JiBiru – Singapore

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Category : Locali

Dire che ho trovato questo posto per caso sarebbe una grossa bugia. Infatti non solo me lo sono andato a cercare, ma ci sono pure dovuto tornare due volte, perché la prima volta, complici le 48 ore di viaggio con conseguente sonnolenza, non sono riuscito a trovarlo.
Ma andiamo con ordine. A Singapore, la parola “birra” è sinonimo di Tiger. Il che non e’ una cosa bella, anzi. Tuttavia, le birre importate dall’estero sono sottoposte ad una buona dose di balzelli e gabelle, col risultato che se ne ne trovano poche, e quelle poche costano care. Ma quando vengo a sapere di un pub dedicato alla birra artigianale giapponese aperto da poche settimane, non riesco a resistere, e decido di farci un salto.

C’è una complicazione: trovare il posto. E’ dentro il centro commerciale 313@Somerset, che è talmente grande da sfuggire di vista; inoltre è nella corte interna, e da’ sull’esterno. Si, ok, probabilmente non mi sono spiegato a sufficienza. Una volta individuato 313@Somerset, cercate bene al piano terra. Lasciatevi guidare dal vostro cuore, pensando intensamente ad una Hitachino Nest Espresso Stout.

Una volta trovato, si fa apprezzare l’arredamento. Molto semplice, ma elegante ed adatto all’ambiente. Diamo allora un’occhiata alla cosa più importante: la lista delle birre. Al JiBiru, la lista è breve ma non è affatto male. Ci sono 4-6 birre alla spina (dipende dal momento), più una quindicina di bottiglie, tutto rigorosamente giapponese. Tra i birrifici, si vedono Sapporo, Kiuchi Brewery (Hitachino Nest), Ishikawa, Yo-Ho Brewing Company, Tamamura-Honten. Alla spina ci sono principalmente Sapporo e Kiuchi.

Con un po’ di tempo libero e un buon libro davanti, inizio con una Tama no Megumi Pale Ale alla spina. Una pale ale ben bilanciata: colore dorato e vivo, aromi floreali, ben carbonata, e una discreta scelta di malti e luppoli aromatici per il finale. Buona session beer, ma forse la meno riuscita tra quelle che ho assaggiato nel pub.
Proseguo con una Hitachino Nest Nipponia, sempre alla spina. La Nipponia è una birra fatta con ingredienti tradizionali giapponesi (malto e luppolo che vengono coltivati in giappone da molto tempo), e ne esce fuori a test alta. Dorata, frizzante, delicata ma non debole nel gusto. Aroma floreale con finale secco: una birra molto interessante.

La mia terza scelta è la Yona Yona Ale, in lattina. Sostanzialmente una APA. Sembra infatti più adatta al mercato americano che a quello giapponese, ma immagino che il mastro birraio abbia deciso di sperimentare un po’. Esperimento forse rischioso, dato che in Giappone in genere vengono preferite birre più blande, ma ben riuscito. La birra è ottimamente bilanciata, facile da bere (sarei potuto andare avanti tutta la sera, se non ci si fosse messo il jet lag di mezzo), con luppoli molto aromatici e un finale secco/acidulo dato dai suddetti luppoli. Risulterebbe una buona APA anche negli USA; considerando che viene dal paese del Sol Levante, mi inchino rispettosamente al mastro birraio.

Finisco con una (provate a immaginare) Hitachino Nest Espresso Stout. Dato il jet lag mostruoso da cui ero afflitto, una bella stout al caffè era proprio quello che mi serviva. Dimenticatevi l’idea di stout alla Guinness: questa birra è preparata con la ricetta per una Russian Imperial Stout come base, e ne esce fuori una stout nerissima (è scura anche la schiuma), dal fortissimo aroma di caffè e cioccolato, molto frizzante, con ottimi malti tostati. Il finale è secco. Piuttosto alcolica (7.5 ABV), tuttavia non abbastanza “concentrata” per doverla considerare una Imperial Stout. Passata a pieni voti.

Dal punto di vista mangereccio, JiBiru offre una piccola selezione di sashimi, una lunga lista di stuzzichini/antipasti, e come piatto principale sostanzialmente solo soba, sia fredda che calda. La soba è di discreta qualità, ma non è la migliore che abbia mai mangiato. Rispetto a quello che si trova in genere in Europa, comunque, non è affatto male.

Rapido e cordiale il servizio; le birre hanno il bicchiere adatto, e vi vengono versate davanti agli occhi, a meno che non siano alla spina.

Ultima nota (dolente) sui prezzi: questo pub è caro, inutile girarci intorno. Il sashimi ha un costo piuttosto alto per essere a Singapore, ma è in una zona molto chic, ed è comprensibile; il resto del menu “solido” ha invece un prezzo normale. Da notare che il “normale” di Singapore risulta essere “molto basso” per chi viene dall’Europa. Ma le birre sono molto costose, tutte sopra i 10 dollari. Non credo che questo sia un problema enorme per due motivi: primo, a Singapore tutte le birre importate (ovvero, praticamente tutte tranne la Tiger) costano piuttosto care a causa delle tasse elevate imposte dal governo, e anche le birre locali hanno un prezzo ragguardevole. Se devo pagare 8 dollari per una Heineken oppure 10 per una Tama no Megumi PA alla spina… beh, chiamatemi scemo, ma preferisco la seconda. Secondo, al momento il cambio con l’euro è molto favorevole alla moneta unica, quindi tutto sommato una birra non la pagate più di 7-8 euro. Chi, come me, paga in dollari americani, è un po’ meno fortunato. Ma alla sete non si comanda.

Per concludere, se siete amanti della birra di qualità e non vi fate problemi a spendere un po’ di più, vi consiglio di andarci: dopo una settimana di sola Tiger, vi sembrerà il paradiso.

Giacomo

Report da Tokyo: parte 1, introduzione

Category : Viaggi

La reazione più comune riscontrata dalle nostre parti è un misto di stupore e incredulità, quando si parla di birra e Giappone.

Eppure, la storia della birra in Giappone non è poi tanto diversa da quella italiana: viene introdotta nel paese del Sol Levante dal 1850 circa e tra il 1869 e il 1899 nacquero i principali gruppi birrari che ancora oggi dominano il mercato locale (Asahi, Kirin, Sapporo, Suntory).

I primi tre sono marchi noti a chiunque abbia avuto occasione di cenare in un ristorante giapponese, mentre il quarto (almeno a livello di whisky) è ben noto a chi ha visto Lost In Translation.

Facendo un giro per le strade di Tokyo, e soprattutto all’interno dei mezzi pubblici, è impossibile non notare la quantità di manifesti pubblicitari dedicati alla birra, sicuramente molti più che da noi. Segno che il mercato interno è più che attivo e rivolto a diverse fasce di pubblico (facile trovare il manifesto della “Strong Seven”, la nuova forte della Kirin, accanto a quello della “Zero”, la birra dietetica della stessa marca). Sbaglia chi pensa che in Giappone si beva principalmente sake, shochu o altri liquori tipici. La verità è che ai giapponesi la birra piace, e ne consumano parecchia, sia a tavola che nei bar e nei locali.

Tant’è che la birra in Giappone può essere trovata più o meno ovunque, come del resto in Italia. Supermercati, bar, pub e persino distributori automatici agli angoli di strada. La parte del leone la fanno la Asahi e la Kirin che da sole raggiungono il 75% del mercato, soprattutto grazie ai loro prodotti di punta, rispettivamente Super Dry e Lager. Curiosità: se in Italia molti produttori industriali si dedicano a birre rosse e/o doppio malto come prodotto “alternativo” nella propria linea, in Giappone le linee sono decisamente più ampie e varie, e sono molto presenti le birre scure: i birrifici industriali propongono dark lager, i microbirrifici stout di vario genere.

Guarda dov’è il palazzo della Asahi a Tokyo!

<i>Il palazzo della Asahi ad Asakusa, giallo come la Super Dry, e con la “schiuma” in cima</i>

Per quanto riguarda le birre di importazione, esse hanno un mercato tutto sommato marginale e ristretto a pochi marchi di facile reperibilità: Guinness, Heineken e Bass si trovano senza grande sforzo, mentre tanti altri nomi molto noti a livello mondiale rimangono confinati al circuito dei pub inglesi o irlandesi.

E’ presente anche una scena molto vivace di microbirrifici, di cui parleremo tra qualche giorno in un post pieno di sorprese.

Se i prodotti più diffusi e noti anche da noi sono tutto sommato trascurabili per un amante della birra di qualità, c’è chi ha deciso di riservare una linea “speciale” per chi ama la buona birra.

Stiamo parlando della Sapporo e della linea Yebisu, e per approfondire (ma soprattutto degustare) ci siamo recati al Beer Museum Yebisu a Ebisu.

Un museo piccolo piccolo, essenziale, che illustra con pannelli in giapponese e inglese la storia della birra in Giappone, la storia della Sapporo, i manifesti pubblicitari storici. Le cose classiche, insomma. L’ingresso è gratuito, la struttura facilmente raggiungibile con treno/metro (fermata di Ebisu, ovviamente), e si può così avere accesso alla “tasting lounge”, luogo deputato all’assaggio dei prodotti “di qualità” della Sapporo.

Guarda dov’è il Beer Museum Yebisu

I vassoietti di assaggio nella tasting lounge

Si ha la scelta tra prendere il vassoietto “di assaggio” (4 bicchieri da 0,1L) oppure una pinta di una delle birre presenti (circa 6-7). Oltre alle Yebisu (premium e black) troviamo anche una weiss e un paio di ale niente male.

E prima di uscire, un piccolo gift shop in cui trovare merchandising di vario genere della Sapporo a prezzi più che abbordabili.

(foto di Gabriele, testo di Alessio e Gabriele)