1° Festival del Gusto Sapore d’Europa (?) – Suisio (BG)

Category : Festival

Sono reduce dal secondo festival estivo di Suisio (BG) organizzato come sempre nella piazzetta antistante la Locanda del Monaco Felice, che ogni sei mesi circa ci delizia con una rassegna di birrifici italiani di qualità e di chicche dal resto del mondo, solitamente ad opera di Alex Liberati e della sua Impex.
In questo caso, il titolo era 1° Festival del Gusto Sapore d’Europa, anche se il Sapore d’Europa è svanito alla vigilia dell’evento: le bancarelle che tanto caratterizzano i mercatini europei in quel di Bergamo sono state costrette a dare forfait dall’associazione che le coordina, per motivi abbastanza vaghi e comunicati alla Locanda e al Comune di Suisio solo nella giornata di venerdì 3 giugno.
Claudio e Carla si sono prodigati facendosi in quattro per riuscire a rimediare alla situazione creatasi, e alla fine a nessuno è mancato il ristoro (che consisteva, al di là delle cene a prenotazione, in salsicce e cipolla, crocchette di pasta/riso orientali e nelle ormai classicissime frikandellen).
Nonostante le promesse di pioggia battente delle previsioni meteo, Giove pluvio ha risparmiato Suisio nella serata di sabato con una sorta di nuvoletta dell’impiegato al contrario: pioveva più o meno tutt’attorno, mentre lì si stava benone. Questo per dire che il pubblico ha risposto bene, ma con un’altra situazione climatica avremmo senza dubbio avuto un riscontro anche maggiore (abbiamo avuto testimonianze in tal senso sia dai bresciani che dai brianzoli). Anche domenica il tempo ha tutto sommato tenuto bene, anche se qualche goccia in più si è sicuramente vista e sentita.

Detto dei problemi organizzativi dell’ultim’ora, veniamo a una breve cronaca di quello che è stato il festival birrario. Il calcio d’inizio era fissato per le 18 di sabato 4 giugno, per chiudere intorno all’1 e riprendere all’ora di pranzo di domenica 5.
Gli stand, da destra a sinistra, prevedevano Schigi con due spine di Extraomnes, Simone di Endorama con l’intera linea alla spina, Davide e Antonella (già collaboratori di Pinta Perfetta) in rappresentanza delle guardie svizzere di Bad Attitude, poi Stefano Allera al banco del Ducato e la banda di Impex con una tonnellata di roba inglese e non solo.
Il banco Bad Attitude aveva un problema di attacchi che impediva di attaccare tutte le birre portate, e così i nostri volonterosi amici si sono industriati nel ruotare i fusti attaccati all’unica linea funzionante il sabato e alle due funzionanti la domenica. Purtroppo le birre non erano particolarmente in forma (ad eccezione della Two Penny), con qualche problema evidente sia sulla Kurt che sulla Hobo.

Le cose sono andate decisamente meglio negli altri banchi di spillatura: partiamo da Endorama, che ci aveva omaggiato di una campionatura che io e Gabriele abbiamo provato un paio di settimane fa. A questo giro non ho provato la Milkyman, di cui già avevo parlato molto bene in occasione dell’ultima Isola Che Non C’è (e che anche in bottiglia si conferma ottima). La Vermillion (anche in questo caso, giudizio valido sia per la spina del festival che per la bottiglia aperta con Gabriele) ottima e non banale, tra le due versioni (anche se forse si tratta di lotti diversi) meglio quella provata alla spina a Suisio. Stesso giudizio sulla Malombra, saison sui generis (frumenti da blanche, luppolatura americana) che passa bene il test della bottiglia e della spina (anche in questo caso, meglio la seconda). Chi invece trionfa in carrozza sia alla spina che in bottiglia è la ultima nata Golconda, kolsch delicatissima, beverina e piacevole a ogni sorso. Decisamente la mia preferita della produzione, e forse la mia preferita in assoluto tra le italiane provate recentemente.

Ducato presentava la produzione “classica”, con la linea omonima nelle sue varie declinazioni (IPA e Bitter) e con altre produzioni classiche (Winterlude) e non (Wedding Rauch, ottima).

Il banco della Impex di Alex Liberati era una specie di fortino spesso assediato. Le West Coast IPA (I e II) brassate presso Gadds ormai le conoscete bene, la Common Conspiracy invece l’ho trovata un po’ piattina. Le produzioni di Dark Star sono un ancora un pochino più difficili da trovare in giro. E che birre! Un vero e proprio trionfo tra gli appassionati, con ottimi riscontri sulle varie produzioni e dibattiti sulle preferite (forse la Victorian Ruby Mild, anche se Sunburst e Hophead mi hanno ugualmente conquistato). Tutt’altro che trascurabile anche la parte “acida”, con kriek di Girardin e una produzione Revelation Cat ai frutti rossi (ottima). Quanto alla Mikkeller Black da 17 gradi e rotti, ho lasciato ad Andrea l’onore di farsi uccidere da Alex.

Extraomnes presentava la classica Blond e l’ultima nata (anche se ormai è in giro da qualche mese) Zest, che mi è sembrata meno aggressiva che a Milano (anche se a Milano l’avevo provata molto di sfuggita, devo dire). Tutte e due mi sono sembrate in ottima forma, e poi c’era il pompelmo

(solito ringraziamento a Simona per le foto)

Alessio

 

Nuovo impianto (o quasi) in casa Toccalmatto

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Category : Notizie in breve, PintaPerfetta

Fervono i lavori in casa Toccalmatto: settimana scorsa sono arrivati i nuovi “pezzi di impianto” che permetteranno di aumentare sensibilmente i volumi di produzione, ma senza far il salto nel buio qualitativo che spesso si verifica quando si cambia l’intero impianto di produzione passando da dimensioni modeste a impianti di medie o grosse dimensioni.

In questo caso, si tratta di quattro nuovi pezzi, un “pentolone” di bollitura di dimensioni ragguardevoli, un mixer e due fermentatori da 1750L che vanno così ad aggiungersi all’impianto già presente.

Il birrificio, che aveva chiuso il primo anno di attività con una produzione di circa 400 hl e il secondo con un ottimo 700 hl, avrà così la possibilità di poter aumentare la produzione fino a raggiungere i circa 1500 hl annuali.

Questo permetterà di poter aumentare progressivamente la produzione fino a portarla a circa il doppio di quella attuale, permettendo così di dissetare molti più palati e di raggiungere, in futuro, anche gli obiettivi di esportazione che sono nelle corde del birrificio.

Campionato nazionale homebrewing – sotto 50 OG – Nembro (BG)

Category : Birra, Eventi

Domenica scorsa, al The Dome di Nembro (BG), si è svolta la prima tappa del campionato nazionale homebrewing organizzato dal Movimento Birrario Italiano.

In cosa consiste tutto ciò? E’ presto detto: una serie di concorsi uniti dal filo rosso di una classifica finale, in cui l’homebrewer si deve misurare con stili e scuole diversi (es.: stili “tedeschi”, “belgi”, “natalizie”) sperando di totalizzare più punti possibili: solo uno sarà l’homebrewer italiano dell’anno!

Una bella iniziativa, che ha raccolto un sacco di iscrizioni, con oltre 60 birre iscritte alla tappa bergamasca dedicata alle birre “leggere” (sotto 50 OG). La consegna lasciava una certa libertà di stile, e gli homebrewer si sono sbizzarriti tra stili inglesi (bitter), americani (american pale ale), tedeschi, belgi e chi più ne ha più ne metta.

Scarsino il numero di birre a bassa fermentazione iscritte, che però si sono comportate dignitosamente, portando a casa la vittoria (una Schwarz tutt’altro che banale). Seconda classificata una blanche (ma non troppo), terza piazza per una Amber Ale.

Detto sommariamente dei risultati (che potete trovare qui), qualche considerazione da giurato e da appassionato. Alcune birre potrebbero aver sofferto il trasporto, però su una vagonata di bitter fatico a ricordarne una accettabile. Detto che mi risulta essere tutt’altro che facile da replicare in casa (ricordo dei tragici assaggi a un concorso HB dedicato a questo stile in quel di Lurago Marinone, un paio di anni fa), è anche vero che mi aspettavo qualcosina di più. Discrete la APA, anche se alla fine l’ha spuntata una Amber Ale poco Amber ma equilibrata e interessante. Molto bene le Dry Stout, con punteggi mediamente molto buoni e una quarta classificata che ha sfiorato il podio (qui la classifica completa con punteggi e ricette).

In generale, si è trattata di una esperienza piacevole (per i giurati, come per i concorrenti) e di una giornata sicuramente interessante. La varietà di stili e sfide nelle varie tappe promette assaggi interessanti e grande competizione. Vedremo chi la spunterà.

Alessio

Italia Beer Festival Milano 2011 @ Palasharp – report

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Category : Birra, Festival

Vi avevamo dato per tempo le indicazioni più importanti sull’Italia Beer Festival di Milano, ora è il momento di raccontare com’è andata l’edizione 2011.

La location si è dimostrata molto più adatta di quelle precedenti alla gestione di un evento che per vocazione trascende la sola platea di appassionati e che ormai comincia ad attirare l’interesse dei media nazionali, tra un articolo del Corriere e un servizio del TG5. Metropolitana per chi viene con i mezzi, ampio parcheggio e raccordo autostradale per chi viene da fuori, sarà una bella sfida per l’Associazione Degustatori Birra trovare una struttura più adatta per le prossime edizioni. Qualche leggera difficoltà, a dire il vero, si è avuta sia nel trovare dei servizi accessibili (molto comodi per chi vede un concerto o una partita dalle tribune, meno adatti per chi dal basso deve andarseli a cercare, specie se non conosce la struttura) e nel lavaggio dei bicchieri, con una sola postazione decisamente inadeguata alle grandi folle viste al festival.

Ottime invece la conferma dei prezzi per quanto riguarda l’accesso e l’acquisto dei gettoni-consumazione, come ottima è stata la presenza di espositori gastronomici che sono andati a sostituire il banco-bar. Prezzi abbastanza contenuti, ottimi salumi e insaccati (con commenti entusiastici del pubblico dell’IBF), e velocità di servizio che sicuramente ha reso più facile e piacevole la permanenza del pubblico alla manifestazione. Molto riuscita anche l’introduzione di un altro grande prodotto a base di malto, vale a dire il whisky: laboratori, assaggi, vendita di prodotti molto interessanti e molto graditi agli appassionati frequentatori del festival.

Ma veniamo al piatto forte della rassegna, la birra. Gli stand erano un buon mix tra birrifici ormai classici nelle passate edizioni dell’IBF Milano (Bidu, Orso Verde, Toccalmatto), birrifici di recente apertura già apprezzati a Rimini (Brewfist, Bad Attitude e Opperbacco), più un gruppetto di birrifici visti all’IBF Torino (Lungo Sorso, San Paolo).

Ad arricchire l’offerta, la presenza delle birre del Ducato (portate da Stefano Allera, valente distributore lombardo del birrificio di Roncole Verdi). Oltre alle celebrate produzioni “classiche”, qualche fusto della Machete Double IPA, un piccolo capolavoro che spero possa diventare una produzione regolare. Il successo di questa produzione all’IBF di Milano è stato sorprendente quanto inequivocabile. Per quanto riguarda le produzioni abituali, ennesima ottima prova per la Verdi Imperial Stout.

A proposito di scure di carattere: grandissima eccitazione tra gli appassionati per l’arrivo della Inverno Nucleare del BiDu, una Confine che si è allenata in palestra. Con risultati un po’ scarsini, purtroppo. Pur partendo da una favolosa base, la Inverno Nucleare non riesce nell’impresa riuscita (ad esempio) alla Imperial Ghisa del Lambrate, tanto per fare un esempio. Ottima invece la classica Confine, mentre ho trovato la Rodersch un po’ poco convincente.

Arrivo a Lampugnano venerdì sera con l’eccitazione di un bambino in gita, con l’intenzione di provare un po’ di tutto nel corso delle varie giornate. Avevo anche un mezzo programma di assaggi, ma programmarli mi riesce male, mi piace lasciarmi trascinare dai consigli raccolti in giro, o dalla curiosità per le nuove produzioni. In tutto questo, mi sono perso il compito di riassaggiare Opperbacco: lo faccio adesso, lo faccio dopo, lo farò la prossima volta (vedi fine articolo). Un amico birraio mi ha comunque detto la 10elode (provata pochi giorni prima a Rimini) fosse la miglior birra dell’IBF.

Tra i primi assaggi colpisce la Bitterland di Doppio Malto, con un interessante blend di cinque luppoli americani che dà un aroma veramente intrigante mantenendo la tipica beverinità dello stile. Assente dallo stand purtroppo la Zingibeer (aromatizzata allo zenzero), ripiego con qualche dubbio sulla India Pale Ale, che mi dicono essere nata come produzione natalizia.

Tra un riassaggio e l’altro di produzioni ormai classiche, vengo attirato con l’esca perfetta per un appassionato di luppoli: il randall. Si parte con una Valcavallina filtrata in luppolo neozelandese motueka: il profumo è intenso ed erbaceo, ma al palato l’erbaceo diventa quasi fieno. Le piacevoli chiacchiere con Renato lasciano capire i lavori in corso su due delle tre produzioni del birrificio, vale a dire la Valcavallina stessa e la Alba Rossa. Sarò curioso di poter testare i risultati di questa evoluzione tra qualche mese. Decisamente più proficuo il passaggio (ormai storico) in randall della Backdoor Bitter, uno dei grandi classici della produzione dell’Orso Verde. Ottima forma anche per la Nubia.

Tra una chiacchiera e l’altra ho modo di ripassare da Brewfist e Bad Attitude (per entrambi confermo i giudizi positivi espressi dopo Rimini, e si conferma la bravura nell’allestire stand colorati e caratteristici: anche l’occhio vuole la sua parte) e da Rurale (anche qui tutto bene, e la Castigamatt l’ho trovata più gradevole che a Rimini: probabilmente mi sto abituando a una Black IPA un pochino fuori stile).

Come ogni anno, c’era anche una specie di concorso tra le birre del festival, con ogni birrificio che sceglieva la propria sfidante. Questo l’esito finale:

1) ZestExtraomnes
2) Two PennyBad Attitude
3) WeissManerba Brewery
4) CanizzaHenquet
5) BurocracyBrew Fist

Concludendo, l’Italia Beer Festival di Milano si conferma un festival molto riuscito, dove trovare (quasi) tutto il meglio della produzione brassicola artigianale del nord Italia. Appuntamento tra un mesetto circa a Roma, con una prima lista di birrifici presenti che comprende Bad Attitude, Borgo, Brewfist, Croce di Malto, Lambrate, Opperbacco, Toccalmatto

Alfieri…

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Category : Birra, Notizie in breve

…dell’uomo del Giappone. Che, per quanto riguarda il nostro sito, è sempre stato il buon Gabriele, che già immagino commosso e abbracciato a una spina del Popeye di Tokyo (costantemente tra i migliori locali di birra al mondo su Ratebeer).

La notizia, in questo caso, è che il vulcanico Alex Liberati ha cominciato tramite la Impexbeer a distribuire per la prima volta in Italia due tra i birrifici giapponesi più amati dai rater, vale a dire la Baird Brewing Co. di Shizouka e le Hitachino Nest prodotte dalla Kiuchi Brewery di Ibaraki.

I più fortunati di voi (in qualche pub che ha già fatto scorta, in qualche beer shop, o anche in fiera a Rimini) avranno già avuto modo di assaggiare le novità del catalogo, vale a dire una selezione di bottiglie davvero interessanti. Ce ne siamo procurati una piccola scorta pure noi, anche perché eravamo curiosi di sentire se erano arrivate indenni dal viaggio, oltre che un po’ nostalgici.

Per quanto riguarda la Baird, si tratta senza dubbio di uno dei più interessanti produttori artigianali del Giappone. Fondata da Bryan Baird, un birraio americano residente nel paese del Sol Levante, ha due locali a Tokyo (uno visitato da Gabriele lo scorso anno) e uno di freschissima apertura a Yokohama, oltre all’ormai storico brewpub nel paesino di Numazu.

Al riassaggio in bottiglia quelle che abbiamo provato passano tutte a pieni voti, con la Rising Sun Pale Ale davvero sugli scudi. E dire che, trattandosi comunque di un birraio che fa di freschezza ed equilibrio i suoi punti di forza, l’imbottigliamento e il viaggio rappresentavano una bella incognita per noi che avevamo provato le sue creazioni solo alla spina e direttamente alla fonte. Prova invece brillantemente superata, e se magari su 6 birre provate ce n’erano un paio non proprio stellari, la maggior parte se le gioca alla grande con le migliori produzioni del nostro paese. Publican avvisato…

Per quanto riguarda le Hitachino Nest, invece, c’era qualche perplessità fin dalla scelta delle birre: la nostra scelta sarebbe ricaduta su altri nomi che ci hanno davvero entusiasmato nelle nostre bevute asiatiche (per fare un nome a caso, la Swan Lake). Le ottime valutazioni su ratebeer secondo noi sono figlie della leggermente più facile reperibilità negli States (Mattia e Giacomo han trovato qualcosa quest’estate al Local Option di Chicago) delle Hitachino rispetto ad altre birre giapponesi, anche perchè talvolta la superiorità di altre connazionali ci era sembrata davvero netta.

Perplessità non del tutto fugate dal riassaggio di qualche bottiglia: se la Espresso Stout passa agevolmente il test (con un vero trionfo di caffè), la Red Rice si arena miseramente sui palati rifiutandosi di scendere. D’altra parte, si tratta di una varietà di cereale che si dice porti fortuna, un po’ come le lenticchie a capodanno dalle nostre parti (mentre scrivo ho già il terrore che qualche birraio italiano trovi ispirazione da questa affermazione).

Insomma, da parte nostra massima soddisfazione nell’annunciare lo sbarco di alcuni microbirrifici che abbiamo davvero amato, sperando che ne possano seguire anche altri, magari grazie al probabile successo che potrebbero raccogliere nei prossimi mesi…

PS. da Gabriele:
da bravo uomo del Giappone, tra un mesetto sarò di nuovo nella terra del Sol Levante (sta cosa sta diventando patologica, me ne rendo conto…). Chissà, magari tornerò con l’anteprima di qualcosa che poi vedremo anche dalle nostre parti.
Per chi fosse da quelle parti durante le stagione dei ciliegi, passate a farmi un saluto! Mi troverete all’altro locale di Tokyo della Baird, oppure abbracciato a una spina del Popeye.

Arriva l’IBF Milano – siete pronti?

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Category : Eventi, Notizie in breve

Quest’anno l’Italia Beer Festival di Milano si terrà, come già anticipato qualche settimana fa, al Palasharp di via Sant’Elia 33.

Lo storica e ormai un po’ vetusta tensostruttura di Lampugnano, molto comodamente raggiungibile sia in auto (uscita viale Certosa della A4) che con i mezzi pubblici (Metropolitana rossa, fermata Lampugnano) è infatti quasi giunta al capolinea della sua lunga storia, dato che ne è previsto lo smantellamento poco prima dell’estate 2011. Dagli anni ’80 a oggi ha cambiato mille sponsor e denominazioni (memorabile, per chi ha almeno 30 anni, la prima: Palatrussardi) e ospitato qualche migliaio di concerti, eventi sportivi e manifestazioni di ogni tipo.

Quest’anno tocca alla birra, con la formula ormai collaudata dell’Associazione Degustatori Birra. Dal sito dell’associazione giunge infatti una anticipazione dei birrifici confermati, degli orari e di altre utili informazioni.

Cominciamo dai birrifici confermati e presenti con birraio:

Amiata – Italia
Bacherotti – Italia
Bad Attitude – Svizzera
Bauscia – Italia
Bi-Du - Italia
BrewFist – Italia
Civale – Italia
Croce di Malto – Italia
Doppio Malto – Italia
Geco – Italia
Henquet – Italia
L’Inconsueto – Italia
Orso Verde – Italia
Manerba Brewery – Italia
Rurale – Italia
San Paolo – Italia
Sguaraunda – Italia
Toccalmatto – Italia
Un Terzo – Italia
Valcavallina – Italia

L’elenco, come specificato sul sito dell’associazione, è provvisorio. La lista è abbastanza corposa e presenta per lo più nomi già visti in precedenti edizioni dell’Italia Beer Festival (Milano e Torino). C’è anche spazio per qualche novità: il debutto in società di Brewfist e (almeno per quanto riguarda Milano) di Bad Attitude.

Questi invece gli orari:
Ven 4/3 dalle 17.00 alle 02.00
Sab 5/3 dalle 12.00 alle 02.00
Dom 6/3 dalle 12.00 alle 24.00

Per quanto riguarda il cibo, c’è un primo elenco di espositori  che comprende due produttori di prosciutti e un salumificio.

Se volete rivivere le nostre esperienze all’Italia Beer Festival, invece, ecco qualche link utile:

Italia Beer Festival Milano 2009
Italia Beer Festival Roma 2009
Italia Beer Festival Bologna 2009

Italia Beer Festival Milano 2010
Italia Beer Festival Torino 2010

alessio

IBF Milano 2011

Italia Beer Festival Milano (ex Salone della Birra Artigianale e di Qualità), 4-6 Marzo 2011

Luogo e orari della manifestazione

Palasharp,
Palasharp, via Sant’Elia 33
20148 Milano

www.palasharp.it/

Orari:

Ven 4/3 dalle 17.00 alle 02.00
Sab 5/3 dalle 12.00 alle 02.00
Dom 6/3 dalle 12.00 alle 24.00

Come raggiungere il Palasharp

Auto
Tangenziale est/ovest, uscita viale Certosa. Parcheggio auto multipiano ATM di Lampugnano, di fronte al Palasharp, aperto tutti i giorni dalle 6.00 all’1.00. Vi consigliamo di munirvi di monete, poiché il pagamento è gestito automaticamente. Navigatore, inserire: Parcheggio Lampugnano N 454900016 E 9.1288160
Disponibilità di parcheggio nelle vicinanze della manifestazione utilizzando anche il col parcheggio di interscambio Lampugnano o utilizzando MM con parcheggi di Cascina Gobba, Famagosta, Bisceglie, Lampugnano, San Donato e Molino Dorino.

Mezzi pubblici
Metropolitana Linea Rossa (MM1) direzione Rho Fiera. Fermata Lampugnano. 100 metri.

Treno
Stazione Centrale. Prendete la Metro Linea Verde (MM2) direzione Abbiategrasso, fermata Cadorna, poi prendete Linea Rossa (MM1) direzione Rho Fiera. Fermata Lampugnano. 100 metri.

Aereo
Linate aeroporto: pullman 73 fino a San Babila, poi metropolitana Linea Rossa (MM1) direzione Rho Fiera. Fermata Lampugnano. 100 metri. Malpensa aeroporto: treno MalpensaExpress fino Stazione Cadorna, poi metropolitana Linea Rossa (MM1) direzione Rho Fiera. Fermata Lampugnano. 100 metri.
Visita Roadsharing.com e trova un modo alternativo per raggiungere il festival

Espositori

Elenco Espositori (Provvisorio)

Food
Dok Dall’Ava – prosciuttificio
San Marino – prosciutti
Thogan Porri – salumificio
Birrifici (con un proprio stand e con presenza del birraio) – Elenco Provvisorio
Amiata – Italia
Bacherotti – Italia
Bad Attitude – Svizzera
Bauscia – Italia
Bi-Du – Italia
BrewFist – Italia
Civale – Italia
Croce di Malto – Italia
Doppio Malto - Italia
Geco – Italia
Henquet – Italia
L’Inconsueto – Italia
L’Orso Verde – Italia
Manerba Brewery – Italia
Rurale – Italia
San Paolo – Italia
Sguaraunda – Italia
Toccalmatto – Italia
Un Terzo – Italia
Valcavallina – Italia

Pernottamento

Per gli espositori è disponibile una convenzione all’Hotel Poliziano Fiera. Vista la concomitanza con altre attività fieristiche i posti sono limitati.

Periodo:4-6 Marzo 2011;
Trattamento: B&B
Tariffa, per camera a notte, inclusiva di una ricca colazione dal buffet all’americana,
servizio, tasse ed IVA:
92 € singola/doppia

HOTEL POLIZIANO FIERA
Via Poliziano, 11 – 20154 Milano
Tel. +39 02.31.91.91.61 – Fax +39 02.31.91.931
groups.hotelpolizianofiera@adihotels.com
www.adihotels.com

Coppa Lombardia di Freccette 2009

Dopo il successo delle precedenti edizioni si sarà nuovamente la Coppa Lombardia di Freccette, gara valida per le qualificazioni alla Coppa Italia Nazionale
Domenica 22 marzo 2009
Inizio gare ore 13,00
Per ulteriori informazioni scarica il volantino.

Carrom

Il Carrom è un antico gioco di origine Indiana, molto simile al biliardo. Lo scopo del gioco è quello di imbucare le proprie pedine prima dell’avversario colpendo lo striker (pedina battente) con un dito.

La Federazione Italiana Carrom (www.carromitaly.com) sarà presente all’Italia Beer Festival di Milano con uno spazio dimostrativo dove chiunque potrà provare gratuitamente il gioco ed avere la possibilità di sfidare alcuni dei migliori giocatori Italiani.

Edizioni Precedenti

In costruzione

2006: Salone della Birra Artigianale e di qualità, Italia Beer Festival
2007: Salone della Birra Artigianale e di qualità, Italia Beer Festival
2008: Salone della Birra Artigianale e di qualità, Italia Beer Festival
2009: Italia Beer Festival

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Edizioni Precedenti

Italia Beer Festival 2009
Italia Beer Festival 2010

Eccellenza Birra (Prato, dicembre 2010) – Report

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Category : Festival

E’ già passato un po’ di tempo dalla prima edizione di quello che, lo dico subito, potrebbe diventare un appuntameno fisso per i prossimi anni.
Eccellenza Birra, di questo stiamo parlando, si è infatti svolto dal 3 al 5 Dicembre scorsi presso l’area Fabbricone a Prato. Si è trattato praticamente di una novità assoluta per la zona; in Toscana infatti, se si esclude il Villaggio della Birra che comunque ha luogo ad almeno 2 ore di auto di distanza, è difficile trovare eventi che coinvolgano nomi di tale importanza nel panorama della birra artigianale italiana.
Infatti, sulla carta le impressioni erano ottime fin da subito. Intanto per la direzione artistica del sempre affidabile Kuaska, che per certe cose è sempre una garanzia. Poi per una davvero corposa lista di eventi e laboratori di degustazione, mai troppo tecnici e spesso rivolti ad analizzare alcuni degli aspetti più curiosi della birra artigianale, come gli abbinamenti con la cioccolata, coi prodotti del territorio e con… la musica! E poi, ultima ma non ultima, per una lista di birrifici ospiti davvero ottima, specie se si pensa che eravamo di fronte ad un vero e proprio “numero zero”. Buona parte dell’offerta era data da birrifici toscani, tra cui ben quattro pratesi a fare gli onori di casa, più lcuni birrifici ospiti di valore assoluto (tra cui Almond 22, Maltus Faber e Birra del Borgo. Per la lista completa c’è il sito ufficiale). A questi, si aggiunge uno stand gestito dallo staff del TNT Pub di Bibbiano che proponeva alcune natalizie dal Belgio più altre rarità direttamente dal magazzino di ImpexBeer.

Ma veniamo al sodo. Premetto che non ho partecipato a nessuno degli incontri e delle degustazioni e che ho girato il festival nei momenti di minor affluenza (venerdi sera e domenica pomeriggio) ma tutti mi hanno detto che al sabato era davvero difficile respirare data tutta la gente presente. Ottimo, perchè il successo di pubblico è l’ingrediente fondamentale per qualsiasi manifestazione. In effetti, Eccellenza Birra era stato pubblicizzato molto a Prato e dintorni, e l’impressione che avevo avuto era che il tutto fosse indirizzato non tanto a chi già ha familiarità con la birra artigianale, ma più alla “gente normale”. Idea che poi è stata confermata in pieno da alcune iniziative, come l’angolo per i bambini, la presenza di musica dal vivo decisamente “soft” e la zona molto grande dedicata al cibo, quasi più grande di quella della birra, con vari stand che vendevano specialità locali e non. Se davvero questo era l’intento, direi che il risultato è stato soddisfacente, dato che l’impressione era che la maggior parte degli avventori fosse gente curiosa di provare qualcosa di nuovo.

Sì, ma insomma, la birra? Diciamo che non avendo molto tempo ho preferito centellinare, evitando alcuni stand che già conoscevo e che di solito offrono prodotti non esattamente a posto. Ci saranno altre occasioni. Tra i birrifici (per me) meno conosciuti, due su tutti mi hanno favorevolmente colpito. Il primo, Doppio Malto di Erba, non è esattamente una novità dato che ultimamente si sta portando a casa qualche premio qua e là. Sia la pils che la IPA erano decisamente in forma e, benche non avessero niente di particolare o di stravagante, si sono lasciate ricordare come due tra le migliori birre della manifestazione. L’altro invece, Real Beer di Firenze, è decisamente meno celebrato e per questo forse è stata una sorpresa più grande. Birre forse non sempre perfettamente in stile, ma che a me sono piaciute parecchio (e non solo a me, stando ai commenti sentiti in giro). Una menzione particolare per la Notte Celtica, una stout che d’ispirazione irlandese ha probabilmente solo il nome. Un corpo molto robusto e un’abbondante dose di amarillo la rendono più simile a una stout americana (quindi molto più nelle mie corde… sì, capisco la soggettività del giudizio).
Poi, qualche assaggio di natalizie da birrifici conosciuti, come la 25dodici di Birra del Borgo e la Christmas Duck di Olmaia (entrambe buone ma non indimenticabili) prima di buttarsi sul belgio dagli amici del TNT. Non mi capita spesso di trovare una Avec les Bons Voeux alla spina, e devo dire che è sempre un bel bere. E c’è da dire che lo stand TNT è stato uno tra i più divertenti da osservare, specialmente per quanto riguarda la sincera curiosità degli avventori meno esperti nei confronti delle birre targate Impex. Tutti dei discreti mattoni, poco da dire, che però hanno avuto molta presa, sarà per l’elevato grado alcoolico generale (che sui più giovani ha sempre il suo fascino), sarà per i nomi strani, sarà perchè alcune erano davvero davvero buone. Tra tutte merita una menzione la Choklat di Southern Tier, una delle birre più sfacciatamente cioccolatose mai assaggiate. Non certo una session beer, ma sufficientemente strutturata da evitare di farsi archiviare dopo i primi due sorsi. Se proprio invece devo indicare una sorpresa in negativo, c’è da dire che il fusto di Extra Brune di Maltus Faber era davvero imbevibile. Peccato, perchè la birra la conosciamo ed è solitamente ottima, ma un fusto andato può succedere a chiunque.

Tirando le somme: organizzazione ottima (qualche erroruccio di valutazione lo si può perdonare essendo un numero zero), affluenza di pubblico oltre le attese e, soprattutto, tanta birra buona. Direi che gli ingredienti per fare di Eccellenza Birra un appuntamento fisso ci sono tutti. Ora non ci resta che aspettare la prossima edizione, e si sa che le seconde volte sono le più difficili, specialmente quando le prime riescono bene. In bocca al lupo, che di manifestazioni così non ce n’è mai abbstanza.

Luppoli americani @ Brau Beviale Norimberga (DE)

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Category : Birra, Fiere

Ho avuto la fortuna, qualche settimana fa, di visitare uno degli appuntamenti birrari più importanti del continente, vale a dire la fiera Brau Beviale presso il centro fieristico di Norimberga. Intendiamoci: quando dico birrari, in questo caso, non parlo di festival con stand dei birrai che fanno provare i propri prodotti, ma di tutti gli altri aspetti che possono interessare a chi la birra la deve produrre o vendere.

Questo, quindi, vuol dire una fiera per operatori del settore beverage in senso lato, con espositori più disparati, dai produttori di sottobicchieri e bicchieri a quelli di impianti di produzione o imbottigliamento, passando per vestiario personalizzabile e un sacco di altra roba che perderei una giornata ad elencare.

Da raccontare, quindi, ci sarebbe davvero tanto, ma non so a quanti davvero potrebbe interessare tutto questo. Ai birrifici artigianali che conosciamo e apprezziamo, però, questa fiera interessa e non poco.

C’è chi ci va per partecipare all’European Beer Star, premio internazionale di un certo rilievo che già nelle precedenti edizioni aveva visto trionfare diversi birrifici italiani (Birrificio Italiano, Birrificio del Ducato e Rienzbrau). Questa edizione si è conclusa con un bel bottino di medaglie per l’Italia, con il trionfo del Birrificio del Ducato (oro con la Via Emilia in casa dei tedeschi, poi due argenti e un bronzo) e della Doppio Malto Brewing Company di Erba, che vince l’oro con la zenzerona Zingibeer (che già avevamo adorato all’IBF di Milano in primavera) e i piazzamenti del Birrificio Italiano (un argento e un bronzo).

C’è chi ci va per parlare con i fornitori di materie prime, di impianti o di accessori vari. Tra i birrai italiani incrociati nei miei giorni a Norimberga con Bruno Carilli di Toccalmatto, c’erano quelli di Lambrate, di Croce di Malto e Claudio Cerullo di Amiata. E quelli di Bad Attitude, che non ho incontrato ma che hanno raccontato la loro Norimberga.

Fatta la digressione sul premio, sulla fiera e sugli italiani presenti, passiamo oltre. La degustazione era fissata il giorno 11 novembre nella tarda mattinata. Organizzava la Hop Growers of America (associazione dei coltivatori di luppolo americani) e gli anfitrioni erano il grande Charlie Papazian della Brewers Association con al suo fianco Matt Brynildson della californiana Firestone Walker ed Eric Toft della Private Landbrauerei Schönram, vale a dire un mastro birraio americano di un birrificio regionale bavarese, combinazione alquanto bizzarra. Al nostro fianco, una piccola truppa di scandinavi che comprendeva, tra gli altri, gli svedesi della Närke e della Dugges.

Una breve introduzione ci ha presentato i tre guru americani e la tradizione della coltivazione del luppolo in America, cominciata nel New England e poi spostatasi praticamente in massa verso una manciata di stati a Nord Ovest (Washington, Oregon e Idaho in particolare), con una tradizione di aziende familiari e una ricerca continua di nuove varietà, spesso in modo mirato, a volte meno: a quanto pare il Cascade nacque dal Fuggle incrociato con una varietà russa, incrocio nato per non meglio specificate ragioni ma che ha portato a una delle varietà più usate e amate in tutto il mondo.

La degustazione, svoltasi di fronte a una platea piuttosto variegata (circa 50% di europei non tedeschi, 10% di tedeschi, 40% di extraeuropei con larga rappresentanza di statunitensi), aveva lo scopo di presentare le varietà di luppolo e la raffinata arte di usare un elemento storicamente amaricante in un qualcosa di diverso, che arricchisca di aromi e sensazioni che ormai conosciamo bene.

Le birre presentate erano sei, vale a dire Sierra Nevada Porter, Caldera Pale Ale, Rogue Shakespeare Oatmeal Stout, Firestone Walker 31 California Pale Ale, Firestone Walker Union Jack, Moylan’s Hopsickle Imperial Ale. Allo stand dell’associazione, il giorno prima, avevamo avuto modo di testare anche Stone I.P.A. (ottima) e Rogue Kells Irish Style Lager (piatta da morire, e visto come viene valutata in rete viene da chiedersi cosa volessero produrre).

La degustazione è cominciata con la ben nota Sierra Nevada Porter, forse la meno celebrata tra le birre della Sierra distribuite in Italia. Assaggiata con gusto ma senza troppo interesse, visto che era l’unica tra quelle proposte facilmente reperibile dalle nostre parti. L’unica birra non presentata in bottiglia era la Caldera Pale Ale, lattina da 33 cl. con una freschezza aromatica invidiabile. Da bere a secchiate, più che da degustare, con una luppolatura non aggressiva ma molto presente: davvero una bella rivelazione. Back in black con la Shakespeare Oatmeal Stout della Rogue, trovata alla spina a Tokyo un paio di anni fa, o anche (non io, purtroppo) a San Francisco: si conferma eccezionale, e restano interrogativi sui misteri della distribuzione e importazione in Italia: pochi anni fa si trovavano le Rogue con una certa facilità (anche in pub non troppo specializzati), poi sono praticamente sparite, nonostante il mercato delle birre americane in Italia sia in netta crescita. Boh?

Giunge così il momento della doppietta del mastro birraio presente, vale a dire le due Firestone Walker: 31 California Pale Ale e Firestone Walker Union Jack, due birre da luppolature importanti e freschissime, da bere giovani. La prima è leggera alcolicamente (4,6%) ma tutt’altro che banale, con una ricchezza di gusto che lascia senza fiato (e non voglio immaginare alla spina). La seconda è una India Pale Ale con luppoli americani e retrogusto con note abbastanza dolcine, ricorda un po’ alcune interpretazioni americane dello “stile scozzese”. Promosse a piene voti, con la speranza di berne ancora presto. Ma mi sa che dovrò organizzare un viaggio nella west coast per riuscirci…

Chiusura di spessore con la Moylans Hopsickle Imperial India Pale Ale, che già a pronunciarla tutta ci vuole pazienza. Birrificio mai visto né sentito nominare, il risultato è una Imperial I.P.A. imponente, con luppoli freschi ben bilanciati, aggressiva ma non fastidiosa, ricca ma non banale. Durante la degustazione è partito un buffo dibattito tra le due filosofie su come e soprattutto quando bere questo tipo di birre: secondo Charlie Papazian e forse anche Eric Toft, qualche mese in più aggiungerebbe complessità e maturazione, secondo il buon Matt Brynildson, queste sono birre da bere più fresche possibili, meglio se brassate da un paio di settimane appena….

Intervista esclusiva ad Alex Liberati

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Category : Eventi, Interviste, Varie

L’ultima cotta dell’estate“. Questo il nome dell’evento organizzato da Michela e Piso della Birroteca di Greve lo scorso fine settimana (28 e 29 agosto). Il programma della due-giorni non poteva essere migliore: cotta pubblica in piazza, porchetta e, ovviamente, buonissima birra a fiumi. Protagonista assoluto dell’evento è stato Alex Liberati, che tra i suoi mille viaggi birrai (dovremmo prenderlo a scrivere per PintaPerfetta!!) ha trovato il tempo per allietarci con le sue birre e la sua totale disponibilità.

Ma andiamo con ordine e partiamo dalla birra. Il sabato è stato all’insegna di Revelation Cat, il progetto più conosciuto e più apprezzato di Alex, con 4 diverse spine ataccate in contemporanea. In ordine rigorosamente alcoolico: Milk Mild, Cream Ale, Back to Basic IPA e Triple Hop Bock. Delle quattro, tutte assolutamente ottime e in forma, direi che quella che incontra meglio i miei gusti attuali è la Cream Ale, morbida, ben luppolata ma non aggressiva e assolutamente estiva. Tant’è che è stata la prima a finire, come da previsioni.
E piano piano i fusti terminati sono stati sostituiti da altri non esattamente estivissimi. Direttamente dalla Brouwerij de Molen, prima la Mout & Mocca (coffee stout da 9.5%, favolosa) poi la Bommen & Granaten (barley wine da oltre 15%, non il mio genere), che completavano il menu altrettanto estivo a base di porchetta.

La parte più interessante è stata comunque quella delle cotte pubbliche. I molti mastri birrai chiamati in causa (lo stesso Liberati e i suoi compari, più Fabio Giovannoni di Pinta Medicea) sono stati disponibilissimi con gli avventori di ogni genere, dagli homebrewers desiderosi di scambiare consigli ed opinioni, ai curiosi che si chiedevano come mai la polenta dentro il pentolone fosse così scura. E’ stata un’ottima occasione per rivedere molte facce note della scena birraia toscana, e per approfondire la conoscenza di Alex. Proprio quest’ultimo è stato così gentile da concedermi una breve intervista improvvisata, nella quale ci illustra un interessante progetto in rampa di lancio (parola d’ordine: lambic!) e ci dice la sua sulla situazione birraia in Italia (nonostante io non glielo avessi chiesto :) ).
Prima di concludere, permettetemi di menzionare ancora Michela e Piso, che con eventi come questo (ma non solo) stanno trasformando un locale giovanissimo come la Birroteca di Greve in uno dei must per gli appassionati di birra in Toscana e in Italia.

Basta indugiare, dunque. Ecco a voi Alex Liberati:

Open, Roma

Category : Locali

Come ultima tappa romana, dopo Ma che seiete venuti a fà, Brasserie 4:20, Bir & Fud, Mastro Titta, in Aprile ho visitato anche l’Open, sito in via degli Specchi, in zona Campo de’ Fiori (mappa), facilmente raggiungibile da Piazzale Torre Argentina. Il locale è al piano terra in una piccola stradina, e si divide in due ambienti: quello in cui si entra, più grande e che ospita la maggiorparte dei tavoli e delle spine, e quello più piccolino riservato alle produzioni estere.

Il locale, nella sala principale, offre una sessantina di posti a sedere, divisi più o meno equamente tra tavoli alti e divanetti. Praticamente inservibili, a meno che non siate dei giganti, gli sgabelli al bancone: vi trovereste comodi come seduta ma la vostra birra appoggiata sul bancone orbiterebbe almeno 10 cm più in alto di voi… la situazione mi ha lasciato piuttosto perplesso e non ho capito se era voluta o meno. L’arredamento, tutto il stile-Baladin è accogliente, con colori caldi ma anche moderno (acciaio). Il menù è presentato su un’enorme lavagna-parete alla sinistra del bancone, dove vengono aggiornate tutte le spine presenti al momento.

Nonostante ciò, è disponibile anche un menù, anche questo in stile-Baladin, con tutte le birre del giorno (è stampato “fresco”, complimenti per questo), divise per stile . Dietro al bancone sono esposte le bottiglie disponibili all’acquisto, anche se alcune voci mi han detto che pian pianino andranno a calare rendendo l’offerta del “take-away” meno interessante.

Open, Roma

Open, Roma

Sulle spine il discorso è semplice e tuttavia molto gustoso: come molti di voi sapranno, ci sono una quarantina di produzioni italiane a furiosa rotazione, tanto che anche qui come da altre parti, suggerisco di prendere subito le birre desiderate per non rischiare di doverle mancare. I birrifici presenti sono svariati, si va dal Bi-Du al Birra del Borgo, da Baladin a Citabiunda, da Ducato a Birrificio Italiano passando per Scarampola, Pausa Cafè, Orso Verde, Toccalmatto, Bruton, L’Olmaia, B94 e tanti tanti altri. I nomi sono eccellenti e davvero ogni serata “rischia” di essere stravolta dalla grande rotazione presente.

Nella sala “estera” invece si danno il cambio le produzioni di BrewDog (io ho preso una eccellente 5 am Saint), Het Anker, De Ranke eccetera. Birre anche qua eccellenti. I prezzi in linea di massima non sono proprio competitivi, e sono fissi sui 5€ per la 0.33: c’è da dire che sono bene o male allineati a quelli di tutti gli altri locali di Roma.

L’offerta sul cibo è buona, io ho solo preso delle gustose patate tipo “crisp” chiamate “fatata” con condimento a piacere, ma anche qui i prezzi non sono davvero troppo popolari. Vedo l’Open come un locale dove fare un buon e lungo aperitivo, magari poi spostandosi per mangiare qualcosa di più appagante, ma è solo la mia modesta opinione.

In conclusione, un eccellente locale che ha puntato tutto sulle artigianali italiane, e pur non essendo io un grande (e a volte nemmeno piccolo) amante nè delle birre Baladin nè della “politica” societaria, bisogna comunque apprezzare la vasta offerta dell’Open e la cortesia del personale: un salto, se si è a Roma, è giusto farlo, anche per poter esprimere la propria opinione a riguardo.

mattia