IBF Roma e Vittoria al 3° Campionato Italiano Homebrewer

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Category : Festival

Eccomi di ritorno dal centro Italia, pronto per stilarvi un bel report su quello che ormai è diventato uno degli appuntamenti più importanti dell’anno del panorama birrario italiano: IBF Roma.

Quest’anno l’organizzazione ha optato per una splendida location poco a sud del Vaticano, Villa Piccolomini. Essendo in posizione sopraelevata rispetto alla città, gode di una splendida vista sul cupolone, inoltre l’abbondante ettaro di parco e il caldo sole di domenica, hanno offerto ai visitatori l’occasione di passare una giornata all’aperto diversa dal solito.

Purtroppo note negative sono state il parcheggio inesistente (anche se pare che questo non abbia avuto ripercussioni sull’affluenza, ogni anno sempre più in ascesa) e la carenza di bagni: ho idea che le numerose siepi abbiano svolto il loro sporco lavoro! La formula è rimasta quella degli anni passati, con gli stand dei birrifici, una zona “ristorante” e laboratori per neofiti o appassionati.

A tal proposito, prima di passare alle birre presenti al festival, colgo l’occasione per spendere qualche parola sul laboratorio a cui ho potuto assistere io: La birra artigianale nei pub e locali romani e confronto con pub milanesi. In verità ci si è concentrati molto sull’analisi della realtà romana, grazie anche alla presenza di molti rappresentanti (Makke, Blind Pig, Mastro Titta, Birrifugio, Il Maltese, Bir&Fud, No Name). In questa occasione ha trovato ossigeno una querelle che ormai sta spopolando in rete e non solo, riguardo l’estrema eccedenza di birre ispirate ad uno fantomatico stile “IPA” (che a mio parere ben pochi conoscono). Non è questo il momento per approfondire l’argomento (anche se ci tengo a suggerire a tutti di andarsi a cercare cosa sia veramente una IPA…si potrebbero scoprire qualità inaspettate), malgrado ciò comprendo la frustrazione di certi publican romani, quando si lamentano che ormai un cliente su due al banco chiede: “Damme la più amara che cc’hai!”, e non aggiungo il commento…
Opinione personale: quanto tempo ci vorrà per sentirsi dire “Damme la più barricada che cc’hai!” ???
Le mode vanno prese per quello che sono.

Ora passiamo alle birre del festival. Una ventina i produttori presenti. In linea di massima non ho riscontrato difetti eclatanti nelle birre; per contro non ho trovato nulla che mi abbia toccato nel profondo. Un po’ perché effettivamente molti si concentrano su uno stile molto luppolato, appiattendo così una biodiversità che è invece fondamentale per la sopravvivenza della bevanda “birra”; un po’ perché tante le conoscevo già. Si confermano ottimi i grandi nomi e direi che il concorso Birra Artigianale dell’Anno rispecchia pienamente questo dato: tra i presenti infatti riluccicano sempreverdi Lambrate, Toccalmatto, Bi-Du e Bad Attitude (che non partecipa perché non è italiano). I nuovi Brewfist e Dada mi sembrano decisamente sulla buona strada.

Per chi volesse leggere la classifica completa del CIBA, rimando al sito dell’ADB: http://www.degustatoribirra.it/page.php?10

Altro evento interessante, anche se di minor rilievo rispetto a Birra dell’Anno è stato il 3° Campionato Italiano Homebrewer. Il terzo posto se l’è aggiudicato una interessante Stout, il secondo una intrigante California Common e il primo…una OTTIMA Brown Ale… del sottoscritto, in collaborazione con il fido compare Marchino. Come tutti gli anni il premio consiste in un buono da 100 euro per materiale di homebrewing e la possibilità di fare una cotta della ricetta vincitrice in un birrificio. In quanto a ciò posso solo anticipare che stiamo pensando di tenere da parte un fusto per un open day verso settembre-ottobre, in cui saranno invitati vecchi e nuovi corsisti ADB dell’Emilia-Romagna; prometto di tenervi aggiornati.

Sono decisamente soddisfatto di avere vinto con uno stile “sfigato, poco cool” come la Brown Ale. Provocatoriamente è una birra che non desidera affatto stupire per ingredienti improbabili, livello di amaricatura o altri estremismi, a dimostrazione del fatto che una produzione è buona se tutti gli elementi che la compongono sono armonizzati tra loro, sia essa una Pils, un’Imperial Stout o una Pale Ale. Ovviamente ciò non toglie che la birra sia ancora da migliorare!!

Detto questo, ne approfitto anche per salutare tutti gli altri homebrewers che hanno partecipato, con i quali nella giornata di domenica ho potuto scambiare qualche idea e provare qualcuna delle birre in concorso.

Per il resto mi ritengo soddisfatto dalla fiera: come sempre IBF è stato un evento che unisce il piacere di bere buona birra a quello di fare due chiacchere dal vivo con i birrai, conoscerli, ascoltare e dare consigli e maturare nuove idee per il futuro. Un arrivederci a Roma, a presto!

Jacopo

Italia Beer Festival Milano 2011 @ Palasharp – report

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Category : Birra, Festival

Vi avevamo dato per tempo le indicazioni più importanti sull’Italia Beer Festival di Milano, ora è il momento di raccontare com’è andata l’edizione 2011.

La location si è dimostrata molto più adatta di quelle precedenti alla gestione di un evento che per vocazione trascende la sola platea di appassionati e che ormai comincia ad attirare l’interesse dei media nazionali, tra un articolo del Corriere e un servizio del TG5. Metropolitana per chi viene con i mezzi, ampio parcheggio e raccordo autostradale per chi viene da fuori, sarà una bella sfida per l’Associazione Degustatori Birra trovare una struttura più adatta per le prossime edizioni. Qualche leggera difficoltà, a dire il vero, si è avuta sia nel trovare dei servizi accessibili (molto comodi per chi vede un concerto o una partita dalle tribune, meno adatti per chi dal basso deve andarseli a cercare, specie se non conosce la struttura) e nel lavaggio dei bicchieri, con una sola postazione decisamente inadeguata alle grandi folle viste al festival.

Ottime invece la conferma dei prezzi per quanto riguarda l’accesso e l’acquisto dei gettoni-consumazione, come ottima è stata la presenza di espositori gastronomici che sono andati a sostituire il banco-bar. Prezzi abbastanza contenuti, ottimi salumi e insaccati (con commenti entusiastici del pubblico dell’IBF), e velocità di servizio che sicuramente ha reso più facile e piacevole la permanenza del pubblico alla manifestazione. Molto riuscita anche l’introduzione di un altro grande prodotto a base di malto, vale a dire il whisky: laboratori, assaggi, vendita di prodotti molto interessanti e molto graditi agli appassionati frequentatori del festival.

Ma veniamo al piatto forte della rassegna, la birra. Gli stand erano un buon mix tra birrifici ormai classici nelle passate edizioni dell’IBF Milano (Bidu, Orso Verde, Toccalmatto), birrifici di recente apertura già apprezzati a Rimini (Brewfist, Bad Attitude e Opperbacco), più un gruppetto di birrifici visti all’IBF Torino (Lungo Sorso, San Paolo).

Ad arricchire l’offerta, la presenza delle birre del Ducato (portate da Stefano Allera, valente distributore lombardo del birrificio di Roncole Verdi). Oltre alle celebrate produzioni “classiche”, qualche fusto della Machete Double IPA, un piccolo capolavoro che spero possa diventare una produzione regolare. Il successo di questa produzione all’IBF di Milano è stato sorprendente quanto inequivocabile. Per quanto riguarda le produzioni abituali, ennesima ottima prova per la Verdi Imperial Stout.

A proposito di scure di carattere: grandissima eccitazione tra gli appassionati per l’arrivo della Inverno Nucleare del BiDu, una Confine che si è allenata in palestra. Con risultati un po’ scarsini, purtroppo. Pur partendo da una favolosa base, la Inverno Nucleare non riesce nell’impresa riuscita (ad esempio) alla Imperial Ghisa del Lambrate, tanto per fare un esempio. Ottima invece la classica Confine, mentre ho trovato la Rodersch un po’ poco convincente.

Arrivo a Lampugnano venerdì sera con l’eccitazione di un bambino in gita, con l’intenzione di provare un po’ di tutto nel corso delle varie giornate. Avevo anche un mezzo programma di assaggi, ma programmarli mi riesce male, mi piace lasciarmi trascinare dai consigli raccolti in giro, o dalla curiosità per le nuove produzioni. In tutto questo, mi sono perso il compito di riassaggiare Opperbacco: lo faccio adesso, lo faccio dopo, lo farò la prossima volta (vedi fine articolo). Un amico birraio mi ha comunque detto la 10elode (provata pochi giorni prima a Rimini) fosse la miglior birra dell’IBF.

Tra i primi assaggi colpisce la Bitterland di Doppio Malto, con un interessante blend di cinque luppoli americani che dà un aroma veramente intrigante mantenendo la tipica beverinità dello stile. Assente dallo stand purtroppo la Zingibeer (aromatizzata allo zenzero), ripiego con qualche dubbio sulla India Pale Ale, che mi dicono essere nata come produzione natalizia.

Tra un riassaggio e l’altro di produzioni ormai classiche, vengo attirato con l’esca perfetta per un appassionato di luppoli: il randall. Si parte con una Valcavallina filtrata in luppolo neozelandese motueka: il profumo è intenso ed erbaceo, ma al palato l’erbaceo diventa quasi fieno. Le piacevoli chiacchiere con Renato lasciano capire i lavori in corso su due delle tre produzioni del birrificio, vale a dire la Valcavallina stessa e la Alba Rossa. Sarò curioso di poter testare i risultati di questa evoluzione tra qualche mese. Decisamente più proficuo il passaggio (ormai storico) in randall della Backdoor Bitter, uno dei grandi classici della produzione dell’Orso Verde. Ottima forma anche per la Nubia.

Tra una chiacchiera e l’altra ho modo di ripassare da Brewfist e Bad Attitude (per entrambi confermo i giudizi positivi espressi dopo Rimini, e si conferma la bravura nell’allestire stand colorati e caratteristici: anche l’occhio vuole la sua parte) e da Rurale (anche qui tutto bene, e la Castigamatt l’ho trovata più gradevole che a Rimini: probabilmente mi sto abituando a una Black IPA un pochino fuori stile).

Come ogni anno, c’era anche una specie di concorso tra le birre del festival, con ogni birrificio che sceglieva la propria sfidante. Questo l’esito finale:

1) ZestExtraomnes
2) Two PennyBad Attitude
3) WeissManerba Brewery
4) CanizzaHenquet
5) BurocracyBrew Fist

Concludendo, l’Italia Beer Festival di Milano si conferma un festival molto riuscito, dove trovare (quasi) tutto il meglio della produzione brassicola artigianale del nord Italia. Appuntamento tra un mesetto circa a Roma, con una prima lista di birrifici presenti che comprende Bad Attitude, Borgo, Brewfist, Croce di Malto, Lambrate, Opperbacco, Toccalmatto

La Milano da Bere

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Category : Varie

Oggi pubblichiamo in anteprima la serie di etichette scelte dal Birrificio Bauscia di Paolo Polli per il lancio della nuova birra, nominata La Milano da Bere (stile Pils), che raffigurano scherzosamente un po’ tutte le “anime” della Milano anni 80-90.

mattia

Italia Beer Festival Torino @ Palavela – report

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Category : Birra, Festival

Lo scorso weekend ho avuto modo di visitare l’Italia Beer Festival di Torino, alla sua prima edizione nella città sabauda. Che cos’è l’Italia Beer Festival? E’ il più importante, per storia e numeri, festival di birra in Italia. Lo organizza l’Associazione Degustatori Birra e si svolge da diversi anni a Milano (dove nacque come Salone della Birra Artigianale e di Qualità svariati anni fa, quando il movimento birrario italiano era sì in crescita ma ancora modesto, rispetto a oggi: quasi nessuno sito sull’argomento, quasi nessun altro festival di rilievo a testimoniare la scena italiana), poi nel corso degli anni si sono aggiunti appuntamenti consolidati o estemporanei in altre importanti città italiane: Roma, Bologna, Brescia e Alessandria.

Il Piemonte è terra di birrifici storici e affermati, oltre che di importanti realtà emergenti del panorama nazionale. Questa ricchezza però non si è mai davvero tradotta, almeno a sentire chi in Piemonte ci vive, in una vera affermazione della birra artigianale come prodotto. Per me, cresciuto in Lombardia, molti dei birrifici piemontesi sono più nomi sulla carta (o sullo schermo) che assaggi frequenti, vista la difficile reperibilità di quasi tutti i produttori nei locali specializzati e nei beer shop. Guardavo quindi con un certo interesse a questo festival e al riscontro che avrebbe potuto avere in una piazza considerata da molti appassionati come non facile.

Sono arrivato abbastanza presto sia venerdì che sabato, avendo modo di scambiare due parole più o meno a ogni stand con i birrai. Ho deciso di dedicare il venerdì all’assaggio di birrifici che già conoscevo, concentrandomi su nuove produzioni e riassaggi dei “classici”, mentre il sabato l’ho dedicato a birrifici che conoscevo meno.

Sono partito facendo gli onori di casa a Bauscia, vale a dire il birrificio artigianale di Paolo Polli, presidente dell’Associazione Degustatori Birra che organizza il festival, anche per la classica indecisione causata dal più classico imbarazzo della scelta. Le sue birre mi sono sembrate interessanti come sempre, e durante un passaggio successivo ho avuto anche modo una birra che rimanda a quegli anni ’80 meneghini fatti di paninari, socialisti e pubblicità. Il nome è tutto un programma, vale a dire Milano Da Bere, mentre lo stile è un classico: una pils. Una birra annunciata come un po’ giovane dallo stesso Paolo, ma che risulta subito interessante con una luppolatura abbastanza importante a base del più classico e rinomato dei luppoli cechi, lo Zateç, meglio noto con il suo nome germanico (Saaz). La prima delle quattro etichette “da collezione” merita una visione, vi rimando alla pagina ufficiale per non far torto all’esperienza visiva. Ne sono previste altre tre, il cui il nostro sarà truccato di volta in volta da punk (con cresta mohicana di altri tempi), paninaro e non ricordiamo bene che altro look. Ottime anche La30, Sesi e Onice, quest’ultima bevuta durante la degustazione del sabato avente tema birra e cioccolato (protagonista Marco Vacchieri). Nell’occasione, ho anche avuto modo di scoprire la Gea, barley wine di Bauscia, un po’ giovane ma già parecchio intrigante. Non sono invece stato presente alla degustazione della domenica con le favolose Loverbeer di Valter Loverier e i formaggi.

Buone conferme anche da Hénquet, forse il birrificio più tedesco d’Italia, scoperto all’IBF di Milano. Birre classiche, forse appena un po’ troppo: una punta di coraggio e di ambizione in più forse potrebbero tornare vantaggiose, anche se i prodotti sono di buon livello e non lasciano delusi.

Ma andiamo avanti, che c’è ancora un bel po’ da raccontare. Qualche temerario forse aveva visto la puntata di BQ Tv a cui ero stato invitato poco meno di un mese fa (chi se la fosse persa la può scaricare qui). Tra gli ospiti era presente Lorenzo “marcos” Bottoni, personaggio molto interessante e birraio italiano in Svizzera (Bad Attitude ha base pochi chilometri oltre il confine, a Stabio). Ho avuto modo di provare le tre produzioni portate in fiera, tutte assolutamente interessanti e tutte molto beverine, semplici e pulite. Birre particolari anche senza essere particolarmente aggressive o caratterizzate. Ho passato molto tempo a chiacchierare e scambiare impressioni al loro stand, uno dei più frequentati del festival.

Rurale conferma l’ottima vena, con la Black Out che, ultima nata, già vanta un posto d’eccezione nel panorama delle stout italiane. Delle altre produzioni (la bitter Milady, la blanche Seta e l’american pale ale Terzo Miglio) abbiamo credo già parlato in altre occasioni, quindi mi limiterò a ribadire la gran forma delle produzioni del birrificio di Certosa di Pavia. Ultima novità, la nuova grafica, con un bel gallo in controluce su sfondo colorato.

Nella seconda giornata, quella degli assaggi (per lo più) temerari, ho visitato Civale, Piazza dei Mestieri e Lungo Sorso, tra gli altri. Dei primi avevo già visto qualche bottiglia in giro: look accattivante, birre….hmm…boh? Dico che ne ho provate due produzioni che proprio non mi hanno entusiasmato (Ulula e Punto Di Fuga, se ricordo bene). Avrò modo di approfondire la conoscenza delle loro birre questo weekend. Certo aver trovato un ragazzo volonteroso ma non troppo informato sulle produzioni del suo birrificio non ha aiutato a fugare i dubbi.

Di Piazza dei Mestieri ho provato una A.P.A. (Hopper?): il giovane birraio sembrava particolarmente orgoglioso della sua creazione, io ho assaggiato con interesse ma, devo dire, senza particolare convinzione.

Maggiore attenzione mi sembra meriti il birrificio Lungo Sorso, vera rivelazione di questo festival: mentre di altri avevo già sentito parlare (e magari avevo provato qualcosa), questo birrificio mi risultava totalmente nuovo. Ho avuto modo di assaggiare credo 4-5 birre e in tutte ho trovato spunti interessanti e incoraggianti. Un plauso sincero e un invito a continuare sulla buona strada.

Il birrificio Croce di Malto non è certo una novità, avendo vinto un anno fa a Strasburgo (con la TripleXXX) un premio internazionale tra i più prestigiosi in Europa. Oltre ad essa ho provato la nuova produzione, una collaborazione di prestigio con uno dei birrai più celebrati d’Italia, vale a dire Agostino Arioli del Birrificio Italiano. La Due Mondi è una doppelbock tedesca con buon uso di luppoli americani, paracula quanto basta per piacere (e tanto) al sottoscritto e immagino a un buon numero di bevitori.

Grande attenzione, nel corso dei due giorni, ho riservato a un birrificio che avevo incrociato all’IBF di Milano a marzo con un paio di assaggi un po’ di corsa, vale a dire San Paolo di Torino. Ero arrivato con alte aspettative, colpa di un comune amico, e le alte aspettative sono un nemico mortale nel prepararsi a un assaggio più o meno critico. Nel corso della due giorni ho assaggiato tutte le loro proposte alla spina, dalla India Pale Ale Ipé aromatizzata al chinotto alla versione Harvest con luppoli freschi (buon esperimento, ma trovo meglio riuscita la versione classica) passando per Robinia, Pecan e Jatobà. Assaggi proficui e voglia di provarle con più calma e a bicchiere pieno, per cogliere tutte le sfumature con la dovuta calma.

Concludo sottolineando l’ottimo successo del festival in termini di pubblico, direi davvero niente male per una prima edizione. Un premio anche alla sciura sui 45 che, appena arrivata, si è lamentata (dopo aver impegnato il lavabo per 5 minuti di orologio in compagnia di amici e amiche) a gran voce per “6 euro di ingresso e devo anche lavare il bicchiere“?

“Tavole della Birra d’Italia” – Anticipazioni

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Category : Varie

La guida de L’Espresso (e di Assobirra) alle Tavole della Birra d’Italia 2011 era annunciata da diversi mesi. Sarò sincero: fin dall’annuncio della sua pubblicazione, partivo prevenuto. Questo per diversi motivi: non sembrava redatta da appassionati di birra, nasceva come spin-off di una guida ai ristoranti (quindi un settore di ristorazione con funzione, orari e modalità di servizio ben diversi) e non sembravano ben chiari i criteri con cui sarebbero stati selezionati i locali.

A pochi giorni dalla presentazione, arriva qualche anticipazione, prima da Repubblica e poi dalla stampa locale (Gazzetta di Modena, nello specifico, da qui sono tratte le due tabelle), prontamente fornitami da Mattia (un grazie anche a Andrea Forti di Radio Antenna 1).

Questo breve articolo, insomma, mette insieme le prime informazioni e anticipazioni per tirare un po’ le somme.

Sulla qualità dei ristoranti, ci fidiamo di chi li ha recensiti, di qualcuno (Uliassi) avevamo già sentito parlare pur non passando le nostre serate a recensire cuochi e cucine più o meno celebri. Ho abitato vicino a Cavenago fino all’altro ieri e non sapevo dell’Hotel Devero. Peccato.

Come potrete vedere, nei locali considerati “top” c’è tanta eccellenza, dallo Sherwood Music Pub di Nicorvo (PV) alla scena romana passando per l’Emilia che Mattia ha testimoniato in diverse occasioni: su 20 pub, una buona metà è già stata trattata (se non celebrata) sul nostro blog.

Qualche perplessità, però, non manca. Innanzitutto l‘Open Baladin di Roma come miglior pub nazionale, un locale su cui in più occasioni, parlando con amici e appassionati, abbiamo raccolto più critiche che complimenti. Certo è un locale che per location e numero di spine colpisce.

Poi la Ratera, ottimo ristorante “di birra” (forse, probabilmente, l’unico vero ristorante in cui la birra gioca un ruolo di primissimo piano sul suolo italico) ma che certo non è né un pub né una birreria: premiato tra i pub, non tra i ristoranti, per motivi non meglio identificati, al momento.

Il Woodstock, storico pub sui Navigli a Milano, è sicuramente un locale storico. Non si capisce come o perché sia riuscito ad avere la meglio su di un qualsiasi Irish Pub sotto casa vostra, ovunque voi siate. Approfondiremo.

Se la cava un po’ meglio La Terra di Mezzo, un discreto pub che ho visitato in una trasferta modenese con Mattia e Gabriele. Mattia era stato molto critico (i motivi li trovate sotto), tanto che fu uno degli articoli più visitati e commentati della nostra breve storia di blog, personalmente durante la nostra visita avevo trovato cose buone, magari non sconvolgenti, ma sembrava degno di nota (del resto ne abbiamo parlato). Certo mai mi sognerei di inserirlo nei migliori 20 o 30 locali di birra in Italia, anche se le curiose descrizioni delle birre proposte mi avevano molto divertito.

Certo da conoscitore della scena birraria lombarda mi lascia molto perplesso l’assenza di qualche locale bergamasco o brianzolo, come mi lascia perplesso l’assenza, su Milano città, del BQ di Paolo Polli o del Birrificio di Lambrate, il miglior brewpub d’Italia.

Insomma, per ora, più che sollevare un sopracciglio ed esprimere perplessità su chi c’è, viene da chiedersi i motivi che abbiano portato all’esclusione dell’uno o dell’altro pub.

Alessio

Per quanto mi riguarda, son contento della presenza di qualche locale della mia zona, che è sempre bistrattata e dimenticata: a Scandiano (RE) sta davvero nascendo un “polo” birraio importante, sicuramente non Roma, ma superiore (e di molto) a parecchie realtà più importanti, quindi complimenti a Alle e Maso. Anche se è un po’ che non ci vado, fa piacere che ci si ricordi del Goblin di Pavullo (MO), dove Umberto riesce a far nascere e crescere all’interno dei suoi clienti più della semplice passione per le birre.
Per quanto riguarda la Terra di Mezzo, la critica era fondamentalmente sul rapporto che il gestore aveva avuto con me e con altri clienti, ma la cosa s’è notevolmente sistemata e il locale ne ha tratto un significativo miglioramento: frequento la Terra di Mezzo da omai 5 anni, e pur essendo affezionato, nemmeno io lo considero un pub da 3 stelle, vedendo poi i nomi di quelli attorno. Diciamo un 2 abbondante.
Come diceva Alessio, curiosa la mancanza di qualche locale (il Lambrate per Milano, il Mastro Titta per Roma). Avendo trovato la lista sulla Gazzetta di Modena, sono riportati anche i locali della città, tra cui c’è segnalata un’enoteca che lavora molto bene con i vini, ma che alla spina ha una normalissima ed anonima birra chiara (1664?) e in bottiglia solo Chouffe e 32 via dei Birrai (che, casualmente, è associato ad AssoBirra – cioè chi dovrebbe decidere dell’inclusione o meno sei locali): due stelle paiono davvero esagerate non per la qualità del servizio, ma proprio perchè non c’è praticamente nessun tipo di lavoro sulla birra artigianale.
Vincitore nella categoria Beershop dell’Anno (anche qua, bisognerà capire in base a quali criteri), il Grand Cru di Sant’Arcangelo di Romagna.

Mattia

Orobie Beer Festival – il mio report

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Category : Birra, Festival

L’Orobie Beer Festival 2010 è stato il primo dei due eventi estivi organizzati nel mese di luglio dalla sezione bergamasca di Mo.Bi., vale a dire la attivissima Compagnia del Luppolo.

Un evento molto atteso, sia per l’indubbia qualità dei birrifici già noti coinvolti che per la possibilità di poter conoscere le novità, sia in termini di birrifici che di nuove produzioni.

Ma andiamo per ordine. Sabato sono arrivato nel primissimo pomeriggio al The Dome, un locale che visto da fuori sembra un sogno di Fox Mulder dopo una abbondante peperonata, situato all’inizio della val Seriana in quel di Nembro (BG) e inaugurato poco meno di un anno fa da Michele Galati dell’Abbazia di Sherwood.

Giornata soleggiata e afosa, con gruppetti di appassionati che via via raggiungono il festival e fanno scorta di gettoni da degustazione. Il formato sembra un po’ replicare quello del Villaggio della Birra, con apertura limitata al sabato e alla domenica, ma che comincia già più o meno all’ora di pranzo (domenica) o subito dopo (sabato). La grossa differenza sta nell’offerta birraria, che in Toscana è dedicata soprattutto al Belgio, mentre qui è dedicata ai birrifici italiani, con la sola eccezione di un habitué degli eventi targati Michele Galati, vale a dire lo svizzero Jérôme Rebetez del BFM, che oltre a portare un paio di birre è presente nella giuria tecnica incaricata di decidere le produzioni migliori del festival. Come al Villaggio, l’apertura pomeridiana è amata soprattutto dagli appassionati, che nella tranquillità dell’assolato pomeriggio trovano l’habitat ideale per chiacchiere con i birrai o con amici e conoscenti che seguono con regolarità questi appuntamenti.

Decido di dedicare il sabato soprattutto alle scoperte e alle novità. Ma da cosa partire, con un’offerta così sterminata?  Da Extraomnes, vale a dire Luigi “Schigi” D’Amelio. Le birre presenti (in bottiglia) sono due, di chiara ispirazione belga, una blonde e una tripel. Assente la Saison, di cui pure qualcuno (ma non ricordo bene chi) mi aveva detto buone cose. Escludo, per temperatura e orario, la più corposa e mi dedico alla blonde. Una birra che mi ha colpito come poche tra quelle del festival, semplice, beverina e per niente banale, che già al primo sorso sembra un classico. Carine anche le etichette, semplici e di buon impatto visivo.

Di blonde in blonde, per il secondo assaggio faccio meno strada possibile, affidandomi allo stand confinante, vale a dire quello dei genovesi di Maltus Faber. La novità del festival è alla spina, e come il nome stesso suggerisce (Blonde Hop) è una versione della classica Blonde con dry hopping. Il risultato è notevolte, e risulterà una delle birre più apprezzate del festival.

Sempre nell’ottica di tenermi su birre leggere, raggiungo Maurizio Cancelli allo stand del birrificio Lodigiano. Maurizio è stato protagonista di diverse degustazioni e presentazioni alla Locanda del Monaco Felice a Suisio (BG), e in questi anni ci è capitato di assaggiare numerose produzioni nel suo peregrinare di birrificio in birrificio (BABB, Manerba, Lambrate, ora Lodigiano). La sua pils (anch’essa con dry hopping) non delude, anzi, e nel corso del pomeriggio avrò modo di chiacchierare con Maurizio di progetti per il futuro. Meno entusiasti i commenti dei conoscenti (non ho avuto modo di verificare) sulle altre due produzioni, in particolare la bitter pare non fosse troppo in forma.

E’ quindi il momento di raggiungere Valter Loverier, che sta dietro al banco e con passione e gentilezza spiega le sue birre. Che dire delle Loverbeer? Il mio primo assaggio di Madamin è stato circa una settimana prima del festival quando ho conosciuto Valter, e sono rimasto colpito, dopo le tante parole positive spese su di lui da amici e conoscenti che già avevano avuto modo di provare le sue produzioni. Nel weekend ho avuto modo di provare le altre due produzioni presenti e di riassaggiare la prima: la Beer-bera è vinosa e beverina, mentre la Papessa (l’unica delle tre servita alla spina) è una vera sorpresa, una imperial stout tutt’altro che scontata e moderatamente (per il genere) alcolica. Nella mia scala di gradimento, la Beer-Bera resta leggermente dietro alle altre due, ma sono tutte e tre produzioni entusiasmanti di un produttore originale che sta raccogliendo tutta la meritata attenzione.

Il resto del pomeriggio di sabato passa attraverso qualche scambio di battute con Paolo Polli (che promette scintille sulla guida Eurhop), la visione del partitone Germania-Argentina, un paio di assaggi di Zona Cesarini di Toccalmatto (purtroppo servita a temperatura eccessiva) e un giro da Enrico di Menaresta, per la nera Pan-negar (ottima come la ricordavo) e per bere una Verguenza ascoltando gli scambi di opinione tra Marco Valeriani (l’homebrewer che l’ha prodotta presso Menaresta) e Stefano Ricci.

Tra una birra e l’altra, ovviamente, c’è spazio anche per uno spuntino. Il numero di proposte è abbastanza limitato, la qualità buona, i prezzi onesti. Ottimi gli anelli di cipolla e il piattino di formaggio e salumi locali, buona anche la salamella, un po’ insapori invece i primi piatti.

La domenica invece scorre più tranquilla, quasi sonnacchiosa. Arriviamo appena in tempo per incrociare qualche amico presente fin dal pranzo, ma in generale c’è meno gente rispetto al giorno precedente. A differenza del giorno precedente, che ho dedicato soprattutto alle nuove produzioni, mi dedico a un giro di “ripassi” di produzioni note, magari non bevute ultimamente. Trovo la Wabi in forma strepitosa, e pur avendo buoni profumi e una discreta luppolatura in passato l’avevo trovata poco interessante. Saranno le 5 stelle appena ricevute da Slow Food, sarà la stagione propizia, ma non l’ho mai trovata così buona.

Tra una Groovin’ Hop (Toccalmatto) e un paio di produzioni toscane (BK di Olmaia e Contessa di Amiata, che in teoria sarebbe una IPA) trovo tempo e modo di fare il ripasso delle tre produzioni Bi.Du. presenti: SuperanAle, Black Mamba, Rodersch. La prima è una riscoperta e non la bevevo da almeno un anno e mezzo, per chi non la conoscesse è una specie di ArtigianAle con un’esagerazione di luppoli, la seconda la favolosa stout estiva di Beppe Vento, la terza invece ha reso popolare il genere kolsch tra i produttori artigianali italiani.

Ah, come accennavo sopra, c’era un concorso con giuria. I primi due posti sono andati a due produzioni gemelle di Maltus Faber (Blonde e BlondeHop, unica differenza nota il dry hopping sulla seconda), il terzo a un classicone di Menaresta (Bockstaele Dirk), quarta piazza sempre per Menaresta con la “birra ospite” Verguenza, quinto per la Madamin di Loverbeer. Una scelta (quella delle prime due) che mi lascia un po’ perplesso, perché se è vero che la birra è buona ed è giustamente piaciuta alla giuria, mi fa un po’ strano vedere due versioni della stessa produzione premiate insieme, e vedere al primo posto una delle poche birre in bottiglia di tutto il festival. Le altre posizioni non ci sono note, purtroppo, forse sarebbero servite a capire meglio la classifica finale.

Concludendo, il bilancio sulla prima edizione dell’Orobie Beer Festival è ampiamente positivo, e ci auguriamo che possa diventare un appuntamento fisso dell’estate birraria. Vi salutiamo con questa ultima foto…

(un ringraziamento a Moreno e Simona per le foto presenti sull’articolo e per gli scambi di idee e assaggi durante il festival)

Bir & Fud, Roma

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Category : Locali

Se vi stavate ancora chiedendo, dall’ultimo articolo sulla tappa romana, dove andare a mangiare una volta usciti con la fame dal Ma che siete venuti a fà, la risposta è facile: basta attraversare la piccola via Benedetta per trovarsi dentro al Bir & Fud (mappamappa dettagliata), che è una perfetta sintesi tra la buona cucina e le birre artigianali italiane.

Avendo letto in giro pareri abbastanza positivi, ne ho approfittato per andarci due volte e provare nella mia prima visita le birre, e nella seconda visita alcuni piatti del menù. Partendo dalla parte birraia, il Bir & Fud ha una quindicina di spine, di cui tre a pompa, e le produzioni servite sono esclusivamente italiane: si va dai classici e sempre in forma Orso Verde, Bi-Du, Toccalmatto, alle ottime conferme di Lariano e Birra del Borgo, alle novità come Montegioco e Turan.

Io son capitato là nell’ultimo giorno di Italian Beer Festival, alla degustazione guidata con i mastri birrai, grazie all’invito di Manuele Colonna. In compagnia del padrone di casa a fare la parte dell’organizzatore c’era ovviamente anche Paolo Polli (è proprio con la sua Associazione Degustatori Birra che vengono oraganizzate le varie tappe di IBF).

Alla fine, ho potuto degustare un sacco di cose buone: la nuova Miloud del Lariano (una ottima bitter beverina e delicata, che ricorda un pò la backdoor Bitter di Orso Verde, ma meno “aggressiva”) assieme alle colleghe Pils (ottima) e Weizen (molto fruttata con ampi sentori di banana); tra le birre gustate nella “tappa” di Montegioco, La Mummia (particolare ma decisamente buona) e Rune (rispetto alla collega mi ha lasciato qualcosa in meno). Son successivamente passato dal Birrificio Turan (proveniente dalla Tuscia) dove ho provato la Oops, loro famosa produzione al cardamomo e la buona Imperial Stout.

Gli assaggi (che a volte erano davvero abbondanti) continuano con due produzioni di Birra del Borgo: la Duchessa (al farro, a me risulta eccessivamente dolce) e una migliore Anniversario 2010. Passando al Birrificio del Ducato, ho riprovato, dopo Pianeta Birra a Rimini, la buona Bia Ipa, che si lascia bere bene anche se non la trovo una delle loro migliori birre. Per ultime ho assaggiato una Rodersch che adoro ma che non ho trovato particolarmente in forma (solo ora il Bi-Du è tornato a fare le cotte nel proprio impainto), la eccellente Pink Ipa di Almond 22 e per finire un pò di Saison Dupont con dry hopping da un Magnum aperto da un importatore francese… buona, buonissima ma con un pò troppo sentore di zolfo e con sapore non troppo persistente.

Il bancone del Bir & Fud di Roma

Il bancone del Bir & Fud di Roma

Il Bir & Fud, rispetto al suo fratello Makke, è deisamente più spazioso (ci son anche 6-7 tavolini all’aperto). Buona parte dei tavoli sono destinati o occupati da avventori mangerecci, più che da bevitori. Il servizio è ottimo e velocissimo, quindi anche se non avete organizzato e prenotato (opzione comunque stra-consigliata, soprattutto se siete in tanti), non disperate e  provate a chiedere di inserire il vostro nome nella lista d’attesa: nel frattempo, andate a farvi una birra al bancone o al Makke, e quando sarà pronto il vostro tavolo riceverete una chiamata sul telefonino.

Nella mia seconda visita, tutto accompagnato da un paio di Rodersch, ho potuto assaggiare la famosa pizza con lievito madre, per cui il Bir & Fud è famoso. La pizza è buona e gli ingredienti sono davvero ottimi e freschi, ma non è la cosa che mi ha colpito di più: fortunatamente grazie al suggeriemnto di un amico, prima della pizza abbiam provato due grandi specialità. Sì perchè le grandi prelibatezze al Bir & Fud arrivano con gli antipasti e con i dolci – di quelli niente traccia per manifesta sazietà. I due antipasti scelti sono state le fantasmagoriche ReAli, alette di pollo cotte nella ReAle e poi fritte, e un superbo tris di supplì misti (amatriciana, gricia e carbonara). I prezzi della parte mangereccia non sono proprio popolarissimi, ma nemmeno alti: programmate di spendere appena di più che da altre parti. Sul bere, invece, i prezzi sono assolutamente in linea con gli altri locali.

Insomma, un gran bel posto, ed eccezionale poter fare la spola tra il Bir & Fud e il Makke, per poter saziare ogni singola “voglia”, che sia essa birraia o cibaria. Assolutamente da visitare. Per conoscere le ultime novità, potete seguire il blog ufficiale all’indirizzo http://birefud.blogspot.com

mattia

p.s. per chi se la fosse persa, proprio al B&F è stata “girata” l’intervista con Manuele Colonna.

Questo weekend in birra: Zythos + IBF Milano e Arrogant Pub

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Category : Festival, Fiere

Quello che sta per cominciare è un weekend intenso, per un appassionato di birre. Lo Zythos Beer Festival è uno dei festival più importanti del Belgio, forse più per gli stranieri che lo visitano che per i belgi stessi. All’interno saranno presenti alcuni dei più interessanti produttori del Belgio, comitive dall’Italia (bus, aereo, macchine e quant’altro sono in partenza in queste e nelle prossime ore). 60 birrifici (segnalo in ordine sparso De Ranke, Glazen Toren, Girardin, De Dochter Van Korenaar, De Dolle, Rulles, Westmalle, Rochefort), 200 birre presenti, mezzo mondo birrario italiano presente (gestori di pub, distributori, appassionati), e questa è solo l’offerta “interna”. Sì, perché mentre l’interno del festival è rigorosamente riservato al Belgio, il pre-Zythos è un gustoso antipasto alla manifestazione che da qualche anno vede la partecipazione di alcuni dei più vivaci produttori emergenti del nord Europa. Per quest’anno, si parla di Brewdog (UK), Thornbridge (UK), De Molen (NL), Urthel (NL) e altre ancora. Se volete saperne di più, potete visitare il sito ufficiale o rinfrescarvi la memoria con il nostro report della passata edizione.

Per chi non avrà tempo o modo di andare in Belgio, invece, c’è l’ormai tradizionale appuntamento con l’Italia Beer Festival (ex Salone della Birra Artigianale e di Qualità) organizzato dall’Associazione Degustatori Birra di Paolo Polli. Confermato la location dell’anno scorso, vale a dire il Palalido di piazza Stuparich, comodamente raggiungibile sia con la metropolitana che con mezzi di superficie o in macchina  (uscita A4 di Viale Certosa).

L’elenco degli espositori vede alcune importanti realtà del nord Italia, qualche ospite straniero come la belga Les 3 Fourquets (nota in Italia per la Lupulus), l’irlandese Carlow (O’Hara’s) e la tedesca  Schäffler Bräu. Tra le curiosità, invece, venerdì sera verrà presentata la 30 del birrificio milanese Bauscia, birra “afrodisiaca” ideata dallo stesso Paolo Polli e dall’instancabile attore hard Franco Trentalance. Le anticipazioni e gli slogan ricordano un po’ quelli di un suo collega molto noto ai tempi in cui era stato assunto come testimonial da una nota azienda di patatine in sacchetto, ma la birra (provata al BQ un paio di mesi fa) è davvero interessante. Trattasi di una birra molto leggera e beverina (4%), dai forti aromi di rosmarino, lichees e agrumi. Una birra molto originale che mi ha ricordato (pur con aromi molto diversi) la Zagara dei sardi del Barley (di cui si parla qui).

Questi gli orari di apertura:

Ven 5/3 dalle 17.00 alle 02.00
Sab 6/3 dalle 12.00 alle 02.00
Dom 7/3 dalle 12.00 alle 24.00
Lun 8/3 dalle ore 11.00 alle ore 02.00 (solo operatori del settore)

All’Arrogant Pub di Scandiano (RE) (via Fattori 1, sopra il bowling) andrà in scena proprio questo sabato la festa per il primo compleanno del locale. Dalle 16 in poi, si festeggerà con una ventina di fusti a rotazione (tre le altre – alcune ancora da svelare – Tipopils, BrewDog Punk Ipa, Cantillon Rosè de Gambrinus, Fantome Gillmor, BrewDog Tokyo 18° eccetera eccetera) e gnocco fritto dalle 17:00. Alle 20:30, e solo su prenotazione, cena con stinco di chianina. Alle ore 1:30 spaghettata offerta dal locale.

Ci vediamo a Milano (alessio) o a Scandiano (mattia).