Report dallo United Indipubs – parte II e mezzo

Category : Festival



E così è giunto anche il mio turno di provare a riassumere lo splendido weekend birresco che è stato lo United Indipubs. Avrei potuto fare finta di nulla e negare la mia presenza, ma la foto postata da Mattia nella prima parte del suo resoconto ha distrutto ogni possibile alibi (oltre alla mia reputazione). Lasciamo quindi per un attimo da parte i “discorsi da adulti” ben esposti da Alessio, e ributtiamoci a capofitto nella scoppiettante Vezzano sul Crostolo, cercando di fare ordine tra i pochi appunti presi, rigorosamente meno leggibili ad ogni birra bevuta.

Cominciamo dalle birre, vere protagoniste della rassegna. E comincio confermando un’eccellente qualità media delle proposte, sia per quanto riguarda il giudizio sulle birre, sia per il loro stato di forma, generalmente ottimo, nonostante al sabato un paio di stand si dicessero preoccupati per il troppo poco tempo passato tra il trasporto dei fusti e la loro apertura. Tantissimi gli stili e i paesi rappresentati, cosa che ha stimolato la curiosità e mandato all’aria in breve tempo tutti i progetti di “scaletta ragionata delle bevute”, anche perchè non tutte le birre proposte erano attaccate contemporaneamente. Personalmente poi, erano molte le birre mai provate, con alcune addirittura mai nemmeno sentite dire, e quindi la sete di conoscenza ha sopperito alla fisiologica fine della sete “vera”.

Partiamo da chi giocava più in casa degli altri, l’Arrogant e il Goblin. Le birre fatte brassare appositamente da Alle erano decisamente buone, specialmente la Ready Made, la cui secchezza finale la rende a mio parere un’ottima birra da aperitivo. Già detto altrove della Bitch Please, molto complessa ma allo stesso tempo sufficientemente ruffiana, una menzione va anche alla Working Class Mild di Toccalmatto, ennesima dimostrazione che Bruno e i suoi difficilmente sbagliano un colpo. Umbe replica con una serie di Fantome di varie annate, sempre troppo acide per i miei gusti. Sugli scudi invece le birre del De Graal: alla pluriacclamata Goblin 21° Anniversary, di cui si è già scritto, aggiungerei l’ottima blanche Triverius, in formissima. Ne viene fuori l’immagine di un birrificio che passa agevolmente dalle birre estremamente complesse come la prima, a ricette più semplici e più da beva come la seconda, complimenti davvero.

Scendiamo verso sud, e incontriamo Gianni e il suo TNT Pub, di sicuro il publican del lotto con cui ho più familiarità e per questo quello da cui mi sono rifornito di meno. Però da quello che ho sentito dire pare che la Rodenbach fosse davvero in forma stratosferica, mentre io ho buone parole sia per la Witkap Tripel che per la Monk’s Stout di Dupont, una belgian stout atipica e molto bevibile. Accanto a lui lo stand del Macche, dove finalmente riesco a fare la conoscenza del Colonna. Anche qui si andava abbastanza sul sicuro, e ne approfitto per salire anch’io sul carro degli entusiasti sia della Fanø Vestkyst (pulita ed elegante), che della Kama Citra (davvero difficile da classificare, però il contrasto tra il corpo da brown ale e l’agrumato esotico del citra è tutto da provare), che della Kissmeyer London Honey Porter (dove per fortuna il miele non era in primo piano ma ben dosato).

E chiudiamo col nord, e non posso evitare di ringraziare Michele per aver deciso di portare una Suffolk Gold di St. Peters a pompa, per me la birra migliore del festival. Allo stand del Dome comunque il tricolore si faceva rispettare alla grande: sia la Loertis di Via Priula che la Spaceman di Brewfist hanno confermato all’assaggio ciò che di buono ne avevo già letto in giro. Da applausi anche la Abbay de St Bon Chien che ogni tanto emergeva dal retrobanco, con tanto di decanter. A difendere i nostri colori ci ha pensato anche Nino dello Sherwood con le produzioni di Bi-Du. In gran forma sia la ormai classica Rodersch che la Inverno Nucleare, imperial porter molto rotonda ed equilibrata, ma non certo timida. L’ho preferita nella sue versione normale rispetto a quella oak aged, forse un pochino troppo giovane.

Detto delle birre, vorrei ribadire anch’io i complimenti alla macchina organizzativa dell’Indupubs. La location era perfetta (gli stand al chiuso ci hanno subito rassicurati in vista di eventuale pioggia, cosa che per fortuna alla fine non c’è stata) e logisticamente organizzata come meglio non si poteva. Gli stand gastronomici hanno funzionato a ritmo serrato e ininterrottamente, e anche nei momenti di maggiore richiesta le code per il cibo sono state limitate. Tanto di cappello davvero a chi è riuscito a trasformare in punto di forza ciò che in questo tipo di manifestazioni è solitamente un grosso punto debole. Sarà difficile fare di meglio in futuro.

Chiudo con quella che potrebbe sembrare un’inutile sviolinata, ma mi piace dare a Cesare ciò che gli spetta. La tre giorni dello United Indipubs ci ha messi, noi appassionati, di fronte a 6 esempi di publican, 6 modi anche molto diversi tra loro di lavorare con la birra. E di queste 6 realtà, ma in realtà il discorso è ampliabile a tutti coloro che gestiscono un pub con cognizione di causa, si può dire tutto e il contrario di tutto: il gestore può essere simpatico o antipatico, si può essere d’accordo o meno con la sua politica dei prezzi o con la selezione delle birre. Ma nessuno mi toglierà dalla testa che all’Indipubs si sono viste 6 realtà gestite da persone, scusate il termine, con due palle così, che fanno il loro lavoro con passione competenza e rappresentano una parte di quell’eccellenza di in un ambiente, quello della birra artigianale, che ti richiede enormi sacrifici già solo per restare a galla. E che se io in questo momento sono qui a scrivere su un blog che parla principalmente di viaggi birrai, è in gran parte colpa loro.

Gabriele

Interludio – l’Indipubs (controrecensione)

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Category : Birra, Festival

Ovvero, come farsi pochi amici (diciamo pure nessuno) e molti nemici (temo un lungo elenco).

Premessa: la prima edizione dello United Indipubs mi è piaciuta per tutta una serie di motivi che potrete trovare nei due articoli (unodue) di Mattia. Splendida location (difficilmente se ne troverà una altrettanto bella e funzionale, nelle prossime edizioni), ottima birra, publican indubbiamente appassionati e competenti, un sacco di amici da salutare e con cui scambiare pareri e impressioni.

Seconda premessa: questo articolo forse interesserà solo a “chi fa parte del giro”. Spero di non annoiare nessun con la mia serie di considerazioni, che spero possano essere uno spunto di riflessione.

C’erano (alcuni de) i migliori publican, c’è stato un gran festival. Davvero, la selezione delle spine era assolutamente di livello, c’erano alcune indiscusse eccellenze della birra italiana (Bi-Du, Birrificio Italiano, Lambrate, Montegioco, Toccalmatto) e uno sparuto manipolo di nuovi birrifici italiani (Brewfist, Dada, Extraomnes, Loverbeer, San Paolo, Via Priula). Qualcuno mi ha detto che complessivamente, rispetto al numero di proposte straniere, erano molto poche e di pochi birrifici. Forse c’è del vero, anche se ripensandoci numericamente l’Italia era ben rappresentata, al limite mancava un po’ di varietà negli stili (le infinite declinazioni di IPA, APA e luppolate varie, ma è innegabile che il mercato e gli appassionati, ora come ora, cerchino soprattutto quel tipo di sensazioni, noi compresi). Stranamente quasi assenti le Imperial Stout, nonostante l’immensa popolarità di cui godono.

Qualche tempo fa ero a Selezione Birra a Rimini, e tra i vari incontri c’era questo che ritenevo molto interessante:

“IndiPub United, proposte e discussioni su una rete di gestori di locali birrari indipendenti.”

Ovviamente intervenivano e seguivano la presentazione diversi gestori di locali che amiamo molto. Sembrava che tutto questo dovesse portare alla nascita di una associazione o movimento, e anche il festival United Indipubs doveva essere un evento finalizzato allo sviluppo di una rete di questo tipo.

Le chiacchiere scambiate questo weekend invece hanno dato più l’idea di un gruppo di locali amici e in un certo senso “eletti” e non di un tentativo di creare una comunità o un movimento unito e aperto verso l’esterno. Intendiamoci: Pintaperfetta è nata innanzitutto come occasione di testimoniare e di vantarci dei nostri viaggi e dei nostri assaggi. E non troviamo sbagliato, in sè, il vantarsi dei propri successi. E’ la mancanza di uno sbocco propositivo quello che un po’ dà la sensazione di occasione mancata. Perché a oggi quel che sappiamo del futuro è una intenzione di fare un festival annuale (cosa buona e giusta), itinerante (preferirei di no, visto che un Podere Elisa non si trova facilmente, ma capisco che questo onore è anche e soprattutto un onere, per chi organizza):  con questi sei publican e le loro spine (ok) e, se proprio, un publican ospite a turno. Ecco, questo mi dà qualche perplessità in più, perché i publican meritori di dare un contributo a una iniziativa di questo tipo sono di più, e probabilmente molti sono propensi a “esserci”. Non è molto chiaro come potrebbero essere coinvolti, visto che l’iniziativa sembra abbastanza blindata nelle sue modalità, almeno a giudicare da quanto sentito al festival.

Quando ho chiesto come mai si fosse deciso di fare il festival nei tre giorni sabato-lunedì (con il lunedì lavorativo) mi è stato detto che era stato fatto soprattutto per poter sensibilizzare e coinvolgere chi lavora nel settore. Effettivamente per molti sganciarsi nel weekend è tutt’altro che facile, ma allora capisco poco la decisione di tenere (esempio) l’incontro sul rapporto birra-cibo (mi dicono interessante, dalla regia, ma me lo sono perso) di domenica.

A proposito degli incontri della domenica, il più atteso era senza dubbio lo scontro tra titani, la resa dei conti, vale a dire:

15,30 incontro con le associazioni Birraie (mobi,unionbirrai,ADB,…) presente un membro del C.A.M.R.A. presentato da Agostino Arioli e Andrea Camaschella, che illustreranno il movimento Inglese, per nuove idee sulle strategie da attuarsi per la valorizzazione della birra artigianale nei locali con impianti di proprietà.

Sul forum della prima associazione citata nel comunicato c’erano state fior di polemiche e venivano promesse scintille.

L’incontro è cominciato in leggero anticipo, erano presenti le associazioni (Giorgio Marconi per Mo.Bi., Simone Monetti per Unionbirrai, Paolo Polli per Associazione Degustatori Birra) più i publican dei sei locali e gli ospiti del Moeder Lambic di Bruxelles (Andy Mengal e Cinthya Paladini).

Legge le formazioni e dirige l’incontro l’arbitro signor Andrea Camaschella. Inciampa nel rapido giro introduttivo (presentando Paolo Polli come publican, anche se era stato invitato per il suo ruolo in campo associativo), poi passa la palla ad Agostino Arioli del Birrificio Italiano, che ha fatto una rapida introduzione auspicando l’unità di intenti tra i vari soggetti. Agostino si libera della sfera, che finisce in possesso di Colin Valentine della CAMRA. Questi riesce ad addormentare il gioco e una buona percentuale degli astanti con un paziente resoconto delle attività della CAMRA dalla nascita a inizio anni ’70 ad oggi. Sua instancabile spalla, una interprete senza la minima idea dell’argomento birra, di cosa sia il CAMRA e di cosa distingue una Real Ale inglese da una Heineken. Quello che ne risulta è un (estremamente) palloso resoconto di parti di storia dell’associazione con dettagli sulla storia birraria inglese e scozzese, dettagliata fin nelle sfumature regionali. Un intervento da mezzora buona, reso più lungo e confuso dai tempi di consecutiva e dalle evidenti difficoltà della volonterosa ragazza nel tradurre (memorabili perle come “birra vera” e “birra chimica”). Pur capendo le difficoltà della poverina, non capisco bene perché qualcuno non sia corso in aiuto suo e del pubblico, in fondo quasi tutti noi conoscono l’inglese in modo almeno decente e la birra quanto basta per non cadere in sfondoni. Fior di publican e di associazioni che hanno come impegno dichiarato quello di spiegare e raccontare la birra in modo adeguato, per assistere a tutto questo. Memorabili le fughe di alcuni dei partecipanti (oltre che del pubblico, me compreso) a caccia di birra durante l’infinita sequenza di aneddoti in uno scozzese talmente profondo da sembrare quasi parodistico.

Ci ha risvegliati dal torpore l’intervento di Cynthia Paladini del Moeder Lambic, con un racconto abbastanza veloce e molto concreto di quello che è gestire un pub “di nuova generazione” nella capitale belga. Interrotta purtroppo da un maldestro e barcollante publican di provincia in cerca di protagonismo (memorabile il “corvo fritto”). La “partita” è proseguita con veloci fraseggi un po’ inconcludenti da parte dei publican, prima di una veloce carrellata sulle varie realtà associative, Unionbirrai come associazione (soprattutto) di produttori, Mo.Bi. di consumatori, ADB per i corsi e i festival, con appelli più o meno congiunti all’unità di intenti e frecciatine rapidamente sedate dall’arbitro che rapidamente poneva fine a una partita che prometteva grande spettacolo e invece ha rivelato ritmi lenti, gioco lento e pastoso e un finale tutto sommato prevedibile. Unico vero lampo, il piccolo racconto di Umberto del Goblin di Pavullo, visionario e poetico, tra una citazione illuminante di Bukowski e l’emozione di credere nei propri sogni e nel proprio lavoro.

“nuove idee sulle strategie da attuarsi per la valorizzazione della birra artigianale”

Ecco, tutto questo non c’è stato. C’erano i personaggi annunciati, ognuno ha recitato la sua parte, ma sono mancate le idee, la progettualità annunciata, o se c’erano non sono uscite durante l’incontro. I leoni dell’associazione consumatori sono stati docili e mansueti, nonostante un pubblico più o meno pagante che ha seguito l’incontro soprattutto per vederli ruggire contro l’associazione rivale. Intendiamoci, io amo le partite di calcioni ed espulsioni. E credo che finché non si affronteranno certe questioni, che siano di principio o di rivalità personale, la tanto declamata “collaborazione” e “unità” non potrà essere che un miraggio. E l’unico modo per superare certe divisioni è lavorare insieme, non ruggire sui forum o sui blog contro i nemici reali o presunti.

Spulciando nei vari articoli di presentazione da qualche parte (non ricordo dove) avevo letto anche che l’incontro era una occasione per prendere spunto dalle iniziative e dai metodi della CAMRA (il “modello inglese”) e confrontare la loro attuabilità nel Belpaese. Se questo c’è stato, non se n’è accorto nessuno, temo.

Alessio

Report dallo United Indipubs – Parte II

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Category : Festival

La prima parte del report la trovate qui.

Parto con la serie post-cena dal banchetto del TNT Pub: sono un grande fan delle birre di Dupont e la loro Monk Stout di certo non esce di troppo dai livelli di eccellenza che il birrificio di Tourpes ci ha regalato. Non è la Biologique, non è la Moinette nè la Bons Voeux, ma la birra riesce decisamente apprezzabile sebbene le stout belghe non siano, generalmente, dei grandissimi capolavori. Purtroppo la IV Saison di Jandrain de Jandrenouille non era a posto e così, su consiglio di Alessio, ho provveduto a saltarla. Di contro, mi han parlato un gran bene della Rodenbach presente alla postazione del TNT.

Al Macche bevo una Mikkeller/Grassroots/Stillwater Gypsy Juice che piace quasi a tutti tranne ad Alessio: la gradazione alcolica è importante ma non è particolarmente pesante, o almeno mi sembra… Prendo poi una ottima Beer Here Kama Citra (*) – quanto mi piace il profumo del Citra! – e un piccolo assaggio della D’uvaBeer di Valter Loverier: non sono un fanatico delle “acide” ma le birre di Loverbeer sono semplicemente fantastiche, riescono ad essere sempre morbide, beverine e a soddisfare il mio palato.

Al banchetto del Goblin – dietro il quale è presente anche Franco Fratoni di RealBeer – Umberto mi serve una Notte Celtica (RealBeer), una spaziale Fantome Gillmor 2009 (quella al mandarino, che Gabriele ha trovato un po’ troppo acida e che invece secondo me era perfetta) e una delle birre più buone del weekend, ovvero la Saison de Dottignies di De Ranke, in una forma spettacolare. Nota di colore: i vari “soldati” del Goblin hanno poi “sfidato” ad una epica bevuta, a notte inoltrata (io me ne son andato poco prima delle 4), i ragazzi del Macche, e voci attendibili mi dicono che la legione emiliana ha soverchiato e signoreggiato sulla banda di via Benedetta.

Per ultimo vi parlo del banchetto dell’Arrogant Pub, padrone di casa e grande “braccio” dell’organizzazione. L’ho tenuto per ultimo perchè credo gli vada attribuito un giusto merito e un bel riconoscimento per lo sbattimento e la voglia che Alle e il suo staff ci hanno messo per creare dal nulla quello che, si spera, possa diventare un appuntamento fisso e imperdibile nel panorma birraio italiano.
Qui ho occasione di bere una Altbier di cui mi son scordato il nome (buona ma non favolosa), l’ottima Schlenkerla Fastenbier e una tonnellata di English IPA di Lambrate (almeno tre sicure, poi qualche rabbocco a fine serata). Amici mi han parlato molto bene anche della Ready Made del Birrificio Dada, brassata apposta per l’occasione. Presenti anche le birre di Toccalmatto. Chi invece ha un po’ (molto) deluso le aspettative è stata BrewDog, che doveva consegnare ad Alle e all’Arrogant Pub la birra fatta per l’occasione, la Arrogant Dog. Purtroppo i 1800 litri fatti produrre in Scozia non sono arrivati per ritardi imputabili, da quanto ho capito – se sbaglio correggetemi) al birrificio scozzese. Anche l’annunciata presenza di James è andata a ramengo: il birraio non è venuto a Vezzano: vista da fuori, pare davvero un bel flop.

L’atteso incontro – “tavola rotonda” – sulle associazioni birraie, inizialmente osteggiato da MoBi per questioni davvero di lana caprina, è stato condotto da Andrea Camaschella e ha visto la partecipazione dei “Sei”, più Simone Monetti per Unionbirrai, Giorgio Marconi per MoBi, Paolo Polli per ADB, Agostino Arioli del Birrificio Italiano, Colin Valentine presidente del CAMRA e Cynthia Paladini e Andy Mengal per il Moeder Lambic. Noi abbiamo assistito sperando di veder mozzata qualche testa, in realtà, devo essere sincero, si son sentite cose interessanti e piene di belle idee ma magari un po’ banali e già ascoltate mille volte: l’idea che mi son fatto è stata di un incontro in cui pochi volevano/sapevano cosa dire e nessuno, sui temi importanti e conflittuali, s’è voluto sbilanciare.

Del resto, che dire? Erano presenti svariate altre birre oltre a quelle che ho bevuto, ma elencarvele tutte (senza averle provate) sarebbe un mero esercizio di scrittura e sarebbe davvero poco interessante. Gli stand gastronomici hanno lavoato a pieno regime e le cibarie assaggiate eano di ottima qualità. Nella giornata di domenica era presente un piccolo chiosco dei gelati, mentre anche sabato era stata allestita una zona per i più piccoli, con un teatrino di marionette – idea molto carina per tener occupati i piccoli.

La notizia è che lo United Indipubs diverrà manifestazione annuale e che sarà itinerante: verrà portato nelle varie sedi dei locali, non si sa ancora bene se cercando di coinvolgere anche altre realtà o volendo rimanere un gruppo ben chiuso (e questo sarebbe un vero peccato). Dove andremo a bere allo United 2012?

mattia

(PS e *) le birre non sono state prese nell’ordine di descrizione ma “miste”. Le ho messe in quest’ordine per raggrupparle in base al pub che le offriva. La Kama Citra è stata messa fuori dal Macche nella giornata di domenica.

(PPS) Auguri Elisa e Luca!

Report dallo United Indipubs – Parte I

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Category : Festival

Nel weekend appena trascorso, e in più nella giornata di ieri, s’è tenuto, come molti di voi sapranno, il primo United Indipubs Beer Festival. Il tutto si è svolto vicino a Vezzano sul Crostolo (RE), presso il bellissimo Podere Elisa (sito ufficiale). Dire che la manifestazione ha avuto successo sarebbe davvero poca roba: la tre giorni è stata senza dubbio una pietra miliare dei ritrovi birrai, sia per i numeri (che pubblicheremo nel caso ci venissero offerti, una volta ufficializzati) che per la qualità, sia per i nomi presenti che per gli incontri tenuti, che per il divertimento e le belle ore spese assieme a persone che hanno i tuoi stessi interessi.

La clemenza del tempo, soprattutto nella giornata di domenica, ha dato uno slancio fantastico all’atmosfera di baldoria che si provava vicino ai banchetti spine e fuori all’aperto. Sono arrivato sabato poco prima delle 18, proprio quando il Podere Elisa si stava cominciando a rimpire di persone: l’affluenza, come detto, è stata notevole, ma gli ampi spazi e l’ottima disposizione dei vari stands (anche gastronomici) hanno aiutato a rendere tutto estremamente vivibile anche nel momento di massimo affollamento.

Dopo il mio arrivo, pago l’ingresso (6€, comprensivo di bicchiere e due gettoni-consumazione) e faccio incetta di altri gettoni: il prezzo è 1,50€ cadauno, valevole per circa 15cl di birra – spesso gli spinatori di turno erano più generosi. Mi piazzo all’inizio al piano terra e esploro i due banchetti dello Sherwood Pub di Nicorvo (PV) e del The Dome di Nembro (BG). Dal primo prendo una Rodersch (in forma, a Roma a inizio Aprile l’avevo trovata estremamente lievitosa) e una Kriek di Cantillon, dal secondo una Loertis (la bohemian pils di Via Priula, buona) e una White Star Titanic Stout (buono il sapore, la corposità era davvero minima, anche tenendo conto dell’inglesità e della spinatura in cask), in più faccio un piccolo assaggio di St. Peter’s Suffolk Gold spinto da Gabriele che la trova straordinariamente sorprendente: non posso che dargli ragione.

Faccio giusto in tempo a salire le scale per vedere cosa trovo di buono al piano di sopra che viene annunciato l’inizio del Laboratorio di degustazione birra e Parmigiano Reggiano: mi accomodo nel giardino esterno e malgrado la mia cronica allergia alle graminacee, riesco a godermi al massimo le varie stagionature (18, 36 e il magnifico e intergalattico 50 mesi) accompagnate da abbondanti razioni birraie (rispettivamente abbinate a Bayerischer Gose, Fano Vestkyst, Goblin 21th Anniversary). Tutte e tre le birre si sposano con le rispettive contropartite formaggesche e tutte e tre sono, ognuna a modo suo, dei piccoli capolavori: la Gose salata, tipica di Lipsia, è uno stile che, almeno ultimamente, sta prendendo piede e moda. Ricordo di aver sentito la mia prima Gose a Novembre 2009 a Milano presso il BQ e di essermene innamorato all’istante. Le bire di Fano (DK) stanno davvero scalando le classifiche d’interesse mio e di tanti altri appassionati.

Due righe a parte per la 21th Anniversary, la birra che Umberto ha fatto brassare da De Graal in Belgio per celebrare il 21°, appunto, compleanno del suo locale, compleanno che cade tutti gli anni a inizio Marzo (il giorno preciso credo sia l’8, se mi sbaglio correggetemi). E’ venuto fuori un piccolo grande capolavoro, una birra scura, con una forte nota olfattiva di chinotto e un sapore particolarmente speziato e intenso, che non dimostra affatto i suoi 8% ma anzi ha una morbidità e una facilità di beva davvero straordinarie. Complimenti quidi a Umberto (e, ovviamente anche alla De Graal).

Qui sopra potete vedere parte dello staff di Pintaperfetta al massimo dell’impegno per immagazzinare birr informazioni da raccontarvi!

Ripresomi dall’esplosione gustativa dell’abbinamento 21th-50mesi, ritrovo i miei compari di bevute al piano di sopra: dopo aver mangiato qualcosa di sostazioso per cominciare a fare del “fondo” (che la mattina dopo s’è rivelato del tutto inutile) e del tutto ignorato il corpo che mi diceva che ero sotto antistaminici (e tutti sappiamo quanto sia godurioso l’abbinamento antistaminico-alcool), si riattacca a bere. Al piano superiore trovo i restanti 4 banchetti-spina. Oltre ai padroni di casa dell’Arrogant Pub, trovo, in rigoroso ordine alfabetico, il Goblin Pub di cui ho già accennato, il Ma che siete venuti a fà di Roma con il magnifico Manuele, e il TNT Pub di Buonconvento (SI), amatissimo, tra le altre cose, in quanto organizzatore del Villaggio della Birra a metà settembre.

Per sapere com’è andata… non vi resta che leggere la seconda parte del report!

mattia

(PS) le birre non sono state prese nell’ordine di descrizione ma “miste”. Le ho messe in quest’ordine per raggrupparle in base al pub che le offriva.

Eccellenza Birra (Prato, dicembre 2010) – Report

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Category : Festival

E’ già passato un po’ di tempo dalla prima edizione di quello che, lo dico subito, potrebbe diventare un appuntameno fisso per i prossimi anni.
Eccellenza Birra, di questo stiamo parlando, si è infatti svolto dal 3 al 5 Dicembre scorsi presso l’area Fabbricone a Prato. Si è trattato praticamente di una novità assoluta per la zona; in Toscana infatti, se si esclude il Villaggio della Birra che comunque ha luogo ad almeno 2 ore di auto di distanza, è difficile trovare eventi che coinvolgano nomi di tale importanza nel panorama della birra artigianale italiana.
Infatti, sulla carta le impressioni erano ottime fin da subito. Intanto per la direzione artistica del sempre affidabile Kuaska, che per certe cose è sempre una garanzia. Poi per una davvero corposa lista di eventi e laboratori di degustazione, mai troppo tecnici e spesso rivolti ad analizzare alcuni degli aspetti più curiosi della birra artigianale, come gli abbinamenti con la cioccolata, coi prodotti del territorio e con… la musica! E poi, ultima ma non ultima, per una lista di birrifici ospiti davvero ottima, specie se si pensa che eravamo di fronte ad un vero e proprio “numero zero”. Buona parte dell’offerta era data da birrifici toscani, tra cui ben quattro pratesi a fare gli onori di casa, più lcuni birrifici ospiti di valore assoluto (tra cui Almond 22, Maltus Faber e Birra del Borgo. Per la lista completa c’è il sito ufficiale). A questi, si aggiunge uno stand gestito dallo staff del TNT Pub di Bibbiano che proponeva alcune natalizie dal Belgio più altre rarità direttamente dal magazzino di ImpexBeer.

Ma veniamo al sodo. Premetto che non ho partecipato a nessuno degli incontri e delle degustazioni e che ho girato il festival nei momenti di minor affluenza (venerdi sera e domenica pomeriggio) ma tutti mi hanno detto che al sabato era davvero difficile respirare data tutta la gente presente. Ottimo, perchè il successo di pubblico è l’ingrediente fondamentale per qualsiasi manifestazione. In effetti, Eccellenza Birra era stato pubblicizzato molto a Prato e dintorni, e l’impressione che avevo avuto era che il tutto fosse indirizzato non tanto a chi già ha familiarità con la birra artigianale, ma più alla “gente normale”. Idea che poi è stata confermata in pieno da alcune iniziative, come l’angolo per i bambini, la presenza di musica dal vivo decisamente “soft” e la zona molto grande dedicata al cibo, quasi più grande di quella della birra, con vari stand che vendevano specialità locali e non. Se davvero questo era l’intento, direi che il risultato è stato soddisfacente, dato che l’impressione era che la maggior parte degli avventori fosse gente curiosa di provare qualcosa di nuovo.

Sì, ma insomma, la birra? Diciamo che non avendo molto tempo ho preferito centellinare, evitando alcuni stand che già conoscevo e che di solito offrono prodotti non esattamente a posto. Ci saranno altre occasioni. Tra i birrifici (per me) meno conosciuti, due su tutti mi hanno favorevolmente colpito. Il primo, Doppio Malto di Erba, non è esattamente una novità dato che ultimamente si sta portando a casa qualche premio qua e là. Sia la pils che la IPA erano decisamente in forma e, benche non avessero niente di particolare o di stravagante, si sono lasciate ricordare come due tra le migliori birre della manifestazione. L’altro invece, Real Beer di Firenze, è decisamente meno celebrato e per questo forse è stata una sorpresa più grande. Birre forse non sempre perfettamente in stile, ma che a me sono piaciute parecchio (e non solo a me, stando ai commenti sentiti in giro). Una menzione particolare per la Notte Celtica, una stout che d’ispirazione irlandese ha probabilmente solo il nome. Un corpo molto robusto e un’abbondante dose di amarillo la rendono più simile a una stout americana (quindi molto più nelle mie corde… sì, capisco la soggettività del giudizio).
Poi, qualche assaggio di natalizie da birrifici conosciuti, come la 25dodici di Birra del Borgo e la Christmas Duck di Olmaia (entrambe buone ma non indimenticabili) prima di buttarsi sul belgio dagli amici del TNT. Non mi capita spesso di trovare una Avec les Bons Voeux alla spina, e devo dire che è sempre un bel bere. E c’è da dire che lo stand TNT è stato uno tra i più divertenti da osservare, specialmente per quanto riguarda la sincera curiosità degli avventori meno esperti nei confronti delle birre targate Impex. Tutti dei discreti mattoni, poco da dire, che però hanno avuto molta presa, sarà per l’elevato grado alcoolico generale (che sui più giovani ha sempre il suo fascino), sarà per i nomi strani, sarà perchè alcune erano davvero davvero buone. Tra tutte merita una menzione la Choklat di Southern Tier, una delle birre più sfacciatamente cioccolatose mai assaggiate. Non certo una session beer, ma sufficientemente strutturata da evitare di farsi archiviare dopo i primi due sorsi. Se proprio invece devo indicare una sorpresa in negativo, c’è da dire che il fusto di Extra Brune di Maltus Faber era davvero imbevibile. Peccato, perchè la birra la conosciamo ed è solitamente ottima, ma un fusto andato può succedere a chiunque.

Tirando le somme: organizzazione ottima (qualche erroruccio di valutazione lo si può perdonare essendo un numero zero), affluenza di pubblico oltre le attese e, soprattutto, tanta birra buona. Direi che gli ingredienti per fare di Eccellenza Birra un appuntamento fisso ci sono tutti. Ora non ci resta che aspettare la prossima edizione, e si sa che le seconde volte sono le più difficili, specialmente quando le prime riescono bene. In bocca al lupo, che di manifestazioni così non ce n’è mai abbstanza.

Intervista esclusiva a Gianni Tacchini

Category : Interviste

Oggi vi proponiamo l’interessante intervista a Gianni tacchini, organizzatore del Villaggio della Birra (la nostra recensione). La chiacchierata è stata fatta la domenica dopo pranzo, per cui racchiude le prime impressioni globali di Gianni (che ringraziamo per la sua disponibilità) sulla riuscita della manifestazione.
Vi lasciamo all’intervista:

mattia

Report sul Villaggio della Birra 2010 – Bibbiano (SI)

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Category : Eventi, Festival

Il nostro arrivo a Bibbiano nella serata di venerdì era molto speranzoso: previsioni di bel tempo dopo le pioggerelle dei giorni precedenti, l’ottimismo sulla riuscita e sul piacere della manifestazione, e una bella truppa di PintaPerfetta pronta a provare a raccontarvi le sensazioni di un weekend vissuto di assaggio in assaggio: Alessio, Gabriele e Mattia, con gole arse e voglia di non lasciarsi sfuggire nulla di quanto il Villaggio poteva offrire.

Le confuse giornate precedenti al festival avevano avuto come protagonista il tormentone legato alla presenza-assenza delle birre di Pausa Cafè, con l’annuncio della presenza ufficiale del birrificio torinese al festival. Si è partiti (venerdì sera) con una serata “pre-Villaggio” ispirata a quella dello Zythos, che vedeva una offerta culinaria abbastanza ridotta e la presenza in fusto di una serie di ottime birre che non sarebbero state servite nei giorni di sabato e domenica: sugli scudi la V Cense di Jandrain-Jandrenouille, la Hercule Stout di Ellezoise e la Saison Dupont Dry-Hop, unica poi riproposta anche nei giorni successivi. Della serata, oltre al vento polare e a delle belle chiacchierate con Kuaska (approfittiamo del report per auguragli buon compleanno), si ricorda un simpatico siparietto con l’allegra comitiva dei birrai belgi protagonista di un ballo con tanto di filastrocca in fiammingo e schiaffi in fronte. Purtroppo non siamo a conoscenza di foto o filmati che testimonino l’avvenuto, ma se li ritrovate vi preghiamo di segnalarceli.

La mattina di sabato vede il risveglio e la riorganizzazione del gruppetto di Pinta Perfetta, con breve tappa mattutina a Buonconvento e rientro al Villaggio più o meno per l’apertura. Quasi tutti i birrifici sono in ritardo più o meno clamoroso con i preparativi, quindi per non sbagliare mi procuro una Tipopils nell’unico stand già pronto: quello del Birrificio Italiano, che purtroppo è presente solo con le birre e senza nessuno dello staff, nonostante l’annunciata presenza di Agostino Arioli. Davvero un brutto modo di partecipare ad un festival, e in special modo a un festival a inviti e “a rotazione” come il Villaggio della Birra, e una mancata occasione per presentare le sue birre di persona e scambiare due chiacchiere con gli appassionati.

L’Olmaia come sempre fa gli onori di casa (come birrificio “di zona” ha una wild card di partecipazione che lo rende ospite fisso, unico tra gli italiani), le birre sono molto piacevoli e Moreno è una persona di una disponibilità e umiltà davvero rare.

Un rapido giro di Saison (genere dominante al Villaggio di quest’anno, con almeno una decina di ottime variazioni sul tema a opera dei vari birrifici belgi e italiani) de Dottignies di De Ranke e siamo pronti per testare le birre di Pausa Cafè, presente in extremis con un gruppo di volonterosi ragazzi ma senza il mastro birraio Andrea Bertola, rimasto in convalescenza a Torino. Le birre… personalmente (Alessio) faccio davvero fatica ad appassionarmi alle birre che puntano tanto (tutto?) su aromatizzazioni spinte e (fin troppo?) fantasiose. Tra le suggestioni da risotto alla milanese della Duiemes (trionfo di zafferano) e gli incensi (no, dico: incensi?) mi sono un po’ perso. Vedremo se Mattia o Gabriele vorranno aggiungere qualcosa sulle birre portate al Villaggio. Certo la fortuna non mi assiste: anche al Pils Pride 2010 ero rimasto deluso da una P.I.L.S. tutt’altro che in forma.
(Mattia: Concordo in tutto e per tutto, anche io non amo le estremizzazioni di spezie. Sicuramente un passo indietro rispetto a Rimini 2010, quando avevo trovato una buona Chicca, da bottiglia però.)

Come al solito abbiamo trovato una strepitosa Rulles Estivale e nella chiacchierata domenicale con Grégory Verhelst (fra qualche giorno piubblicheremo l’intervista video in esclusiva) abbiamo scoperto la nuova La Grande 10.

La mancanza (o quasi) di una birra di altissima bevibilità ha spesso rallentato il ritmo delle bevute, ma non ci siamo abbattuti e abbiamo continuato a marciare con l’ultima Saison, quella di Extraomnes, di cui siamo rimasti ampiamente soddisfatti. Schigi ci ha poi raccontato i progressi e le sue ultime idee riguardo al suo birrificio in particolare e più in generale alla scena birraia italiana (anche questa intervista verrà rilasciata fra qualche giorno). Nel nostro girovagare, di spina in spina, non possiamo che parlare bene della Vergine di Gottem (Maeght van Gottem: la famosa birra con dry-hopping in bottiglia!) di Sint Canarus, provata per la prima volta in fusto; della eccellente Saison d’Erpe-Mere di Glazen Toren, con la “collega” Ondineke che invece non ci ha lasciato soddisfattissimi (buona, ma niente di clamoroso); buona la Metisse (Saison) di Lion a Plume e ottima la Oesterstout di Schelde Brouwerij.

Capitolo a parte per Toccalmatto, che si sta confermando un ottimo punto di riferimento nella scena birraia italiana. Grazie alla disponibilità di Bruno Carilli e “Allo” Gatti, abbiamo potuto avere le loro testimonianze in esclusiva circa i nuovi progetti e le nuove birre. Tra quelle presenti, menzione d’onore per la Zona Cesarini, la Surfing Hop e la nuova bitter (senza nome, anche se durante il Villaggio ha assunto via via le denominazioni di “No Name’s”, “Allo’s”, “Bruno’s”, “Boero’s”, “XWZZE’s” e chissà quante altre che ci siam persi), leggera come lo stile comanda e luppolata come una IPA .

Una menzione speciale anche per l’angolo dedicato alle Oud Bruin, con una proposta di spine rara da trovare anche in Belgio per un genere molto particolare e certamente non diffuso. Oltre alla famosissima Rodenbach Grand Cru, abbiamo avuto modo di provare la Ichtegems Oud Bruin e soprattutto la favolosa Cnudde Oud Bruin.

La domenica è cominciata con la cotta pubblica (come lo scorso anno a opera dell’associazione Ars Birraria) e l’incontro tra homebrewing. Nel tardo pomeriggio invece la premiazione del concorso homebrewing,. Tra una birretta e l’altra, c’è stato anche modo di fare un bilancio dell’edizione 2010 con Gianni Tacchini, organizzatore del festival e gestore del TNT Pub.

La nostra seconda esperienza al Villaggio è stata forse anche migliore di quella della passata edizione, complessivamente. Rispetto allo scorso anno si è solo sentita la mancanza di un personaggio di rilievo internazionale come Tim Webb, ma questo non ha assolutamente impedito di poter apprezzare appieno una delle poche manifestazioni di respiro internazionale con mastri birrai disposti a spiegare e raccontare le loro birre in una cornice fantastica come quella delle colline toscane, oltre che una grande occasione di ritrovo e confronto con altri appassionati di birra da tutta Italia (e non solo).

Vi lasciamo con la nostra carrellata-video di alcuni dei birrifici presenti:

Alessio, Gabriele e Mattia.

Anticipazioni sul Villaggio della Birra 2010

Category : Festival, Notizie in breve

Il Villaggio della Birra è uno dei festival più graziosi, interessanti e meglio organizzati della penisola. Organizzato nell’area esterna del TNT Pub di Bibbiano, frazione collinare di Buonconvento (SI), è un appuntamento ormai storico e di grandissimo interesse.

Noi ci siamo stati per la prima volta lo scorso anno, ed è stata una grandissima occasione per conoscere nuovi birrifici, partecipare a degustazioni e scambiare pareri con appassionati italiani e non.

Lo stupendo weekend di inizio settembre, caldo e assolato, oltre che la location nel cuore delle colline toscane ne fanno un appuntamento unico nel panorama delle rassegne italiane, oltre che la caratura degli ospiti. L’anno scorso ci fu uno dei nostri idoli, quel Tim Webb autore del fondamentale Good Beer Guide To Belgium pubblicato dalla CAMRA, che è un po’ la BBC della birra, se vogliamo, per autorevolezza e imparzialità.

Di quell’esperienza ricordiamo appunto le chiacchiere con Tim Webb e con il suo amico Roger (anch’egli attivo nella CAMRA, ma non è “quello famoso”), la birra con il dry hopping in bottiglia (Maagd van Gottem) e tanto altro ancora.

Ma basta pensare al passato, guardiamo al futuro, perché non si scherza.

Il Villaggio della Birra 2010 si annuncia con il botto, per quantità e qualità degli ospiti annunciati e in via di definizione. Partiamo dall’Italia: confermatissima Olmaia (che da anni fa gli onori di casa come birrificio locale), salutiamo Baladin, Barley e Maltus Faber. I sardi in particolare erano stati quelli che tra gli italiani ci avevano colpito di più, ed era anche stata la prima occasione in cui avevo avuto modo di provare le loro produzioni, che sul continente erano abbastanza rare e di difficile reperibilità.

Ad ogni modo, la formula prevede rotazione e rotazione sia. A Pausa Caffè, birrificio della casa circondariale (vedi alla voce carcere) di Saluzzo (TO), abbiamo accennato nell’ultimo articolo di Pinta Perfetta, quello sul Pils Pride 2010. Ci eravamo persi la recente degustazione alla Locanda del Monaco Felice (purtroppo) perché un po’ provati da un intenso weekend svedese, ma recupereremo a Bibbiano, per approfondire le loro produzioni e un progetto sicuramente diverso dalla norma.

Pils Pride, ma non solo. Agostino Arioli è una delle figure cardine del movimento birrario italiano, sia per il ruolo di pioniere con il Birrificio Italiano che per quello ricoperto all’interno di Unionbirrai per lunghi anni. Sarà un piacere poter provare le sue produzioni in serie e in un ambiente diverso dal Birrificio Italiano (troppo lontano per andarci spesso, troppo vicino per pensare a un weekend a Lurago Marinone).

In principio era Toccalmatto, o poco ci manca. Una delle prime degustazioni riportate sul nostro blog, per un birrificio a cui ci siamo subito affezionati e che abbiamo visto crescere e raccogliere consensi.

E poi, tutti i belgi. Confermati la maggior parte dei partecipanti all’edizione 2009 (tra cui la De Ranke), si aggiungono Schelde e Glazen Toren, mentre si attendono conferme da nomi importanti come Rulles (presente lo scorso anno), o nuovi (sia come presenza al Villaggio, sia come storia) come Kerkom, Senne e Jandrain-Jandrenouille.

E per finire, qualche nome degli ospiti annunciati. Lorenzo “Kuaska” Dabove è un habitué del Villaggio, Roger Protz è probabilmente il nome più famoso della  CAMpagna per salvare la Real Ale inglese, oltre che autore di tantissimi libri a tema birrario, a partire dall’annuale Good Beer Guide. Ha un interessante blog a tema birrario, ovviamente in inglese.

Tutto questo per dirvi, insomma, che noi ci saremo anche quest’anno.

Informazioni in evoluzione sui due siti di riferimento, quello ufficiale e il blog di Birrerya.com.