Report dallo United Indipubs – parte II e mezzo

Category : Festival



E così è giunto anche il mio turno di provare a riassumere lo splendido weekend birresco che è stato lo United Indipubs. Avrei potuto fare finta di nulla e negare la mia presenza, ma la foto postata da Mattia nella prima parte del suo resoconto ha distrutto ogni possibile alibi (oltre alla mia reputazione). Lasciamo quindi per un attimo da parte i “discorsi da adulti” ben esposti da Alessio, e ributtiamoci a capofitto nella scoppiettante Vezzano sul Crostolo, cercando di fare ordine tra i pochi appunti presi, rigorosamente meno leggibili ad ogni birra bevuta.

Cominciamo dalle birre, vere protagoniste della rassegna. E comincio confermando un’eccellente qualità media delle proposte, sia per quanto riguarda il giudizio sulle birre, sia per il loro stato di forma, generalmente ottimo, nonostante al sabato un paio di stand si dicessero preoccupati per il troppo poco tempo passato tra il trasporto dei fusti e la loro apertura. Tantissimi gli stili e i paesi rappresentati, cosa che ha stimolato la curiosità e mandato all’aria in breve tempo tutti i progetti di “scaletta ragionata delle bevute”, anche perchè non tutte le birre proposte erano attaccate contemporaneamente. Personalmente poi, erano molte le birre mai provate, con alcune addirittura mai nemmeno sentite dire, e quindi la sete di conoscenza ha sopperito alla fisiologica fine della sete “vera”.

Partiamo da chi giocava più in casa degli altri, l’Arrogant e il Goblin. Le birre fatte brassare appositamente da Alle erano decisamente buone, specialmente la Ready Made, la cui secchezza finale la rende a mio parere un’ottima birra da aperitivo. Già detto altrove della Bitch Please, molto complessa ma allo stesso tempo sufficientemente ruffiana, una menzione va anche alla Working Class Mild di Toccalmatto, ennesima dimostrazione che Bruno e i suoi difficilmente sbagliano un colpo. Umbe replica con una serie di Fantome di varie annate, sempre troppo acide per i miei gusti. Sugli scudi invece le birre del De Graal: alla pluriacclamata Goblin 21° Anniversary, di cui si è già scritto, aggiungerei l’ottima blanche Triverius, in formissima. Ne viene fuori l’immagine di un birrificio che passa agevolmente dalle birre estremamente complesse come la prima, a ricette più semplici e più da beva come la seconda, complimenti davvero.

Scendiamo verso sud, e incontriamo Gianni e il suo TNT Pub, di sicuro il publican del lotto con cui ho più familiarità e per questo quello da cui mi sono rifornito di meno. Però da quello che ho sentito dire pare che la Rodenbach fosse davvero in forma stratosferica, mentre io ho buone parole sia per la Witkap Tripel che per la Monk’s Stout di Dupont, una belgian stout atipica e molto bevibile. Accanto a lui lo stand del Macche, dove finalmente riesco a fare la conoscenza del Colonna. Anche qui si andava abbastanza sul sicuro, e ne approfitto per salire anch’io sul carro degli entusiasti sia della Fanø Vestkyst (pulita ed elegante), che della Kama Citra (davvero difficile da classificare, però il contrasto tra il corpo da brown ale e l’agrumato esotico del citra è tutto da provare), che della Kissmeyer London Honey Porter (dove per fortuna il miele non era in primo piano ma ben dosato).

E chiudiamo col nord, e non posso evitare di ringraziare Michele per aver deciso di portare una Suffolk Gold di St. Peters a pompa, per me la birra migliore del festival. Allo stand del Dome comunque il tricolore si faceva rispettare alla grande: sia la Loertis di Via Priula che la Spaceman di Brewfist hanno confermato all’assaggio ciò che di buono ne avevo già letto in giro. Da applausi anche la Abbay de St Bon Chien che ogni tanto emergeva dal retrobanco, con tanto di decanter. A difendere i nostri colori ci ha pensato anche Nino dello Sherwood con le produzioni di Bi-Du. In gran forma sia la ormai classica Rodersch che la Inverno Nucleare, imperial porter molto rotonda ed equilibrata, ma non certo timida. L’ho preferita nella sue versione normale rispetto a quella oak aged, forse un pochino troppo giovane.

Detto delle birre, vorrei ribadire anch’io i complimenti alla macchina organizzativa dell’Indupubs. La location era perfetta (gli stand al chiuso ci hanno subito rassicurati in vista di eventuale pioggia, cosa che per fortuna alla fine non c’è stata) e logisticamente organizzata come meglio non si poteva. Gli stand gastronomici hanno funzionato a ritmo serrato e ininterrottamente, e anche nei momenti di maggiore richiesta le code per il cibo sono state limitate. Tanto di cappello davvero a chi è riuscito a trasformare in punto di forza ciò che in questo tipo di manifestazioni è solitamente un grosso punto debole. Sarà difficile fare di meglio in futuro.

Chiudo con quella che potrebbe sembrare un’inutile sviolinata, ma mi piace dare a Cesare ciò che gli spetta. La tre giorni dello United Indipubs ci ha messi, noi appassionati, di fronte a 6 esempi di publican, 6 modi anche molto diversi tra loro di lavorare con la birra. E di queste 6 realtà, ma in realtà il discorso è ampliabile a tutti coloro che gestiscono un pub con cognizione di causa, si può dire tutto e il contrario di tutto: il gestore può essere simpatico o antipatico, si può essere d’accordo o meno con la sua politica dei prezzi o con la selezione delle birre. Ma nessuno mi toglierà dalla testa che all’Indipubs si sono viste 6 realtà gestite da persone, scusate il termine, con due palle così, che fanno il loro lavoro con passione competenza e rappresentano una parte di quell’eccellenza di in un ambiente, quello della birra artigianale, che ti richiede enormi sacrifici già solo per restare a galla. E che se io in questo momento sono qui a scrivere su un blog che parla principalmente di viaggi birrai, è in gran parte colpa loro.

Gabriele

Interludio – l’Indipubs (controrecensione)

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Category : Birra, Festival

Ovvero, come farsi pochi amici (diciamo pure nessuno) e molti nemici (temo un lungo elenco).

Premessa: la prima edizione dello United Indipubs mi è piaciuta per tutta una serie di motivi che potrete trovare nei due articoli (unodue) di Mattia. Splendida location (difficilmente se ne troverà una altrettanto bella e funzionale, nelle prossime edizioni), ottima birra, publican indubbiamente appassionati e competenti, un sacco di amici da salutare e con cui scambiare pareri e impressioni.

Seconda premessa: questo articolo forse interesserà solo a “chi fa parte del giro”. Spero di non annoiare nessun con la mia serie di considerazioni, che spero possano essere uno spunto di riflessione.

C’erano (alcuni de) i migliori publican, c’è stato un gran festival. Davvero, la selezione delle spine era assolutamente di livello, c’erano alcune indiscusse eccellenze della birra italiana (Bi-Du, Birrificio Italiano, Lambrate, Montegioco, Toccalmatto) e uno sparuto manipolo di nuovi birrifici italiani (Brewfist, Dada, Extraomnes, Loverbeer, San Paolo, Via Priula). Qualcuno mi ha detto che complessivamente, rispetto al numero di proposte straniere, erano molto poche e di pochi birrifici. Forse c’è del vero, anche se ripensandoci numericamente l’Italia era ben rappresentata, al limite mancava un po’ di varietà negli stili (le infinite declinazioni di IPA, APA e luppolate varie, ma è innegabile che il mercato e gli appassionati, ora come ora, cerchino soprattutto quel tipo di sensazioni, noi compresi). Stranamente quasi assenti le Imperial Stout, nonostante l’immensa popolarità di cui godono.

Qualche tempo fa ero a Selezione Birra a Rimini, e tra i vari incontri c’era questo che ritenevo molto interessante:

“IndiPub United, proposte e discussioni su una rete di gestori di locali birrari indipendenti.”

Ovviamente intervenivano e seguivano la presentazione diversi gestori di locali che amiamo molto. Sembrava che tutto questo dovesse portare alla nascita di una associazione o movimento, e anche il festival United Indipubs doveva essere un evento finalizzato allo sviluppo di una rete di questo tipo.

Le chiacchiere scambiate questo weekend invece hanno dato più l’idea di un gruppo di locali amici e in un certo senso “eletti” e non di un tentativo di creare una comunità o un movimento unito e aperto verso l’esterno. Intendiamoci: Pintaperfetta è nata innanzitutto come occasione di testimoniare e di vantarci dei nostri viaggi e dei nostri assaggi. E non troviamo sbagliato, in sè, il vantarsi dei propri successi. E’ la mancanza di uno sbocco propositivo quello che un po’ dà la sensazione di occasione mancata. Perché a oggi quel che sappiamo del futuro è una intenzione di fare un festival annuale (cosa buona e giusta), itinerante (preferirei di no, visto che un Podere Elisa non si trova facilmente, ma capisco che questo onore è anche e soprattutto un onere, per chi organizza):  con questi sei publican e le loro spine (ok) e, se proprio, un publican ospite a turno. Ecco, questo mi dà qualche perplessità in più, perché i publican meritori di dare un contributo a una iniziativa di questo tipo sono di più, e probabilmente molti sono propensi a “esserci”. Non è molto chiaro come potrebbero essere coinvolti, visto che l’iniziativa sembra abbastanza blindata nelle sue modalità, almeno a giudicare da quanto sentito al festival.

Quando ho chiesto come mai si fosse deciso di fare il festival nei tre giorni sabato-lunedì (con il lunedì lavorativo) mi è stato detto che era stato fatto soprattutto per poter sensibilizzare e coinvolgere chi lavora nel settore. Effettivamente per molti sganciarsi nel weekend è tutt’altro che facile, ma allora capisco poco la decisione di tenere (esempio) l’incontro sul rapporto birra-cibo (mi dicono interessante, dalla regia, ma me lo sono perso) di domenica.

A proposito degli incontri della domenica, il più atteso era senza dubbio lo scontro tra titani, la resa dei conti, vale a dire:

15,30 incontro con le associazioni Birraie (mobi,unionbirrai,ADB,…) presente un membro del C.A.M.R.A. presentato da Agostino Arioli e Andrea Camaschella, che illustreranno il movimento Inglese, per nuove idee sulle strategie da attuarsi per la valorizzazione della birra artigianale nei locali con impianti di proprietà.

Sul forum della prima associazione citata nel comunicato c’erano state fior di polemiche e venivano promesse scintille.

L’incontro è cominciato in leggero anticipo, erano presenti le associazioni (Giorgio Marconi per Mo.Bi., Simone Monetti per Unionbirrai, Paolo Polli per Associazione Degustatori Birra) più i publican dei sei locali e gli ospiti del Moeder Lambic di Bruxelles (Andy Mengal e Cinthya Paladini).

Legge le formazioni e dirige l’incontro l’arbitro signor Andrea Camaschella. Inciampa nel rapido giro introduttivo (presentando Paolo Polli come publican, anche se era stato invitato per il suo ruolo in campo associativo), poi passa la palla ad Agostino Arioli del Birrificio Italiano, che ha fatto una rapida introduzione auspicando l’unità di intenti tra i vari soggetti. Agostino si libera della sfera, che finisce in possesso di Colin Valentine della CAMRA. Questi riesce ad addormentare il gioco e una buona percentuale degli astanti con un paziente resoconto delle attività della CAMRA dalla nascita a inizio anni ’70 ad oggi. Sua instancabile spalla, una interprete senza la minima idea dell’argomento birra, di cosa sia il CAMRA e di cosa distingue una Real Ale inglese da una Heineken. Quello che ne risulta è un (estremamente) palloso resoconto di parti di storia dell’associazione con dettagli sulla storia birraria inglese e scozzese, dettagliata fin nelle sfumature regionali. Un intervento da mezzora buona, reso più lungo e confuso dai tempi di consecutiva e dalle evidenti difficoltà della volonterosa ragazza nel tradurre (memorabili perle come “birra vera” e “birra chimica”). Pur capendo le difficoltà della poverina, non capisco bene perché qualcuno non sia corso in aiuto suo e del pubblico, in fondo quasi tutti noi conoscono l’inglese in modo almeno decente e la birra quanto basta per non cadere in sfondoni. Fior di publican e di associazioni che hanno come impegno dichiarato quello di spiegare e raccontare la birra in modo adeguato, per assistere a tutto questo. Memorabili le fughe di alcuni dei partecipanti (oltre che del pubblico, me compreso) a caccia di birra durante l’infinita sequenza di aneddoti in uno scozzese talmente profondo da sembrare quasi parodistico.

Ci ha risvegliati dal torpore l’intervento di Cynthia Paladini del Moeder Lambic, con un racconto abbastanza veloce e molto concreto di quello che è gestire un pub “di nuova generazione” nella capitale belga. Interrotta purtroppo da un maldestro e barcollante publican di provincia in cerca di protagonismo (memorabile il “corvo fritto”). La “partita” è proseguita con veloci fraseggi un po’ inconcludenti da parte dei publican, prima di una veloce carrellata sulle varie realtà associative, Unionbirrai come associazione (soprattutto) di produttori, Mo.Bi. di consumatori, ADB per i corsi e i festival, con appelli più o meno congiunti all’unità di intenti e frecciatine rapidamente sedate dall’arbitro che rapidamente poneva fine a una partita che prometteva grande spettacolo e invece ha rivelato ritmi lenti, gioco lento e pastoso e un finale tutto sommato prevedibile. Unico vero lampo, il piccolo racconto di Umberto del Goblin di Pavullo, visionario e poetico, tra una citazione illuminante di Bukowski e l’emozione di credere nei propri sogni e nel proprio lavoro.

“nuove idee sulle strategie da attuarsi per la valorizzazione della birra artigianale”

Ecco, tutto questo non c’è stato. C’erano i personaggi annunciati, ognuno ha recitato la sua parte, ma sono mancate le idee, la progettualità annunciata, o se c’erano non sono uscite durante l’incontro. I leoni dell’associazione consumatori sono stati docili e mansueti, nonostante un pubblico più o meno pagante che ha seguito l’incontro soprattutto per vederli ruggire contro l’associazione rivale. Intendiamoci, io amo le partite di calcioni ed espulsioni. E credo che finché non si affronteranno certe questioni, che siano di principio o di rivalità personale, la tanto declamata “collaborazione” e “unità” non potrà essere che un miraggio. E l’unico modo per superare certe divisioni è lavorare insieme, non ruggire sui forum o sui blog contro i nemici reali o presunti.

Spulciando nei vari articoli di presentazione da qualche parte (non ricordo dove) avevo letto anche che l’incontro era una occasione per prendere spunto dalle iniziative e dai metodi della CAMRA (il “modello inglese”) e confrontare la loro attuabilità nel Belpaese. Se questo c’è stato, non se n’è accorto nessuno, temo.

Alessio

Report dallo United Indipubs – Parte II

2

Category : Festival

La prima parte del report la trovate qui.

Parto con la serie post-cena dal banchetto del TNT Pub: sono un grande fan delle birre di Dupont e la loro Monk Stout di certo non esce di troppo dai livelli di eccellenza che il birrificio di Tourpes ci ha regalato. Non è la Biologique, non è la Moinette nè la Bons Voeux, ma la birra riesce decisamente apprezzabile sebbene le stout belghe non siano, generalmente, dei grandissimi capolavori. Purtroppo la IV Saison di Jandrain de Jandrenouille non era a posto e così, su consiglio di Alessio, ho provveduto a saltarla. Di contro, mi han parlato un gran bene della Rodenbach presente alla postazione del TNT.

Al Macche bevo una Mikkeller/Grassroots/Stillwater Gypsy Juice che piace quasi a tutti tranne ad Alessio: la gradazione alcolica è importante ma non è particolarmente pesante, o almeno mi sembra… Prendo poi una ottima Beer Here Kama Citra (*) – quanto mi piace il profumo del Citra! – e un piccolo assaggio della D’uvaBeer di Valter Loverier: non sono un fanatico delle “acide” ma le birre di Loverbeer sono semplicemente fantastiche, riescono ad essere sempre morbide, beverine e a soddisfare il mio palato.

Al banchetto del Goblin – dietro il quale è presente anche Franco Fratoni di RealBeer – Umberto mi serve una Notte Celtica (RealBeer), una spaziale Fantome Gillmor 2009 (quella al mandarino, che Gabriele ha trovato un po’ troppo acida e che invece secondo me era perfetta) e una delle birre più buone del weekend, ovvero la Saison de Dottignies di De Ranke, in una forma spettacolare. Nota di colore: i vari “soldati” del Goblin hanno poi “sfidato” ad una epica bevuta, a notte inoltrata (io me ne son andato poco prima delle 4), i ragazzi del Macche, e voci attendibili mi dicono che la legione emiliana ha soverchiato e signoreggiato sulla banda di via Benedetta.

Per ultimo vi parlo del banchetto dell’Arrogant Pub, padrone di casa e grande “braccio” dell’organizzazione. L’ho tenuto per ultimo perchè credo gli vada attribuito un giusto merito e un bel riconoscimento per lo sbattimento e la voglia che Alle e il suo staff ci hanno messo per creare dal nulla quello che, si spera, possa diventare un appuntamento fisso e imperdibile nel panorma birraio italiano.
Qui ho occasione di bere una Altbier di cui mi son scordato il nome (buona ma non favolosa), l’ottima Schlenkerla Fastenbier e una tonnellata di English IPA di Lambrate (almeno tre sicure, poi qualche rabbocco a fine serata). Amici mi han parlato molto bene anche della Ready Made del Birrificio Dada, brassata apposta per l’occasione. Presenti anche le birre di Toccalmatto. Chi invece ha un po’ (molto) deluso le aspettative è stata BrewDog, che doveva consegnare ad Alle e all’Arrogant Pub la birra fatta per l’occasione, la Arrogant Dog. Purtroppo i 1800 litri fatti produrre in Scozia non sono arrivati per ritardi imputabili, da quanto ho capito – se sbaglio correggetemi) al birrificio scozzese. Anche l’annunciata presenza di James è andata a ramengo: il birraio non è venuto a Vezzano: vista da fuori, pare davvero un bel flop.

L’atteso incontro – “tavola rotonda” – sulle associazioni birraie, inizialmente osteggiato da MoBi per questioni davvero di lana caprina, è stato condotto da Andrea Camaschella e ha visto la partecipazione dei “Sei”, più Simone Monetti per Unionbirrai, Giorgio Marconi per MoBi, Paolo Polli per ADB, Agostino Arioli del Birrificio Italiano, Colin Valentine presidente del CAMRA e Cynthia Paladini e Andy Mengal per il Moeder Lambic. Noi abbiamo assistito sperando di veder mozzata qualche testa, in realtà, devo essere sincero, si son sentite cose interessanti e piene di belle idee ma magari un po’ banali e già ascoltate mille volte: l’idea che mi son fatto è stata di un incontro in cui pochi volevano/sapevano cosa dire e nessuno, sui temi importanti e conflittuali, s’è voluto sbilanciare.

Del resto, che dire? Erano presenti svariate altre birre oltre a quelle che ho bevuto, ma elencarvele tutte (senza averle provate) sarebbe un mero esercizio di scrittura e sarebbe davvero poco interessante. Gli stand gastronomici hanno lavoato a pieno regime e le cibarie assaggiate eano di ottima qualità. Nella giornata di domenica era presente un piccolo chiosco dei gelati, mentre anche sabato era stata allestita una zona per i più piccoli, con un teatrino di marionette – idea molto carina per tener occupati i piccoli.

La notizia è che lo United Indipubs diverrà manifestazione annuale e che sarà itinerante: verrà portato nelle varie sedi dei locali, non si sa ancora bene se cercando di coinvolgere anche altre realtà o volendo rimanere un gruppo ben chiuso (e questo sarebbe un vero peccato). Dove andremo a bere allo United 2012?

mattia

(PS e *) le birre non sono state prese nell’ordine di descrizione ma “miste”. Le ho messe in quest’ordine per raggrupparle in base al pub che le offriva. La Kama Citra è stata messa fuori dal Macche nella giornata di domenica.

(PPS) Auguri Elisa e Luca!

Report dallo United Indipubs – Parte I

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Category : Festival

Nel weekend appena trascorso, e in più nella giornata di ieri, s’è tenuto, come molti di voi sapranno, il primo United Indipubs Beer Festival. Il tutto si è svolto vicino a Vezzano sul Crostolo (RE), presso il bellissimo Podere Elisa (sito ufficiale). Dire che la manifestazione ha avuto successo sarebbe davvero poca roba: la tre giorni è stata senza dubbio una pietra miliare dei ritrovi birrai, sia per i numeri (che pubblicheremo nel caso ci venissero offerti, una volta ufficializzati) che per la qualità, sia per i nomi presenti che per gli incontri tenuti, che per il divertimento e le belle ore spese assieme a persone che hanno i tuoi stessi interessi.

La clemenza del tempo, soprattutto nella giornata di domenica, ha dato uno slancio fantastico all’atmosfera di baldoria che si provava vicino ai banchetti spine e fuori all’aperto. Sono arrivato sabato poco prima delle 18, proprio quando il Podere Elisa si stava cominciando a rimpire di persone: l’affluenza, come detto, è stata notevole, ma gli ampi spazi e l’ottima disposizione dei vari stands (anche gastronomici) hanno aiutato a rendere tutto estremamente vivibile anche nel momento di massimo affollamento.

Dopo il mio arrivo, pago l’ingresso (6€, comprensivo di bicchiere e due gettoni-consumazione) e faccio incetta di altri gettoni: il prezzo è 1,50€ cadauno, valevole per circa 15cl di birra – spesso gli spinatori di turno erano più generosi. Mi piazzo all’inizio al piano terra e esploro i due banchetti dello Sherwood Pub di Nicorvo (PV) e del The Dome di Nembro (BG). Dal primo prendo una Rodersch (in forma, a Roma a inizio Aprile l’avevo trovata estremamente lievitosa) e una Kriek di Cantillon, dal secondo una Loertis (la bohemian pils di Via Priula, buona) e una White Star Titanic Stout (buono il sapore, la corposità era davvero minima, anche tenendo conto dell’inglesità e della spinatura in cask), in più faccio un piccolo assaggio di St. Peter’s Suffolk Gold spinto da Gabriele che la trova straordinariamente sorprendente: non posso che dargli ragione.

Faccio giusto in tempo a salire le scale per vedere cosa trovo di buono al piano di sopra che viene annunciato l’inizio del Laboratorio di degustazione birra e Parmigiano Reggiano: mi accomodo nel giardino esterno e malgrado la mia cronica allergia alle graminacee, riesco a godermi al massimo le varie stagionature (18, 36 e il magnifico e intergalattico 50 mesi) accompagnate da abbondanti razioni birraie (rispettivamente abbinate a Bayerischer Gose, Fano Vestkyst, Goblin 21th Anniversary). Tutte e tre le birre si sposano con le rispettive contropartite formaggesche e tutte e tre sono, ognuna a modo suo, dei piccoli capolavori: la Gose salata, tipica di Lipsia, è uno stile che, almeno ultimamente, sta prendendo piede e moda. Ricordo di aver sentito la mia prima Gose a Novembre 2009 a Milano presso il BQ e di essermene innamorato all’istante. Le bire di Fano (DK) stanno davvero scalando le classifiche d’interesse mio e di tanti altri appassionati.

Due righe a parte per la 21th Anniversary, la birra che Umberto ha fatto brassare da De Graal in Belgio per celebrare il 21°, appunto, compleanno del suo locale, compleanno che cade tutti gli anni a inizio Marzo (il giorno preciso credo sia l’8, se mi sbaglio correggetemi). E’ venuto fuori un piccolo grande capolavoro, una birra scura, con una forte nota olfattiva di chinotto e un sapore particolarmente speziato e intenso, che non dimostra affatto i suoi 8% ma anzi ha una morbidità e una facilità di beva davvero straordinarie. Complimenti quidi a Umberto (e, ovviamente anche alla De Graal).

Qui sopra potete vedere parte dello staff di Pintaperfetta al massimo dell’impegno per immagazzinare birr informazioni da raccontarvi!

Ripresomi dall’esplosione gustativa dell’abbinamento 21th-50mesi, ritrovo i miei compari di bevute al piano di sopra: dopo aver mangiato qualcosa di sostazioso per cominciare a fare del “fondo” (che la mattina dopo s’è rivelato del tutto inutile) e del tutto ignorato il corpo che mi diceva che ero sotto antistaminici (e tutti sappiamo quanto sia godurioso l’abbinamento antistaminico-alcool), si riattacca a bere. Al piano superiore trovo i restanti 4 banchetti-spina. Oltre ai padroni di casa dell’Arrogant Pub, trovo, in rigoroso ordine alfabetico, il Goblin Pub di cui ho già accennato, il Ma che siete venuti a fà di Roma con il magnifico Manuele, e il TNT Pub di Buonconvento (SI), amatissimo, tra le altre cose, in quanto organizzatore del Villaggio della Birra a metà settembre.

Per sapere com’è andata… non vi resta che leggere la seconda parte del report!

mattia

(PS) le birre non sono state prese nell’ordine di descrizione ma “miste”. Le ho messe in quest’ordine per raggrupparle in base al pub che le offriva.

Emilia Hold’Em Festival!

Category : Birra, Eventi, Festival

La settimana dal 7 al 13 febbraio è stata speciale per gli appassionati birrofili. La prima settimana della birra artigianale: una bella idea che ha prodotto eventi di ogni tipo in tutta Italia.
Noi siamo stati spettatori e protagonisti del bellissimo evento organizzato all’Arrogant Pub, a Scandiano (Reggio Emilia) domenica 13 febbraio: Emilia Holdem!
Le province di Reggio e Modena erano povere di birra fino a pochi anni fa: si trovavano solo prodotti industriali o qualche perla artigianale occasionale. Chi proprio voleva bere bene doveva arrampicarsi sulle montagne e andare da Umberto al Goblin Pub a Pavullo nel Frignano (la nostra recensione). Un locale che da quasi due decenni pesca il meglio della birra artigianale europea (e non solo) e lo propone ai sempre più affezionati clienti.
Ma poi negli ultimi anni la qualità è salita a dismisura: basta solo sfogliare la recente guida “Tavole di birra” per trovare segnalati e con ottime recensioni il succitato Goblin, il Dickinson Pub di Scandiano, l’Arrogant Pub (la nostra recensione) sempre a Scandiano e la Terra di Mezzo di Savignano sul Panaro (la nostra recensione). Quale migliore occasione di questa festa dunque per riunire questo quartetto delle meraviglie? I quattro assi avevano ciascuno il proprio banco, liberi di servire le birre che consideravano migliori. L’evento è stato ospitato dall’Arrogant, locale che dispone degli spazi per garantire il successo di una festa simile.

L’Arrogant Pub di Scandiano

Ma solo fuoriclasse non fanno una squadra! La manovalanza è stata offerta da una ampia schiera di appassionati, riuniti in piccole e grandi associazioni e gruppi di amici: Brewlab, Birra Divin Piacere, Carboneria Reggiana, I Vizi del Pellicano e La Grande Schiuma hanno fornito le loro mani (e poi le loro gole) alla causa della birra artigianale.
L’evento è iniziato alle 10 con la calma delle domeniche mattina con la rifinitura dei banchi mentre i primi assetati arrivavano. All’ingresso, al prezzo di 5 euro, era necessario acquistare il bicchiere  prodotto per l’evento: compresa nel prezzo la prima consumazione di una birra a scelta. Alle 11 è cominciata la cotta tenuta dal sempre ottimo Andrea Inoki Ferri sotto la supervisione del grande Cesare Gualdoni, birraio dell’Orso Verde. Per tutta la giornata sono state servite ottime birre provenienti da tutta Europa, con un occhio attento ai prodotti italiani.
Difficile elencare tutte le birre servite: tra prodotti a listino e chicche trovate per l’occasione la birra è stata protagonista.

Cesare Gualdoni, Andrea Inoki Ferri e Steve Dawson durante la cotta

Il banco del Dickinson con Maso alla consolle ha avuto Burocracy (la IPA del Brew Fist di Codogno), Taras Boulba di Brasserie de la Senne (Belgio), Cuvèe e Hop Harvest di de Ranke (ottimo birrificio belga e queste sono due perle davvero introvabili), Carbone di Zimella (local brewery di Bagno a pochi km da Scandiano), Vogel Pils (introvabile e ottima pils del brewpub Vogel di Karlsruhe), Statale 63 (kellerbier realizzata da Birrone appositamente per il locale), Backdoor Bitter e Wabi dal Birrificio Orso Verde (due grandi classici).
Impossibile elencare senza errori la potenza di fuoco messa in campo dall’Arrogant: Alle, con la sua grande passione, sa sempre trovare nuove perle da luoghi esotici. Quello che trovo nel mio archivio confuso (e figuratevi la memoria…) è il Birrificio Dada di Correggio come local brewery con la Tzara (una atipica blanche), la gustosa IPA Zona Cesarini di Toccalmatto (quasi local brewery vista la relativa vicinanza), Punk, Riptide e 5am Saint da Brewdog (il birrificio scozzese è una delle grandi passioni di Alle), la sempre ottima Via Emilia del Birrificio del Ducato del cugino parmigiano Giovanni Campari, la Jacky Brown di Mikeller una brown ale particolarmente luppolata, la Ley Line di Bidù (eccezionale prodotto al miele di corbezzolo del grande Beppe Vento), Ortiga del Birrificio Lambrate e infine il peso supermassimo Bommen e Granaten di De Molen, un Barley Wine da 18° di De Molen!!!
Il sempre eccezionale Umberto del Goblin aveva sulla sua lavagnetta la Trippel Slaapmutske (impossibile da pronunciare e scrivere ma ottima da bere), Fantome Blanche Pamplemousse una delle istrioniche creazioni di Dany Prignon, una saison al pompelmo, la classica affumicata Schlenkerla Urbock, la Queue de Charrue, una oud bruin (un vecchio stile belga con birre dalla spicata acidità acetica che virano sul dolce, inutile dire che è introvabile) e infine la IPA Dishwater del White Dog, local brewery di Rocchetta di Guiglia (MO) prodotta dallo spettacolare Steve Dawson (un inglese trapiantato sull’appennino modenese, tra l’altro anche lui presente alla festa).
Infine al banco de La Terra di Mezzo l’oste proponeva in prima linea alcune produzioni di Statale 9, local brewery di Crespellano nel bolognese, che spaziavano dalla classica Levante (una pils), alla Zenit (una weizen, la tipica birra di frumento bavarese), alla Cobra Jet, una American Pale Ale veramente gustosa, per concludere con la ben più ricercata Gold, aromatizzata con pere Williams (veramente curioso abbinamento ma particolarmente ben riuscito). A completare il quadro una spettacolare Oyster Stout di Portehouse che ha conquistato anche me che non amo le stout (le birre nere all’”irlandese”) e alcune perle fuori menù, tra cui in particolare la Saison Dupont, un classico tra le birre belghe.

Il banco del Dickinson e di Carboneria Reggiana

Impossibile riassumere tutti i discorsi fatti in tante ore, impossibile ringraziare tutti i presenti che hanno allietato queste ore, impossibile anche ricordare tutte le birre bevute, assaggiate, annusate, godute.
Una festa bellissima, riuscita benissimo, tanta gente a qualsiasi ora a divertirsi, parlare, conoscere persone e birre.
Un grazie a tutti quelli che hanno partecipato e lavorato per la festa, un grazie ad Alle, a Umbe, a Maso e all’Oste che sono stati i protagonisti di questa giornata!

Rob

Denmark is Hoppy – breve report

Category : Eventi

Un pomeriggio diverso dal solito, con le domeniche un po’ tristi perchè il weekend è già finito… ecco che capita “a fagiuolo” una rassegna one-day a pochi chilometri da casa. Pochi, è vero, ma belli carichi di neve, tanto da rendere un po’ problematica e incerta la presenza mia e di molti altri avventori. L’occasione era a Scandiano, presso l’ormai arcinoto Arrogant Pub, che in collaborazione con il Goblin Pub di Pavullo (la nostra recensione) ha offerto, per la prima volta da queste parti (se non proprio nel Nord Italia) la presenza di sei-dico-sei spine danesi in contemporanea.

Son riuscito alla fine a passare e berne qualcuna prima di dover riparare verso casa vista l’abbondante nevicata: partendo dalla migliore, direi la beverina e luppolata Den Lil Ipa di Grassroots,una favolosa session beer da soli 2,7% ma molto ben strutturata. Non all’altezza della prima, secondo me, la Vestkyst Ipa di Fano Bryghus, una Ipa da 5,7% molto meno luppolata della precedente, dal colore decisamente più ambrato e da sentori di malto molto più intensi.

In splendida forma, e molto apprezzata da tutti quanti, anche la Rye Union Porter, collaborazione Grassroots/Duck Rabbit (USA), una classica porter di base (con segale) ma orientata pesantemente verso l’amaro… fino ad arrivare a circa 80 IBU. Note tostate, caffè e cioccolato per “coprire” e ammorbidire i 7,5% che non risultavano così in alcun modo pesanti. Un veloce assaggio di Fleurs Noires Black Ipa (Grassroots/Stillwater) e qualcosina in più per la buona Viola Sofia Imperial Stout (Grassoots, 10,2%). Purtroppo ho mancato la Hopfix (BeerHere) in quanto finita già nel primissimo pomeriggio e a detta di tutti favolosa, e la Hoptilicus Double Ipa (sempre di BeerHere).

Un pomeriggio davvero ben riuscito organizzato da due tra i migliori locali in Italia… in attesa del United Indipub Beer Festival (per cui si profilano grandi news!).

mattia

p.s. scusate la dimenticanza della macchina fotografica… niente foto!

Prossimi eventi: fine Maggio e inizio Giugno

Category : Rassegne

Un breve promemoria dei prossimi eventi che avranno luogo a breve (in ordine di data):

5° Birra del Borgo Day
Piana di Spedino poi Borgorose (RI), 23 Maggio 2010
Info complete: www.cronachedibirra.it

Serata di degustazione con il Birrificio Lambrate
Arrogant Pub, Scandiano (RE), 24 Maggio 2010
Per chi non ha mai avuto la fortuna di provare le loro birre, o per chi non riesce a trovarle, o per chi (come me) fa fatica a farne a meno, la serata è l’ideale per conoscere, ritorvare o ri-apprezzare le produzioni del birrificio più amato di Milano. Il mastro birraio Fabio sarà presente alla degustazione delle sue birre (tra cui la Magut, la Montestella, la Ligera, la Ghisa o l’Imperial Ghisa e la Porpora). Ovviamente io sarò là.

Festa del Puerco
Dickinson Pub, Scandiano (RE), 29 Maggio 2010
Ormai Scandiano si sta trasformando nella punto di riferimento della buona birra, e l’ottimo Dickinson vuole dire la sua organizzando questa curiosa festa. Ci saranno piatti cubani e ovviamente maiale a go-go: se intendete passare per cena la prenotazione è obbligatoria, e potete farla alla mail info@dickinsonpub.it o Christian 338/4637021. Per quanto riguarda le birre, ospiti quelle dell’Orso Verde (Rebelde, Wabi, Backdoor Bitter, Nubia) che verranno “spiegate” direttamente da Cesare, mastro birraio dell’Orso Verde. Anche questa è un’occasione da non perdere… ma affrettatevi a prenotare perchè da quel che ho visto i posti non saran molti. In ogni caso, il servizio birreria sarà comunque disponibile.

Barmania ed. speciale
Reggiolo (RE), 30 Maggio 2010
BarmaniaTorna Barmania (www.barmania.it) per le strade di Reggiolo. Se non sapete cos’è Barmania, è presto detto: trattasi di manifestazione che racchiude in sè le due anime birraie, quella dell’esperienza basata sugli assaggi e quella del feticismo per le collezioni più o meno utili. Solitamente Barmania veniva organizzata nella Fiera Millenaria di Gonzaga tra la metà e fine Ottobre e, negli ampi spazi previsti, presentava un sacco di stand-bancarella dove comprare (molto più che scambiare, purtroppo) oggetti birrai (e non solo) quali bicchieri, sottobicchieri, tappi, bottiglie, insegne eccetera. L’altro capannone era ad appannaggio di birrifici artigianali (in stragrande maggioranza nel 2007), stand di pub e birrerie e stand del tutto commerciali (in maggioranza nella scorsa edizione di Ottobre 2009). Un’occasione valida per poter conoscere qualche produzione nuova o risentire alcune di quelle storiche. In caso di maltempo Barmania sarà rimandata al 6 Giugno.

Qui trovate anche i due nostri report: edizione 2008edizione 2009

De Gnù Bi-Du
La Locanda del Monaco Felice, Suisio (BG), 31 Maggio 2010
Per festeggiare il ritorno dell’impianto al Bi-Du, Claudio della Locanda del Monaco Felice di Suisio (BG), di cui abbiamo già parlato diverse volte nonchè patron di uno dei nostri locali preferiti, organizza la festa con la partecipazione del mastro birraio Beppe, per farvi assaggiare (o riprovare) la Rodersch (che ha appena vinto il premio come migliore Kolsch del mondo), la sempre buona ArtigianAle (ne son passati di anni dal primo Salone della Birra Artigianale e di Qualità a Milano dove fui il primo di noi a scoprirla!), Jugnior e Saltinmalto. Presenti come sempre i buoni piatti e stuzzichini di Carla. Assolutamente da non perdere!

Pulp Pub Fiction SERATA ANNULLATA
Arrogant Pub, Scandiano (RE), 5-6 Giugno 2010
Una sorta di “battaglia” birraia sarà allestita presso l’Arrogant Pub di Scandiano. A sfidarsi saranno due linee, due stili, due culture birraie davvero differenti l’una dall’altra: quella Anglo-Scozzese rappresentata dall’Arrogant Pub, e quella Belga rappresentata dal Goblin Pub di Pavullo (MO).
Nella serata del 5 Giugno la battaglia sarà:

Formazione Belga:
• St Feuillien Triple 2008
• Fantome Pissenlit 2006
• Vonder 2005
• Queue de Charrue Brune 2007

Formazione Anglo-Scozzese:
• Abstrakt 01 (in keg)
• Red mac Gregor (in cask)
• Querkus (in cask)
• Mild (in cask)

Mentre per la serata successiva del 6 Giugno, troveremo:

Formazione Belga:
• Saxò 2009
• Kasteel Bier Brune 2003
• Cantillon Lou Pepe Kriek 2006
• Fantome Blanche 2008

Formazione Anglo-Scozzese:
• Hardcore (in cask)
• Paradox Smokehead (in keg)
• Dark Island (in cask)
• Thames Valley Ale (in cask)

Visti i nomi, le due serate si prospettano molto più che interessanti. “Purtroppo” (si fa per dire, in questo caso) io non ci sarò in quanto “impegnato” nel giro birraio di Chicago e dintorni assieme a Giacomo (seguiranno ampie recensioni), ma vi consiglio caldamente di fare almeno una scappata, in quanto ci son dei nomi da far venire i brividi.

Insomma, l’offerta è ampia… a voi la scelta!

mattia

Goblin Pub – Pavullo (MO)

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Category : Locali

Inauguro la recensione dei locali nella “mia” zona con il migliore. Che sia il migliore non l’ho deciso io, è anni che è così e credo (e spero) che la situazione non cambi.
Il Goblin (www.goblinpub.net) si trova praticamente nel centro di Pavullo nel Frignano, in provincia di Modena, a circa 35km dal capoluogo, direzione montagna (Google Maps). E’ facilmente raggiungibile grazie ad una strada scorrevole. Aperto dal 1990, è gestito con sapienza da Umberto, che racchiude in sè un pò tutti gli aspetti positivi di un gestore: simpatico e chiacchierone ma anche fermo e deciso nelle scelte commerciali.

Il locale non è particolarmente ampio, avrà una 50ina di posti a sedere; fatto interamente in legno (ma non aspettatevi un Irish Pub, come anche segnalato nei menù), è accogliente e caldo. Nel corso degli anni e grazie alle esperienze fatte, il Goblin è diventato famoso anche in Belgio e Umberto può vantare grandi collaborazioni con (tra le altre) Fantome e Cantillon, che hanno produzioni speciali per il suo locale, cosa che in Italia credo abbiano in pochi.

Ci sono 13 linee di spina. Tra queste, 4-5 sono fisse (due tedesche, una weiss e quasi sempre almeno una spina della White Dog), mentre le altre sono a rotazione. Difficilmente per due volte di fila si riusciranno a trovare le medesime “etichette”… considerato anche che una linea è dedicata alla produzione speciale di Fantome, che offre sempre qualcosa di originale. L’altro giorno per esempio era presente la Fantome Dark White, aromatizzata al pepe.
Nel corso delle visite, le spine trovate hanno sempre fatto un gran figurone: si annoverano spine di St.Feuillien Triple, Gouden Carolus Tripel, Moinette Blonde, La Divine, Het Kapittel ABT e Blonde, San Bernardus ABT, Gulden Draak, La Divine, Cantillon Rosè de Gambrinus… mica roba da niente. Ultimamente fanno bello sfoggio anche la Schlenkerla Urbock, di cui il locale ha l’esclusiva per l’Italia, e la Rubinia del BABB.

A proposito di bottiglie, giusto per non farsi mancare nulla, sul menù sono segnate 154 diverse etichette (ma comprese quelle fuori listino son oltre 300 quelle disponibili), per la quasi totalità provenienti dal Belgio, tra cui anche i particolari grandi formati (fino a 9 litri) di St.Feuillien e altre nobili marche.
Da segnalare, come spuntino, il formaggio con sale di sedano, che qualcuno di voi avrà probabilmente apprezzato nei viaggi in Belgio, e che si sposa alla perfezione con tutte le birre proposte e, solo su prenotazione, uno speciale menù (che sarà mia premura assaggiare) completamente dedicato alla cucina a base di birra.
I prezzi sono assolutamente concorrenziali. Consiglio la prenotazione del tavolo.

mattia