Great British Beer Festival – il nostro report

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Category : Festival, Fiere

Vorrei incominciare l’articolo parlando delle enormi pressioni che i membri piA? in vista della redazione hanno esercitato su di me per convincermi a scrivere. Anzi, io ero giA� convinto di buttar giA? due righe, ma ho i miei tempi, e penso che il pezzo sul GBBF 2010 sarebbe arrivato a fine luglio 2011, dimodochA� i lettori del sito avrebbero potuto tranquillamente convincersi di partecipare all’edizione in programma pochi giorni dopo. Non capisco la follia di scrivere dopo solo un mese, ma mi adatto

Aeroporto di Bergamo Orio Al Serio, volo per Stansted (Londra) del mattino di un caldo martedA� di agosto. Pronti con armi, bagagli e una sete improponibile per salpare verso il Great Beer British Festival 2010.

Cos’A?: il festival della birra piA? interessante del Regno Unito, organizzato dal CAMRA (Campaign for Real Ale), un’associazione volontaria con oltre 100 mila membri iscritti.

Dov’A?: nel centro fieristico di Earl’s Court, Londra. Un gigantesco padiglione pieno di stand interessantissimi, raggiungibile con la metro verde (la stessa che poi vi porta a Parsons Green, al White Horse di cui abbiamo parlato qui).

Quando A?: solitamente la prima settimana del mese di agosto. Quest’anno A? iniziato martedA� 3 per concludersi sabato 7.

Com’A?: enorme.

L’ENTRATA

Evito il perchA� e il chi, che sarebbero le altre due domande che un giornalista dovrebbe soddisfare in un articolo perchA� ne ho giA� dato risposta nei punti precedenti. In ogni caso, il polo fieristico di Earl’s Court A? veramente gigantesco e a un passo dalla fermata della “Underground”. E’ possibile scegliere il giorno in cui entrare a visitare la fiera (prezzo singolo di otto sterline) oppure fare il pass per tutte e cinque le giornate a prezzo decisamente piA? modico (23 sterline). Ovviamente, se l’intenzione A? quella di andare lA� per fare un giretto A? conveniente il single pass, in generale io consiglierei sempre il seasonal anche perchA� una volta entrati non vorrete piA? uscire.

LA SCELTA DEL BICCHIERE

Entrando si trova subito il balcone dei “bicchieri”. Cauzione di tre sterline, tripla misura: c’A? la pinta normale, la mezza e il terzo. Consiglio di uno stupido: prendete la mezza pinta. E’ vero, il bicchiere enorme fa “figo”, perA? non A? sempre facile farsi capire dagli addetti alla consegna delle birre e vista la varietA� – e la quantitA� – di spine presenti A? meglio non bere una pinta a birra, altrimenti non avrete modo di provare tutto il resto. A�Ovvio che una IPA sia piA? beverina e magari ne vorrete di piA? del semplice assaggino, per questo la mezza A? una buona scelta fra la dose da fiera e la bevuta da pub. Poi fate come vi pare, quando vi serviranno una pinta di Tsarina Esra e voi dovrete berla, bruciandovi tutte le papille gustative, allora mi darete ragione. E succederA�, ve lo assicuro (colpa di Alex alla botte, e considerando che parlavamo in italiano…).

LE BIRRE

Destra o sinistra, destra o sinistra? E’ la prima cosa che penserete dopo avere ritirato la vostra arma di battaglia, il Sacro Graal che vi accompagnerA� fino a fine giornata. Procedendo verso destra vi ritroverete immersi nelle Real Ale, con i vari padiglioni con un’infinitA� di spine: qualcuno ha il proprio stand dove degustare le birre (Fuller’s, Greene King, Thornbridge etc). E’ difficile provare tutto quanto, quindi il mio consiglio A? semplice: farsi un minimo di prospetto per capire quali sono le birre davvero imperdibili, perchA� A? davvero difficile conoscere ogni singolo produttore: certo, qualche volta bisogna anche provare per capire qual A? il livello.

In generale, A? difficile competere, per le Real Ale, con quello che si trova sul lato mancino dello stand dei bicchieri: ovvero le birre dal mondo, tra ceche e olandesi, dalle americane (sempre strepitose) alle italiane – pochine, a dire la veritA�, e quasi nulle alla spina -, finendo con le solite birre belghe. Impossibile, anche lA�, provare tutto: le birre sono a “rotazione”, quindi non tutti i fusti alla spina sono aperti il primo giorno. Ho provato a non uccidermi lasciando la Older Viscosity della Port Brewing per il secondo giorno.

Indovinate un po’? Non c’era piA?…A�Nell’angolo dedicato alle birre dal mondo non ci sono solamente spine, ma anche una dose nutrita di bottiglie. Ovviamente sono presenti delle chicche interessantissime, perA? – a meno di non riuscire a dividere con gli amici – tendenzialmente ho privilegiato la spina. CosA� come per le Real Ale, visto che anche per loro c’A? lo spazio apposito per le bottiglie. Davanti allo stand delle birre mondiali si trova una selezione di vari “Cider”. Non ho avuto il cuore di provarne nemmeno uno, ma per gli amanti del genere puA? essere un motivo in piA? per visitare la fiera.

I PREZZI

Concorrenziali, davvero. Soprattutto sulle bottiglie, che variano dalle 2-3 sterline per le 33cl, alle 6-9 sterline per le 75cl. Ovviamente ci sono cose che in Italia non arrivano, o che se arrivano costano cifrone. Con la sterlina cosA� bassa, poi, A? davvero una pacchia. Come dicevo precedentemente, per le spine si puA? scegliere la “dose” di liquido: terzo di pinta, metA� pinta o pinta intera. I prezzi sono calcolati scientificamente, la mezza costa esattamente metA� rispetto all’intera, quindi non si ha nemmeno lo scrupolo di scegliere una dose piA? larga per risparmiare qualche soldo. I prezzi vanno – parlo del terzo di bicchiere – dagli 80 pences di alcune real ale, alle oltre due sterline per alcune chicche (stile la Tsarina Esra sopracitata), comunque cifre facilmente accessibili per chiunque. Ovviamente ho speso una cifra clamorosa, perchA� con tutto il ben di Dio che c’era era un peccato lasciare indietro qualcosa.

I VINCITORI

Champion Beer of Britain – Castle Rock, Harvest Pale (3.8% ABV, Nottingham, Notts)
Second – Timothy Taylor, Landlord (4.3% ABV, Keighley, West Yorkshire)
Third – Surrey Hills, Hammer Mild (3.8% ABV, Guildford, Surrey)
MILD
ORO – Surrey Hills, Hammer Mild (3.8% ABV, Guildford, Surrey)
ARGENTO- Greene King, XX Mild (3% ABV, Bury St Edmunds, Suffolk)
BRONZO PARIMERITO – Golcar, Dark Mild (3.4% ABV, Huddersfield, West Yorkshire)
BRONZO PARIMERITO – Nottingham, Rock Ale Mild (3.8% ABV, Nottingham, Notts)

BITTER
ORO -RCH, PG Steam (3.9% ABV, Weston-Super-Mare, Somerset)
ARGENTO – Moor, Revival (3.8% ABV, Pitney, Somerset)
BRONZO PARIMERITO -A�Orkney, Raven (3.8% ABV, Stromness, Orkney)
BRONZO PARIMERITO -A�Purple Moose, Snowdonia Ale (3.6% ABV, Portmadog, Gwynedd)

BEST BITTER
ORO – Timothy Taylor, Landlord (4.3% ABV, Keighley, West Yorkshire)
ARGENTO – St Austell, Tribute (4.2% ABV, St Austell, Cornwall)
BRONZO PARIMERITO -A�Evan Evans, Cwrw (4.2% ABV, Llandeilo, Carmarthenshire)
BRONZO PARIMERITO -A�Great Oakley, Gobble (4.5% ABV, Great Oakley, Northamptonshire)

GOLDEN ALE
ORO – Castle Rock, Harvest Pale (3.8% ABV, Nottingham, Notts)
ARGENTO – Marble, Manchester Bitter (4.2%, Manchester, Gtr Manchester)
BRONZO – St Austell, Proper Job (4.5% ABV, St Austell, Cornwall)

STRONG BITTER

ORO – Thornbridge, Jaipur IPA (5.9% ABV, Bakewell, Derbyshire)
ARGENTO – Fuller’s, Gales HSB (4.8% ABV, Chiswick, Gtr London)
BRONZO – Beckstones, Rev Rob (4.6% ABV, Millom, Cumbria)

BIRRE SPECIALI
ORO – Amber, Chocolate Orange Stout (4% ABV, Ripley, Derbyshire)
ARGENTO – O’Hanlon’s, Port Stout (4.8% ABV, Whimple, Devon)
BRONZO – Breconshire, Ysbrid y Ddraig (6.5% ABV, Brecon, Powys)

BIRRE IN BOTTIGLIA
ORO – St Austell, Admiral’s Ale (5% ABV, St Austell, Cornwall)
ARGENTO – Pitfield, 1850 London Porter (5% ABV, Epping, Essex)
BRONZO – Great Oakley, Delapre Dark (4.6% ABV, Great Oakley, Northamptonshire)

Goteborg vista da vicino: parte 1, l’homebrewing festival

Category : Festival, Viaggi

GA�teborg A? la seconda cittA� della Svezia e una delle piA? importanti cittA� scandinave. Una ottima introduzione, a opera dell’amico Andrea C., era comparsa su Pintaperfetta giA� diversi mesi fa.

Lo scorso weekend ho potuto approfondire la scena birraria cittadina, e non sarebbe potuta andare meglio. All’ottimo panorama dei locali cittadini – che tratterA? in articoli separati – si A? infatti aggiunto l’annuale festival di homebrewing svedese, una vera e propria esperienza nell’esperienza.

Ed A? proprio al festival che voglio dedicare il primo articolo del mio report svedese. Del festival stesso abbiamo avuto notizia da uno dei soci del Rover giovedA� sera, mentre venerdA� sera A? stato un cliente del Rover a “notarci” e a invitarci a fare un salto. Si trattava di un appassionato homebrewer, che si presentava al festival con una sua Mild Ale (non eccezionale, a dire la veritA�).

Il festival si A? tenuto in una palestra in legno ai margini di GA�teborg, in una zona molto tranquilla anche per una cittA� tranquilla, comodamente raggiungibile con i mezzi pubblici (circa 10 minuti di tram dal centro cittadino). Scesi dal tram, improvvisiamo la ricerca del festival, la cui presenza era piA? intuita che segnalata da cartelli o indicazioni.

All’arrivo, la prima “traumatica” sorpresa: l’ingresso al festival costa la bellezza di 25 euro. Ci dicono anche che perA? una volta dentro si assaggia senza pagare, e il sorriso torna all’istante sui nostri assetati volti.

Entriamo, ci danno un braccialetto colorato per entrare e uscire dalla palestra (bagni e risciacquo bicchieri sono situati appena fuori), uno stampato con il programma (premiazioni ed eventi correlati) e la lista completa delle birre con tipologia, produttore e numero identificativo, oltre che al foglio per votare le produzioni preferite. E fin qui, tutto potrebbe sembrare comune a molti festival di homebrewing, ma le nostre esperienze ci dicono che spesso i prodotti di homebrewing sono ai limiti della potabilitA�.

Il festival A? ancora relativamente tranquillo quando arriviamo, popolato ma non affollato. Ci sparpagliamo in giro, chi in cerca di una scura, chi di una india pale ale, chi a caso. Il responso A? praticamente sempre positivo, produzioni interessanti, schede dettagliate di produzione e homebrewer contenti di spiegare le proprie produzioni ad altri appassionati.

Sorprende la professionalitA� dell’homebrewer svedese, che fa pensare che i confini con il professionismo siano in alcuni casi davvero sottili: nomi di prodotti accattivanti (che la nostra amica Nina ci traduceva in tempo reale), slogan, banner pubblicitari, etichette e tutto il possibile per attirare l’attenzione in un festival cosA� concorrenziale.

Si passa quindi dal distinto gentiluomo qui sopra (ovviamente produttore di India Pale Ale) alla Nort Hole Rock’n’Roll Brewery, del tizio qui sotto. Uno slogan geniale (“We brew, we drink, we give you away what’s left”) e uno spillatore montato in una chitarra elettrica. Se non A? genio, poco ci manca (e la birra era pure buona).

A conferma che anche la parte grafico-commerciale A? presa in considerazione, un’idea bella e semplice, un concorso nel concorso: la migliore etichetta del festival, ovvero come trovare un modo simpatico e curioso per vivacizzare un festival.

Da sinistra a destra, dall’alto in basso in ordine di premiazione, con la prima che occupa tutto lo scaffale inferiore (a parte aveva un suo piccolo podio dedicato, con tanto di trofeo).

Un festival insomma interessante e dalle molte sfaccettature, pieno di appassionati e senza ubriaconi senza cognizione di causa, forse per il “passaparola” alternativo alla pubblicizzazione di massa, forse per la grande educazione degli intervenuti, forse perchA� un biglietto cosA� alto scoraggia chi pensa di ubriacarsi in fretta e con poco.

Insomma, una giornata interessante e un’esperienza che rifarei senza esitazioni. Sperando di poter vedere anche da noi, prima o poi, un festival cosA� bene organizzato e una scena di homebrewing cosA� vivace e “agguerrita”.

CAMRA Sussex Beer Festival 2009

Category : Eventi

Uno degli appuntamenti piA? importanti del sud d’Inghilterra organizzati dalla CAMRA A? senza dubbio il Sussex Beer Festival, giunto alla sua 19esima edizione, svolto come di tradizione alla Town Hall di Hove (Brighton). Come sempre il successo riscosso A? stato molto, si parla infatti di piA? di 4200 biglietti venduti per i 3 giorni di festival, numeri che fanno il paio con l’ampia offerta di birre che veniva proposta: un centinaio di diversi produttori per un totale di 210 birre.

Per quanto riguarda il festival vero e proprio, in Inghilterra – non solo a questo festival – sembra che tutto si sia fermato a molti anni fa, quando la differenza si faceva solo con la birra, mentre nomi, slogan e etichette lasciavano il tempo che trovavano. Infatti a differenza dei festival a cui noi continentali siamo abituati, con stand e un rappresentante della birreria a servirci, qui la birra viene spillata per gravitA� dai fusti arrivati direttamente dai birrifici e servita da “anonimi” ma preziosissimi volontari, che permettono lo svolgimento del festival. Ordinati alfabeticamente con l’iniziale del birrificio, i fusti si differenziano infatti solo per l’etichetta che viene appesa loro davanti.

Il biglietto A? costato A?5 per il sabato, il giovedA� invece A?3.50, comprendente unicamente l’ingresso e il bicchiere della manifestazione che potrete portare a casa con voi. Il consiglio piA? prezioso che si possa dare A? di andare il primo giorno della manifestazione, e questo vale per ogni festival in UK: le ragioni sono semplici, spesso infatti il primo giorno A? il giovedA� e, essendo molte persone a lavoro anche la mattina seguente, l’affollamento A? di gran lunga minore (come A? possibile vedere nella prossima foto); last but not least, l’ultimo giorno piA? della metA� delle birre sono finite e l’ultima cosa che volete A? essere a un festival dove ciA? che desideravate veramente provare A? giA� finito. Tornando a noi, con A?10 si avevano a disposizione un centinaio di “gettoni” di carta e mezza pinta costava generalmente intorno agli 11, quindi con circa A?15 si poteva tornare a casa piA? che soddisfatti, tenendo specialmente conto che con il passare della serata (e delle pinte) la gente seminava tagliandi in giro, che Pollicino al confronto sarebbe impallidito. E’ inoltre disponibile un libricino con tutte le birre a disposizione con una piccola descrizione per ognuna, che oltre a aiutare nel decidere cosa bere, facilita anche a ricordarsi il mattino seguente tutto ciA? che A? stato provato grazie a qualche provvidenziale nota! Oltre alla sala principale era anche presente al piano inferiore una saletta con una sessantina birre provenienti unicamente dal Sussex.

La birra vincitrice del festival, democraticamente eletta dal pubblico A? stata la Thornbridge Jaipur IPA, mentre il Bev Robbins Trophy per la miglior birra del Sussex A? stato assegnato alla Dark Star Saison, l’ultima felice creazione del birrificio di cui ho giA� accennato qualcosa in passato e presto descriverA? con maggior dovizia. La mia menzione particolare va invece alla Crouch Vale Amarillo, una bitter/golden ale il cui nome deriva dalla tipologia di luppolo utilizzata e alla Oakleaf Maypole Mild, bevibilitA� estrema per una mild con malto e luppolatura perfettamente bilanciati.
L’unico peccato, ed errore, A? stato quello di lasciar da parte un po di birre che sapevo fossero molto buone per il sabato e non bere tutte le migliori il giovedA� sera. Scelta rivelatasi fatale perchA? l’ultimo giorno piA? di 140 erano giA� state completamente finite, e in queste 140 erano ovviamente comprese molte di quelle che mi ero prefissato, ma questo sarA� un buon motivo per tornare l’anno prossimo… non che ulteriori pretesti fossero necessari!

Lorenzo