Clock Tower Pub – Treviglio (BG)

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Category : Locali

Il Clock Tower, situato ai margini del centro storico di Treviglio, in provincia di Bergamo, si  presenta a primo impatto come un irish pub che più classico non si può: arredamento in legno, cartelli stradali a indicare improbabili destinazioni irlandesi (io un giorno lo vorrei conoscere, uno che vede la distanza e la direzione per Galway e si fionda fuori dalla porta per rientrare a distanza di giorni o settimane con la barba lunga e con l’aria soddisfatta) e abbondanza di poster pubblicitari della stout più venduta nel mondo.

Qualche locandina presente e passata segnala la passione del gestore per la buona musica, con concerti abbastanza regolari sia nel pub che nell’ambito di un festival estivo a Bergamo.

Un poster Baladin d’annata, delle spine a pompa all’inizio del bancone e un frigo in bella evidenza (con Mikkeller, St. Peter’s, Ridgeway e altro ancora) segnalano subito l’attenzione alla birra di qualità. Il personale è molto preparato e sa consigliare sia gli appassionati che i neofiti.

La lista di birre in bottiglia è una delle più impressionanti d’Italia per varietà e numero (oltre 400): ampia scelta di belghe, buona carrellata sul panorama italiano (il lombardo Hi.Bu., il genovese Maltus Faber e diversi altri) e americano (Flying Dog, Sierra Nevada, Hoppin’ Frog…) e per finire c’è un angolo beer shop favoloso per prezzi e assortimento.

Per quanto riguarda le spine c’è diversa roba fissa (Guinness, e poi qualche inglese come Bombardier e 1698), con qualche belga “spessa” della Roman come Ename Tripel e Sloeber. Un posto rilevante va (e non potrebbe essere altrimenti) alla linea Elav, creata su commissione per il Clock Tower e per il locale gemello in città alta a Bergamo dalla bavarese Lauterbacher, un po’ ingannevolmente definito come piccolo birrificio a dimensione familiare. Con una produzione di 50.000 hl annui (fonte: Good Beer Guide to Germany di Steve Thomas, CAMRA 2005) si attesta tra i più grossi piccoli birrifici tedeschi, o tra i più piccoli tra i grandi. Per fare qualche paragone con la realtà italiana, circa 20 volte la produzione attuale del birrificio di Lambrate (2.700hl secondo l’ultima pubblicazione di rilievo nazionale). Settimana prossima so che verranno servite un paio di St. Georgen (Helles e Keller), un birrificio della Franconia che apprezzo particolarmente.

Sempre presente qualche luppolata alla spina, dalla Sierra Nevada Pale Ale alla gamma Brewdog (credo sia l’unico posto dove ho visto l’analcolica Nanny State alla spina). C’è spazio per Real Ale inglesi (tra cui la favolosa Red Mc Gregor della Orkney) come per quelle emiliane: Toccalmatto e White Dog sono presenze ricorrenti in cask, la dimensione perfetta in cui gustare le loro produzioni migliori.

La cucina prevede tavola fredda classica, pizza e una manciata di primi piatti piuttosto promettenti.

Per ulteriori informazioni potete consultare il sito web o la pagina facebook.

Abbazia di Sherwood – Caprino Bergamasco (BG)

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Category : Birra, Locali

L’Abbazia di Sherwood di Caprino Bergamasco (poco oltre Pontida per chi arriva da Bergamo, pochi chilometri oltre il ponte di Brivio per chi arriva dalla Brianza) è una delle birrerie di qualità storiche della Lombardia.

Sono infatti ormai diversi anni che Michele Galati e la sua famiglia gestiscono questo pub-pizzeria che ha sempre potuto vantare una selezione di birre in bottiglia tra le più numerose e interessanti d’Italia, facendolo diventare un ritrovo abituale di appassionati e non. L’ambiente è accogliente e tranquillo, il personale sempre indaffarato tra una pizza (indubbiamente buona) e un consiglio competente e appassionato.

La selezione di birre alla spina prevede una pils di tutto rispetto e due birre che hanno fatto la storia (commerciale e non) del loro genere: Guinness (stout) e Hoegaarden (bianca belga), più un paio di altre belghe interessanti. Ad esse si aggiungono con una certa regolarità e buona rotazione birre artigianali italiane (Montegioco su tutte, ma anche Maltus Faber) e vere e proprie chicche come come Brewdog (nel corso degli ultimi mesi sono passate quasi tutte dalle spine dell’Abbazia), Mikkeller, Sierra Nevada, Anchor e tante altre ancora. Purtroppo è capitato di tanto in tanto che  i fusti delle linee di spina più particolare  non siano in condizioni ottimali, anche se problemi veri li abbiamo riscontrati raramente. Sul sito dell’Abbazia di Sherwood potete verificare quotidianamente la lista delle spine “in tempo reale”.

Tra le bottiglie domina il Belgio, vuoi per ragioni storiche vuoi per lo storico successo delle birre “artigianali” belghe in Italia, successo che ha ispirato tanti mastri birrai italiani e che ha contribuito a diffondere cultura birraria e abitudine a stili di birra diversi dalle classiche lager e pils industriali di casa nostra. All’Abbazia, oltre alle classiche trappiste e di abbazia, si trova una prestigiosa selezione di birre a fermentazione spontanea con nomi quali Cantillon o Girardin, o anche l’assortimento quasi completo della De Dolle (compresa la prestigiosa Oerbier Reserva) e numerosissime rarità sapientemente custodite nella cantina di Michele Galati. Una liste di bottiglie che è sempre stata in lenta ma costante espansione, e che ha saputo allargarsi ai paesi emergenti della scena birraria artigianale: bretoni, canadesi, scandinave (Mikkeller, Nøgne Ø), olandesi (De Molen), e soprattutto americane (Flying Dog, Left Hand, Great Divide, Sierra Nevada), in uno sguazzare di imperial stout, india pale ale e barley wine adatti a ogni palato e occasione.

Oltre a tutto questo, un impegno costante sul fronte dell’approfondimento della conoscenza della birra, dalle degustazioni (Kuaska e Schigi sono di casa, ormai) ai corsi spesso in collaborazione con l’associazione  Compagnia del Luppolo, meritorio e attivo gruppo di appassionati con base nella bergamasca.

L’Abbazia di Sherwood si trova in via Cava di Sopra, 20 a Caprino Bergamasco (BG, ovviamente). Anche se l’indirizzo lascia presagire chissà quali complicate ricerche, si trova in realtà proprio sulla statale 342 Briantea che collega Como a Bergamo, ed è abbastanza facile da trovare. Il parcheggio di fronte al locale può essere un po’ pieno, specie nelle sere del weekend, ma la ricerca di un posto dietro l’angolo (si trova tra la statale e una zona residenziale) non è troppo complicata. Nel weekend può capitare di aspettare che si liberi un tavolo per sedersi, ma di solito non passa troppo tempo.

Alessio

Un’altra opinione:

Sono stato all’Abbazia solo una volta, nel periodo natalizio; devo ammettere che le spine, sebbene di buon livello, non mi hanno colpito, e non c’era nulla che mi abbia fatto gridare “al miracolo”. Ma la selezione di bottiglie, quella si era impressionante: sia per le belga più ricercate, che – soprattutto – per la buona scelta di americane. Trovo infatti che trascurare le produzioni USA sia un grosso difetto della maggior parte dei pub italiani (e in generale dell’Europa continentale), perché c’è roba buonissima, che si conserva senza troppi problemi, e con un prezzo all’origine molto, molto basso. All’Abbazia ho visto decisamente delle buone cose – non al prezzo a cui le trovo oltreoceano, ma questo è comprensibile. Bene anche per le birre scandinave. Guardare quei frigoriferi era veramente un piacere, e chissà quante me ne sono perse in cantina.

Giacomo

Campiglio – Oggiona S.Stefano (VA)

Category : Locali

In questi ultimi mesi sto setacciando la zona del basso varesotto alla ricerca di una buona pinta di birra. Nel mio gironzolare mi sono imbattuto in locali notevoli come la coppia della Compagnia del Luppolo, altre volte in baracci di cui mi risparmio la recensione (anche se forse con lo spirito giusto, ci starebbe) e altre volte ancora mi trovo davanti a opere incompiute. Questo articolo si riferirà all’ultima tipologia di locali, quelli che forse lasciano più l’amaro in bocca (e non parlo di ottimi luppoli.. ).

Campiglio, nome strano per un pub nella pianura padana, mostra subito all’entrata la sua vocazione birrofila con il sottotitolo ben in vista di “accademia della birra“. Ci sono andato convinto da un’amica, non esperta di birra ma entusiasta dal locale e dalla presentazione dei prodotti.

Dopo esserci stato devo ammettere che il locale gestito con passione da Ongaro Eugenio si presenta realmente bene. Spazioso, con decorazioni e gadget birrosi un pò ovunque e 8 spine in bella vista.  Le spine non sono però nulla di entusiasmante, con birre abbastanza ordinarie con l’Afflingem Blonde e Rouge, La Fisher, La Mc Farland, la Guinness e la Maredsous 10 (più altre che ho rimosso). Insomma, niente di clamoroso ma neppure malaccio. Il menu delle birre supera tranquillamente le 100 bottiglie, con una componente belga dominante, qualcosina di inglese e poco altro giusto per fare colore.

Come raccontavo poco sopra però, questo locale finirà nella mia casellina degli incompleti per due difetti piuttosto grossi, di cui uno non “rimediabile” almeno al momento. Innanzitutto chi serve la birra non ha idea di cosa serva nel vero senso della parola. Le ragazze ai tavoli sono gentili e carine, ma scambierebbe senza dubbio una Peroni per una Duvel.  Di conseguenza tutto il pub ruota dietro la figura di Eugenio che da sapiente di birra versa personalmente tutti i bicchieri e spina praticamente tutto.  In base alle possiblità passa anche volentieri al tavolo, scambia due parole, racconta in modo didattico e piacevole le birre che serve dando un tocco aggiuntivo e importante al servizio.

Il personale quindi sarebbe anche una cosa da poco conto (tranne quando si incappa in una serata caotica) , se non sorgesse il problema numero due, problema piuttosto grosso. I costi. Alti, realmente. Tutte le bottiglie sono sopra i 5,50 comprese birre dal prezzo popolare (Duvel, Kwak o Orval) con punte facilmente raggiungibili di 7/8 euro. Le bottiglie da 0,75 sono messe anche peggio con la base minima di € 12,5 (x una Chouffe) fino ai 14-15 in tranquillità.

Detto questo, il Campiglio è sicuramente un locale piacevole (evitate magari gli orari da partita di calcio per trovare meno ressa), ma da consigliare forse solo al principiante assoluto avvisandolo che oltre alla birra pagherà anche la sua spiegazione o il consiglio sempre pronto di Eugenio.

Per un consumatore più scafato e indipendente invece, resta il problema costi, che purtroppo a mio avviso ad ora è sufficiente per non promuovere completamente il locale.

Una pinta? 8 euro!

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Category : Birra

A Firenze è successa una cosa. I tre pub più centrali della città hanno aggiornato il listino portando il prezzo della pinta per le birre del gruppo Guinness, più alcune altre, a 8 euro.
Si viene a sapere che qualcuno, non credo sia importante sapere chi, ha acquistato i tre pub in questione, ovvero il JJ Cathedral di piazza del Duomo, il Michael Collins di piazza Signoria e l’Old Stove subito dietro piazza della Repubblica. Dall’alto di ciò che di fatto è un monopolio delle birre irlandesi nel centro storico di Firenze, è stata presa quella che sembra essere una decisione squisitamente commerciale: se volete una Guinness sganciate otto euro, altrimenti bevete altro.
Non è mia intenzione giudicare la strategia, i pub in questione sono frequentati per lo più da turisti molto giovani, spesso sprovvisti di mezzo di trasporto e quindi senza la possibilità uscire dal centro, che probabilmente sacrificheranno qualche euro in nome della rituale sbronza in gita.
Da fiorentino, mi sento un pochino preso per il portafogli (e per qualcos’altro). Otto euro sono oggettivamente un furto, e vi assicuro che nessuno dei 3 pub citati ha un impianto abbastanza curato da valerne anche solo la metà. Oltre al fatto che questa è l’ennesima mossa fatta da commercianti o pubblica amministrazione che sembra voler allontanare i fiorentini dal centro storico (ma questa non è la sede per parlarne).
Piuttosto che bere altro, quindi, nel mio piccolo preferisco bere altrove. Muovendosi un minimo le alternative non mancano, a partire dal Green Store di viale Malta (zona Stadio, dietro al Palasport) passando per il Braumeister di via Madonna della Tosse (vicino a piazza della Libertà) fino alla filiale di via Nazionale del Birrificio Mostodolce di Prato. Di questi locali parlaremo senz’altro in futuro.

San Patrizio a Milano (e Nibionno)

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Category : Eventi

Buon San Patrizio a tutti!

Come ogni anno, la tradizionale festa nazionale irlandese sarà occasione per celebrare il popolo irlandese e le loro meravigliose birre (e whiskey). Gli appuntamenti includono parate celebrative nelle città più irlandesi d’America (Boston, New York e Chicago, tra le altre) e nei paesi anglofoni in generale.

Da diversi anni è una celebrazione sempre più in voga anche nei pub italiani, un po’ per marketing, un po’ per il fascino che l’Irlanda e le sue tradizioni hanno suscitato negli italiani da anni a questa parte (basti pensare ai Modena City Ramblers, o alle folle oceaniche dei concerti degli U2 o dei Cranberries).

In prima linea, ovviamente, gli irish pub delle città: per Milano si parla soprattutto di tre pub storici e molto apprezzati. Al Pogue Mahone’s di via Salmini 1 ogni anno si svolge una piccola “gara di bevute”, Guinness a fiumi e pub preso d’assalto già dal tardo pomeriggio. Probabile massiccia presenza irlandese e anglofona, come del resto al Murphy’s Law di via Montevideo 3. Come dice il nome stesso, qui si serve la principale concorrente della scura più nota al mondo. Un altro ottimo posto dove trascorrere un piacevole San Patrizio è il Mulligan’s di via G. Govone 28. Oltre a litri di birra irlandese (Guinness e Beamish), intorno a mezzanotte si svolgerà l’abituale estrazione di gadget e magliette.

Si preannuncia un ottimo san Patrizio anche per i clienti dell’Ines Stube di Nibionno (LC): la serata prevede ben tre tipi di stout diverse, di cui due irlandesi (Oyster Stout e O’Hara’s Celtic Stout) e una italiana (la ottima Verdi Imperial Stout del Ducato).

Queste sono alcune idee su come passare un san Patrizio ricco di birra e di divertimento, ovunque vi troviate. L’ultimo consiglio è di avere con voi un guidatore sobrio, se vi muoverete in macchina: innanzitutto per guida sicura, e non ultimo per i numerosi controlli a tappeto che negli ultimi anni non sono mai mancati.

Sláinte!

In De Wildeman – Amsterdam (NL)

Category : Locali, Viaggi

Questo è stato il primo posto “da birra” che ho scoperto ad Amsterdam, diversi anni fa, tramite conoscenze. E, proprio lì, scoprii tante cose che per me erano nuove: la Good Beer Guide di Tim Webb dedicata a Belgio e Olanda, l’esistenza della CAMRA e di altre importanti associazioni che promuovono la birra “di qualità”, insomma di una cultura della birra consolidata da pubblicazioni, associazioni di esperti e di appassionati. Tra cui la Alliantie van Bier Tapperijen, di cui il Wildeman è orgoglioso promotore, che raduna i migliori pub olandesi dove trovare birra di qualità.

Un po’ di storia: il Wildeman (o meglio: In De Wildeman, che si traduce come “Dal Cavernicolo”) esiste sotto l’attuale gestione da oltre 20 anni (1986). Da allora, è stato meta importante del turismo birrario mondiale e segnalato su ogni guida possibile dai migliori beer writer al mondo (Tim Webb, Michael Jackson e altri ancora). Allora i bar specializzati in birra erano ancora delle rarità, e per certi versi lo sono ancora.

Il locale, che si trova in un vicolo (Kolksteeg 3) a pochi passi da piazza Dam e 5 minuti di camminata dalla stazione centrale, è una  vera gemma. La passione qui è palpabile nei muri (che hanno visto passare ogni epoca giacché il locale serve liquori da centinaia di anni), nel personale preparatissimo, nei clienti. Non è cambiato molto da allora: qualche ritocco alla lista, il divieto di fumo introdotto dal governo olandese recentemente (prima solo in una delle due sale era vietato fumare), mentre sono rimaste invariate alcune caratteristiche specifiche, l’offerta limitata di cibo (qualche salsiccia fresca molto interessante, qualche formaggio trappista, qualche stuzzichino “da birreria”) e l’assenza totale di musica: silenzio, parla la birra, parlano le persone.

La lista delle 200 birre in bottiglia è dedicata in particolar modo a Belgio e Olanda, ed è suddivisa per tipologia (trappiste, abbazia, acide) o provenienza (il Belgio è diviso in birre fiamminghe e valloni, poi ci sono piccole sezioni dedicate a una selezione di americane, tedesche e via dicendo). Oltre a tutte queste, si trova sempre una selezione di birre fuori lista: per scoprirle bisogna tenere d’occhio le lavagnette al banco o vicino alla lavagna delle spine.

Il meglio, infatti, arriva con i fusti. Non si parla infatti del normale pub di provincia a cui siamo abituati, con le sue linee di spina rigidamente inchiodate ai contratti di fornitura, ma di un locale che fa del continuo rinnovarsi della proposta alla spina un vanto e una bandiera. Le spine sono circa 18, e in pratica l’unica fissa è la Guinness. Il resto delle proposte varia di settimana in settimana, e spesso è facile trovare novità e sostituzioni anche a distanza di pochissimi giorni. In generale, segue certi schemi per coprire le tipologie più richieste (Pils, Weizen, Bock, Tripel e via dicendo) senza disdegnare birre particolari o fuori dagli schemi. Mi limiterò a nominare alcune squisitezze trovate durante la mia ultima trasferta: Hel en Verdoemenis (De Molen, NL), 4 Granen Bock (Jopen, NL), Snake Dog I.P.A. (Flying Dog, U.S.A.) e la Fuller’s E.S.B (UK).

Il modo per conoscere le proposte in anticipo è visitare il pub o sito del Wildeman (in inglese), aggiornato con puntualità.