Secondo compleanno per la Birroteca di Greve (FI)

Category : Eventi, Notizie in breve

Sabato 25 e domenica 26 giugno 2011, la Birroteca di Greve in Chianti (FI) festeggia il suo secondo compleanno con una serie di iniziative speciali: questo l’articolo sul locale, scritto dopo solo qualche settimana di apertura. Si parte sabato con una cena messicana a prezzo fisso (15 euro, birra esclusa).

Sabato e domenica saranno presenti le produzioni di Toccalmatto (e il birraio Alessio “Allo” Gatti) da Fidenza, vale a dire Ambrosia, Sibilla, Fumè du Sanglier, Re Hop, Surfing hop, Grooving Hop (fresca di restyling nella luppolatura) e Stray Dog (a pompa). Domenica ci sarà un concorso di homebrewing organizzato dall’associazione Pinta Medicea (sito), oltre che un cask speciale di Zona Cesarini con dry hopping (provata in crociera, imperdibile). Altra birra ospite la favolosa Madamin di Loverbeer.

Altre chicche e avvenimenti della domenica (dal sito della birroteca):

·      Mostra di collezionismo birraio organizzato dall’Ass. Il Barattolo

·      Mongol Rally : l’ultimo scatto prima della partenza

·      Street-food: ospite Il Nerbone di Greve con i suoi panini al Lampredotto ed al Lesso

·      h. 18 FREE-BUFFET fino ad esaurimento

Un pub per amico

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Category : Locali

Scrivere una recensione del Dickinson Pub non è una cosa semplice per me. Perchè in questi anni il Dickinson non è stato solo un pub o il mio local pub, è stata una estensione del mio soggiorno, un luogo di ritrovo con amici, un posto dove finire in gloria le giornate felici, dove affogare quelle deprimenti, un posto dove conoscere una umanità che più varia non si può. C’eran quelle serate tristi, senza voglia di stare in casa, dove andando al Dick sapevi che qualcosa sarebbe successo, non sapevi cosa, ma qualcosa sarebbe successo. Qualcosa che ti avrebbe allietato la serata, da una chiacchierata con le splendide cameriere che lavorano o hanno lavorato lì, o un’improbabile conversazione con qualche metallaro del posto o anche solo a bersi una birretta dietro l’altra con Maso se la serata stentava.
Il Maso e lo storico socio, il Bilo (ora tornato a ricomporre una coppia gol degna di Vialli e Mancini), hanno aperto il locale alla fine del 2005: la birreria è ricavata in un vecchio caseificio del parmigiano-reggiano dalla forma tradizionale, un edificio protetto dai beni culturali, e si trova a Scandiano (il secondo centro della provincia di Reggio Emilia, a circa 15 km dal capoluogo). Il locale è molto accogliente, arredato in stile rustico e negli ultimi anni ampliato fino a comprendere locali adiacenti di proprietà del comune.

Maso in tenuta bavarese

Da subito la passione per la birra del Maso è virata verso le birre artigianali: nel primo menù c’erano bottiglie di Baladin, che nell’asfittico panorama reggiano di allora erano una novità senza precedenti. Poi pian piano il gusto per la scoperta li (ci) ha condotti a cercare birre in lungo in largo per l’Italia e per l’Europa: l’innata idiosincrasia di Maso per gli intermediari ha fatto sì che ben presto abbia cercato contatti diretti con i produttori, sia andato in loco ad assaggiare e scegliere, spesso in birrifici semisconosciuti che poi ha “arruolato” per il suo locale. In tutto questo io e altri amici carbonari reggiani abbiamo il nostro posticino, siamo stati i compagni di tanti viaggi di bevute e di ricerca di birre, in Italia, in Germania, in Belgio, facendo carichi con i quali tornavamo orgogliosi come i mercanti del medioevo tornavano da luoghi esotici, a dorso (è il caso di dirlo) del mitico afrofurgone.
Il Dickinson propone solo birre artigianali, sia in fusto che in bottiglia. Il numero di spine è variabile e a tratti casuale, ma si attesta attorno alle 7-8: non c’è un menù fisso, nel tempo si sono alternati molti produttori su quelle spine, a volte si è trattato di fusti arrivati da qualche magazzino belga una tantum, più spesso si tratta di fusti che Maso si fa riempire appositamente per sé dai birrifici con cui decide di collaborare.
Il triangolo classico del Dickinson copre Belgio, Germania e Italia, mentre non sono generalmente presenti prodotti inglesi o americani: in Belgio collabora prevalentemente con il birrificio Boelens situato tra Anversa e Gent, del quale in genere propone alla spina Bieken (una blonde aromatizzata al miele), Tripel Klok (che io trovo una ottima Tripel) e sotto Natale Santa Bee, nonché la birra prodotta per il locale, la Resdora (“la donna di casa” in dialetto reggiano), una saison ambrata scura dai gusti tipicamente belgi. Dal Belgio sono presenti anche, occasionalmente, fusti da altri birrifici più o meno celebrati, trovati nei vari viaggi fatti in Belgio. Tra questi ricordo Taras Boulba della Brasserie de la Senne, svariate birre di de Ranke tra cui la Cuvèe, la Saison de Dottignies, la Hop Flower, XX bitter, IV Saison di Jandrain-Jandrenouille per citarne alcuni.
Anche i birrifici tedeschi sono una scoperta del publican: nelle numerose vacanze tedesche ha battuto la campagna bavarese alla ricerca di posti che lo soddisfacessero e, individuati prodotti tipici ma con note particolari, li ha arruolati. Oggi la birra tedesca che più frequentemente si trova è la Mittenwalder, che, nella perfetta tradizione tedesca, propone una Edel, una Pils, una Dunkel e qualche prodotto stagionale come la Marzen. Si tratta di birre molto pulite in perfetto stile tedesco che giocano su pochi ingredienti per realizzare prodotti puliti e freschi.
Sul fronte italiano, data la vicinanza, negli ultimi anni Maso si è sbizzarrito di più: agli inizi era un po’ titubante con i prodotti di casa nostra, mentre ora collabora abbastanza stabilmente con svariati produttori. Attualmente le collaborazioni più assidue sono con Orso Verde (di cui è presente, alternatamente, praticamente tutta la gamma), Birrone (che produce anche per il locale una keller venduta come Statale 63) e più recentemente Brewfist. Occasionalmente sono presenti fusti di altri birrifici italiani, come i locali Dada e Zimella, ma anche Opperbacco, Birranova e altri, in genere in occasione di feste o eventi birrari organizzati dal locale, come la Grande Sete o i vari compleanni.

Maso e la Carboneria Reggiana in visita da Boelens

Anche la scelta delle bottiglie è piuttosto ricca e si orienta prevalentemente sul fronte belga, frutto dei numerosi viaggi fatti nelle Fiandre. Il menù è abbastanza variabile (Maso è poco avvezzo alle standardizzazioni) e comprende in bottiglie da 33 cl un vasto panorama di birre belghe, dalle più classiche a nuovi birrifici emergenti (Brasserie de la Senne, Schelde,…). Più limitata la scelta di bottiglie da 75 cl che ultimamente è orientata verso le classiche perle di Glazen Toren. Occasionalmente sono presenti gueuze, quasi mai a menù, estratte dal banco frigo come conigli dal cappello.
Per quanto riguarda il cibo fino a poco tempo fa il menù proponeva classici piatti e panini da birreria, con particolari punte per i gran piatti alla tedesca (salsicce, wurstel, patatine,…). Un locale cucina un po’ limitato ha sempre impedito al Dickinson di proporre piatti troppo elaborati: per un felice periodo erano serviti primi della tradizione reggiana fatti a mano (tortelli in particolare) ma purtroppo lo spazio limitato ha impedito di proseguire su questa strada. Negli ultimi tempi invece è stato introdotto un piatto che può dare dipendenza a chi lo ama: gli arrosticini di pecora, estremamente gustosi ma con il difetto di impedirti di smettere di mangiare!
Maso è poco incline all’ordine e alla disciplina e una situazione a cui i clienti affezionati sono abituati è la discrepanza a volte totale tra quanto è presente alla spina e quello che c’è scritto sulla spina stessa… meglio sempre chiedere anche perchè a volte si scopre della presenza di chicche occasionali che non compaiono a menù.
Il Dickinson è spesso organizzatore o co-organizzatore (come ad esempio l’Emilia Hold ‘em), o anche solo attore, di eventi birrari. Con noi carbonari reggiani organizza Birreggio. Presso il locale invece, soprattutto in autunno e primavera organizza eventi basati sulla birra, come la sopracitata Grande Sete (che in genere si svolge verso aprile) o il compleanno del locale, che si tiene tutti gli anni in un momento imprecisati tra settembre e novembre. In queste occasioni sono spesso presenti fusti di birrifici diversi dal solito, con la presenza occasionale di qualche birraio.
Se passate dal Dickinson è molto probabile che troviate a banco me o qualcuno degli appassionati locali di birra, oltre a una improbabile fauna umana tipica dei paesini della provincia emiliana. Non importa se nel primo dopo cena o a tarda notte in quelle serate indimenticabili nate per caso.
Saremo là ad aspettarvi.

Rob

Un Mare di Birra! (report)

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Category : Festival, Viaggi

Vi avevamo anticipato pochi giorni fa che un paio di noi (io e Andrea, nello specifico) si sarebbero imbarcati sulla crociera organizzata dal Ma Che Siete Venuti A Fa’ per festeggiare i primi 10 anni del pub romano.

L’occasione era di quelle davvero da non perdere: una festa organizzata da uno dei locali più apprezzati (già vincitore del titolo di miglior pub dell’anno secondo Ratebeer, come molti di voi già sapranno) del mondo birrario, con tantissimi nomi di prestigio coinvolti, un concorso di homebrewing (ambito premio, il rimborso totale della quota di partecipazione alla crociera stessa), degustazioni e un sacco di chiacchiere tra appassionati.

Partiamo dall’inizio. La paura di imprevisti e intoppi motivava chi partiva da lontano a prendere in considerazione ampi margini di tempo sulla partenza. Questo ha portato a un primissimo assembramento di appassionati già a inizio pomeriggio, nonostante la partenza ufficiale fosse fissata intorno alle 22. Per non farmi mancare niente, la fortuna ha voluto che finissi nella primissima macchina a presentarsi nel piazzale del porto di Civitavecchia. Ci si sposta subito per un panino o due al terminal, dove piano piano vediamo arrivare, nell’ordine, un gruppetto dal Veneto, un simpatico irlandese amico della comitiva di Almond ’22, un gruppo di danesi. Poi un momento di stanca, l’arrivo dei primi birrai (Almond 22, Bi-Du, Olmaia) e poi di tutti gli altri. La nave è in ritardo, prima leggero poi più pronunciato, prolungando la lunga attesa e il sospirato primo sorso. Finalmente ci si imbarca, ricevendo braccialetto e bandana arancione e bicchiere e di ordinanza. Salto in camera a liberarsi dei bagagli, folla al ristorante, forsennato lavoro dello staff per aprire in tempi record le spine, e poi si parte (dal porto, e con le birre), con buona parte dei 500 partecipanti a Un Mare Di Birra che carichi di entusiasmo si recano a procurarsi i primi assaggi.

La lista delle birre e dei birrifici annunciati a bordo era qualcosa di impressionante e forse mai visto, almeno in Italia. Tutti i migliori nomi dell’Italia della birra, supportati da un nutritissimo gruppo di birrifici danesi e scandinavi, più chicche dal Belgio ad opera dello staff del Moeder Lambic di Bruxelles e tanto altro ancora.

La prima nottata si è trascorsa nell’entusiasmo generale che ci ha portato ad assaggiare quante più cose nuove possibili tra quelle attaccate, più qualche classicone qui e là a cui è difficile rinunciare. Abbiamo passato tutto il tempo possibile al pub nella sala principale, salutando vecchi e nuovi amici e lasciandoci coinvolgere nell’entusiasmo e nella follia che regnava su di noi. E poi, dato che non ci bastava e dato che c’era qualche mattone prestigioso, tutti a bordo piscina dove aveva nel frattempo aperto il “pub sotto le stelle”. Ancora birre, chiacchiere, casino, altre birre, fino alla splendida alba sulle bocche di Bonifacio, tra Corsica e Sardegna, giusto in tempo per cedere alla stanchezza e rifugiarci in cabina.

Qualche ora di sonno, un caffè propizio per ritrovare le forze, e un giro al pub mattutino, sempre a bordo piscina (a dire la verità, più simile a un grosso bidet, ma non era per quello che ci eravamo imbarcati). Sole, sorrisi, facce stanche ma non disposte a cedere: si ricomincia, chi con la Biscotti, chi con la Not So Mild Ale (forse la miglior birra della crociera, anche se la concorrenza è spietata e so che ognuno ha eletto le sue) di Shiga Kogen/Nøgne Ø. Corsa a sfamarsi in mensa, riposino, e via di nuovo al pub principale, con qualche fusto nuovo e qualcuno già aperto la sera prima. I più attenti erano reduci da una degustazione sulle birre lavorate in botte di cui ho sentito dire (non mi ero iscritto, ahimè) cose favolose, con il coinvolgimento di nomi noti e nobili come quelli di Lorenzo “Kuaska” Dabove, Jos Brouwer e Derek Walsh.

Sbarchiamo a Barcellona domenica sera, sorprendentemente puntuali: la nave aveva recuperato il ritardo alla partenza. Raggruppamento in direzione di un ristorante poi trovato chiuso, cena in un posto abbastanza turistico, dopocena in un brewpub barcellonese di cui mostro una foto. Delle birre non parlerò, limitandomi a dire che non sono state trovate particolarmente gradevoli da nessuno dei presenti. Se passate da quelle parti, trovate altro a cui dedicarvi. E’ andata meglio a chi ha attraversato la città per recarsi a un evento in un locale abbastanza valido, anche se l’accoglienza pare sia stata abbastanza fredda. Attendo testimonianze più specifiche da chi c’era.

La mattinata di lunedì è cominciata con la solita routine (colazione, raggruppamento, e poi via a trotterellare per un giro turistico – le due case di Gaudì, poi Sagrada Familia, poi un ristorante dove ci siamo trovati benissimo (la Cerveceria Catalana, raccomandatissima). Due passi nel barrio Gotico, vagando senza meta, per vedere il centro storico e per digerire l’impegnativo pranzo. Per puro caso ritroviamo un gruppo di crocieristi (Gennaro di Amiata, Bruno e Allo di Toccalmatto, Nino dello Sherwood Pub e altri ancora), il tempo di fare 20-30 metri a piedi e ci ritroviamo, senza averla cercata, alla Cerveteca. Locale promosso a pieni voti, piccolo e caotico (c’era mezza nave!), con buone spine e ottime bottiglie, e il piacere di ritrovare le Rogue, forse la birra americana importanta con più discontinuità in Italia. Anche la birra spagnola, stavolta, ne esce benone, con la Pura Pale (già provata mesi fa al Moeder Lambic Fontainas) fresca e beverina.

La festa prosegue in nave, dato che è ormai sera e bisogna ripartire. Stavolta non ci sono imprevisti, e si parte senza contrattempi per un’altra lunga notte di bevute e risate in direzione Porto Torres. Stavolta però facciamo un pochino più i bravi, e rientriamo in cabina ben prima dell’alba. La notte pare sia durata molto a lungo, con scene che voi umani non potete immaginare. Nemmeno io, a dire il vero, e mi toccherà vivere con la curiosità.

La mattina il pub a bordo piscina gode della piscina finalmente aperta e di un sole battente (qualcuno commenterà “sembra Rimini a Ferragosto”). Da buon vampiro, sopporto male così tanta luce e lascio ad altri la tintarella e le sdraio. Mi dirigo verso la sala principale, dove si sta consumando il giudizio delle birre homebrewing. Numero abbastanza moderato (poco sotto le 20) ma qualità molto alta, con diverse birre davvero interessanti. Primi classificati due amici (uno è Valentino Roccia, purtroppo mi sfugge il nome del secondo) che hanno fatto cotte a quattro mani. Bravi!

Dopo pranzo (e dopo la premiazione del concorso hb), degustazione su barley wine e dintorni. Si comincia con un raffinatissimo progetto del Birrificio del Ducato, vale a dire la Beersel Morning, che come il nome fa capire trattasi di una birra basata sul lambic 18 mesi di Armand Debelder della Drie Fonteinen e, come avrete intuito, sulla New Morning del birrificio di Roncole Verdi. La birra è interessante ed equibrata, davvero una piacevole scoperta.

Si prosegue con due produzioni a cura degli statunitensi di Stillwater, vale a dire la Stateside Saison e la Existent. Due birre che partono dal Belgio per arrivare…boh? Devo dire la verità, non mi hanno conquistato. La prima è una saison con sentori fruttati molto piacevoli, ma che scalda un po’ troppo il palato. La seconda è scura, si sente del tostato(ne) e pare abbia passato del tempo in botti di bourbon. Forse la mia preferita tra le due, ma per nessuna mi sarei strappato i capelli.

Arriva il momento di Valter Loverier, che presenta una birra che rappresenta l’inizio (è stata brassata all’apertura del birrificio) e la fine (viene commercializzata ora) di Loverbeer, almeno fino a ora. La Dama Bruna basa la sua struttura su quella della Madamin, ma c’è un percorso di riposo e maturazione aggiuntivo per arrivare a quello che è un dichiarato omaggio alle oud bruin belghe. Il risultato è soddisfacente ma direi perfezionabile, specie in prospettiva di un annunciato cambio di zuccheri che dovrebbe far giovare sia l’aspetto visivo (“scurendo” il prodotto finito) sia aggiungendo complessità organolettica.

Chiusura di degustazione con un birrificio che come pochi sa farsi amare o odiare. Personalmente, ci ho messo davvero tanto, spaventato a volte dai sentori acidi a volte dalla potenza alcolica di buona parte delle sue produzioni più celebrate. Una combinazione che raramente amo, ma che ultimamente mi sta cominciando ad affascinare. L’ultimo assurdo progetto parte da un’idea nata dopo una buona sbronza, protagonisti lo stesso Jerome Rébetez e il birraio di Terrapin (Athens, Georgia, USA). Trattasi di un birrone (barley wine?) carico di stranezze che ho apprezzato e non poco, e con un nome credo ancora provvisorio (qualcosa tipo “incredibile cuvée di Jerome e xxx”).

C’è il tempo per un paio di birre, stiamo scegliendo cosa quando veniamo convogliati a un assaggio per pochi di perle della Närke Kulturbryggeri (Skvatt GALEn, Bästa Rököl, Bäver). La prima è erbale più che erbacea, se ho capito bene brassata con acqua in cui sono state bollite bacche di ginepro. La seconda è affumicatona, la terza è un’assurdità che contiene estratto di ghiandole di castoro. Medicinale come uno sciroppo di altri tempi, ma non cattiva. Chiusura con la classicissima Kaggen Stormaktsporter 2005, un dannato capolavoro di cui non ci si stancherebbe mai.

Che dire? Un’esperienza fantastica, forse irripetibile. Chi c’è stato sa cosa intendo, gli altri spero che potranno avere un’altra occasione.

Alessio

Un salto nell’Essex: Colchester

Category : Viaggi

Aeroporto London Stansted: il buon vecchio low cost Ryanair non delude mai (per dire che delude sempre). Appena atterrato mi dirigo verso la stazione dei pullman, e mentre i più salgono a ripetizione sui bus in direzione Londra-Victoria Station, io attendo i ben più rari mezzi che fan rotta verso la campagna. Voi direte: “Ma cosa ci viene a raccontare? Un posto di questo genere, a chi interessa?”.

Interessa, interessa. Perché chi ama il turismo birraio non si ferma davanti a nulla, che si tratti di numero di abitanti o estensione del territorio. Certo, va detto che io a Colchester ci sono capitato per lavoro, altrimenti forse non mi sarebbe mai venuto in mente di recarmi proprio lì…ma andiamo con ordine.

Una tappa nella provincia inglese non può davvero mancare: è proprio fuori dalle grandi città, dove meno lo si aspetta, che ci si può parare di fronte una sorpresa sfavillante. E per spezzare un’ulteriore lancia a favore della campagna, vi posso dire che solamente quest’anno, per la prima volta, l’ambito trofeo National Pub of the Year è stato vinto da un locale londinese…abbiamo così concesso qualche stimolo in più per gli scettici.

Visualizza Colchester in una mappa di dimensioni maggiori

In una città come Colchester la chiusura dei negozi entro le 17 e il calar del sole invernale ancora prima, comunicherebbe sentimenti di vuota desolazione anche alla grigia nebbia della bassa padana. Fortunatamente non tutto è come appare. La vita in realtà scorre argentina nei pub, assaliti nel tardo pomeriggio dai lavoratori stanchi e bisognosi di schiarirsi la gola. In effetti qui il pub, al secolo public house, mantiene fede al significato letterale del suo buon nome. Gli avventori fanno il loro ingresso solitari, come entrassero a casa propria, si siedono al bancone, ordinano da bere e aspettano qualcuno che abbia voglia di scambiare quattro chiacchere con loro.

Perché allora non seguire questa tradizione? Dico io.

Il primo locale sarà quindi THE ODD ONE OUT. Rinomato per l’abbondante offerta di cider e perry provenienti da tutta la contea: le piccole botti di plastica vengono posizionate in bella vista sul bancone, un foglietto di carta scritto a penna ci indica nome dell’azienda produttrice, grado alcolico e prezzo per pinta. Non per nulla questo sperduto pub è risultato finalista al concorso Cider & Perry Pub of the Year nel 2008.

Mai nome fu più azzeccato (odd one out = pesce fuor d’acqua, circa…): entrando si ha proprio la sensazione di essere corpo estraneo rispetto agli altri clienti, i quali seduti ciascuno nel proprio cantuccio, fanno quasi parte della mobilia, statici come se dovessero aspettare di essere immortalati in un quadro di Constable. Ed ecco la mia storia: da dietro un angolo, dopo avermi studiato per una mezz’oretta, ecco giungere un simpatico signore di Budapest, da una vita a Colchester, che ha voglia di parlare di Dio, di politica italiana, e dei miei viaggi in Ungheria. Prima di lui, per fortuna, mi hanno fatto anche compagnia una corpulenta moretta (Mauldons Black Adder) e una biondina ben luppolata (Crouch Vale Brewer’s Gold). Offerta dal mio amico ungherese ecco che invece arriva una pretenziosa pinta di sidro. Mai bevuto niente che mi abbia stupito tanto (e forse mai capiterà più): Crone’s Organic Cider, Rum Cask Aged! Ottimo sidro di mele da 7,5° alcolici invecchiato in botti di rum. Inutile approfondire il mio zizzagante ritorno a casa…

Rimanendo in “periferia” ci spostiamo di poco per entrare al FAT CAT. Accogliente. Al suo interno(!!), dopo aver osservato per 10 minuti un vecchio chino sulle proprie fatiche scendere da uno scalino, ho potuto assistere all’arresto di un borseggiatore, tra la tranquillità generale di tutti (cioè mia, del vecchio e della barista). Offre birre ben tenute, tra cui una della casa.

Non molto più distante merita menzione il NEW INN, gestito dal simpaticissimo Duncan Adkinson. Sotto la sua gestione il pub ha appena aperto, ma in realtà è un locale di vecchia data, passato più volte di mano. Le sue piccole dimensioni favoriscono la socializzazione. Ho quindi potuto scambiare due chiacchere col landlord, e tramite queste ho anche compreso meglio la situazione dei pubs in UK. Dopo l’avvento delle grandi catene, come ad esempio Wetherspoon (vedi sotto), le più modeste free-house rischiano di scomparire. Per essere chiari, e a voler utilizzare parole povere, la free-house sarebbe un locale con le pompe o le spine di proprietà, che può quindi decidere in autonomia quali birre servire. Nel nostro paese sono ancora pochi i locali che seguono questa direzione. Nel caso del New Inn, tre pompe in tutto, ben tenute, e all’impareggiabile prezzo di £2 ogni pinta, come offerta-lancio.

Che nostalgia mi sovrasta, se penso ai prezzi in Italia!

Ritornando ora verso il centro città, entriamo nel discusso THE PLAYHOUSE. Discusso in quanto appartenente alla grande catena Wetherpoon e quindi, per i camriani del posto, simbolo di consumismo. Concordo. Non si può però negare che il locale sia veramente suggestivo. Con grande isola-bar al centro, il pub è ricavato da un vecchio teatro; oltre al piano interrato, c’è la possibilità di sedersi in zona “platea” oppure in zona “palcoscenico”. Lì, sopra la propria testa, aleggiano i pannelli delle scenografie, le luci di scena e tutto il resto della brigata. Osservando dal palcoscenico si staglia la galleria, non accessibile ai clienti, ma festosamente addobbata con manichini-spettatori in stile retrò a grandezza naturale. Per fortuna niente di troppo kitch. Certo, il fine-settimana è facile trovare i buttafuori all’uscita (abovvvoooo), ma per il resto si mangia bene e a poco prezzo, senza dimenticare una decina di real ales diverse tra cui sbizzarrirsi! Sito del The Playhouse

Infine col FOX & FIDDLER, proprio di fianco al precedente, ci ritroviamo nuovamente immersi in una tipica atmosfera homemade. Infatti il cibo è fatto in casa. Troverete spesso una Mild, cosa ormai non così semplice nemmeno nella vecchia Inghilterra, malgrado gli sforzi del CAMRA. A me è toccata la Mighty Oak Oscar Wilde, forti sentori tostati e note di cacao.

Consiglio a chiunque volesse avventurarsi in queste zone di procurarsi l’apposita guida edita dal CAMRA (ce ne sono per tutte le contee del Regno Unito) oppure di spulciare la grande offerta online. Le informazioni più attendibili sono solitamente raggiungibili tramite i siti delle sezioni locali del CAMRA, in questo caso: http://www.colchestercamra.org.uk/

Buon viaggio!

Jacopo

Una crociera davvero diversa

Category : Viaggi

Per farmi toccare il suolo iberico (terre quantomai infauste per la birra, almeno fino ad ora) ci voleva un’occasione speciale. E quale migliore occasione di Un Mare Di Birra, la crociera  organizzata da Publigiovane (ricordate Eurhop?) e dallo staff del Ma Che Siete Venuti A Fa’ (qui l’articolo di Mattia) per il decimo compleanno del pub trasteverino.

Il programma è semplice, si parte sabato 11 da Civitavecchia in direzione Barcellona, con sosta di un giorno nella città catalana fresca di trionfo in Champions League. A bordo qualche centinaio di bevitori entusiasti, qualche decina di birrai italiani e non, qualche ospite straniero, qualche degustatore più o meno famoso.

La lista delle birre confermate è una lista di eccellenza, con nomi importanti dall’Italia e dall’estero, con rappresentati paesi come Danimarca (in gran numero), Olanda (De Molen), Belgio (Cantillon), Svezia (Närke) e Norvegia (Nogne Ø).

Che altro dire? Per Pintaperfetta saremo presenti io e Andrea (quello che non scrive quasi mai). Seguiteci su Twitter (@pintaperfetta), vi terremo aggiornati.

Alessio

1° Festival del Gusto Sapore d’Europa (?) – Suisio (BG)

Category : Festival

Sono reduce dal secondo festival estivo di Suisio (BG) organizzato come sempre nella piazzetta antistante la Locanda del Monaco Felice, che ogni sei mesi circa ci delizia con una rassegna di birrifici italiani di qualità e di chicche dal resto del mondo, solitamente ad opera di Alex Liberati e della sua Impex.
In questo caso, il titolo era 1° Festival del Gusto Sapore d’Europa, anche se il Sapore d’Europa è svanito alla vigilia dell’evento: le bancarelle che tanto caratterizzano i mercatini europei in quel di Bergamo sono state costrette a dare forfait dall’associazione che le coordina, per motivi abbastanza vaghi e comunicati alla Locanda e al Comune di Suisio solo nella giornata di venerdì 3 giugno.
Claudio e Carla si sono prodigati facendosi in quattro per riuscire a rimediare alla situazione creatasi, e alla fine a nessuno è mancato il ristoro (che consisteva, al di là delle cene a prenotazione, in salsicce e cipolla, crocchette di pasta/riso orientali e nelle ormai classicissime frikandellen).
Nonostante le promesse di pioggia battente delle previsioni meteo, Giove pluvio ha risparmiato Suisio nella serata di sabato con una sorta di nuvoletta dell’impiegato al contrario: pioveva più o meno tutt’attorno, mentre lì si stava benone. Questo per dire che il pubblico ha risposto bene, ma con un’altra situazione climatica avremmo senza dubbio avuto un riscontro anche maggiore (abbiamo avuto testimonianze in tal senso sia dai bresciani che dai brianzoli). Anche domenica il tempo ha tutto sommato tenuto bene, anche se qualche goccia in più si è sicuramente vista e sentita.

Detto dei problemi organizzativi dell’ultim’ora, veniamo a una breve cronaca di quello che è stato il festival birrario. Il calcio d’inizio era fissato per le 18 di sabato 4 giugno, per chiudere intorno all’1 e riprendere all’ora di pranzo di domenica 5.
Gli stand, da destra a sinistra, prevedevano Schigi con due spine di Extraomnes, Simone di Endorama con l’intera linea alla spina, Davide e Antonella (già collaboratori di Pinta Perfetta) in rappresentanza delle guardie svizzere di Bad Attitude, poi Stefano Allera al banco del Ducato e la banda di Impex con una tonnellata di roba inglese e non solo.
Il banco Bad Attitude aveva un problema di attacchi che impediva di attaccare tutte le birre portate, e così i nostri volonterosi amici si sono industriati nel ruotare i fusti attaccati all’unica linea funzionante il sabato e alle due funzionanti la domenica. Purtroppo le birre non erano particolarmente in forma (ad eccezione della Two Penny), con qualche problema evidente sia sulla Kurt che sulla Hobo.

Le cose sono andate decisamente meglio negli altri banchi di spillatura: partiamo da Endorama, che ci aveva omaggiato di una campionatura che io e Gabriele abbiamo provato un paio di settimane fa. A questo giro non ho provato la Milkyman, di cui già avevo parlato molto bene in occasione dell’ultima Isola Che Non C’è (e che anche in bottiglia si conferma ottima). La Vermillion (anche in questo caso, giudizio valido sia per la spina del festival che per la bottiglia aperta con Gabriele) ottima e non banale, tra le due versioni (anche se forse si tratta di lotti diversi) meglio quella provata alla spina a Suisio. Stesso giudizio sulla Malombra, saison sui generis (frumenti da blanche, luppolatura americana) che passa bene il test della bottiglia e della spina (anche in questo caso, meglio la seconda). Chi invece trionfa in carrozza sia alla spina che in bottiglia è la ultima nata Golconda, kolsch delicatissima, beverina e piacevole a ogni sorso. Decisamente la mia preferita della produzione, e forse la mia preferita in assoluto tra le italiane provate recentemente.

Ducato presentava la produzione “classica”, con la linea omonima nelle sue varie declinazioni (IPA e Bitter) e con altre produzioni classiche (Winterlude) e non (Wedding Rauch, ottima).

Il banco della Impex di Alex Liberati era una specie di fortino spesso assediato. Le West Coast IPA (I e II) brassate presso Gadds ormai le conoscete bene, la Common Conspiracy invece l’ho trovata un po’ piattina. Le produzioni di Dark Star sono un ancora un pochino più difficili da trovare in giro. E che birre! Un vero e proprio trionfo tra gli appassionati, con ottimi riscontri sulle varie produzioni e dibattiti sulle preferite (forse la Victorian Ruby Mild, anche se Sunburst e Hophead mi hanno ugualmente conquistato). Tutt’altro che trascurabile anche la parte “acida”, con kriek di Girardin e una produzione Revelation Cat ai frutti rossi (ottima). Quanto alla Mikkeller Black da 17 gradi e rotti, ho lasciato ad Andrea l’onore di farsi uccidere da Alex.

Extraomnes presentava la classica Blond e l’ultima nata (anche se ormai è in giro da qualche mese) Zest, che mi è sembrata meno aggressiva che a Milano (anche se a Milano l’avevo provata molto di sfuggita, devo dire). Tutte e due mi sono sembrate in ottima forma, e poi c’era il pompelmo

(solito ringraziamento a Simona per le foto)

Alessio

 

Un piccolo Villaggio della Birra anche in estate

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Category : Eventi, Festival

Buonconvento è un posto magico. Piccolo paesino nella campagna senese, non distante da luoghi più noti come Montalcino, Montepulciano e Pienza. A Buonconvento dal 2006 si tiene il fantastico Villaggio della Birra: un meraviglioso happening di birre e birrai italiani e belgi che propongono le loro specialità. Al Villaggio sono stato a tutte le edizioni e posso assicurare che è la festa più bella che conosco.
Il tutto si svolge al TNT Pub e la mente di tutto questo è il grande Gianni Tacchini.
Quest’anno Gianni organizza un altro evento birrario a giugno: il 18 e 19 giugno ci sarà presso il locale una due giorni di birra artigianale con al presenza e il supporto di due amici di Gianni, il Dickinson Pub di Scandiano (RE) e il Kroeg di Siena. Come sempre negli eventi del TNT ci aspettiamo ottimo cibo, ottime birre e concerti dal vivo.
Data la bellezza del posto e le esperienze passate al TNT consiglio caldamente di partecipare.

Sotto il sole di Buonconvento

Una birra da Brewfist

Category : Birra, Varie

Il logo di Brewfist

Pietro e Andrea li abbiamo conosciuti ai tempi epici del primo Birreggio (altre edizioni: 20092010). Tre anni fa. Allora erano al Birrificio Lodigiano e rimasi del tutto estasiato dalla Vecchia Lodi e non so quanti boccali ne bevvi in quei tre giorni. Pietro passò una nottata di fuoco con una banda di scooteristi che gli seccarono ogni fusto e credo che quella serata non la dimenticherà. L’anno dopo dovevano tornare ma all’improvviso gli eventi fecero saltare la partecipazione.
Quando li abbiamo rivisti ci hanno comunicato che avevano in ballo una cosa grossa: aprire con un terzo socio un birrificio a Codogno, luogo un po’ dimenticato del lodigiano, che conoscevo solo per il fatto che ci si ferma il regionale per Milano.
A distanza di qualche tempo li siamo tornati a trovare: il birrificio si chiama Brewfist, ha aperto a dicembre del 2010 e si trova nella zona industriale di Codogno. Li siamo andati a trovare la prima volta qualche mese fa e siamo tornati di recente (il noi non è certo maiestatico, ma deriva dal fatto che parlo a nome dei Carbonari reggiani).

Il birrificio è nuovo e ben curato: si vede che c’è stata un’attenzione al progetto in tutti i suoi dettagli e l’impressione che danno Pietro e Andrea è di due persone appassionate di birra ma attente a pianificare un’attività imprenditoriale. Anche nell’impianto si nota che chi lo ha scelto ha saputo valutare ogni dettaglio. E questo è importante in questo periodo tumultuoso per la birra artigianale: tanti birrifici nascono, ma la mia impressione è che ci siano anche tanti sprovveduti che non sanno bene fare i conti dal principio.
Le birre proposte hanno una marcata impronta inglese: non a caso Pietro ha lavorato in Inghilterra da Fuller’s e la passione per la ale all’inglese si sente (vale la pena anche di sentire i vari aneddoti che ha da raccontare sugli inglesi).
Al primo incontro comprammo le prime cotte (il birrificio aveva appena aperto) delle birre in produzione. Premetto che il giudizio su tutte le bire è del tutto positivo e in certi casi entusiasta.
Ci siamo innamorati della Burocracy, una IPA in cui è in bella evidenza il luppolo e gli aromi “americani” che prevalgono sul malto. E’ un po’ il momento di questo stile di birre e questa ne è una interpretazione davvero piacevole.
Mi è piaciuta molto anche la 24k, una golden ale di gradiazione più elevata, con un amaro più resinoso.
La Fear è una stout e, pur non essendo io un amante dello stile, ne ho apprezzato la morbidezza e l’aroma arricchito dall’uso di fave di cacao.
Infine la Jale, che a noi è piaciuta molto, ma che ha ricevuto in generale giudizi altalenanti dovuti al fatto che le prime cotte si sono un po’ rovinate nel tempo. Ci hanno detto di aver modificato e migliorato la ricetta, per cui meriterà un assaggio supplementare. Va detto comunque che le bottiglie fatte con la vecchia ricetta le abbiamo finite in pochi giorni e a mio modesto parere erano molto buone.
Più recente è la Space Man, una IPA di gradazione più forte e maltosa, dal colore più chiaro della Burocracy e con i toni del malto in maggiore evidenza. Pur nella sua potenza la birra mantiene un carattere beverino che la rende “pericolosa” nelle bevute estive.

Jale e Space Man

Un mio apprezzamento particolare va anche alle etichette, molto curate nei dettagli, dallo stile un po’ “futurista” che mi ricordano quelle della Brasserie de la Senne. I nomi delle birre sono ispirate dalle esperienze personali dei birrai, in particolare la Burocracy, figlia della faticosa trafila per ottenere tutti i permessi per aprire il birrificio e delle notti insonni per adempiere a tutti gli obblighi formali e sostanziali che sono richiesti.
Come ultime annotazioni vale la pena di ricordare che i ragazzi hanno in cantiere l’apertura di un pub a Codogno, che le birre hanno prezzi decisamente buoni per la qualità e che c’è uno spaccio aperto al pubblico presso il birrificio con possibilità anche di bere le produzioni Brewfist in loco.

Rob

Nuovo impianto (o quasi) in casa Toccalmatto

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Category : Notizie in breve, PintaPerfetta

Fervono i lavori in casa Toccalmatto: settimana scorsa sono arrivati i nuovi “pezzi di impianto” che permetteranno di aumentare sensibilmente i volumi di produzione, ma senza far il salto nel buio qualitativo che spesso si verifica quando si cambia l’intero impianto di produzione passando da dimensioni modeste a impianti di medie o grosse dimensioni.

In questo caso, si tratta di quattro nuovi pezzi, un “pentolone” di bollitura di dimensioni ragguardevoli, un mixer e due fermentatori da 1750L che vanno così ad aggiungersi all’impianto già presente.

Il birrificio, che aveva chiuso il primo anno di attività con una produzione di circa 400 hl e il secondo con un ottimo 700 hl, avrà così la possibilità di poter aumentare la produzione fino a raggiungere i circa 1500 hl annuali.

Questo permetterà di poter aumentare progressivamente la produzione fino a portarla a circa il doppio di quella attuale, permettendo così di dissetare molti più palati e di raggiungere, in futuro, anche gli obiettivi di esportazione che sono nelle corde del birrificio.

Campionato nazionale homebrewing – sotto 50 OG – Nembro (BG)

Category : Birra, Eventi

Domenica scorsa, al The Dome di Nembro (BG), si è svolta la prima tappa del campionato nazionale homebrewing organizzato dal Movimento Birrario Italiano.

In cosa consiste tutto ciò? E’ presto detto: una serie di concorsi uniti dal filo rosso di una classifica finale, in cui l’homebrewer si deve misurare con stili e scuole diversi (es.: stili “tedeschi”, “belgi”, “natalizie”) sperando di totalizzare più punti possibili: solo uno sarà l’homebrewer italiano dell’anno!

Una bella iniziativa, che ha raccolto un sacco di iscrizioni, con oltre 60 birre iscritte alla tappa bergamasca dedicata alle birre “leggere” (sotto 50 OG). La consegna lasciava una certa libertà di stile, e gli homebrewer si sono sbizzarriti tra stili inglesi (bitter), americani (american pale ale), tedeschi, belgi e chi più ne ha più ne metta.

Scarsino il numero di birre a bassa fermentazione iscritte, che però si sono comportate dignitosamente, portando a casa la vittoria (una Schwarz tutt’altro che banale). Seconda classificata una blanche (ma non troppo), terza piazza per una Amber Ale.

Detto sommariamente dei risultati (che potete trovare qui), qualche considerazione da giurato e da appassionato. Alcune birre potrebbero aver sofferto il trasporto, però su una vagonata di bitter fatico a ricordarne una accettabile. Detto che mi risulta essere tutt’altro che facile da replicare in casa (ricordo dei tragici assaggi a un concorso HB dedicato a questo stile in quel di Lurago Marinone, un paio di anni fa), è anche vero che mi aspettavo qualcosina di più. Discrete la APA, anche se alla fine l’ha spuntata una Amber Ale poco Amber ma equilibrata e interessante. Molto bene le Dry Stout, con punteggi mediamente molto buoni e una quarta classificata che ha sfiorato il podio (qui la classifica completa con punteggi e ricette).

In generale, si è trattata di una esperienza piacevole (per i giurati, come per i concorrenti) e di una giornata sicuramente interessante. La varietà di stili e sfide nelle varie tappe promette assaggi interessanti e grande competizione. Vedremo chi la spunterà.

Alessio