Marcos lascia Bad Attitude

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Category : Notizie in breve

Chi frequenta i blog birrari o ha controllato facebook probabilmente già lo sa: Lorenzo “Marcos” Bottoni non lavora più per la Bad Attitude, birrificio ticinese di fatto più presente sul mercato italiano che su quello svizzero.

Ho conosciuto Marcos durante una registrazione di BQ TV un annetto e mezzo fa. Fu una puntata scoppiettante e che non mancò di sollevare polemiche. Ora il rapporto tra il birrificio e Marcos sembra arrivato al capolinea, con un messaggio di addio che non lascia molti dubbi sulle cause che hanno portato alla fine dello stesso. Ci mancherà, il Marcos che abbiamo conosciuto in questi mesi. Idee rivoluzionarie, progetti come la Bomb e piccole gioie per noi blogger come la tasting room.

Un fulmine a ciel sereno, specie pensando che domenica a Milano lui era lì e parlava di birra e di progetti futuri, a partire dalla collaboration con Nøgne Ø che aveva accennato presentandoci l’omone norvegese che da qualche ora si aggirava per gli stand. Collaborazione che, se confermata, ora assumerà un significato del tutto nuovo.

Chissà che ne è di quella birra, chissà se ritroveremo a breve Marcos nel mondo birrario.

Intanto, un post che vuole essere un saluto e un arrivederci da parte di Pintaperfetta.

p.s. la foto è proprietà di Fermento Birra

Taco Mac Metropolis – Atlanta (GA), USA

Category : Locali, Viaggi

Atlanta. Città famosa non soltanto per l’importantissimo aeroporto e per essere sede della The Coca Cola Company, ma anche per il caldo e l’umidità opprimente che la caratterizzano nei mesi caldi (dove “mesi caldi” qui va inteso come “qualsiasi mese che non sia invernale”). Una camminata di mezz’ora in un pomeriggio di luglio potrebbe disidratare qualsiasi forma di vita basata sul carbonio. Mi sembra naturale che in queste condizioni mi venga sete.

Su ratebeer vengono segnalati molti locali interessanti ad Atlanta, ma la città è piuttosto grande, e come spesso succede in ogni parte del mondo, alcuni dei pub che più mi attiravano erano molto fuori mano. Tralasciando quindi i posti dove non sono potuto andare, e quelli che non si sono rivelati degni di essere menzionati, rimaniamo con l’esagerato Taco Mac Metropolis, nell’area universitaria/midtown (facilmente raggiungibile direttamente dall’aeroporto con la linea rossa della metropolitana).

Perché esagerato? Mi spiego subito. Agli americani piace fare le cose in grande; lo si vede anche dal numero di macchine non utilitarie che viaggiano per le strade. Questo posto è l’incarnazione dell’esagerazione. Ho contato almeno 38 schermi televisivi piatti, di varie dimensioni, posizionati in ogni angolo libero e non libero del locale (che è piuttosto grande). Credo che trasmettano qualsiasi evento sportivo immaginabile: con tutte quelle televisioni, non manca certo lo spazio. Ma quello che più conta è che hanno 140 (centoquaranta) linee di spina, e circa 200 bottiglie. Le 200 bottiglie sono comprensibili; le 140 spine, un po’ meno. La parete dietro al bancone è interamente occupata dalle spine, su più file parallele.

Mi aspettavo di trovare una bella lista di birre inutili; e in effetti, circa 20 birre su 140 sono le classiche Miller, Miller Lite, High Life, Coors, eccetera eccetera. Rimangono però le altre 120, che sono di tutto rispetto, e includono molte birre particolari o uniche. Ovviamente non si può prescindere dai classici USA: le varie IPA di Lagunitas e Stone, e pale ale a profusione. Tra quello che ho assaggiato, un’ottima selezione di Southern Tier (Unearthly, Oak Aged Unearthly,  il “liquore” Creme Brulée, Porter – che non è male ma non fa nemmeno parte della stessa categoria delle migliori porter USA, ad esempio la Founders), Great Divide (16th Anniversary Oak Aged IPA, ottima), Smuttynose (Old Brown Dog – un brown ale piuttosto luppolato, non male ma non così convincente), Terrapin (Hopsecutioner). Eccellente la selezione delle stout: Young’s Double Chocolate, Weyerbacher 15 (Weyerbacher è un microbirrificio della Pennsylvania dell’est – da tenere d’occhio, l’imperial stout “affumicato” che ho assaggiato era sicuramente ben fatto), Nogne O – quest’ultima è stata una mia debolezza, visto che l’ho pagata ben 9 dollari per una pinta, ma d’altra parte oltreoceano è così difficile da trovare! In più, alcune birre uniche o quasi: Harpoon 100 Barrel Series Single Hop ESB (una bitter luppolata – versione americanizzata dello stile inglese, ma beverina e ben fatta), alcuni fusti di Stone Arrogant Bastard con extra luppolatura a secco.

Come ci si può attendere, con una lista così lunga (e che cambia velocemente), si trova sempre qualcosa che soddisfi il palato e eviti al fegato di riposare. Ho apprezzato anche la scelta delle birre importate: a fianco di alcune belga classiche (selezione Moortgat/Duvel, Leffe) e birre del popolo (Peroni e Moretti!), si trovano Mikkeller, Nogne O, e credo di aver visto anche qualcosa di Het Anker. Poche le birre tedesche e le inglesi; una sola birra dall’oriente – la Lion Stout (che io e Mattia abbiam bevuto allo Small Bar di Chicago). Non ho guardato molto la lista delle bottiglie; ricordo che c’erano alcune trappiste, ma con così tante spine, non ho mai sentito il bisogno di una bottiglia.

Per riassumere, un posto sicuramente interessante: l’ambiente e lo stile sono quello che sono – americani al massimo -, però non avevo mai visto così tante spine in un posto solo. Concludo dicendo che i prezzi sono molto variabili (da 5 dollari a 9-10 dollari per una pinta), e che la qualità del cibo è media/mediocre: nulla per cui impazzire sul versante mangereccio; ma le birre dovrebbero tenervi occupati per un bel po’ (c’è anche un “programma fedeltà per bevitori frequenti”!).

Giacomo