Birre maturate in botte, una nuova frontiera?

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Category : Varie

Negli ultimi anni, c’è stato un proliferare sempre più spinto di birre maturate in botte di legno, tanto che perfino i monaci trappisti di De Koeninshoeven hanno lanciato il loro prodotto di punta, la famosa La Trappe Quadrupel in versione Oak Aged (ovvero maturata in botte). Tutto questo è solo una moda del momento o può davvero contribuire a donare alla birra una complessità che non è possibile ottenere diversamente?

Innanzitutto, è bene chiarire che in questo articolo si vogliono prendere in considerazione solamente le birre che effettuano la maturazione nel legno, quindi non quelle birre che presentano note di Brett e affini. Birre fatte e finite, quindi, che tramite un ulteriore passaggio nelle botti acquistano nuove sfumature olfattive e gustative. Molto spesso le botti utilizzate sono usate, ovvero in precedenza hanno ospitato distillati, vino o vino fortificato. In questo modo, oltre all’apporto del legno, il distillato/vino presente in precedenza contribuisce a arricchire il gusto della birra.

Ma quanto dovrebbero essere presenti le note di legno/distillato in queste birre?Personalmente le divido in due categorie: birre dominate dalla botte e birre arricchite dalla botte.

Nel primo caso, rientrano sicuramente i prodotti della linea Paradox di Brew Dog. La base comune è sempre la stessa, la loro Riptide, una Imperial Stout. Successivamente subiscono una lunga maturazione in botte in cui precedentemente era stato ospitato del whisky, tale da conferirgli fortissime note derivanti dal distillato precedente. In queste birre il carattere del prodotto base molto spesso è molto coperto dalla botte, tale da renderlo diversissimo dall’originale.

Alla seconda categoria appartengono birre come La Trappe Quadrupel Oak Aged o la Cuveè Delphine di De Struise. La maturazione avviene lo stesso in botte (nel caso de La Trappe addirittura in diversi tipi di botte diversi), ma conservano ben distinto il carattere base della birra d’origine. Si sente che hanno qualcosa in più: normalmente sono più cupe e complesse, sia come aromi che come gusto, ma il carattere della birra originale non viene stravolto o coperto.

Personalmente preferisco il secondo tipo, in modo che il carattere originale non venga radicalmente modificato. Così come nel vino, dove dopo anni di vini particolarmente segnati dal legno si sta tornando a una visione più “gentile” dell’apporto di quest’ultimo, ritengo che la botte debba aggiungere un tocco di complessità alla birra, non diventare il carattere dominante della birra. Ciò non toglie che la prima categoria abbia un gran numero di estimatori, soprattutto quando vengono utilizzati disillati nobili come i whisky di Islay. Il loro carattere fortemente torbato e marino è senza alcun dubbio estremamente affascinante e la maggior bevibilità di una birra rispetto a un whisky dà la possibilità agli amanti dei nobili distillati scozzesi di goderne in modo più disinvolto.

E in Italia?

I birrai nostrani si sono tuffati in questa nuova dimensione, con risultati piuttosto interessanti. Un produttore che sta facendo prodotti molto interessanti in questo stile è il Birrificio del Ducato. La loro Black Jack Verdi Imperial Stout è una “normale” Verdi passata in botti di bourbon. Già il prodotto di base è molto interessante, questa versione è dotata di grande complessità e di un notevole carattere, tanto da fargli vincere il premio Birra dell’Anno 2010 nella categoria delle birre passate in botte. Un altro prodotto interessante del birrificio di Roncole Verdi di Busseto è l’Ultima Luna, un barley wine maturato in botti da vino. Non ha la stessa finezza della Black Jack,ma è sicuramente un prodotto dotato di un suo carattere.

Uno dei primi esprimenti a riguardo è stato fatto da Revelation Cat (non un vero e proprio birrificio, dato che non hanno un impianto proprio), con la linea Woodwork. L’idea di base era quella di avere una Double Ipa prodotta nell’impianto di  De Proef, offerta sia in versione “normale” che passata in quattro essenze diverse. La considero un esperimento, in quanto già il prodotto di base era un prodotto molto estremo (un solo malto, un solo luppolo e 12 gradi alcolici). Più interessanti da bere in batteria per capire l’apporto di ogni singola botte alla birra che come birre a sè stanti, ma l’idea di poter confrontare la stessa birra in differenti versioni è sicuramente innovativa e intrigante.

Anche a Toccalmatto, sempre attenti alle nuove tendenze birraie, non sono stati con le mani in mano. Hanno realizzato una Russian Imperial Stout maturata in botti di Marsala e una Italian Strong Ale maturata in botti di grappa. Ho purtroppo avuto la possibilità di assaggiare solo la seconda, che ricordo ricca, potente, dotata di un finale dolce dato appunto dalla grappa. Molto particolare, da bere davanti a un caminetto ruggente, ma indubbiamente dotata di un gran fascino.

Questi sono solo alcuni esempi, in quanto altri grandi produttori, come Birra del Borgo, Amiata e Montegioco (giusto per nominarne alcuni) hanno realizzato le loro personali versioni.

In conclusione, ritengo che il mondo delle birre maturate in legno abbia delle notevoli possibilità e che possa essere uno dei nuovi territori da esplorare, senza dimenticarsi comunque delle birre normali e tenendo sempre a mente il fattore più importante di una birra, la bevibilità.

Max

Eventi di fine inverno

Category : Varie

Allora allora allora…stanno arrivando un sacco di serate, eventi e festival piccoli e grandi, e noi saremo presenti ovunque possibile.

Dello United Indipub Beer Festival vi ha già detto tutto Mattia pochi giorni fa, quindi direi di passare a una veloce carrellata di tutto il resto. Cominciamo dal più imminente, vale a dire la serata di presentazione del birrifico Endorama alla Locanda del Monaco Felice di Suisio (BG). Del neonato birrificio avevamo parlato in occasione del suo debutto in società. L’evento si svolge questa sera stessa (lunedì 17 gennaio 2011) e prevede la degustazione delle tre birre finora prodotte dal birrificio in abbinamento con altrettante pietanze. Si comincia con una zuppa olandese di piselli (Ertwensoep, già apprezzata negli ultimi eventi invernali della Locanda) abbinata alla Golconda (Kölsch), per proseguire con la Vermillion (APA) abbinata a un tagliere di salumi e formaggi artigianali e chiusura con un salame di cioccolato contenente Milkyman (milk stout) a cui è ovviamente abbinato. Il prezzo è popolare (20 euro), prenotazioni e informazioni sulla pagina facebook dell’evento.

Spostiamo il calendario avanti di una decina di giorni o poco più, ed è tempo di Birre della Merla. Il piccolo festival si svolge da diversi anni presso la Locanda del Grue di Sarrezzano (AL) alla fine (28 e 29) di gennaio in quelli che tradizionalmente sono i giorni più freddi dell’anno. Saranno presenti, oltre al birrificio Montegioco (che qui è di casa), anche Bi-Du e Orso Verde oltre a un banco spine curato dai ben noti volti del Makke Siete Venuti a Fa’, opportunamente denominato Makke Freddo Fa’?! Nel corso del weekend, musica (Hungry Hearts, tributo a Bruce Springsteen, la sera di venerdì 28), presentazioni, premiazioni e un laboratorio con Lorenzo Kuaska Dabove. Per approfondimenti, visitare la pagina facebook.

Kuaska che sarà protagonista di un breve tour lombardo a inizio febbraio. Si comincia giovedì 3 febbraio con il grande ritorno all’Abbazia di Sherwood di Caprino Bergamasco (BG), evento organizzato dalla Compagnia del Luppolo di Bergamo. Saranno protagoniste ben quattro birre di Struise (Ignis & Vlamma, Roste Jeanne, Pannepot 2009 e Black Damnation IV Coffee Club). Per il momento non si conoscono maggiori dettagli su prezzo ed eventuali abbinamenti.

Lunedì 7 febbario invece Kuaska sarà alla Pazzeria di Milano (piazza Bande Nere) con una serata-sfida tra triple, da una parte la Extraomnes (vedi alla voce Schigi) e dall’altra la pari categoria di Maltus Faber. Organizza l’Associazione Beerbantelli, prenotazioni presso il locale, costo della serata di 18,50 euro.

Chiudiamo ricordando le date di quelli che sono probabilmente i due più importanti festival dedicati alla birra in Italia, vale a dire Pianeta Birra 2011 (dal 19 al 22 febbraio presso la fiera di Rimini, questo il report di Mattia dedicato all’edizione 2010) e l’Italia Beer Festival di Milano (dal 4 al 6 marzo presso il Palasharp di Lampugnano) organizzato dalla ADB.

Sabato 17 e domenica 18 Luglio c’è MonteBirra 2010!

Category : Festival, Notizie in breve

Un breve articolo (tardivo) per segnalare un evento di cui eravamo a conoscenza e di cui, per nostra disattenzione, non avevamo ancora parlato. Io ero convinto che l’avesse fatto Mattia, lui probabilmente del contrario, e stavamo per trascurare un evento tra i più interessanti del mese di luglio 2010.

Come il nome stesso suggerisce, trattasi di festa organizzata in casa del birrificio Montegioco. Momento clou della due giorni (alle 17.00 di sabato 17 luglio) un laboratorio di degustazione con produzioni legate in particolare alle lavorazioni in botte (Montegioco, Loverbeer, Toccalmatto, Panil) e alle birre che prevedono l’uso di uve o mosti (Montegioco, Loverbeer, Henquet, Pasturana) condotto da Lorenzo “Kuaska” Dabove e Luca Giaccone, con tanto di ghiottonerie locali garantite Slow Food.

La festa parte sia sabato che domenica nel tardo pomeriggio e si conclude a notte fonda. Per la serata di sabato è prevista musica dal vivo, mentre domenica toccherà a un dj occuparsi dell’intrattenimento sonoro.

Che altro? Ma ovviamente l’onnipresente (di questo periodo) presentazione di Eurhop con editori e qualche autore.

Maggiori informazioni su Cronache di Birra.

Guida Alle Birre d’Italia 2011 – Slow Food

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Category : Birra, Varie

E’ uscita la Guida Alle Birre d’Italia 2011 di Slow Food, pubblicazione abbastanza attesa fosse anche solo per cancellare il triste ricordo dell’edizione precedente, un libro con ottime promesse (il primo a voler fotografare nei dettagli il crescente movimento birrario italiano) ma con numerose pecche. Doveva essere la nostra prima recensione, quella dell’edizione precedente, ma decidemmo di soprassedere, non sapendo bene da che parte affrontare quel curioso volumetto. Già la presenza di pagine pubblicitarie in un libro (specie in una guida) mi risulta strana, ma almeno era un po’ meno fuorviante dell’insertino di una nota multinazionale presente sulla Guida Alle Birre del Mondo del compianto Michael Jackson, edita anch’essa da Slow Food.

Tra le tante perle, ricordo la totale assenza del Mosto Dolce (storico brewpub di Prato con almeno un paio di produzioni di tutto rispetto) e la presenza di nomi improbabili come il brianzolo Novecento. Difetti prontamente corretti nella nuova edizione della guida, che si concede il lusso di giocare d’anticipo inserendo birrifici in via di apertura come Extraomnes (di Luigi “Schigi” D’Amelio, letteralmente atteso al varco da un bel po’ di gente con cui ha avuto vivaci confronti in rete) ed Endorama (dell’amico Simone Casiraghi).

La vecchia guida ci diceva che le birre alla spina non meritavano giudizio né, quindi, apprezzamento. Criterio un po’ surreale, anche perché ci sono stili birrari che in bottiglia perdono tanto, se non tutto. Inoltre, ci sembrava un modo un po’ pigro e snob di liquidare i brewpub e le loro produzioni: difetto non ancora superato. Il giudizio sulle bottiglie invece vedeva un profluvio di capolavori da quattro e cinque stelle, e anche i grandi nomi dell’industria (trattati a parte nel finale) non avevano grosse difficoltà a raggiungere le due-tre stelle.

Questo, in passato. Guardiamo avanti, guardiamo al futuro, affidandoci alle stelle, appunto. Sembra esserci stata una discreta revisione in basso, con un generale abbassamento del voto che ha colpito quasi tutti.

Sul web, si è partiti dall’anteprima dell’ottimo Andrea Turco (che ha curato la parte dedicata alla birra in rete, e che ci ha segnalato: grazie) che anticipa la lista delle birre-capolavoro, quelle birre talmente buone da meritare il massimo punteggio possibile. Lista che ha destato polemiche fin dai primi commenti, con diversi lettori che contestavano l’una o l’altra birra, o facevano ironia sulle (legittime) perplessità di Paolo Polli. Ve la copiamo pari pari, per chi non avesse ancora avuto occasione di poterla apprezzare:

Chocarrubica – Grado Plato
Draco – Montegioco
Elixir – Baladin
Erika – Baladin
Filo Forte Oro – Birra Pasturana
Frakè – San Paolo
Ipè – San Paolo
Isaac – Baladin
Mama Kriek – Baladin
Martina – Pausa Cafè
Mummia – Montegioco
Nora – Baladin
Panada – Troll
Quarta Runa – Montegioco
Sticher – Grado Plato
Strada San Felice – Grado Plato
Tibir – Montegioco
Tosta – Pausa Cafè
Tosta Cuvée Acida – Pausa Cafè
Xyauyù – Baladin
Amber Shock – Birrificio Italiano
ArtigianAle – BI-DU
Ghisa – Lambrate
Nubia – Orso Verde
Porpora – Lambrate
Rodersch – BI-DU
Scires – Birrificio Italiano
Tipopils – Birrificio Italiano
Wabi – Orso Verde
Admiral – 32 Via dei Birrai
Extra Brune – Maltus Faber
Triple – Maltus Faber
BIA Golden Ale – Ducato
Divinatale – Torrechiara
Panil Enhanced Final – Torrechiara
Re Hop – Toccalmatto
Skizoid – Toccalmatto
Via Emilia – Ducato
Winterlude – Ducato
Contessa – Amiata
La 9 – L’Olmaia
Duchessa – Birra del Borgo
Enkyr – Birra del Borgo
Genziana – Birra del Borgo
Re Ale – Birra del Borgo
Reale Extra – Birra del Borgo
Re Porter – Birra del Borgo
Bianca Piperita – Opperbacco
Blanche du Valerie – Almond ‘22
10 e Lode – Opperbacco
Maxima – Almond ‘22
Noscia – Maltovivo
BB10 – Barley
BB Evò – Barley
Toccadibò – Barley

Questi dunque i capolavori dell’arte birraria italiana, curiosamente concentrati in pochissime regioni di produzione, tanto che uno potrebbe pensare che l’autore si sia lasciato un po’ trasportare dall’entusiasmo, o, come temiamo, dalle simpatie.

Altrove, invece, il neo-mastro birraio Schigi (vedi sopra) in veste di maestrina dalla penna rossa offre le sue cinque stelle e tira la riga su alcune produzioni e ne aggiunge altre, riuscendo nell’impresa quasi impossibile di aumentare le Baladin in lista, che assieme a Birra del Borgo occupano mezza lista delle eccellenze. Intendiamoci: a me, le birre del Borgo piacciono, specie alla spina. Della Genziana, provata in bottiglia un paio di volte, mi ha colpito la totale assenza dell’aromatizzazione promessa. Ma ammetto che un paio di assaggi non sono sufficienti a giudicare la complessità di una birra, e magari mi è capitata la bottiglia sfortunata. Lo stesso riesame me lo riservo per la collaborazione di lusso (con Sam Calagione della Dogfish Head) My Antonia, che almeno ha il pregio di spaccare gli appassionati tra chi la adora e chi no.

Da parte nostra, quello che notiamo è un grosso livellamento: una volta deciso che un birrificio fa roba buona, si sprecano le quattro stelle, con punte di cinque per le eccellenze e con un bel tre per le birre che a chi ha curato la guida non sono piaciute. Raramente (mai?) un birrificio “cinque stelle” si prende le due stelle per una produzione sballata, piuttosto si fa finta di nulla e si mette solo la schedina in breve senza valutazione, forse per non sporcare la scheda di qualche produttore più o meno intoccabile. A sentire i curatori, ogni birra valutata è stata assaggiata almeno tre volte. Io ho forti dubbi, specie per qualche “produzione speciale” che si è rivelata di difficile reperibilità pure nelle zone di produzione (un nome su tutti, per chi come me abita in Lombardia, può essere quello della Birra Madre di Menaresta, un frullato di lieviti impazziti di difficile valutazione: tre stelle).

A proposito di birre tre stelle: la mia più grande perplessità è proprio sulla presenza di moltissime birre liquidate con una breve scheda che riprende quasi calligraficamente la scheda del produttore e vengono liquidate con un giudizio medio senza troppi approfondimenti. Alcuni birrifici hanno una fila di stelle praticamente uguali per ogni birra prodotta, con una variabilità quasi assente. La sensazione è che le birre non siano state provate con la dovuta attenzione, perché la maggior parte dei birrifici ha un paio di prodotti di punta e un prodotto o due ai limiti della potabilità. Qui invece tutto è livellato sulla norma, come se al birrificio fosse stato assegnato un determinato punteggio e in base ad esso poi si fanno gli aggiustamenti del caso. Non si sa quindi se sarebbe utile pensare a un nuovo sistema di valutazione o se cancellare il sistema di stelle in tutto e per tutto.

Inoltre, quando leggo una guida birraria mi piace una certa personalità nelle scelte e anche nelle schede. Certo, c’è il rischio di sbagliare, di dire qualche fesseria, ma almeno si giustifica in qualche modo il proprio lavoro, o almeno si fa vedere che c’è un lavoro dietro. Fare il verso alla scheda del produttore, per quanto dettagliata possa essere, mi fa chiedere cosa una guida del genere aggiunga rispetto alla semplice lettura delle etichette, comodamente possibile sia nel proprio pub-beer shop di fiducia che, ancora più facilmente, sulle pagine web dei produttori stessi.

15 (quindici) euro sono tanti, per un libro con le inserzioni pubblicitarie. Inserzioni di prestigio, da un noto distributore di birra alla maggiore banca italiana, passando per il marchio più noto di caffè del Belpaese e il consorzio di una nota specialità casearia. Gente con i soldi, insomma, mica parliamo di una paginetta di qualche oscura associazione locale di appassionati.

Le cose più carine sono la breve scheda introduttiva al birrificio e la tabellina che in pochi simboli riassume le birre. Velo pietoso sulla chiocciolona Slow Food.

Giudizio finale? Compratelo se vi serve una sorta di elenco del telefono della birra italiana, con due linee guida su quello che va assolutamente evitato (birre da 1-2 stelle) e quello che andrebbe provato almeno una volta (birre dalle 3 stelle in su). A proposito, tra le birre da due stelle ci sono la Grigna, pils del Lariano, e la Dreher, che “colpisce per facilità di beva” (sic). Prosit?

Abbazia di Sherwood – Caprino Bergamasco (BG)

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Category : Birra, Locali

L’Abbazia di Sherwood di Caprino Bergamasco (poco oltre Pontida per chi arriva da Bergamo, pochi chilometri oltre il ponte di Brivio per chi arriva dalla Brianza) è una delle birrerie di qualità storiche della Lombardia.

Sono infatti ormai diversi anni che Michele Galati e la sua famiglia gestiscono questo pub-pizzeria che ha sempre potuto vantare una selezione di birre in bottiglia tra le più numerose e interessanti d’Italia, facendolo diventare un ritrovo abituale di appassionati e non. L’ambiente è accogliente e tranquillo, il personale sempre indaffarato tra una pizza (indubbiamente buona) e un consiglio competente e appassionato.

La selezione di birre alla spina prevede una pils di tutto rispetto e due birre che hanno fatto la storia (commerciale e non) del loro genere: Guinness (stout) e Hoegaarden (bianca belga), più un paio di altre belghe interessanti. Ad esse si aggiungono con una certa regolarità e buona rotazione birre artigianali italiane (Montegioco su tutte, ma anche Maltus Faber) e vere e proprie chicche come come Brewdog (nel corso degli ultimi mesi sono passate quasi tutte dalle spine dell’Abbazia), Mikkeller, Sierra Nevada, Anchor e tante altre ancora. Purtroppo è capitato di tanto in tanto che  i fusti delle linee di spina più particolare  non siano in condizioni ottimali, anche se problemi veri li abbiamo riscontrati raramente. Sul sito dell’Abbazia di Sherwood potete verificare quotidianamente la lista delle spine “in tempo reale”.

Tra le bottiglie domina il Belgio, vuoi per ragioni storiche vuoi per lo storico successo delle birre “artigianali” belghe in Italia, successo che ha ispirato tanti mastri birrai italiani e che ha contribuito a diffondere cultura birraria e abitudine a stili di birra diversi dalle classiche lager e pils industriali di casa nostra. All’Abbazia, oltre alle classiche trappiste e di abbazia, si trova una prestigiosa selezione di birre a fermentazione spontanea con nomi quali Cantillon o Girardin, o anche l’assortimento quasi completo della De Dolle (compresa la prestigiosa Oerbier Reserva) e numerosissime rarità sapientemente custodite nella cantina di Michele Galati. Una liste di bottiglie che è sempre stata in lenta ma costante espansione, e che ha saputo allargarsi ai paesi emergenti della scena birraria artigianale: bretoni, canadesi, scandinave (Mikkeller, Nøgne Ø), olandesi (De Molen), e soprattutto americane (Flying Dog, Left Hand, Great Divide, Sierra Nevada), in uno sguazzare di imperial stout, india pale ale e barley wine adatti a ogni palato e occasione.

Oltre a tutto questo, un impegno costante sul fronte dell’approfondimento della conoscenza della birra, dalle degustazioni (Kuaska e Schigi sono di casa, ormai) ai corsi spesso in collaborazione con l’associazione  Compagnia del Luppolo, meritorio e attivo gruppo di appassionati con base nella bergamasca.

L’Abbazia di Sherwood si trova in via Cava di Sopra, 20 a Caprino Bergamasco (BG, ovviamente). Anche se l’indirizzo lascia presagire chissà quali complicate ricerche, si trova in realtà proprio sulla statale 342 Briantea che collega Como a Bergamo, ed è abbastanza facile da trovare. Il parcheggio di fronte al locale può essere un po’ pieno, specie nelle sere del weekend, ma la ricerca di un posto dietro l’angolo (si trova tra la statale e una zona residenziale) non è troppo complicata. Nel weekend può capitare di aspettare che si liberi un tavolo per sedersi, ma di solito non passa troppo tempo.

Alessio

Un’altra opinione:

Sono stato all’Abbazia solo una volta, nel periodo natalizio; devo ammettere che le spine, sebbene di buon livello, non mi hanno colpito, e non c’era nulla che mi abbia fatto gridare “al miracolo”. Ma la selezione di bottiglie, quella si era impressionante: sia per le belga più ricercate, che – soprattutto – per la buona scelta di americane. Trovo infatti che trascurare le produzioni USA sia un grosso difetto della maggior parte dei pub italiani (e in generale dell’Europa continentale), perché c’è roba buonissima, che si conserva senza troppi problemi, e con un prezzo all’origine molto, molto basso. All’Abbazia ho visto decisamente delle buone cose – non al prezzo a cui le trovo oltreoceano, ma questo è comprensibile. Bene anche per le birre scandinave. Guardare quei frigoriferi era veramente un piacere, e chissà quante me ne sono perse in cantina.

Giacomo

Ancora eventi: febbraio/marzo!

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Category : Fiere, Rassegne

Per chi fosse distratto e non consultasse il calendario qui a fianco 🙂

Riepiloghiamo qui gli eventi di febbraio che ancora non avevamo segnalato e i nuovi appuntamenti per marzo.

Public House 27 – Firenze (febbraio/marzo/aprile)
Serie di incontri domenicali con i birrai di L’Olmaia, Mostodolce, Brùton, Birrificio del Ducato e Birra del Borgo. Il tutto organizzato da Public House 27, FermentoBirra e Studio Umami.

Il calendario in breve prevede:
– 7 febbraio: L’Olmaia
– 21 febbraio: Mostodolce
– 7 marzo: Brùton
– 21 marzo: Birrificio del Ducato
– 4 aprile: Birra del Borgo

Inoltre le birre di ciascun birrificio saranno disponibili presso il locale per circa due settimane dalla data dell’incontro.

RistorExpo/Birre e dintorni – LarioFiere/Erba (CO) (14-17 febbraio)

Ristorexpo, salone dedicato alle attrezzature, prodotti e servizi per la ristorazione professionale, vedrà quest’anno uno spazio dedicato al mondo della birra artigianale italiana, o piuttosto regionale.
La manifestazione prevede degustazioni guidate gratuite e la partecipazione diretta dei birrifici Bi-Du, Birrificio Italiano, Doppio Malto, Lariano, Menaresta e Orso Verde.

Segnaliamo, inoltre, che alla manifestazione sarà presente anche uno stand della Locanda del Monaco Felice (pad.A), che porterà in degustazione 20 spine di birra artigianale (di cui 5 a pompa) di birrifici italiani ed esteri tra cui Kerkom, Spezial, Jever, Radeberger, Ducato, Theresianer, Brew Dog e Ridgeway.

L’ingresso è gratuito per gli operatori del settore muniti di invito, mentre il prezzo di ingresso al pubblico “non professionale” è di 7€.

Italia Beer Festival – Milano (5-7 marzo)

Rinnovato l’appuntamento con l’Italia Beer Festival a Milano. Per questa quinta edizione, Associazione Degustatori Birra prevede la partecipazione di ben 31 birrifici, alcuni eventi tra lunedì e giovedì prima della manifestazione presso alcuni locali della città, musica dal vivo e stand gastronomici.
I prezzi dell’ingresso alla fiera:
8 Euro comprensivo di bicchiere e porta bicchiere;
Prezzo ridotto (6 euro) per chi entra il venerdi’ prima delle 19, il sabato prima delle 17 e la domenica prima delle 15;
Ingresso e consumazioni gratuite il lunedi’ per i soli operatori previa presentazione visura camerale.

L’appuntamento è al Palalido (piazza Carlo Stuparich), noi di Pintaperfetta non mancheremo sicuramente!

Un tram che si chiama desiderio…di birra! – Milano (20 marzo)

Occasione insolita per degustare birra artigianale facendovi scorrazzare in giro per le strade di Milano in tram, in compagnia di ottimi mastri birrai.

L’evento è organizzato da Bomb’s Guide e prevede la partecipazione dei birrifici Bi-Du, Orso Verde, Lambrate, Olmaia e Montegioco, ciascuno con il proprio birraio.

Prenotazione ovviamente obbligatoria.

Costo 32€, che comprendono passaggio tram, birra a volontà e buffet.

Birre della Merla – Montegioco(Al)

Category : Eventi, Fiere

Presso la Locanda del Grue (o meglio all’esterno della locanda, al freddo e al gelo), si terrà l’insolita festa della birra sessione invernale, nei giorni più freddi dell’anno (quelli appunto della Merla, per chi non lo sapesse).

Questa la selezionata lista dei birrifici presenti: Montegioco(Dracoe Demon Hunter); Bi-Du(XTrem, Confine e ArtigianALE); Orso Verde(Wabi e Rebelde); Toccalmatto(Russian Imperial Stout e altre a sorpresa); Almond ’22 (Nuova fredric, Maxima e Torbata); La Buttiga(Polka e Sophia); Troll(Stella di Natale e Porter Mejo); Pasturana(Filo doppio e Filo forte e…); Revelation Cat e Torrechiara (Panil).

Ovviamente al tutto si aggiungerà menù adeguato al clima (polenta, salamelle, etc.)

Per informazioni più dettagliate, consigliamo di guardare anche la loro pagina su Facebook.

Contatto e-mail: birredellamerla@gmail.com

TNT Pub – Buonconvento (SI)

Category : Locali

Il TNT Pub si trova a Bibbiano, frazione di Buonconvento, in provincia di Siena. Da Siena ci si arriva abbastanza in fretta in macchina, e una volta arrivati a Bibbiano il pub è la prima cosa che si trova.

Un locale importante, per impostazione e per storia. Nasce quasi 15 anni fa, e già nel 2000 decide di puntare sulla birra belga, e lo fa in grande stile: si tratta infatti di un locale gestito direttamente da un importatore di birra (molto noto per la vendita online, tra l’altro) e quindi può offrire ai suoi clienti una scelta di bottiglie tra le migliori d’Italia.

Il nome è un tributo all’immaginario dei personaggi di Max Bunker, uno dei più grandi fenomeni del fumetto italiano, che – credo per motivi generazionali – conosco davvero poco o nulla.

Il locale è composto di tre sale: l’ingresso, in cui si trova il bancone e alcuni dei frigo con le bottiglie, una piccola sala con tavoli in legno e classica atmosfera “pub”, e una sala più grande con tavoli e ambiente molto più da pizzeria: perché il pub è anche pizzeria e ristorante, e si mangia più che bene a prezzi onesti.

Le bottiglie qui la fanno da padrone: un’ottima lista presenta schede per ogni birrificio con foto, etichette, schede dettagliate dedicate a ogni prodotto. C’è spazio per i tanti nomi noti e per gli emergenti, con ottima scelta e qualche esclusione eccellente (St. Feuillien), e diverse bottiglie di pregio (De Dolle Lichtervelds Blond, De Dolle Oerbier riserva sono solo le prime che ci vengono in mente).

I prezzi al tavolo, forti anche dell’approvvigionamento diretto, sono assolutamente competitivi (3,50 le 33 cl., 8,00 le 75 cl.), e la passione sincera. Ne è testimonianza il Villaggio della Birra, vero e proprio evento annuale che si svolge in un weekend di settembre da diversi anni (il prossimo appuntamento è fissato per il 5 e 6 settembre 2009): l’edizione 2008 ha visto la partecipazione di birrifici artigianali italiani (Lambrate, Montegioco, Olmaia, Petrognola), belgi (il già citato Boelens, Achilles, Cazeau) e approfondimenti dedicati alle trappiste e alle lambic, il tutto con la partecipazione di Lorenzo “Kuaska” Dabove e di Joris Pattyn.