Pony Bar – New York City [NY, USA]

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Category : Locali

Dietro suggerimento di Mattia, pochi giorni fa sono andato in un locale un po’ fuori dai miei giri abituali: il Pony Bar a Hell’s Kitchen. Ora, Hell’s Kitchen, sebbene sia piena di ristoranti, non è esattamente il primo quartiere di Manhattan che consiglierei per la vita notturna. Però il Pony Bar ha una buona reputazione, per cui decido di andarci per aperitivo e cena. Fortunatamente è vicino (2 blocchi) alla fermata sulla 42esima della metropolitana, linea blu A-C-E.

E’ bene mettere subito in chiaro che al Pony Bar si beve solo birra americana, e possibilmente alla spina. Sull’insegna del locale trionfa una scritta che recita “All American Craft Beer”, e non vengono fatte eccezioni. In bottiglia si trovano solo Bud e Bud Light; tutto il resto è rigorosamente alla spina oppure on cask: per la precisione, 20 spine diverse e 2 birre on cask. Il sito ufficiale fornisce la lista in tempo reale.

Il menu è ben fatto: su due grosse lavagne vengono segnalate le birre disponibili, con produttore, nome, e grado alcoolico. Un menu cartaceo fornisce qualche dettaglio in più, con una breve descrizione della birra. Tuttavia il menu stampato rischia di essere poco aggiornato già a metà serata, perché a quanto pare qua le spine girano ad un ritmo serrato. Nelle poco più di due ore che sono stato nel bar, ne ho viste cambiare 3. Curiosa la cerimonia: uno dei baristi suona un paio di volte un grosso campanaccio, i presenti nel locale urlano “New beer!”, e una riga della lavagna viene sostituita da una nuova.

Le birre sono molto variegate. Ci sono certamente ale di vario tipo (pale ale, ale belga, IPA, double IPA e compagnia bella), porter, stout. Ho notato con piacere che ci sono poche white beer, che non sono le mie preferite. Ma data la velocità di rotazione, quello che trovate dipende molto dal momento. La provenienza delle birre è anch’essa varia: principalmente gli stati attorno a New York, ma ho visto birre da tutti gli Stati Uniti.

La mia scelta è caduta per prima cosa su una Otter Creek Stovepipe Porter durante l’aperitivo. Una discreta porter, molto tradizionale: colore nerissimo, malti tostati come se piovesse, ma con in più una buona dose di luppoli. Il gusto è quello tipico dato dal malto tostato (caffè, cioccolato), ma l’amaro luppolato finale è una piacevole sorpresa.

Sono passato in seguito alla nuovissima Brooklyn Main Engine Start, che era appena stata messa alla spina, ed è una novità assoluta della Brooklyn Brewery. La birra è stata creata per celebrare l’espansione del birrificio: locali di fermentazione più grandi, installazione di altro materiale che permetterà di aumentare la produzione. La Main Engine Start è giustamente la prima birra uscita dai nuovi locali e dal nuovo materiale. Trattasi di una belgian ale in stile d’abbazia, con malti inglesi, belga e americani, luppoli principalmente europei, e lievito belga. L’ho trovata piuttosto simile alla Matilda della Goose Island: è una discreta ale, non certo buona come, ad esempio, una Rulles Estivale, ma tutto sommato ben riuscita. Si sente un po’ troppo l’alcool, a mio parere.

Per concludere, ho preso una sorprendente Long Trail Brewmaster Reserve Imperial Porter. Una porter piuttosto dolce fin dall’aroma, molto scura, poco carbonata, ma con un bel carattere. A farla da padrone è ovviamente il malto tostato, e anche qui si sente bene il luppolo. Più dolce di altre porter, ma non al livello di diventare stucchevole. Il grado alcoolico è elevato ma ben nascosto. L’ho bevuta con molta facilità, e mi ha lasciato con un’ottima impressione.

Ultime osservazioni sul locale. Lo staff è molto cordiale, disponibile e con una buona conoscenza delle birra in generale, e ancora di più delle birre che servono (quando hanno avuto modo di assaggiarle, ovviamente). Non si fanno problemi a dare dei micro-assaggi gratuiti per aiutare nella scelta. Il prezzo delle pinte è fenomenale: 5 dollari prezzo fisso. Veramente ottimo per essere a Manhattan, vista la qualità dell’offerta. C’è anche da mangiare, per chi lo desidera: alcuni paninazzi e taglieri, dal prezzo ragionevole (sugli 8-9 dollari) ma non eccezionali. Sicuramene nei dintorni si trova di meglio, per quanto riguarda il cibo. Per finire, moltissimi gli eventi birrai proposti, quasi uno a settimana: in genere si tratta di serate speciali dedicate ad un birrificio in particolare, con la maggior parte delle spine dedicate a quel birrificio e la partecipazione speciale del mastro birraio. Date un’occhiata al sito ufficiale per più informazioni sul calendario degli eventi.

Tutto sommato, sono rimasto piacevolmente colpito dal Pony Bar. Il numero delle birre presenti non è elevatissimo, ma sono tutte di qualità, e molto varie. Il prezzo è ottimo, e infatti il locale sembra piuttosto frequentato anche ad orari non di punta. Per chi vuole bere birre americane alla spina, un piccolo gioiello a 3 blocchi da Times Square.

Giacomo

(curiosità inutili: il capo della Chiesa di Satana abita ad Hell’s Kitchen)

Rattle n Hum – New York City (NY), USA

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Mentre dal lato europeo dell’oceano è periodo di vacanze, da questo lato dell’oceano le vacanze non sanno nemmeno cosa vogliano dire. Niente vacanze vuol dire lavoro; ma come al solito, se vado da qualche parte,  che sia in vacanza o no, mi sento moralmente obbligato a cercare qualche locale nuovo. Per cui, rieccomi qui a darvi qualche dritta sui pub sbevazzoni di lusso della grande mela.

Situato all’inizio della 33rd Street East (chi conosce un po’ la topologia di Manhattan dovrebbe aver presente la zona: è a circa un blocco di distanza dall’Empire State Building, e molto vicino anche a Penn Station), Rattle n Hum si colloca in una zona piuttosto chic: difficile trovare qualcosa a basso costo, da queste parti. Però è uno dei locali di NYC con più alto punteggio su Ratebeer, per cui non mi faccio intimidire e decido di andare a dare un’occhiata. Costi quel che costi (in tutti i sensi).

Prima impressione: l’ambiente. Classico pub in legno, molto pulito e scintillante, schermi televisivi giganti un po’ ovunque, poster e lavagne che segnalano quali eventi sportivi verrano trasmessi in diretta. Pieno stile americano da pub “sportivo”, non il mio preferito. Passa qualche secondo, e purtroppo faccio caso alla musica. Brivido, terrore, raccapriccio: country e bluegrass, intervallati da blues vecchio stile, di quello brutto. Non esattamente quello che vorrei trovarmi ad affrontare. Ok, mi siedo lo stesso.

Appena vista la lista delle birre mi tiro su di morale, perché è di tutto rispetto (per usare un eufemismo). Conto ben 38 spine differenti, più 2 on cask. Come se non bastasse, il menu delle birre è organizzato alla perfezione : diviso per stile – circa 18 stili diversi sul menu che ho sotto mano -, e per ogni birra sono indicati la dimensione del bicchiere in cui viene servita, il voto su Beer Advocate, la gradazione alcoolica, lo stato di provenienza, e il prezzo. Da notare che quando dico “stato” intendo “negli USA”: eh si, perché una delle particolarità di questo locale è che serve quasi solamente birre artigianali americane. Non si può che apprezzare l’impegno, oppure condannare il campanilismo: a scelta vostra, ma personalmente lodo l’iniziativa. Il menu è stampato in bianco e nero su semplici fogli di carta, perché è lecito aspettarsi che cambi molto, molto frequentemente; un punto a favore. Da notare che sul sito internet si trova la lista aggiornata delle birre alla spina.

Che cosa mi offriva il menu del giorno? C’era solo l’imbarazzo della scelta. Ovviamente molti Pale Ale e IPA, inclusi alcuni “classici” molto popolari (Green Flash West Coast IPA, Stone Ruination, Dogfish Head 90 minutes, Sierra Nevada Wet Hop Harvest, Smuttynose IPA e PA, Bear Republic Racer 5, Lagunitas IPA e PA): non si può prescindere da questi, perché sono quelli che fanno una buona parte delle vendite. Ma c’erano anche alcune birre più difficili da reperire, come Smuttynose Really Old Brown Dog, Rogue Morimoto Black Soba Ale, Lagunitas Gnarleywine ’08,  il devastante Goose Island Bourbon County Imperial Stout. Ecco, spendo una parola di più su questo: è più vicino al bourbon che alla birra – sul serio, è qualcosa di smisurata potenza; un concentrato densissimo di malti, con un aroma di vaniglia, caramello e quercia (dovuto all’invecchiamento, 150 giorni in botte di bourbon) così intenso da lasciare senza fiato. A chi piacciono le bombe liquorose (io alzo la mano: non ne bevo tante, ma una a fine serata ci sta sempre bene), consigliatissimo.

Apprezzabile anche l’idea di avere varie versioni della stessa birra alla spina ( in questo caso, la Stone Double Bastard e la versione invecchiata Oaked Double Bastard – e anche la versione standard Arrogant Bastard, per chi non la conoscesse). In più, le birre on cask che ho trovato sono una vera chicca: Moylans Dragoons Irish Stout e Kilt Lifter Scotch Ale. Non sono un fan degli scotch ale, ma ho aprezzato molto la stout, secca, “arrostita” e senza fronzoli, davvero ben fatta; soprattutto, è la prima volta che trovo delle Moylans sulla costa est.

Tutto rose e fiori? La scelta delle birre è impeccabile, c’è poco da dire. Però il prezzo è un po’ elevato, anche se siamo in piena Manhattan: almeno 7 dollari per una pinta (tranne pochissime eccezioni a 6 dollari), con almeno un quarto del menu a 8 dollari. Se ci aggiungete tasse e mancia, si arriva a 9 dollari circa per pinta, che non è poco, anche perchè alcune birre vengono giustamente servite in bicchieri più piccoli della pinta standard (tulip, snifter). E devo dire che l’ambiente e la musica non mi sono piaciuti per niente, troppo rappresentativi di quella parte della cultura statunitense che non mi piace; giudizio assolutamente personale, ma tutto conta alla fine, e il Rattle n Hum, nonostante la selezione di prima qualità di birre americane, non rimarrà tra i miei locali preferiti in NYC.

Giacomo
(foto: parte mie, parte sito ufficiale)

Blind Tiger – New York City (NY), USA

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Nell’area di New York City ci sono molti birrifici, microbirrerie e brewpub (mi vengono in mente Sixpoint, Brooklyn Brewery, Chelsea Brewing Company, Heartland, e la lista continua), tra i quali non ho mai mancato di trovare qualcosa che mi piacesse; ma immagino capiti anche a voi di voler andare in un posto, senza dover scegliere prima che cosa bere. Perché limitarsi ad un solo birrificio, se posso andare in un pub che tiene un’ottima selezione delle migliori birre che si possano trovare? Ed ecco che in nostro soccorso arriva la Blind Tiger Ale House, senza dubbio il mio pub “birraio” preferito a Manhattan. Ma andiamo con ordine.

Nel cuore dello West Village (Google Maps), non lontano da Washington Square, e facilmente raggiungibile in metropolitana (linea rossa 1-2, oppure A-C-E), Blind Tiger si trova in una zona di ristorazione: i blocchi lì intorno sono pieni di bar e ristoranti. A mio parere, non è certo una delle zone più affascinanti della città, e anzi, se non ci fosse Blind Tiger avrei pochi altri motivi per andarci (anche se magari mi sono perso una miriade di locali fantastici – chi ha il tempo per provarli tutti?). In realtà, anche il pub inizialmente era da un’altra parte (Hudson Street, al limite sud dello West Village), ma dopo essere stato spodestato da Star Bucks, ha deciso di spostarsi più a nord, in un piccolo locale costruito con legno proveniente da una fattoria del XIX secolo. Sarebbe stato un gran peccato perdere un’istituzione della scena delle birre artigianali newyorkese. Una nota piacevole: il locale è privo di televisioni. Se a voi questo sembrerà normale, sappiate che negli Stati Uniti non è raro imbattersi in locali con più schermi televisivi che metri quadri, e la cosa mi da un fastidio incredibile (mia opinione personale, ma dal momento che mi state leggendo, ve la beccate tutta). I pub in particolare tendono ad essere afflitti da questa piaga. Ma a Blind Tiger potrete riposare gli occhi in santa pace, coccolati dall’innocuo baccano di una massa di potenziali ubriaconi, senza essere obbligati a sorbirsi l’ultima, noiosissima partita degli Yankees.

Passiamo a discorsi più interessanti. L’idea dietro al locale è semplice: solo birre di qualità. Lì dentro si può scegliere ad occhi chiusi, e quello che vi verrà portato non vi deluderà.  Circa 30 linee di spina (il numero di quelle disponibili può variare leggermente), a rotazione, selezionate tra le migliori birre artigianali di tutto il mondo. La maggior parte delle produzioni è nordamericana, ma si trova sempre qualcosa anche di belga. Non ci sono limitazioni di stile o birrificio: la rotazione consente di avere un po’ di tutto, dalle imperial stout alle pilsner, passando per barley wine, ma con un occhio di riguardo per i pale ale, che vanno per la maggiore negli USA. Un’occhiata al sito ufficiale consente di farsi rapidamente un’idea di cosa sia disponibile.

Nella mia ultima visita (è un po’ come scartare i regali di Natale), siccome sono stato bravo, la tigre cieca mi ha portato Left Hand Milk Stout (cream stout, molto delicato, ben bilanciato e vellutato), Rogue Brutal Bitter (una bitter preparata con così tanto luppolo Crystal, forte ed aromatico, che si avvicina ad una IPA), Goose Island IPA (ne ho già parlato qua, anche i muri sanno quanto mi piace), Green Flash West Coast IPA (ottimo esempio di IPA, con un corpo di malto di media robustezza, e un trionfo di luppoli con finale acido), per finire con Dick’s Barley Wine (buona carbonatura, dolce ma non in maniera eccessiva – un barley wine non devastante come altri suoi compagni, e per questo più facile da bere). La lista è lunga, e quello che più apprezzo di questo locale è che la selezione è sempre molto, molto varia. In genere ci sono una ventina di birrifici diversi rappresentati, e anch’essi ruotano, per cui si può trovare veramente di tutto. Alcuni classici della East Coast e dintorni sono comunque quasi sempre presenti: Smuttynose, Brooklyn Brewery, ma anche Goose Island, Sly Fox. Tra le belga, Cantillon è un classico.

Oltre alle spine, c’è anche una selezione di bottiglie. Ammetto di non aver mai guardato in dettaglio la lista delle bottiglie, perché mi fermo sempre alle spine. So che ci sono numerose bottiglie invecchiate: ho visto Chimay blu con vari anni di stagionatura, barley wine, lambic.

Le birre sono sempre servite in un bicchiere appropriato, e con una buona spillatura, per quanto mi è capitato di vedere. Nonostante la calca che c’è spesso al bancone, si riesce a farsi servire in un tempo decente, visto che nelle ore di punta ci sono almeno 3-4 persone addette alla spine.

In più, vari eventi birrai sono organizzati praticamente tutte le settimane: il mercoledì è dedicato ad un birrificio artigianale, sempre diverso, del quale troverete sul posto il mastro birraio per bere assieme una pinta e scambiare due chiacchiere. Naturalmente questo implica che le spine del locale si adeguino al birrificio ospite, proponendo a volte decine di birre prodotte dal mastro birraio in questione. Leggenda vuole che, per una di queste serate, siano arrivati a dedicare l’intero impianto ad un solo birrificio, includendo 28 birre alla spina, 2 a pompa, e 1 a caduta.

I prezzi sono assolutamente in linea con la media statunitense. Quando andate in un pub che fa della qualità delle birre il suo forte, dovete aspettarvi di pagare tra i 6 e gli 8 dollari per una pinta, e Blind Tiger non fa eccezione. Siccome questi prezzi sono praticati anche in città molto meno costose di NYC, trovo che sia perfettamente accettabile. E’ possibile anche mangiare qualcosa, sebbene la lista di piatti non sia lunghissima. Non ho mai testato la qualità del cibo, quindi non so dare consigli; però la zona pullula di ristoranti, e se la cena non vi soddisfa, non avrete problemi a trovare qualcos’altro.

Cos’altro aggiungere? Adoro questo posto. Non è solo la lista delle birre che conta, ma anche l’ambiente: e questo piccolo e affollato locale, ripieno di autoctoni ma anche amanti della birra in viaggio, ha stoffa da vendere. Andateci appena possibile. Un’ultima cosa: siccome il pub è davvero piccolo, e ci va davvero tanta gente, conviene andare presto (intorno l’ora di cena, 7PM), specialmente di venerdì e sabato.

Giacomo
(P.S: le foto che avevo fatto, siccome sono un’idiota, le ho perse e me ne scuso;
ringrazio i rispettivi autori)