Birreggio! Edizione 2011

Category : Festival

Per Birreggio era la quarta edizione (dal 7 al 9 luglio al Circolo Pigal di Reggio Emilia) e ci aspettavamo tanto dalla festa perchè dopo i primi due anni per così dire pionieristici, l’anno scorso era stato un discreto successo e c’erano tutte le avvisaglie che quest’anno sarebbe stato meglio. Birreggio l’abbiamo pensata nel 2008: a Reggio ci sono tante feste della birra come ovunque, ma nessuna festa che prevedesse come protagonista la birra artigianale. In questo panorama asfittico abbiamo pensato che sarebbe stato bello far conoscere ai nostri conterranei cosa sia la birra artigianale.
E la soddisfazione maggiore me l’ha data un amico di vecchia data dicendomi “le altre sono feste CON la birra, la vostra è una festa DELLA birra”.
Come detto era la quarta edizione: lo schema è semplice. Concerti, cibo da festa (che nella nostra tradizione vuol dire carne alla griglia, gnocco fritto, salume e così via) e banchi che servono solo birra artigianale.Dopo la prima edizione un po’ sfortunata il nostro birraio ospite è sempre stato Cesare dell’Orso Verde, un vero amico per noi che lo invitiamo sempre con piacere e con piacere vediamo che da noi viene volentieri. Poi c’è l’immancabile nei nostri eventi Dickinson Pub di Scandiano con il suo banco e un banco tutto nostro (dove per noi intendo la Carboneria Reggiana, un gruppo di amici appassionati di birra di Reggio Emilia). Quest’anno abbiamo voluto ampliare la scena e lo abbiamo fatto con un pezzo da 90, Gianni del TNT Pub di Buonconvento che per gli appassionati non ha bisogno di presentazioni: è l’organizzatore del Villaggio della Birra, che secondo me è l’evento italiano più bello nel settore.

Gli ospiti: Cesare dell’Orso Verde

Per quanto riguarda le birre, ovviamente Cesare ha proposto tutto il suo repertorio: particolarmente di successo come sempre la Wabi, la sua golden ale il cui colore paglierino abbinato ad un secco taglio amaro sono un toccasana nel caldo afoso della pianura emiliana. Per ragioni comprensibili anche la sua Edenblanche ha avuto altrettanto successo. Aveva poi la Rebelde, la sua APA decisamente luppolata all’americana e fortemente alcoolica che, potrà sembrare un paradosso, io trovo estremamente dissetante (e pericolosa) e la Backdoor Bitter servita dalla pompa inglese (con cui ho lottato a lungo perchè è veramente difficile da usare con i bicchieri di plastica). L’ultima sera ha fatto capolino anche la Nubia, la sua porter.

 

Cesare dell'Orso Verde

Gli ospiti: Gianni del TNT

A Gianni abbiamo proposto di tenere un banco unicamente belga e lui ci è andato a nozze essendo un grande estimatore di quella terra: nei tre giorni della festa ha servito Valeir Blonde, de Ranke Guldenberg, Taras Boulba, Saison Dupont Dry Hopping, Schelde Laame Goedzak, St. Bernardus Prior, Rodenbach ed è comparso anche un bag box di Lambic Girardin per gli amanti dello stile. Il suo banco è stato molto apprezzato: personalmente ho trovato molto in forma la birra di de Ranke che è una certezza di grande qualità, la Saison Dupont e la Taras Boulba che è sicuramente tra le mie birre preferite in assoluto e berla alla spina è sempre un piacere. Curioso vedere le reazioni dei neofiti alla Rodenbach (in una terra di aceto balsamico), che veniva comunque fatta preventivamente assaggiare per evitare brutte sorprese. Gianni lo dobbiamo ringraziare nuovamente per la sua gentilezza e disponibilità: quando lo conobbi 5 anni fa alla prima edizione del Villaggio, tenutasi in condizioni epiche, non potevo immaginare che un giorno sarei tornato dietro le sue spine in condizioni, per così dire, più professionali.

Gli ospiti: Maso del Dickinson

Al banco Dickinson di Maso era stata demandata l’area tedesca o meglio tedescofona: presenti in gran forma la Brusca del Birrone e la Statale 63, la kellerbier che il Dickinson ha abitualmente tra le sue spine, mentre da Mittenwald venivano la ottima Pils, la Edel, una hell in tipico stile bavarese e la classica Marzen.La novità per la festa era Ratsbrauerei: piccolo brewpub sperduto a nord di Augsburg è stato scoperto da Maso durante una recente vacanza. Apprezzandone le produzioni è salito a dorso di furgone proprio la settimana prima di Birreggio per caricare dei fusti: la produzione è classica, una lager chiara, una doppelbock e una weizen. Ma l’originalità di questo piccolo birrificio (cotte da 500 litri) è che le birre sono fermentate e maturate in botte di legno, un fatto del tutto eccezionale per il panorama bavarese. In effetti un aroma legnoso rimane nella birra conferendole dei toni del tutto nuovi per birre tedesche per il resto così tradizionali.

 

Gianni del TNT in compagnia con Alle dell'Arrogant Pub di Scandiano

I padroni di casa: noi!

La Carboneria Reggiana si è infine fatta carico del panorama italiano: una menzione speciale credo vada a Birranova. Ci hanno inviato fusti di Linfa (la loro Kolsch) e Why Not (una bira delictaamente affumicata) che ho trovato essere delle sorprese molto piacevoli. La Linfa è delicatamente profumata e beverina, mentre la Why Not ha un affumicato ben percepibile ma discreto, che non stanca affatto. Presenti anche due produzioni ottime di Brewfist, la 24K e la Space man: questa seconda in particolare ha avuto grande successo e si è volatilizzata costringendoci a chiedere al birraio di portarci un fusto per l’ultima sera. Abbiamo servito anche Menaresta e in particolare la San Dalmazzo e la Flora Sambuco, quest’ultima molto apprezzata nella prima serata e finita quasi subito con recensioni molto positive da parte del pubblico femminile (incredibilmente numeroso per i nostri standard…). Infine di San Paolo avevamo Ipè nella sua versione tradizionale e nalla versione 150enario. L’ultima sera abbiamo inoltre servito la Lop Lop del Birrificio locale Dada.

Le attrazioni di Birreggio

Tralasciando gli aspetti non birrari della festa, ci ha fatto molto piacere avere come ospiti (nel senso che ci sono venuti a trovare) Allo Gatti birraio di Toccalmatto, Renzo Losi di Panil, Pietro Di Pilato di Brewfist ed Enrico “Babe” di Dada acompagnato dal socio Roberto. È sempre bello che questi professionisti sono mossi da una sincera passione e apprezzano ancora l’idea di andarsi a bere una birra e curiosare nelle produzioni degli amici.
L’ultima sera abbiamo anche organizzato una piccola degustazione a prezzo popolare in cui sono state degustate 3 birre marcatamente luppolate (non a caso l’evento era intitolato Lupulus in Fabula…, che bontemponi che siamo): la Burocracy di Brewfist, la Tzara di Dada (una atipica Blanche) e la Backdoor Bitter di Orso Verde.

 

Allo Gatti di Toccalmatto con il nostro beneamato Leader Mattia

Gli organizzatori, di cui faccio parte, sono rimasti molto contenti dall’afflusso di pubblico e dal fatto che tanti appassionati si sono mossi da svariate parti del centro nord, Lombardia, Toscana, Romagna, da Bologna e dal resto dell’Emilia, per venirci a fare visita: molti visi noti nel panorama degli appassionati della birra artigianale. Ci ha fatto piacere anche vedere che finalmente il nostro intento di portare la birra artigianale a Reggio comincia ad avere successo: ho visto tante persone (alcune a me note, molte altre sconosciute) a cui il mondo della birra artigianale è del tutto oscuro, assaggiare tante birre diverse con curiosità e stupore. E questa è la soddisfazione più grande proprio perchè l’obiettivo è questo: far conoscere a tanti che c’è un mondo oltre una lager ghiacciata di frigo.
Mi auguro l’anno prossimo di vedere sempre più gente appassionata e rivedere tante facce viste quest’anno: vorrebbe dire che l’obiettivo di creare un momento di divertimento nel nome della birra artigianale ha avuto successo.

Rob

p.s.
Poi in privato posso descrivervi dettagliatamente quanto ha bevuto il caporedattore di questo sito…

Selezione Birra Rimini 2011 – report

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Category : Birra, Fiere

Quella che si è conclusa martedì scorso è stata la mia prima volta alla fiera di Rimini, quindi questo report sarà per forza di cose un giudizio senza termini di paragone diretti con le edizioni precedenti. Detto questo, vi invito a rileggere i report di Mattia dedicati alle edizioni 2009 e 2010, giusto per darvi un termine di paragone almeno con il passato più recente.

Selezione Birra 2011 è stata soprattutto, per me, una buona occasione per provare i nuovi birrifici o quelli che provengono da regioni lontane, quelli che non trovo con facilità nei pub del nord, oltre che per chiacchierare e fare assaggi in compagnia di amici vecchi e nuovi.

Grandi cose mi hanno detto di Ducato e Borgo, ma, mea culpa, in fiera non ho assaggiato nulla. Per quanto riguarda i primi (a cui rivolgo i complimenti per la razzia di premi nel concorso Birra dell’Anno di Unionbirrai), l’occasione si presenterà già il prossimo weekend a Milano.

Parlerò pochissimo del concorso, non avendo provato almeno due terzi delle birre premiate, anche se lascia un po’ perplessi vedere come tanti nomi storici o affermati siano assenti tra i premiati. Non so, provo a ipotizzare una voglia di premiare chi si è appena presentato sul mercato con prodotti indubbiamente di ottimo livello, anche se forse è un po’ presto per definire le loro birre come tra le migliori prodotte a livello nazionale.

Del lanciatissimo birrificio Foglie d’Erba ho provato pochino, anche perché il loro stand era spesso inesorabilmente vuoto (fino al pomeriggio inoltrato) oppure preso d’assalto. C’è stato modo di fare un assaggio di Babèl, birra che sembra suscitare entusiasmi che ancora non capisco. Avevo avuto sottomano una bottiglia presa al Domus Birrae di Roma, era discreta ma non mi dava grandi sensazioni. Mi ero ripromesso, anche per i tanti elogi spesi da amici e conoscenti, di riprovarla. Speravo che in fusto potesse darmi quel qualcosa in più, ma non ho notato grandi differenze. Rimando alla prossima occasione, chiedendomi però che senso abbia che un birrificio sia certificato per la salvaguardia di aghi e resine di pino. Misteri delle birre di montagna (a proposito, il dominio del birrificio mi sembra un bel colpo di genio). Complimenti anche per lo stand, uno dei pochi facilmente riconoscibili.

Tra i tanti birrifici visitati, un plauso a Bad Attitude per l’attenzione dimostrata nei confronti dei blogger (prima il progetto Tasting Room, poi gli inviti alla fiera) e per lo stand, curatissimo come e più che all’Italia Beer Festival di  Torino. Per me è stata la prima occasione per provare le loro produzioni in fusto e per testare, sia dalla lattina che dalla spina, l’ultima nata Kurt, una pale ale beverina e paracula quanto basta.

Molto attesa era anche la Working Class Mild di Toccalmatto, alla primissima cotta. Il risultato è una mild molto piacevole e molto inglese ma che manca di quella caratterizzazione tanto tipica delle produzioni del birrificio fidentino: chiacchierando con Allo e Bruno l’intenzione sembra proprio quella di intervenire in tal senso. Le altre produzioni, a partire da birre ormai classiche come Zona Cesarini e Stray Dog Bitter, si confermano invece di altissimo livello.

Sempre sulla linea dei birrifici “amici”, non potevo non esimermi da un salto dai brianzoli di Menaresta: un po’ la voglia di provare la Bevera, birra originariamente destinata al Bardo di Carate Brianza e arrivata nientemeno che a Roma, vera Hollywood della scena birraria italiana, un po’ la voglia di provare la nuova Verguenza, che nella sua versione iniziale (estate 2010) avevo trovato un po’ troppo ruvida e con una nota un po’ alcolica. La nuova versione corregge gli eccessi di gioventù diventando una luppolata di valore assoluto. Sempre restando in Brianza, ottima anche la Tripè di Lariano, tripla belga senza gli eccessi da dolcione.

Luci e ombre nei miei assaggi di Opperbacco: bene TriplIpa, un po’ anonima Eipiei, un po’ un dolcione la 10elode. Meglio, forse anche perché meno impegnative, le produzioni di Brewfist, senza tanti fronzoli ma assolutamente godibili. Promossa in particolare la Burocracy, ma buone sensazioni anche dalle altre produzioni. Ripasserò da entrambi a Milano.

Sono rimasto un po’ deluso, invece, dalla Castigamatt di Rurale, che però vince il primo premio nella sua categoria. Forse me l’aspettavo diversa, chissà. Ad ogni modo, le altre birre (Blackout e Terzo Miglio) si confermano su livelli altissimi. Resta la perplessità qualche dubbio, tornando al concorso, per una categoria-calderone che racchiude birre scure che vanno dalla Confine del Bidu (sei gradi, non starebbe meglio a far la gara con le altre stout o porter?) fino alle più impegnative Imperial Stout e Double IPA…

In conclusione: Pianeta Birra (questo il nome storico della fiera) è stato per tanti anni un colossale carrozzone della birra e del beverage che fa i grandi numeri, con tutti i più grandi nomi delle multinazionali del settore presi ad allestire stand faraonici con cui conquistare il favore di piccoli e grandi clienti. Negli ultimi anni, tutto questo è andato scomparendo, trasformando quella che era la fiera nazionale del settore birra in quello che è un lussuoso (a giudicare dal prezzo dell’ingresso) appuntamento destinato a replicare vagamente gli stilemi del Salone del Gusto, con un solo padiglione dedicato alla birra, e neanche per intero (un padiglione per intero, invece, era dedicato all’olio extravergine di oliva), con stand più disparati che arrivavano a includere il Consolato (o era l’Ambasciata? o la camera di Commercio? boh) della Namibia. Tutte queste riflessioni ho cercato di farle con amici appassionati e con qualche birraio, oltre che con Simone Monetti di Unionbirrai, che però invitava (giustamente) a guardare il bicchiere mezzo pieno del settore artigianale che rappresenta. Un po’ le stesse riflessioni le ha fatte con un post una persona ben più autorevole di me, che esprime un po’ lo stesso spaesamento. Insomma, solo il futuro saprà rispondere agli interrogativi sulle prossime edizioni di questa manifestazione.

(solito ringraziamento a Moreno e Simona per le foto dell’articolo)

Carrobiolo in Fermento, il programma completo

Category : Eventi, Festival

Reduce dall’IBF di Torino (che racconterò nei prossimi giorni), colgo l’occasione per segnalare un evento molto interessante in programma nei prossimi giorni e che avrà come protagonista il piccolo opificio brassicolo Carrobiolo fermentum, altrimenti nota come Birra del Carrobiolo, birrificio monastico situato nel centro di Monza.

Definito come “Un fine settimana dedicato ad una nuova visione della birra attraverso il cinema, l’arte, la letteratura e la cultura culinaria per promuovere il Progetto Biblioteca del Carrobiolo”, l’evento ha un programma ricco che comincerà il 25 novembre 2010 alle ore 20 con una gustosa anteprima, vale a dire una cena benefica (avvertenza: per tasche capienti e a numero chiuso) che avrà protagonista la cucina (in abbinamento, ovviamente, alle birre del Carrobiolo) dello chef Roberto Andreoni del ristorante Via del Borgo di Concorezzo (MB).

Venerdì 26 novembre 2010 si comincerà alle ore 20 con un aperitivo di birre artigianali brianzole non meglio specificate (anche se ci sembra di aver capito che saranno proposte produzioni di Menaresta e Hi.Bu., oltre che del Carrobiolo stesso) e la prima assoluta, alle 20,45 circa, del film documentario Beer Wars di Anat Baron, con Sam Calagione della Dogfish Head. Il film si propone di raccontare dello “scontro” in atto in America tra piccoli (o quasi: paragonati agli italiani sono praticamente tutti dei colossi) produttori e grande industria della birra. Introduce Lorenzo “Kuaska” Dabove, che avrà anche il compito di condurre la degustazione a fine visione: protagonista la O.G. 1111, nuovissima stagionale che verrà presentata in anteprima: trattasi di una Old Ale da 13 % che si propone di scaldarvi nelle fredde serate invernali.

Sabato 27 novembre 2010 dalle 14 alle 18 verranno mostrati in rotazione tre “corti” dedicati alla birra in varie accezioni. Il primo, Cinema a Tutta Birra, non ha bisogno di spiegazioni. Il secondo, Con la Birra in Corpo, è dedicato alla comunicazione pubblicitaria del “prodotto birra”. Il terzo, intitolato Bière Maigret, mostrerà Gino Cervi in un video-ralenty sul piacere di bere birra. I tre filmati sono realizzati da Fractalzoom. Alle 16.00 invece ci sarà la presentazione di due libri importanti sulla birra italiana con i rispettivi autori. I libri in questione sono la Guida alle Birre d’Italia 2011 (di cui abbiamo parlato diffusamente qui) di Luca “Giacu” Giaccone edita da Slow Food e Un’Altra Birra di Massimo Acanfora (Ed. Altreconomie), uno dei libri a mio avviso più interessanti sulla scena birraria italiana. Verranno inoltre aperte le due mostre, intitolate Pagine di Birra (esposizione libraria dedicata alla birra, curata da Monica Scirea) e Gusto di Brianza (su paesaggio, cultura e prodotti locali, a cura di Gusto Brianza Est). Le mostre proseguiranno fino a domenica.

Domenica 28 novembre 2010, in occasione del Mercatino del Biologico, è prevista la presentazione e l’assaggio di birre artigianali e di gelati alle birre del Carrobiolo. Chiusura alle 18.00 con Birra Bollente, vale a dire un brindisi con un Bier Brulé.

Tutti gli eventi si svolgeranno nella splendida cornice dell’antico convento dei Barnabiti sito in piazza Carrobiolo a Monza.

Informazioni e contatti al sito ufficiale.

Orobie Beer Festival – il mio report

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Category : Birra, Festival

L’Orobie Beer Festival 2010 è stato il primo dei due eventi estivi organizzati nel mese di luglio dalla sezione bergamasca di Mo.Bi., vale a dire la attivissima Compagnia del Luppolo.

Un evento molto atteso, sia per l’indubbia qualità dei birrifici già noti coinvolti che per la possibilità di poter conoscere le novità, sia in termini di birrifici che di nuove produzioni.

Ma andiamo per ordine. Sabato sono arrivato nel primissimo pomeriggio al The Dome, un locale che visto da fuori sembra un sogno di Fox Mulder dopo una abbondante peperonata, situato all’inizio della val Seriana in quel di Nembro (BG) e inaugurato poco meno di un anno fa da Michele Galati dell’Abbazia di Sherwood.

Giornata soleggiata e afosa, con gruppetti di appassionati che via via raggiungono il festival e fanno scorta di gettoni da degustazione. Il formato sembra un po’ replicare quello del Villaggio della Birra, con apertura limitata al sabato e alla domenica, ma che comincia già più o meno all’ora di pranzo (domenica) o subito dopo (sabato). La grossa differenza sta nell’offerta birraria, che in Toscana è dedicata soprattutto al Belgio, mentre qui è dedicata ai birrifici italiani, con la sola eccezione di un habitué degli eventi targati Michele Galati, vale a dire lo svizzero Jérôme Rebetez del BFM, che oltre a portare un paio di birre è presente nella giuria tecnica incaricata di decidere le produzioni migliori del festival. Come al Villaggio, l’apertura pomeridiana è amata soprattutto dagli appassionati, che nella tranquillità dell’assolato pomeriggio trovano l’habitat ideale per chiacchiere con i birrai o con amici e conoscenti che seguono con regolarità questi appuntamenti.

Decido di dedicare il sabato soprattutto alle scoperte e alle novità. Ma da cosa partire, con un’offerta così sterminata?  Da Extraomnes, vale a dire Luigi “Schigi” D’Amelio. Le birre presenti (in bottiglia) sono due, di chiara ispirazione belga, una blonde e una tripel. Assente la Saison, di cui pure qualcuno (ma non ricordo bene chi) mi aveva detto buone cose. Escludo, per temperatura e orario, la più corposa e mi dedico alla blonde. Una birra che mi ha colpito come poche tra quelle del festival, semplice, beverina e per niente banale, che già al primo sorso sembra un classico. Carine anche le etichette, semplici e di buon impatto visivo.

Di blonde in blonde, per il secondo assaggio faccio meno strada possibile, affidandomi allo stand confinante, vale a dire quello dei genovesi di Maltus Faber. La novità del festival è alla spina, e come il nome stesso suggerisce (Blonde Hop) è una versione della classica Blonde con dry hopping. Il risultato è notevolte, e risulterà una delle birre più apprezzate del festival.

Sempre nell’ottica di tenermi su birre leggere, raggiungo Maurizio Cancelli allo stand del birrificio Lodigiano. Maurizio è stato protagonista di diverse degustazioni e presentazioni alla Locanda del Monaco Felice a Suisio (BG), e in questi anni ci è capitato di assaggiare numerose produzioni nel suo peregrinare di birrificio in birrificio (BABB, Manerba, Lambrate, ora Lodigiano). La sua pils (anch’essa con dry hopping) non delude, anzi, e nel corso del pomeriggio avrò modo di chiacchierare con Maurizio di progetti per il futuro. Meno entusiasti i commenti dei conoscenti (non ho avuto modo di verificare) sulle altre due produzioni, in particolare la bitter pare non fosse troppo in forma.

E’ quindi il momento di raggiungere Valter Loverier, che sta dietro al banco e con passione e gentilezza spiega le sue birre. Che dire delle Loverbeer? Il mio primo assaggio di Madamin è stato circa una settimana prima del festival quando ho conosciuto Valter, e sono rimasto colpito, dopo le tante parole positive spese su di lui da amici e conoscenti che già avevano avuto modo di provare le sue produzioni. Nel weekend ho avuto modo di provare le altre due produzioni presenti e di riassaggiare la prima: la Beer-bera è vinosa e beverina, mentre la Papessa (l’unica delle tre servita alla spina) è una vera sorpresa, una imperial stout tutt’altro che scontata e moderatamente (per il genere) alcolica. Nella mia scala di gradimento, la Beer-Bera resta leggermente dietro alle altre due, ma sono tutte e tre produzioni entusiasmanti di un produttore originale che sta raccogliendo tutta la meritata attenzione.

Il resto del pomeriggio di sabato passa attraverso qualche scambio di battute con Paolo Polli (che promette scintille sulla guida Eurhop), la visione del partitone Germania-Argentina, un paio di assaggi di Zona Cesarini di Toccalmatto (purtroppo servita a temperatura eccessiva) e un giro da Enrico di Menaresta, per la nera Pan-negar (ottima come la ricordavo) e per bere una Verguenza ascoltando gli scambi di opinione tra Marco Valeriani (l’homebrewer che l’ha prodotta presso Menaresta) e Stefano Ricci.

Tra una birra e l’altra, ovviamente, c’è spazio anche per uno spuntino. Il numero di proposte è abbastanza limitato, la qualità buona, i prezzi onesti. Ottimi gli anelli di cipolla e il piattino di formaggio e salumi locali, buona anche la salamella, un po’ insapori invece i primi piatti.

La domenica invece scorre più tranquilla, quasi sonnacchiosa. Arriviamo appena in tempo per incrociare qualche amico presente fin dal pranzo, ma in generale c’è meno gente rispetto al giorno precedente. A differenza del giorno precedente, che ho dedicato soprattutto alle nuove produzioni, mi dedico a un giro di “ripassi” di produzioni note, magari non bevute ultimamente. Trovo la Wabi in forma strepitosa, e pur avendo buoni profumi e una discreta luppolatura in passato l’avevo trovata poco interessante. Saranno le 5 stelle appena ricevute da Slow Food, sarà la stagione propizia, ma non l’ho mai trovata così buona.

Tra una Groovin’ Hop (Toccalmatto) e un paio di produzioni toscane (BK di Olmaia e Contessa di Amiata, che in teoria sarebbe una IPA) trovo tempo e modo di fare il ripasso delle tre produzioni Bi.Du. presenti: SuperanAle, Black Mamba, Rodersch. La prima è una riscoperta e non la bevevo da almeno un anno e mezzo, per chi non la conoscesse è una specie di ArtigianAle con un’esagerazione di luppoli, la seconda la favolosa stout estiva di Beppe Vento, la terza invece ha reso popolare il genere kolsch tra i produttori artigianali italiani.

Ah, come accennavo sopra, c’era un concorso con giuria. I primi due posti sono andati a due produzioni gemelle di Maltus Faber (Blonde e BlondeHop, unica differenza nota il dry hopping sulla seconda), il terzo a un classicone di Menaresta (Bockstaele Dirk), quarta piazza sempre per Menaresta con la “birra ospite” Verguenza, quinto per la Madamin di Loverbeer. Una scelta (quella delle prime due) che mi lascia un po’ perplesso, perché se è vero che la birra è buona ed è giustamente piaciuta alla giuria, mi fa un po’ strano vedere due versioni della stessa produzione premiate insieme, e vedere al primo posto una delle poche birre in bottiglia di tutto il festival. Le altre posizioni non ci sono note, purtroppo, forse sarebbero servite a capire meglio la classifica finale.

Concludendo, il bilancio sulla prima edizione dell’Orobie Beer Festival è ampiamente positivo, e ci auguriamo che possa diventare un appuntamento fisso dell’estate birraria. Vi salutiamo con questa ultima foto…

(un ringraziamento a Moreno e Simona per le foto presenti sull’articolo e per gli scambi di idee e assaggi durante il festival)

Guida Alle Birre d’Italia 2011 – Slow Food

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Category : Birra, Varie

E’ uscita la Guida Alle Birre d’Italia 2011 di Slow Food, pubblicazione abbastanza attesa fosse anche solo per cancellare il triste ricordo dell’edizione precedente, un libro con ottime promesse (il primo a voler fotografare nei dettagli il crescente movimento birrario italiano) ma con numerose pecche. Doveva essere la nostra prima recensione, quella dell’edizione precedente, ma decidemmo di soprassedere, non sapendo bene da che parte affrontare quel curioso volumetto. Già la presenza di pagine pubblicitarie in un libro (specie in una guida) mi risulta strana, ma almeno era un po’ meno fuorviante dell’insertino di una nota multinazionale presente sulla Guida Alle Birre del Mondo del compianto Michael Jackson, edita anch’essa da Slow Food.

Tra le tante perle, ricordo la totale assenza del Mosto Dolce (storico brewpub di Prato con almeno un paio di produzioni di tutto rispetto) e la presenza di nomi improbabili come il brianzolo Novecento. Difetti prontamente corretti nella nuova edizione della guida, che si concede il lusso di giocare d’anticipo inserendo birrifici in via di apertura come Extraomnes (di Luigi “Schigi” D’Amelio, letteralmente atteso al varco da un bel po’ di gente con cui ha avuto vivaci confronti in rete) ed Endorama (dell’amico Simone Casiraghi).

La vecchia guida ci diceva che le birre alla spina non meritavano giudizio né, quindi, apprezzamento. Criterio un po’ surreale, anche perché ci sono stili birrari che in bottiglia perdono tanto, se non tutto. Inoltre, ci sembrava un modo un po’ pigro e snob di liquidare i brewpub e le loro produzioni: difetto non ancora superato. Il giudizio sulle bottiglie invece vedeva un profluvio di capolavori da quattro e cinque stelle, e anche i grandi nomi dell’industria (trattati a parte nel finale) non avevano grosse difficoltà a raggiungere le due-tre stelle.

Questo, in passato. Guardiamo avanti, guardiamo al futuro, affidandoci alle stelle, appunto. Sembra esserci stata una discreta revisione in basso, con un generale abbassamento del voto che ha colpito quasi tutti.

Sul web, si è partiti dall’anteprima dell’ottimo Andrea Turco (che ha curato la parte dedicata alla birra in rete, e che ci ha segnalato: grazie) che anticipa la lista delle birre-capolavoro, quelle birre talmente buone da meritare il massimo punteggio possibile. Lista che ha destato polemiche fin dai primi commenti, con diversi lettori che contestavano l’una o l’altra birra, o facevano ironia sulle (legittime) perplessità di Paolo Polli. Ve la copiamo pari pari, per chi non avesse ancora avuto occasione di poterla apprezzare:

Chocarrubica – Grado Plato
Draco – Montegioco
Elixir – Baladin
Erika – Baladin
Filo Forte Oro – Birra Pasturana
Frakè – San Paolo
Ipè – San Paolo
Isaac – Baladin
Mama Kriek – Baladin
Martina – Pausa Cafè
Mummia – Montegioco
Nora – Baladin
Panada – Troll
Quarta Runa – Montegioco
Sticher – Grado Plato
Strada San Felice – Grado Plato
Tibir – Montegioco
Tosta – Pausa Cafè
Tosta Cuvée Acida – Pausa Cafè
Xyauyù – Baladin
Amber Shock – Birrificio Italiano
ArtigianAle – BI-DU
Ghisa – Lambrate
Nubia – Orso Verde
Porpora – Lambrate
Rodersch – BI-DU
Scires – Birrificio Italiano
Tipopils – Birrificio Italiano
Wabi – Orso Verde
Admiral – 32 Via dei Birrai
Extra Brune – Maltus Faber
Triple – Maltus Faber
BIA Golden Ale – Ducato
Divinatale – Torrechiara
Panil Enhanced Final – Torrechiara
Re Hop – Toccalmatto
Skizoid – Toccalmatto
Via Emilia – Ducato
Winterlude – Ducato
Contessa – Amiata
La 9 – L’Olmaia
Duchessa – Birra del Borgo
Enkyr – Birra del Borgo
Genziana – Birra del Borgo
Re Ale – Birra del Borgo
Reale Extra – Birra del Borgo
Re Porter – Birra del Borgo
Bianca Piperita – Opperbacco
Blanche du Valerie – Almond ‘22
10 e Lode – Opperbacco
Maxima – Almond ‘22
Noscia – Maltovivo
BB10 – Barley
BB Evò – Barley
Toccadibò – Barley

Questi dunque i capolavori dell’arte birraria italiana, curiosamente concentrati in pochissime regioni di produzione, tanto che uno potrebbe pensare che l’autore si sia lasciato un po’ trasportare dall’entusiasmo, o, come temiamo, dalle simpatie.

Altrove, invece, il neo-mastro birraio Schigi (vedi sopra) in veste di maestrina dalla penna rossa offre le sue cinque stelle e tira la riga su alcune produzioni e ne aggiunge altre, riuscendo nell’impresa quasi impossibile di aumentare le Baladin in lista, che assieme a Birra del Borgo occupano mezza lista delle eccellenze. Intendiamoci: a me, le birre del Borgo piacciono, specie alla spina. Della Genziana, provata in bottiglia un paio di volte, mi ha colpito la totale assenza dell’aromatizzazione promessa. Ma ammetto che un paio di assaggi non sono sufficienti a giudicare la complessità di una birra, e magari mi è capitata la bottiglia sfortunata. Lo stesso riesame me lo riservo per la collaborazione di lusso (con Sam Calagione della Dogfish Head) My Antonia, che almeno ha il pregio di spaccare gli appassionati tra chi la adora e chi no.

Da parte nostra, quello che notiamo è un grosso livellamento: una volta deciso che un birrificio fa roba buona, si sprecano le quattro stelle, con punte di cinque per le eccellenze e con un bel tre per le birre che a chi ha curato la guida non sono piaciute. Raramente (mai?) un birrificio “cinque stelle” si prende le due stelle per una produzione sballata, piuttosto si fa finta di nulla e si mette solo la schedina in breve senza valutazione, forse per non sporcare la scheda di qualche produttore più o meno intoccabile. A sentire i curatori, ogni birra valutata è stata assaggiata almeno tre volte. Io ho forti dubbi, specie per qualche “produzione speciale” che si è rivelata di difficile reperibilità pure nelle zone di produzione (un nome su tutti, per chi come me abita in Lombardia, può essere quello della Birra Madre di Menaresta, un frullato di lieviti impazziti di difficile valutazione: tre stelle).

A proposito di birre tre stelle: la mia più grande perplessità è proprio sulla presenza di moltissime birre liquidate con una breve scheda che riprende quasi calligraficamente la scheda del produttore e vengono liquidate con un giudizio medio senza troppi approfondimenti. Alcuni birrifici hanno una fila di stelle praticamente uguali per ogni birra prodotta, con una variabilità quasi assente. La sensazione è che le birre non siano state provate con la dovuta attenzione, perché la maggior parte dei birrifici ha un paio di prodotti di punta e un prodotto o due ai limiti della potabilità. Qui invece tutto è livellato sulla norma, come se al birrificio fosse stato assegnato un determinato punteggio e in base ad esso poi si fanno gli aggiustamenti del caso. Non si sa quindi se sarebbe utile pensare a un nuovo sistema di valutazione o se cancellare il sistema di stelle in tutto e per tutto.

Inoltre, quando leggo una guida birraria mi piace una certa personalità nelle scelte e anche nelle schede. Certo, c’è il rischio di sbagliare, di dire qualche fesseria, ma almeno si giustifica in qualche modo il proprio lavoro, o almeno si fa vedere che c’è un lavoro dietro. Fare il verso alla scheda del produttore, per quanto dettagliata possa essere, mi fa chiedere cosa una guida del genere aggiunga rispetto alla semplice lettura delle etichette, comodamente possibile sia nel proprio pub-beer shop di fiducia che, ancora più facilmente, sulle pagine web dei produttori stessi.

15 (quindici) euro sono tanti, per un libro con le inserzioni pubblicitarie. Inserzioni di prestigio, da un noto distributore di birra alla maggiore banca italiana, passando per il marchio più noto di caffè del Belpaese e il consorzio di una nota specialità casearia. Gente con i soldi, insomma, mica parliamo di una paginetta di qualche oscura associazione locale di appassionati.

Le cose più carine sono la breve scheda introduttiva al birrificio e la tabellina che in pochi simboli riassume le birre. Velo pietoso sulla chiocciolona Slow Food.

Giudizio finale? Compratelo se vi serve una sorta di elenco del telefono della birra italiana, con due linee guida su quello che va assolutamente evitato (birre da 1-2 stelle) e quello che andrebbe provato almeno una volta (birre dalle 3 stelle in su). A proposito, tra le birre da due stelle ci sono la Grigna, pils del Lariano, e la Dreher, che “colpisce per facilità di beva” (sic). Prosit?

Report: Italia Beer Festival Milano 2010

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Category : Festival, Fiere

Anche quest’anno si è svolto l’ormai tradizionale festival milanese della birra organizzato dalla Associazione Degustatori Birra di Paolo Polli. Il luogo era lo stesso della passata edizione (il Palalido di piazza Stuparich, facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici o in automobile), il biglietto di ingresso non troppo caro, specie sottoscrivendo il miniabbonamento per i più giorni o entrando dal pomeriggio (o dall’aperitivo nel caso del venerdì).

Avendo presenziato a tutte le edizioni passate (comprese le prime svoltesi presso fiera Milanocity con il vecchio nome di Salone della Birra Artigianale e di Qualità), attendevamo con una certa trepidazione la manifestazione, un po’ per rivedere “le solite facce” da fiera della birra (noi compresi), un po’ per saggiare lo stato di salute della scena microbirraria italiana.

Da parte mia, dopo anni passati a cantare le lodi di produttori ormai storici come Bi.Du., Ducato e Orso Verde, o di altri giovani ma già affermati come Toccalmatto, c’era soprattutto voglia di assaggiare i prodotti un po’ meno noti o di difficile reperibilità.

Venerdì arrivo con amici nel tardo pomeriggio. E’ ancora tutto molto tranquillo, si incontrato vecchi amici, si parla e beve in tranquillità. Parto con una Re Hop di Toccalmatto mentre ancora mi sto guardando intorno, cercando qualcosa che solletichi la mia curiosità. Sorseggiando e chiacchierando arrivo così allo stand del birrificio Henquet di Ovada (AL), che mi colpisce per diversi motivi: la presenza dell’intero assortimento alla spina, e il fatto che tutte le birre fossero di stili tipicamente tedeschi. Fatto non nuovo in sè nel panorama artigianale italiano, ma la professionalità e la passione lo facevano spiccare rispetto ai tanti produttori stile “facciamo una bionda, una weiss e una doppio malto”. Ottima anche la scelta di far provare un sorsetto delle birre prima della conferma. Tra venerdì e domenica ho avuto modo di provare la Pils, la Munchner Helles e la Schwarz, e tutte e tre mi sono sembrati prodotti di ottimo livello.

Per scoprire un birrificio interessante un ottimo sistema è guardare dove vanno i mastri birrai stessi quando non sono al loro stand. E’ stato così (seguendo le tracce di Beppe Vento del Bi.Du e di Cesare Gualdoni dell’Orso Verde) che venerdì ho scoperto la favolosa Calypso del birrificio Valcavallina, una delle poche birre a cui ho dedicato il “ripasso” durante la visita domenicale, oltre che la mia personale preferenza come birra preferita del festival. A proposito: delle tre birre premiate in fiera l’unica che ho assaggiato è la vincitrice, l’ottima Winterlude del Ducato.

Note positive anche dal birrificio Rurale, di cui avevo conosciuto uno dei mastri birrai in occasione della giornata sulle bitter al birrificio Italiano di Lurago Marinone. Davvero ottime Milady (bitter) e Terzo Miglio (APA fresca vincitrice del primo premio di Unionbirrai), mentre non ho provato la blanche.

Gli amici del birrificio brianzolo Menaresta hanno portato tutte le produzioni regolari, con la curiosità di provare la ottima San Dalmazzo sia con la spinatura classica che a pompa. L’inedita soluzione (almeno per la San Dalmazzo) ha portato a risultati davvero sorprendenti.

Un po’ così così la Due Colpi del birrificio Bauscia, annunciata dal mastro birraio come “troppo giovane”. In effetti pur piacevole non lascia traccia e rimane un po’ anonima al palato: mi riprometto di riassaggiarla tra qualche settimana a piena maturazione. In formissima invece la 30, birra meravigliosamente fresca e piacevole che qualche mese fa avevo avuto modo di provare in bottiglia. Alla spina, come immaginabile, guadagna in freschezza e aromaticità, mentre la beverinità è assicurata dal corpo leggerissimo e dalla speziatura gradevole e bilanciatissima. Salvia, luppolo Nelson Sauvin, lichees e tanta freschezza, si candida a essere la “birra dell’estate”. Nota di colore aggiunta, la presenza venerdì sera dell’attore hard Franco Trentalance per la promozione della suddetta, definita dall’abile marketing “birra afrodisiaca”.

Una tradizione che si rinnova è quella dell’uso del randall con fiori di luppolo: non ricordo se l’avevo scoperto in passato applicato alla Backdoor Bitter dell’Orso Verde o alla Artigianale del Bi.Du., dato che le ho scoperte insieme e sono tra le mie artigianali italiane preferite. Quest’anno, comunque, toccava alla Artigianale e non ce la siamo fatta sfuggire:

Positiva la scelta di liberare lo spazio centrale precedentemente occupato dagli stand per inserire dei tavoloni certo più adatti alle pause dei seggiolini in plastica del palazzetto, giudizio sospeso invece sul sistema per la lavatura dei bicchieri. Rispetto agli anni scorsi non sembrava dare problemi di affidabilità, ma un solo lavatore è forse un po’ pochino per una manifestazione del genere. Una soluzione gettonatissima è stata quella di sciacquarli nei bagni, mentre qualche birrificio più lungimirante aveva lasciato una linea di spina per il risciacquo dei bicchieri. Buona anche la scelta di abbandonare l’improbabile grigliata latinoamericana dello scorso anno per affidarsi ai collaudati panini made in BQ.

Concludendo, insomma, l‘Italia Beer Festival si conferma come un appuntamento imperdibile per appassionati e curiosi, organizzato con efficienza e con la presenza di alcuni tra i birrifici più interessanti del panorama nazionale. Cercheremo di esserci anche la prossima edizione.

Birra Nostra 2010 – Padova

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Category : Fiere

Quest’anno Birra Nostra cambia location, scegliendo i padiglioni fieristici di Padova. Ad aspettarci un ampio spazio ben organizzato con una trentina di stand di birrifici, tra cui anche alcuni stranieri sotto l’ala di Interbrau.I prezzi sono buoni: tappo rosso da 1,50 € per la spina e tappo verde da 2€ per la degustazione da bottiglia, nessuna indicazione sulla quantità, che è stata lasciata a discrezione di ciascun birrificio (a parte qualche caso le mescite sono state generose, bicchiere pieno e bel cappello di schiuma).

Su prenotazione (15€)si partecipa ai laboratori di degustazione guidati da Kuaska (Lorenzo Dabove). Noi abbiamo assistito a quello di domenica pomeriggio, a cui hanno preso parte anche i rappresentanti dei birrifici delle selezionate per l’incontro, che hanno affiancato Kuaska durante ciascuna presentazione. Si inizia con la Bianca di Brùton, per cui ha parlato Andrea Riccio, una blanche ancora in evoluzione, che utilizza arance curaçao e una parte di farro, che dà alla birra un chè di nocciola. La seconda è una hefe-weizen bavarese, una Ruppaner scovata da E’tis e per ora la più buona hefe-weizen che io abbia mai assaggiato, dai fortissimi sentori di banana e dai gustosi lieviti. Terzo assaggio è riservato al Birrificio del Ducato, con la sua New Morning (piacevole ritrovarla), ottima saison con la sua misteriosa miscela di 8 spezie e il forte sentore di camomilla. A seguire una merzen per niente teutonica, presentata dal campano birrificio Saint John’s, buon caramello, schiuma e colore, anche se ammetto di essere ignorante nel genere. Penultimo assaggio è la Felina di Menaresta, che ancora non riesco ad apprezzare, forse un po’ anche per la sua aggiunta di cannella alla ricetta. Infine, ultima degustazione è riservata alla Haka di La Gastaldia. Per questa birra è stato utilizzato un luppolo neozelandese, il Nelson Sauvin, che ci regala una birra a mio modesto parere sorprendente, una ipa con ibu 30/40 e con una assoluto sentore di ribes nero.
Direi alla fine un laboratorio ben riuscito, anche se mi aspettavo qualcosa di un po’ più tecnico e definito, in sintesi è stata una chiacchierata sulla birra, la possibilità di sentir parlare i birrai delle loro creature e il piacevole ascolto di storia e aneddoti sugli stili birrai.

A zonzo tra gli stand, difficile scegliere cosa assaggiare, quasi tutte le birre sono alla spina e diventa difficile trovare qualcosa da consumare utilizzando il tappo per la degustazione da bottiglia.

Se proprio bisogna scegliere, meglio buttarsi su chi probabilmente non si incontrerà in altre manifestazioni, così noi abbiamo optato per un’interessante chiacchierata con Vito del birrificio Svevo (Bari). Con lui abbiamo assaggiato e discusso delle due spine di Germana e Barbarossa, per finire con la barley wine Stupor Mundi e la sour ale barriquè Claudette. Iniziamo con la Barbarossa spinata a pompa, di un ambrato intenso e con una schiuma davvero persistente che mi ha accompagnato fino all’ultimo sorso. I promessi sentori di malto, caramello e frutti rossi arrivano chiari al naso, successivamente ci arriva conferma da parte del birraio dell’utilizzo di luppolo Cascade. La barley wine convince poco, con una leggera nota acidula, il tutto forse si spiega con la giovinezza della bottiglia, di soli 4 mesi, così da classificare l’assaggio come una promessa di barley wine, su cui si potrebbe anche scommettere. Chicca finale, per chi apprezza lo stile geuze, è la Claudette, che ci viene proposta sul finale, quasi una volta conquistata la fiducia del birraio, che non vuole mandar sprecato quel prodotto che fa solo in piccolissime quantità.  Un sour ale barricato frutto di una miscela di una parte a fermentazione spontanea invecchiata 15 mesi  e una  di 4 mesi che danno un prodotto molto bevibile e morbido, con sentori legnosi particolarmente piacevoli (ringrazio Davide per averla assaggiata).

Fra gli altri assaggi passiamo da SorA’laMA’, che propone praticamente tutte le sue birre alla spina. Assaggiamo la Gulp!, una birra leggera da poco più di 4% a base di mele, colore chiaro, schiuma poco persistente, ricorda il sidro e buono è il profumo delle mele, anche se non convince del tutto ha un’ottima bevibilità bilanciata tra un leggero acidulo e un dolce delicato. Altra sosta è allo stand della statunitense Sierra Nevada (Interbrau naturalmente), da cui prendiamo alla spina una Pale Ale e una Harvest. Ben ritrovata la Pale Ale, novità per noi è la Harvest, una ipa fatta con luppoli freschi che regalano all’olfatto tutti i loro aromi.
Come da copione, alcune considerazioni finali sull’evento. Anzitutto buona la scelta degli spazi, con stand ben individuabili, corridoi spaziosi e posti a sedere per una sosta mentre si sorseggia la propria birra. Buona anche la ristorazione, non eccelsa, ma che ha almeno provato a non essere banale proponendo anche piatti come la tagliata di manzo, pollo e porchetta. I prezzi giusti, possibilità di acquistare bottiglie a reale prezzo fiera. Buoni anche i laboratori, per i quali abbiamo molto apprezzato la scelta delle birre e che, per la modalità di conduzione, sembrano azzeccati per introdurre e, perché no, affascinare chi ancora si sente un po’ profano di questo mondo.
Buona anche la rappresentanza italiana, da nord a sud, mancava solo una rappresentanza delle isole; si sarebbe potuto chiamare tranquillamente IBF, ma in sincerità crediamo che sia stata una buona scelta anche quella di differenziare la manifestazione con un nome nuovo. Insomma, niente a che vedere con la versione di Rovigo, si può sempre migliorare :-).

Ultimo appunto sulla stampa generalista. Se cercate qualche articolo su Birra Nostra, ecco che spuntano articoletti in cui vengono citati solo alcuni birrifici trevigiani (il solito localismo), non citando nemmeno alcuni dei nomi più importanti del panorama birraio artigianale italiano che pure erano presenti, ma piuttosto scegliendo di citare la Mary Jo giusto per fare la notizia di colore su una birra fatta con la “scandalosa” cannabis. Benvengano quindi tutte le manifestazioni sulla birra di qualità, c’è ancora tanto lavoro da fare… 🙂

Ancora eventi: febbraio/marzo!

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Category : Fiere, Rassegne

Per chi fosse distratto e non consultasse il calendario qui a fianco 🙂

Riepiloghiamo qui gli eventi di febbraio che ancora non avevamo segnalato e i nuovi appuntamenti per marzo.

Public House 27 – Firenze (febbraio/marzo/aprile)
Serie di incontri domenicali con i birrai di L’Olmaia, Mostodolce, Brùton, Birrificio del Ducato e Birra del Borgo. Il tutto organizzato da Public House 27, FermentoBirra e Studio Umami.

Il calendario in breve prevede:
– 7 febbraio: L’Olmaia
– 21 febbraio: Mostodolce
– 7 marzo: Brùton
– 21 marzo: Birrificio del Ducato
– 4 aprile: Birra del Borgo

Inoltre le birre di ciascun birrificio saranno disponibili presso il locale per circa due settimane dalla data dell’incontro.

RistorExpo/Birre e dintorni – LarioFiere/Erba (CO) (14-17 febbraio)

Ristorexpo, salone dedicato alle attrezzature, prodotti e servizi per la ristorazione professionale, vedrà quest’anno uno spazio dedicato al mondo della birra artigianale italiana, o piuttosto regionale.
La manifestazione prevede degustazioni guidate gratuite e la partecipazione diretta dei birrifici Bi-Du, Birrificio Italiano, Doppio Malto, Lariano, Menaresta e Orso Verde.

Segnaliamo, inoltre, che alla manifestazione sarà presente anche uno stand della Locanda del Monaco Felice (pad.A), che porterà in degustazione 20 spine di birra artigianale (di cui 5 a pompa) di birrifici italiani ed esteri tra cui Kerkom, Spezial, Jever, Radeberger, Ducato, Theresianer, Brew Dog e Ridgeway.

L’ingresso è gratuito per gli operatori del settore muniti di invito, mentre il prezzo di ingresso al pubblico “non professionale” è di 7€.

Italia Beer Festival – Milano (5-7 marzo)

Rinnovato l’appuntamento con l’Italia Beer Festival a Milano. Per questa quinta edizione, Associazione Degustatori Birra prevede la partecipazione di ben 31 birrifici, alcuni eventi tra lunedì e giovedì prima della manifestazione presso alcuni locali della città, musica dal vivo e stand gastronomici.
I prezzi dell’ingresso alla fiera:
8 Euro comprensivo di bicchiere e porta bicchiere;
Prezzo ridotto (6 euro) per chi entra il venerdi’ prima delle 19, il sabato prima delle 17 e la domenica prima delle 15;
Ingresso e consumazioni gratuite il lunedi’ per i soli operatori previa presentazione visura camerale.

L’appuntamento è al Palalido (piazza Carlo Stuparich), noi di Pintaperfetta non mancheremo sicuramente!

Un tram che si chiama desiderio…di birra! – Milano (20 marzo)

Occasione insolita per degustare birra artigianale facendovi scorrazzare in giro per le strade di Milano in tram, in compagnia di ottimi mastri birrai.

L’evento è organizzato da Bomb’s Guide e prevede la partecipazione dei birrifici Bi-Du, Orso Verde, Lambrate, Olmaia e Montegioco, ciascuno con il proprio birraio.

Prenotazione ovviamente obbligatoria.

Costo 32€, che comprendono passaggio tram, birra a volontà e buffet.

Compagnia del Luppolo – Legnano (MI)

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Category : Birra, Locali

La mia visita alla Compagnia del Luppolo ruota sostanzialmente attorno al caso. Ci passai davanti qualche mese fa’, il nome luppoloso mi fece fermare a pensare se entrare o meno e, ahimè, non ebbi abbastanza tempo e fiuto. Per fortuna, grazie al dio del malto i beoni sono persone illuminate, e una visita casuale in un newsgroup mi ha ricondotto sulla scena di quel grande errore, con mia somma gioia.

Comunque sia, nonostante tutto ci sono arrivato, quindi partiamo con la « recensione » vera e propria. La Compagnia del Luppolo, situata a Legnano nella provincia milanese, gestita con passione, competenza (ma anche schietta modestia) da Gabriele Nigro, nasce nella sua forma attuale da un vero e proprio azzardo.

L’azzardo di cui parlo è quello di prendere un locale decennale, di tipo standard (anche se con qualche birra belga in lista) e convertirlo al servizio esclusivo di birre artigianali italiane. Gabriele ha descritto questo passaggio in modo semplice, dettato da quello che si può definire come un vero e proprio colpo di fulmine, nato da assaggi di non molto tempo fa’. Così oggi, alla Compagnia del Luppolo, è possibile trovare 5 diverse spine di birra artigianale italiana e una carta di bottiglie esclusivamente da 75cc, scelte tra le più interessanti produzioni nostrane.

Elencare le spine è praticamente inutile in quanto lo stesso Gabriele mi ha confermato la costante rotazione delle spine in grado di regalare sorprese sempre nuove a ogni visita. Giusto per dovere di cronaca al mio passaggio ho trovato alla spina due birre del birrificio del Ducato (BIA Ipa e BIA porter), la Sibilla di Toccalmatto, la S.Dalmazzo di Menaresta e una blanche di cui sinceramente non ricordo il nome.I prezzi sono corretti, 5 euro per la media, 3 per la piccola mentre il prezzo delle bottiglie è in linea con quelli dei beer-shop o di una enoteca ben fornita.

Raccontando qualche birra, ho degustato la BIA Ipa del ducato, birra molto equilibrata, fruttata e pulita al naso con i luppoli ben in evidenza e un finale amaro non invadente. Dell’assaggio della BIA porter ricordo la tostatura ben marcata, una bella schiuma persistente e il caffè a dominare i sapori. Il passaggio successivo è stato probabilmente il più deludente della serata, una Krampus 2008 (sempre del ducato), edizione speciale e a mio avviso troppo sperimentale e poco riuscita. Il profumo chiaramente rimanda alle birre acide di orgine belga mentre al palato si ferma a un ibrido poco convincente. Sapore lievemente acido e piuttosto inconsistente. Rimandata.

Infine per concludere bene la serata ci siamo concessi una bottiglia di Noel de Sanglier dell’ottimo Toccalmatto. Birra tipicamente natalizia, con un bel corpo carico, profumi dolci e bilanciata in bocca da una nota amara in grado di pulire piacevolmente il palato.

Lasciandomi alle spalle gli assaggi, qualche ultimo commento sulla Compagnia del Luppolo. Il primo pensiero che mi passa per la testa riguarda proprio l’accoglienza riservata, molto cordiale e sostenuta da un personale all’altezza della situazione.

Poco sopra ho paragonato la Compagnia del Luppolo (che non abbrevierò mai in CdL o CL … ) a una scommessa, e considerata la quantità di visitatori presenti posso concludere che sia una puntata potenzialmente vincente. Le difficoltà indubbiamente ci sono e ci saranno, sia per i costi dovuti all’esagerazione dei birrai nostrani, sia per convincere il pubblico della “Becks migliore birra del mondo” (cit.) ad aprirsi a prodotti completamente diversi dalla piattezza industriale. La rotazione delle spine, quasi eccessiva visto che cambiano di giorno in giorno, aiuterà a mio avviso a creare un buon gruppo di affezionati sempre pronti alla nuova esperienza. Il tentativo di creare uno zoccolo duro di “pasdaran della birra”, prevede inoltre una serie di eventi tra cui un corso di degustazione in collaborazione con Unionbirrai e una serie di visite mensili guidate ai birrifici più promettenti (il prossimo 29 Novembre al Maltus Faber).

Insomma, c’è carne al fuoco in abbondanza, non resta che mettersi in fila con l’adeguata sete, difficilmente si resterà delusi.

ps, si ringrazia Gabriele per le fotografie e Antonella per i suggerimenti nella scrittura dell’articolo… grazie.. 🙂

Italia Beer Festival a Bologna

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Category : Eventi, Notizie in breve

Si svolgerà tra poche settimane (nel weekend dall’11 al 13 dicembre 2009) il debutto nella città emiliana dell’Italia Beer Festival, la rassegna itinerante (di cui abbiamo già trattato le tappe romana e milanese) di birra artigianale italiana.

L’elenco espositori a oggi non è lunghissimo ma prevede alcuni birrifici che teniamo in alta considerazione (Orso Verde, Toccalmatto), diversi nomi “locali” (White Dog, Statale 9) e la “rivelazione” Croce di Malto, freschi vincitori della medaglia di platino al prestigioso World Beer Festival di Strasburgo.

Noi ci saremo, o almeno ci saranno alcuni di noi, a testimoniare la manifestazione con foto, commenti, impressioni.

Già che siamo in tema di anticipazioni, anche se non è ancora stato diffuso – o non ci è pervenuto – il programma ufficiale, cogliamo l’occasione per segnalare la festa “di piazza” organizzata a Suisio per il 27-29 novembre 2009 dalla Locanda del Monaco Felice in collaborazione con Unionbirrai. Saranno presenti Marco Giannasso di Unionbirrai e diversi birrifici artigianali italiani che sulla piazzetta antistante la Locanda serviranno le loro birre. L’evento si preannuncia interessante, e dovrebbero essere presenti – a quanto ne sappiamo – Birrificio di Lambrate, Bi.Du., Orso Verde, Toccalmatto, e ci sembra di ricordare anche Menaresta e Birrificio Italiano. Saremo più precisi in seguito. Ovviamente saremo anche lì, e in gran forze.