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	<title>PintaPerfetta - Luoghi, viaggi e persone legate alla birra &#187; porter</title>
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		<title>Pony Bar &#8211; New York City [NY, USA]</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Mar 2011 08:00:08 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Dietro suggerimento di Mattia, pochi giorni fa sono andato in un locale un po&#8217; fuori dai miei giri abituali: il <strong>Pony Bar</strong> a Hell&#8217;s Kitchen. Ora, Hell&#8217;s Kitchen, sebbene sia piena di ristoranti, non è esattamente il primo quartiere di Manhattan che consiglierei per la vita notturna. Però il Pony Bar ha una buona reputazione, per cui decido di andarci per aperitivo e cena. Fortunatamente è <a href="http://maps.google.com/maps?f=q&amp;source=s_q&amp;hl=en&amp;geocode=&amp;q=637+10th+Ave,+New+York,+NY+10036&amp;aq=0&amp;sll=37.0625,-95.677068&amp;sspn=35.410182,74.882813&amp;ie=UTF8&amp;hq=&amp;hnear=637+10th+Ave,+New+York,+10036&amp;ll=40.761626,-73.994122&amp;spn=0.033091,0.073128&amp;t=h&amp;z=14">vicino</a> (2 blocchi) alla fermata sulla 42esima della metropolitana, linea blu A-C-E.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://farm6.static.flickr.com/5296/5536194264_bba14c64f5.jpg"><img class="aligncenter" src="http://farm6.static.flickr.com/5296/5536194264_bba14c64f5.jpg" alt="" width="500" height="375" /></a></p>
<p>E&#8217; bene mettere subito in chiaro che al Pony Bar si beve <strong>solo birra americana</strong>, e possibilmente alla spina. Sull&#8217;insegna del locale trionfa una scritta che recita &#8220;All American Craft Beer&#8221;, e non vengono fatte eccezioni. In bottiglia si trovano solo Bud e Bud Light; tutto il resto è rigorosamente alla spina oppure on cask: per la precisione, 20 spine diverse e 2 birre on cask. Il <a href="http://www.theponybar.com/">sito ufficiale</a> fornisce la lista in tempo reale.</p>
<p>Il menu è ben fatto: su due grosse lavagne vengono segnalate le birre disponibili, con produttore, nome, e grado alcoolico. Un menu cartaceo fornisce qualche dettaglio in più, con una breve descrizione della birra. Tuttavia il menu stampato rischia di essere poco aggiornato già a metà serata, perché a quanto pare qua le spine girano ad un ritmo serrato. Nelle poco più di due ore che sono stato nel bar, ne ho viste cambiare 3. Curiosa la cerimonia: uno dei baristi suona un paio di volte un grosso campanaccio, i presenti nel locale urlano &#8220;New beer!&#8221;, e una riga della lavagna viene sostituita da una nuova.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://farm6.static.flickr.com/5017/5536193978_ea2b779e13.jpg"><img class="aligncenter" src="http://farm6.static.flickr.com/5017/5536193978_ea2b779e13.jpg" alt="" width="500" height="375" /></a></p>
<p>Le birre sono molto variegate. Ci sono certamente ale di vario tipo (pale ale, ale belga, IPA, double IPA e compagnia bella), porter, stout. Ho notato con piacere che ci sono poche white beer, che non sono le mie preferite. Ma data la velocità di rotazione, quello che trovate dipende molto dal momento. La provenienza delle birre è anch&#8217;essa varia: principalmente gli stati attorno a New York, ma ho visto birre da tutti gli Stati Uniti.</p>
<p>La mia scelta è caduta per prima cosa su una <strong>Otter Creek Stovepipe Porter</strong> durante l&#8217;aperitivo. Una discreta porter, molto tradizionale: colore nerissimo, malti tostati come se piovesse, ma con in più una buona dose di luppoli. Il gusto è quello tipico dato dal malto tostato (caffè, cioccolato), ma l&#8217;amaro luppolato finale è una piacevole sorpresa.</p>
<p>Sono passato in seguito alla nuovissima <strong>Brooklyn Main Engine Start</strong>, che era appena stata messa alla spina, ed è una novità assoluta della Brooklyn Brewery. La birra è stata creata per celebrare l&#8217;espansione del birrificio: locali di fermentazione più grandi, installazione di altro materiale che permetterà di aumentare la produzione. La Main Engine Start è giustamente la prima birra uscita dai nuovi locali e dal nuovo materiale. Trattasi di una belgian ale in stile d&#8217;abbazia, con malti inglesi, belga e americani, luppoli principalmente europei, e lievito belga. L&#8217;ho trovata piuttosto simile alla Matilda della Goose Island: è una discreta ale, non certo buona come, ad esempio, una Rulles Estivale, ma tutto sommato ben riuscita. Si sente un po&#8217; troppo l&#8217;alcool, a mio parere.</p>
<p>Per concludere, ho preso una sorprendente <strong>Long Trail Brewmaster Reserve Imperial Porter</strong>. Una porter piuttosto dolce fin dall&#8217;aroma, molto scura, poco carbonata, ma con un bel carattere. A farla da padrone è ovviamente il malto tostato, e anche qui si sente bene il luppolo. Più dolce di altre porter, ma non al livello di diventare stucchevole. Il grado alcoolico è elevato ma ben nascosto. L&#8217;ho bevuta con molta facilità, e mi ha lasciato con un&#8217;ottima impressione.</p>
<p>Ultime osservazioni sul locale. Lo staff è molto cordiale, disponibile e con una buona conoscenza delle birra in generale, e ancora di più delle birre che servono (quando hanno avuto modo di assaggiarle, ovviamente). Non si fanno problemi a dare dei micro-assaggi gratuiti per aiutare nella scelta. Il prezzo delle pinte è fenomenale: <strong>5 dollari prezzo fisso</strong>. Veramente ottimo per essere a Manhattan, vista la qualità dell&#8217;offerta. C&#8217;è anche da mangiare, per chi lo desidera: alcuni paninazzi e taglieri, dal prezzo ragionevole (sugli 8-9 dollari) ma non eccezionali. Sicuramene nei dintorni si trova di meglio, per quanto riguarda il cibo. Per finire, moltissimi gli eventi birrai proposti, quasi uno a settimana: in genere si tratta di serate speciali dedicate ad un birrificio in particolare, con la maggior parte delle spine dedicate a quel birrificio e la partecipazione speciale del mastro birraio. Date un&#8217;occhiata al sito ufficiale per più informazioni sul <a href="http://www.theponybar.com/upcoming-events/index.cfm">calendario degli eventi</a>.</p>
<p>Tutto sommato, sono rimasto piacevolmente colpito dal Pony Bar. Il numero delle birre presenti non è elevatissimo, ma sono tutte di qualità, e molto varie. Il prezzo è ottimo, e infatti il locale sembra piuttosto frequentato anche ad orari non di punta. Per chi vuole bere birre americane alla spina, un piccolo gioiello a 3 blocchi da Times Square.</p>
<p style="text-align: right;">Giacomo</p>
<p style="text-align: right;">(curiosità inutili: il capo della Chiesa di Satana abita ad Hell&#8217;s Kitchen)</p>
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		<title>Gingerman &#8211; Austin (TX), USA</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Dec 2010 08:30:40 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Gingerman</strong> è, come si può vedere dal <a href="http://gingermanpub.com/">sito ufficiale</a>, una famiglia di pub americani in Texas. In realtà poi la famiglia si è allargata anche ad altri posti: sono al corrente di un Gingerman in New York City, e forse ce ne sono altri. Curiosamente, il pub di NYC ha un sito a parte, anche se ha lo stesso logo. Ma sto divagando, quindi ritorno sull&#8217;argomento principale: Gingerman in Texas, e per la precisione, ad Austin. Il logo, qua sotto, dice molto sul tipo di locale.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://farm6.static.flickr.com/5201/5236033613_8a9f9e18ce.jpg"><img class="aligncenter" src="http://farm6.static.flickr.com/5201/5236033613_8a9f9e18ce.jpg" alt="" width="420" height="315" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Austin non è una tipica città Texana, e anzi, il centro città è dinamico e pieno di locali, con molta musica dal vivo (Austin è conosciuta come la città dei concerti). C&#8217;è anche una certa attenzione alla birra artigianale, ma questo non sorprende: negli USA, sono moltissimi i pub che offrono, accanto alle marche più note, anche qualche birra di microbirrifici, spesso locali. Ma Gingerman fa delle <strong>birre artigianali</strong> il suo punto di forza, non soltanto un&#8217;offerta per soddisfare qualche palato. Per cui non potevo non farci almeno una visita.</p>
<p style="text-align: justify;">Iniziamo con la informazioni tradizionali. Il pub <a href="http://maps.google.com/maps?f=q&amp;source=s_q&amp;hl=en&amp;geocode=&amp;q=301+Lavaca+Street,+Austin,+TX&amp;sll=30.28931,-97.778664&amp;sspn=0.134591,0.288391&amp;ie=UTF8&amp;hq=&amp;hnear=301+Lavaca+St,+Austin,+Travis,+Texas+78701&amp;t=h&amp;z=16">si trova</a> in downtown Austin, leggermente fuori dalle zone più frequentate, ma proprio leggermente (circa un blocco). L&#8217;arredamento è in legno, come nella maggior parte dei pub, e dietro il bancone una linea impressionante di spine fa bella mostra di sé. Tuttavia, non ho avuto modo di studiare con cura l&#8217;interno del locale, perché sono sempre stato nell beer garden sul retro. Infatti, a novembre le temperature di Austin sono tali da invogliarti a stare fuori quanto più possibile, e il beer garden, incastonato tra i grattacieli, è una piacevole sorpresa (non è così impressionante come la terrazza del <a href="http://www.pintaperfetta.com/2010/07/09/rock-bottom-brewery-chicago-il-usa/">Rock Bottom</a> di Chicago, ma è comunque un bel posto).</p>
<p><a href="http://farm6.static.flickr.com/5129/5236626214_2493798e53_z.jpg"><img class="aligncenter" src="http://farm6.static.flickr.com/5129/5236626214_2493798e53_z.jpg" alt="" width="640" height="480" /></a></p>
<p>E passiamo finalmente alle birre. Si vede subito che qui non scherzano. Tra le spine, ci sono birre tedesche (Spaten, Schneider), Belga (Chimay, Duvel/Moortgat, Bosteels), e qualcosa sparso di altri paesi (Pilsner Urquell, Boddington&#8217;s, Harp). Ma la parte del leone è ovviamente rappresentata dagli Stati Uniti, e ci sono più di 70 spine in totale. Molte le birre di <strong>birrifici texani</strong>, come: Live Oak, Independence, 512, Franconia, St. Arnold. Ottima la selezione e la sua varietà: ci sono birre di un po&#8217; tutti gli stili, inclusi alcuni capolavori.</p>
<p><a href="http://farm6.static.flickr.com/5287/5236609452_06845a9a37_z.jpg"><img class="aligncenter" src="http://farm6.static.flickr.com/5287/5236609452_06845a9a37_z.jpg" alt="" width="640" height="480" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Nelle mie visite, ho avuto il piacere di assaggiare, tra le texane: <strong>512 Pecan Porter</strong>, una porter molto solida e robusta di cui mi ha stupito la qualità dei malti (l&#8217;aroma di pecan, usate nella produzione, è quasi inesistente), <strong>512 IPA</strong>, ben bilanciata ma non eccelsa, <strong>Live Oak Liberation</strong>, un discreto IPA con luppolatura a secco di Cascade,<strong> Independence Oatmeal Stout</strong>, una stout molto alcoolica con un&#8217;ottima texture vellutata, ma non pienamente convincente nel corpo.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra le birre non texane, non mi sono lasciato scappare la <strong>Stone Smoked Porter</strong> (così affumicata da sembrare una rauchbier, ma è una Stone, come si fa a non prenderla?), <strong>Victory Storm King</strong> (imperial stout di assoluta qualità &#8211; devastante come ci si può attendere, ma impeccabile sotto ogni punto di vista), Sierra Nevada Harvest, e una <strong>Schneider Aventinus</strong>, che non è americana ma che mi sentivo moralmente obbligato a godermi.</p>
<p style="text-align: justify;">Finito qui? Assolutamente no. Infatti c&#8217;è anche una buona selezione di bottiglie di tutti i paesi, sebbene le bottiglie non siano così impressionanti come le spine, e vedo poche occasioni in cui in un posto del genere, possa venire voglia di una bottiglia (con tutto quello che c&#8217;è alla spina!). E la parte migliore è il <strong>prezzo</strong>: le pinte sono a <strong>4.75 dollari</strong>, 4.25 durante l&#8217;happy hour! E&#8217; quasi incredibile come possano permettersi un prezzo del genere (da notare che alcune birre sono un po&#8217; più costose, ma la grande maggioranza è a 4.75 dollari). Non posso fare commenti sulla rotazione delle birre, ma da quello che ho visto, è piuttosto rapida. Infine, c&#8217;è anche qualcosa da mangiare, ma di certo non a livello di un ristorante &#8211; solo poche scelte tipiche da pub. Da segnalare l&#8217;<em>importantissima</em> presenza di una (1) birra analcoolica nel menu delle bottiglie: Clausthauler Amber, che si è fatta tutto il viaggio dalla Germania per essere bellamente ignorata dal popolo americano!</p>
<p style="text-align: justify;">Se siete ad Austin, non fatevi scappare questo posto. Da provare anche i pub gemelli, perché se sono tutti come questo, c&#8217;è da divertirsi.</p>
<p style="text-align: right;">Giacomo</p>
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		<title>White Horse, London (UK)</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Aug 2010 09:01:41 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>A Londra, come potete ben immaginare e forse sapete meglio di me, i pub dove bere non mancano, e certamente non manca la cultura birraia che pero non è distribuita in maniera uniforme. Come da noi ci sono locali e persone che preferiscono la quantità alla qualità: ecco perché è buona cosa prepararsi qualche indirizzo prima di partire per la perfida Albione.</p>
<p>Uno, se non IL, locale  immancabile è il <strong>White Horse</strong> (<a href="http://www.whitehorsesw6.com/">sito ufficiale</a>), situato a pochi metri dalla stazione di metropolitana di Parsons Green (district line direzione Wimbledon). E&#8217; qui che il compianto Michael Jackson veniva a cercare qualcosa di speciale, e dopo la mia visita non mi resta che inchinarmi alla scelta del beerhunter più famoso di tutti.</p>
<p><a href="http://www.pintaperfetta.com/Immagini/wh01.JPG"><img class="aligncenter" title="White Horse Pub, London (UK)" src="http://www.pintaperfetta.com/Immagini/wh01.JPG" alt="" width="650" height="434" /></a></p>
<p>Più di trenta spine, alcune doppie, fanno bella mostra sul bancone di legno a pianta quadrata. Il locale è ampio, con spazio anche all&#8217;esterno e al piano superiore. Noi arriviamo in una serata fortunata e troviamo posto abbastanza in fretta nel locale affollato anche da persone reduci dal <a href="http://gbbf.camra.org.uk/home">GBBF</a> (che recensiremo a breve), che si svolge e poca distanza. Serata fortunata perché è in corso un festival di birre americane, che affiancano le cask ales fisse. Insomma, altro da fare non c&#8217;è che mettersi sotto: parto con una leggera e eccellente <strong>Harvey&#8217;s Best Bitter</strong> mentre scorro con l&#8217;occhio il bancone per l&#8217;ispirazione. Impossibile per me bere troppo, poche ore dopo ho il volo per San Francisco e non riuscendo a prendere sonno in aereo, meglio star svegli senza mal di testa: opto quindi per delle mezze pinte.</p>
<p>La prima è una <strong>90 Shilling</strong> della Odell Brewing, una ale ambrata, equilibrata e fresca, davvero niente male. Riesco ad assaggiare una <strong>Tommyknocker Maple Nut Brown Ale</strong> che però è troppo dolce per i miei gusti (anche se il sapore di nocciola era invitante): mi butto a sorpresa su una <strong>Mikkeller SpontanAle</strong>, che risulta piacevole anche se mi aspettavo tutt&#8217;altro. Questo perché la pecca del locale è che i ragazzi dietro al bancone non sono particolarmente esperti e non sanno spiegare le birre, preferendo dare un mezzo dito di assaggio.</p>
<p>Per l&#8217;ultima birra sono stato indeciso tra una <strong>De Molen Zomer Hop IPA</strong> e la <strong>Great Divide Yeti</strong>&#8230; alla fine decido per la seconda perché una delle mie preferite e le volte che si trova non si può certo mancare. Quello che rimane al bancone con mio sommo rammarico sono fiumi di eccellenti birre come la <strong>Ruination Stone</strong>, 4-5 Real Ales, Schneider Weisse, la Revelation Cat di Alex Liberati, un paio di americane sconosciute da 12% e le più commerciali come Veltins.</p>
<p><a href="http://www.pintaperfetta.com/Immagini/wh02.JPG"><img class="aligncenter" title="l'interno del White Horse Pub, London (UK)" src="http://www.pintaperfetta.com/Immagini/wh02.JPG" alt="" width="650" height="434" /></a></p>
<p>Il cibo è il classico da pub inglese, presentato e cucinato un po&#8217; meglio del solito, e a prezzi decisamente più sostenuti. Spiace aver fatto una visita poco approfondita ma la stanchezza preventiva chiamava. Ci saranno mille altre occasioni per tornare a bere una pinta, perfetta, allo splendido White Horse.</p>
<p>mattia</p>
<p><em>Note di Andrea &#8211; </em>Torno a scrivere in un&#8217;occasione speciale, per un locale altrettanto speciale. Il White Horse di Parsons Green mi ha rubato il cuore, vista la presenza di spine assolutamente interessantissime, ma anche l&#8217;atmosfera decisamente interessante. Sono stato in questo pub sia giovedì 5 agosto (dopo una giornata al GBBF), la sera, che venerdì 6: nella prima occasione ho bevuto pochino, giusto una <strong>Stone IPA</strong> e una <strong>Southern Tier 2xIPA</strong>. Ero cotto dall&#8217;intera giornata nella fiera londinese, quindi mi sono presentato l&#8217;indomani, verso mezzogiorno, munito del mio fegato di riserva per non mancare all&#8217;appuntamento: il nome della giornata è assolutamente indicativo &#8220;<strong>American Beer Celebration</strong>&#8220;.</p>
<p>Vent&#8217;otto spine, tutte americane, che vi riporto di seguito: Sky High Rye e Whitsun (Arcadia Ales); Amber Ale e Big Eye IPA (Ballast Point); Porkslap e Moo Thunder (Butternuts); Midas Touch (Dogfish); Hoss Rye Lager, 16th anniversary IPA e Yeti (Great Divide); Double Stout (Green Flash); Milk e Imperial Stout (Left Hand); IPA e 90 Shilling (Odell); Dale&#8217;s Pale Ale e Ten Fidy (Oskar Blue); Baltic Porter (Smutty Nose); 2xIPA e Mokah (Southern Tier); IPA e Old Guardian Barley Wine (Stone); Black Rye IPA e Maple Nut Brown Ale (Tommyknocker); Siamese Twin e Bacon Brown (Uncommon Brewery); Hopdevil e Golden Monkey (Victory). Nei prossimi giorni vedrò di scannerizzare i fogli e postarne qui le immagini. Potete solamente immaginare quanto il mio fegato sia stato contento di trovarsi lì.</p>
<p>andrea</p>
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		<title>Three Floyds Brewing &#8211; Munster (IN), USA</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 09:20:06 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Leggenda vuole che nel 1996, stanchi delle birre sciapite che si trovavano nei dintorni, i tre Floyds (i fratelli Nick e Simon, e loro padre Mike) decidettero di iniziare a produrre birra per conto loro, puntando su (uso le loro stesse parole) <em>unconventional ales and lagers</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">All&#8217;inizio, tutto veniva fatto con materiale &#8220;d&#8217;emergenza&#8221; e senza troppe pretese nella ridente cittadina di Hammond (IN); ma, visto il successo che le loro birre stavano ottenendo nell&#8217;area di Chicago, bisogni di produzione spinsero le tre fatine a spostarsi in un nuovo castello (leggasi: capannone industriale) nell&#8217;ancora più ridente borgo di <strong>Munster (IN)</strong>. Finalmente dotati di uno spazio e di materiale adatto, il numero e la quantità delle birre prodotte iniziò a crescere, sempre cercando di mantenere lo spirito iniziale di creare qualcosa di atipico.</p>
<p style="text-align: justify;">Passarono gli anni. Tanti principi sui loro cavalli bianchi (ovvero: motociclisti in Harley) e visitatori da tutte le parti del mondo si fermavano sempre più spesso a visitare il regno incantato della Three Floyds Brewing, per scambiare due chiacchiere e ubriacarsi fino allo svenimento. Gli intraprendenti fratelli Floyd, forse stanchi di avere quella massa di alcoolizzati sempre fra i maroni, decidettero allora di trasformare parte della loro magione in un brewpub, direttamente connesso al birrificio e ad un grande giardino incantato (cioè un orto) in cui coltivare in armonia con Madre Natura. Così nacque il <strong>brewpub.</strong></p>
<p><strong><a href="http://www.pintaperfetta.com/wp-content/plugins/immagini/3f01.JPG"><img class="aligncenter" src="http://www.pintaperfetta.com/wp-content/plugins/immagini/3f01.JPG" alt="" width="630" height="390" /></a><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Che bel quadretto idilliaco, non trovate? In mezzo a tutta questa tenerezza non richiesta, vediamo di passare finalmente agli argomenti più interessanti. Una buona notizia: la <strong>Three Floyds Brewing</strong>, con pub annesso, è relativamente vicina a Chicago &#8211; circa mezz&#8217;ora di macchina, traffico permettendo. Una cattiva notizia: se non avete la macchina, scordatevi pure di andarci. Sul serio &#8211; meglio che rinunciate. Tuttavia, è molto facile trovare birre della Three Floyds nei bar di Chicago (almeno le 3-4 più famose), quindi potete continuare a leggere. Se siete fra gli automuniti e volete andare di persona al brewpub, seguite le indicazioni indicate sul <a href="http://www.3floyds.com/brewpub/">sito ufficiale</a>: la zona è un po&#8217; sperduta, ma non troppo difficile da trovare.</p>
<p style="text-align: justify;">Una volta arrivati, cosa aspettarsi? Il pub è abbastanza piccolo, si vede che l&#8217;ambiente è ricavato da vecchi uffici del birrificio: grazie ad una vetrata, gli impianti sono in bella vista. La parte visiva è comunque ben curata: ci sono poster di vecchie fiction (sci-fi, in particolare), gigantografie delle etichette delle birre, manici di spina appesi ovunque. Personalmente apprezzo la veste grafica delle loro birre, e di conseguenza ho apprezzato anche l&#8217;arredamento del pub. Una nota folkloristica: in questo posto ho visto (o meglio, Mattia mi ha fatto notare) l&#8217;<em>unica</em> bandiera della vecchia USSR che abbia trovato negli USA.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.pintaperfetta.com/Immagini/3f02.JPG"><img class="aligncenter" src="http://www.pintaperfetta.com/Immagini/3f02.JPG" alt="" width="630" height="390" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il pub fa orari da bar di provincia, e chiude a mezzanotte, ma è aperto anche a pranzo. C&#8217;è anche una cucina, e i proprietari dicono di avere ingredienti di prima qualità. Il poco che ho assaggiato era piuttosto buono; non c&#8217;è <em>moltissima</em> scelta, anche perché buona parte del menu è costituita da pasta e pizza, che tendenzialmente non sono la prima scelta di un italiano all&#8217;estero (nemmeno per gli emigranti come me) a causa degli ingredienti bizzarri. Bisogna dire però che le pizze, almeno all&#8217;aspetto e dal profumo, sembravano delle <em>vere</em> pizze, quindi <em>forse</em> potrebbe valere la pena assaggiarle.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi sono lasciato per un ultimo la parte più importante: le birre. Bisogna dire che qui, di birre, ne fanno tante, e molto varie. Ci sono alcune fisse, e alcune stagionali, ma non mancano nemmeno le cotte speciali che si vedono una volta sola. Quindi, siccome passarle tutte in rassegna sarebbe troppo lungo, mi soffermo su quelle più facili da trovare e su quelle che più mi hanno colpito.</p>
<p><a href="http://www.pintaperfetta.com/Immagini/3f03.JPG"><img class="aligncenter" src="http://www.pintaperfetta.com/Immagini/3f03.JPG" alt="" width="630" height="400" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Iniziamo con un classico: <strong>Alpha King Pale Ale</strong>. Il perfetto esempio di APA: colore ramato, poca schiuma, non troppo frizzante, aroma leggermente acido e luppolato. Ottimamente bilanciato, con un bel corpo di malto dove si sente l&#8217;acido che prelude ad un tripudio di luppoli (Centennial, Cascade, Warrior). Yum.<br />
<a href="http://www.pintaperfetta.com/Immagini/3f04.JPG"><img class="alignleft" src="http://www.pintaperfetta.com/Immagini/3f04.JPG" alt="" width="173" height="228" /></a>Impeccabile anche la <strong>Gumballhead</strong>: uno wheat ale con una bella carica di luppoli in più. Consigliato anche a chi non ama il genere, si rivela un&#8217;ottima session beer, specie per l&#8217;estate (5% ABV e ottima bevibilità).<br />
Cercate qualcosa di più corposo? Se vi piacciono gli Scottish Ale, eccovi accontati: <strong>Robert the Bruce</strong>, con l&#8217;arroganza del malto tostato che lo rende una birra pienissima. Ben scelti i luppoli per bilanciare il finale, ma a farla da padrone è indubbiamente il malto con note di cioccolato.<br />
Volevate qualcosa di più facile da bere? <strong>Pride &amp; Joy Mild Ale</strong> è la risposta. La versione &#8220;Three Floyds&#8221; di un american mild ale, con un corpo leggero e beverino, che, insieme ad una buona dose di luppoli, nasconde l&#8217;insidia principale di questa session beer: l&#8217;alcool, addirittura 6.5% ABV molto difficile da percepire.<br />
Preferite passare ad una birra scura? <strong>Topless Wych</strong>, una baltic porter molto piena, dove a dominare sono il caffè e il cioccolato. Non la più riuscita del gruppo, ma comunque buona.<br />
Ancora non vi basta? Ci sono altre sorprese in serbo. Infatti, se vi piacciono le birre <em>arroganti</em>, alla Three Floyds c&#8217;è solo l&#8217;imbarazzo della scelta. Ad esempio <strong>Dreadnaught IPA</strong>, un imperial IPA che non mancherà di devastarvi il palato e regalarvi un po&#8217; di felicità. Oppure il <strong>Behemoth Barleywine</strong>, con un corpo denso di malti caramellati, capace di stendere un bisonte ma non per questo spiacevole &#8211; anzi (consigliato a fine pasto). Purtroppo non ho mai assaggiato nessuna delle loro stout (in genere sono disponibili in inverno, ma sono stato in quella zona solo d&#8217;estate), ma pare che se la cavino molto bene anche su quelle.</p>
<p><a href="http://sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-ash2/hs083.ash2/37474_1511807882970_1467594487_1300997_2058896_n.jpg"><img class="aligncenter" src="http://sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-ash2/hs083.ash2/37474_1511807882970_1467594487_1300997_2058896_n.jpg" alt="" width="630" height="400" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Infine, ci sono anche delle birre ospiti. Circa 8 linee di spina a rotazione, sia americane (Sierra Nevada, Victory) che europee (Murphy&#8217;s, Kasteel, Brugge), ma anche bottiglie: Dogfish Head, Stone, Jolly Pumpkin, Hair of the Dog così come Rochefort, Nogne O, De Dolle. Incluse alcune bottiglie invecchiate o comunque molto ricercate. C&#8217;è davvero molta varietà, anche se per le bottiglie i prezzi possono salire un bel po&#8217; (fino ai 200 dollari per una <strong>Stone Vertical Epic &#8217;03</strong>!). Noi non ci siamo lasciati scappare l&#8217;occasione e abbiamo tirato il collo ad una <strong>Dogfish Head Squall Ipa</strong>, una Imperial Ipa davvero eccellente.</p>
<p style="text-align: justify;">Chiudiamo con un commento in breve. Quello che stupisce di questo piccolo birrificio è la maturità delle proposte. Nonostante la produzione sia ancora limitata, le birre hanno tutte un livello di cura per il dettaglio che lascia sorpresi. Difficile trovare delle imperfezioni: alcune produzioni sono davvero ben riuscite, altre un po&#8217; meno, ma non ci sono mai difetti evidenti, o almeno noi non ne abbiamo trovate. Rimangono alcuni capolavori, come la Dreadnaught IPA e l&#8217;Alpha King. Buona ricerca!</p>
<p style="text-align: right;">Giacomo (alle tastiere)<br />
Mattia (agli effetti visivi)</p>
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		<title>Göteborg parte 3: Tre Små Rum, Rover, Ölrepubliken</title>
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		<pubDate>Mon, 24 May 2010 09:43:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Per questa terza e (per ora) ultima parte del report sulla scena birraria della seconda città svedese ho deciso di concentrare quelli che sono i locali più interessanti. Interessanti perché la personalità di chi gestisce ha un ruolo importante, interessanti perché la birra artigianale locale trova ampio spazio, interessanti perché propongono qualcosa di davvero particolare. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Per questa terza e (per ora) ultima parte del report sulla scena birraria della seconda città svedese ho deciso di concentrare quelli che sono i locali più interessanti. Interessanti perché la personalità di chi gestisce ha un ruolo importante, interessanti perché la birra artigianale locale trova ampio spazio, interessanti perché propongono qualcosa di davvero particolare.</p>
<p style="text-align: left;"><span>Due parole sulle birre artigianali svedesi, forse già scritte in  occasione di uno degli articoli precedenti. Gli stili che vanno per la  maggiore, oltre alle India Pale Ale (vero e proprio trend internazionale  degli ultimi anni), prevedono ottime bitter, stout e porter, con una  gradazione che, salvo qualche prodotto speciale, si mantiene solitamente  tra i 4,5 e i 6,5 gradi. I birrifici provati sono  tutti di <strong>ottimo livello</strong>, per un giudizio complessivo che a mio avviso  può portare la Svezia al livello di altri ben più celebrati paesi  birrari. Un segreto ben custodito, se è vero che fuori dalla Svezia sono praticamente impossibili le possibilità di reperire birra artigianale svedese.</span></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="Tre Små Rum" src="http://lh4.ggpht.com/_jK824LfPsmc/S9abQBktCRI/AAAAAAAAAQ8/rOyXkqQfFdQ/P1030262.JPG" alt="" width="550" height="414" /></p>
<p style="text-align: left;">I locali di questo articolo rappresentano a mio avviso l&#8217;eccellenza cittadina (assieme ai Bishops Arms, di cui avevo parlato <a href="http://www.pintaperfetta.com/2010/05/06/goteborg-vista-da-vicino-parte-2-il-bishops-arms/" target="_blank">in precedenza</a>). Quello da cui voglio cominciare si chiama <strong>Tre Små Rum</strong>. <a href="http://3smarum.se/" target="_blank">Il pub</a> è situato in una zona con un discreto numero di locali e (se ho capito bene) non lontano dall&#8217;università. Lo gestisce un curioso personaggio mediorientale con due baffi da antologia, sul bancone c&#8217;è un simpatico cartello che vieta anche solo di chiedere birra di scarsa qualità.</p>
<p style="text-align: center;"><span><img class="aligncenter" title="La vetrina delle bottiglie al Tre  Små Rum" src="http://lh4.ggpht.com/_jK824LfPsmc/S9abRaP4WwI/AAAAAAAAARM/qmwlsPnKBRQ/P1030266.JPG" alt="" width="550" height="412" /></span></p>
<p style="text-align: left;">16 linee di spina, con ampio spazio per le produzioni artigianali svedesi (<span>Oppigårds, </span><span>Närke, </span><span>Nynäshamns, Dugges e Ocean), atmosfera tranquilla e rilassata, grande competenza del personaggione (raramente ho visto tanta identità tra il gestore e il locale che gestisce, e chi lo conosce dice che ha pure una memoria da elefante). Avrei voluto passarci più tempo, ma alla fine abbiamo potuto passare solo un pomeriggio. Dell&#8217;esperienza mi ha colpito la competenza del gestore, l&#8217;offerta di spine praticamente impeccabile, e l&#8217;impressionante vetrina con le bottiglie &#8220;dal resto del mondo&#8221;, con ottima scelta di prodotti britannici e americani. E i tappeti persiani che adornano le sale del locale, mai visti prima d&#8217;ora in una birreria.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span><img class="alignnone" title="Linsegna del Rover" src="http://lh5.ggpht.com/_jK824LfPsmc/S9aa4Q_dYxI/AAAAAAAAALo/LY_I6P1gSlo/P1030178.JPG" alt="" width="270" height="360" /><br />
</span></p>
<p style="text-align: left;"><span><strong>The Rover</strong> è il locale birrario di Göteborg per eccellenza. Due soci a dirigere il tutto, un gruppetto di ragazzi e ragazze di competenza estrema a far la spola tra tavoli e bancone, è la meta preferita di chi vuole una birra di qualità in città. Si viaggia a birra alla spina (oltre 20 linee, tutte scelte tra il meglio della produzione nazionale e non), con qualche piccolo frigo dietro il banco con una selezione di birre in bottiglia (le americane Hoppin&#8217; Frog, o le trappiste belghe, per fare un paio di esempi).</span></p>
<p style="text-align: center;"><span><img class="aligncenter" title="Prove tecniche di ubriachezza al  Rover" src="http://lh6.ggpht.com/_jK824LfPsmc/S9aa7E_7XXI/AAAAAAAAAMQ/0lXCQ4RzKQo/P1030188.JPG" alt="" width="550" height="412" /></span></p>
<p style="text-align: left;"><span>Si mangia bene, ed</span><span> </span><span> è facilmente affollato. Un consiglio è di andare presto, se volete essere sicuri di trovare posto. Per chi ama le classifiche, il <a href="http://www.therover.se" target="_blank">Rover</a> si è classificato al trentaquattresimo posto della <a href="http://www.ratebeer.com/Ratebeerbest/table_2010.asp?title=Best+Beer+Bars+2010&amp;file=bars_places_2010.csv" target="_blank">classifica dei migliori beer bar</a> di ratebeer. Una volta al mese aprono un cask sul banco, e noi abbiamo avuto la fortuna di essere presenti (la prima sera che eravamo in città, fortuna sfacciata) per gustare dell&#8217;ottima </span><strong>Nynäshamns Brännskär Brown Ale</strong><span>, mentre la birra che ha riscosso maggiore successo al nostro tavolo è stata la </span><strong>Oppigårds Amarillo Spring Ale.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><span><span><img class="aligncenter" title="La fortuna del principiante: entrare al Rover nel giorno con  birra dal cask" src="http://lh5.ggpht.com/_jK824LfPsmc/S9aa5Oi-yZI/AAAAAAAAAL0/BBpXScIdK6U/P1030181.JPG" alt="" width="270" height="361" /></span></span></p>
<p style="text-align: left;"><span>Cosa fate se siete due soci con estrema competenza, un locale favoloso (il Rover, appunto) e sempre pieno? Semplice, ne aprite un secondo dall&#8217;altra parte del centro. Così è nato l&#8217;</span><strong>Ölrepubliken</strong>, o <a href="http://www.olrepubliken.se/" target="_blank">Repubblica della Birra</a>. Una trentina di spina (a raccontarli insieme sembra quasi una cosa normale, trovare trenta linee di spina in un locale) con maggiore spazio per le produzioni non svedesi (Belgio, Danimarca) e una lista di bottiglie che supera agilmente le 300 unità. Il<span><span> </span></span>cibo è simile a quello del Rover (pub food preparato con la massima cura, gustoso e saporito), l&#8217;atmosfera più moderna.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="Ölrepubliken" src="http://lh4.ggpht.com/_jK824LfPsmc/S9abeDkFNeI/AAAAAAAAAT0/lozIacT8YPY/P1030308.JPG" alt="" width="550" height="413" /></p>
<p style="text-align: left;">Concludendo, insomma, Göteborg si rivela una città di assoluta eccellenza birraria, con due birrifici cittadini e ampia offerta cittadina di birrerie di altissimo livello, in cui è facile trovare il modo di soddisfare la propria sete. Con l&#8217;inglese si viaggia bene ovunque, come in tutte le città scandinave, il costo della trasferta è simile a quello di una qualsiasi grossa città europea. Ah, e ci si arriva in aereo con una nota compagnia low-cost.</p>
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		<title>Goteborg vista da vicino, parte 2: i(l) Bishops Arms</title>
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		<pubDate>Thu, 06 May 2010 08:31:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Riassunto: chi si fosse perso le puntate precedenti può ripartire dall&#8217;inizio, ovvero dall&#8217;introduzione di Andrea C. o andarsi a guardare le meraviglie della fiera dell&#8217;homebrewing. Oggi, invece, si parla del Bishops Arms, o dei Bishops Arms. Perché questa ambiguità tra singolare e plurale? E&#8217; presto detto: si tratta di una catena di pub in stile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riassunto: chi si fosse perso le puntate precedenti può ripartire dall&#8217;inizio, ovvero dall&#8217;<a href="http://www.pintaperfetta.com/2009/10/19/goteborg-svezia/" target="_blank">introduzione</a> di Andrea C. o andarsi a guardare le meraviglie della<a href="http://www.pintaperfetta.com/2010/05/04/goteborg-vista-da-vicino-parte-1-lhomebrewing-festival/" target="_blank"> fiera dell&#8217;homebrewing</a>.</p>
<p>Oggi, invece, si parla del Bishops Arms, o dei Bishops Arms. Perché questa ambiguità tra singolare e plurale? E&#8217; presto detto: si tratta di una catena di pub in stile inglese presente nelle principali città svedesi, e che nella sola Göteborg ha ben tre locali. Personalmente, però, ne ho visitato solo uno, quello presente in <span dir="ltr">Järntorget 6 (piazza del ferro, dalla fontana al centro della piazza).</span></p>
<p><span dir="ltr"><img class="aligncenter" title="La fontana della Piazza del Ferro" src="http://lh6.ggpht.com/_jK824LfPsmc/S9aa4KRzkXI/AAAAAAAAALg/0_beJb8Idgc/P1030176.JPG" alt="" width="540" height="405" /><br />
</span></p>
<p>Personalmente, non amo molto le catene. Idealmente, mi vengono in mente i freddi franchising di abbigliamento che trovi a ogni longitudine e latitudine oppure, peggio ancora (forse), le catene di fast food.</p>
<p>E ritengo che in un pub la differenza la faccia sempre chi gestisce e il personale, oltre alla qualità delle birre (e delle vivande) proposte, la passione e la competenza. Dato che abbiamo trovato, oltre a dell&#8217;ottima birra, passione e competenza in abbondanza, direi che vale la pena raccontarvelo.</p>
<p>Gli orari di apertura variano di giorno in giorno, ma in generale si può  dire che apra nel pomeriggio (16) tranne che nel weekend (12). L&#8217;orario  di chiusura è anch&#8217;esso variabile, con il venerdì e sabato notte a fare  ovviamente da serate regine per i tiratardi. Il tutto con la differenza  di orari e ritmi del resto d&#8217;Europa, vale a dire che in generale si  cena prima e si va a casa prima, e anche i locali chiudono prima (fuori  dal weekend, intorno a mezzanotte).</p>
<p>All&#8217;esterno c&#8217;è qualche tavolino, per svedesi e temerari. Essendo a un centinaio di metri o forse meno dal porto, è un po&#8217; esposto al freddo vento proveniente dall&#8217;artico, e quindi poco consigliato a un italiano, a meno che non incappi in una fortunata giornata estiva con vento proveniente da sud. Ad ogni modo, come è tradizione in Svezia nei posti che hanno tavolini all&#8217;aperto, c&#8217;è ricca dotazione di pesanti coperte (viste con i miei occhi) per stare all&#8217;aperto senza rischiare un ricovero per assideramento.</p>
<p><img class="aligncenter" src="http://lh6.ggpht.com/_jK824LfPsmc/S9abXz_AgJI/AAAAAAAAASg/a3AvO6NPHLc/P1030287.JPG" alt="" width="550" height="413" /></p>
<p>All&#8217;interno, il &#8220;solito&#8221; arredamento da pub inglese che si può bene o male trovare anche da noi (mi vengono in mente un paio di pub di Milano, ad esempio). Oltre alla sala principale e ai tavolini esterni, c&#8217;è una saletta molto carina e abbastanza piccola che fa molta atmosfera, e che pare essere molto amata dai clienti di mezza età.</p>
<p>L&#8217;impianto di spillatura fa un bel colpo d&#8217;occhio e occupa più o meno tutto il banco, con ai lati esterni le birre industriali, al centro invece le linee (una decina o poco più, se ricordo bene) dedicate a birrifici artigianali e di fianco tre linee di ale inglese (non Real Ale, purtroppo). Sono presenti birrifici innanzitutto svedesi, con nomi di assoluta qualità come Närke, Slottskällans (di cui ho provato la favolosa <a href="http://www.ratebeer.com/beer/slottskallans-black-rocket-porter/113482/" target="_blank">BRP</a>) e Ocean. I prezzi sono in linea con quelli visti nelle altre birrerie specializzate della città, con la birra da 0,4L oppure da 0,5L che viagga tra i 6 e 6,50 euro, mentre i piatti di cibo (piatto unico e abbondante, come usa da queste parti) sono gustosi e costano in media tra i 12 e i 14 euro. La scelta, in questo caso, svaria tra piatti classici di un pub inglese (hamburger, fish &amp; chips) e una selezione di piatti svedesi. Il menù è bilingue (come in tutto il nord Europa comunque tutti parlano inglese in città).</p>
<p><img class="aligncenter" title="Interno del Bishop Arms" src="http://lh6.ggpht.com/_jK824LfPsmc/S9aa2xkEyQI/AAAAAAAAALQ/lJrgS49aTtc/P1030172.JPG" alt="" width="539" height="405" /></p>
<p>Le birre in bottiglia seguono più o meno la linea tenuta sulle spine artigianali, con una estesa scelta di birra americana e scandinava. Tra le cose da ricordare, questa <a href="http://www.ratebeer.com/beer/flying-dog-wild-dog-barrel-aged-gonzo/51907/" target="_blank">Wild Dog</a> della Flying Dog  e l&#8217;assortimento completo delle Brewdog, comprensivo delle due birre più forti del mondo (<a href="http://vimeo.com/7812379" target="_blank">1</a> e <a href="http://vimeo.com/9491802" target="_blank">2</a>) prodotte dal birrificio scozzese. A proposito di Scandinavia e di Brewdog, c&#8217;è <a href="http://knutalbert.wordpress.com/2010/04/29/a-rock-star-hits-town/" target="_blank">un interessante articolo</a> dedicato a una visita di James Watt in terra norvegese.</p>
<p>Belgio e Germania trovano poco spazio, dell&#8217;Italia nessuna traccia. Mentre per quanto riguarda la spina la differenza di prezzo rispetto all&#8217;Italia è tutto sommato risibile, le bottiglie in generale costano (molto) più che da noi, per cui vale la pena prendere cose che siamo sicuri di non trovare in Italia.</p>
<p>Notevole il banco di whisky, con una selezione impressionante per quantità e qualità (Islay e non solo) e dove ho potuto notare <a href="http://www.rogue.com/spirits/dead-guy-whiskey.php" target="_blank">qualcosa che non sapevo nemmeno esistesse</a>.</p>
<p>In conclusione, insomma, il Bishops Arms è un posto molto piacevole con un&#8217;offerta di birra e whisky davvero impressionante, con personale serio e competente. Nel panorama cittadino non svetta come altri locali di cui parlerò nei prossimi giorni, ma quasi in qualsiasi città d&#8217;Italia sarebbe il posto di eccellenza assoluta sia per quanto riguarda la birra che per il whisky.</p>
<p>Questo il <a href="http://www.bishopsarms.com/" target="_blank">sito ufficiale</a> della catena (in svedese).</p>
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		<title>Goteborg vista da vicino: parte 1, l&#8217;homebrewing festival</title>
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		<pubDate>Tue, 04 May 2010 08:55:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alessio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Göteborg è la seconda città della Svezia e una delle più importanti città scandinave. Una ottima introduzione, a opera dell&#8217;amico Andrea C., era comparsa su Pintaperfetta già diversi mesi fa. Lo scorso weekend ho potuto approfondire la scena birraria cittadina, e non sarebbe potuta andare meglio. All&#8217;ottimo panorama dei locali cittadini &#8211; che tratterò in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://lh4.ggpht.com/_jK824LfPsmc/S9abBYOU0bI/AAAAAAAAANo/ZnKCF60ibyk/P1030210.JPG"><img class="alignleft" title="Lo striscione del festival" src="http://lh4.ggpht.com/_jK824LfPsmc/S9abBYOU0bI/AAAAAAAAANo/ZnKCF60ibyk/P1030210.JPG" alt="" width="239" height="179" /></a>Göteborg è la seconda città della Svezia e una delle più importanti città scandinave. Una ottima <a href="http://www.pintaperfetta.com/2009/10/19/goteborg-svezia/" target="_blank">introduzione</a>, a opera dell&#8217;amico Andrea C., era comparsa su Pintaperfetta già diversi mesi fa.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo scorso weekend ho potuto approfondire la scena birraria cittadina, e non sarebbe potuta andare meglio. All&#8217;ottimo panorama dei locali cittadini &#8211; che tratterò in articoli separati &#8211; si è infatti aggiunto l&#8217;annuale <a href="http://www.ratebeer.com/event/11408/sm-i-hembryggd-ol-2010/" target="_blank">festival di homebrewing svedese</a>, una vera e propria esperienza nell&#8217;esperienza.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è proprio al festival che voglio dedicare il primo articolo del mio report svedese. Del festival stesso abbiamo avuto notizia da uno dei soci del <a href="http://www.therover.se/" target="_blank">Rover</a> giovedì sera, mentre venerdì sera è stato un cliente del Rover a &#8220;notarci&#8221; e a invitarci a fare un salto. Si trattava di un appassionato homebrewer, che si presentava al festival con una sua Mild Ale (non eccezionale, a dire la verità).</p>
<p style="text-align: justify;">Il festival si è tenuto in una palestra in legno ai margini di Göteborg, in una zona molto tranquilla anche per una città tranquilla, comodamente raggiungibile con i mezzi pubblici (circa 10 minuti di tram dal centro cittadino). Scesi dal tram, improvvisiamo la ricerca del festival, la cui presenza era più intuita che segnalata da cartelli o indicazioni.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://lh5.ggpht.com/_jK824LfPsmc/S9abEZThL7I/AAAAAAAAAOY/gxuxor2kYtI/P1030222.JPG"><img class="aligncenter" title="Panoramica del festival" src="http://lh5.ggpht.com/_jK824LfPsmc/S9abEZThL7I/AAAAAAAAAOY/gxuxor2kYtI/P1030222.JPG" alt="" width="450" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">All&#8217;arrivo, la prima &#8220;traumatica&#8221; sorpresa: l&#8217;ingresso al festival costa la bellezza di 25 euro. Ci dicono anche che però una volta dentro si assaggia senza pagare, e il sorriso torna all&#8217;istante sui nostri assetati volti.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://lh6.ggpht.com/_jK824LfPsmc/S9abG1u4thI/AAAAAAAAAO8/a7g9bMVh8Rw/P1030231.JPG"><img class="alignleft" title="Papero feroce: una imperial stout affumicata" src="http://lh6.ggpht.com/_jK824LfPsmc/S9abG1u4thI/AAAAAAAAAO8/a7g9bMVh8Rw/P1030231.JPG" alt="" width="194" height="225" /></a>Entriamo, ci danno un braccialetto colorato per entrare e uscire dalla palestra (bagni e risciacquo bicchieri sono situati appena fuori), uno stampato con il programma (premiazioni ed eventi correlati) e la lista completa delle birre con tipologia, produttore e numero identificativo, oltre che al foglio per votare le produzioni preferite. E fin qui, tutto potrebbe sembrare comune a molti festival di  homebrewing, ma le nostre esperienze ci dicono che spesso i prodotti di  homebrewing sono ai limiti della potabilità.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://lh5.ggpht.com/_jK824LfPsmc/S9abLuNUV_I/AAAAAAAAAP8/Nh9-aVMalTM/P1030246.JPG"><img class="alignright" title="Da Bombay con furore: Ganesha regge una pinta e due bottiglie" src="http://lh5.ggpht.com/_jK824LfPsmc/S9abLuNUV_I/AAAAAAAAAP8/Nh9-aVMalTM/P1030246.JPG" alt="" width="212" height="228" /></a>Il festival è ancora relativamente tranquillo quando arriviamo, popolato ma non affollato. Ci sparpagliamo in giro, chi in cerca di una scura, chi di una india pale ale, chi a caso. Il responso è praticamente sempre positivo, produzioni interessanti, schede dettagliate di produzione e homebrewer contenti di spiegare le proprie produzioni ad altri appassionati.</p>
<p style="text-align: justify;">Sorprende la professionalità dell&#8217;homebrewer svedese, che fa pensare che i confini con il professionismo siano in alcuni casi davvero sottili: nomi di prodotti accattivanti (che la nostra amica Nina ci traduceva in tempo reale), slogan, banner pubblicitari, etichette e tutto il possibile per attirare l&#8217;attenzione in un festival così concorrenziale.</p>
<p style="text-align: justify;">Si passa quindi dal distinto gentiluomo qui sopra (ovviamente produttore di India Pale Ale) alla Nort Hole Rock&#8217;n'Roll Brewery, del tizio qui sotto. Uno slogan geniale (&#8220;We brew, we drink, we give you away what&#8217;s left&#8221;) e uno spillatore montato in una chitarra elettrica. Se non è genio, poco ci manca (e la birra era pure buona).</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="Nort Hole Rock N Roll Brewery: il mastro birraio, il banner, la chitarra" src="http://lh6.ggpht.com/_jK824LfPsmc/S9abDtGJNpI/AAAAAAAAAOM/IT2JNccMT0k/P1030219.JPG" alt="" width="450" height="300" /></p>
<p style="text-align: justify;">A conferma che anche la parte grafico-commerciale è presa in considerazione, un&#8217;idea bella e semplice, un concorso nel concorso: la migliore etichetta del festival, ovvero come trovare un modo simpatico e curioso per vivacizzare un festival.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://lh5.ggpht.com/_jK824LfPsmc/S9abIkxwKjI/AAAAAAAAAPQ/grAOqyyc1TU/P1030236.JPG"><img class="aligncenter" title="Le bottiglie del concorso" src="http://lh5.ggpht.com/_jK824LfPsmc/S9abIkxwKjI/AAAAAAAAAPQ/grAOqyyc1TU/P1030236.JPG" alt="" width="240" height="320" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://lh5.ggpht.com/_jK824LfPsmc/S9abIkxwKjI/AAAAAAAAAPQ/grAOqyyc1TU/P1030236.JPG"></a>Da sinistra a destra, dall&#8217;alto in basso in ordine di premiazione, con la prima che occupa tutto lo scaffale inferiore (a parte aveva un suo piccolo podio dedicato, con tanto di trofeo).</p>
<p style="text-align: justify;">Un festival insomma interessante e dalle molte sfaccettature, pieno di appassionati e senza ubriaconi senza cognizione di causa, forse per il &#8220;passaparola&#8221; alternativo alla pubblicizzazione di massa, forse per la grande educazione degli intervenuti, forse perché un biglietto così alto scoraggia chi pensa di ubriacarsi in fretta e con poco.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="Lhomebrewing, qui, è anche in fusto (e a volte anche in cask)" src="http://lh5.ggpht.com/_jK824LfPsmc/S9abKpuk4WI/AAAAAAAAAPo/10TM7r6iHaE/P1030242.JPG" alt="" width="450" height="300" /></p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, una giornata interessante e un&#8217;esperienza che rifarei senza esitazioni. Sperando di poter vedere anche da noi, prima o poi, un festival così bene organizzato e una scena di homebrewing così vivace e &#8220;agguerrita&#8221;.</p>
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		<title>Göteborg (Svezia)</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Oct 2009 17:49:22 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Alla voce malti e luppoli, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/G%C3%B6teborg" target="_blank">Göteborg</a> è una città straordinariamente viva. Bere buona birra è piuttosto semplice. Come nella miglior tradizione scandinava, trovare locali dove alzare il gomito non è per nulla complicato, anzi la tradizione birraia in questa cittadina nel sud della Svezia è davvero importante. Non è affatto strano imbattersi in un gruppo di signore sulla cinquantina fermarsi a chiacchierare davanti a una pinta dopo aver fatto la spesa. Ci sono molti locali distribuiti equamente in tutta la città dove poter scegliere tra un’ampia selezione di birre locali ed estere. Tra le birre locali da segnalare senza ombra di dubbio quelle prodotte dai birrifici cittadini Carnegie, <a href="http://www.oceanbryggeriet.se/" target="_blank">Ocean</a> e <a href="http://www.dugges.se/" target="_blank">Dugges</a>. Impossibile non trovare anche altre birre svedesi come Falcon, Nils Oscar e Oppigårds, per non parlare di assolute eccellenze come la Närke. Tra i principali locali da segnalare, al numero 12 di Andra Langgatan c’è il <a href="http://www.therover.se/" target="_blank">Rover</a>, 19 linee di birre alla spina principalmente svedesi e ottima selezione di birre in bottiglia. Di nuovissima apertura l’Ol Repubblik (la Repubblica della birra), locale dove trovare 30 (si, 30!) linee di birra alla spina di provenienza principalmente belga, americana e svedese (Sveagatan, 25). Se siete in città (il pub è in Plantagegatan 1, una traversa della famosa Linneggatan) fate un giro al <a href="http://www.ratebeer.com/Place/empty/goteborg/the-old-beefeater-inn/14358.htm" target="_blank">The Old Beefeeter Inn</a>, locale di chiara influenza britannica. Una curiosità: il birrificio Dugges produce una Lager su misura per questo locale. Tradizionale ma da vedere anche il Dubliner’s, situato al 50B di Östra Hamngatan. Il 7:ans è una dei più antichi pub di Goteborg: aperto nel 1900, è un ritrovo di scrittori, musicisti e artisti in genere. Lo trovate al 7 di Kungstorget. Un consiglio, rilassarsi qui con un libro in una mano e una birra nell’altra è un’esperienza da provare. Infine in città ci sono due The Bishop Arms: al 6 di Järntorget (20 linee) e al 36 Kungsportsavenyn (25 linee). Entrambi sono caratterizzati da settimane a tema (un esempio: quella che si è appena chiusa è stata la settimana della Porter) e proprio per questo valgono la pena di essere vissuti almeno per una sera.</p>
<p>(articolo di Andrea C., il primo &#8220;ospite&#8221; su Pintaperfetta)</p>
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		<title>Rogue Ales Public House &#8211; San Francisco (CA)</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Jun 2009 18:02:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ovvero il Paese dei Balocchi in California. A due passi da Washington Square Park, vicino al quartiere cinese e a quello italiano, nonché al quartiere a luci rosse per chi non sapesse come finire la serata, l&#8217;unico pub californiano della Rogue Ales è una tappa obbligata, se passate a San Francisco. La Rogue Ales ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ovvero il Paese dei Balocchi in California. A <a href="http://maps.google.com/maps?hl=en&amp;ie=UTF8&amp;q=rogue+ales+pub+san+francisco&amp;fb=1&amp;split=1&amp;gl=us&amp;cid=0,0,14846433461221604143&amp;ei=ev0rSvqaOJyKtgP_nIGnCw&amp;ll=37.80146,-122.410462&amp;spn=0.008647,0.017617&amp;t=h&amp;z=16&amp;iwloc=A">due passi</a> da Washington Square Park, vicino al quartiere cinese e a quello italiano, nonché al quartiere a luci rosse per chi non sapesse come finire la serata, l&#8217;unico pub californiano della <strong>Rogue Ales</strong> è una tappa obbligata, se passate a<strong> San Francisco</strong>.</p>
<p><a href="http://farm4.static.flickr.com/3385/3603498395_1ce6db5c64_o.jpg"><img class="alignnone" src="http://farm4.static.flickr.com/3385/3603498395_1ce6db5c64_o.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La Rogue Ales ha sede a Newport, nell&#8217;Oregon, e ha prodotto circa una sessantina di birre diverse, non pastorizzate e senza conservanti. La <em>qualità degli ingredienti</em> fa parte della loro filosofia, e quindi, nonostante la produzione sia elevata e si riescano a trovare le loro birre in varie parte del mondo (prevalentemente bottiglia perché trasportare i fusti è un problema, ma negli USA anche le spine sono sufficientemente facili da reperire), nella maggior parte dei casi non rimarrete delusi da quello che berrete.</p>
<p><a href="http://farm3.static.flickr.com/2472/3603498227_3f8eec360e_o.jpg"><img class="alignnone" src="http://farm3.static.flickr.com/2472/3603498227_3f8eec360e_o.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il brewpub con sede a San Francisco offre <strong>40 linee di spina</strong>: una ventina di queste sono dedicate alla Rogue, mentre le altre ospitano birrerie artigianali locali (spesso a rotazione) o prodotti più noti, come la Guinness. L&#8217;impianto di spinatura è molto decorato, e ogni linea è immediatamente riconoscibile dal disegno o &#8220;statuetta&#8221; che si trova sopra (come il cadavere per la Dead Guy Ale, ad esempio); ci sono anche le informazioni sulla gradazione alcoolica. Un&#8217;<strong>esempio da seguire</strong> per l&#8217;utilità e il piacere alla vista. Poiché la Rogue è molto attenta agli abbinamenti col cibo, nel brewpub è anche possibile mangiare, e la qualità del cibo è più che discreta; i piatti sono comunque quelli tipici nordamericani, quindi panini/burger di vario tipo, insalate o chili, ma si lasciano mangiare volentieri.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;interesse principale è ovviamente per le bevute: se non sapete cosa scegliere, potrete chiedere consigli o delucidazioni allo <strong>staff, molto cordiale e sempre disponibile</strong> a suggerire qualcosa o a dare più informazioni su una particolare birra. Ma c&#8217;è di meglio: se avete delle indecisioni, in genere non ci sono problemi a farsi dare due/tre bicchierini da <em>assaggio</em>, per poter scegliere con cognizione di causa. E&#8217; bene approfittarne! Il prezzo delle pinte è poi assolutamente accettabile: 6 dollari, niente di cui lamentarsi da questo punto di vista. Quando il tempo atmosferico lo permette, sul retro del locale è stato creato un<em> beer garden </em>piuttosto rudimentale, ma efficace: si trova in una corte interna nel mezzo ad alcuni edifici, ma nel pomeriggio il sole è ben presente, quindi potete approfittarne per bere qualcosa sui tavoli di legno al sole o sotto gli ombrelloni. Segnalo anche alcune iniziative piacevoli, come il <em>Meet the brewer </em>del martedì, in cui mastri birrai di birrifici locali (uno alla settimana) sono presenti per rispondere ad eventuali domande o semplicemente bere una pinta in compagnia. Poiché la scena di San Francisco è ricca di microbirrifici, la materia prima certo non manca.</p>
<p style="text-align: justify;">Se non avete mai bevuto qualcosa della Rogue, vi chiederete come sono le birre: beh, alcune sono dannatamente buone. <strong>Alla Rogue ci sanno fare</strong>, e nonostante la produzione molto variata (moltissimi gli stili disponibili), raggiungono alcuni picchi di eccellenza notevoli. Personalmente apprezzo molto le loro bitter, porter e stout: mi sento di suggerire senza problemi <strong>Mocha Porter</strong> (si sente il malto tostato, caffè, leggere note di cioccolato, ma è soprattutto apprezzabile l&#8217;amaro finale che bilancia perfettamente il tutto), <strong>Shakespeare Stout</strong> (incarnazione perfetta dello stile stout, senza eccessi, ma senza il minimo difetto: prevedete 5-10 minuti per avere una pinta spillata, in quanto deve riposare molto dopo la spinatura),<strong> Imperial Stout</strong> (devastante, aroma e gusto fortissimi che vi lasceranno senza fiato). Menzione speciale per l&#8217;<strong>Old Crustacean Barley Wine</strong>, medaglia d&#8217;oro 2008 allo World Beer Championship, davvero eccellente: denso, corposo, con un finale secco e decisamente luppolato per essere un barley wine. Ci sono però buoni esempi anche su birre meno scure e più tradizionali: <strong>American Amber, Dead Guy Ale</strong>. E&#8217; sorprendente soprattutto la bevibilità delle loro produzioni, grazie al sapiente uso dei luppoli e dei malti per creare birre <strong>molto ben bilanciate</strong>. Se avete una serata libera davanti, potrete bere numerose pinte senza stancarvi mai, e sarà un&#8217;esperienza molto piacevole.</p>
<div class="wp-caption alignnone" style="width: 426px"><a href="http://farm3.static.flickr.com/2436/3604477570_bc3fdb42db_o.jpg"><img src="http://farm3.static.flickr.com/2436/3604477570_bc3fdb42db_o.jpg" alt="Jack Joyce, proprietario della Rogue Ales, nel brewpub a Newport." width="416" height="277" /></a><p class="wp-caption-text">Qui sopra: Jack Joyce, proprietario della Rogue Ales, nel brewpub a Newport.</p></div>
<p style="text-align: justify;">Da notare che praticamente tutte le loro birre sono disponibili anche in bottiglia (che potrete acquistare al pub); a mia conoscenza, però, nessuna delle birre prevede rifermentazione in bottiglia, e quindi mi sento di consigliare la spina, quando possibile, in modo da apprezzare in pieno la freschezza e la vivacità delle produzioni. Pochissime le eccezioni: il barley wine sicuramente gioverebbe dall&#8217;invecchiamento, ma nella maggior parte dei casi si tratta di birre che danno il meglio se gustate fresche.</p>
<p style="text-align: justify;">Piccola curiosità: la maggior parte degli autoctoni adora alla follia la Kells Lager; una pilsner dallo stile europeo, onesta ma che non mi ha colpito particolarmente. E ad un certo punto della serata, è entrato un tizio che ha avuto il coraggio di chiedere una Millers Lite in bottiglia&#8230; Da non crederci! Ma in generale, se siete amanti della buona birra in questo pub vi troverete in ottima compagnia! <em>Da non perdere</em>.</p>
<p style="text-align: right;">Giacomo<br />
(P.S: non mi piace prendere in giro nessuno e le foto non le ho fatte io, poiché non avevo la macchina fotografica disponibile. Ringrazio i rispettivi autori delle foto)</p>
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		<title>Somewhen in the New Year Beer Festival &#8211; The Evening Star, Brighton, UK</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Mar 2009 08:44:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;importanza di un festival musicale è data in primo luogo dal line-up, tutto il resto viene dopo; lo stesso si puo dire per l&#8217;equivalente manifestazione riguardante le birre, dove è la beerlist a fare da ago della bilancia. Dallo stadio allo scantinato, dalla fiera al bancone, il luogo può risultare in fin dei conti un&#8217;inutile, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;importanza di un festival musicale è data in primo luogo dal line-up, tutto il resto viene dopo; lo stesso si puo dire per l&#8217;equivalente manifestazione riguardante le birre, dove è la beerlist a fare da ago della bilancia. Dallo stadio allo scantinato, dalla fiera al bancone, il luogo può risultare in fin dei conti un&#8217;inutile, ma indispensabile, scenografia o, nei casi più fortunati,  la ciliegina sulla torta. Ma andiamo per gradi, sicuramente non stiamo parlando di Glastonbury, e di conseguenza nemmeno del CAMRA Great British Beer Festival, bensì di un festival sicuramente più <em>indie</em> &#8211; prego i ragazzini con capelli alla Edward mani di forbice, Cheap Mondays e iPod con gli Arctic Monkeys negli auricolari di scusarmi, ma è al senso più letterale e nostalgico del termine a cui mi sto riferendo. Pubblicizzato unicamente da un foglio appeso dietro il bancone del mio pub di fiducia, l&#8217;Evening Star a Brighton, di cui vi parlerò il più presto possibile, il &#8220;Somewhen in the New Year Beer Festival&#8221; (anche il nome non è esattamente frutto di innumerevoli indagini di mercato, quanto più probabilmente di innumerevoli pinte) è l&#8217;emblema delle manifestazioni ad altissimo rapporto qualità/pubblico, un po&#8217; come &#8211; per continuare il parallelismo tra birra e musica &#8211; un concerto dei Blur al Factory a Milano nel &#8217;94, giusto per fare un esempio.</p>
<p>Passando ai fatti, il line-up affiancava, come ogni festival che si rispetti, importanti e sconosciute realtà nazionali ad affermate realtà mondial, per lo più made in USA.</p>
<p style="text-align: left;"><img class="aligncenter" title="asd" src="http://farm4.static.flickr.com/3634/3310505802_340e67019e.jpg?v=0" alt="" width="400" height="300" /></p>
<p style="text-align: left;">Svolto nell&#8217;arco di un weekend, sfruttando 12 delle 14 spine disponibili, e con l&#8217;aggiunta di cinque barilotti da 15L da cui la birra veniva direttamente versata, il festival prevedeva la rotazione di 31 diverse birre:<br />
Little Valley	Red Dyke, Salopian	Darkness, Leeds	New Moon, Adur	Velocity, Battledown	Turncoat, Acorn	Old Moor Porter, Bradfield	Farmer&#8217;s Stout, Burton Bridge	Top Dog Stout, Goachers	Crown Imperial Stout, Harviestoun	Old Engine Oil, Pictish	Claymore, Saltaire	Titus Black, Saltaire	Texas Brown, Salopian	Pick Pocket Porter, Ramsbury	Deer Hunter, Hambleton	Nightmare, Severn Vale	Seven Sins, Elland	Demon&#8217;s Eye, Ramsbury	Rum Truffle, Hopdaemon	Leviathan, Wickwar	Station Porter, Elland	1872 Porter, Exmoor	Beast, Dark Star	Critical Mass 2007, Dark Star	Imperial Stout, Stone (California)	Smoked Porter, Stone (California)	Arrogant Bastard, Schneider (Germany)	Eisbock, He&#8217;Brew (New York)	Genesis, He&#8217;Brew (New York)	Jewbelation 12, Coney Island (New York)	Albino Python.</p>
<p style="text-align: left;"><img class="aligncenter" title="asd" src="http://farm4.static.flickr.com/3622/3310506220_ce74461d05.jpg?v=0" alt="" width="400" height="300" /></p>
<p style="text-align: left;">Per vari motivi non sono riuscito a provarle tutte, ma la qualità media si è comunque rivelata estremamente alta. Mi permetto di stilare un podio con 3 vincitori<em> ex aequo</em>:<br />
<strong>He&#8217;Brew (New York)	Jewbelation 12</strong>: American strong ale prodotta per il dodicesimo anniversario del birrificio newyorkese, prodotta con 12 luppoli e 12 malti diversi, 12% vol. Birra ovviamente molto complicata, spiccano note di caffè, liquirizia e uvetta; mi permetto di consigliarne mezza pinta alla volta perchè di più potrebbe farla risultare stucchevole, a piccole dosi resta invece un capolavoro!<br />
<strong>Stone Smoked Porter</strong>: il birrificio di casa a Escondido continua a stupire con questa porter resa speciale da un tocco di affumicatura, dato dal <span class="beerfoot"><em>peat smoked malt,</em></span> che emerge nel finale; soffice e cremosa al palato si fa apprezzare anche per una lieve ma piacevole luppolatura.<br />
<strong>Dark Star Critical Mass 2007</strong>: natalizia della Dark Star, birrificio poco fuori Brighton gestito dai proprietari stessi del pub in cui questo festival è stato organizzato, è un&#8217;english strong ale con forti note di frutta tostata, frutti di bosco, cereali e cioccolato, con un lieve tocco amarognolo alla barley wine. L&#8217;invecchiamento di un anno ne ha ulteriormente esaltato corposità e malti, non compromettendone la bevibilità (potrebbe quasi esser una <em>session beer</em>), anzi rendendola ancora più desiderabile.</p>
<p style="text-align: left;">Lorenzo</p>
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