Un Mare di Birra 2012

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Category : Eventi

Credo sia difficile far rientrare quattro giorni in un articolo. Quattro giorni di episodi, vecchi e nuovi amici, esperienze, posti nuovi, locali e ovviamente birra. Tanta. L’anno scorso, per la prima edizione che coincideva con il 10° compleanno che Ma che siete, io non c’ero. Chi però ha fatto tutte e due le edizioni, mi ha detto che quest’anno l’atmosfera non era la stessa, c’era meno gente sbevazzona, più problemi a livello di casini e via dicendo. Io posso dire d’essermi divertito, e parecchio, per cui non avrei problemi a esserci per una eventuale (ma al momento davvero remota) terza edizione.

Prima di partire m’ero messo in testa due linee guida:

  • di provare solo birre che non conoscevo;
  • di non uccidermi e prenderla sul calmo;

… devo dire che son stato abbastanza bravo su entrambi i punti 🙂
Arrivati in nave, dopo aver preso bicchiere, porta-bicchiere e lista delle birre/giornale di bordo d’ordinanza, si parte ad assaggiare tutto il possibile. I tempi sono lunghi, il ritardo nell’arrivo della nave a Civitavecchia influenza un po’ i tempi tecnici di installazione delle spine. Alle 23 circa i pub sono operativi: degli 8 previsti, come anticipato proprio qui su PP, ne son arrivati sette: l’Oliver Twist manca.
La mezzaluna con tutte le spine è presa d’assalto e già ci si scambia i bicchieri, triplicando fin da subito gli sforzi per rimanere coscienti a lungo. Alle 2 circa ci si sposta fuori, a bordo piscina, con doppio banco spine e musica: questa cosa si ripeterà la prima e la terza sera, io abbandonerò la pista da ballo, provato, alle 4.30 e l’ultima sera verso le 3.45, ma in tanti hanno fatto l’alba.
Ognuno dei presenti ha da raccontare una storia, un luogo, un assaggio. Non è facile star dietro a tutti quelli che si conosce, figuriamoci aver la possibilità di fraternizzare con nuovi colleghi geek.

Arrivando al dunque… parliamo di birra e di pub.
Parto subito dal punto, organizzativo, che ha fatto storcere il naso ad alcuni: l’ultimo giorno, malgrado il programma stampato a bordo da Publigiovane prevedesse l’apertura dei pub dalle 12 alle 18, in realtà questa non è mai avvenuta: solo gli olandesi di ‘t Arendsnest e i tedeschi di Bierkompass hanno aperto tutte le linee, assieme al Ma che siete che ha aperto qualcosa per un’oretta, gli altri non pervenuti. Qualcuno ha brontolato per questo, così, essendo riuscito a sentire Manuele Colonna ieri sera (mercoledì) per telefono (grazie Manuele per la disponibilità), s’è capito che l’ordine di chiudere e di smobilitare i banchi spina verso le 15 è stato dato dalla Grimaldi. Vero anche che di sopra (piscina) c’erano aperte 4-5 spine e s’è potuto bere quasi fino all’ultimo secondo, e che la stampa del programma di bordo aveva orari (appunto 12-18) e eventi (brindisi di saluto delle 17,45) non concordati e non comunicati ai pub. Sul momento, è ovvio pensare che quando si stila un programma di attività, lo si comunichi a chi di dovere (pub e publican), ma se così non è stato, non si può certo accusare i pub di aver cambiato qualcosa di cui non erano a conoscenza.
La contemporanea chiusura (inspiegabile) di gran parte dei bagni (anche questo va in “carico” alla Grimaldi) e l’obbligo di abbandono delle cabine  ha fatto sì che non si potesse praticamente avere un servizio decente nelle ultime 2 ore, ma tant’è.

Alla partenza da Civitavecchia, durante le operazioni di scarico dei fusti sulla nave, probabilmente anche ad opera di personale non specializzato, ha secondo me peggiorato una parte delle birre più delicate. Mi dicono che anche l’anno scorso le birre più leggere o più avessero subito un maltrattamento, ma quest’anno credo sia andata peggio: ne consegue che purtroppo le birre irriconoscibili o con difetti più o meno grossi sono state più di una.

Non è andato bene il pub francese, La Capsule di Lille (bene la Avec les Bons Voeux di Dupont – ma ha senso portare una birra natalizia a Giugno? – anche le Struise sono apparse al di sotto nei soliti standard; una Dunkel con dry-hopping è proprio necessario che esista?), che ha avuto un servizio, non solo a mio parere, non all’altezza della situazione, demandando molto del lavoro dietro al banco al vicino di posto, cioè Nino dello Sherwood Pub di Nicorvo (PV). Su Nino e staff niente da dire, è la prima volta che ho occasione di passare del tempo con lui e confermo quello che ho sempre sentito dire in giro riguardo alla cortesia e alla passione per il suo lavoro. Stessa cosa posso dire di Michele Galati e il The Dome, a mio modesto parere il migliore come selezione e probabilmente il più fortunato nel trasporto dei fusti. Nonostante Nino avesse cose importanti, alcune birre (Gaina, Ligiera, una irriconoscibile ArtigianAle e una Runa buona ma un po’ “fiacca”) hanno manifestato problemi olfattivi o di gusto: peccato perchè son tutte birre che adoro e spiace vederle non in forma. Non possiamo lamentarci però della Gose che, nonostante abbia deciso di schiumare più del solito, è sempre una signora birra: la conobbi nel 2009 al BQ di Milano e me ne innamorai subito.

Dicevamo del The Dome? Fantastiche Sunflower, Golconda nonostante uno dei fusti fosse stato scosso in maniera evidente durante il trasporto, Gassa e 2 Cilindri del Birrificio del Forte (come scrissi già in occasione di Selezione Birra 2012), BrewFist X-Ray. Ho fatto un leggero assaggio di Xyauyu Fumè (Baladin), che reputo non essere la mia birra: alcuni la adoravano, altri hanno fatto fatica a finire le due dita che avevano nel bicchiere… io posso dire di inserirmi nel secondo gruppo. Purtroppo ho clamorosamente mancato la 2Late di BrewFist.

Di Bierkompass ho assaggiato davvero poco, quasi nulla, giusto qualche sorso dai bicchieri degli amici. La terrificità di una Gose con aggiunta di succo d’arancia (tornando a casa in macchina è stata unanimemente votata come una delle dieci peggiori birre mai sentite), mi ha fatto desistere da assaggiare altro. Chi ha provato qualcosa in più racconta di una sufficiente Kaffee Stout e di una (incredibile!) bevibile IRS alla ciliegia.
Io, che sapete sono amante degli esperimenti ma molto più amante della tradizione e che voglio un po’ polemizzare, mi chiedo come mai un giovane birraio tedesco decida di lanciarsi in terreni così pericolosi invece di continuare la tradizione della sua nazione o evitare strane alchimie prima di far conoscere le sue birre base.

Sul ‘t Arendsnest di Amsterdam, nulla da dire. Non una vasta selezione, ma due/tre chicche niente male, tra cui forse la migliore birra in nave, la Larie&Apekool di De Molen, assieme alla “sorella” Vuur&Vlaam Extra Gehopt. Non male anche la birra di casa, Templebier e la Emelisse Hoppie Mikkie. Un ulteriore plauso allo staff per aver portato colore con una maglietta celebrativa e per aver tenuto aperto l’ultimo giorno, quasi come da programma-fantasma, consentendo a tutti noi di bere un po’ di più.

Moeder Lambic in buona forma: i miei amici amanti delle Cantillon e delle birre acide / fermentazione spontanea mi criticheranno per il voto non altissimo. Avrei preferito vedere attaccato qualcosa di più di qualche birraio del nuovo corso belga (De la Senne, per esempio) e degli storici nomi (De Ranke, Dupont). La presenza delle birre di Paradis e della sua birraia dietro le spine e in pista da ballo hanno però regalato aneddoti importanti – che ovviamente non saprete mai 🙂 Non proprio di primissimo piano l’offerta di Caulier.

Ho lasciato il Ma che siete per ultimo perchè è stato il padrone di casa. Io a Manuele e il suo staff voglio un gran bene, son anche passato assieme agli amici a Roma per un veloce apertitivo prima di salire in nave, e il Macchè resta il “mio” pub a Roma. Anche qui qualcuno ha brontolato per il numero di fusti attaccati. Sempre nella telefonata di ieri sera, Manuele ha chiarito perfettamente il punto (e invita chi avesse da dirgli qualcosa a mandargli una mail): a parte un paio di fusti, lui e tutti gli altri publican hanno attaccato tutto. Quello che non siamo riusciti a vedere è perchè aveva difetti troppo evidenti per essere spinato: questo rende merito alla qualità dell’offerta, non tutti i publican del mondo farebbero così, ne conosco purtroppo alcuni che se ne fregherebbero. Inoltre, alcune birre attaccate non erano nemmeno in lista, una di queste era la Fano Dr.Owl, eccellente, così come piacevolissima era anche la D’Uva Beer di Loverbeer. Anche il Ma che siete è stato colpito da problemi di trasporto/stoccaggio fusti – per esempio la TropicAle del Birrificio Emiliano con evidenti problemi di ossidazione.

Che dire di altro? Le degustazioni non le ho fatte – ma ascoltate. La parata di grandi nomi a parer mio non c’è stata, e magari qualcuno avrebbe potuto fare qualcosa di più, o di meglio, ma alla fine è andata benone così, io mi son divertito, son stato in buona compagnia e non rimpiango praticamente nulla, avendo bevuto tutto ciò di cui avevo voglia.
Su certi comportamenti personali in nave, non farò nomi e non farò troppa polemica, ma qualche grande espertone potrebbe anche evitare di attaccare persone sconosciute dall’alto della propria indiscussa capacità quando questi poveri sconosciuti hanno opinioni diverse, soprattutto rinfacciando cose avvenute o inesistenti appartenenze a categorie/associazioni. Un pessimo, o mediocre, o sufficiente palato non rende una persona pessima, o mediocre, così come un grande palato non rende grande una persona.

Ah, ultima cosa. Un ringraziamento a chi s’è sbattuto per farci stare bene. Nessuno o quasi vi ringrazierà, anzi saranno tutte critiche. Quelle buone, prendetele, quelle cattive fatele passare. Io il mio ingraziamento ve lo voglio fare proprio qui, nelle ultime tre righe, così che possiate leggerlo bene.

mattia

p.s. vendo fusto key keg, 50 euro, cercate l’ascensore e troverete la birra.
p.p.s. vendo anche un mixer.

Open, Roma

Category : Locali

Come ultima tappa romana, dopo Ma che seiete venuti a fà, Brasserie 4:20, Bir & Fud, Mastro Titta, in Aprile ho visitato anche l’Open, sito in via degli Specchi, in zona Campo de’ Fiori (mappa), facilmente raggiungibile da Piazzale Torre Argentina. Il locale è al piano terra in una piccola stradina, e si divide in due ambienti: quello in cui si entra, più grande e che ospita la maggiorparte dei tavoli e delle spine, e quello più piccolino riservato alle produzioni estere.

Il locale, nella sala principale, offre una sessantina di posti a sedere, divisi più o meno equamente tra tavoli alti e divanetti. Praticamente inservibili, a meno che non siate dei giganti, gli sgabelli al bancone: vi trovereste comodi come seduta ma la vostra birra appoggiata sul bancone orbiterebbe almeno 10 cm più in alto di voi… la situazione mi ha lasciato piuttosto perplesso e non ho capito se era voluta o meno. L’arredamento, tutto il stile-Baladin è accogliente, con colori caldi ma anche moderno (acciaio). Il menù è presentato su un’enorme lavagna-parete alla sinistra del bancone, dove vengono aggiornate tutte le spine presenti al momento.

Nonostante ciò, è disponibile anche un menù, anche questo in stile-Baladin, con tutte le birre del giorno (è stampato “fresco”, complimenti per questo), divise per stile . Dietro al bancone sono esposte le bottiglie disponibili all’acquisto, anche se alcune voci mi han detto che pian pianino andranno a calare rendendo l’offerta del “take-away” meno interessante.

Open, Roma

Open, Roma

Sulle spine il discorso è semplice e tuttavia molto gustoso: come molti di voi sapranno, ci sono una quarantina di produzioni italiane a furiosa rotazione, tanto che anche qui come da altre parti, suggerisco di prendere subito le birre desiderate per non rischiare di doverle mancare. I birrifici presenti sono svariati, si va dal Bi-Du al Birra del Borgo, da Baladin a Citabiunda, da Ducato a Birrificio Italiano passando per Scarampola, Pausa Cafè, Orso Verde, Toccalmatto, Bruton, L’Olmaia, B94 e tanti tanti altri. I nomi sono eccellenti e davvero ogni serata “rischia” di essere stravolta dalla grande rotazione presente.

Nella sala “estera” invece si danno il cambio le produzioni di BrewDog (io ho preso una eccellente 5 am Saint), Het Anker, De Ranke eccetera. Birre anche qua eccellenti. I prezzi in linea di massima non sono proprio competitivi, e sono fissi sui 5€ per la 0.33: c’è da dire che sono bene o male allineati a quelli di tutti gli altri locali di Roma.

L’offerta sul cibo è buona, io ho solo preso delle gustose patate tipo “crisp” chiamate “fatata” con condimento a piacere, ma anche qui i prezzi non sono davvero troppo popolari. Vedo l’Open come un locale dove fare un buon e lungo aperitivo, magari poi spostandosi per mangiare qualcosa di più appagante, ma è solo la mia modesta opinione.

In conclusione, un eccellente locale che ha puntato tutto sulle artigianali italiane, e pur non essendo io un grande (e a volte nemmeno piccolo) amante nè delle birre Baladin nè della “politica” societaria, bisogna comunque apprezzare la vasta offerta dell’Open e la cortesia del personale: un salto, se si è a Roma, è giusto farlo, anche per poter esprimere la propria opinione a riguardo.

mattia

Bir & Fud, Roma

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Category : Locali

Se vi stavate ancora chiedendo, dall’ultimo articolo sulla tappa romana, dove andare a mangiare una volta usciti con la fame dal Ma che siete venuti a fà, la risposta è facile: basta attraversare la piccola via Benedetta per trovarsi dentro al Bir & Fud (mappamappa dettagliata), che è una perfetta sintesi tra la buona cucina e le birre artigianali italiane.

Avendo letto in giro pareri abbastanza positivi, ne ho approfittato per andarci due volte e provare nella mia prima visita le birre, e nella seconda visita alcuni piatti del menù. Partendo dalla parte birraia, il Bir & Fud ha una quindicina di spine, di cui tre a pompa, e le produzioni servite sono esclusivamente italiane: si va dai classici e sempre in forma Orso Verde, Bi-Du, Toccalmatto, alle ottime conferme di Lariano e Birra del Borgo, alle novità come Montegioco e Turan.

Io son capitato là nell’ultimo giorno di Italian Beer Festival, alla degustazione guidata con i mastri birrai, grazie all’invito di Manuele Colonna. In compagnia del padrone di casa a fare la parte dell’organizzatore c’era ovviamente anche Paolo Polli (è proprio con la sua Associazione Degustatori Birra che vengono oraganizzate le varie tappe di IBF).

Alla fine, ho potuto degustare un sacco di cose buone: la nuova Miloud del Lariano (una ottima bitter beverina e delicata, che ricorda un pò la backdoor Bitter di Orso Verde, ma meno “aggressiva”) assieme alle colleghe Pils (ottima) e Weizen (molto fruttata con ampi sentori di banana); tra le birre gustate nella “tappa” di Montegioco, La Mummia (particolare ma decisamente buona) e Rune (rispetto alla collega mi ha lasciato qualcosa in meno). Son successivamente passato dal Birrificio Turan (proveniente dalla Tuscia) dove ho provato la Oops, loro famosa produzione al cardamomo e la buona Imperial Stout.

Gli assaggi (che a volte erano davvero abbondanti) continuano con due produzioni di Birra del Borgo: la Duchessa (al farro, a me risulta eccessivamente dolce) e una migliore Anniversario 2010. Passando al Birrificio del Ducato, ho riprovato, dopo Pianeta Birra a Rimini, la buona Bia Ipa, che si lascia bere bene anche se non la trovo una delle loro migliori birre. Per ultime ho assaggiato una Rodersch che adoro ma che non ho trovato particolarmente in forma (solo ora il Bi-Du è tornato a fare le cotte nel proprio impainto), la eccellente Pink Ipa di Almond 22 e per finire un pò di Saison Dupont con dry hopping da un Magnum aperto da un importatore francese… buona, buonissima ma con un pò troppo sentore di zolfo e con sapore non troppo persistente.

Il bancone del Bir & Fud di Roma

Il bancone del Bir & Fud di Roma

Il Bir & Fud, rispetto al suo fratello Makke, è deisamente più spazioso (ci son anche 6-7 tavolini all’aperto). Buona parte dei tavoli sono destinati o occupati da avventori mangerecci, più che da bevitori. Il servizio è ottimo e velocissimo, quindi anche se non avete organizzato e prenotato (opzione comunque stra-consigliata, soprattutto se siete in tanti), non disperate e  provate a chiedere di inserire il vostro nome nella lista d’attesa: nel frattempo, andate a farvi una birra al bancone o al Makke, e quando sarà pronto il vostro tavolo riceverete una chiamata sul telefonino.

Nella mia seconda visita, tutto accompagnato da un paio di Rodersch, ho potuto assaggiare la famosa pizza con lievito madre, per cui il Bir & Fud è famoso. La pizza è buona e gli ingredienti sono davvero ottimi e freschi, ma non è la cosa che mi ha colpito di più: fortunatamente grazie al suggeriemnto di un amico, prima della pizza abbiam provato due grandi specialità. Sì perchè le grandi prelibatezze al Bir & Fud arrivano con gli antipasti e con i dolci – di quelli niente traccia per manifesta sazietà. I due antipasti scelti sono state le fantasmagoriche ReAli, alette di pollo cotte nella ReAle e poi fritte, e un superbo tris di supplì misti (amatriciana, gricia e carbonara). I prezzi della parte mangereccia non sono proprio popolarissimi, ma nemmeno alti: programmate di spendere appena di più che da altre parti. Sul bere, invece, i prezzi sono assolutamente in linea con gli altri locali.

Insomma, un gran bel posto, ed eccezionale poter fare la spola tra il Bir & Fud e il Makke, per poter saziare ogni singola “voglia”, che sia essa birraia o cibaria. Assolutamente da visitare. Per conoscere le ultime novità, potete seguire il blog ufficiale all’indirizzo http://birefud.blogspot.com

mattia

p.s. per chi se la fosse persa, proprio al B&F è stata “girata” l’intervista con Manuele Colonna.

Intervista esclusiva con Manuele Colonna

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Category : Interviste, Varie

Inauguriamo oggi una (si spera) lunga serie di interviste con i più stimati conoscitori del panorama italiano della birra artigianale. Iniziamo da Manuele Colonna, che abbiamo avuto la fortuna di incontrare a fine IBF Roma 2010, e che ringraziamo per la disponibilità.

Manuele Colonna è il gestore di tre locali a Roma (Ma che siete venuti a fà – votato Miglior Pub del Mondo nel 2009 -, Bir & Fud e il nuovo beershop Domus Birrae) e uno dei massimi conoscitori del mondo birrario italiano ed estero.

Parte I – 8 minuti

Parte II – 5 minuti

Lasciate, se volete, i vostri commenti qui sotto.

Mattia

Ma che siete venuti a fà, Roma

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Category : Locali

Terza tappa del nostro viaggio alla scoperta dei locali della Capitale: oggi focalizziamo l’attenzione sul primo dei due locali di Mauele Colonna: entrambi si trovano a Trastevere, nella parte per certi versi più affascinante della città, ed entrambi hanno sede in via Benedetta (mappamappa dettagliata), trovandosi infatti l’uno di fronte all’altro.

Partiamo oggi con il Ma che siete venuti a fà, affettuosamente chiamato Makke dai suoi clienti abitudinali: il locale è davvero un must assoluto, per una svariata serie di ragioni che ora spiegherò.
Intanto comincio a dire che, seppure io non sia un grande appassionato di premi e onorificenze varie (ho da sempre il parere che la vera soddisfazione sia quella che ti regalano i clienti non abitudinali), il Makke quest’anno è stato votato “Miglior locale del Mondo” dagli utenti di ratebeer.com (trovate la classifica qui). Un premio prestigioso perchè dato appunto dai clienti e non dalle grandi associazioni: nella video-intervista esclusiva che ho realizzato con Manuele, e che uscirà a breve qui su pintaperfetta, è lui stesso a dichiararsi soddisfatto senza però esaltare il solo risultato.

Ma che siete venuti a fà, Roma

Ma che siete venuti a fà, Roma

Detto questo, il locale ha aspetti davvero importanti: partiamo dall’ampio numero di spine, sono 16 di cui 3 in cask. Passando alla rotazione, nelle mie tre visite ho avuto modo di vedere con quale frequenza la lavagna delle spine venga aggiornata… state attenti quindi, se doveste mai capitarci, a prendere subito la birra che volete e non aspettare e tenerla per ultima… rischiate di non trovarne più.  Le spine fisse sono quelle della Beck Bräu (Zoigl, Tiberator, Affumicator), la Weihenstephaner Weiss, la Tipopils e la Bibock del Birrificio Italiano. Oltre a queste, le altre cambiano di volta in volta: durante la mia visita ho avuto modo e piacere di gustarmi una Bayerischer Bahnof Gose (la birra “al sale” del Nord della Germania), un’ottima Brooklyn Ipa, una Beer Here Päske (una Ipa danese a 7%, luppolatissima con gran presenza di cascade), una IV Saison de Jandrain Jandrouille (saison erbacea davvero notevole), una sempre buona Rulles Triple e almeno un paio di Tipopils. Sulla lavagna presenti anche produzioni di Lambrate (Urtiga), Cantillon (Vigneronne e St. Lamvinus), Harviestoun e la produzione speciale di Montegioco: la Makkestout.

Ma che siete venuti a fà, Roma

Ma che siete venuti a fà, Roma

I lati negativi. A chi considera come lati negativi l’assenza di qualsiasi tipo di cucina (noccioline a parte!) e il ristretto numero di posti a sedere (25, a stare davvero abbondanti), suggerisco di provare orari differenti rispetto al venerdì o sabato sera. Gli orari di apertura, consultabili anche sul sito ufficiale, sono piuttosto ampi. Da parte mia, per esempio, adoro i posti piccoli e caciaroni e, anche se solo, ho potuto conoscere un sacco di persone in breve tempo. Sicuramente, per l’esatto opposto per cui avevo detto che il 4:20 era a parer mio più adatto ad una serata tranquilla con un paio di amici o la ragazza, il Makke invece sembra essere fatto apposta per una serata più “movimentata”.

Il Ma che siete venuti a fà in conclusione è un super-locale: è gestito con estrema professionalità (così poi come in tutti gli altri posti visitati nella tappa romana) e cortesia – almeno nei miei confronti – e non deve davvero mancare nella tabella di marcia di un buon bevitore.

E se vi viene fame, non potete far altro che attraversare la strada ed entrare al Bir & Fud.

mattia

Brasserie 4:20, Roma

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Category : Locali

Proseguiamo il viaggio birraio di Roma con uno di locali più famosi e più apprezzati: la Brasserie 4:20 di Alex Liberati. Diverso, diversissimo da tutti gli altri locali romani che ho recensito o recensirò a breve, è aperto tre anni e mezzo e si trova in zona Portuense (mappamappa dettagliata), non lontano dal famoso mercato di Porta Portese. Tra i suoi “difetti”, sicuramente ha quello della non facile raggiungibilità (almeno per chi come me non conosce bene la città e le linee di trasporto pubblico): la metropolitana non gli passa nemmeno vicino, quindi, in mancanza di mezzi autonomi, suggerisco di visitarlo presto o di mettere in conto una bella camminata o una bella botta da tassametro.

Brasserie 4:20, Roma

Brasserie 4:20, Roma

Ricavato all’interno di vecchi magazzini, la Brasserie 4:20 è, al colpo d’occhio, uno dei locali più belli in cui mi sia mai capitato d’entrare, forse il più bello in assoluto: composto da un’unica enorme sala, si presenta con arredamenti scintillanti e di grande impatto visivo. Al contrario, rimane probabilmente un pò freddo, meno intimo e accogliente di altri locali… diciamo il posto adatto più per portare la ragazza o un paio di amici che quello dove andare a fare della gran baracca. Al piano di sopra, invece, presente una terrazza, dove c’è più possibilità di fare baccano, e dove troverete altre sei spine 🙂

Io ci sono stato due volte in quattro giorni, ed entrambe le volte mi son seduto a bancone, che è ampio e dà la possibilità di stare comodi (e non stretti stretti) anche nel caso si volesse mangiare qualcosa. A proposito di cibo, i piatti succulenti non mancano nel menù e la specialità è il pesce. I prezzi, d’altro canto, non aiutano troppo ad organizzare delle abbuffate.

Venendo alla scena birraia interna, bisogna dire che è di primissimo livello: se nell’articolo sul Mastro Titta elogiavo la classicità dei prodotti, la sicurezza che i grandi nomi storici possono dare alla clientela, il 4:20 basa la sua “politica” sull’esatto contrario… la sorpresa. La quasi totalità delle persone può tranquillamente entrare e trovare un sacco di birre sconosciute, anche io, pur conoscendo i prodotti di Alex, son rimasto colpito da nomi, etichette e sapori che non credevo nemmeno esistessero.

Le spine sono ben 34: quando son stato io, 17 erano attaccate e 11 no (non conosco lo stato delle sei spine al piano di sopra). Si trovavano tre Mikkeller (due delle quali della linea Single Hop, cioè fatte con un solo tipo di luppolo e spesso usate a scopo “didattico” per trovare profumi, aromi e sentori erbacei o fruttati), la meravigliosa Southern Tier Choklat (100 su ratebeer) – che è una stout talmente cioccolatosa (passatemi il termine) che se non fosse alcolica si potrebbe tranquillamente scambiare con una tazza di Nesquik – e la sorella Southern Tier Ipa (ratebeer 97), davvero notevole. Inutile aggiungere che qui le spine cambiano a velocità vorticosa.

Brasserie 4:20, Roma

Brasserie 4:20, Roma

Tra le bottiglie, si trovano tutte le Revelation Cat (etichetta – di proprietà di Liberati – che collabora principalmente con i danesi di Mikkeller e gli olandesi di De Molen), Mikkeller, tutte le Southern Tier, le Nogne O, Portbrewing, Hoppin’ Frog, Haandbryggeriet, De Molen… nomi da mozzare il fiato ma anche birre di difficile degustazione, con spesso gradazione alcolica importante o sapori intensi: è l’altro lato della medaglia. Io ho assaggiato la Southern Tier Jah-Va che su ratebeer prende un “normalissimo” 100 e una ottima la Nogne O Dobbel Ipa (98). Perchè metto il voto di ratebeer (pur non essendo io un gran fan di voti e premi)? Perchè al 4:20 ogni spina ha segnalato voto e descrizione originale del famoso sito di rating.

In conclusione, posto eccezionale. Ma per mia personale convinzione, il 4:20 rimane il locale in cui chiudere la serata e non quello dell’aperitivo… in ogni caso, chapeau.

mattia

Mastro Titta, Roma

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Category : Locali

Comincio il mio giro di recensioni sui locali di Roma con quello che non conoscevo affatto e che invece è un must assoluto, e molto differente dagli altri che recensirò fra qualche giorno. Parlo del Mastro Titta di Roma (mappa piccolamappa grande), locale che nella capitale è considerato uno dei primi promotori della birra artigianale sulla scena cittadina. Il locale prende il nome da Giovanni Battista Bugatti, detto appunto Mastro Titta, che tra il 1796 e il 1864 fu il boia di Roma.

Particolarmente ampio, e disposto su due livelli, la prima caratteristica che viene in mente quando si entra è l’atmosfera: il Mastro Titta, almeno al piano terra, è particolarmente buio e all’ingresso si rimane stupiti su come sarà possibile vederci. Pian piano però gli occhi si abituano e le varie cose cominciano a prendere forma e colori: il locale è arredato nel classico stile irlandese, in legno e presenta numerosi tavoli con divanetti.

Il locale Mastro Titta di Roma con Giorgione, il gestore

Il locale "Mastro Titta" di Roma con Giorgione, il gestore

Le spine sono di grande rispetto e a prezzi decisamente contenuti (5.00 – 5.50 €) . Essendo a vorticosa rotazione, posso dirvi quello che c’era quando son stato io. L’impianto prevede una quindicina di spine, di cui due erano riservate alla Sierra Nevada Ipa e alla Sierra Nevada Harvest, e 4-5 alle classiche birre tedesche. Il meglio arriva quando ci si sposta sulle spine belghe: qui la scelta è ampissima con Gouden Carolus, Rulles Estivale e Rulles Triple, St. Bernardus Abt 12, Moinette Blonde più altre due di altissimo livello che non ricordo. Tra queste mi son bevuto la Harvest e successivamente la Estivale, e le ho trovate in splendida forma.

Il piano interrato offre circa una cinquantina di posti a sedere, con tavoli e panche di legno, sicuramente un pò più spartano e più illuminato del piano terra, e per questo meno fascinoso. Il simpatico gestore Giorgione – che vedete nella foto e che mi dicono essere uno dei più grandi bevitori conosciuti al mondo – propone anche cucina tipica romana, io ho mangiato dei rigatoni alla carbonara davvero ottimi ed abbondanti.
Sicuramente un posto da tenere in alta considerazione in quel di Roma, soprattutto se intendete bere quancosa di belga o molto classico, con i grandi nomi valloni e fiamminghi a darsi battaglia sul bancone… in fondo i classici son sempre di qualità, sempre buoni e non bisogna mai dimenticarli.

mattia