Addio a Great Divide?

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Category : Notizie in breve

Gira purtroppo voce che Great Divide, uno dei migliori birrifici americani (e il mio preferito in assoluto tra quelli abbondantemente trovabili), di cui vi avevo parlato nel mio articolo dopo la visita a Denver, stia per abbandonare le scene europee.
Probabilmente per motivi legati ai numeri di produzione, non riescono a stare dietro a tutte le richieste, e quindi già da adesso, o da fra pochissimo, chiuderanno i rubinetti di rifornimento per il vecchio continente.

La mancanza di Titan Ipa, di Yeti (anche nelle splendide versioni Espresso e Oak Aged), Hibernation, Smoked Baltic Porter, della serie delle Anniversary, della (per me) splendida Samurai e di tutte le altre produzioni della casa di Denver sarà una verà tragedia birraria.

Negli ultimi anni anche altri birrifici hanno deciso di sparire dalla scena europea (per esempio, le Rogue, di cui abbiam parlato qui),e ciclicamente anche birrifici tuttora presenti si prendono delle grosse pause con le esportazioni. Speriamo che in questo caso si tratti solo di una situazione momentanea.

mattia

Great Divide Brewing Co., Denver (Colorado, USA)

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Category : Birra, Locali, Viaggi

Forse basterebbe il titolo, forse basterebbe auto-citarmi quando sono entrato nel brewpub… “un bambino a Disneyland“. Ma visto che questo è il “nostro” regalo di Natale ai nostri amici e lettori, farò lo “sforzo” di descrivere ogni cosa come si comanda.
Per prima cosa, però, una premessa: sono arrivato a Denver con idee già ben precise, in poche parole sono di parte. Considero Great Divide il mio birrificio americano preferito, e quello di riferimento per tantissimi stili di birra.

Il birrificio con annesso brewpub si trova a pochi blocks da Downtown Denver, non lontano anche dalle già descritte Wynkoop Brewing Company e Falling Rock Tap House e dallo stadio dei Colorado Rockies. Ci si arriva comodamente con una passeggiata di 10 minuti dalla centrale Market Street (mappa). Dalle foto che si trovano sul sito ufficiale e sulla pagina di FB, sembrava che il brewpub fosse davvero sotto i grattacieli, in realtà la zona non è proprio delle migliori, diciamo che è ben trascurata e davvero poco frequentata.

Arrivo a Denver in auto da Aspen nel primo pomeriggio, scarico i bagagli in hotel e mi fiondo fuori affrontando il caldo torrido e le cavallette volanti che assaltano un po’ tutto e tutti, tutto per arrivare in tempo per le 16 al birrificio, visto che ogni giorno alle 15 e alle 16 è prevista la visita dell’impianto, visita completamente gratuita della durata di 15 minuti senza nessun obbligo di prenotazione.
Che dire, il tour è divertente perchè organizzato davvero rusticamente: a noi (eravamo 5, oltre me la mia Santa Donna e tre ragazze di college in vacanza da quelle parti) ha accompagnato e “spiegato” le varie fasi del procedimento brassicolo una ragazza, l’unica, che da un lato non pareva lavorare nè lì nè al brewpub, ma dall’altro era sicuramente amica di qualcuno e le lasciavano condurre i tours in maniera cialtronesca e in visibile stato di alterazione alcolica. Grasse risate quando per due minuti non è riuscita a dire altro che “ah, Italia, mi piace il gelato” (sleccazzando il collo della sua bottiglia di Titan) e quando ha adottato una sequela di rutti come intercalare tra  le spiegazioni dei vari processi brassicoli. Tra le cose interessanti, i mega fermentatori, io ne ho contati 9, probabilmente da 5000 litri l’uno, e la supermacchina imbottigliatrice (costo indicativo che mi han detto, circa 1 milione di dollari) che da sola trasformava un pallet di bottiglie vuote in casse da 24 perfettamente etichettate, tappate e pronte per la spedizione. Stiamo quindi parlando di ben altre cifre rispetto anche al più grande dei ns. microbirrifici.

Finita la visita, si attacca con l’assaggio sistematico di tutto. Qui, al contrario delle visite in altri birrifici, decido di non utilizzare il sistema dei samplers e di buttarmi sulle pinte o le mezzepinte: alla spina conto ben 10 produzioni: Titan Ipa, Samurai, Yeti Imperial Stout, Rumble Ipa, Wild Strawberry, Tripel, Hoss, Hades, 16th Anniversary Wood Aged Double Ipa e Smoked Baltic Porter. Proprio quest’ultima era non solo al “mio” debutto, ma credo proprio di essere stato uno dei primissimi italiani ad averla provata, visto che era alla prima cotta assoluta. A tutte queste si aggiunge poi un comodo e pratico frigorifero in cui poter andare ad afferrare ciò che non c’è alla spina – già, come se la selezione fosse povera e ci si potesse permettere di fare anche gli snob – e portarla al bancone per una pronta bevuta. Quest pratica l’ho adottata una sola volta con la Santa’s Bridget Porter, in quanto le meravigliose Hibernation Ale e Fresh Hop Pale Ale, essendo estate, non c’erano.

Inutile dire che tra quel pomeriggio e il giorno dopo, mi son spazzolato tutto il banco, senza lasciare nulla al rimpianto. Partendo dal basso, direi Tripel (dolciona in stile belga, non amo per niente le versioni americane delle birre belghe), Hoss (una specie di Marzen che non mi ha per nulla colpito) e la Hades (Belgian Ale). Al gradino leggermente superiore metto la luppolata Rumble Ipa (passata in botti di quercia) a la sorprendente Wild Raspberry Ale dal colore rosa porcello: non gli avrei dato una lira, eppure…

Passando all’eccellenza, qua ci sarebbe da palare per ore. La Santa’s Bridget Porter (unica assaggiata in bottiglia) è favolosa, equilibratissima, sarebbe probabilmente ancora meglio se assaggiata alla spina. La “vera” sorpresa è stata la meravigliosa Samurai, una curiosa ma superba Rice Ale, beverina al massimo ma particolarmente gustosa. Poco da dire, se non parlare di meraviglia assoluta quando mi imbatto nel quartetto finale: la Titan Ipa è praticamente perfetta, la mia Ipa in stile americano di riferimento, una birra di cui non ci si può stancare. La Yeti Imperial Stout (esistente anche nelle versioni Oak Aged, Espresso Oak Aged e Chocolate Oak Aged… il tutto per renderla ancora più complessa) è una bomba micidiale, di una maestosità, di una potenza unica, che maschera i suoi 9.5%, facendovi stare bene col mondo… almeno finche non ne bevete quattro e provate ad alzarvi di scatto…

La 16th Anniversary Wood Aged Double Ipa è probabilmente la loro birra più complessa, più difficile. A Grand Rapids a Giugno avevo presa una bottiglia da 0.65 a fine serata di 15th Anniversary, e mi aveva mandato a letto soddisfatto ma virtualmente “morto”. Ben conscio di questo fatto, opto per la mezzapinta, che vi assicuro è più che sufficiente per farvi godere della sua bontà e non trascinarvi verso l’oblìo. Infine, riprovata per ben due volte e con due bottiglie portate a casa in valigia, la Smoked Baltic Porter è la mia personale vincitrice tra le novità, nonchè vincitrice assoluta (ex-aequo con la Yeti) tra le birre provate nel tour americano. Per un amante delle note affumicate come me, delle birre scure come me e in particolare delle porter e delle stout, si può, con ragione, dire che alla Great Divide si è davvero al top dei top, anche per il servizio, la cortesia e la disponibilità dei ragazzi dietro al bancone.

Il brewpub (locale piccolino, ci sono 15-20 posti a sedere più qualche tavolino fuori – solo in estate) fa orari abbastanza strani, sia durante la settimana che nel weekend chiude decisamente presto (alle 20 dalla Domenica al Martedì, alle 22 dal Mercoledì al Sabato). I tours come detto sono alle 15 e alle 16 dal Lunedì al Venerdì, ogni ora dalle 14 alle 18 il Sabato e solo fino alle 17 la Domenica. Esiste un Happy Hours durante la settimana, i prezzi sono davvero bassi su tutte le spine, le bottiglie variano tra i 3$ e gli 8$ per le produzioni speciali in formato grande. La Great Divide, come quasi tutti gli altri birrifici visitati in Usa, fa del marketing un suo cavallo di battaglia: anche qui potrete trovare cappellini, magliette, spille, borse, felpe, targhe metalliche (che fatica portare a casa in aereo quella gigante…), adesivi e ovviamente birre, growlers e six-packs. Personalmente devo dire d’averci lasciato oltre 120 dollari… escluso il manico di spina portato a casa per Gabriele…

Fateci un salto, due o anche tre (ricordando il passaporto per poter bere!). La GDBC vale da sola la visita della città.

mattia

p.s. per la serie “quanto è piccolo il mondo”, alla GD ho incontrato Stefano, birraio di Lambrate. Se mi legge, un salutone da parte mia.

L’estate sta arrivando…

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Category : Viaggi

… e un anno se ne va? No, anzi, siamo qui a farvi conoscere i nostri progetti vacanzieri, per una sorta di preview di quello che leggerete su pintaperfetta nei prossimi mesi, ma anche per darvi un’idea nel caso aveste ancora la mente annebbiata riguardo la meta delle vostre vacanze. Partiamo col dire che di mete birraie ce ne sono davvero per tutti i tipi di gusti, persone, luoghi: potete fare un salto nella splendida Goteborg (parte IIIIII), un giro in Belgio a caccia di abbazie e trappiste (parte IIIIII), patatine e cozze o cioccolato, a Bamberg, Edimburgo o nel Regno Unito per uno dei tantissimi festival estivi dedicati alle Real Ales…

Proprio in uno di questi, più precisamente al Great British Beer Festival, si recherà il nostro Andrea (sì, esatto – quello che non scrive da una vita): lo mettiamo per primo perchè Londra è una città facilmente raggiungibile, perchè il Festival inizia a breve e perchè così sarà obbligato a scrivere un resoconto. La manifestazione è il tempio mondiale della Real Ale e della produzione nazionale britannica, oltre 500 etichette alla spina (con alcune proposte italiane e straniere)… immancabile.

Il nostro Gabriele è in questo momento ad Amsterdam dove sta ripassando i posti che abbiamo descritto, come il Beer Temple, il De Wildeman, l’Arendsnest… e magari chissà che non ne scopra uno nuovo. Proprio di oggi è la notizia che i canali di Amsterdam son diventati partimonio dell’Unesco: non che ci fosse bisogno di questo per apprezzare la splendida città olandese, anzi, ma una bella gita rilassante sui canali con la vostra amante ehm… ragazza, risulterà davvero indimenticabile.

Olanda che visiterà anche Alessio nel weekend del 24-25 Settembre per l’annuale festa del De Molen Brouweij (la nostra recensione), ormai conosciutissimo sia per le fantastiche produzioni che per i nomi impronunciabili e facilmente dimenticabili: regno di una quantità infinita di etichette, moltissime delle quali sperimentazioni ad alto contenuto alcolico, si trovano orami con una discreta facilità nei beershop e in alcuni locali italiani.
Prima però di recarsi nell’amata Olanda, Alessio farà visita (per l’ennesima volta) alla magnifica Praga, passando sicuramente nei locali storici che ho visitato l’ultima volta lo scorso gennaio, come il Zlateho Tygra, il Cerneho Vola, il Kolkovna, provando magari a fare un salto al Pivovarsky Dum e saltando a piè pari il Fleku.

Per quel che riguarda me, sabato prossimo partirò con destinazione San Francisco, Las Vegas, i parchi nazionali e finale a Denver. Nelle varie tappe avrò la possibilità di approfondire la mia conoscenza con templi birrai come i già descritti Toronado e Rogue Public House a San Francisco, e scoprire ex-novo la Sin City Brewery di Las Vegas, il trio Steamworks, Carver e Ska Brewing in quel di Durango (Colorado), la Aspen Brewing Co. nell’omonima cittadina tempio mondiale degli sport invernali e infine la Great Divide a Denver. Un percorso niente male che avrò l’occasione di raccontarvi per filo e per segno al mio rientro.

Lorenzo probabilmente sarà anche lui dalla parti della California (dove è già stato questa primavera: parte IIIIII), più precisamente Los Angeles, e punta a fare una visita sia alla AleSmith ahce alla The Bruery, ma non sa ancora quando. Giacomo invece anche se bloccato al lavoro, riuscirà probabilmente a fare una scappata al Taco Mac di Atlanta (Georgia), al Church Brew Works di Pittsburgh (Pennsylvania) e infine al Rattle ‘n Hum nella bellissima New York.

Tutte queste saranno le nostre visite estive (e preview per gli articoli dei prossimi mesi), perchè quando si rientra c’è subito il Villaggio della Birra a Bibbiano (Siena)… ed ovviamente Alessio e Gabriele ci saranno come l’anno scorso.

Insomma, le proposte non mancano, noi le nostre idee ve le abbiamo date. Se siete a casa, continuate a seguirci anche in Agosto,  sia qui che su Twitter e Facebook (dove i miei aggiornamenti birrai saranno in tempo reale)… altrimenti se partite, buone vacanze e al rientro se volete scriverci per raccontarci qualcosa, fatelo pure che lo leggiamo volentieri (e magari, perchè no, lo pubblichiamo). Ciao!

mattia

La nostra idea sulle Birre di Natale 2009

Category : Birra, PintaPerfetta, Varie

Quello che avete iniziato a leggere è un articolo sulle Birre di Natale. Partiamo con una sorta di spiegazione-base.
Cosa sono le “Birre di Natale”? Sono produzioni speciali che i birrifici commercializzano circa tra metà Novembre e metà Gennaio. Alcune di queste produzioni hanno una storia e si sono evolute nel tempo, altre sono solo operazioni commerciali per vendere un prodotto in più, altre sono semplicemente troppo “nuove” per poterne dire granchè. Alcune Birre di Natale cambiano poi ricetta ogni anno, in minima parte o completamente, rendendo così un’annata completamente diversa da quella precedente o quella successiva. Tendenzialmente, anche se è una generalizzazione piuttosto forzata che però rende bene l’idea, le Birre di Natale sono principalmente ambrate o scure, dolciastre e speziate e un pò inflazionate per quello che riguarda il tasso alcolico.

Detto questo, iniziamo una breve carrellata-antologia delle produzioni migliori, curiose, più trovabili tra quelle che abbiamo assaggiato.
Cominciamo con una delle più famose “natalizie”, più per il nome che per la qualità: stiamo parlando della natalizia di casa Achouffe, la N’Ice Chouffe (provata alla spina), che si lascia bere se non avete troppe pretese di gusto, una rossa da 8%, con la pecca di non aver un gusto particolarmente persistente e risultare un pò annacquata. La sua versiona invecchiata di un anno (provata alla spina) risulta tuttavia eccessivamente alcolica, e sebbene il gusto ne possa appena guadagnare, la bevibilità cala notevolmente. Per quanto riguarda la bottiglia, il tasso alcolico è maggiore (ben 10%) e risulta facilmente stucchevole.
Restando in Belgio, una tra le nuove produzioni è la Kapittel Christmas, nel formato da 75cl. Il 2009 pare essere solo il secondo anno di produzione. Nel 2008 l’avevo trovata abbastanza scialba, senza particolari note positive nè carattere. Avendola potuta riprovare poche sere fa (bottiglia, 75cl), devo dire che non arriva all’eccellenza ma una sorta di sufficienza la conquista senza grossi problemi… probabilmente meglio della N’Ice.
Tra i marchi che stanno guadagnando popolarità in Italia in questi ultimi tempi, ho avuto un buon incontro gustativo con la Corsendonk Christmas (8.5%, bottiglia da 75cl), che rispetto alle due appena citate risulta essere decisamente più corposa ed equilibrata, e si lascia bere in modo piacevole. Una vera sorpresa – forse LA sorpresa dell’anno – riguarda la produzione natalizia della Trappe, la Isid’or (provata alla spina), che si distacca notevolmente dalle succitate invernali, piuttosto classiche. Il colore leggermente ambrato, la schiuma non troppo persistente anche se molto densa, e i mille profumi di spezie la rendono particolarmente beverina, e i suoi 7.5% non risultano essere esagerati – almeno per quanto riguarda le sensazioni delle mie papille gustative.
Attraversiamo per un attimo l’Oceano Atlantico e spostiamoci in California: è qui che viene prodotta un’eccellente Anchor Christmas (bottiglia 33cl), che come tutte le sue “sorelle” prodotte a San Francisco, è un’eccezione per quel che riguarda il tasso alcolico: con i suoi “soli” 5.5% è una delle invernali più leggere. Preparatevi però all’esplosione di gusto quando la sentirete: spezie, liquerizia, profumo di malto tostato per un’eccellente ambrata scura. Questa birra in linea di massima cambia più o meno radicalmente ricetta ogni anno, per cui probabilmente servirà un assaggio per produzione… mi sacrificherò volentieri :-)
Niente di speciale invece la K9 di Flying Dog (spina) che ai suoi 7% abbina un gusto non troppo forte, e si lascia dimenticare abbastanza in fretta.
Tornando in Belgio, ho assaggiato con piacere per l’ennesima volta la St. Feuillien, che di rado sbaglia una birra, e la loro Cuvèe de Noel (33cl, bottiglia) è semplicemente fantastica nonchè una delle più impegnative per quel che concerne tasso alcolico e gusto. Scrussima a prima vista, in realtà se messa controluce rivela un bellissimo colore rosso-rubino, ha una schiuma ben persistente e molto molto densa. La bevuta, come detto, è molto piacevole ma non facile: la birra, corposa ed equilibrata, ha i sentori della liquerizia e i suoi 9% si fanno sentire.
Tra le natalizie più acoliche, ricordiamo la produzione della De Dolle, la Stille Nacht (33cl, bottiglia) che con i suoi 12% risulta essere eccellente ma anche di difficilissima degustazione, non disconstandosi troppo dalle altre produzioni del birrificio di Esen (la piccola “punta” di acidulo è sempre presente). Particolarmente adatta all’invecchiamento, quest’estate al Kulminator di Anversa ne ho assaggiata una del 1999: il suo tasso alcolico era accentuato dai 10 anni trascorsi in bottiglia e faceva assomigliare la Stille Nacht ad un liquore.
Una delle birre che più escono dal contesto è la Père Noel della De Ranke (33cl, bottiglia) che, come le altre produzioni della casamadre, non solo non ha nulla di dolce, ma anzi è amara, molto luppolata e, gradazione di 7% a parte, per certi versi assomiglia molto alla sua sorella XX Bitter. Non male, anzi, ma niente di clamoroso, soprattutto se vi aspettate qualcosa di dolciastro.

Un vero classico del periodo natalizio, da ormai tanti anni, è la Gouden Carolus Christmas, dolce e fortemente speziata, straordinariamente piacevole e adatta ad accompagnarsi alle specialità natalizie di casa nostra, panettone in primis. Una birra che invece (fin dal nome) nasce come natalizia è la Avec Le Bons Voeux (letteralmente: con i migliori auguri) della Dupont, un birrificio belga che ci ha sempre conquistato. Tasso alcolico importante (9,5%), bilanciatissima ed estremamente piacevole, è però diventata da diversi anni una birra prodotta e venduta durante tutto l’anno.

Tra le meno interessanti (ma non sempre terribili) possiamo citare Gordon Xmas (che quest’anno ci è sembrata, almeno alla spina, in discreta ripresa) e Delirium Noel. Entrambe sono discreti prodotti che però non ci sentiamo di consigliare come “speciali”.

Il discorso cambia (relativamente), quando ci troviamo a parlare di birre natalizie nella nostra giovane (maltosamente parlando) Italia. Se è pur vero che la categoria “Birra di Natale” indica tutto e nulla, nel contesto locale questa variabilità aumenta in modo ancora più netto sia tra birra e birra, sia nella stessa birra tra un anno e il successivo.
Quest’anno nel mio personale taccuino del 2009 qualche assaggio da raccontare c’è pure, ovviamente senza avere la pretesa di citare le birre più buone o più rappresentative del nostro scenario, quindi introduciamo qualche nome per mettere un pò di ciccia al fuoco.
Il primo personale assaggio natalizio è stato la Babbo Bastardo prodotta dal lombardo birrificio Geco, birra dal nome clamoroso e caratterizzata da una speziatura con bacche di ginepro e pepe rosa. Purtroppo al palato la speziatura è difficilmente percettibile e il tutto affonda in un alcool fin troppo invadente. Discorso opposto per la natalizia del birrificio Inconsueto. Sgraziata e con un tenore alcolico veramente poco natalizio.

Ma non tutto è male, pur ammettendo che in Italia le natalizie realmente commoventi mancano ancora all’appello. Buona e ribevibile volentieri la Noel Du Sanglier , con piacevoli sapori di candito, dolce e un amaro ben bilanciato. Una spanna leggermente sotto la Natalizia di Maltus Faber, una “tripel” secca ma equilibrata e scorrevole al palato. In ultimo, l’assaggio più recente (è in questo momento nel mio bicchiere :-) ), la Natale 2009 del Orso Verde. Assaggio che conferma come il mio Orso preferito sia tornato nuovamente in sella dopo una natalizia 2008 finita nel lavandino (e qualche cotta sfortunata nel nuovo impianto). Birra robusta (l’alcool batte il suo conto), di colore ambrato carico e con sentori di anice. Promossa, pur senza essere clamorosa. Un pò come i miei italici assaggi 2009.

Dall’altra parte dell’oceano, ecco che cosa è arrivato sulla slitta quest’anno:

Decisamente inconsueta, visto lo stile, tutti gli anni fa la sua comparsa la Bells Winter White: una bianca sullo stile belga, con frumento americano e lieviti Hefe mescolati con lieviti belga. Nonostante non sia un fan delle witbier, devo ammettere che questa è piuttosto ben fatta, molto beverina; quantomeno rappresenta una variazione alle alcooliche birre invernali che si trovano di solito.
Infatti, per non smentirsi la Bells propone anche, nel periodo invernale, il devastante Expedition Stout: un concentrato di malti e luppoli per un Imperial Stout di prima qualità. Il malto tostato la fa da padrone, con un potente aroma di caffè, frutti scuri, cioccolato e un sentore di spezie (vaniglia). Denso, densissimo, cremoso e poco carbonato, è in assoluto un piacevole colpo di grazia. Consigliato a fine serata.
Sempre nel periodo invernale, poco prima di Natale, arriva, attesa come i dolci della befana dai bambini che sanno di essere stati buoni, la Brooklyn Black Chocolate Stout. Un’esplosione di gusto che non mancherà di invadere il vostro palato, se avrete occasione di bere questo capolavoro: colore intenso, corpo potente di malto con un deciso sapore di cioccolato, non troppo dolce, finale ben bilanciato dal luppolo. Ottimo candidato anche per l’invecchiamento – da non perdere.
Ci offre qualcosa di natalizio anche la Rogue: la sua Santa’s Private Reserve è un amber ale prodotto con molti luppoli, carbonazione vivace, malti leggermente aromatici, un tocco di spezie, e amaro luppolato finale. Non una delle mie preferite, ma ben fatta.
Smuttynose produce un ben più modesto Winter Ale, disponibile di solito da fine Ottobre a Gennaio. Corposo, sullo stile di una Dubbel belga, ma mi convince poco – come molte delle produzione americane fatte sullo stile europeo. Leggermente speziato, non troppo alcoolico, passa piuttosto inosservato.
Great Divide si getta invece su un old ale, con il suo ormai tradizionale Hibernation Ale natalizio: invecchiato almeno tre mesi prima di essere distribuito, inizia con malto prepotente, noci, abbastanza dolce; finisce più acidulo, con alcool ben presente, adatto a riscaldare le notti invernali. Può essere ulteriormente lasciato in cantina per intensificare il già complesso profilo.
Infine, personalmente considero natalizia anche la Stone Double Bastard: disponibile per poco tutti gli anni a partire da Novembre, è in tutto e per tutto una versione “incattivita” dell’Arrogant Bastard ale, con tutto ciò che questo comporta. Un Ale americano potente, opaca, con un corpo deciso di malto che viene presto annichilito dal luppolo. Estrema sotto ogni punto di vista, eppure piacevole. Un bel regalo di Natale.

Mattia (Belgio&Usa)
Davide (Italia)
Giacomo (Usa)

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