“Tavole della Birra d’Italia” – Anticipazioni

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Category : Varie

La guida de L’Espresso (e di Assobirra) alle Tavole della Birra d’Italia 2011 era annunciata da diversi mesi. SarA? sincero: fin dall’annuncio della sua pubblicazione, partivo prevenuto. Questo per diversi motivi: non sembrava redatta da appassionati di birra, nasceva come spin-off di una guida ai ristoranti (quindi un settore di ristorazione con funzione, orari e modalitA� di servizio ben diversi) e non sembravano ben chiari i criteri con cui sarebbero stati selezionati i locali.

A pochi giorni dalla presentazione, arriva qualche anticipazione, prima da Repubblica e poi dalla stampa locale (Gazzetta di Modena, nello specifico, da qui sono tratte le due tabelle), prontamente fornitami da Mattia (un grazie anche a Andrea Forti di Radio Antenna 1).

Questo breve articolo, insomma, mette insieme le prime informazioni e anticipazioni per tirare un po’ le somme.

Sulla qualitA� dei ristoranti, ci fidiamo di chi li ha recensiti, di qualcuno (Uliassi) avevamo giA� sentito parlare pur non passando le nostre serate a recensire cuochi e cucine piA? o meno celebri. Ho abitato vicino a Cavenago fino all’altro ieri e non sapevo dell’Hotel Devero. Peccato.

Come potrete vedere, nei locali considerati “top” c’A? tanta eccellenza, dallo Sherwood Music Pub di Nicorvo (PV) alla scena romana passando per l’Emilia che Mattia ha testimoniato in diverse occasioni: su 20 pub, una buona metA� A? giA� stata trattata (se non celebrata) sul nostro blog.

Qualche perplessitA�, perA?, non manca. Innanzitutto l‘Open Baladin di Roma come miglior pub nazionale, un locale su cui in piA? occasioni, parlando con amici e appassionati, abbiamo raccolto piA? critiche che complimenti. Certo A? un locale che per location e numero di spine colpisce.

Poi la Ratera, ottimo ristorante “di birra” (forse, probabilmente, l’unico vero ristorante in cui la birra gioca un ruolo di primissimo piano sul suolo italico) ma che certo non A? nA� un pub nA� una birreria: premiato tra i pub, non tra i ristoranti, per motivi non meglio identificati, al momento.

Il Woodstock, storico pub sui Navigli a Milano, A? sicuramente un locale storico. Non si capisce come o perchA� sia riuscito ad avere la meglio su di un qualsiasi Irish Pub sotto casa vostra, ovunque voi siate. Approfondiremo.

Se la cava un po’ meglio La Terra di Mezzo, un discreto pub che ho visitato in una trasferta modenese con Mattia e Gabriele. Mattia era stato molto critico (i motivi li trovate sotto), tanto che fu uno degli articoli piA? visitati e commentati della nostra breve storia di blog, personalmente durante la nostra visita avevo trovato cose buone, magari non sconvolgenti, ma sembrava degno di nota (del resto ne abbiamo parlato). Certo mai mi sognerei di inserirlo nei migliori 20 o 30 locali di birra in Italia, anche se le curiose descrizioni delle birre proposte mi avevano molto divertito.

Certo da conoscitore della scena birraria lombarda mi lascia molto perplesso l’assenza di qualche locale bergamasco o brianzolo, come mi lascia perplesso l’assenza, su Milano cittA�, del BQ di Paolo Polli o del Birrificio di Lambrate, il miglior brewpub d’Italia.

Insomma, per ora, piA? che sollevare un sopracciglio ed esprimere perplessitA� su chi c’A?, viene da chiedersi i motivi che abbiano portato all’esclusione dell’uno o dell’altro pub.

Alessio

Per quanto mi riguarda, son contento della presenza di qualche locale della mia zona, che A? sempre bistrattata e dimenticata: a Scandiano (RE) sta davvero nascendo un “polo” birraio importante, sicuramente non Roma, ma superiore (e di molto) a parecchie realtA� piA? importanti, quindi complimenti a Alle e Maso. Anche se A? un po’ che non ci vado, fa piacere che ci si ricordi del Goblin di Pavullo (MO), dove Umberto riesce a far nascere e crescere all’interno dei suoi clienti piA? della semplice passione per le birre.
Per quanto riguarda la Terra di Mezzo, la critica era fondamentalmente sul rapporto che il gestore aveva avuto con me e con altri clienti, ma la cosa s’A? notevolmente sistemata e il locale ne ha tratto un significativo miglioramento: frequento la Terra di Mezzo da omai 5 anni, e pur essendo affezionato, nemmeno io lo considero un pub da 3 stelle, vedendo poi i nomi di quelli attorno. Diciamo un 2 abbondante.
Come diceva Alessio, curiosa la mancanza di qualche locale (il Lambrate per Milano, il Mastro Titta per Roma). Avendo trovato la lista sulla Gazzetta di Modena, sono riportati anche i locali della cittA�, tra cui c’A? segnalata un’enoteca che lavora molto bene con i vini, ma che alla spina ha una normalissima ed anonima birra chiara (1664?) e in bottiglia solo Chouffe e 32 via dei Birrai (che, casualmente, A? associato ad AssoBirra – cioA? chi dovrebbe decidere dell’inclusione o meno sei locali): due stelle paiono davvero esagerate non per la qualitA� del servizio, ma proprio perchA? non c’A? praticamente nessun tipo di lavoro sulla birra artigianale.
Vincitore nella categoria Beershop dell’Anno (anche qua, bisognerA� capire in base a quali criteri), il Grand Cru di Sant’Arcangelo di Romagna.

Mattia

Open, Roma

Category : Locali

Come ultima tappa romana, dopo Ma che seiete venuti a fA�, Brasserie 4:20, Bir & Fud, Mastro Titta, in Aprile ho visitato anche l’Open, sito in via degli Specchi, in zona Campo de’ Fiori (mappa), facilmente raggiungibile da Piazzale Torre Argentina. Il locale A? al piano terra in una piccola stradina, e si divide in due ambienti: quello in cui si entra, piA? grande e che ospita la maggiorparte dei tavoli e delle spine, e quello piA? piccolino riservato alle produzioni estere.

Il locale, nella sala principale, offre una sessantina di posti a sedere, divisi piA? o meno equamente tra tavoli alti e divanetti. Praticamente inservibili, a meno che non siate dei giganti, gli sgabelli al bancone: vi trovereste comodi come seduta ma la vostra birra appoggiata sul bancone orbiterebbe almeno 10 cm piA? in alto di voi… la situazione mi ha lasciato piuttosto perplesso e non ho capito se era voluta o meno. L’arredamento, tutto il stile-Baladin A? accogliente, con colori caldi ma anche moderno (acciaio). Il menA? A? presentato su un’enorme lavagna-parete alla sinistra del bancone, dove vengono aggiornate tutte le spine presenti al momento.

Nonostante ciA?, A? disponibile anche un menA?, anche questo in stile-Baladin, con tutte le birre del giorno (A? stampato “fresco”, complimenti per questo), divise per stile . Dietro al bancone sono esposte le bottiglie disponibili all’acquisto, anche se alcune voci mi han detto che pian pianino andranno a calare rendendo l’offerta del “take-away” meno interessante.

Open, Roma

Open, Roma

Sulle spine il discorso A? semplice e tuttavia molto gustoso: come molti di voi sapranno, ci sono una quarantina di produzioni italiane a furiosa rotazione, tanto che anche qui come da altre parti, suggerisco di prendere subito le birre desiderate per non rischiare di doverle mancare. I birrifici presenti sono svariati, si va dal Bi-Du al Birra del Borgo, da Baladin a Citabiunda, da Ducato a Birrificio Italiano passando per Scarampola, Pausa CafA?, Orso Verde, Toccalmatto, Bruton, L’Olmaia, B94 e tanti tanti altri. I nomi sono eccellenti e davvero ogni serata “rischia” di essere stravolta dalla grande rotazione presente.

Nella sala “estera” invece si danno il cambio le produzioni di BrewDog (io ho preso una eccellente 5 am Saint), Het Anker, De Ranke eccetera. Birre anche qua eccellenti. I prezzi in linea di massima non sono proprio competitivi, e sono fissi sui 5a�� per la 0.33: c’A? da dire che sono bene o male allineati a quelli di tutti gli altri locali di Roma.

L’offerta sul cibo A? buona, io ho solo preso delle gustose patate tipo “crisp” chiamate “fatata” con condimento a piacere, ma anche qui i prezzi non sono davvero troppo popolari. Vedo l’Open come un locale dove fare un buon e lungo aperitivo, magari poi spostandosi per mangiare qualcosa di piA? appagante, ma A? solo la mia modesta opinione.

In conclusione, un eccellente locale che ha puntato tutto sulle artigianali italiane, e pur non essendo io un grande (e a volte nemmeno piccolo) amante nA? delle birre Baladin nA? della “politica” societaria, bisogna comunque apprezzare la vasta offerta dell’Open e la cortesia del personale: un salto, se si A? a Roma, A? giusto farlo, anche per poter esprimere la propria opinione a riguardo.

mattia