Ich Liebe Dickinson

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Category : Eventi

Il must del momento sono birre iperluppolate con luppoli samoani? Vanno di moda le birre coreane? Non si beve altro che birra aromatizzata al lichene lappone? Certo.
E Maso cosa fa? Propone una serata di sole birre tedesche!
Disapprovo ovviamente il suo atteggiamento disfattista, nondimeno vi segnalo questo evento che si svolgerà al Dickinson pub a Scandiano sabato 29 ottobre. In settimana Maso va in Franconia a fare un carico di birre di Bamberga e dintorni. Il carico sarà ghiotto, anche se svariati nomi mi sono ignoti (la galassia delle birre artigianali tedesche è difficilmente gestibile per una persona disattenta come me), altri li ho assaggiati in bottiglie portate avventurosamente da amici di ritorno da quelle lande.
La Franconia è una regione storica nel nord della Baviera, una delle città principali è Bamberga, famosa per le birre affumicate e, per gli homebrewer, per essere sede della malteria Weyermann. Nei dintorni c’è un ampio panorama della tradizione teutonica.

La locandina della serata

Se vi piace la birra tedesca i prodotti sono ottimi: tra pils, hell, birre affumicate, dunkel, la scelta è molto più varia di quello che si può pensare.
La serata avrà l’evocativo nome di “Ich Liebe Dickinson” (che secondo me merita una menzione d’onore, anche se l’altrettanto evocativo “Ich Liebe Dick” è stato scartato temendo fraintendimenti) e si svolgerà secondo lo stile già sperimentato nelle serate de “La Grande Sete”. Verrà servita un’unica birra per 30 minuti e quindi si passerà alla successiva: studiatevi dunque il programma per capitare all’ora giusta, Maso è incredibilmente preciso in questi eventi.
Gli appassionati vedono sempre un po’ di traverso il panorama tedesco, molto più legato alla tradizione di altri scenari innovativi e, devo dire, spesso modaioli, che compaiono periodicamente. E’ pur vero che la maggior parte di noi si è innamorata alla bevanda birra passando dalle lager, dalle pils, dalle “chiare”.
Ecco, queste sono lager, pils, “chiare” di grande qualità.
Non mi troverete a questo evento tuttavia (e già questa potrebbe essere una ragione per partecipare): sarò troppo impegnato a sniffare luppoli esotici in Afghanistan, assaporare nuovi malti ad Andorra, tostare cacao in Angola,… (non riesco a ricordare il paese con la “A” in cui sto per andare…).
Prost!

 

Pivovarský dvůr Chýně – Repubblica Ceca

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Category : Birra, Viaggi

Sono esattamente 8 anni che mi reco con una certa continuità a Praga, soprattutto a causa di amici che per i motivi più diversi hanno deciso di vivere nella capitale boema. I primi due viaggi furono a distanza di meno di due mesi l’uno dall’altro, uno abbastanza lungo e uno abbastanza breve.

In questi anni, ho imparato a conoscere e ad amare questa città e le sue birrerie ricche di storia dove storicamente si serviva la birra di Plzeň (Pilsner Urquell), la birra di České Budějovice (Budějovický Budvar), la birra di Velké Popovice (Kozel) e così via. Si parte dall’acqua migliore per fare la birra migliore, oltre che da ingredienti pregiati come il luppolo di Žatec (Saaz).

Ad ogni modo, in tanti anni di visite frequenti e a volte anche prolungate, era sempre mancato il tempo o il modo di allontanarsi dalla pur splendida Praga. E specialmente dopo aver acquistato la ottima guida della CAMRA a opera dell’americano Evan Rail era cresciuta la voglia di cominciare a esplorare i villaggi e le città che hanno qualcosa da offrire, che sia in termini di storia o di birra. Se possibile entrambe, grazie.

Stavolta il viaggio è nato in modo ancora più improvvisato del solito. Un amico che ha idea di andare su per una settimana con progetti leggermente diversi (un festival metal candidamente denominato Brutal Assault che si svolge nella profonda campagna a ridosso della Polonia), la voglia di andare su e improvvisare un paio di gite fuori porta o giù di lì.

La prima tappa dopo qualche giorno di bevute e mangiate praghesi è la più vicina: il villaggio di Chýně, situato alla periferia di Praga. Per arrivarci, si prende la metro fino al capolinea di Zličín e da lì un bus che ha frequenza oraria ci porta in poco più di 10 minuti a Chýně. La fermata porta il nome del birrificio, e non è difficile intuire perché.

Siamo lontani dal glamour della città turistica tanto cara a vagonate di italiani che si affannano a fare la spola tra Malá Strana e piazza dell’Orologio.

Abitano in pochi, nel villaggio di Chýně, e nonostante la vicinanza ai grossi centri commerciali e all’aeroporto, sembra di piombare indietro di 20-30 anni buoni. La giornata è un po’ uggiosa ma piacevole, arriviamo intorno all’ora di pranzo ragionevolmente affamati e desiderosi di provare la produzione di questo piccolo ma pregiato birrificio.

Dopo una rapida occhiata all’edificio dall’esterno, ci precipitiamo a caccia di birra e di un pasto caldo. Il menù, non essendo un ristorante turistico, è assolutamente in ceco e sembra comprendere bene o male le classiche specialità culinarie locali. L’uomo dietro al banco non parla inglese, in compenso però sa qualche parola di italiano e così non ci è troppo difficile farci capire. Maggiori difficoltà al cambio di turno, quando l’uomo viene sostituito da un ragazzotto sui vent’anni con cui non abbiamo lingue comuni. Fortunatamente un avventore sulla cinquantina (uno dei numerosi ciclisti che ha deciso di fare la tappa di salute al birrificio) ci fa da tramite, dato che parla un ottimo inglese.

La birra è favolosa e costa davvero poco (siamo intorno ai 60-70 centesimi di euro per ogni boccale da mezzo litro), il cibo gustoso e anch’esso a prezzi davvero concorrenziali. Alla spina si trovano tre delle produzioni del birrificio, cioè più o meno metà di quelle segnate sulla guida. Passiamo un pomeriggio di gran relax, chiacchierando e immaginando questo posto in una fredda giornata dell’autunno centro europeo, con il camino acceso, piatti ben sostanziosi e birra a fiumi, magari con qualche intermezzo per scaldare un po’ (vodka, becherovka o slivovica, fate voi).

Vorrei dirvi di più sulle birre, ma non saprei bene dirvi quali ho bevuto, le difficoltà linguistiche non ci facevano andare oltre definizioni di base come “chiara”, “ambrata” e “scura”. Le ho trovate tutte molto buone e con un sapore davvero “crudo” come si sente solo nei brewpub.

Una gita davvero consigliata per chiunque si trovasse a Praga o dintorni e volesse provare a vedere non solo com’è il paese fuori dalla capitale, ma anche provare una birra davvero artigianale. Magari sincronizzando l’uscita dal pub con il passaggio del bus diretto a Praga.

Pils Pride 2010 – report in breve

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Category : Birra, Festival

Ieri mi sono recato a Lurago Marinone con gli amici per l’atteso appuntamento con il Pils Pride, evento annuale di inizio maggio organizzato dal Birrificio Italiano di Agostino Arioli. Un pomeriggio uggioso, con tempo estremamente variabile che durante la giornata è passato dal tiepido all’assolato e quindi all’acquazzone con tanto di leggera grandinata.

Appena arrivati l’atmosfera è molto tranquilla, vuoi anche per la conferenza sullo stile Pils che si sta concludendo. Il tempo di scambiare qualche saluto con gli amici della Compagnia del Luppolo (associazione storica di appassionati con base nella bergamasca) presenti e di cambiare i buoni e cominciano gli assaggi.

All’esterno un banchetto vende il miglior libro sulla birra uscito in lingua italiana in lungo tempo, vale a dire Un’Altra Birra di Massimo Acanfora (lo potete trovare qui o nei negozi del commercio equo e solidale). Torneremo su questa e altre pubblicazioni con più calma, intanto consigliamo a chi se la fosse persa l’acquisto.

Le birre sono tutte in forma e molto interessanti, personalmente ho preferito concentrare gli assaggi su ciò che è più difficile da trovare in giro, mentre gli altri hanno optato per un “giro completo” delle spine presenti. Il prezzo del buono-assaggio è tra i 2,50 e i 3,00 euro a seconda del numero di buoni acquistati (il carnet da 5 costa 11,50, più 3,00 euro di cauzione del bicchiere, comodamente lasciati in cassa per portarsi a casa un delizioso ricordo della manifestazione), le magliette (molto belle) invece vengono 15 e 20 euro a seconda della lunghezza della manica.

Il pomeriggio prosegue tranquillo negli assaggi, forse appena troppo tranquillo. Se per gustarsi una birra senza troppi affanni il numero dei presenti è ideale (e simile a quello della “festival bitter” dello scorso dicembre), forse l’organizzazione sperava in qualcosa di più simile delle edizioni precedenti, che ci risultano parecchio affollate. Non sappiamo se a causa del tempo, della possibile festa scudetto interista o di che altro, nella fascia oraria in cui siamo presenti purtroppo si vedono solo i “soliti noti” o quasi della birra italiana.

Tra quelle che più mi sono piaciute, l’accoppiata tedesca composta da Zwickel Pils di Beck Bräu e dalla Keller Pils di Shoenramer, ottima anche la Omnia del B.A.B.B. si confermano alla grande anche le due produzioni di Agostino, vale a dire la Tipopils (ormai reperibile alla spina con una certa facilità) e Extra Hop (stagionale abbastanza aggressiva e decisamente piacevole). La Sausa del Vecchio Birraio è un po’ troppo morbida per il mio palato, e decido di saltare (anche se a malincuore) le pur ottime Via Emilia, Radeberger e Jever.

Unica nota un po’ stonata, negli assaggi di birra, la P.IL.S. di Pausa Caffè. Molto caramellata e con note di liquirizia, la birra esce dallo stile Pils in un modo che resta da capire quanto sia voluto, dato che le testimonianze di amici ben più preparati di noi (che l’hanno provata anche diversi mesi fa)  dicono che è molto diversa da come la ricordavano. Rimandata a futuri assaggi, per capire se è un percorso intrapreso con convinzione oppure se si è trattato di una cotta non perfetta. Il risultato è comunque piacevole.

Pils pride sabato 8 e domenica 9 maggio a Lurago Marinone (CO)

Category : Festival, Notizie in breve

Sabato 8 e domenica 9 maggio saremo all’imperdibile Pils Pride al Birrificio Italiano di Lurago Marinone (CO), annuale rassegna dedicata a uno dei genere più “nuovi” (meno di 200 anni di storia) e al tempo stesso classici della birra mondiale.

Queste le birre presenti:

– Extra Hop, Birrificio Italiano
– Grigna, Birrificio Lariano
– Jever Pils e Radeberger Pils si alterneranno su una linea
– Levante, Statale Nove
– Magutt, Birrificio Lambrate
– Omnia, Babb
– P.I.L.S., Pausa Caffè
– Shoenramer Keller Pils
– Sausa Pils, Vecchio Birraio
– Tipopils, Birrificio Italiano
– Via Emilia, Birrificio del Ducato
– Zwickel Pils, Beck Bräu

Possibile (ma non certa) la presenza di novità all’ultimo momento. Vedremo.

Guida di sopravvivenza – Trento

Category : Beershop, Birra, Locali, PintaPerfetta

Trento è una città in cui “prima o poi ci si capita”, per il suo essere graziosamente turistica o per i mercatini natalizi o per la stagione sciistica invernale.
Bere birra a Trento però, birra buona, non è un’impresa così semplice come può apparire. Da questa premessa nasce la mia breve guida di sopravvivenza in una città in cui vivo da (troppi) anni e che purtroppo è ben distante dall’essere un’oasi felice per la birra artigianale e di qualità.
Innanzitutto uno degli ostacoli maggiori è dato dalla clientela stessa. I « giovani » sono in gran parte interessati alla quantità, al minor costo, allo sfondarsi di birraccia da happy hours, sbobba annacquata di cui potrei dire ogni male possibile. Dove invece gira la grana, tra i cosiddetti « borghesi », l’offerta e la storia vinicola è sufficiente a colmare le richieste affibbiando alla birra il ruolo che può avere un succo di frutta: dissetare se fa caldo o al limite sbronzare qualche adolescente alle prime armi.
Un ulteriore ostacolo è dato dalla presenza, quasi invadente nella zona, del birrificio Forst in quel di Lagundo, non troppo distante da Merano. La Forst probabilmente è uno dei rari esempi di prodotto altoatesino amato nel Trentino, dove un po’ per sana tradizione montagnina, un po’ per la classica chiusura provinciale italiana, si è portati a magnificare le lodi di qualsiasi cosa prodotta in loco e di diffidare di conseguenza delle novità portate dai « foresti ».
Quindi trovare un bar che serve Forst a Trento è come trovare una boulangerie a Parigi, impresa veramente semplice. Raccontare la Forst è piuttosto banale. Discreta pils, buona doppelbock ma rimane comunque un prodotto industriale.
Passando in rassegna i luoghi della città, non posso che iniziare dalla birreria Pedavena (di cui potete osservare il sito particolarmente trash, alzate il volume della casse e gustatevi l’intro… )
Da non confondere con l’omonima di Feltre, il Pedavena si trova poco fuori le mura, in zona ancora centrale e turistica.
Il locale è enorme, esteticamente invitante e attrezzato per ricevere le frotte di turisti alla ricerca di un luogo caratteristico per un pranzo e un boccale.
Il cibo è senza infamia e senza lode, anche per la quantità stile mensa di persone che al suo interno girano (per mangiare attraversate la strada, all’ottima Trattoria del Volt), mentre la birra è prodotta in casa.
La birreria segue la legge di purezza tedesca offrendo una lager piuttosto ordinaria, una bock non eccelsa e una buona Weiss. Il problema di fondo, a mio avviso, è nella gestione del locale : frenetica e a volte “dittatoriale” che poco punta sulla qualità del servizio e molto invece sulla velocità e sulla capienza e aspetto delle sale.
I baristi ruotano frequentemente (mentre la birra è sempre quella), non affinandosi mai e sembrando scelti più per la pazienza che per la competenza. Un ricordo su tutti è il mesto bicchiere della schiuma, preparato a parte e usato indistintamente su tutte le birre per il rabbocco in caso di necessità. Roba da bollino rosso a vita.


Altre alternative birrose purtroppo sono legate a locali, anche ben gestiti e curati, ma nati e tutt’oggi vissuti per il vino, che timidamente si affacciano nella mescita di birra.

Tra questi segnalo l’osteria della Mal’Ombra, nel sud della città e l’enoteca della Sgeva nella zona nord. Nel primo si trova la promessa perenne (spero prima o poi mantenuta) di 2 spine di birra artigianale e una lista di circa 15 bottiglie di birra artigianale italiana, con una tendenza dolente alle birre di castagne che personalmente non amo.
La Sgeva invece è ancora più rudimentale, con bottiglie di Baladin, Hy e Montegioco (se la memoria non mi tradisce), vendute però a prezzi esorbitanti.
Ultima segnalazione più speranzosa verso il futuro è data dall’enoteca Grado 12°, in pieno centro storico.
Enoteca di ottimo livello per quanto riguarda i vini, il personale impeccabile e la presentazione dei prodotti, negli ultimi mesi si sta progressivamente aprendo alla vendita di bottiglie di birra di qualità.
La rotazione dei prodotti è abbastanza costante, si intuisce il desiderio di provarci e nell’offerta di circa 30 bottiglie è spesso possibile reperire prodotti non banali (come la belga Embrasse o l’americana Brooklyn Local 1) e a prezzi invitanti.
Concludo questa breve rassegna, ricordando che questa è una guida di sopravvivenza. Trento ad oggi ha un’offerta limitata, forse in crescita e il meglio che posso consigliarvi è di passarci le vacanze, girare i mercatini, ma se non siete dei feticisti della Forst, bevete altrove.

Guida rapida di Praga

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Category : Locali, PintaPerfetta, Viaggi

Difficile, difficilissimo fare una sorta di “recensione” di tutti i locali praghesi di ottimo livello. Difficile perchè sono tanti, e molti sono “nascosti” agli occhi di chi vive la città solo per qualche giorno. Essendoci però stato poche settimane fa, provo  a fare una sorta di piccolo compendio a quei locali che valgono bene una visita, o a quelli forse un pò troppo pubblicizzati.

Partiamo subito con quello che considero la migliore birreria a Praga: U Zlateho Tygra (La Tigre d’oro).
Centralissimo, tra la piazza principale e Ponte Carlo, apre al primo pomeriggio e l’ideale è andarci subito. Il perchè è presto detto: dalle 16-17 in poi solitamente i tavoli son tutti prenotati e si viene più o meno educatamente fatti spostare (se esistono sedie libere) o cacciati fuori. Le prenotazioni, da quel che so, sono praticamente inaccessibili a breve termine. Locale per praghesi doc, difficile vedere troppi turisti, e questo è un bene, ovviamente. Birra eccellente a prezzi che paragonati a quelli italiani risultano ridicoli (35-40 CZK la 0.5), si mangia anche qualcosa, ma quest’anno non mi son buttato sulle cibarie, che invece avevo provato nel lontano 2003 e non mi avevano colpito. Servizio “sgustoso”, pochi sorrisi, si ordina, si beve e stop. Viene più o meno automaticamente messo un bicchiere pieno non appena si svuota il precedente. Per sospendere la bevuta, uno dei metodi più usati è quello del sottobicchiere a coprire il boccale. Grazie alle irrispettate leggi antifumo ceche, per chi come me non è amante della sigaretta, il locale risulta sicuramente un pò troppo “fumoso”.
Sito: http://www.uzlatehotygra.cz

Kolkovna (V Kolkovna)
Nel quartiere ebraico a fronte della Sinagoga Spagnola e a due passi dal Cimitero Ebraico, è il primo locale praghese ad aver servito la celebre Pilsner Urquell (di cui potrete trovare ogni sorta di gadget compresi degli splendidi boccali in ceramica), che lì viene spillata direttamente dal tank da 300lt, non filtrata, ed ovviamente è di qualità eccezionale. Prezzi anche qui decisamente bassi (75 CZK per il litro, 40 per la 0.5). Si mangia, e bene (tanti piatti tradizionali, di buona quantità e qualità, tra cui un gustosissimo piatto di salsicce miste della casa). Tra tutti quanti, probabilmente il posto più “in” da visitare, sicuramente il più comodo e spazioso, e l’unico che divide fumatori e non. Io ci son stato tre volte in tre giorni.
Sito: http://www.kolkovna.cz/index.php?place=11&show=hot

U Cerneho Vola (Il Toro nero)
A Hradčany, molto vicino al Santuario di Loreta, non lontano dal Castello. L’entrata non è particolarmente visibile, si trova sulla sinistra (dando le spalle al Castello) proprio di fronte ad un’edicola che fa angolo con Loreta. Piccolissimo (40 posti a sedere se si sta stretti), i due burberi gestori non sono poroprio due milord, si mangiano poche cose e tutte già pronte (formaggio firtto, patatine, uovo e prosciutto, poca altro. Esiste un menù in inglese anche se non è presente sul tavolo).  Le tre loro birre sono la classica Pilsner Urquell e le due Kozel 10 (la Kozel Cerny, scura, piuttosto buona) e Kozel 12 (Lager), la bionda davvero niente male. Prezzi decisamente i più bassi tra le birrerie recensite in questo articolo (io ho preso 3 birre da 0.5, due formaggi fritti e ho speso attorno ai 150 CZK, circa 6 euro). Tipicissimo anche questo locale, anche qui si fuma ma essendo meno affollato rispetto al Tygra, l’aria risulta ben più respirabile. Nota di colore, fate ben attenzione al “bancone”, che da noi farebbe fatica ad essere usato in una rudimentale e rusticissima fiera agricola.
Sito (non ufficiale): http://www.allpraha.com/d/31229/U_Cerneho_Vola/

U Kalicha (Il Calice)
Spostiamoci ora in un’altra parte di Praga per vedere U Kalicha. Qua siamo non lontani da p.zza Venceslao, nella zona appena fuori dal “giro” turistico. Io consiglierei eventualmente un pranzo, di sera la zona non è che sia il massimo della vita (niente di pericoloso, anzi, ma sicuramente non è centro). Si mangia (bene, anche qui piatti tradizionali e menù addirittura in italiano), è forse assieme al Fleku la più cara tra le birrerie storiche, e dopo Fleku sicuramente quella più “commerciale” e turistica. Anche qua non c’è un gran servizio, le porzioni di birra sono di norma 0.5 per le donne, 1lt per gli uomini (e non lo chiedono), e la loro  birra Svejka (più che discreta) viene accompagnata da mandorle spellate ( che ci stanno “come il cacio sui maccheroni”). Insomma, U Kalicha non è un must assoluto, ma ci si può fare un salto, anche se in zona probabilmente non ci capiterete quasi mai.
Sito: http://www.ukalicha.cz/shop/index.php?lang=IT

U Fleku
Qui so che mi attirerò delle critiche ma Fleku, con tutti le dovute proporzioni, è la HB praghese, e purtroppo la HB vince il confronto. Questo perchè è imballato di turisti (specialmente italiani e russi), incasinatissima di gente che tende a fare un pò troppo casino. Si mangia appena appena decentemente (piatti tipici), è la più cara delle birrerie e soprattutto i camerieri non demordono nel volervi vendere bicchierini e bicchierini  di Becherovka, che, al contrario di quanto dicono, non si sposa per nulla con la birra della casa. Oltretutto, un bicchierino costa come 2 boccali. Particolarità proprio del Fleku non è solo che pagherete decisamente di più per una birra, ma ne riceverete anche meno: al contrario delle altre Pivovar, qui è servita la 0.4 anzichè la 0.5. La birra è una lager scura (forse uno dei pochi esempi mondiali), 6 gradi, abbastanza dolciastra, che personalmente stanca abbastanza presto. Già nella visita del 2003 non ero rimasto affascinato da luogo e birra, a sto giro proprio ho dato l’addio ufficiale, e non credo ci tornerò più.
Sito (n italiano): http://it.ufleku.cz/

U Hrocha (L’Ippopotamo)
Sulla parallela della Nerudova che da Ponte Carlo va verso il Castello, è un piccolo locale piuttosto fumoso e zeppo di gente (del loco). Purtroppo quando son andato non c’era nemmeno un mezzometro quadro di spazio vitale per poter valutare il locale, ma chi c’è stato ne parla bene.

Detto questo, altri posti son presenti a Praga, e vi invito a riportare nei commenti le vostre segnalazioni.

Mattia

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Brouwerij De Molen – Bodegraven (NL)

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Category : Locali, Viaggi

Il 23 giugno 2009 sono finalmente riuscito a visitare la De Molen, forse il birrificio artigianale olandese più celebrato fuori dall’Olanda. Arriviamo in tarda mattinata a Bodegraven, una graziosa cittadina comodamente situata a una trentina di chilometri da Amsterdam, L’Aja, Rotterdam e Utrecht.

Seguiamo pigramente le indicazioni per il centro senza essere troppo sicuri che il mulino sia davvero lì. Un paio di giri per sensi unici, anche per aggirare un mercatino, e poi lo vediamo. Problema: è dall’altra parte del canale, e per raggiungere l’altra sponda bisogna fare un giretto fino al ponte successivo. Risolto questo piccolo intoppo, parcheggiamo e arriviamo alla meta con una decina di minuti di anticipo rispetto all’orario di apertura del ristorante e “sala degustazione”.

La giornata, come le altre del nostro breve viaggio, è incantevole: 27 gradi con un leggero vento e senza nubi all’orizzonte, tantissima luce che ci abbaglia e ci fa sentire fortunati (chiedete a chi vive in Olanda quante giornate così ci sono in un anno).

Dopo aver scattato un paio di foto ci accomodiamo, sulla sinistra c’è una piccola stanza adibita a beer shop (con un assortimento di grande interesse di olandesi, danesi, americane e altro ancora), sulla destra la saletta-ristorante, oltre il corridoio (superata la stanza sulla sinistra dove c’è il piccolo impianto) la “sala degustazione”.

La sala è arredata in modo rustico e dà direttamente sul canale. Dopo esserci accomodati cominciamo a pensare alla birra: le cinque birre alla spina, a parte una gradita eccezione (la ormai rinomata Hel & Verdoemenis – Inferno e Dannazione), sono birre molto beverine e di gradazione relativamente leggera rispetto agli standard a cui ci hanno abituato.

La Groene Hart (5%, si traduce come Cuore Verde: fa riferimento alla zona verde del randstad olandese in cui è situata Bodegraven) è fresca e rinfrescante, e rappresenta la loro versione di una birra bianca belga. Ho perso da tempo interesse nel genere (mea culpa, probabilmente), ma si lascia bere senza troppi problemi e senza grandi entusiasmi.

Subito dopo è la volta della Donder & Bliksem (5,9%, tradotta in Toni e Furmini, come diceva una maglia molto in voga tra i tifosi viola qualche anno fa), una birra chiara e leggera che rappresenta la loro versione di una pils ceca. Più torbida e alcolica della maggior parte delle originali (anche non filtrate) a cui si ispira, è erbacea e ricca di luppoli cechi. Una birra interessante ma che potrebbe essere ancora migliorata, anche se immagino che la De Molen preferisca concentrare i propri sforzi su altre produzioni.

Nel frattempo abbiamo ordinato anche qualcosa da mangiare: un ricco antipasto misto freddo ci conquista, mentre un paio di piccoli gruppi arrivano a far visita agli impianti di produzione. Alcuni di loro scelgono il modo migliore, vale a dire attraccando la loro barca sul retro del mulino, ed entrando con rara classe e gli sguardi stupiti (dei miei amici: di gite in barca sui canali olandesi ne ho fatte fino a perdere il conto, anche se è passato tanto tempo dall’ultima).

Ma torniamo alla birra: si prosegue  con la Pilz (5%): in pratica, una cugina della precedente a cui è stato riservato un trattamento atipico (luppolatura aromatica, forse americana), viene descritta come la loro versione di una kellerbier, è piacevole e beverina.

Con le bistecche invece arriva la Vuur & Vlam (Fuoco e Fiamma,  6,2%), una India Pale Ale  della De Molen equilibrata e senza le ruvidezze o l’aggressività di molte altre loro produzioni. Ce ne facciamo un paio di giri, un po’ per quanto ci è piaciuta, un po’ per evitare di crollare satolli e ubriachi sotto i colpi dell’amata Hel & Verdoemenis (11,9%).

Anche perché non possiamo stare mica qui troppo a lungo, dobbiamo lasciare i bagagli, parcheggiare la macchina e (dopo un paio di ottime birre al Westerdok) infilarci in metropolitana, ci sono gli AC/DC all’AmsterdamArena…