Nuovo impianto per la De Molen Bierbrouwerij

7

Category : Birra, Notizie in breve


Della De Molen, vera star della scena birraria artigianale olandese ed europea (se non mondiale), abbiamo parlato in piA? occasioni, e immaginiamo sappiate giA� molto. Per rinfrescare la memoria, intanto, vi segnalo gli articoli piA? significativi su Pintaperfetta: la mia prima visita al mulino nel giugno 2009, la mia ultima visita (per raccontare la seconda edizione del Borefts Festival, rassegna del meglio della “nuova produzione europea”) e per l’annuncio della collaborazione da urlo con l’americana Flying Dog.

Anche in questo caso raccontiamo una “piccola” notizia, vale a dire l’acquisto del nuovo impianto.

Lascio quindi la parola alla newsletter:

Caro xxx,
stiamo attirando sempre piA? fan di giorno in giorno. Chiaramente siamo molto orgogliosi di questo, ma questo ci costringe davvero a crescere un po’. Adesso produciamo circa 1200 ettolitri all’anno e puntiamo a una crescita che ci porti a produrre circa 4500 ettolitri. Paragonati ai grandi birrifici continueremo quindi a essere un minuscolo birrificio artigianale.

GiovedA� 11 novembre, “giorno pazzo” per gli olandesi, abbiamo firmato un contratto per un impianto di produzione da 25 ettolitri a cotta. Una grande crescita rispetto al nostro attuale impianto da 5 ettolitri. Siamo davvero emozionati, ma probabilmente non saremo ritenuti cosA� pazzi in futuro. Seguiamo semplicemente il nostro sogno e continuiamo a divertirci.

Abbiamo selezionato il nostro nuovo impianto di produzione secondo molti parametri. I piA? importanti sono qualitA�, rispetto dell’ambiente ed efficienza. Un birrificio moderno come quello che abbiamo ordinato riutilizza il calore, non produce odori sgradevoli e taglia il consumo dell’acqua. Dato che istalleremo il nuovo impianto in un nuovo edificio ci risparmierA� molto tempo e molti sforzi logistici. Le stesse persone potranno quindi produrre piA? birra.
Il nuovo edificio A? proprio dall’altra parte della strada, quindi sarA� mantenuto il legame sia fisico che emotivo con il mulino. Il ristorante e il beer shop rimarranno nel bellissimo mulino fresco di ristrutturazione.

Saluti

Brouwerij de Molen”

Insomma, il comunicato dice piA? o meno tutto ciA? che c’A? da sapere.

Clock Tower Pub – Treviglio (BG)

1

Category : Locali

Il Clock Tower, situato ai margini del centro storico di Treviglio, in provincia di Bergamo, siA� presenta a primo impatto come un irish pub che piA? classico non si puA?: arredamento in legno, cartelli stradali a indicare improbabili destinazioni irlandesi (io un giorno lo vorrei conoscere, uno che vede la distanza e la direzione per Galway e si fionda fuori dalla porta per rientrare a distanza di giorni o settimane con la barba lunga e con l’aria soddisfatta) e abbondanza di poster pubblicitari della stout piA? venduta nel mondo.

Qualche locandina presente e passata segnala la passione del gestore per la buona musica, con concerti abbastanza regolari sia nel pub che nell’ambito di un festival estivo a Bergamo.

Un poster Baladin d’annata, delle spine a pompa all’inizio del bancone e un frigo in bella evidenza (con Mikkeller, St. Peter’s, Ridgeway e altro ancora) segnalano subito l’attenzione alla birra di qualitA�. Il personale A? molto preparato e sa consigliare sia gli appassionati che i neofiti.

La lista di birre in bottiglia A? una delle piA? impressionanti d’Italia per varietA� e numero (oltre 400): ampia scelta di belghe, buona carrellata sul panorama italiano (il lombardo Hi.Bu., il genovese Maltus Faber e diversi altri) e americano (Flying Dog, Sierra Nevada, Hoppin’ Frog…) e per finire c’A? un angolo beer shop favoloso per prezzi e assortimento.

Per quanto riguarda le spine c’A? diversa roba fissa (Guinness, e poi qualche inglese come Bombardier e 1698), con qualche belga “spessa” della Roman come Ename Tripel e Sloeber. Un posto rilevante va (e non potrebbe essere altrimenti) alla linea Elav, creata su commissione per il Clock Tower e per il locale gemello in cittA� alta a Bergamo dalla bavarese Lauterbacher, un po’ ingannevolmente definito come piccolo birrificio a dimensione familiare. Con una produzione di 50.000 hl annui (fonte: Good Beer Guide to Germany di Steve Thomas, CAMRA 2005) si attesta tra i piA? grossi piccoli birrifici tedeschi, o tra i piA? piccoli tra i grandi. Per fare qualche paragone con la realtA� italiana, circa 20 volte la produzione attuale del birrificio di Lambrate (2.700hl secondo l’ultima pubblicazione di rilievo nazionale). Settimana prossima so che verranno servite un paio di St. Georgen (Helles e Keller), un birrificio della Franconia che apprezzo particolarmente.

Sempre presente qualche luppolata alla spina, dalla Sierra Nevada Pale Ale alla gamma Brewdog (credo sia l’unico posto dove ho visto l’analcolica Nanny State alla spina). C’A? spazio per Real Ale inglesi (tra cui la favolosa Red Mc Gregor della Orkney) come per quelle emiliane: Toccalmatto e White Dog sono presenze ricorrenti in cask, la dimensione perfetta in cui gustare le loro produzioni migliori.

La cucina prevede tavola fredda classica, pizza e una manciata di primi piatti piuttosto promettenti.

Per ulteriori informazioni potete consultare il sito web o la pagina facebook.

GA�teborg parte 3: Tre SmA? Rum, Rover, A�lrepubliken

1

Category : Locali, Viaggi

Per questa terza e (per ora) ultima parte del report sulla scena birraria della seconda cittA� svedese ho deciso di concentrare quelli che sono i locali piA? interessanti. Interessanti perchA� la personalitA� di chi gestisce ha un ruolo importante, interessanti perchA� la birra artigianale locale trova ampio spazio, interessanti perchA� propongono qualcosa di davvero particolare.

Due parole sulle birre artigianali svedesi, forse giA� scritte in occasione di uno degli articoli precedenti. Gli stili che vanno per la maggiore, oltre alle India Pale Ale (vero e proprio trend internazionale degli ultimi anni), prevedono ottime bitter, stout e porter, con una gradazione che, salvo qualche prodotto speciale, si mantiene solitamente tra i 4,5 e i 6,5 gradi. I birrifici provati sono tutti di ottimo livello, per un giudizio complessivo che a mio avviso puA? portare la Svezia al livello di altri ben piA? celebrati paesi birrari. Un segreto ben custodito, se A? vero che fuori dalla Svezia sono praticamente impossibili le possibilitA� di reperire birra artigianale svedese.

I locali di questo articolo rappresentano a mio avviso l’eccellenza cittadina (assieme ai Bishops Arms, di cui avevo parlato in precedenza). Quello da cui voglio cominciare si chiama Tre SmA? Rum. Il pub A? situato in una zona con un discreto numero di locali e (se ho capito bene) non lontano dall’universitA�. Lo gestisce un curioso personaggio mediorientale con due baffi da antologia, sul bancone c’A? un simpatico cartello che vieta anche solo di chiedere birra di scarsa qualitA�.

16 linee di spina, con ampio spazio per le produzioni artigianali svedesi (OppigA?rds, NA�rke, NynA�shamns, Dugges e Ocean), atmosfera tranquilla e rilassata, grande competenza del personaggione (raramente ho visto tanta identitA� tra il gestore e il locale che gestisce, e chi lo conosce dice che ha pure una memoria da elefante). Avrei voluto passarci piA? tempo, ma alla fine abbiamo potuto passare solo un pomeriggio. Dell’esperienza mi ha colpito la competenza del gestore, l’offerta di spine praticamente impeccabile, e l’impressionante vetrina con le bottiglie “dal resto del mondo”, con ottima scelta di prodotti britannici e americani. E i tappeti persiani che adornano le sale del locale, mai visti prima d’ora in una birreria.


The Rover A? il locale birrario di GA�teborg per eccellenza. Due soci a dirigere il tutto, un gruppetto di ragazzi e ragazze di competenza estrema a far la spola tra tavoli e bancone, A? la meta preferita di chi vuole una birra di qualitA� in cittA�. Si viaggia a birra alla spina (oltre 20 linee, tutte scelte tra il meglio della produzione nazionale e non), con qualche piccolo frigo dietro il banco con una selezione di birre in bottiglia (le americane Hoppin’ Frog, o le trappiste belghe, per fare un paio di esempi).

Si mangia bene, ed A? facilmente affollato. Un consiglio A? di andare presto, se volete essere sicuri di trovare posto. Per chi ama le classifiche, il Rover si A? classificato al trentaquattresimo posto della classifica dei migliori beer bar di ratebeer. Una volta al mese aprono un cask sul banco, e noi abbiamo avuto la fortuna di essere presenti (la prima sera che eravamo in cittA�, fortuna sfacciata) per gustare dell’ottima NynA�shamns BrA�nnskA�r Brown Ale, mentre la birra che ha riscosso maggiore successo al nostro tavolo A? stata la OppigA?rds Amarillo Spring Ale.

Cosa fate se siete due soci con estrema competenza, un locale favoloso (il Rover, appunto) e sempre pieno? Semplice, ne aprite un secondo dall’altra parte del centro. CosA� A? nato l’A�lrepubliken, o Repubblica della Birra. Una trentina di spina (a raccontarli insieme sembra quasi una cosa normale, trovare trenta linee di spina in un locale) con maggiore spazio per le produzioni non svedesi (Belgio, Danimarca) e una lista di bottiglie che supera agilmente le 300 unitA�. Il cibo A? simile a quello del Rover (pub food preparato con la massima cura, gustoso e saporito), l’atmosfera piA? moderna.

Concludendo, insomma, GA�teborg si rivela una cittA� di assoluta eccellenza birraria, con due birrifici cittadini e ampia offerta cittadina di birrerie di altissimo livello, in cui A? facile trovare il modo di soddisfare la propria sete. Con l’inglese si viaggia bene ovunque, come in tutte le cittA� scandinave, il costo della trasferta A? simile a quello di una qualsiasi grossa cittA� europea. Ah, e ci si arriva in aereo con una nota compagnia low-cost.

Goteborg vista da vicino, parte 2: i(l) Bishops Arms

1

Category : Locali, Viaggi

Riassunto: chi si fosse perso le puntate precedenti puA? ripartire dall’inizio, ovvero dall’introduzione di Andrea C. o andarsi a guardare le meraviglie della fiera dell’homebrewing.

Oggi, invece, si parla del Bishops Arms, o dei Bishops Arms. PerchA� questa ambiguitA� tra singolare e plurale? E’ presto detto: si tratta di una catena di pub in stile inglese presente nelle principali cittA� svedesi, e che nella sola GA�teborg ha ben tre locali. Personalmente, perA?, ne ho visitato solo uno, quello presente in JA�rntorget 6 (piazza del ferro, dalla fontana al centro della piazza).


Personalmente, non amo molto le catene. Idealmente, mi vengono in mente i freddi franchising di abbigliamento che trovi a ogni longitudine e latitudine oppure, peggio ancora (forse), le catene di fast food.

E ritengo che in un pub la differenza la faccia sempre chi gestisce e il personale, oltre alla qualitA� delle birre (e delle vivande) proposte, la passione e la competenza. Dato che abbiamo trovato, oltre a dell’ottima birra, passione e competenza in abbondanza, direi che vale la pena raccontarvelo.

Gli orari di apertura variano di giorno in giorno, ma in generale si puA? dire che apra nel pomeriggio (16) tranne che nel weekend (12). L’orario di chiusura A? anch’esso variabile, con il venerdA� e sabato notte a fare ovviamente da serate regine per i tiratardi. Il tutto con la differenza di orari e ritmi del resto d’Europa, vale a dire che in generale si cena prima e si va a casa prima, e anche i locali chiudono prima (fuori dal weekend, intorno a mezzanotte).

All’esterno c’A? qualche tavolino, per svedesi e temerari. Essendo a un centinaio di metri o forse meno dal porto, A? un po’ esposto al freddo vento proveniente dall’artico, e quindi poco consigliato a un italiano, a meno che non incappi in una fortunata giornata estiva con vento proveniente da sud. Ad ogni modo, come A? tradizione in Svezia nei posti che hanno tavolini all’aperto, c’A? ricca dotazione di pesanti coperte (viste con i miei occhi) per stare all’aperto senza rischiare un ricovero per assideramento.

All’interno, il “solito” arredamento da pub inglese che si puA? bene o male trovare anche da noi (mi vengono in mente un paio di pub di Milano, ad esempio). Oltre alla sala principale e ai tavolini esterni, c’A? una saletta molto carina e abbastanza piccola che fa molta atmosfera, e che pare essere molto amata dai clienti di mezza etA�.

L’impianto di spillatura fa un bel colpo d’occhio e occupa piA? o meno tutto il banco, con ai lati esterni le birre industriali, al centro invece le linee (una decina o poco piA?, se ricordo bene) dedicate a birrifici artigianali e di fianco tre linee di ale inglese (non Real Ale, purtroppo). Sono presenti birrifici innanzitutto svedesi, con nomi di assoluta qualitA� come NA�rke, SlottskA�llans (di cui ho provato la favolosa BRP) e Ocean. I prezzi sono in linea con quelli visti nelle altre birrerie specializzate della cittA�, con la birra da 0,4L oppure da 0,5L che viagga tra i 6 e 6,50 euro, mentre i piatti di cibo (piatto unico e abbondante, come usa da queste parti) sono gustosi e costano in media tra i 12 e i 14 euro. La scelta, in questo caso, svaria tra piatti classici di un pub inglese (hamburger, fish & chips) e una selezione di piatti svedesi. Il menA? A? bilingue (come in tutto il nord Europa comunque tutti parlano inglese in cittA�).

Le birre in bottiglia seguono piA? o meno la linea tenuta sulle spine artigianali, con una estesa scelta di birra americana e scandinava. Tra le cose da ricordare, questa Wild Dog della Flying DogA� e l’assortimento completo delle Brewdog, comprensivo delle due birre piA? forti del mondo (1 e 2) prodotte dal birrificio scozzese. A proposito di Scandinavia e di Brewdog, c’A? un interessante articolo dedicato a una visita di James Watt in terra norvegese.

Belgio e Germania trovano poco spazio, dell’Italia nessuna traccia. Mentre per quanto riguarda la spina la differenza di prezzo rispetto all’Italia A? tutto sommato risibile, le bottiglie in generale costano (molto) piA? che da noi, per cui vale la pena prendere cose che siamo sicuri di non trovare in Italia.

Notevole il banco di whisky, con una selezione impressionante per quantitA� e qualitA� (Islay e non solo) e dove ho potuto notare qualcosa che non sapevo nemmeno esistesse.

In conclusione, insomma, il Bishops Arms A? un posto molto piacevole con un’offerta di birra e whisky davvero impressionante, con personale serio e competente. Nel panorama cittadino non svetta come altri locali di cui parlerA? nei prossimi giorni, ma quasi in qualsiasi cittA� d’Italia sarebbe il posto di eccellenza assoluta sia per quanto riguarda la birra che per il whisky.

Questo il sito ufficiale della catena (in svedese).

Abbazia di Sherwood – Caprino Bergamasco (BG)

5

Category : Birra, Locali

L’Abbazia di Sherwood di Caprino Bergamasco (poco oltre Pontida per chi arriva da Bergamo, pochi chilometri oltre il ponte di Brivio per chi arriva dalla Brianza) A? una delle birrerie di qualitA� storiche della Lombardia.

Sono infatti ormai diversi anni che Michele Galati e la sua famiglia gestiscono questo pub-pizzeria che ha sempre potuto vantare una selezione di birre in bottiglia tra le piA? numerose e interessanti d’Italia, facendolo diventare un ritrovo abituale di appassionati e non. L’ambiente A? accogliente e tranquillo, il personale sempre indaffarato tra una pizza (indubbiamente buona) e un consiglio competente e appassionato.

La selezione di birre alla spina prevede una pils di tutto rispetto e due birre che hanno fatto la storia (commerciale e non) del loro genere: Guinness (stout) e Hoegaarden (bianca belga), piA? un paio di altre belghe interessanti. Ad esse si aggiungono con una certa regolaritA� e buona rotazione birre artigianali italiane (Montegioco su tutte, ma anche Maltus Faber) e vere e proprie chicche come come Brewdog (nel corso degli ultimi mesi sono passate quasi tutte dalle spine dell’Abbazia), Mikkeller, Sierra Nevada, Anchor e tante altre ancora. Purtroppo A? capitato di tanto in tanto cheA� i fusti delle linee di spina piA? particolareA� non siano in condizioni ottimali, anche se problemi veri li abbiamo riscontrati raramente. Sul sito dell’Abbazia di Sherwood potete verificare quotidianamente la lista delle spine “in tempo reale”.

Tra le bottiglie domina il Belgio, vuoi per ragioni storiche vuoi per lo storico successo delle birre “artigianali” belghe in Italia, successo che ha ispirato tanti mastri birrai italiani e che ha contribuito a diffondere cultura birraria e abitudine a stili di birra diversi dalle classiche lager e pils industriali di casa nostra. All’Abbazia, oltre alle classiche trappiste e di abbazia, si trova una prestigiosa selezione di birre a fermentazione spontanea con nomi quali Cantillon o Girardin, o anche l’assortimento quasi completo della De Dolle (compresa la prestigiosa Oerbier Reserva) e numerosissime raritA� sapientemente custodite nella cantina di Michele Galati. Una liste di bottiglie che A? sempre stata in lenta ma costante espansione, e che ha saputo allargarsi ai paesi emergenti della scena birraria artigianale: bretoni, canadesi, scandinave (Mikkeller, NA?gne A?), olandesi (De Molen), e soprattutto americane (Flying Dog, Left Hand, Great Divide, Sierra Nevada), in uno sguazzare di imperial stout, india pale ale e barley wine adatti a ogni palato e occasione.

Oltre a tutto questo, un impegno costante sul fronte dell’approfondimento della conoscenza della birra, dalle degustazioni (Kuaska e Schigi sono di casa, ormai) ai corsi spesso in collaborazione con l’associazioneA� Compagnia del Luppolo, meritorio e attivo gruppo di appassionati con base nella bergamasca.

L’Abbazia di Sherwood si trova in via Cava di Sopra, 20 a Caprino Bergamasco (BG, ovviamente). Anche se l’indirizzo lascia presagire chissA� quali complicate ricerche, si trova in realtA� proprio sulla statale 342 Briantea che collega Como a Bergamo, ed A? abbastanza facile da trovare. Il parcheggio di fronte al locale puA? essere un po’ pieno, specie nelle sere del weekend, ma la ricerca di un posto dietro l’angolo (si trova tra la statale e una zona residenziale) non A? troppo complicata. Nel weekend puA? capitare di aspettare che si liberi un tavolo per sedersi, ma di solito non passa troppo tempo.

Alessio

Un’altra opinione:

Sono stato all’Abbazia solo una volta, nel periodo natalizio; devo ammettere che le spine, sebbene di buon livello, non mi hanno colpito, e non c’era nulla che mi abbia fatto gridare “al miracolo”. Ma la selezione di bottiglie, quella si era impressionante: sia per le belga piA? ricercate, che – soprattutto – per la buona scelta di americane. Trovo infatti che trascurare le produzioni USA sia un grosso difetto della maggior parte dei pub italiani (e in generale dell’Europa continentale), perchA� c’A? roba buonissima, che si conserva senza troppi problemi, e con un prezzo all’origine molto, molto basso. All’Abbazia ho visto decisamente delle buone cose – non al prezzo a cui le trovo oltreoceano, ma questo A? comprensibile. Bene anche per le birre scandinave. Guardare quei frigoriferi era veramente un piacere, e chissA� quante me ne sono perse in cantina.

Giacomo

Pianeta Birra 2010

3

Category : Fiere

Come ogni anno, arriva Pianeta Birra, la rassegna birraia che presenta marchi, distributori e soprattutto piccole realtà artigianali al pubblico specializzato e alla massa. Come al solito la manifestazione si è svolta alla Fiera di Rimini, precisamente nei giorni 21-22-23 e 24 Febbraio. Ho avuto la possibilità di fare un’approfondita visita nella giornata conclusiva, che si è resa piacevole dalla modesta quantità di persone presenti.

Intanto bisogna dire che l’edizione 2010 si è svolta in tono minore rispetto a quella del 2009 (recensita qui): lo spazio dedicato alle birre era circa la metà di quello della scorsa annata. Poco male, in linea di massima, perchè ciò che doveva esserci, c’era.
Nella zona degli importatori, faceva da padrone il mega-stand di Interbrau, e da piccolo (ma valido) contraltare, Eurosaga. Poco più in là, una decina abbondante di stand più o meno minuscoli presentava materiali, impianti e anche qualche produzione a me cara: è il caso della Ganter di Freiburg im Breisgau, tappa obbligata nel mio annuale giro verso il Belgio, sia per la qualità delle birre che per la cura nel cibo.

Nell’area riservata alle produzioni artigianali italiane, erano molti gli stand validi, e per ovvi motivi non ho potuto assaggiare tutto (anche perchè un minimo di “lavoro” l’ho dovuto svolgere), per cui mi son buttato su qualcosa ad alto grado di “sicurezza” come Lambrate e Toccalmatto, qualcosa di nuovo (almeno per me) come Pausa Cafè, e qualcosa di imperdibile come lo stand di Alex Liberati e 4:20 di Roma.

Partiamo da Toccalmatto, che come al solito presenta in grandissima forma le sue Skizoid, Surfin’ Hop, Re Hop e Fumè de Sanglier. Passiamo da Lambrate con una sempre validissima Ligiera e una Ortiga che, quando sono arrivato, era un pò troppo calda per via di un malfunzionamento dell’impianto refrigerante… calda ma sempre buona 🙂
Dopo una veloce Viaemilia e un assaggio della nuovissima Bia Ipa (davvero niente male) al Birrificio del Ducato, mi son lanciato verso lo stand di Pausa Cafè: il microbirrificio, situato nel carcere di Saluzzo, nasce da una cooperativa sociale che annovera fra gli altri progetti anche la torrefazione presente nel carcere di Torino. Il loro progetto, che sfonda le porte del sociale e dà una possibilità di riscatto lavorativo a chi ne ha bisogno e ne è meritevole, prevede la produzione di numerose tipologie birraie, dalla Pils lasciata maturare in botti di legno di Slavonia, alla notevole Chicca che usa il caffè Guatemalteco prodotto al carcere di Torino, alla DuleMes con fortissimi sentori di zafferano, alla Tosta che richiama fortissimo il sapore e l’odore di cacao.

Successivamente mi sposto dal 4:20, che non fa mai mancare il suo apporto in fatto di nomi eccellenti. Assaggio una splendida Mikkeller Single Hop Amarillo e una Mikkeller Single Hop Tomahawk. Eccellente anche la De Molen Amarillo e la Port Brewing Pizza Port. Non fa niente per “nascondersi” al palato nemmeno la Pannepot Wild.

A quel punto mi ricordo però che devo anche far finta di lavorare (diciamo dare una mano ad un amico negli assaggi). Così nello stand di Eurosaga provo una ottima Gonzo di Flying Dog e una normale Anchor Porter (in bottiglia me la ricordavo decisamengte meno dolce). Da Interbrau, assieme ad un importante dirigente di Brooklyn Brewery, assaggio con piacere tre Sierra Nevada: Pale Ale (meglio in bottiglia, stavolta: risultava decisamente scialba alla spina), Harvest (buona) e Torpedo (la migliore a parer mio). Andando avanti, Jaipur (Thornbridge, di cui ho letto recensioni negative su Mo.Bi e devo dire che hanno tutte le ragioni del mondo: fusto (fusti?) andato), Brooklyn Chocolate Stout (buonerrima) e altre cose non imperdibili.

Insomma, niente male davvero come fiera, tante cose buone, peccato non aver avuto un pò più di tempo per girare con calma e gustare meglio ogni bicchiere, ma essendo arrivato alle 9.40, alle 15 il mio fisico ha cominciato a cedere: il prossimo anno dovrò attrezzarmi meglio…

La nostra idea sulle Birre di Natale 2009

Category : Birra, PintaPerfetta, Varie

Quello che avete iniziato a leggere A? un articolo sulle Birre di Natale. Partiamo con una sorta di spiegazione-base.
Cosa sono le “Birre di Natale”? Sono produzioni speciali che i birrifici commercializzano circa tra metA� Novembre e metA� Gennaio. Alcune di queste produzioni hanno una storia e si sono evolute nel tempo, altre sono solo operazioni commerciali per vendere un prodotto in piA?, altre sono semplicemente troppo “nuove” per poterne dire granchA?. Alcune Birre di Natale cambiano poi ricetta ogni anno, in minima parte o completamente, rendendo cosA� un’annata completamente diversa da quella precedente o quella successiva. Tendenzialmente, anche se A? una generalizzazione piuttosto forzata che perA? rende bene l’idea, le Birre di Natale sono principalmente ambrate o scure, dolciastre e speziate e un pA? inflazionate per quello che riguarda il tasso alcolico.

Detto questo, iniziamo una breve carrellata-antologia delle produzioni migliori, curiose, piA? trovabili tra quelle che abbiamo assaggiato.
Cominciamo con una delle piA? famose “natalizie”, piA? per il nome che per la qualitA�: stiamo parlando della natalizia di casa Achouffe, la N’Ice Chouffe (provata alla spina), che si lascia bere se non avete troppe pretese di gusto, una rossa da 8%, con la pecca di non aver un gusto particolarmente persistente e risultare un pA? annacquata. La sua versiona invecchiata di un anno (provata alla spina) risulta tuttavia eccessivamente alcolica, e sebbene il gusto ne possa appena guadagnare, la bevibilitA� cala notevolmente. Per quanto riguarda la bottiglia, il tasso alcolico A? maggiore (ben 10%) e risulta facilmente stucchevole.
Restando in Belgio, una tra le nuove produzioni A? la Kapittel Christmas, nel formato da 75cl. Il 2009 pare essere solo il secondo anno di produzione. Nel 2008 l’avevo trovata abbastanza scialba, senza particolari note positive nA? carattere. Avendola potuta riprovare poche sere fa (bottiglia, 75cl), devo dire che non arriva all’eccellenza ma una sorta di sufficienza la conquista senza grossi problemi… probabilmente meglio della N’Ice.
Tra i marchi che stanno guadagnando popolaritA� in Italia in questi ultimi tempi, ho avuto un buon incontro gustativo con la Corsendonk Christmas (8.5%, bottiglia da 75cl), che rispetto alle due appena citate risulta essere decisamente piA? corposa ed equilibrata, e si lascia bere in modo piacevole. Una vera sorpresa – forse LA sorpresa dell’anno – riguarda la produzione natalizia della Trappe, la Isid’or (provata alla spina), che si distacca notevolmente dalle succitate invernali, piuttosto classiche. Il colore leggermente ambrato, la schiuma non troppo persistente anche se molto densa, e i mille profumi di spezie la rendono particolarmente beverina, e i suoi 7.5% non risultano essere esagerati – almeno per quanto riguarda le sensazioni delle mie papille gustative.
Attraversiamo per un attimo l’Oceano Atlantico e spostiamoci in California: A? qui che viene prodotta un’eccellente Anchor Christmas (bottiglia 33cl), che come tutte le sue “sorelle” prodotte a San Francisco, A? un’eccezione per quel che riguarda il tasso alcolico: con i suoi “soli” 5.5% A? una delle invernali piA? leggere. Preparatevi perA? all’esplosione di gusto quando la sentirete: spezie, liquerizia, profumo di malto tostato per un’eccellente ambrata scura. Questa birra in linea di massima cambia piA? o meno radicalmente ricetta ogni anno, per cui probabilmente servirA� un assaggio per produzione… mi sacrificherA? volentieri 🙂
Niente di speciale invece la K9 di Flying Dog (spina) che ai suoi 7% abbina un gusto non troppo forte, e si lascia dimenticare abbastanza in fretta.
Tornando in Belgio, ho assaggiato con piacere per l’ennesima volta la St. Feuillien, che di rado sbaglia una birra, e la loro CuvA?e de Noel (33cl, bottiglia) A? semplicemente fantastica nonchA? una delle piA? impegnative per quel che concerne tasso alcolico e gusto. Scrussima a prima vista, in realtA� se messa controluce rivela un bellissimo colore rosso-rubino, ha una schiuma ben persistente e molto molto densa. La bevuta, come detto, A? molto piacevole ma non facile: la birra, corposa ed equilibrata, ha i sentori della liquerizia e i suoi 9% si fanno sentire.
Tra le natalizie piA? acoliche, ricordiamo la produzione della De Dolle, la Stille Nacht (33cl, bottiglia) che con i suoi 12% risulta essere eccellente ma anche di difficilissima degustazione, non disconstandosi troppo dalle altre produzioni del birrificio di Esen (la piccola “punta” di acidulo A? sempre presente). Particolarmente adatta all’invecchiamento, quest’estate al Kulminator di Anversa ne ho assaggiata una del 1999: il suo tasso alcolico era accentuato dai 10 anni trascorsi in bottiglia e faceva assomigliare la Stille Nacht ad un liquore.
Una delle birre che piA? escono dal contesto A? la PA?re Noel della De Ranke (33cl, bottiglia) che, come le altre produzioni della casamadre, non solo non ha nulla di dolce, ma anzi A? amara, molto luppolata e, gradazione di 7% a parte, per certi versi assomiglia molto alla sua sorella XX Bitter. Non male, anzi, ma niente di clamoroso, soprattutto se vi aspettate qualcosa di dolciastro.

Un vero classico del periodo natalizio, da ormai tanti anni, A? la Gouden Carolus Christmas, dolce e fortemente speziata, straordinariamente piacevole e adatta ad accompagnarsi alle specialitA� natalizie di casa nostra, panettone in primis. Una birra che invece (fin dal nome) nasce come natalizia A? la Avec Le Bons Voeux (letteralmente: con i migliori auguri) della Dupont, un birrificio belga che ci ha sempre conquistato. Tasso alcolico importante (9,5%), bilanciatissima ed estremamente piacevole, A? perA? diventata da diversi anni una birra prodotta e venduta durante tutto l’anno.

Tra le meno interessanti (ma non sempre terribili) possiamo citare Gordon Xmas (che quest’anno ci A? sembrata, almeno alla spina, in discreta ripresa) e Delirium Noel. Entrambe sono discreti prodotti che perA? non ci sentiamo di consigliare come “speciali”.

Il discorso cambia (relativamente), quando ci troviamo a parlare di birre natalizie nella nostra giovane (maltosamente parlando) Italia. Se A? pur vero che la categoria “Birra di Natale” indica tutto e nulla, nel contesto locale questa variabilitA� aumenta in modo ancora piA? netto sia tra birra e birra, sia nella stessa birra tra un anno e il successivo.
Quest’anno nel mio personale taccuino del 2009 qualche assaggio da raccontare c’A? pure, ovviamente senza avere la pretesa di citare le birre piA? buone o piA? rappresentative del nostro scenario, quindi introduciamo qualche nome per mettere un pA? di ciccia al fuoco.
Il primo personale assaggio natalizio A? stato la Babbo Bastardo prodotta dal lombardo birrificio Geco, birra dal nome clamoroso e caratterizzata da una speziatura con bacche di ginepro e pepe rosa. Purtroppo al palato la speziatura A? difficilmente percettibile e il tutto affonda in un alcool fin troppo invadente. Discorso opposto per la natalizia del birrificio Inconsueto. Sgraziata e con un tenore alcolico veramente poco natalizio.

Ma non tutto A? male, pur ammettendo che in Italia le natalizie realmente commoventi mancano ancora all’appello. Buona e ribevibile volentieri la Noel Du Sanglier , con piacevoli sapori di candito, dolce e un amaro ben bilanciato. Una spanna leggermente sotto la Natalizia di Maltus Faber, una “tripel” secca ma equilibrata e scorrevole al palato. In ultimo, l’assaggio piA? recente (A? in questo momento nel mio bicchiere 🙂 ), la Natale 2009 del Orso Verde. Assaggio che conferma come il mio Orso preferito sia tornato nuovamente in sella dopo una natalizia 2008 finita nel lavandino (e qualche cotta sfortunata nel nuovo impianto). Birra robusta (l’alcool batte il suo conto), di colore ambrato carico e con sentori di anice. Promossa, pur senza essere clamorosa. Un pA? come i miei italici assaggi 2009.

Dall’altra parte dell’oceano, ecco che cosa A? arrivato sulla slitta quest’anno:

Decisamente inconsueta, visto lo stile, tutti gli anni fa la sua comparsa la Bells Winter White: una bianca sullo stile belga, con frumento americano e lieviti Hefe mescolati con lieviti belga. Nonostante non sia un fan delle witbier, devo ammettere che questa A? piuttosto ben fatta, molto beverina; quantomeno rappresenta una variazione alle alcooliche birre invernali che si trovano di solito.
Infatti, per non smentirsi la Bells propone anche, nel periodo invernale, il devastante Expedition Stout: un concentrato di malti e luppoli per un Imperial Stout di prima qualitA�. Il malto tostato la fa da padrone, con un potente aroma di caffA?, frutti scuri, cioccolato e un sentore di spezie (vaniglia). Denso, densissimo, cremoso e poco carbonato, A? in assoluto un piacevole colpo di grazia. Consigliato a fine serata.
Sempre nel periodo invernale, poco prima di Natale, arriva, attesa come i dolci della befana dai bambini che sanno di essere stati buoni, la Brooklyn Black Chocolate Stout. Un’esplosione di gusto che non mancherA� di invadere il vostro palato, se avrete occasione di bere questo capolavoro: colore intenso, corpo potente di malto con un deciso sapore di cioccolato, non troppo dolce, finale ben bilanciato dal luppolo. Ottimo candidato anche per l’invecchiamento – da non perdere.
Ci offre qualcosa di natalizio anche la Rogue: la sua Santa’s Private Reserve A? un amber ale prodotto con molti luppoli, carbonazione vivace, malti leggermente aromatici, un tocco di spezie, e amaro luppolato finale. Non una delle mie preferite, ma ben fatta.
Smuttynose produce un ben piA? modesto Winter Ale, disponibile di solito da fine Ottobre a Gennaio. Corposo, sullo stile di una Dubbel belga, ma mi convince poco – come molte delle produzione americane fatte sullo stile europeo. Leggermente speziato, non troppo alcoolico, passa piuttosto inosservato.
Great Divide si getta invece su un old ale, con il suo ormai tradizionale Hibernation Ale natalizio: invecchiato almeno tre mesi prima di essere distribuito, inizia con malto prepotente, noci, abbastanza dolce; finisce piA? acidulo, con alcool ben presente, adatto a riscaldare le notti invernali. PuA? essere ulteriormente lasciato in cantina per intensificare il giA� complesso profilo.
Infine, personalmente considero natalizia anche la Stone Double Bastard: disponibile per poco tutti gli anni a partire da Novembre, A? in tutto e per tutto una versione “incattivita” dell’Arrogant Bastard ale, con tutto ciA? che questo comporta. Un Ale americano potente, opaca, con un corpo deciso di malto che viene presto annichilito dal luppolo. Estrema sotto ogni punto di vista, eppure piacevole. Un bel regalo di Natale.

Mattia (Belgio&Usa)
Davide (Italia)
Giacomo (Usa)

p.s. siamo presenti anche su Twitter e Facebook, veniteci a trovare. Inoltre abbiamo attivato il forum: iscrivetevi!

Beertemple – Amsterdam (NL)

3

Category : Locali, Viaggi

Prima di andare al sodo, permettetemi una digressione autocelebrativa. Era la mia prima volta ad Amsterdam e nell’organizzare il weekendA�mi sono detto “perchA? non testare di persona se PintaPerfetta.com A? davvero utile per chi viaggia alla ricerca di birraA�come ci vantiamo?”
Il risultato A? stato ottimo, anche perchA? Amsterdam A? una delle cittA� piA? coperte dal nostro blog. Ho visitato tutti i posti di cui abbiamo parlato (*) e per tutti ho trovato che la scheda fosse utile ed esprimesse giudizi corretti. Se poi ci aggiungiamo che i posti in questione erano tutti piA? che meritevoli, con menzione speciale per l’Arendsnest, allora non vedo proprioA�l’ora di provare altre cittA�.

Ma, parlando con Alessio, viene fuori che sul sito manca ancora una scheda importante, quella del Beertemple. PerchA?? Facile, perchA? il pub ha aperto solo da una manciata di giorni ed io sono il primo di noi a poterlo provare.
Le premesse sono delle migliori. Creato da Peter van der Arend, il proprietario dell’Arendsnest, vuole essere per le birre americane ciA? che l’Arendsnest A? per le birre olandesi. Non solo, ma il Beertemple si vanta di essere l’unico pub in Europa ad essere specializzato in birre artigianali made in USA – e ammetto che mi piacerebbe aver girato abbastanza da poter confermare o smentire quest’affermazione. Quello che A? certo A? che la selezione A? impressionante, sia alla spina che in bottiglia.

Andiamo con ordine. IlA�Beertemple si trova in pieno centro, vicinissimo a piazza Dam e a pochi passi dal Bierkoning. Il locale non A? grande e l’ambiente A? da birreria moderna, tavoli e sedie sono di legno ma non sono “vintage looking”. CiA? che cattura maggiormente l’occhio sono da un lato il grande bancone, con dietroA�le spine (una trentina, non ancora tutte attive)A�eA�due frigoriferi ai lati, dall’altra l’enorme lavagna delle bottiglie. Il resto del locale A? prevedibilmenteA�pieno di bottiglie vuote e di gadget dei vari birrifici. In fondo alla stanza principaleA�c’A? anche una seconda sala leggermente rialzata con pochi tavoli,A�a memoria direi non piA? di 4 o 5.

La selezione di birre A?, come giA� accennato, impressionante. Escludendo qualche spina commerciale, il nocciolo dell’offerta A? dato da Anchor, Flying Dog, Great Divide e Left Hand, tutte brewery con le quali si va sul sicuro. Per “testare l’impianto”,A�ho provatoA�qualche birra che giA� conoscevo ma che non avevo mai bevuto alla spina (Anchor Liberty Ale, Flying Dog Old Scratch) e mi A? parso che entrambe guadagnassero in bevibilitA� rispetto alle versioni in bottiglia. A seguire, una ottima Great Divide Titan IPA e in chiusura una Saranac Pumpkin Ale in bottiglia.
Lo so, le pumpkin ale non sono esattamente il massimo (e questa non fa certo eccezione). Il fatto A? che volevo provare qualcosa in bottiglia, ma l’elenco A? talmente lungo che alla fine mi sono affidato al barista chiedendogliA�una bottiglia della cosa piA? strana che si puA? trovare nel pub. Beh, strana era strana, poco da dire. Ad ogni modo la scelta A? vastissima, il sito ufficiale elenca 50 tipi di bottiglie ma a me sembra di ricordare che la lavagna ne elencasse anche di piA?.

Ultima nota, i prezzi sono piA? che onesti, in media 3,50 a�� per la mezza pinta e 5,50 a�� per la pinta, piA? variabili quelli delle bottiglie, ma la maggior parte delle 33cl non superano i 5 a��.
Un ottimo esordio, quindi, quello del Beertemple, e non poteva essere altrimenti. Con 2 soli mesi di vita alle spalle si piazza di diritto tra i pub da non perdere di Amsterdam, nonchA? una vera Mecca per gli appassionati di birre americane (e in Europa ce ne sono sempre di piA?).

(*) In realtA� non sono stato al Wildeman perchA?… ehm… mi sono dimenticato che A? chiuso la domenica. PerA? a fine mese rimedio, eccome se rimedio…

La Birroteca di Greve – Greve In Chianti (FI)

1

Category : Locali

C’A? chi ad avere un locale “interessante” per gli appassionati di birra ci arriva per gradi, chi quasi per caso, e chi invece giA� all’apertura ha ben chiaro un progetto in testa. E’ sicuramente il caso di Piso e Michela, che hanno inaugurato la Birroteca di Greve un mesetto fa con le idee ben chiare: una lista di bottiglie molto particolare, un menA? ricco di ingredienti autoctoni e biologici e pure qualche idea per incentivare la pratica tanto in disuso (in Italia) del cosiddetto “guidatore sobrio”.

Ma andiamo per gradi. Gabriele (vero e proprio “Uomo del Giappone” del nostro blog) durante l’evento “Slow Beer” a Prato conosce Piso e Michela e viene a sapere della prossima apertura della Birroteca. Non riesce a presentarsi all’inaugurazione, ma un amico conferma una buona impressione. Approfittando di una mia visita in terra toscana, ci rechiamo insieme a Greve (dopo uno scollinamento nel cuore del Chianti e in una delle zone piA? belle della Toscana). Dopo qualche breve giro per la cittadina, complice anche un navigatore satellitare bizzoso, riusciamo a individuare la Birroteca eA� a trovare parcheggio. La Birroteca si trova in uno slargo di via Vittorio Veneto (al 100) che A? una vera e propria piazzetta.

Il locale A? piccolino e molto accogliente, con un paio di linee di spina (entrambe della HofbrA�uhaus di Monaco di Baviera) e un buon numero di birre in bottiglia. Le italiane sono soprattutto toscane (Amiata, BrA?ton, Olmaia, Cajun), ma non solo (l’ottimo e ormai onnipresente Ducato, piA? Cittavecchia e Almond 22), e rappresentano una presenza abbastanza compatta nella lista.

Le inevitabili belghe sono presenti in numero tutto sommato limitato rispetto alla media, e molto legato ai gusti dei gestori: diverse Dupont, qualche trappista (Orval, Westmalle, Rochefort)A� e altro ancora, per un totale di poco meno di 30 bottiglie diverse circa.

La parte del padrone, caso abbastanza strano (e apprezzato), spetta all’offerta proveniente dai paesi di lingua inglese. Cominciamo con le scozzesi: il celebratissimo Brewdog apre le danze, con ampia scelta tra le loro proposte (comprese le spettacolari Paradox), poi Harviestoun e Orkney (di cui non finirA? mai di apprezzare abbastanza la Red McGregor).

Gli inglesi probabilmente sono in testa per numero di bottiglie: tra i birrifici piA? noti in Italia di cui trovare ampia selezione alla Birroteca, non possiamo non menzionare Meantime, Ridgeway e St. Peter’s, tutti presenti con un ampio assortimento dei propri prodotti. La lista si chiude con le americane: potrete scegliere tra la totalitA� (o poco ci manca) delle Flying Dog e delle Anchor (come la Liberty Ale, forse la piA? famosa ale americana) e un paio di ottime Sierra Nevada.

In un’area come la provincia di Firenze, in cui la situazione birraia A? abbastanza indietro rispetto ad altre regioni, qualcosa sta finalmente iniziando a muoversi. La Birroteca A? un locale che non sfigurerebbe neanche in ben altri contesti, che non si mette in concorrenza conA�altri pub della zona ma va adA�integrarsi nelA�panoramaA�con un’offerta ampia, originale e di assoluta qualitA�. Se poi ci mettiamo anche che Greve in Chianti A? proprio un bel posto dove si mangia benissimo, ben vengano altre iniziative del genere!

Birreggio 2009

3

Category : Eventi

Birreggio 2009, giunto alla seconda edizione, si A? svolto dal 2 al 5 di luglio in quel di Reggio Emilia, poco distante dallo stadio Giglio. Una sagra paesana tipicamente estiva con un contorno di appassionati di buona birra. Potrei riassumere in questa frase l’evento di quest’anno a cui ho partecipato la sera di sabato 4.

L’elenco delle birre proposte alla spina era particolarmente ghiotto, in cui si trovava una scelta di birrifici artigianali italiani e di nomi noti (per chi la sera non beve Nastro Azzurro ovviamente) di spine estere. Snocciolando i presenti, la formazione italiana la sera di sabato a�?schieravaa�? le birre dell’Orso Verde (Rebelde, Vertigo, Chiara, Wabi e Backdoor Bitter quest’ultima rigorosamente spillata a pompa), quelle del Birrificio del Ducato (assaggiato la ViaEmilia) e del Birrificio Birrone. Tra gli ospiti esteri purtroppo ho mancato la serata delle Cantillon e sono arrivato agli sgoccioli dell’ultima Oerbier dell’ottimo De Dolle. In compenso come graditissima sorpresa ho trovato tre spine americane, assolutamente inaspettate e fuori programma, e nello specifico la Sierra Nevada Pale Ale, e due della Flying Dog (Snake Dog IPA e Classic Pale Ale). Il tutto all’aperto, con contorno alla serata di buona musica dal vivo caciarona (cover band Ac/Dc, Beatles, Rolling Stones e simili), tavolate mangerecce (fantastico il gnocco fritto) e tanta voglia di divertirsi.

Birreggio 2009

Fatta l’introduzione classica del “dove, cosa, quando ecc…” , lascio lo spazio a qualche considerazione personale. Innanzitutto apprezzabilissima l’idea di proporre a un pubblico non prettamente di appassionati la possibilitA� di assaggiare prodotti di qualitA�, in particolare italiani. Spesso nelle feste paesane abbonda musica, divertimento, quello che si vuole insieme ma accompagnato da pessima birra annacquata. Quindi mi trovo pienamente favorevole nello sfruttare questi eventi per promuovere prodotti di qualitA� ma che non debbano essere necessariamente di nicchia. Il prezzo (3 euro), sicuramente popolare e conveniente data la varietA� di prodotti ha sicuramente aiutato il tutto. In aggiunta mi piace ricordare l’atmosfera molto conviviale dell’evento, con i birrai piuttosto disponibili al confronto (certo se mi avessero aperto la Oerbier…. ) con la voglia di conoscere e farsi conoscere. Qualche appunto lo dovrei fare sulla scelta dei bicchieri in plastica, anche se A? comprensibile la difficoltA� data la forma dell’evento nel dare bicchieri adatti per ogni birra. Altro aspetto meno scintillate A? stata la a�?tendata salva patentea�?, idea grandiosa in sA� ma purtroppo andata semi-deserta (probabilmente il tempaccio in arrivo non ha aiutato), lasciandomi praticamente unico coraggioso a dormire sotto le stelle. La cotta a�?pubblicaa�? A? stata una piacevole aggiunta, utilissima per i newbie completi in materia, e interessante trovata per gli homebrewer piA? scafati per condividere le proprie impressioni e esperienze sulla produzione artigianale..

Man mano che la serata andava alla sua conclusione, con un pubblico sempre piA? selezionato, la componente a�?passionea�? si A? mostrata nei suoi lati piA? piacevoli. I classici a�?racconti di battagliaa�? di produzione, di viaggi, di sboronate alcoliche mi hanno ricordato come sia proprio dietro queste esperienze che sta crescendo una cultura del buon bere. Le conclusioni non possono che essere positive quindi, sperando che eventi come questo possano solo aumentare e rendere meno a macchia di leopardo la diffusione della birra di qualitA�.