La Brouwerij ‘t Ij nasce in un edificio occupato di Amsterdam nella prima metà degli anni ’80 e prende il nome dal fiume che sfocia ad Amsterdam: per chi ha familiarità con la città, è il grosso canalone situato sul retro della stazione centrale. Ad avere l’intuizione di aprire un brewpub è Kaspar Peterson, compositore con all’attivo qualche successo nelle classifiche olandesi.

Dopo pochi anni il birrificio si trasferisce nella sede attuale al numero 7 di Funenkade, in un ex bagno pubblico adiacente a uno dei mulini più celebri della città. Negli anni, le produzioni si consolidano e ottengono menzioni su tutti i libri specializzati come una delle realtà più interessanti della produzione artigianale olandese e non solo, con menzioni sui libri di celebri esperti come Tim Webb (Good Beer Guide To Belgium & Holland, da qualche anno purtroppo limitata alla sola scena belga), Peter Van der Arend e del compianto Michael Jackson che in un suo celebre libro di qualche anno fa attribuiva alla Brouwerij ‘t Ij di essere stata ispirazione per l’apertura del Birrificio di Lambrate.
Tutte le birre sono “biologiche” e ad alta fermentazione. Le birre sono tutte disponibili in bottiglie da 33cl. con il celebre logo (uno struzzo in campo bianco) su uno sfondo di colore diverso a seconda della birra.

Sei sono le produzioni disponibili tutto l’anno: la celebre Ijwit è una bianca ricca di carattere (7%) : nata come stagionale, è da tempo disponibile tutto l’anno a causa dell’enorme popolarità), la leggera Plzen (5%) è una bionda appena torbida, erbacea e ricca di luppoli, molto beverina. Poi c’è l’esercito delle “scure”: la più leggera è la Natte (6,5%), una dubbel che ripercorre, a modo loro, il percorso di alcune celebri dubbel trappiste (come Westmalle o Chimay rossa). La Zatte (bionda tripel da 9%) e la Colombus (9%, di colore ambrato intenso) sono veri e propri classici nei pub di Amsterdam, di facile reperibilità sia in bottiglia che alla spina. Chiude la fila la Struis (9%, trad. = struzzo), dolce, intensa e scura. Buona, ma un po’ troppo carica per il mio palato. Ad esse si aggiungono una manciata di birre stagionali di reperibilità più difficoltosa. Per quanto riguarda l’Italia, l’unico posto dove ho avuto modo di trovarle con una certa regolarità è la Locanda del Monaco Felice a Suisio (BG), di cui abbiamo parlato in occasione di diverse degustazioni o presentazioni di birre artigianali italiane, e che a quanto ci risulta è l’unico locale italiano che, anche per ragioni biografiche del gestore, ha sempre puntato con convinzione sulle artigianali olandesi (oltre alla ‘t Ij, anche Jopen, Us Heit, De Molen e tante altre ancora).

Il pub ufficiale è aperto in orari incomprensibili per un italiano (dalle 15.00 alle 20.00, ma non c’è chiusura settimanale) ed è sempre molto affollato, specie nelle rare giornate felicemente assolate come quella in cui l’abbiamo visitato, in cui si può sfruttare appieno i tavoli all’aperto. Pur non essendo meta turistica, è molto noto in città e frequentanto da una clientela internazionale molto variegata. La buona birra e l’atmosfera davvero suggestiva rendono facile socializzare e scambiare due chiacchiere in tutta tranquillità, tra una birra e l’altra. Un posto ideale per farsi qualche birra prima di cena, magari in uno dei tanti ristoranti indonesiani della città. Se siete ad Amsterdam fateci un salto, e scriveteci le vostre impressioni…










