Maltus Faber – Genova

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Nel mio ultimo articolo sulla Compagnia del Luppolo, ho accennato del desiderio di Gabriele di iniziare una serie di “gite” ai birrifici italici. La prima di queste esperienze si è tenuta domenica 29 presso il Maltus Faber di Genova, in una giornata grigetta e piovosa.

Durante la partenza in pulmann ho intuito subito le potenzialità cialtrone del viaggio dalla presenza di qualche dettaglio:

–  Gruppo ben compatto (in tutti i sensi, ci si sarebbe potuto fare un eccellente pacchetto di mischia con ottimi piloni, seconda e terza linea)
–  Il megafono, gioia e dolore di tutto il viaggio
–  I cori da stadio prima, da festa della birra poi, vicentini dopo gli assaggi più tosti.
–  La voglia di bere birra
–  L’idiozia in generale.

La destinazione come raccontavo poco sopra è stata presso il birrificio Maltus Faber, realtà molto giovane ma di cui avevo sentito parlare in gran bene (anche il buon Alessio assaggiò qualcosa al Villaggio della Birra) , con un programma di tutto rispetto fatto dell’assaggio completo della linea di produzione, visita dell’impianto e foraggiamento vario alla panza (focacce, pranzo, dolci, ecc.. ).
Maltus Faber nasce in parte dei vecchi stabilimenti del Birrificio Cervisia (oramai dismesso dopo una lunga e tribolata storia), dalla passione di Fausto Marenco e Massimo Versace.

La produzione è figlia di un passato fatto di passione personale e una serie di esperimenti riusciti capaci di dare la spinta necessaria all’apertura di un’attività vera e propria.
Nel giro in “fabbrica” (parola un po’ grossa data le dimensioni ridotte), è stato possibile osservare un impianto ordinato, pulito e funzionale, prodotto su misura e ideazione degli stessi fondatori e con una piccola (ma graziosa) sala visitatori.
Da Maltus è possibile trovare una linea di 8 birre di chiara ispirazione belga, presenti tutto l’anno all’eccezione della stagionale natalizia e tutte prodotte con lo stesso ceppo di lievito.
Quindi visto che qua si parla di birre, raccontiamole come si sono presentate lungo gli assaggi svolti in parte in birrificio e in parte durante il pranzo.
L’introduzione, accompagnata dalla classica focaccia genovese, è stata affidata alla Bianca, una blanche molto beverina ma piuttosto atipica per la sua tipologia.
Infatti pur presentando i tipici profumi agrumati, a detta di Fausto e Massimo, è una blanche prodotta senza l’utilizzo di spezie e che quindi trova note aromatiche esclusivamente alla scelta di malti e luppoli.
Gli assaggi successivi si sono svolti in ristorante (di cui tralascio i cibi, discreti senza eccellere), con una degustazione della Blonde, Ambrata e Brune.
La Blonde rimane la birra più sottotono della serie, più interessante per profumi tipicamente “belgi” che al palato. Della Ambrata invece ricordo il sapore di caramello ma ben bilanciato dall’amaro del luppolo, una discreta birra.
La Brune rimane la migliore della serie al ristorante (comunque tutte tra il discreto e il buono), una scura molto bevibile per la tipologia, con sapori di frutta secca in evidenza.

Il meglio degli assaggi però devo confessare lo si è avuto nel rientro in fabbrica, con un filotto, accompagnato da panettoni caserecci, costituito dalla Triple Blonde, dalla Natalizia, dalla Extra Brune e dalla Imperial Stout.
Da racconti di corridoio mi è giunta la notizia che la Triple assaggiata presentava un tono sperimentale rispetto al solito (e a come effettivamente me la ricordavo io), con una nota amara e una secchezza eccessiva per la tipologia. Del dolce promesso al naso rimane poco al palato.
La Natalizia invece si presenta come natalizia e si comporta da Triple.
Più dolce, avvolgente e complessa della precedente. Probabilmente migliorabile, ma già una buona birra.
I capolavori però attendevano pazienti per il finale, con l’Extra Brune e l’Imperial Stout.
Raccontando l‘Extra Brune, Massimo ha accennato delle richieste fatte dal Belgio per degustazioni e manifestazioni, e dei confronti fatti con la monumentale Rochefort 10.
Dopo l’assaggio non ho problemi a credergli in quanto l’Extra Brune è realmente un’ottima birra (ancora sotto la Rochefort 10, ma infondo si parla di un pilastro nel mondo della birra).
Il colore è scuro, i profumi intensissimi e il sapore fa pensare a qualche frate trappista fuggito verso il sole dell’Italia.
Complessa, dalla schiuma pannosa, piena e gustosa anche al palato, con una bevibilità sorprendente per la tipologia, l’Extra Brune finisce tranquillamente tra le prime della categoria in Italia.
Il passaggio successivo dell’Imperial Stout ha ampliato ulteriormente un sorriso già largo.
Del tipico colore nero, con una schiuma leggera e non troppo persistente, l’Imperial Stout conferma le attese con profumi e sapori di torrefazione, liquirizia e una note lieve ma piacevole di cioccolato.
Il finale è etilico e amaro, in conclusione molto positivo.

Per concludere, le solite ma oramai scontate conclusioni finali.

Dal punto di vista organizzativo un plauso a Gabriele della Compagnia del Luppolo per il viaggio in sé. L’idea, l’organizzazione e i costi più che onesti sono da promozione sicura.
Parlando di Maltus Faber il giudizio non può che essere in generale positivo. Quando mi raccontarono di un birrificio italiano di chiara impronta belga rimasi un po’ scettico, ma devo dire che i loro prodotti sono di sicura qualità e immagino (vista la competenza e sensibilità mostrata) tendenti a un ulteriore miglioramento futuro.
Unica nota un po’ dolente riguarda i costi delle bottiglie, che nonostante lo sconto “gita”, rimangono a mio avviso un po’ eccessivi.
La dimensione ridotta dell’impianto sicuramente comporterà costi, il sistema Italia non sarà tra i più funzionali del mondo (anzi, vero il contrario), ma pagare 2 volte e mezzo in più l’Imperial Stout rispetto alla ‘t Smisje Catherine (tanto per fare un nome), o l’Extra Brune il doppio secco rispetto alla Rochefort 10 mi pare troppo.
E’ giusto ricordare che si tratta di un problema generale di gran parte della produzione italica, spero che la diffusione e l’aumento dei sostenitori possa aiutare a smorzare un po’ questa tendenza senza minarne la qualità.

Ps, ringrazio Antonella e Elisa per le foto..

Villaggio della Birra 2009 (Bibbiano, SI)

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Il Villaggio della Birra si tiene ogni anno nello spazio antistante il TNT Pub a Bibbiano, frazione di Buonconvento (SI). L’edizione 2009 si è svolta sabato 5 e domenica 6 settembre, con la benedizione di un clima da favola (sole e caldo, ventilato specie nella giornata di domenica).

Attendavamo con molte aspettative questa edizione del Villaggio della Birra, per diversi motivi. Il primo è che né io né Gabriele ci eravamo ancora stati, pur avendo visitato il TNT Pub in più occasioni. Il secondo è che erano presenti tante birre e birrifici mai provati prima (Barley e Maltus Faber, per dirne un paio), e di cui avevamo sentito parlare parecchio bene da amici e conoscenti appassionati. Il terzo era la partecipazione dei mastri birrai e di una “leggenda” vivente come Tim Webb, autore della Good Beer Guide To Belgium (da parecchi anni testo di riferimento per tutti gli appassionati di birra belga) di cui recentemente è stata pubblicata la sesta edizione.

Ma andiamo con ordine. Siamo giunti al Villaggio nel primo pomeriggio di sabato 5 settembre, e dopo un’ampia scorta di gettoni-consumazione (con cui si pagava tutto: birra, cibo, e pure la maglietta del Villaggio) abbiamo cominciato il lungo e atteso giro di degustazione. Abbiamo trovato subito gli amici Piso e Michela della Birroteca di Greve, con cui abbiamo chiacchierato e passato buona parte del pomeriggio tra scambi di pareri e impressioni su ciò che provavamo. Su loro suggerimento siamo partiti dalla Zagara del birrificio Barley, fresca e invitante e con un piacevole retrogusto derivante dal miele di fiori d’arancio. Una vera scoperta, come del resto la loro Macca Meda, apprezzata tantissimo da molti dei presenti.

Il pomeriggio è passato tra sorsate di birre ben note, di quelle che almeno per noi erano vere novità , di molto relax e qualche snack. Nel tardo pomeriggio era previsto il talk show sul Belgio a cura di Lorenzo “Kuaska” Dabove (nella veste di conduttore e traduttore), con ospiti Tim Webb, il canadese Mike Tessier e Nino Bacelle della De Ranke (noti soprattutto per le adorabili XX Bitter e Guldenberg). Mentre il sole tramontava, si è chiacchierato tra aneddoti sul Belgio e altre amenità. La serata è proseguita con la musica dal vivo di una cover band tutto sommato apprezzabile e qualche altra birra.

La giornata di domenica è cominciata con estrema tranquillità: incontro tra homebrewer e mastri birrai organizzato da Mo.Bi., e in parallelo l’avvio della cotta pubblica con Laurent Agache della Cazeau (di cui, tra l’altro, abbiamo provato la interessante Saison, davvero particolare) e i ragazzi di Ars Birraria.

Particolarmente apprezzata tra gli assaggi pomeridiani la Kameleon Villaggio della Den Hoppert, prodotta e infustata per l’occasione: in pratica la loro Kameleon Tripel, microbirrificio belga totalmente dedito alla produzione di birre “bio”. In pratica si trattava della Kameleon Tripel “alleggerita” di qualche grado alcolico e con un gustoso dry hopping (Styrian Golding, se non vado errato).

Nel pomeriggio si è anche tenuta il laboratorio di degustazione con Kuaska e Tim Webb, dedicato come il resto del Villaggio a produzioni italiane e belghe. Tra le protagoniste la Rulles Estivale (piccola nota: davvero notevole la differenza tra la versione in bottiglia, provata in degustazione, e quella alla spina, con agrumi molto più in evidenza), la Hofblues (pregevole stout belga della ‘t Hofbrouwerijke), la favolosa e ormai diffusa XX Bitter della De Ranke, la curiosa e apprezzabile Maagd van Gottem (la vergine di Gottem, golden ale belga con un dry hopping in bottiglia – vedi foto – più unico che raro: luppolo galleggiante compreso) e la Macca Meda di Barley. Chiusura con la ottima Extra Brune del birrificio genovese Maltus Faber, di chiara ispirazione belga e destinata, oltre che alla degustazione immediata, all’invecchiamento in cantina. Ne è stata prova l’assaggio finale di un sorso delle produzione di un paio di anni fa, davvero eccellente.

Che dire dell’esperienza nel suo complesso? Le giornate sono state molto piacevoli, con una bella atmosfera e molta tranquillità. Un’esperienza da ripetere, per tantissimi motivi, a partire dalla passione con cui viene organizzato questo evento ormai storico e consolidato.

Sembra ci sia un po’ troppo scollamento invece tra appassionati e pubblico casuale, forse troppo, anche paragonando ad altri eventi simili in altre zone d’Italia. Sembra che nonostante tutti gli sforzi e l’ottima proposta che si rinnova di anno in anno, qualcosa ancora manchi per far decollare la passione nella gente della zona, giovani e meno giovani. A numeri ci siamo, perché l’affluenza è stata buona. Sembra un po’ mancare quel tipo di pubblico intermedio, anche non superesperto di birra, curioso e pronto a provare cose nuove e intriganti, capace di apprezzare al meglio le proposte più coraggiose dei mastri birrai che di anno in anno sono protagonisti di questo evento.

Una breve nota anche sui laboratori di degustazione: favolosa l’idea di farne due con Kuaska e Tim Webb, che sono andati ovviamente esauriti in prenotazioni prima dell’inizio del Villaggio. Qualche perplessità invece sul doppio laboratorio sigari e birra, per i quali ci sembra ci fossero posti liberi fino all’inizio del laboratorio stesso: forse uno era sufficiente, lasciando spazio libero a un terzo laboratorio dedicato a qualcosa di meno impegnativo dei sigari.

Alla fine si tratta comunque di un successo in tutto e per tutto per la manifestazione. E se è vero che molto del merito va alla qualità delle birre proposte, non possiamo fare a meno di citare l’ottima organizzazione di Gianni, Vanessa e tutto lo staff del TNT pub e di chi ha collaborato. Appuntamento quindi all’anno prossimo, dato che ora che finalmente abbiamo provato il Villaggio non credo che riusciremo a farne a meno.

Se volete vedere qualche altra foto scattata al Villaggio, potete cliccare qui.

’t Hofbrouwerijke