Selezione Birra Rimini 2011 – report

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Category : Birra, Fiere

Quella che si è conclusa martedì scorso è stata la mia prima volta alla fiera di Rimini, quindi questo report sarà per forza di cose un giudizio senza termini di paragone diretti con le edizioni precedenti. Detto questo, vi invito a rileggere i report di Mattia dedicati alle edizioni 2009 e 2010, giusto per darvi un termine di paragone almeno con il passato più recente.

Selezione Birra 2011 è stata soprattutto, per me, una buona occasione per provare i nuovi birrifici o quelli che provengono da regioni lontane, quelli che non trovo con facilità nei pub del nord, oltre che per chiacchierare e fare assaggi in compagnia di amici vecchi e nuovi.

Grandi cose mi hanno detto di Ducato e Borgo, ma, mea culpa, in fiera non ho assaggiato nulla. Per quanto riguarda i primi (a cui rivolgo i complimenti per la razzia di premi nel concorso Birra dell’Anno di Unionbirrai), l’occasione si presenterà già il prossimo weekend a Milano.

Parlerò pochissimo del concorso, non avendo provato almeno due terzi delle birre premiate, anche se lascia un po’ perplessi vedere come tanti nomi storici o affermati siano assenti tra i premiati. Non so, provo a ipotizzare una voglia di premiare chi si è appena presentato sul mercato con prodotti indubbiamente di ottimo livello, anche se forse è un po’ presto per definire le loro birre come tra le migliori prodotte a livello nazionale.

Del lanciatissimo birrificio Foglie d’Erba ho provato pochino, anche perché il loro stand era spesso inesorabilmente vuoto (fino al pomeriggio inoltrato) oppure preso d’assalto. C’è stato modo di fare un assaggio di Babèl, birra che sembra suscitare entusiasmi che ancora non capisco. Avevo avuto sottomano una bottiglia presa al Domus Birrae di Roma, era discreta ma non mi dava grandi sensazioni. Mi ero ripromesso, anche per i tanti elogi spesi da amici e conoscenti, di riprovarla. Speravo che in fusto potesse darmi quel qualcosa in più, ma non ho notato grandi differenze. Rimando alla prossima occasione, chiedendomi però che senso abbia che un birrificio sia certificato per la salvaguardia di aghi e resine di pino. Misteri delle birre di montagna (a proposito, il dominio del birrificio mi sembra un bel colpo di genio). Complimenti anche per lo stand, uno dei pochi facilmente riconoscibili.

Tra i tanti birrifici visitati, un plauso a Bad Attitude per l’attenzione dimostrata nei confronti dei blogger (prima il progetto Tasting Room, poi gli inviti alla fiera) e per lo stand, curatissimo come e più che all’Italia Beer Festival di  Torino. Per me è stata la prima occasione per provare le loro produzioni in fusto e per testare, sia dalla lattina che dalla spina, l’ultima nata Kurt, una pale ale beverina e paracula quanto basta.

Molto attesa era anche la Working Class Mild di Toccalmatto, alla primissima cotta. Il risultato è una mild molto piacevole e molto inglese ma che manca di quella caratterizzazione tanto tipica delle produzioni del birrificio fidentino: chiacchierando con Allo e Bruno l’intenzione sembra proprio quella di intervenire in tal senso. Le altre produzioni, a partire da birre ormai classiche come Zona Cesarini e Stray Dog Bitter, si confermano invece di altissimo livello.

Sempre sulla linea dei birrifici “amici”, non potevo non esimermi da un salto dai brianzoli di Menaresta: un po’ la voglia di provare la Bevera, birra originariamente destinata al Bardo di Carate Brianza e arrivata nientemeno che a Roma, vera Hollywood della scena birraria italiana, un po’ la voglia di provare la nuova Verguenza, che nella sua versione iniziale (estate 2010) avevo trovato un po’ troppo ruvida e con una nota un po’ alcolica. La nuova versione corregge gli eccessi di gioventù diventando una luppolata di valore assoluto. Sempre restando in Brianza, ottima anche la Tripè di Lariano, tripla belga senza gli eccessi da dolcione.

Luci e ombre nei miei assaggi di Opperbacco: bene TriplIpa, un po’ anonima Eipiei, un po’ un dolcione la 10elode. Meglio, forse anche perché meno impegnative, le produzioni di Brewfist, senza tanti fronzoli ma assolutamente godibili. Promossa in particolare la Burocracy, ma buone sensazioni anche dalle altre produzioni. Ripasserò da entrambi a Milano.

Sono rimasto un po’ deluso, invece, dalla Castigamatt di Rurale, che però vince il primo premio nella sua categoria. Forse me l’aspettavo diversa, chissà. Ad ogni modo, le altre birre (Blackout e Terzo Miglio) si confermano su livelli altissimi. Resta la perplessità qualche dubbio, tornando al concorso, per una categoria-calderone che racchiude birre scure che vanno dalla Confine del Bidu (sei gradi, non starebbe meglio a far la gara con le altre stout o porter?) fino alle più impegnative Imperial Stout e Double IPA…

In conclusione: Pianeta Birra (questo il nome storico della fiera) è stato per tanti anni un colossale carrozzone della birra e del beverage che fa i grandi numeri, con tutti i più grandi nomi delle multinazionali del settore presi ad allestire stand faraonici con cui conquistare il favore di piccoli e grandi clienti. Negli ultimi anni, tutto questo è andato scomparendo, trasformando quella che era la fiera nazionale del settore birra in quello che è un lussuoso (a giudicare dal prezzo dell’ingresso) appuntamento destinato a replicare vagamente gli stilemi del Salone del Gusto, con un solo padiglione dedicato alla birra, e neanche per intero (un padiglione per intero, invece, era dedicato all’olio extravergine di oliva), con stand più disparati che arrivavano a includere il Consolato (o era l’Ambasciata? o la camera di Commercio? boh) della Namibia. Tutte queste riflessioni ho cercato di farle con amici appassionati e con qualche birraio, oltre che con Simone Monetti di Unionbirrai, che però invitava (giustamente) a guardare il bicchiere mezzo pieno del settore artigianale che rappresenta. Un po’ le stesse riflessioni le ha fatte con un post una persona ben più autorevole di me, che esprime un po’ lo stesso spaesamento. Insomma, solo il futuro saprà rispondere agli interrogativi sulle prossime edizioni di questa manifestazione.

(solito ringraziamento a Moreno e Simona per le foto dell’articolo)

Great British Beer Festival – il nostro report

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Category : Festival, Fiere

Vorrei incominciare l’articolo parlando delle enormi pressioni che i membri più in vista della redazione hanno esercitato su di me per convincermi a scrivere. Anzi, io ero già convinto di buttar giù due righe, ma ho i miei tempi, e penso che il pezzo sul GBBF 2010 sarebbe arrivato a fine luglio 2011, dimodoché i lettori del sito avrebbero potuto tranquillamente convincersi di partecipare all’edizione in programma pochi giorni dopo. Non capisco la follia di scrivere dopo solo un mese, ma mi adatto

Aeroporto di Bergamo Orio Al Serio, volo per Stansted (Londra) del mattino di un caldo martedì di agosto. Pronti con armi, bagagli e una sete improponibile per salpare verso il Great Beer British Festival 2010.

Cos’è: il festival della birra più interessante del Regno Unito, organizzato dal CAMRA (Campaign for Real Ale), un’associazione volontaria con oltre 100 mila membri iscritti.

Dov’è: nel centro fieristico di Earl’s Court, Londra. Un gigantesco padiglione pieno di stand interessantissimi, raggiungibile con la metro verde (la stessa che poi vi porta a Parsons Green, al White Horse di cui abbiamo parlato qui).

Quando è: solitamente la prima settimana del mese di agosto. Quest’anno è iniziato martedì 3 per concludersi sabato 7.

Com’è: enorme.

L’ENTRATA

Evito il perché e il chi, che sarebbero le altre due domande che un giornalista dovrebbe soddisfare in un articolo perché ne ho già dato risposta nei punti precedenti. In ogni caso, il polo fieristico di Earl’s Court è veramente gigantesco e a un passo dalla fermata della “Underground”. E’ possibile scegliere il giorno in cui entrare a visitare la fiera (prezzo singolo di otto sterline) oppure fare il pass per tutte e cinque le giornate a prezzo decisamente più modico (23 sterline). Ovviamente, se l’intenzione è quella di andare lì per fare un giretto è conveniente il single pass, in generale io consiglierei sempre il seasonal anche perché una volta entrati non vorrete più uscire.

LA SCELTA DEL BICCHIERE

Entrando si trova subito il balcone dei “bicchieri”. Cauzione di tre sterline, tripla misura: c’è la pinta normale, la mezza e il terzo. Consiglio di uno stupido: prendete la mezza pinta. E’ vero, il bicchiere enorme fa “figo”, però non è sempre facile farsi capire dagli addetti alla consegna delle birre e vista la varietà – e la quantità – di spine presenti è meglio non bere una pinta a birra, altrimenti non avrete modo di provare tutto il resto.  Ovvio che una IPA sia più beverina e magari ne vorrete di più del semplice assaggino, per questo la mezza è una buona scelta fra la dose da fiera e la bevuta da pub. Poi fate come vi pare, quando vi serviranno una pinta di Tsarina Esra e voi dovrete berla, bruciandovi tutte le papille gustative, allora mi darete ragione. E succederà, ve lo assicuro (colpa di Alex alla botte, e considerando che parlavamo in italiano…).

LE BIRRE

Destra o sinistra, destra o sinistra? E’ la prima cosa che penserete dopo avere ritirato la vostra arma di battaglia, il Sacro Graal che vi accompagnerà fino a fine giornata. Procedendo verso destra vi ritroverete immersi nelle Real Ale, con i vari padiglioni con un’infinità di spine: qualcuno ha il proprio stand dove degustare le birre (Fuller’s, Greene King, Thornbridge etc). E’ difficile provare tutto quanto, quindi il mio consiglio è semplice: farsi un minimo di prospetto per capire quali sono le birre davvero imperdibili, perché è davvero difficile conoscere ogni singolo produttore: certo, qualche volta bisogna anche provare per capire qual è il livello.

In generale, è difficile competere, per le Real Ale, con quello che si trova sul lato mancino dello stand dei bicchieri: ovvero le birre dal mondo, tra ceche e olandesi, dalle americane (sempre strepitose) alle italiane – pochine, a dire la verità, e quasi nulle alla spina -, finendo con le solite birre belghe. Impossibile, anche lì, provare tutto: le birre sono a “rotazione”, quindi non tutti i fusti alla spina sono aperti il primo giorno. Ho provato a non uccidermi lasciando la Older Viscosity della Port Brewing per il secondo giorno.

Indovinate un po’? Non c’era più… Nell’angolo dedicato alle birre dal mondo non ci sono solamente spine, ma anche una dose nutrita di bottiglie. Ovviamente sono presenti delle chicche interessantissime, però – a meno di non riuscire a dividere con gli amici – tendenzialmente ho privilegiato la spina. Così come per le Real Ale, visto che anche per loro c’è lo spazio apposito per le bottiglie. Davanti allo stand delle birre mondiali si trova una selezione di vari “Cider”. Non ho avuto il cuore di provarne nemmeno uno, ma per gli amanti del genere può essere un motivo in più per visitare la fiera.

I PREZZI

Concorrenziali, davvero. Soprattutto sulle bottiglie, che variano dalle 2-3 sterline per le 33cl, alle 6-9 sterline per le 75cl. Ovviamente ci sono cose che in Italia non arrivano, o che se arrivano costano cifrone. Con la sterlina così bassa, poi, è davvero una pacchia. Come dicevo precedentemente, per le spine si può scegliere la “dose” di liquido: terzo di pinta, metà pinta o pinta intera. I prezzi sono calcolati scientificamente, la mezza costa esattamente metà rispetto all’intera, quindi non si ha nemmeno lo scrupolo di scegliere una dose più larga per risparmiare qualche soldo. I prezzi vanno – parlo del terzo di bicchiere – dagli 80 pences di alcune real ale, alle oltre due sterline per alcune chicche (stile la Tsarina Esra sopracitata), comunque cifre facilmente accessibili per chiunque. Ovviamente ho speso una cifra clamorosa, perché con tutto il ben di Dio che c’era era un peccato lasciare indietro qualcosa.

I VINCITORI

Champion Beer of Britain – Castle Rock, Harvest Pale (3.8% ABV, Nottingham, Notts)
Second – Timothy Taylor, Landlord (4.3% ABV, Keighley, West Yorkshire)
Third – Surrey Hills, Hammer Mild (3.8% ABV, Guildford, Surrey)
MILD
ORO – Surrey Hills, Hammer Mild (3.8% ABV, Guildford, Surrey)
ARGENTO- Greene King, XX Mild (3% ABV, Bury St Edmunds, Suffolk)
BRONZO PARIMERITO – Golcar, Dark Mild (3.4% ABV, Huddersfield, West Yorkshire)
BRONZO PARIMERITO – Nottingham, Rock Ale Mild (3.8% ABV, Nottingham, Notts)

BITTER
ORO -RCH, PG Steam (3.9% ABV, Weston-Super-Mare, Somerset)
ARGENTO – Moor, Revival (3.8% ABV, Pitney, Somerset)
BRONZO PARIMERITO - Orkney, Raven (3.8% ABV, Stromness, Orkney)
BRONZO PARIMERITO - Purple Moose, Snowdonia Ale (3.6% ABV, Portmadog, Gwynedd)

BEST BITTER
ORO – Timothy Taylor, Landlord (4.3% ABV, Keighley, West Yorkshire)
ARGENTO – St Austell, Tribute (4.2% ABV, St Austell, Cornwall)
BRONZO PARIMERITO - Evan Evans, Cwrw (4.2% ABV, Llandeilo, Carmarthenshire)
BRONZO PARIMERITO - Great Oakley, Gobble (4.5% ABV, Great Oakley, Northamptonshire)

GOLDEN ALE
ORO – Castle Rock, Harvest Pale (3.8% ABV, Nottingham, Notts)
ARGENTO – Marble, Manchester Bitter (4.2%, Manchester, Gtr Manchester)
BRONZO – St Austell, Proper Job (4.5% ABV, St Austell, Cornwall)

STRONG BITTER

ORO – Thornbridge, Jaipur IPA (5.9% ABV, Bakewell, Derbyshire)
ARGENTO – Fuller’s, Gales HSB (4.8% ABV, Chiswick, Gtr London)
BRONZO – Beckstones, Rev Rob (4.6% ABV, Millom, Cumbria)

BIRRE SPECIALI
ORO – Amber, Chocolate Orange Stout (4% ABV, Ripley, Derbyshire)
ARGENTO – O’Hanlon’s, Port Stout (4.8% ABV, Whimple, Devon)
BRONZO – Breconshire, Ysbrid y Ddraig (6.5% ABV, Brecon, Powys)

BIRRE IN BOTTIGLIA
ORO – St Austell, Admiral’s Ale (5% ABV, St Austell, Cornwall)
ARGENTO – Pitfield, 1850 London Porter (5% ABV, Epping, Essex)
BRONZO – Great Oakley, Delapre Dark (4.6% ABV, Great Oakley, Northamptonshire)

Goteborg vista da vicino: parte 1, l’homebrewing festival

Category : Festival, Viaggi

Göteborg è la seconda città della Svezia e una delle più importanti città scandinave. Una ottima introduzione, a opera dell’amico Andrea C., era comparsa su Pintaperfetta già diversi mesi fa.

Lo scorso weekend ho potuto approfondire la scena birraria cittadina, e non sarebbe potuta andare meglio. All’ottimo panorama dei locali cittadini – che tratterò in articoli separati – si è infatti aggiunto l’annuale festival di homebrewing svedese, una vera e propria esperienza nell’esperienza.

Ed è proprio al festival che voglio dedicare il primo articolo del mio report svedese. Del festival stesso abbiamo avuto notizia da uno dei soci del Rover giovedì sera, mentre venerdì sera è stato un cliente del Rover a “notarci” e a invitarci a fare un salto. Si trattava di un appassionato homebrewer, che si presentava al festival con una sua Mild Ale (non eccezionale, a dire la verità).

Il festival si è tenuto in una palestra in legno ai margini di Göteborg, in una zona molto tranquilla anche per una città tranquilla, comodamente raggiungibile con i mezzi pubblici (circa 10 minuti di tram dal centro cittadino). Scesi dal tram, improvvisiamo la ricerca del festival, la cui presenza era più intuita che segnalata da cartelli o indicazioni.

All’arrivo, la prima “traumatica” sorpresa: l’ingresso al festival costa la bellezza di 25 euro. Ci dicono anche che però una volta dentro si assaggia senza pagare, e il sorriso torna all’istante sui nostri assetati volti.

Entriamo, ci danno un braccialetto colorato per entrare e uscire dalla palestra (bagni e risciacquo bicchieri sono situati appena fuori), uno stampato con il programma (premiazioni ed eventi correlati) e la lista completa delle birre con tipologia, produttore e numero identificativo, oltre che al foglio per votare le produzioni preferite. E fin qui, tutto potrebbe sembrare comune a molti festival di homebrewing, ma le nostre esperienze ci dicono che spesso i prodotti di homebrewing sono ai limiti della potabilità.

Il festival è ancora relativamente tranquillo quando arriviamo, popolato ma non affollato. Ci sparpagliamo in giro, chi in cerca di una scura, chi di una india pale ale, chi a caso. Il responso è praticamente sempre positivo, produzioni interessanti, schede dettagliate di produzione e homebrewer contenti di spiegare le proprie produzioni ad altri appassionati.

Sorprende la professionalità dell’homebrewer svedese, che fa pensare che i confini con il professionismo siano in alcuni casi davvero sottili: nomi di prodotti accattivanti (che la nostra amica Nina ci traduceva in tempo reale), slogan, banner pubblicitari, etichette e tutto il possibile per attirare l’attenzione in un festival così concorrenziale.

Si passa quindi dal distinto gentiluomo qui sopra (ovviamente produttore di India Pale Ale) alla Nort Hole Rock’n'Roll Brewery, del tizio qui sotto. Uno slogan geniale (“We brew, we drink, we give you away what’s left”) e uno spillatore montato in una chitarra elettrica. Se non è genio, poco ci manca (e la birra era pure buona).

A conferma che anche la parte grafico-commerciale è presa in considerazione, un’idea bella e semplice, un concorso nel concorso: la migliore etichetta del festival, ovvero come trovare un modo simpatico e curioso per vivacizzare un festival.

Da sinistra a destra, dall’alto in basso in ordine di premiazione, con la prima che occupa tutto lo scaffale inferiore (a parte aveva un suo piccolo podio dedicato, con tanto di trofeo).

Un festival insomma interessante e dalle molte sfaccettature, pieno di appassionati e senza ubriaconi senza cognizione di causa, forse per il “passaparola” alternativo alla pubblicizzazione di massa, forse per la grande educazione degli intervenuti, forse perché un biglietto così alto scoraggia chi pensa di ubriacarsi in fretta e con poco.

Insomma, una giornata interessante e un’esperienza che rifarei senza esitazioni. Sperando di poter vedere anche da noi, prima o poi, un festival così bene organizzato e una scena di homebrewing così vivace e “agguerrita”.

Zythos Beer Festival 2009

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Category : Eventi

Un appuntamento fisso per gli appassionati di birra belga e dintorni, lo Zythos Beer Festival è il più grande evento birrario di quella piccola nazione che tante gioie ci procura. Stiamo parlando di un festival aperto al pubblico con circa 60 birrifici presenti (per la precisione, quest’anno erano 55), e 200 birre da degustare, tutto rigorosamente belga. Infatti Zythos è una associazione non a scopo di lucro che si rivolge ai consumatori di birra, e non tanto ai produttori. Si può quindi immaginare perché lo ZBF sia una fiera tipicamente pensata per gli appassionati di birra, e quindi particolarmente piacevole da vivere.

Il festival si svolge nello Stadsfeestzaal di Sint-Niklaas, vicino ad Antwerpen; l’edificio è molto grande ed aereato, ma buona parte dello spazio è occupata dagli stand dei birrifici, perciò dopo poco tempo tende ad essere strapieno di gente. In compenso è facilmente raggiungibile a piedi dalla stazione ferroviaria (è praticamente davanti), ed è facile da trovare se siete in macchina.

Una volta entrati, è necessario prendere il bicchiere per la degustazione (3 euro di cauzione), sempre che non ne abbiate uno degli anni passati; dopo si passa all’acquisto dei gettoni. E qui vi verrà da piangere dalla gioia: ogni gettone costa 1.20 euro, e da diritto ad una bevuta qualsiasi. Avete capito bene: tutte le 200 birre presenti costano soltanto 1.20 euro a bicchiere. Un sogno. Da notare che in teoria ogni bevuta dovrebbe consistere in 15 cl, ma il bicchiere è più capiente, e alla fine vi verrano sempre serviti quasi 20 cl. Come resistere?

Ma passiamo ai birrifici presenti. Purtroppo Girardin ha defezionato all’ultimo minuto, ma c’erano comunque birrifici famosissimi ed eccellenti: Rulles, Het Anker, Dupont, De Dolle (ovviamente col loro caratteristico furgone e lo stand più colorato di tutti), Malheur, Boon, Bavik, Caracole, De Koninck, De Ranke, Van Eecke, e uno stand per le varie trappiste (tranne Westvleteren, ovviamente). La scelta era molto vasta, ed ogni stand proponeva in genere almeno 2 o 3 linee di spina, e il resto della selezione in bottiglia. Gli stand più apprezzati dal pubblico, almeno a giudicare dalla quantità di gente davanti, sembravano essere Malheur (soprattutto le eccellenti Brut) e De Dolle, che aveva preparato anche una graditissima sorpresa: una birra in edizione speciale per il festival, la Cosmos Porter alla spina. Una porter molto caratteristica: acida, pungente, con note di mela verde ma un con un corpo rotondo e un finale intenso di luppolo. Ottima. Da ricordare anche le buone acide della Oud Beersel (gueze e kriek), la piacevole sorpresa Petrus Aged Pale, e alcune classiche ma sempre ottime spine (Rulles Estivale, De Dolle Extra Export Stout). C’è stato ovviamente spazio anche per assaggi di qualcosa di sconosciuto, come la Femme Fatale della De Leite (onestamente troppo dolce, non mi è piaciuta), Maagd van Gottem della Sint Canarus, ed altre.  Unica vera delusione: l’anonima Troublette, del birrificio Caracole che mi aveva abituato a ben altri standard.

Ci sono anche vari stand dove comprare qualcosa da mangiare: hot dog, hamburger, patatine, formaggio, e altri ammennicoli. Evitate gli hot dog e gli hamburger, che sono pessimi, ma il resto del cibo era mangiabile; anche se il punto forte del festival è, indiscutibilmente, la vastissima scelta di ottime birre a prezzo irrisorio. Se riuscite ad andare in  Belgio nei giorni della manifestazione, da non perdere per nessuna ragione al mondo.

Giacomo
(photos: Wayne Field)

Somewhen in the New Year Beer Festival – The Evening Star, Brighton, UK

Category : Eventi

L’importanza di un festival musicale è data in primo luogo dal line-up, tutto il resto viene dopo; lo stesso si puo dire per l’equivalente manifestazione riguardante le birre, dove è la beerlist a fare da ago della bilancia. Dallo stadio allo scantinato, dalla fiera al bancone, il luogo può risultare in fin dei conti un’inutile, ma indispensabile, scenografia o, nei casi più fortunati,  la ciliegina sulla torta. Ma andiamo per gradi, sicuramente non stiamo parlando di Glastonbury, e di conseguenza nemmeno del CAMRA Great British Beer Festival, bensì di un festival sicuramente più indie – prego i ragazzini con capelli alla Edward mani di forbice, Cheap Mondays e iPod con gli Arctic Monkeys negli auricolari di scusarmi, ma è al senso più letterale e nostalgico del termine a cui mi sto riferendo. Pubblicizzato unicamente da un foglio appeso dietro il bancone del mio pub di fiducia, l’Evening Star a Brighton, di cui vi parlerò il più presto possibile, il “Somewhen in the New Year Beer Festival” (anche il nome non è esattamente frutto di innumerevoli indagini di mercato, quanto più probabilmente di innumerevoli pinte) è l’emblema delle manifestazioni ad altissimo rapporto qualità/pubblico, un po’ come – per continuare il parallelismo tra birra e musica – un concerto dei Blur al Factory a Milano nel ’94, giusto per fare un esempio.

Passando ai fatti, il line-up affiancava, come ogni festival che si rispetti, importanti e sconosciute realtà nazionali ad affermate realtà mondial, per lo più made in USA.

Svolto nell’arco di un weekend, sfruttando 12 delle 14 spine disponibili, e con l’aggiunta di cinque barilotti da 15L da cui la birra veniva direttamente versata, il festival prevedeva la rotazione di 31 diverse birre:
Little Valley Red Dyke, Salopian Darkness, Leeds New Moon, Adur Velocity, Battledown Turncoat, Acorn Old Moor Porter, Bradfield Farmer’s Stout, Burton Bridge Top Dog Stout, Goachers Crown Imperial Stout, Harviestoun Old Engine Oil, Pictish Claymore, Saltaire Titus Black, Saltaire Texas Brown, Salopian Pick Pocket Porter, Ramsbury Deer Hunter, Hambleton Nightmare, Severn Vale Seven Sins, Elland Demon’s Eye, Ramsbury Rum Truffle, Hopdaemon Leviathan, Wickwar Station Porter, Elland 1872 Porter, Exmoor Beast, Dark Star Critical Mass 2007, Dark Star Imperial Stout, Stone (California) Smoked Porter, Stone (California) Arrogant Bastard, Schneider (Germany) Eisbock, He’Brew (New York) Genesis, He’Brew (New York) Jewbelation 12, Coney Island (New York) Albino Python.

Per vari motivi non sono riuscito a provarle tutte, ma la qualità media si è comunque rivelata estremamente alta. Mi permetto di stilare un podio con 3 vincitori ex aequo:
He’Brew (New York) Jewbelation 12: American strong ale prodotta per il dodicesimo anniversario del birrificio newyorkese, prodotta con 12 luppoli e 12 malti diversi, 12% vol. Birra ovviamente molto complicata, spiccano note di caffè, liquirizia e uvetta; mi permetto di consigliarne mezza pinta alla volta perchè di più potrebbe farla risultare stucchevole, a piccole dosi resta invece un capolavoro!
Stone Smoked Porter: il birrificio di casa a Escondido continua a stupire con questa porter resa speciale da un tocco di affumicatura, dato dal peat smoked malt, che emerge nel finale; soffice e cremosa al palato si fa apprezzare anche per una lieve ma piacevole luppolatura.
Dark Star Critical Mass 2007: natalizia della Dark Star, birrificio poco fuori Brighton gestito dai proprietari stessi del pub in cui questo festival è stato organizzato, è un’english strong ale con forti note di frutta tostata, frutti di bosco, cereali e cioccolato, con un lieve tocco amarognolo alla barley wine. L’invecchiamento di un anno ne ha ulteriormente esaltato corposità e malti, non compromettendone la bevibilità (potrebbe quasi esser una session beer), anzi rendendola ancora più desiderabile.

Lorenzo