Report dallo United Indipubs – parte II e mezzo

Category : Festival



E così è giunto anche il mio turno di provare a riassumere lo splendido weekend birresco che è stato lo United Indipubs. Avrei potuto fare finta di nulla e negare la mia presenza, ma la foto postata da Mattia nella prima parte del suo resoconto ha distrutto ogni possibile alibi (oltre alla mia reputazione). Lasciamo quindi per un attimo da parte i “discorsi da adulti” ben esposti da Alessio, e ributtiamoci a capofitto nella scoppiettante Vezzano sul Crostolo, cercando di fare ordine tra i pochi appunti presi, rigorosamente meno leggibili ad ogni birra bevuta.

Cominciamo dalle birre, vere protagoniste della rassegna. E comincio confermando un’eccellente qualità media delle proposte, sia per quanto riguarda il giudizio sulle birre, sia per il loro stato di forma, generalmente ottimo, nonostante al sabato un paio di stand si dicessero preoccupati per il troppo poco tempo passato tra il trasporto dei fusti e la loro apertura. Tantissimi gli stili e i paesi rappresentati, cosa che ha stimolato la curiosità e mandato all’aria in breve tempo tutti i progetti di “scaletta ragionata delle bevute”, anche perchè non tutte le birre proposte erano attaccate contemporaneamente. Personalmente poi, erano molte le birre mai provate, con alcune addirittura mai nemmeno sentite dire, e quindi la sete di conoscenza ha sopperito alla fisiologica fine della sete “vera”.

Partiamo da chi giocava più in casa degli altri, l’Arrogant e il Goblin. Le birre fatte brassare appositamente da Alle erano decisamente buone, specialmente la Ready Made, la cui secchezza finale la rende a mio parere un’ottima birra da aperitivo. Già detto altrove della Bitch Please, molto complessa ma allo stesso tempo sufficientemente ruffiana, una menzione va anche alla Working Class Mild di Toccalmatto, ennesima dimostrazione che Bruno e i suoi difficilmente sbagliano un colpo. Umbe replica con una serie di Fantome di varie annate, sempre troppo acide per i miei gusti. Sugli scudi invece le birre del De Graal: alla pluriacclamata Goblin 21° Anniversary, di cui si è già scritto, aggiungerei l’ottima blanche Triverius, in formissima. Ne viene fuori l’immagine di un birrificio che passa agevolmente dalle birre estremamente complesse come la prima, a ricette più semplici e più da beva come la seconda, complimenti davvero.

Scendiamo verso sud, e incontriamo Gianni e il suo TNT Pub, di sicuro il publican del lotto con cui ho più familiarità e per questo quello da cui mi sono rifornito di meno. Però da quello che ho sentito dire pare che la Rodenbach fosse davvero in forma stratosferica, mentre io ho buone parole sia per la Witkap Tripel che per la Monk’s Stout di Dupont, una belgian stout atipica e molto bevibile. Accanto a lui lo stand del Macche, dove finalmente riesco a fare la conoscenza del Colonna. Anche qui si andava abbastanza sul sicuro, e ne approfitto per salire anch’io sul carro degli entusiasti sia della Fanø Vestkyst (pulita ed elegante), che della Kama Citra (davvero difficile da classificare, però il contrasto tra il corpo da brown ale e l’agrumato esotico del citra è tutto da provare), che della Kissmeyer London Honey Porter (dove per fortuna il miele non era in primo piano ma ben dosato).

E chiudiamo col nord, e non posso evitare di ringraziare Michele per aver deciso di portare una Suffolk Gold di St. Peters a pompa, per me la birra migliore del festival. Allo stand del Dome comunque il tricolore si faceva rispettare alla grande: sia la Loertis di Via Priula che la Spaceman di Brewfist hanno confermato all’assaggio ciò che di buono ne avevo già letto in giro. Da applausi anche la Abbay de St Bon Chien che ogni tanto emergeva dal retrobanco, con tanto di decanter. A difendere i nostri colori ci ha pensato anche Nino dello Sherwood con le produzioni di Bi-Du. In gran forma sia la ormai classica Rodersch che la Inverno Nucleare, imperial porter molto rotonda ed equilibrata, ma non certo timida. L’ho preferita nella sue versione normale rispetto a quella oak aged, forse un pochino troppo giovane.

Detto delle birre, vorrei ribadire anch’io i complimenti alla macchina organizzativa dell’Indupubs. La location era perfetta (gli stand al chiuso ci hanno subito rassicurati in vista di eventuale pioggia, cosa che per fortuna alla fine non c’è stata) e logisticamente organizzata come meglio non si poteva. Gli stand gastronomici hanno funzionato a ritmo serrato e ininterrottamente, e anche nei momenti di maggiore richiesta le code per il cibo sono state limitate. Tanto di cappello davvero a chi è riuscito a trasformare in punto di forza ciò che in questo tipo di manifestazioni è solitamente un grosso punto debole. Sarà difficile fare di meglio in futuro.

Chiudo con quella che potrebbe sembrare un’inutile sviolinata, ma mi piace dare a Cesare ciò che gli spetta. La tre giorni dello United Indipubs ci ha messi, noi appassionati, di fronte a 6 esempi di publican, 6 modi anche molto diversi tra loro di lavorare con la birra. E di queste 6 realtà, ma in realtà il discorso è ampliabile a tutti coloro che gestiscono un pub con cognizione di causa, si può dire tutto e il contrario di tutto: il gestore può essere simpatico o antipatico, si può essere d’accordo o meno con la sua politica dei prezzi o con la selezione delle birre. Ma nessuno mi toglierà dalla testa che all’Indipubs si sono viste 6 realtà gestite da persone, scusate il termine, con due palle così, che fanno il loro lavoro con passione competenza e rappresentano una parte di quell’eccellenza di in un ambiente, quello della birra artigianale, che ti richiede enormi sacrifici già solo per restare a galla. E che se io in questo momento sono qui a scrivere su un blog che parla principalmente di viaggi birrai, è in gran parte colpa loro.

Gabriele

Interludio – l’Indipubs (controrecensione)

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Category : Birra, Festival

Ovvero, come farsi pochi amici (diciamo pure nessuno) e molti nemici (temo un lungo elenco).

Premessa: la prima edizione dello United Indipubs mi è piaciuta per tutta una serie di motivi che potrete trovare nei due articoli (unodue) di Mattia. Splendida location (difficilmente se ne troverà una altrettanto bella e funzionale, nelle prossime edizioni), ottima birra, publican indubbiamente appassionati e competenti, un sacco di amici da salutare e con cui scambiare pareri e impressioni.

Seconda premessa: questo articolo forse interesserà solo a “chi fa parte del giro”. Spero di non annoiare nessun con la mia serie di considerazioni, che spero possano essere uno spunto di riflessione.

C’erano (alcuni de) i migliori publican, c’è stato un gran festival. Davvero, la selezione delle spine era assolutamente di livello, c’erano alcune indiscusse eccellenze della birra italiana (Bi-Du, Birrificio Italiano, Lambrate, Montegioco, Toccalmatto) e uno sparuto manipolo di nuovi birrifici italiani (Brewfist, Dada, Extraomnes, Loverbeer, San Paolo, Via Priula). Qualcuno mi ha detto che complessivamente, rispetto al numero di proposte straniere, erano molto poche e di pochi birrifici. Forse c’è del vero, anche se ripensandoci numericamente l’Italia era ben rappresentata, al limite mancava un po’ di varietà negli stili (le infinite declinazioni di IPA, APA e luppolate varie, ma è innegabile che il mercato e gli appassionati, ora come ora, cerchino soprattutto quel tipo di sensazioni, noi compresi). Stranamente quasi assenti le Imperial Stout, nonostante l’immensa popolarità di cui godono.

Qualche tempo fa ero a Selezione Birra a Rimini, e tra i vari incontri c’era questo che ritenevo molto interessante:

“IndiPub United, proposte e discussioni su una rete di gestori di locali birrari indipendenti.”

Ovviamente intervenivano e seguivano la presentazione diversi gestori di locali che amiamo molto. Sembrava che tutto questo dovesse portare alla nascita di una associazione o movimento, e anche il festival United Indipubs doveva essere un evento finalizzato allo sviluppo di una rete di questo tipo.

Le chiacchiere scambiate questo weekend invece hanno dato più l’idea di un gruppo di locali amici e in un certo senso “eletti” e non di un tentativo di creare una comunità o un movimento unito e aperto verso l’esterno. Intendiamoci: Pintaperfetta è nata innanzitutto come occasione di testimoniare e di vantarci dei nostri viaggi e dei nostri assaggi. E non troviamo sbagliato, in sè, il vantarsi dei propri successi. E’ la mancanza di uno sbocco propositivo quello che un po’ dà la sensazione di occasione mancata. Perché a oggi quel che sappiamo del futuro è una intenzione di fare un festival annuale (cosa buona e giusta), itinerante (preferirei di no, visto che un Podere Elisa non si trova facilmente, ma capisco che questo onore è anche e soprattutto un onere, per chi organizza):  con questi sei publican e le loro spine (ok) e, se proprio, un publican ospite a turno. Ecco, questo mi dà qualche perplessità in più, perché i publican meritori di dare un contributo a una iniziativa di questo tipo sono di più, e probabilmente molti sono propensi a “esserci”. Non è molto chiaro come potrebbero essere coinvolti, visto che l’iniziativa sembra abbastanza blindata nelle sue modalità, almeno a giudicare da quanto sentito al festival.

Quando ho chiesto come mai si fosse deciso di fare il festival nei tre giorni sabato-lunedì (con il lunedì lavorativo) mi è stato detto che era stato fatto soprattutto per poter sensibilizzare e coinvolgere chi lavora nel settore. Effettivamente per molti sganciarsi nel weekend è tutt’altro che facile, ma allora capisco poco la decisione di tenere (esempio) l’incontro sul rapporto birra-cibo (mi dicono interessante, dalla regia, ma me lo sono perso) di domenica.

A proposito degli incontri della domenica, il più atteso era senza dubbio lo scontro tra titani, la resa dei conti, vale a dire:

15,30 incontro con le associazioni Birraie (mobi,unionbirrai,ADB,…) presente un membro del C.A.M.R.A. presentato da Agostino Arioli e Andrea Camaschella, che illustreranno il movimento Inglese, per nuove idee sulle strategie da attuarsi per la valorizzazione della birra artigianale nei locali con impianti di proprietà.

Sul forum della prima associazione citata nel comunicato c’erano state fior di polemiche e venivano promesse scintille.

L’incontro è cominciato in leggero anticipo, erano presenti le associazioni (Giorgio Marconi per Mo.Bi., Simone Monetti per Unionbirrai, Paolo Polli per Associazione Degustatori Birra) più i publican dei sei locali e gli ospiti del Moeder Lambic di Bruxelles (Andy Mengal e Cinthya Paladini).

Legge le formazioni e dirige l’incontro l’arbitro signor Andrea Camaschella. Inciampa nel rapido giro introduttivo (presentando Paolo Polli come publican, anche se era stato invitato per il suo ruolo in campo associativo), poi passa la palla ad Agostino Arioli del Birrificio Italiano, che ha fatto una rapida introduzione auspicando l’unità di intenti tra i vari soggetti. Agostino si libera della sfera, che finisce in possesso di Colin Valentine della CAMRA. Questi riesce ad addormentare il gioco e una buona percentuale degli astanti con un paziente resoconto delle attività della CAMRA dalla nascita a inizio anni ’70 ad oggi. Sua instancabile spalla, una interprete senza la minima idea dell’argomento birra, di cosa sia il CAMRA e di cosa distingue una Real Ale inglese da una Heineken. Quello che ne risulta è un (estremamente) palloso resoconto di parti di storia dell’associazione con dettagli sulla storia birraria inglese e scozzese, dettagliata fin nelle sfumature regionali. Un intervento da mezzora buona, reso più lungo e confuso dai tempi di consecutiva e dalle evidenti difficoltà della volonterosa ragazza nel tradurre (memorabili perle come “birra vera” e “birra chimica”). Pur capendo le difficoltà della poverina, non capisco bene perché qualcuno non sia corso in aiuto suo e del pubblico, in fondo quasi tutti noi conoscono l’inglese in modo almeno decente e la birra quanto basta per non cadere in sfondoni. Fior di publican e di associazioni che hanno come impegno dichiarato quello di spiegare e raccontare la birra in modo adeguato, per assistere a tutto questo. Memorabili le fughe di alcuni dei partecipanti (oltre che del pubblico, me compreso) a caccia di birra durante l’infinita sequenza di aneddoti in uno scozzese talmente profondo da sembrare quasi parodistico.

Ci ha risvegliati dal torpore l’intervento di Cynthia Paladini del Moeder Lambic, con un racconto abbastanza veloce e molto concreto di quello che è gestire un pub “di nuova generazione” nella capitale belga. Interrotta purtroppo da un maldestro e barcollante publican di provincia in cerca di protagonismo (memorabile il “corvo fritto”). La “partita” è proseguita con veloci fraseggi un po’ inconcludenti da parte dei publican, prima di una veloce carrellata sulle varie realtà associative, Unionbirrai come associazione (soprattutto) di produttori, Mo.Bi. di consumatori, ADB per i corsi e i festival, con appelli più o meno congiunti all’unità di intenti e frecciatine rapidamente sedate dall’arbitro che rapidamente poneva fine a una partita che prometteva grande spettacolo e invece ha rivelato ritmi lenti, gioco lento e pastoso e un finale tutto sommato prevedibile. Unico vero lampo, il piccolo racconto di Umberto del Goblin di Pavullo, visionario e poetico, tra una citazione illuminante di Bukowski e l’emozione di credere nei propri sogni e nel proprio lavoro.

“nuove idee sulle strategie da attuarsi per la valorizzazione della birra artigianale”

Ecco, tutto questo non c’è stato. C’erano i personaggi annunciati, ognuno ha recitato la sua parte, ma sono mancate le idee, la progettualità annunciata, o se c’erano non sono uscite durante l’incontro. I leoni dell’associazione consumatori sono stati docili e mansueti, nonostante un pubblico più o meno pagante che ha seguito l’incontro soprattutto per vederli ruggire contro l’associazione rivale. Intendiamoci, io amo le partite di calcioni ed espulsioni. E credo che finché non si affronteranno certe questioni, che siano di principio o di rivalità personale, la tanto declamata “collaborazione” e “unità” non potrà essere che un miraggio. E l’unico modo per superare certe divisioni è lavorare insieme, non ruggire sui forum o sui blog contro i nemici reali o presunti.

Spulciando nei vari articoli di presentazione da qualche parte (non ricordo dove) avevo letto anche che l’incontro era una occasione per prendere spunto dalle iniziative e dai metodi della CAMRA (il “modello inglese”) e confrontare la loro attuabilità nel Belpaese. Se questo c’è stato, non se n’è accorto nessuno, temo.

Alessio

Report dallo United Indipubs – Parte II

2

Category : Festival

La prima parte del report la trovate qui.

Parto con la serie post-cena dal banchetto del TNT Pub: sono un grande fan delle birre di Dupont e la loro Monk Stout di certo non esce di troppo dai livelli di eccellenza che il birrificio di Tourpes ci ha regalato. Non è la Biologique, non è la Moinette nè la Bons Voeux, ma la birra riesce decisamente apprezzabile sebbene le stout belghe non siano, generalmente, dei grandissimi capolavori. Purtroppo la IV Saison di Jandrain de Jandrenouille non era a posto e così, su consiglio di Alessio, ho provveduto a saltarla. Di contro, mi han parlato un gran bene della Rodenbach presente alla postazione del TNT.

Al Macche bevo una Mikkeller/Grassroots/Stillwater Gypsy Juice che piace quasi a tutti tranne ad Alessio: la gradazione alcolica è importante ma non è particolarmente pesante, o almeno mi sembra… Prendo poi una ottima Beer Here Kama Citra (*) – quanto mi piace il profumo del Citra! – e un piccolo assaggio della D’uvaBeer di Valter Loverier: non sono un fanatico delle “acide” ma le birre di Loverbeer sono semplicemente fantastiche, riescono ad essere sempre morbide, beverine e a soddisfare il mio palato.

Al banchetto del Goblin – dietro il quale è presente anche Franco Fratoni di RealBeer – Umberto mi serve una Notte Celtica (RealBeer), una spaziale Fantome Gillmor 2009 (quella al mandarino, che Gabriele ha trovato un po’ troppo acida e che invece secondo me era perfetta) e una delle birre più buone del weekend, ovvero la Saison de Dottignies di De Ranke, in una forma spettacolare. Nota di colore: i vari “soldati” del Goblin hanno poi “sfidato” ad una epica bevuta, a notte inoltrata (io me ne son andato poco prima delle 4), i ragazzi del Macche, e voci attendibili mi dicono che la legione emiliana ha soverchiato e signoreggiato sulla banda di via Benedetta.

Per ultimo vi parlo del banchetto dell’Arrogant Pub, padrone di casa e grande “braccio” dell’organizzazione. L’ho tenuto per ultimo perchè credo gli vada attribuito un giusto merito e un bel riconoscimento per lo sbattimento e la voglia che Alle e il suo staff ci hanno messo per creare dal nulla quello che, si spera, possa diventare un appuntamento fisso e imperdibile nel panorma birraio italiano.
Qui ho occasione di bere una Altbier di cui mi son scordato il nome (buona ma non favolosa), l’ottima Schlenkerla Fastenbier e una tonnellata di English IPA di Lambrate (almeno tre sicure, poi qualche rabbocco a fine serata). Amici mi han parlato molto bene anche della Ready Made del Birrificio Dada, brassata apposta per l’occasione. Presenti anche le birre di Toccalmatto. Chi invece ha un po’ (molto) deluso le aspettative è stata BrewDog, che doveva consegnare ad Alle e all’Arrogant Pub la birra fatta per l’occasione, la Arrogant Dog. Purtroppo i 1800 litri fatti produrre in Scozia non sono arrivati per ritardi imputabili, da quanto ho capito – se sbaglio correggetemi) al birrificio scozzese. Anche l’annunciata presenza di James è andata a ramengo: il birraio non è venuto a Vezzano: vista da fuori, pare davvero un bel flop.

L’atteso incontro – “tavola rotonda” – sulle associazioni birraie, inizialmente osteggiato da MoBi per questioni davvero di lana caprina, è stato condotto da Andrea Camaschella e ha visto la partecipazione dei “Sei”, più Simone Monetti per Unionbirrai, Giorgio Marconi per MoBi, Paolo Polli per ADB, Agostino Arioli del Birrificio Italiano, Colin Valentine presidente del CAMRA e Cynthia Paladini e Andy Mengal per il Moeder Lambic. Noi abbiamo assistito sperando di veder mozzata qualche testa, in realtà, devo essere sincero, si son sentite cose interessanti e piene di belle idee ma magari un po’ banali e già ascoltate mille volte: l’idea che mi son fatto è stata di un incontro in cui pochi volevano/sapevano cosa dire e nessuno, sui temi importanti e conflittuali, s’è voluto sbilanciare.

Del resto, che dire? Erano presenti svariate altre birre oltre a quelle che ho bevuto, ma elencarvele tutte (senza averle provate) sarebbe un mero esercizio di scrittura e sarebbe davvero poco interessante. Gli stand gastronomici hanno lavoato a pieno regime e le cibarie assaggiate eano di ottima qualità. Nella giornata di domenica era presente un piccolo chiosco dei gelati, mentre anche sabato era stata allestita una zona per i più piccoli, con un teatrino di marionette – idea molto carina per tener occupati i piccoli.

La notizia è che lo United Indipubs diverrà manifestazione annuale e che sarà itinerante: verrà portato nelle varie sedi dei locali, non si sa ancora bene se cercando di coinvolgere anche altre realtà o volendo rimanere un gruppo ben chiuso (e questo sarebbe un vero peccato). Dove andremo a bere allo United 2012?

mattia

(PS e *) le birre non sono state prese nell’ordine di descrizione ma “miste”. Le ho messe in quest’ordine per raggrupparle in base al pub che le offriva. La Kama Citra è stata messa fuori dal Macche nella giornata di domenica.

(PPS) Auguri Elisa e Luca!

Report dallo United Indipubs – Parte I

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Category : Festival

Nel weekend appena trascorso, e in più nella giornata di ieri, s’è tenuto, come molti di voi sapranno, il primo United Indipubs Beer Festival. Il tutto si è svolto vicino a Vezzano sul Crostolo (RE), presso il bellissimo Podere Elisa (sito ufficiale). Dire che la manifestazione ha avuto successo sarebbe davvero poca roba: la tre giorni è stata senza dubbio una pietra miliare dei ritrovi birrai, sia per i numeri (che pubblicheremo nel caso ci venissero offerti, una volta ufficializzati) che per la qualità, sia per i nomi presenti che per gli incontri tenuti, che per il divertimento e le belle ore spese assieme a persone che hanno i tuoi stessi interessi.

La clemenza del tempo, soprattutto nella giornata di domenica, ha dato uno slancio fantastico all’atmosfera di baldoria che si provava vicino ai banchetti spine e fuori all’aperto. Sono arrivato sabato poco prima delle 18, proprio quando il Podere Elisa si stava cominciando a rimpire di persone: l’affluenza, come detto, è stata notevole, ma gli ampi spazi e l’ottima disposizione dei vari stands (anche gastronomici) hanno aiutato a rendere tutto estremamente vivibile anche nel momento di massimo affollamento.

Dopo il mio arrivo, pago l’ingresso (6€, comprensivo di bicchiere e due gettoni-consumazione) e faccio incetta di altri gettoni: il prezzo è 1,50€ cadauno, valevole per circa 15cl di birra – spesso gli spinatori di turno erano più generosi. Mi piazzo all’inizio al piano terra e esploro i due banchetti dello Sherwood Pub di Nicorvo (PV) e del The Dome di Nembro (BG). Dal primo prendo una Rodersch (in forma, a Roma a inizio Aprile l’avevo trovata estremamente lievitosa) e una Kriek di Cantillon, dal secondo una Loertis (la bohemian pils di Via Priula, buona) e una White Star Titanic Stout (buono il sapore, la corposità era davvero minima, anche tenendo conto dell’inglesità e della spinatura in cask), in più faccio un piccolo assaggio di St. Peter’s Suffolk Gold spinto da Gabriele che la trova straordinariamente sorprendente: non posso che dargli ragione.

Faccio giusto in tempo a salire le scale per vedere cosa trovo di buono al piano di sopra che viene annunciato l’inizio del Laboratorio di degustazione birra e Parmigiano Reggiano: mi accomodo nel giardino esterno e malgrado la mia cronica allergia alle graminacee, riesco a godermi al massimo le varie stagionature (18, 36 e il magnifico e intergalattico 50 mesi) accompagnate da abbondanti razioni birraie (rispettivamente abbinate a Bayerischer Gose, Fano Vestkyst, Goblin 21th Anniversary). Tutte e tre le birre si sposano con le rispettive contropartite formaggesche e tutte e tre sono, ognuna a modo suo, dei piccoli capolavori: la Gose salata, tipica di Lipsia, è uno stile che, almeno ultimamente, sta prendendo piede e moda. Ricordo di aver sentito la mia prima Gose a Novembre 2009 a Milano presso il BQ e di essermene innamorato all’istante. Le bire di Fano (DK) stanno davvero scalando le classifiche d’interesse mio e di tanti altri appassionati.

Due righe a parte per la 21th Anniversary, la birra che Umberto ha fatto brassare da De Graal in Belgio per celebrare il 21°, appunto, compleanno del suo locale, compleanno che cade tutti gli anni a inizio Marzo (il giorno preciso credo sia l’8, se mi sbaglio correggetemi). E’ venuto fuori un piccolo grande capolavoro, una birra scura, con una forte nota olfattiva di chinotto e un sapore particolarmente speziato e intenso, che non dimostra affatto i suoi 8% ma anzi ha una morbidità e una facilità di beva davvero straordinarie. Complimenti quidi a Umberto (e, ovviamente anche alla De Graal).

Qui sopra potete vedere parte dello staff di Pintaperfetta al massimo dell’impegno per immagazzinare birr informazioni da raccontarvi!

Ripresomi dall’esplosione gustativa dell’abbinamento 21th-50mesi, ritrovo i miei compari di bevute al piano di sopra: dopo aver mangiato qualcosa di sostazioso per cominciare a fare del “fondo” (che la mattina dopo s’è rivelato del tutto inutile) e del tutto ignorato il corpo che mi diceva che ero sotto antistaminici (e tutti sappiamo quanto sia godurioso l’abbinamento antistaminico-alcool), si riattacca a bere. Al piano superiore trovo i restanti 4 banchetti-spina. Oltre ai padroni di casa dell’Arrogant Pub, trovo, in rigoroso ordine alfabetico, il Goblin Pub di cui ho già accennato, il Ma che siete venuti a fà di Roma con il magnifico Manuele, e il TNT Pub di Buonconvento (SI), amatissimo, tra le altre cose, in quanto organizzatore del Villaggio della Birra a metà settembre.

Per sapere com’è andata… non vi resta che leggere la seconda parte del report!

mattia

(PS) le birre non sono state prese nell’ordine di descrizione ma “miste”. Le ho messe in quest’ordine per raggrupparle in base al pub che le offriva.

Eventi a breve

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Category : Eventi

Un piccolo riassunto degli eventi birrai che arrivano in calendario a breve (in rigoroso ordine cronologico):

(vista l’occasione vi annunciamo che è stata aggiornata e ristrutturata la sezione “Eventi” del sito)

Riapertura Birroteca di Greve / Giornata Homebrewing
La Birroteca di Greve, Greve in Chianti – 23 Ottobre
Riapre dopo la ristrutturazione dell’impianto uno dei nostri locali preferiti. Michela e Piso portano l’offerta di spine da 2 a 9 più una a pompa, e per l’occasione apriranno i battenti alle 12 ad un nutrito gruppo di homebrewers che si cimenteranno, tra le altre, anche in una cotta pubblica.

Doposalone del Gusto
Sherwood Pub, Nicovo (PV) – 25 Ottobre
Lunedì 25 Ottobre, Nino dello Sherwood Pub di Nicorvo organizza un dopo-serata con cena con abbinamento birre e post-cena con degustazione no limits delle birre di Left Hand, Bi-Du, Rurale, Cantillon, Montegioco e altre sorprese. Solo su prenotazione (www.sherwoodpub.it), 60€ con cena, 25€ dopo cena.

Cena di Halloween
Dickinson Pub, Scandiano (RE) – 31 Ottobre
In occasione della festa delle streghe, al Dickinson tireranno fuori alcune fra le birre che sono andati a prendere in Belgio questa settimana, tra cui IV Saison di Jandrain Jandrenouille e l’ottima Gouden Carolus Noel 2009, che verranno messe (anche) in abbinamento con una cena a tema.

Venerdì col Birraio
The Dome, Nembro (BG)
Rassegna ad appuntamenti nei venerdì del The Dome. La settimana scorsa si è iniziato con Jean Van Roy della Cantillon ed ogni venerdì da adesso a Natale (vi) porterà un nuovo mastro birraio per incontri, presentazioni e degustazioni. Il calendario è assolutamente appetitoso: venerdì 22/10 Lorenzo Guarino (Birrificio Rurale), 29/10 Renato Carro (Birrificio Valcavallina), 5/11 Agostino Arioli (Birrificio Italiano), 12/11 Bruno Carilli (Birrificio Toccalmatto), 19/11 Luigi “Schigi” D’Amelio (Birrificio ExtraOmnes), 26/11 Giovanni Fumagalli (Birrificio Val Priula), 10/12 Juri Ferri (Birrificio Almond 22), 17/12 Jerome Rebetez (Brasserie des Franches Montagnes) assieme a Valter Loverier (Loverbeer) e Lorenzo “Kuaska” Dabove.

Italia Beer Festival
Palavela, Torino – 19-20-21 Novembre 2011
Sbarca a Torino, per la prima volta, l’Italian Beer Festival organizzato da ADB. Dopo le tappe degli anni passati a Milano, Roma, Bologna, Brescia (ne scordo qualcuna? Ecco: Alessandria), ecco l’occasione per i torniesi e piemontesi di avere a disposizione un sacco di ottime birre a due passi da casa.

L’Isola Che Non C’è
Piazza antistante Locanda del Monaco Felice, Suisio (BG) – 19-20 novembre (?) 2011

La seconda edizione del festival invernale organizzato da Claudio della Locanda in collaborazione con l’associazione Compagnia del Luppolo di Bergamo dovrebbe rivedere la conferma di birrifici già affermati e presenti nella prima edizione (Bi.Du., Orso Verde, Toccalmatto) e due birrifici bergamaschi di recente apertura (Val Priula di San Pellegrino Terme, Endorama di Grassobbio).

Le Bire de Nadal
The Dome, Nembro (BG) – 3-4-5 Dicembre 2011
Ritorna, dopo il successo dell’anno scorso, una delle rassegne più importanti sulle birre stagionali. Appuntamento imperdibile per chi ama le natalizie, qui trovate il nostro report dell’edizione 2009.

Compleanno del Birrificio Emiliano

Birroteca Al Goblet, Modena – 19 Dicembre
Per la prima volta, tutte le produzioni del Birrificio Emiliano, tra cui anche la Natalizia che ha visto la luce in questi giorni, verranno spinate contemporaneamente al locale “ufficiale” nella giornata di Domenica 19 Dicembre, con orario (per ora non definitivo) 8-24. Ci vediamo là, ovviamente alle 8 del mattino!

Direi che ce n’è un po’ per tutti i gusti, non vi resta che prendere armi e bagagli, scegliere la vostra destinazione e… partire. Buona birra!

mattia