Hop Cat – Grand Rapids (MI), USA

Category : Locali, Viaggi

Non molto tempo fa parlavamo della Founders, a Grand Rapids; sicuramente un gran bel birrificio, con un altrettanto ben gestito brew pub. Ora, quanti altri posti soprendenti ci potranno mai essere nella ridente cittadina di Grand Rapids, si chiederanno i miei venticinque lettori? Di preciso non lo sappiamo, ma almeno un altro c’è di sicuro: stiamo parlando di Hop Cat, votato terzo miglior “beer bar” al mondo su Beer Advocate. E si capisce che la ridente cittadina di Grand Rapids è ridente perché gli abitanti possono permettersi di essere felicemente alticci, con della buona birra di qualità assoluta.

Infatti Hop Cat, che si trova a circa 10 minuti a piedi dalla Founders (mica vogliamo costringere i clienti a guidare, se vogliono spostarsi da un posto all’altro?), presenta circa una cinquantina di spine con una varietà da lasciare a bocca aperta. Invece di focalizzarsi solo su alcune tipologie di birra, qui puntano sull’avere disponibile quasi tutto lo spettro del bevibile: dalle birre di frumento ai barley wine, passando per ogni sorta di ale (pale ale, old ale, amber ale, brown ale, IPA) e senza dimenticarsi stout, porter, lager, tripel. E altrettanto varia è la lista dei birrifici rappresentati: su 50 spine, troverete almeno una trentina di birrifici diversi, da ogni angolo brassicolo del mondo: la parte del leone ovviamente spetta agli Stati Uniti, ma non mancano le importazioni europee – Belgio, Germania, Regno Unito, Danimarca. Gli unici birrifici che sono presenti un po’ più in massa sono l’Hop Cat stesso (con 6-7 spine proprie), e la vicinissima Founders. A proposito di Danimarca, una nota di colore: parlando con uno dei gestori della selezione delle birre a fine serata, se non ricordo male i dettagli della conversazione, è saltato fuori che all’Hop Cat la Mikkeller è talmente apprezzata, che quando arriva la Geek Breakfast, metà cassa sparisce  magicamente appena aperta per colpa dei gestori stessi!  E poi si hanno problemi a trovarla sul menu…

La stessa varietà si riscontra nella scelta delle bottiglie. Che sono tante (sebbene non in numero così esagerato, credo di ricordare circa due pagine di menu), e stavolta, oltre ai paesi citati prima, si aggiungono Canada, Italia (Baladin, Panil), Norvegia (HaandBryggeriet, Nogne O – mai viste tante Nogne O in un posto solo!), Olanda (De Molen, De Scheldebrouwerij) e sicuramente mi scordo qualcosa. Tutte ottime birre, con una attenzione per le rarità, specialmente nel caso degli USA: birre vintage, cotte speciali, bottiglie commemorative, eccetera.

Sarebbe quasi insensato farvi una lista di tutto quello che potete trovare. Da quello che ho visto, e seguendo un po’ la rotazione (anche grazie al loro praticissimo sito ufficiale), qualsiasi birrificio americano di un certo livello c’è, oppure c’è stato, oppure ci sarà in un futuro prossimo. Non mancavano nemmeno i nomi a noi sconosciuti o quasi, quindi se avete voglia di sperimentare fidandovi della loro selezione, siete liberi di farlo.

Capitolo mangereccio: venite tranquillamente a cena in questo posto e non resterete delusi. Gli ingredienti sono, per quanto possibile, prodotti locali e spesso biologici, e il risultato sono piatti ottimi ed equilibrati: ci sono alternative vegetariane, piatti “salutari”, ma anche paninozzi ripieni di carne. A detta di Mattia, il miglior hamburger che avesse mai mangiato in USA (manzo brasato con Porter). I prezzi, sia per il cibo che per la birra, non sono popolari, ma nemmeno troppo elevati, e in nessun caso li ho trovati sproporzionati alla qualità di quello che veniva offerto.

Tutto rose e fiori, quindi? Quasi. Mi permetto di fare un paio di appunti, assolutamente personali e che non guastano l’esperienza nel suo complesso, decisamente molto, molto positiva. Primo: non ho apprezzato molto le loro birre. Il loro cavallo di battaglia dovrebbe essere la Sage Against the Machine (bello il nome!), un American Pale Ale con note di salvia; l’ho trovato mediocre, un po’ troppo erbaceo e senza quella luppolatura impeccabile che mi aspetto da un APA. Non convince nemmeno l‘Hoppopotamus, IPA troppo blando. Non si capisce perché, in mezzo alle birre migliori provenienti da tutto il mondo, debbano occupare 6-7 linee di spina con le loro produzioni che non reggono minimamente il confronto. Capisco favorire i prodotti locali, però… E questo mi porta al secondo punto: credo ci siano un po’ troppe Founders sulla lista. Ok, la Founders è uno dei miei birrifici preferiti, ma si trova a 10 minuti a piedi dall’Hop Cat – perché dovrei prendere una Founders qui, se posso trovarla direttamente dal produttore a prezzo più basso?

Chiudiamo con delle note più positive, perché questo posto si merita decisamente  i complimenti ricevuti: bello e accogliente l’arredamento, meraviglioso il logo del locale (basato sul famoso sketch di Le Chat Noir di Toulouse Lautrec), gentilissimo e cordiale lo staff, che è sempre disponibile a dispensare consigli, suggerimenti, assaggi e due chiacchiere con gli avventori. Il plauso finale va a Mattia, che dopo una giornata iniziata alle 3PM con la visita alla Founders e conclusasi in tarda serata all’Hop Cat (senza alcuna pausa intermedia dalla durissima attività del turista birraio), ha avuto il coraggio di affrontare in solitaria, agli sgoccioli della serata, una meravigliosa Great Divide 15th Anniversary Wood-aged Double IPA, in bottiglia da 75cl, della quale ho bevuto solo un assaggio (in quanto, ahimé, guidatore sobrio designato). Non credo se la scorderà molto facilmente!

Giacomo (testi)
Mattia (foto)

OctobEUR Fest – Report

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Category : Festival

E’ finita ieri a Roma la prima edizione di OctobEUR Fest, svoltasi al Parco Rosati tra le giornate di mercoledì e domenica. Pianificato dalla “macchina organizzatrice” di Alex Liberati comprendente Brasserie 4:20, ImpexBeer, Revelation Cat e con il patrocinio del Comune di Roma, si può dire sia stato davvero un grande successo. Io son stato alla serata di venerdì, con arrivo molto presto (praticamente all’apertura delle 18.30) e con la mia partenza dieci minuti prima delle 3.

Nell’arco della serata, l’affluenza è stata elevata e anche negli ultimi istanti prima della chiusura, il posto (davvero bello) era praticamente pieno: alla punta di affluenza, verso le 23, in alcuni degli stand ci voleva più di mezz’ora per poter arrivare al banco-spina.
Come vi avevamo anticipato qua le spine erano davvero notevoli e tante, ed erano divise in stands-isola in base alla provenienza: Germania, Inghilterra, Belgio-Olanda, Danimarca, Stati Uniti e Italia, più lo stand della zona mangereccia e il beer shop per portarsi a casa qualche bottiglia.

L’ingresso era gratuito, ma il primo acquisto era “obbligato” a 15€, che venivano scambiati con il bicchiere (scelta tra pinta e mezza pinta), 10 gettoni e il programma con tutte le birre servite. A proposito del bicchiere, avendo lo scopo di gustare più birre possibili, la scelta è caduta sulla mezza pinta: per riempirla al banco ci volevano 2 gettoni (per la pinta, 5), e ogni “ricarica” di gettoni costava 1,20€, il che rendeva gli assaggi a buon prezzo (2,40€ la mezza, 6€ la pinta).

Dichiaro subito la mia birra preferita, perchè l’ho (l’abbiamo tutti, in realtà) trovata davvero eccezionale: la Op&Top di De Molen, una bitter ale stupendamente bilanciata. Nel corso della serata ho visitato almeno una volta tutti gli stands (tranne quello italiano perchè le birre presenti – le ottime ExtraOmnes di Schigi – le avevo già provate in altre occasioni), partendo con la Braustelle Kolsch, Moor Hoppiness e DarkStar American Pale, seguita dalla Mikkeller Ten (Ipa, 6.5% secondo me molto lontana dagli standard di eccellenza di Mikkeller), Revelation Cat Back to Basic West Coast Ipa (molto buona), Southern Tier Pale Ale e Gemini (era presente, tra le altre, anche la Choklat che avevo già sentito tempo fa al 4:20) e l’eccellente Uncommon Baltic Porter.

La vera sorpresa, però, si trovava ben nascosta e grazie ad un’anticipazione che avevamo avuto tempo fa siamo riusciti facilmente a scoprie il segreto che la celava. Proprio dietro allo stand mangereccio, tramite un piccolo (e pericolosissimo, ho sbattuto la testa in un paio di occasioni) passaggio tra le siepi, si arrivava ad un banco-spina nascosto, dove abbiam trovato delle vere chicche: io ho provato la BrewDog Paradox (ottima, ma purtroppo non so dire di quale batch si trattasse), la Pizza Port Welcome Back Wipeout e un’altra, sempre di Pizza Port, che mi son scordato, due Lambic (uno di Boon e uno con dry hopping) e la Hel & Verdoemenis 2009 di De Molen.

Inutile dire che dopo tutte queste fosse giunto il momento di andare verso qualcosa di morbido e orizzontale, anche perchè le ore di treno fatte al mattino non avevano certo aiutato ad accumulare energia. Alla fine erano poi quasi le 3 di mattina e dovendo tornare a Modena il sabato pomeriggio, farlo col mal di testa non sarebbe stata una grandissima idea. L’impressione definitiva è super-positiva: grandi pecche non ne ho viste, le lamentele sui prezzi (che ci erano giunte nei giorni precedenti) erano assolutamente ingiustificate, la qualità (e ricercatezza) delle birre era altissima. Forse, volendo fare un piccolo appunto, a volte si arrivava dopo un po’ di coda al banco e alcune birre risultavano esaurite, oppure alcuni dei cask nello stand inglese sono arrivati a temperatura ben oltre le 8.30: piccoli dettagli praticamente inutili nel valutare, nel complesso, una manifestazione di grande rilevanza che speriamo possa avere lunga vita.

mattia

Borefts Festival 2010 @ Brouwerij De Molen, Bodegraven (NL)

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Category : Festival, Viaggi

Avevo proprio voglia, di una gita in Olanda. Qualche giorno ad Amsterdam (con soste obbligate al Wildeman, dove vado da molti anni, e al Beer Temple, dove non ero ancora stato), una bella spesa da mettere in stiva al Bier Koning e poi, venerdì 24 e sabato 25 settembre, saltare sul treno per recarsi alla seconda edizione del Borefts Beer Festival presso la Brouwerij De Molen di Bodegraven, nel cuore verde dell’Olanda, vale a dire in una zona tutto sommato agreste nel triangolo formato da Amsterdam, Utrecht e Leiden. A causa della sua posizione, Bodegraven si raggiunge molto comodamente sia in treno (sulla linea Leiden-Utrecht) che in automobile.

Un festival dedicato a celebrare la nuova scena birraria europea, con birrifici di chiara ispirazione americana e molto propensi alla collaborazione reciproca. I nomi più noti del gruppo sono sicuramente quelli della Mikkeller e della De Molen, ormai molto ben conosciuti anche dagli appassionati di birra italiani. Con loro, una serie di birrifici nord europei accomunati dallo stesso spirito e dalla stessa creatività, con la sola Revelation Cat (birrificio più internazionale che italiano) a rappresentare l’area mediterranea.

Il festival si è svolto all’interno del mulino della De Molen e nell’area esterna subito a fianco. Gli stand erano principalmente nell’area coperta, con soli tre birrifici (Mikkeller, Marble e Alvinne) in gazebo situati all’esterno, dove c’era un piccolo tendone, un’altra area-gazebo destinata al pubblico e una serie di tavoloni e tavolini.

La giornata di venerdì è stata tutto sommato tranquilla, con un moderato ma significativo afflusso di gente e un tempo benevolo e per lo più soleggiato, che fino al tramonto ha riscaldato anche più delle birre del festival, per lo più molto corpose (con generi come double india pale ale e imperial stout a farla da padrone). Formatosi subito il gruppetto bergamasco più uno (io) ci siamo dedicati all’assaggio di tutto ciò che ci ispirava al momento o di ciò che ci eravamo prefissi di provare. Sedotti a volte dagli stili, a volte dai nomi, a volte – nel caso ad esempio della Black & Tan Bowmore Barrel Aged di Emelisse – dall’invecchiamento in botte, vero e proprio leit motiv del festival. L’angolo della curiosità invece era per il concorso per la migliore Vuur & Vlam, uno dei classici della produzione di casa, in questo caso proposta da quasi ogni birrificio presente al festival. Personalmente, avendole provate quasi tutte (De Molen, Haandbryggeriet, Närke, Marble, Struise) ho dato la palma del vincitore alla Marble, oscuro (almeno per noi italiani) birrificio inglese che spero di poter trovare quanto prima anche nel nostro paese.

L’offerta culinaria era un po’ scarna, fino alle 17 panini e snack, dopo le 17 una classicissima carbonnade con contorno di verdure o, per i vegetariani, il solo contorno di verdure. Per questo e altri motivi ci siamo affidati a soluzioni alternative (un paio di ristorantini più avanti nella via del mulino), delegando al festival il compito di saziarci di birra.

E che birra!

Nei due giorni, tenendomi anche abbastanza tranquillo, la mia lista recita un lungo elenco di capolavori, sia per le birre leggere (la svedese Närke e l’inglese Marble sugli scudi) che per quanto riguarda l’infinito elenco di mattoni carichi di luppoli e di caffè, passati o meno in botti più o meno esotiche (whisky, bourbon, cognac, calvados, chi più ne ha più ne metta), e comunque quasi totalmente trovabili in Italia.

L’organizzazione, a onore del vero, raccomandava l’acquisto di bottigliette d’acqua, per reidratare il corpo e per non asfaltare troppo il palato. Una ottima idea, che ha permesso di non vedere gente crollare sotto i colpi dell’entusiasmo di birra in birra.

Il sabato è stato invece decisamente meno soleggiato e decisamente più affollato. Tra curiosi sbarchi dal canale adiacente (una truppa di signori e signore olandesi sulla cinquantina abbondante), brevi pioggerelline e rapidi cambiamenti di clima in perfetto stile olandese, la degustazione dell’infinita proposta di birre è proseguita approfittando soprattutto dei “cambiamenti di lista”, ovvero delle birre disponibili in quantità molto limitata o solo in uno dei due giorni. Il premio per l’aromatizzazione più assurda direi che va alla Rough Snuff della Midtfyns, birrificio danese che ha prodotto questa interessante birra belga che ricorda un po’  alcune Gouden Carolus e si pregia di contenere, beh, alghe e tabacco da masticare.

Vi saluto con la lista dei miei assaggi della due giorni di festival, in ordine di birrificio.

De Molen Vuur & Vlam, De Molen Kopi Loewak Calvados Barrel, De Molen Black Damnation 666, De Molen Machtig & Mooi Cognac Barrel, Emelisse Black & Tan Bowmore Barrel Aged, Haandbryggeriet Fyr & Flamme (Vuur & Vlam), Haandbryggeriet Dobbel Dose, Marble Golden Ale, Marble Dobber IPA, Marble Vuur &Vlam, Midtfyns Rough Snuff, Närke Bitter, Närke Slattöl, Närke Bitter Fyra Flammor (Vuur & Vlam), Närke Stormaktsporter 2009 Swedish Barrel, Bitter SlattölRevelation Cat/De Molen Milk Mild, Revelation Cat/Gadd’s Back To Basics IPA, Revelation Cat/Gadd’s Back To Basics Double IPA, Struise Ignis & Vlamma (Vuur & Vlam), Struise Pannepeut.

Gran finale, il cartello appeso sullo stand di Alex, esilarante.

OctobEUR Fest a Roma

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Category : Eventi, Festival

Dalla viva voce di Alex Liberati, incontrato pochi giorni fa in occasione del Borefts Festival 2010 alla De Molen di Bodegraven (NL) siamo venuti a sapere pochi giorni fa della festa in programma tra pochissimi giorni a Roma: la OctobEUR fest, che si svolgerà a Roma in zona EUR (appunto) dal 6 al 10 ottobre 2010.

Previste poco più o poco meno di 60 birre diverse alla spina, un “banco ombra” per appassionati con chicche vintage e altre rarità, insomma tutto il meglio che la Impex, società di Alex che si occupa di importazione e distribuzione di birre di qualità, ha da offrire.

La lista delle golosità prevede Mikkeller (DK), De Molen (NL), Southern Tier (USA), Dark Star (UK), Struise (BE) e una selezione di italiane tra cui la ExtraOmnes di Schigi, White Dog (Real Ale dall’appennino emiliano) e ovviamente la Revelation Cat.

Questa la lista completa delle spine presenti al festival:

Maxlrainer Zwickl Max
Maxlrainer Leo Weisse
Maxlrainer Pils
Braustelle Helios Kolsh
Braustelle Helios Weisse
Braustelle Ehernfelder Alt
Braustelle Summer Ale
Revelation Cat Kolsh IPA
Revelation Cat Back to Basic West Coast IPA
Revelation Cat Back to Basic West Coast IIPA
Revelation Cat Cream Ale
Revelation Cat Big Black Poochie
Revelation Cat Fly by Night
Revelation Cat Milk Mild
Darkstar American Pale (Cask)
Darkstar HopHead (Cask)
Darkstar Festival (Cask)
Moor JJJ IPA (Cask)
Moor Hoppiness (Cask)
Moor Sumerland Gold (Cask)
Mikkeller Single Hop East Kent Goldings
Mikkeller Single Hop Warrior
Mikkeller Single Hop Ten
Mikkeller Single Hop Cascade
Mikkeller Y Pale Ale
Mikkeller Green Gold
Mikkeller Triple
Southern Tier Gemini
Southern Tier Pale Ale
Southern Tier Choklat
Southern Tier Unearthly
Uncommon Baltic Porter
SmuttyNose IPA
White Dog IPA
White Dog Yellow Fever
ExtraOmnes Tripel
ExtraOmnes Blond Ale
ExtraOmnes Saison
Real Beer Notte Celtica
Struise Black Albert
Struise Mocha Bomb
Struise Pannepot
De Molen Vuur & Vlaam
De Molen Op & Top
De Molen Black Tovarishch
De Molen Hel & Verdoemenis 2009

Prevista musica dal vivo, set dj, cucina e un angolo beer shop dove poter prendere qualcosa da portare a casa. Ingresso previsto a 15€ comprensivo di 8 gettoni-degustazione e il bicchiere.

Se volete conoscere meglio Alex e le sue birre vi rimandiamo all’intervista effettuata da Gabriele qualche settimana fa, e già che ci siamo vi ricordiamo anche l’intervista realizzata a Luigi “Schigi” D’Amelio in occasione del Villaggio della Birra 2010.

Già che siamo in vena di piccole anticipazioni, abbiamo avuto conferma dell’assenza di Alex Liberati alla seconda edizione dell’Isola Che Non C’è a Suisio (BG), per impegni di lavoro all’estero. La seconda edizione sarà quindi dedicata esclusivamente a birrifici italiani, con il molto probabile ritorno di nomi ormai classici come Bi.Du. e Orso Verde. Ma non disperate: è allo studio un nuovo evento con Alex nei mesi successivi…incrociate le dita, perché potrebbe essere qualcosa di davvero interessante…

[Update] Pare che per OctobEUR sia cambiata la regola d’ingresso. Non più 15€ con 8 gettoni, ma ingresso gratuito, con però il primo “acquisto” fisso a 15€ che verranno scambiati in 10 gettoni, 1 bicchiere e il programma dell’evento.

Intervista esclusiva ad Alex Liberati

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Category : Eventi, Interviste, Varie

L’ultima cotta dell’estate“. Questo il nome dell’evento organizzato da Michela e Piso della Birroteca di Greve lo scorso fine settimana (28 e 29 agosto). Il programma della due-giorni non poteva essere migliore: cotta pubblica in piazza, porchetta e, ovviamente, buonissima birra a fiumi. Protagonista assoluto dell’evento è stato Alex Liberati, che tra i suoi mille viaggi birrai (dovremmo prenderlo a scrivere per PintaPerfetta!!) ha trovato il tempo per allietarci con le sue birre e la sua totale disponibilità.

Ma andiamo con ordine e partiamo dalla birra. Il sabato è stato all’insegna di Revelation Cat, il progetto più conosciuto e più apprezzato di Alex, con 4 diverse spine ataccate in contemporanea. In ordine rigorosamente alcoolico: Milk Mild, Cream Ale, Back to Basic IPA e Triple Hop Bock. Delle quattro, tutte assolutamente ottime e in forma, direi che quella che incontra meglio i miei gusti attuali è la Cream Ale, morbida, ben luppolata ma non aggressiva e assolutamente estiva. Tant’è che è stata la prima a finire, come da previsioni.
E piano piano i fusti terminati sono stati sostituiti da altri non esattamente estivissimi. Direttamente dalla Brouwerij de Molen, prima la Mout & Mocca (coffee stout da 9.5%, favolosa) poi la Bommen & Granaten (barley wine da oltre 15%, non il mio genere), che completavano il menu altrettanto estivo a base di porchetta.

La parte più interessante è stata comunque quella delle cotte pubbliche. I molti mastri birrai chiamati in causa (lo stesso Liberati e i suoi compari, più Fabio Giovannoni di Pinta Medicea) sono stati disponibilissimi con gli avventori di ogni genere, dagli homebrewers desiderosi di scambiare consigli ed opinioni, ai curiosi che si chiedevano come mai la polenta dentro il pentolone fosse così scura. E’ stata un’ottima occasione per rivedere molte facce note della scena birraia toscana, e per approfondire la conoscenza di Alex. Proprio quest’ultimo è stato così gentile da concedermi una breve intervista improvvisata, nella quale ci illustra un interessante progetto in rampa di lancio (parola d’ordine: lambic!) e ci dice la sua sulla situazione birraia in Italia (nonostante io non glielo avessi chiesto 🙂 ).
Prima di concludere, permettetemi di menzionare ancora Michela e Piso, che con eventi come questo (ma non solo) stanno trasformando un locale giovanissimo come la Birroteca di Greve in uno dei must per gli appassionati di birra in Toscana e in Italia.

Basta indugiare, dunque. Ecco a voi Alex Liberati:

Clock Tower Pub – Treviglio (BG)

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Category : Locali

Il Clock Tower, situato ai margini del centro storico di Treviglio, in provincia di Bergamo, si  presenta a primo impatto come un irish pub che più classico non si può: arredamento in legno, cartelli stradali a indicare improbabili destinazioni irlandesi (io un giorno lo vorrei conoscere, uno che vede la distanza e la direzione per Galway e si fionda fuori dalla porta per rientrare a distanza di giorni o settimane con la barba lunga e con l’aria soddisfatta) e abbondanza di poster pubblicitari della stout più venduta nel mondo.

Qualche locandina presente e passata segnala la passione del gestore per la buona musica, con concerti abbastanza regolari sia nel pub che nell’ambito di un festival estivo a Bergamo.

Un poster Baladin d’annata, delle spine a pompa all’inizio del bancone e un frigo in bella evidenza (con Mikkeller, St. Peter’s, Ridgeway e altro ancora) segnalano subito l’attenzione alla birra di qualità. Il personale è molto preparato e sa consigliare sia gli appassionati che i neofiti.

La lista di birre in bottiglia è una delle più impressionanti d’Italia per varietà e numero (oltre 400): ampia scelta di belghe, buona carrellata sul panorama italiano (il lombardo Hi.Bu., il genovese Maltus Faber e diversi altri) e americano (Flying Dog, Sierra Nevada, Hoppin’ Frog…) e per finire c’è un angolo beer shop favoloso per prezzi e assortimento.

Per quanto riguarda le spine c’è diversa roba fissa (Guinness, e poi qualche inglese come Bombardier e 1698), con qualche belga “spessa” della Roman come Ename Tripel e Sloeber. Un posto rilevante va (e non potrebbe essere altrimenti) alla linea Elav, creata su commissione per il Clock Tower e per il locale gemello in città alta a Bergamo dalla bavarese Lauterbacher, un po’ ingannevolmente definito come piccolo birrificio a dimensione familiare. Con una produzione di 50.000 hl annui (fonte: Good Beer Guide to Germany di Steve Thomas, CAMRA 2005) si attesta tra i più grossi piccoli birrifici tedeschi, o tra i più piccoli tra i grandi. Per fare qualche paragone con la realtà italiana, circa 20 volte la produzione attuale del birrificio di Lambrate (2.700hl secondo l’ultima pubblicazione di rilievo nazionale). Settimana prossima so che verranno servite un paio di St. Georgen (Helles e Keller), un birrificio della Franconia che apprezzo particolarmente.

Sempre presente qualche luppolata alla spina, dalla Sierra Nevada Pale Ale alla gamma Brewdog (credo sia l’unico posto dove ho visto l’analcolica Nanny State alla spina). C’è spazio per Real Ale inglesi (tra cui la favolosa Red Mc Gregor della Orkney) come per quelle emiliane: Toccalmatto e White Dog sono presenze ricorrenti in cask, la dimensione perfetta in cui gustare le loro produzioni migliori.

La cucina prevede tavola fredda classica, pizza e una manciata di primi piatti piuttosto promettenti.

Per ulteriori informazioni potete consultare il sito web o la pagina facebook.

Yeast series: la Mikkeller si dà ai lieviti (e non solo)

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Category : Birra, Notizie in breve

Sono arrivate anche in Italia le nuove produzioni Mikkeller, che vanno a completare il percorso “didattico” tanto amato da degustatori e publican.

Di cosa sa il luppolo Centennial? Toh, beviti questa Mikkeller e sei sistemato. Ideali per corsi di degustazione birraria, tanto amate dai feticisti dei luppoli, le birre della serie single hop della Mikkeller non mi hanno mai entusiasmato, pur trovandomi d’accordo con chi ne afferma l’indubbia utilità e direi anche necessarietà. Come spiegava un amico che conduce corsi, prima si faceva arrivare il luppolo apposta per la lezione del corso, con costi maggiori e benefici meno evidenti (un conto è dare a un corsista una birra, un conto fargli annusare un luppolo).

Visto l’incredibile successo della Single Hop Series, la Mikkeller ha pensato bene di coprire quella che (in tempi di birre palestrate da quintali di luppoli, specie americani) era la parte più oscura per tanti appassionati di birra: i lieviti. Trattasi di birre identiche in tutto e per tutto (acqua, malto, luppoli), tranne che per la scelta, appunto, dei lieviti. Lo stile prescelto è quello della strong ale, l’alcool fissato a 8%, i lieviti prescelti invece sono US Ale, Hefeweizen, Belgian Ale, Lager. Come nel caso della Single Hop Series, sono brassate alla De Proef in Belgio.

Così come cercheremo l’altra nuova serie didattica Mikkeller: vale a dire quella dedicata agli invecchiamenti in botte. Birra completamente identica e dalla gradazione importante (Black Hole da 13,1%) invecchiata in quattro tipi di botte diverse (bourbon, whisky torbato, rum, vino rosso). Le cercheremo a breve nei nostri locali di fiducia, per sapervi dire di più.

Göteborg parte 3: Tre Små Rum, Rover, Ölrepubliken

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Category : Locali, Viaggi

Per questa terza e (per ora) ultima parte del report sulla scena birraria della seconda città svedese ho deciso di concentrare quelli che sono i locali più interessanti. Interessanti perché la personalità di chi gestisce ha un ruolo importante, interessanti perché la birra artigianale locale trova ampio spazio, interessanti perché propongono qualcosa di davvero particolare.

Due parole sulle birre artigianali svedesi, forse già scritte in occasione di uno degli articoli precedenti. Gli stili che vanno per la maggiore, oltre alle India Pale Ale (vero e proprio trend internazionale degli ultimi anni), prevedono ottime bitter, stout e porter, con una gradazione che, salvo qualche prodotto speciale, si mantiene solitamente tra i 4,5 e i 6,5 gradi. I birrifici provati sono tutti di ottimo livello, per un giudizio complessivo che a mio avviso può portare la Svezia al livello di altri ben più celebrati paesi birrari. Un segreto ben custodito, se è vero che fuori dalla Svezia sono praticamente impossibili le possibilità di reperire birra artigianale svedese.

I locali di questo articolo rappresentano a mio avviso l’eccellenza cittadina (assieme ai Bishops Arms, di cui avevo parlato in precedenza). Quello da cui voglio cominciare si chiama Tre Små Rum. Il pub è situato in una zona con un discreto numero di locali e (se ho capito bene) non lontano dall’università. Lo gestisce un curioso personaggio mediorientale con due baffi da antologia, sul bancone c’è un simpatico cartello che vieta anche solo di chiedere birra di scarsa qualità.

16 linee di spina, con ampio spazio per le produzioni artigianali svedesi (Oppigårds, Närke, Nynäshamns, Dugges e Ocean), atmosfera tranquilla e rilassata, grande competenza del personaggione (raramente ho visto tanta identità tra il gestore e il locale che gestisce, e chi lo conosce dice che ha pure una memoria da elefante). Avrei voluto passarci più tempo, ma alla fine abbiamo potuto passare solo un pomeriggio. Dell’esperienza mi ha colpito la competenza del gestore, l’offerta di spine praticamente impeccabile, e l’impressionante vetrina con le bottiglie “dal resto del mondo”, con ottima scelta di prodotti britannici e americani. E i tappeti persiani che adornano le sale del locale, mai visti prima d’ora in una birreria.


The Rover è il locale birrario di Göteborg per eccellenza. Due soci a dirigere il tutto, un gruppetto di ragazzi e ragazze di competenza estrema a far la spola tra tavoli e bancone, è la meta preferita di chi vuole una birra di qualità in città. Si viaggia a birra alla spina (oltre 20 linee, tutte scelte tra il meglio della produzione nazionale e non), con qualche piccolo frigo dietro il banco con una selezione di birre in bottiglia (le americane Hoppin’ Frog, o le trappiste belghe, per fare un paio di esempi).

Si mangia bene, ed è facilmente affollato. Un consiglio è di andare presto, se volete essere sicuri di trovare posto. Per chi ama le classifiche, il Rover si è classificato al trentaquattresimo posto della classifica dei migliori beer bar di ratebeer. Una volta al mese aprono un cask sul banco, e noi abbiamo avuto la fortuna di essere presenti (la prima sera che eravamo in città, fortuna sfacciata) per gustare dell’ottima Nynäshamns Brännskär Brown Ale, mentre la birra che ha riscosso maggiore successo al nostro tavolo è stata la Oppigårds Amarillo Spring Ale.

Cosa fate se siete due soci con estrema competenza, un locale favoloso (il Rover, appunto) e sempre pieno? Semplice, ne aprite un secondo dall’altra parte del centro. Così è nato l’Ölrepubliken, o Repubblica della Birra. Una trentina di spina (a raccontarli insieme sembra quasi una cosa normale, trovare trenta linee di spina in un locale) con maggiore spazio per le produzioni non svedesi (Belgio, Danimarca) e una lista di bottiglie che supera agilmente le 300 unità. Il cibo è simile a quello del Rover (pub food preparato con la massima cura, gustoso e saporito), l’atmosfera più moderna.

Concludendo, insomma, Göteborg si rivela una città di assoluta eccellenza birraria, con due birrifici cittadini e ampia offerta cittadina di birrerie di altissimo livello, in cui è facile trovare il modo di soddisfare la propria sete. Con l’inglese si viaggia bene ovunque, come in tutte le città scandinave, il costo della trasferta è simile a quello di una qualsiasi grossa città europea. Ah, e ci si arriva in aereo con una nota compagnia low-cost.

Brasserie 4:20, Roma

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Category : Locali

Proseguiamo il viaggio birraio di Roma con uno di locali più famosi e più apprezzati: la Brasserie 4:20 di Alex Liberati. Diverso, diversissimo da tutti gli altri locali romani che ho recensito o recensirò a breve, è aperto tre anni e mezzo e si trova in zona Portuense (mappamappa dettagliata), non lontano dal famoso mercato di Porta Portese. Tra i suoi “difetti”, sicuramente ha quello della non facile raggiungibilità (almeno per chi come me non conosce bene la città e le linee di trasporto pubblico): la metropolitana non gli passa nemmeno vicino, quindi, in mancanza di mezzi autonomi, suggerisco di visitarlo presto o di mettere in conto una bella camminata o una bella botta da tassametro.

Brasserie 4:20, Roma

Brasserie 4:20, Roma

Ricavato all’interno di vecchi magazzini, la Brasserie 4:20 è, al colpo d’occhio, uno dei locali più belli in cui mi sia mai capitato d’entrare, forse il più bello in assoluto: composto da un’unica enorme sala, si presenta con arredamenti scintillanti e di grande impatto visivo. Al contrario, rimane probabilmente un pò freddo, meno intimo e accogliente di altri locali… diciamo il posto adatto più per portare la ragazza o un paio di amici che quello dove andare a fare della gran baracca. Al piano di sopra, invece, presente una terrazza, dove c’è più possibilità di fare baccano, e dove troverete altre sei spine 🙂

Io ci sono stato due volte in quattro giorni, ed entrambe le volte mi son seduto a bancone, che è ampio e dà la possibilità di stare comodi (e non stretti stretti) anche nel caso si volesse mangiare qualcosa. A proposito di cibo, i piatti succulenti non mancano nel menù e la specialità è il pesce. I prezzi, d’altro canto, non aiutano troppo ad organizzare delle abbuffate.

Venendo alla scena birraia interna, bisogna dire che è di primissimo livello: se nell’articolo sul Mastro Titta elogiavo la classicità dei prodotti, la sicurezza che i grandi nomi storici possono dare alla clientela, il 4:20 basa la sua “politica” sull’esatto contrario… la sorpresa. La quasi totalità delle persone può tranquillamente entrare e trovare un sacco di birre sconosciute, anche io, pur conoscendo i prodotti di Alex, son rimasto colpito da nomi, etichette e sapori che non credevo nemmeno esistessero.

Le spine sono ben 34: quando son stato io, 17 erano attaccate e 11 no (non conosco lo stato delle sei spine al piano di sopra). Si trovavano tre Mikkeller (due delle quali della linea Single Hop, cioè fatte con un solo tipo di luppolo e spesso usate a scopo “didattico” per trovare profumi, aromi e sentori erbacei o fruttati), la meravigliosa Southern Tier Choklat (100 su ratebeer) – che è una stout talmente cioccolatosa (passatemi il termine) che se non fosse alcolica si potrebbe tranquillamente scambiare con una tazza di Nesquik – e la sorella Southern Tier Ipa (ratebeer 97), davvero notevole. Inutile aggiungere che qui le spine cambiano a velocità vorticosa.

Brasserie 4:20, Roma

Brasserie 4:20, Roma

Tra le bottiglie, si trovano tutte le Revelation Cat (etichetta – di proprietà di Liberati – che collabora principalmente con i danesi di Mikkeller e gli olandesi di De Molen), Mikkeller, tutte le Southern Tier, le Nogne O, Portbrewing, Hoppin’ Frog, Haandbryggeriet, De Molen… nomi da mozzare il fiato ma anche birre di difficile degustazione, con spesso gradazione alcolica importante o sapori intensi: è l’altro lato della medaglia. Io ho assaggiato la Southern Tier Jah-Va che su ratebeer prende un “normalissimo” 100 e una ottima la Nogne O Dobbel Ipa (98). Perchè metto il voto di ratebeer (pur non essendo io un gran fan di voti e premi)? Perchè al 4:20 ogni spina ha segnalato voto e descrizione originale del famoso sito di rating.

In conclusione, posto eccezionale. Ma per mia personale convinzione, il 4:20 rimane il locale in cui chiudere la serata e non quello dell’aperitivo… in ogni caso, chapeau.

mattia

Abbazia di Sherwood – Caprino Bergamasco (BG)

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Category : Birra, Locali

L’Abbazia di Sherwood di Caprino Bergamasco (poco oltre Pontida per chi arriva da Bergamo, pochi chilometri oltre il ponte di Brivio per chi arriva dalla Brianza) è una delle birrerie di qualità storiche della Lombardia.

Sono infatti ormai diversi anni che Michele Galati e la sua famiglia gestiscono questo pub-pizzeria che ha sempre potuto vantare una selezione di birre in bottiglia tra le più numerose e interessanti d’Italia, facendolo diventare un ritrovo abituale di appassionati e non. L’ambiente è accogliente e tranquillo, il personale sempre indaffarato tra una pizza (indubbiamente buona) e un consiglio competente e appassionato.

La selezione di birre alla spina prevede una pils di tutto rispetto e due birre che hanno fatto la storia (commerciale e non) del loro genere: Guinness (stout) e Hoegaarden (bianca belga), più un paio di altre belghe interessanti. Ad esse si aggiungono con una certa regolarità e buona rotazione birre artigianali italiane (Montegioco su tutte, ma anche Maltus Faber) e vere e proprie chicche come come Brewdog (nel corso degli ultimi mesi sono passate quasi tutte dalle spine dell’Abbazia), Mikkeller, Sierra Nevada, Anchor e tante altre ancora. Purtroppo è capitato di tanto in tanto che  i fusti delle linee di spina più particolare  non siano in condizioni ottimali, anche se problemi veri li abbiamo riscontrati raramente. Sul sito dell’Abbazia di Sherwood potete verificare quotidianamente la lista delle spine “in tempo reale”.

Tra le bottiglie domina il Belgio, vuoi per ragioni storiche vuoi per lo storico successo delle birre “artigianali” belghe in Italia, successo che ha ispirato tanti mastri birrai italiani e che ha contribuito a diffondere cultura birraria e abitudine a stili di birra diversi dalle classiche lager e pils industriali di casa nostra. All’Abbazia, oltre alle classiche trappiste e di abbazia, si trova una prestigiosa selezione di birre a fermentazione spontanea con nomi quali Cantillon o Girardin, o anche l’assortimento quasi completo della De Dolle (compresa la prestigiosa Oerbier Reserva) e numerosissime rarità sapientemente custodite nella cantina di Michele Galati. Una liste di bottiglie che è sempre stata in lenta ma costante espansione, e che ha saputo allargarsi ai paesi emergenti della scena birraria artigianale: bretoni, canadesi, scandinave (Mikkeller, Nøgne Ø), olandesi (De Molen), e soprattutto americane (Flying Dog, Left Hand, Great Divide, Sierra Nevada), in uno sguazzare di imperial stout, india pale ale e barley wine adatti a ogni palato e occasione.

Oltre a tutto questo, un impegno costante sul fronte dell’approfondimento della conoscenza della birra, dalle degustazioni (Kuaska e Schigi sono di casa, ormai) ai corsi spesso in collaborazione con l’associazione  Compagnia del Luppolo, meritorio e attivo gruppo di appassionati con base nella bergamasca.

L’Abbazia di Sherwood si trova in via Cava di Sopra, 20 a Caprino Bergamasco (BG, ovviamente). Anche se l’indirizzo lascia presagire chissà quali complicate ricerche, si trova in realtà proprio sulla statale 342 Briantea che collega Como a Bergamo, ed è abbastanza facile da trovare. Il parcheggio di fronte al locale può essere un po’ pieno, specie nelle sere del weekend, ma la ricerca di un posto dietro l’angolo (si trova tra la statale e una zona residenziale) non è troppo complicata. Nel weekend può capitare di aspettare che si liberi un tavolo per sedersi, ma di solito non passa troppo tempo.

Alessio

Un’altra opinione:

Sono stato all’Abbazia solo una volta, nel periodo natalizio; devo ammettere che le spine, sebbene di buon livello, non mi hanno colpito, e non c’era nulla che mi abbia fatto gridare “al miracolo”. Ma la selezione di bottiglie, quella si era impressionante: sia per le belga più ricercate, che – soprattutto – per la buona scelta di americane. Trovo infatti che trascurare le produzioni USA sia un grosso difetto della maggior parte dei pub italiani (e in generale dell’Europa continentale), perché c’è roba buonissima, che si conserva senza troppi problemi, e con un prezzo all’origine molto, molto basso. All’Abbazia ho visto decisamente delle buone cose – non al prezzo a cui le trovo oltreoceano, ma questo è comprensibile. Bene anche per le birre scandinave. Guardare quei frigoriferi era veramente un piacere, e chissà quante me ne sono perse in cantina.

Giacomo