autonoma, il che lascia fiduciosi verso le edizioni future.

Lorenzo