Questo weekend in birra: Zythos + IBF Milano e Arrogant Pub

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Category : Festival, Fiere

Quello che sta per cominciare è un weekend intenso, per un appassionato di birre. Lo Zythos Beer Festival è uno dei festival più importanti del Belgio, forse più per gli stranieri che lo visitano che per i belgi stessi. All’interno saranno presenti alcuni dei più interessanti produttori del Belgio, comitive dall’Italia (bus, aereo, macchine e quant’altro sono in partenza in queste e nelle prossime ore). 60 birrifici (segnalo in ordine sparso De Ranke, Glazen Toren, Girardin, De Dochter Van Korenaar, De Dolle, Rulles, Westmalle, Rochefort), 200 birre presenti, mezzo mondo birrario italiano presente (gestori di pub, distributori, appassionati), e questa è solo l’offerta “interna”. Sì, perché mentre l’interno del festival è rigorosamente riservato al Belgio, il pre-Zythos è un gustoso antipasto alla manifestazione che da qualche anno vede la partecipazione di alcuni dei più vivaci produttori emergenti del nord Europa. Per quest’anno, si parla di Brewdog (UK), Thornbridge (UK), De Molen (NL), Urthel (NL) e altre ancora. Se volete saperne di più, potete visitare il sito ufficiale o rinfrescarvi la memoria con il nostro report della passata edizione.

Per chi non avrà tempo o modo di andare in Belgio, invece, c’è l’ormai tradizionale appuntamento con l’Italia Beer Festival (ex Salone della Birra Artigianale e di Qualità) organizzato dall’Associazione Degustatori Birra di Paolo Polli. Confermato la location dell’anno scorso, vale a dire il Palalido di piazza Stuparich, comodamente raggiungibile sia con la metropolitana che con mezzi di superficie o in macchina  (uscita A4 di Viale Certosa).

L’elenco degli espositori vede alcune importanti realtà del nord Italia, qualche ospite straniero come la belga Les 3 Fourquets (nota in Italia per la Lupulus), l’irlandese Carlow (O’Hara’s) e la tedesca  Schäffler Bräu. Tra le curiosità, invece, venerdì sera verrà presentata la 30 del birrificio milanese Bauscia, birra “afrodisiaca” ideata dallo stesso Paolo Polli e dall’instancabile attore hard Franco Trentalance. Le anticipazioni e gli slogan ricordano un po’ quelli di un suo collega molto noto ai tempi in cui era stato assunto come testimonial da una nota azienda di patatine in sacchetto, ma la birra (provata al BQ un paio di mesi fa) è davvero interessante. Trattasi di una birra molto leggera e beverina (4%), dai forti aromi di rosmarino, lichees e agrumi. Una birra molto originale che mi ha ricordato (pur con aromi molto diversi) la Zagara dei sardi del Barley (di cui si parla qui).

Questi gli orari di apertura:

Ven 5/3 dalle 17.00 alle 02.00
Sab 6/3 dalle 12.00 alle 02.00
Dom 7/3 dalle 12.00 alle 24.00
Lun 8/3 dalle ore 11.00 alle ore 02.00 (solo operatori del settore)

All’Arrogant Pub di Scandiano (RE) (via Fattori 1, sopra il bowling) andrà in scena proprio questo sabato la festa per il primo compleanno del locale. Dalle 16 in poi, si festeggerà con una ventina di fusti a rotazione (tre le altre – alcune ancora da svelare – Tipopils, BrewDog Punk Ipa, Cantillon Rosè de Gambrinus, Fantome Gillmor, BrewDog Tokyo 18° eccetera eccetera) e gnocco fritto dalle 17:00. Alle 20:30, e solo su prenotazione, cena con stinco di chianina. Alle ore 1:30 spaghettata offerta dal locale.

Ci vediamo a Milano (alessio) o a Scandiano (mattia).

Pianeta Birra 2010

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Category : Fiere

Come ogni anno, arriva Pianeta Birra, la rassegna birraia che presenta marchi, distributori e soprattutto piccole realtà artigianali al pubblico specializzato e alla massa. Come al solito la manifestazione si è svolta alla Fiera di Rimini, precisamente nei giorni 21-22-23 e 24 Febbraio. Ho avuto la possibilità di fare un’approfondita visita nella giornata conclusiva, che si è resa piacevole dalla modesta quantità di persone presenti.

Intanto bisogna dire che l’edizione 2010 si è svolta in tono minore rispetto a quella del 2009 (recensita qui): lo spazio dedicato alle birre era circa la metà di quello della scorsa annata. Poco male, in linea di massima, perchè ciò che doveva esserci, c’era.
Nella zona degli importatori, faceva da padrone il mega-stand di Interbrau, e da piccolo (ma valido) contraltare, Eurosaga. Poco più in là, una decina abbondante di stand più o meno minuscoli presentava materiali, impianti e anche qualche produzione a me cara: è il caso della Ganter di Freiburg im Breisgau, tappa obbligata nel mio annuale giro verso il Belgio, sia per la qualità delle birre che per la cura nel cibo.

Nell’area riservata alle produzioni artigianali italiane, erano molti gli stand validi, e per ovvi motivi non ho potuto assaggiare tutto (anche perchè un minimo di “lavoro” l’ho dovuto svolgere), per cui mi son buttato su qualcosa ad alto grado di “sicurezza” come Lambrate e Toccalmatto, qualcosa di nuovo (almeno per me) come Pausa Cafè, e qualcosa di imperdibile come lo stand di Alex Liberati e 4:20 di Roma.

Partiamo da Toccalmatto, che come al solito presenta in grandissima forma le sue Skizoid, Surfin’ Hop, Re Hop e Fumè de Sanglier. Passiamo da Lambrate con una sempre validissima Ligiera e una Ortiga che, quando sono arrivato, era un pò troppo calda per via di un malfunzionamento dell’impianto refrigerante… calda ma sempre buona :-)
Dopo una veloce Viaemilia e un assaggio della nuovissima Bia Ipa (davvero niente male) al Birrificio del Ducato, mi son lanciato verso lo stand di Pausa Cafè: il microbirrificio, situato nel carcere di Saluzzo, nasce da una cooperativa sociale che annovera fra gli altri progetti anche la torrefazione presente nel carcere di Torino. Il loro progetto, che sfonda le porte del sociale e dà una possibilità di riscatto lavorativo a chi ne ha bisogno e ne è meritevole, prevede la produzione di numerose tipologie birraie, dalla Pils lasciata maturare in botti di legno di Slavonia, alla notevole Chicca che usa il caffè Guatemalteco prodotto al carcere di Torino, alla DuleMes con fortissimi sentori di zafferano, alla Tosta che richiama fortissimo il sapore e l’odore di cacao.

Successivamente mi sposto dal 4:20, che non fa mai mancare il suo apporto in fatto di nomi eccellenti. Assaggio una splendida Mikkeller Single Hop Amarillo e una Mikkeller Single Hop Tomahawk. Eccellente anche la De Molen Amarillo e la Port Brewing Pizza Port. Non fa niente per “nascondersi” al palato nemmeno la Pannepot Wild.

A quel punto mi ricordo però che devo anche far finta di lavorare (diciamo dare una mano ad un amico negli assaggi). Così nello stand di Eurosaga provo una ottima Gonzo di Flying Dog e una normale Anchor Porter (in bottiglia me la ricordavo decisamengte meno dolce). Da Interbrau, assieme ad un importante dirigente di Brooklyn Brewery, assaggio con piacere tre Sierra Nevada: Pale Ale (meglio in bottiglia, stavolta: risultava decisamente scialba alla spina), Harvest (buona) e Torpedo (la migliore a parer mio). Andando avanti, Jaipur (Thornbridge, di cui ho letto recensioni negative su Mo.Bi e devo dire che hanno tutte le ragioni del mondo: fusto (fusti?) andato), Brooklyn Chocolate Stout (buonerrima) e altre cose non imperdibili.

Insomma, niente male davvero come fiera, tante cose buone, peccato non aver avuto un pò più di tempo per girare con calma e gustare meglio ogni bicchiere, ma essendo arrivato alle 9.40, alle 15 il mio fisico ha cominciato a cedere: il prossimo anno dovrò attrezzarmi meglio…

Italia Beer Festival Roma

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Category : Eventi

Come preannunciato, lo scorso weekend si è svolta la kermesse dedicata alle birre artigianiali italiane ed estere presso le Officine Farneto a Roma. Come la tappa meneghina, la scelta della location poteva esser migliore: le Officine Farneto, collocate nel bel mezzo di un area verde vicino lo Stadio Olimpico, si sono rivelate un’affascinante ma non propriamente funzionale scelta, alla quale si è aggiunta la sfortuna, considerato il nubifragio abbattutosi domenica sulla capitale che ha reso inagibile lo spazio esterno. L’affluenza del sabato pomeriggio è stata tutt’altro che elevata, rendendo l’esperienza assolutamente piacevole e vivibile, ma il costante aumento del pubblico, specialmente nel dopocena, ha costretto gli organizzatori a chiudere l’accesso alla manifestazione alle 23.30 (2 ore e mezzo dalla chiusura). Come scusante è importante precisare che il festival è andato oltre le ogni più rosea aspettativa!

Passando alla birra, la rappresentativa estera all’incirca eguagliava quella italiana e, personalmente, ho aprofittato della presenza di birrifici stranieri per degustare un po’ di birre di generale difficile reperibilità, ovviamente senza farmi mancare qualche buon prodotto italiano. Il mio personale plauso va ai quattro principali stand di casa: Domozimurghi Romani, Brasserie 4:20, Ma Che Siete Venuti A Fa’ e Mama Tequila. I primi con Rulles Estivale e – mi scuso – altre di cui avevo preso nota e diventate illeggibili nel foglietto degli appunti a causa di una macchia di birra; i secondi con una superba selezione di Southern Tier, De Molen e Mikkeller alla spina ben accompagnate da un’altrettanto vasta selezione di bottiglie tra le quali fuguravano Nøgne Ø, Port/Lost Abbey, Jolly Pumpkin; i terzi con un eccellente quartetto con De Dolle Boskeun, Great Divide Yeti, Cantillon Lou Pepe Framboise e Lambrate Ortiga; e gli ultimi con una buona selezione italiana di Orso Verde e Bi.Du. e Toccalmatto. Ottime birre accompagnate da cordialità, passione e professionalità! Da lodare e sottolineare inoltre che gli utili provenienti dalla presenza dei DZR al festival sono stati interamente devoluti a supporto delle popolazioni colpite dal terremoto in Abruzzo.

Finiti gli elogi, permettetemi un paio di critiche. La prima è per lo stand Sierra Nevada, che offriva tre spine di Pale Ale – tutte e 3! Inoltre alla domanda se fosse possibile la degustazione della Stout, presente solo in bottiglia, mi è stato risposto che era solo possibile comprare la bottiglia – e fin qui nessun problema – ma non era possibile berla (!!!), in compenso avrei potuto berla fuori a patto di non farmi vedere. Non sono stato a chiedere per quale motivo perchè temo che la risposta mi avrebbe irritato ancora di più, dato che non vedo quale motivo ci possa mai esser per vietare di bere una birra a un beer festival, e voglio ben sperare che non ci fosse!
La seconda, oramai una costante dei festival italiani, riguarda il cibo: per quanto sia migliorato rispetto alla totale assenza a Rovigo o alla salamella argentina di Milano, la presenza di un solo stand, oltre a ovviamente permettere di fare i prezzi che si vogliono (5€ per un paninetto con la mortadella sono esagerati anche a Portofino), comporta lunghe e strazianti attese nell’ora di punta.

L’ultima critica è a livello generale: a) IBF sta per Italia (non International) Beer Festival, la presenza di ulteriori birrifici artigianali italiani – mancavano all’appello soprattutto quelli del nord – non sarebbe dispiaciuta a nessuno; b) il sito ufficiale elencava i birrifici presenti: beh, la presenza di una bottiglia – in italiano – non significa la presenza del birrificio… non dico che mi aspettassi il mastro birraio della Port a spillare i suoi prodotti, ma nemmeno solo la possibilità di comprare la bottiglia – un po’ di chiarezza non farebbe male!

Traendo le conclusioni: la qualità delle birre si è rivelata molto elevata (Great Divide Yeti, De Dolle Boskeun e De Molen Hel & Verdoemenis su tutti); il cibo per quanto buono, molto caro e non abbastanza per soddisfare tutto il pubblico giunto e il rapporto birrifici/distributori non abbastanza elevato. Insomma, i margini di miglioramento sono molti, ma questo era in pratica la prima edizione capitolina organizzata in maniera autonoma, il che lascia fiduciosi verso le edizioni future.

Lorenzo