Selezione Birra Rimini 2011 – report

7

Category : Birra, Fiere

Quella che si è conclusa martedì scorso è stata la mia prima volta alla fiera di Rimini, quindi questo report sarà per forza di cose un giudizio senza termini di paragone diretti con le edizioni precedenti. Detto questo, vi invito a rileggere i report di Mattia dedicati alle edizioni 2009 e 2010, giusto per darvi un termine di paragone almeno con il passato più recente.

Selezione Birra 2011 è stata soprattutto, per me, una buona occasione per provare i nuovi birrifici o quelli che provengono da regioni lontane, quelli che non trovo con facilità nei pub del nord, oltre che per chiacchierare e fare assaggi in compagnia di amici vecchi e nuovi.

Grandi cose mi hanno detto di Ducato e Borgo, ma, mea culpa, in fiera non ho assaggiato nulla. Per quanto riguarda i primi (a cui rivolgo i complimenti per la razzia di premi nel concorso Birra dell’Anno di Unionbirrai), l’occasione si presenterà già il prossimo weekend a Milano.

Parlerò pochissimo del concorso, non avendo provato almeno due terzi delle birre premiate, anche se lascia un po’ perplessi vedere come tanti nomi storici o affermati siano assenti tra i premiati. Non so, provo a ipotizzare una voglia di premiare chi si è appena presentato sul mercato con prodotti indubbiamente di ottimo livello, anche se forse è un po’ presto per definire le loro birre come tra le migliori prodotte a livello nazionale.

Del lanciatissimo birrificio Foglie d’Erba ho provato pochino, anche perché il loro stand era spesso inesorabilmente vuoto (fino al pomeriggio inoltrato) oppure preso d’assalto. C’è stato modo di fare un assaggio di Babèl, birra che sembra suscitare entusiasmi che ancora non capisco. Avevo avuto sottomano una bottiglia presa al Domus Birrae di Roma, era discreta ma non mi dava grandi sensazioni. Mi ero ripromesso, anche per i tanti elogi spesi da amici e conoscenti, di riprovarla. Speravo che in fusto potesse darmi quel qualcosa in più, ma non ho notato grandi differenze. Rimando alla prossima occasione, chiedendomi però che senso abbia che un birrificio sia certificato per la salvaguardia di aghi e resine di pino. Misteri delle birre di montagna (a proposito, il dominio del birrificio mi sembra un bel colpo di genio). Complimenti anche per lo stand, uno dei pochi facilmente riconoscibili.

Tra i tanti birrifici visitati, un plauso a Bad Attitude per l’attenzione dimostrata nei confronti dei blogger (prima il progetto Tasting Room, poi gli inviti alla fiera) e per lo stand, curatissimo come e più che all’Italia Beer Festival di  Torino. Per me è stata la prima occasione per provare le loro produzioni in fusto e per testare, sia dalla lattina che dalla spina, l’ultima nata Kurt, una pale ale beverina e paracula quanto basta.

Molto attesa era anche la Working Class Mild di Toccalmatto, alla primissima cotta. Il risultato è una mild molto piacevole e molto inglese ma che manca di quella caratterizzazione tanto tipica delle produzioni del birrificio fidentino: chiacchierando con Allo e Bruno l’intenzione sembra proprio quella di intervenire in tal senso. Le altre produzioni, a partire da birre ormai classiche come Zona Cesarini e Stray Dog Bitter, si confermano invece di altissimo livello.

Sempre sulla linea dei birrifici “amici”, non potevo non esimermi da un salto dai brianzoli di Menaresta: un po’ la voglia di provare la Bevera, birra originariamente destinata al Bardo di Carate Brianza e arrivata nientemeno che a Roma, vera Hollywood della scena birraria italiana, un po’ la voglia di provare la nuova Verguenza, che nella sua versione iniziale (estate 2010) avevo trovato un po’ troppo ruvida e con una nota un po’ alcolica. La nuova versione corregge gli eccessi di gioventù diventando una luppolata di valore assoluto. Sempre restando in Brianza, ottima anche la Tripè di Lariano, tripla belga senza gli eccessi da dolcione.

Luci e ombre nei miei assaggi di Opperbacco: bene TriplIpa, un po’ anonima Eipiei, un po’ un dolcione la 10elode. Meglio, forse anche perché meno impegnative, le produzioni di Brewfist, senza tanti fronzoli ma assolutamente godibili. Promossa in particolare la Burocracy, ma buone sensazioni anche dalle altre produzioni. Ripasserò da entrambi a Milano.

Sono rimasto un po’ deluso, invece, dalla Castigamatt di Rurale, che però vince il primo premio nella sua categoria. Forse me l’aspettavo diversa, chissà. Ad ogni modo, le altre birre (Blackout e Terzo Miglio) si confermano su livelli altissimi. Resta la perplessità qualche dubbio, tornando al concorso, per una categoria-calderone che racchiude birre scure che vanno dalla Confine del Bidu (sei gradi, non starebbe meglio a far la gara con le altre stout o porter?) fino alle più impegnative Imperial Stout e Double IPA…

In conclusione: Pianeta Birra (questo il nome storico della fiera) è stato per tanti anni un colossale carrozzone della birra e del beverage che fa i grandi numeri, con tutti i più grandi nomi delle multinazionali del settore presi ad allestire stand faraonici con cui conquistare il favore di piccoli e grandi clienti. Negli ultimi anni, tutto questo è andato scomparendo, trasformando quella che era la fiera nazionale del settore birra in quello che è un lussuoso (a giudicare dal prezzo dell’ingresso) appuntamento destinato a replicare vagamente gli stilemi del Salone del Gusto, con un solo padiglione dedicato alla birra, e neanche per intero (un padiglione per intero, invece, era dedicato all’olio extravergine di oliva), con stand più disparati che arrivavano a includere il Consolato (o era l’Ambasciata? o la camera di Commercio? boh) della Namibia. Tutte queste riflessioni ho cercato di farle con amici appassionati e con qualche birraio, oltre che con Simone Monetti di Unionbirrai, che però invitava (giustamente) a guardare il bicchiere mezzo pieno del settore artigianale che rappresenta. Un po’ le stesse riflessioni le ha fatte con un post una persona ben più autorevole di me, che esprime un po’ lo stesso spaesamento. Insomma, solo il futuro saprà rispondere agli interrogativi sulle prossime edizioni di questa manifestazione.

(solito ringraziamento a Moreno e Simona per le foto dell’articolo)

Pianeta Birra 2010

3

Category : Fiere

Come ogni anno, arriva Pianeta Birra, la rassegna birraia che presenta marchi, distributori e soprattutto piccole realtà artigianali al pubblico specializzato e alla massa. Come al solito la manifestazione si è svolta alla Fiera di Rimini, precisamente nei giorni 21-22-23 e 24 Febbraio. Ho avuto la possibilità di fare un’approfondita visita nella giornata conclusiva, che si è resa piacevole dalla modesta quantità di persone presenti.

Intanto bisogna dire che l’edizione 2010 si è svolta in tono minore rispetto a quella del 2009 (recensita qui): lo spazio dedicato alle birre era circa la metà di quello della scorsa annata. Poco male, in linea di massima, perchè ciò che doveva esserci, c’era.
Nella zona degli importatori, faceva da padrone il mega-stand di Interbrau, e da piccolo (ma valido) contraltare, Eurosaga. Poco più in là, una decina abbondante di stand più o meno minuscoli presentava materiali, impianti e anche qualche produzione a me cara: è il caso della Ganter di Freiburg im Breisgau, tappa obbligata nel mio annuale giro verso il Belgio, sia per la qualità delle birre che per la cura nel cibo.

Nell’area riservata alle produzioni artigianali italiane, erano molti gli stand validi, e per ovvi motivi non ho potuto assaggiare tutto (anche perchè un minimo di “lavoro” l’ho dovuto svolgere), per cui mi son buttato su qualcosa ad alto grado di “sicurezza” come Lambrate e Toccalmatto, qualcosa di nuovo (almeno per me) come Pausa Cafè, e qualcosa di imperdibile come lo stand di Alex Liberati e 4:20 di Roma.

Partiamo da Toccalmatto, che come al solito presenta in grandissima forma le sue Skizoid, Surfin’ Hop, Re Hop e Fumè de Sanglier. Passiamo da Lambrate con una sempre validissima Ligiera e una Ortiga che, quando sono arrivato, era un pò troppo calda per via di un malfunzionamento dell’impianto refrigerante… calda ma sempre buona :-)
Dopo una veloce Viaemilia e un assaggio della nuovissima Bia Ipa (davvero niente male) al Birrificio del Ducato, mi son lanciato verso lo stand di Pausa Cafè: il microbirrificio, situato nel carcere di Saluzzo, nasce da una cooperativa sociale che annovera fra gli altri progetti anche la torrefazione presente nel carcere di Torino. Il loro progetto, che sfonda le porte del sociale e dà una possibilità di riscatto lavorativo a chi ne ha bisogno e ne è meritevole, prevede la produzione di numerose tipologie birraie, dalla Pils lasciata maturare in botti di legno di Slavonia, alla notevole Chicca che usa il caffè Guatemalteco prodotto al carcere di Torino, alla DuleMes con fortissimi sentori di zafferano, alla Tosta che richiama fortissimo il sapore e l’odore di cacao.

Successivamente mi sposto dal 4:20, che non fa mai mancare il suo apporto in fatto di nomi eccellenti. Assaggio una splendida Mikkeller Single Hop Amarillo e una Mikkeller Single Hop Tomahawk. Eccellente anche la De Molen Amarillo e la Port Brewing Pizza Port. Non fa niente per “nascondersi” al palato nemmeno la Pannepot Wild.

A quel punto mi ricordo però che devo anche far finta di lavorare (diciamo dare una mano ad un amico negli assaggi). Così nello stand di Eurosaga provo una ottima Gonzo di Flying Dog e una normale Anchor Porter (in bottiglia me la ricordavo decisamengte meno dolce). Da Interbrau, assieme ad un importante dirigente di Brooklyn Brewery, assaggio con piacere tre Sierra Nevada: Pale Ale (meglio in bottiglia, stavolta: risultava decisamente scialba alla spina), Harvest (buona) e Torpedo (la migliore a parer mio). Andando avanti, Jaipur (Thornbridge, di cui ho letto recensioni negative su Mo.Bi e devo dire che hanno tutte le ragioni del mondo: fusto (fusti?) andato), Brooklyn Chocolate Stout (buonerrima) e altre cose non imperdibili.

Insomma, niente male davvero come fiera, tante cose buone, peccato non aver avuto un pò più di tempo per girare con calma e gustare meglio ogni bicchiere, ma essendo arrivato alle 9.40, alle 15 il mio fisico ha cominciato a cedere: il prossimo anno dovrò attrezzarmi meglio…

Pianeta Birra Beverage & Co. 2010 – Rimini

Category : Eventi

Come ogni anno, a Rimini si terrà l’esposizione internazionale di Pianeta Birra (& Co.), appuntamento dell’anno italico e tra i maggiori eventi europei data la mole e la varietà di espositori presenti. L’evento è dedicato agli addetti del settore (grossisti, distributori, importatori e gestori di locali), alla stampa e alle associazioni di categoria. Alle giornate partecipano Unionbirrai e Mo.Bi., con interessanti seminari.

Il prezzo del biglietto d’ingresso è di €38 per chi avrà un biglietto invito fornito dalle aziende espositrici o un biglietto ridotto (costo € 3); mentre l’abbonamento per le 4 giornate è di €80.

E’ da ricordare che l’esposizione è aperta esclusivamente agli addetti, quindi spopoleranno come ogni anno tentativi di struscio, raccomandazioni di amici e tecniche ninja di infiltrazione. Noi consigliamo di affidarsi alle associazioni di categoria, ad esempio gli associati Mo.Bi. avranno la possibilità di accedere alla fiera a prezzo ridotto.

Ultimo appunto per chi riuscirà ad andare: evitare sacche capienti, vestiario “da fattone” e ubriacature più o meno moleste. L’organizzazione dell’evento è infatti abbastanza rigida a proposito e non esiterebbero a burrarvi (spalmarvi su una fetta di pane) e buttarvi fuori gentilmente.

Rimini, un altro punto di vista

2

Category : Eventi

Riprendendo le parole di Mattia, Rimini è certamente la miglior fiera birraria d’Italia. Per questo, credo ci sia bisogno anche di sentire un’altra campana, anche per farsi un’idea più approfondita della cosa. Organizzata a Rimini e in un’area immensa, con anche altri settori coperti – se è chiamata Food&Beverage ci sarà un motivo -, è facilmente raggiungibile sia in macchina sia in treno. L’organizzazione può apparire molto rigida, soprattutto all’inizio, ma con un po’ di parlantina e capacità di vendersi si riesce ad accedere ovunque, anche tramite biglietti da visita (che nessuno andrà a controllare se veri o falsi).

Per entrare - Come già sottolineato da Mattia nel suo precedente post, bisogna pagare circa quaranta euro – per dovere di cronaca sono trentanove – per entrare, senza avere la possibilità di visitare tutti gli stand. Inoltre bisogna dimostrare di essere operatori del settore o di fare parte di un’azienda invitata. Io ho ricevuto il biglietto tramite TRK (che, fra l’altro, ringrazio), azienda operante nelle tecnologie satellitari per rintracciamento camion. Avuto il tagliando per entrare, serve qualcosa per attestare l’appartenenza alla ditta di competenza: il biglietto da visita in combinata con carta d’identità vengono tranquillamente presi in considerazione.

Gli stand - A parte i grandi colossi della birra, come Paulaner per fare un esempio, sono presenti anche vari distributori. Certamente degno di nota è lo stand Interbrau, che racchiude – tra gli altri – Augustiner e Chouffe. Molte le birre alla spina: dalla Chouffe Houblon, il prodotto meno conosciuto del nano ma eccezionale per chi adora le “luppolate”, alla Sierra Nevada pale ale, passando per Kwak, Tripel Karmeliet, Gouden Carolus Classic e Ambrio (nota di demerito), Saison Dupont e chi più ne ha più ne metta. Insomma, una sorta di paradiso, anche se molto affollato.
Davanti allo stand Interbrau c’è quello, quasi gemellato, della Brooklyn Brewery: direttamente da New York, questo birrificio era presente con vari prodotti. Quelli provati mi hanno impressionato, in maniera favorevole: buona la Brooklyn Lager, color ambrato e gusto decisamente gradevole, pazzesca quella al cioccolato, con un sapore di cacao che persisteva in bocca. Meno buona delle tre, probabilmente, la Weiss: decisamente troppo forte per i miei gusti, anche se il sapore era già inquinato dalle bevute precedenti.

Italiani – Come ogni fiera che si rispetti, anche i microbirrifici della nostra Penisola sono presenti in quantità massiccia. Parto dal Ducato, uno dei miei preferiti: AFO spettacolare come al solito, alla spina fa sentire tutto l’aroma del luppolo, mentre la VIS è oramai una garanzia. Pure i più scettici – non faccio nomi – si stanno ricredendo.
Solita menzione per Lambrate, Bidù e Orsoverde, vere e proprie realtà del mondo artigianale italiano, con prodotti sempre nuovi affiancati ai propri cavalli da battaglia.
Dulcis in fundo, da Parma arriva il birrificio Toccalmatto, sponsorizzato dal mio barista di fiducia (Claudio, della Locanda del Monaco Felice), di cui parleremo domani. La data non è casuale, giacché stasera a Suisio – proprio nel locale di cui sopra – è in programma la degustazione dei prodotti, in abbinamento con pietanze scelte dallo (o dalla?) chef Carla.

Pianetabirra, Rimini

1

Category : Eventi

Nella giornata di Lunedì 16, son stato alla fiera di Rimini per partecipare a Pianetabirra, un’importante rassegna annuale dedicata alla nostra amata birra. Anche gli anni scorsi avevo provato ad andare, ma ogni progetto era sempre naufragato poco prima per via delle difficoltà nel reperire i biglietti. Per accedere alla manifestazione, infatti, o si pagano circa 40 euro di ingresso, o si entra tramite una sorta di “accredito” che possono avere solo i titolari di locali o esercizi commerciali attinenti al mondo birraio. avere uno di questi inviti permette altresì di poter accedere a zone più particolari, come gli stand di Interbrau, di Eurosaga e altri grossi importatori.

Arrivato alle 9:40 di mattina, comincio a prendere familiarità con gli stands, e soprattutto con le spine. La prima che assaggio è la Sierra Nevada IPA, di cui tanto mi han parlato bene i colleghi del blog. Sul mio orologio sono le 9:55. Alla fine della giornata, le birre bevute saranno circa 25. Da ricordare le migliori, ovviamente: Chouffe Houblon, Gouden Carolus che rimane sempre eccellente, Saison Dupont, Rulles Estivale. Ci si sposta quindi verso l’area degli stand italiani, e si trovano i piccoli e forniti banconi delle solite note garanzie: Bi-Du, Orso Verde, Vecchio Birraio, Lambrate. In più, qualcosa di nuovo come Toccalmatto che ha cose veramente interessanti (soprattutto una affumicata) e la conferma dell’eccellenza per quel che riguarda la Verdi Imperial Stout del Birrificio del ducato (già sentita a Villimpenta in una bella serata organizzata da Degustabirra).

Molti altri stand decisamente più commerciali affollano gli enormi padiglioni, ma si può dire che non ci fosse molto altro tranne il reparto italiano e i grossi stand degli importatori.
Durante le varie chiacchierate intraprese, posso dire di aver mangiato assieme ai tre importanti rappresentanti della Augustiner, e di aver conosciuto di persona i mastri birrai di Abbaye des Rocs, Rulles, e i proprietari di Sierra Nevada e della Bosteels.

Infine, la mia opinione. Credo che Pianetabirra sia di gran lunga la miglior fiera del settore, ma mi sento di suggerire (a chi non potrà essere presentato da qualche titolare di locale) di valutare bene il costo dell’ingresso, in quanto le vere specialità sono all’interno di quegli stands che senza invito rischiano, ahimè, di diventare irraggiungibili. Consigliatissimo l’arrivo in prima mattinata di giorno feriale per evitare la ressa del weekend e del pomeriggio.
Mattia