Secondo compleanno per la Birroteca di Greve (FI)

Category : Eventi, Notizie in breve

Sabato 25 e domenica 26 giugno 2011, la Birroteca di Greve in Chianti (FI) festeggia il suo secondo compleanno con una serie di iniziative speciali: questo l’articolo sul locale, scritto dopo solo qualche settimana di apertura. Si parte sabato con una cena messicana a prezzo fisso (15 euro, birra esclusa).

Sabato e domenica saranno presenti le produzioni di Toccalmatto (e il birraio Alessio “Allo” Gatti) da Fidenza, vale a dire Ambrosia, Sibilla, Fumè du Sanglier, Re Hop, Surfing hop, Grooving Hop (fresca di restyling nella luppolatura) e Stray Dog (a pompa). Domenica ci sarà un concorso di homebrewing organizzato dall’associazione Pinta Medicea (sito), oltre che un cask speciale di Zona Cesarini con dry hopping (provata in crociera, imperdibile). Altra birra ospite la favolosa Madamin di Loverbeer.

Altre chicche e avvenimenti della domenica (dal sito della birroteca):

·      Mostra di collezionismo birraio organizzato dall’Ass. Il Barattolo

·      Mongol Rally : l’ultimo scatto prima della partenza

·      Street-food: ospite Il Nerbone di Greve con i suoi panini al Lampredotto ed al Lesso

·      h. 18 FREE-BUFFET fino ad esaurimento

Un Mare di Birra! (report)

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Category : Festival, Viaggi

Vi avevamo anticipato pochi giorni fa che un paio di noi (io e Andrea, nello specifico) si sarebbero imbarcati sulla crociera organizzata dal Ma Che Siete Venuti A Fa’ per festeggiare i primi 10 anni del pub romano.

L’occasione era di quelle davvero da non perdere: una festa organizzata da uno dei locali più apprezzati (già vincitore del titolo di miglior pub dell’anno secondo Ratebeer, come molti di voi già sapranno) del mondo birrario, con tantissimi nomi di prestigio coinvolti, un concorso di homebrewing (ambito premio, il rimborso totale della quota di partecipazione alla crociera stessa), degustazioni e un sacco di chiacchiere tra appassionati.

Partiamo dall’inizio. La paura di imprevisti e intoppi motivava chi partiva da lontano a prendere in considerazione ampi margini di tempo sulla partenza. Questo ha portato a un primissimo assembramento di appassionati già a inizio pomeriggio, nonostante la partenza ufficiale fosse fissata intorno alle 22. Per non farmi mancare niente, la fortuna ha voluto che finissi nella primissima macchina a presentarsi nel piazzale del porto di Civitavecchia. Ci si sposta subito per un panino o due al terminal, dove piano piano vediamo arrivare, nell’ordine, un gruppetto dal Veneto, un simpatico irlandese amico della comitiva di Almond ’22, un gruppo di danesi. Poi un momento di stanca, l’arrivo dei primi birrai (Almond 22, Bi-Du, Olmaia) e poi di tutti gli altri. La nave è in ritardo, prima leggero poi più pronunciato, prolungando la lunga attesa e il sospirato primo sorso. Finalmente ci si imbarca, ricevendo braccialetto e bandana arancione e bicchiere e di ordinanza. Salto in camera a liberarsi dei bagagli, folla al ristorante, forsennato lavoro dello staff per aprire in tempi record le spine, e poi si parte (dal porto, e con le birre), con buona parte dei 500 partecipanti a Un Mare Di Birra che carichi di entusiasmo si recano a procurarsi i primi assaggi.

La lista delle birre e dei birrifici annunciati a bordo era qualcosa di impressionante e forse mai visto, almeno in Italia. Tutti i migliori nomi dell’Italia della birra, supportati da un nutritissimo gruppo di birrifici danesi e scandinavi, più chicche dal Belgio ad opera dello staff del Moeder Lambic di Bruxelles e tanto altro ancora.

La prima nottata si è trascorsa nell’entusiasmo generale che ci ha portato ad assaggiare quante più cose nuove possibili tra quelle attaccate, più qualche classicone qui e là a cui è difficile rinunciare. Abbiamo passato tutto il tempo possibile al pub nella sala principale, salutando vecchi e nuovi amici e lasciandoci coinvolgere nell’entusiasmo e nella follia che regnava su di noi. E poi, dato che non ci bastava e dato che c’era qualche mattone prestigioso, tutti a bordo piscina dove aveva nel frattempo aperto il “pub sotto le stelle”. Ancora birre, chiacchiere, casino, altre birre, fino alla splendida alba sulle bocche di Bonifacio, tra Corsica e Sardegna, giusto in tempo per cedere alla stanchezza e rifugiarci in cabina.

Qualche ora di sonno, un caffè propizio per ritrovare le forze, e un giro al pub mattutino, sempre a bordo piscina (a dire la verità, più simile a un grosso bidet, ma non era per quello che ci eravamo imbarcati). Sole, sorrisi, facce stanche ma non disposte a cedere: si ricomincia, chi con la Biscotti, chi con la Not So Mild Ale (forse la miglior birra della crociera, anche se la concorrenza è spietata e so che ognuno ha eletto le sue) di Shiga Kogen/Nøgne Ø. Corsa a sfamarsi in mensa, riposino, e via di nuovo al pub principale, con qualche fusto nuovo e qualcuno già aperto la sera prima. I più attenti erano reduci da una degustazione sulle birre lavorate in botte di cui ho sentito dire (non mi ero iscritto, ahimè) cose favolose, con il coinvolgimento di nomi noti e nobili come quelli di Lorenzo “Kuaska” Dabove, Jos Brouwer e Derek Walsh.

Sbarchiamo a Barcellona domenica sera, sorprendentemente puntuali: la nave aveva recuperato il ritardo alla partenza. Raggruppamento in direzione di un ristorante poi trovato chiuso, cena in un posto abbastanza turistico, dopocena in un brewpub barcellonese di cui mostro una foto. Delle birre non parlerò, limitandomi a dire che non sono state trovate particolarmente gradevoli da nessuno dei presenti. Se passate da quelle parti, trovate altro a cui dedicarvi. E’ andata meglio a chi ha attraversato la città per recarsi a un evento in un locale abbastanza valido, anche se l’accoglienza pare sia stata abbastanza fredda. Attendo testimonianze più specifiche da chi c’era.

La mattinata di lunedì è cominciata con la solita routine (colazione, raggruppamento, e poi via a trotterellare per un giro turistico – le due case di Gaudì, poi Sagrada Familia, poi un ristorante dove ci siamo trovati benissimo (la Cerveceria Catalana, raccomandatissima). Due passi nel barrio Gotico, vagando senza meta, per vedere il centro storico e per digerire l’impegnativo pranzo. Per puro caso ritroviamo un gruppo di crocieristi (Gennaro di Amiata, Bruno e Allo di Toccalmatto, Nino dello Sherwood Pub e altri ancora), il tempo di fare 20-30 metri a piedi e ci ritroviamo, senza averla cercata, alla Cerveteca. Locale promosso a pieni voti, piccolo e caotico (c’era mezza nave!), con buone spine e ottime bottiglie, e il piacere di ritrovare le Rogue, forse la birra americana importanta con più discontinuità in Italia. Anche la birra spagnola, stavolta, ne esce benone, con la Pura Pale (già provata mesi fa al Moeder Lambic Fontainas) fresca e beverina.

La festa prosegue in nave, dato che è ormai sera e bisogna ripartire. Stavolta non ci sono imprevisti, e si parte senza contrattempi per un’altra lunga notte di bevute e risate in direzione Porto Torres. Stavolta però facciamo un pochino più i bravi, e rientriamo in cabina ben prima dell’alba. La notte pare sia durata molto a lungo, con scene che voi umani non potete immaginare. Nemmeno io, a dire il vero, e mi toccherà vivere con la curiosità.

La mattina il pub a bordo piscina gode della piscina finalmente aperta e di un sole battente (qualcuno commenterà “sembra Rimini a Ferragosto”). Da buon vampiro, sopporto male così tanta luce e lascio ad altri la tintarella e le sdraio. Mi dirigo verso la sala principale, dove si sta consumando il giudizio delle birre homebrewing. Numero abbastanza moderato (poco sotto le 20) ma qualità molto alta, con diverse birre davvero interessanti. Primi classificati due amici (uno è Valentino Roccia, purtroppo mi sfugge il nome del secondo) che hanno fatto cotte a quattro mani. Bravi!

Dopo pranzo (e dopo la premiazione del concorso hb), degustazione su barley wine e dintorni. Si comincia con un raffinatissimo progetto del Birrificio del Ducato, vale a dire la Beersel Morning, che come il nome fa capire trattasi di una birra basata sul lambic 18 mesi di Armand Debelder della Drie Fonteinen e, come avrete intuito, sulla New Morning del birrificio di Roncole Verdi. La birra è interessante ed equibrata, davvero una piacevole scoperta.

Si prosegue con due produzioni a cura degli statunitensi di Stillwater, vale a dire la Stateside Saison e la Existent. Due birre che partono dal Belgio per arrivare…boh? Devo dire la verità, non mi hanno conquistato. La prima è una saison con sentori fruttati molto piacevoli, ma che scalda un po’ troppo il palato. La seconda è scura, si sente del tostato(ne) e pare abbia passato del tempo in botti di bourbon. Forse la mia preferita tra le due, ma per nessuna mi sarei strappato i capelli.

Arriva il momento di Valter Loverier, che presenta una birra che rappresenta l’inizio (è stata brassata all’apertura del birrificio) e la fine (viene commercializzata ora) di Loverbeer, almeno fino a ora. La Dama Bruna basa la sua struttura su quella della Madamin, ma c’è un percorso di riposo e maturazione aggiuntivo per arrivare a quello che è un dichiarato omaggio alle oud bruin belghe. Il risultato è soddisfacente ma direi perfezionabile, specie in prospettiva di un annunciato cambio di zuccheri che dovrebbe far giovare sia l’aspetto visivo (“scurendo” il prodotto finito) sia aggiungendo complessità organolettica.

Chiusura di degustazione con un birrificio che come pochi sa farsi amare o odiare. Personalmente, ci ho messo davvero tanto, spaventato a volte dai sentori acidi a volte dalla potenza alcolica di buona parte delle sue produzioni più celebrate. Una combinazione che raramente amo, ma che ultimamente mi sta cominciando ad affascinare. L’ultimo assurdo progetto parte da un’idea nata dopo una buona sbronza, protagonisti lo stesso Jerome Rébetez e il birraio di Terrapin (Athens, Georgia, USA). Trattasi di un birrone (barley wine?) carico di stranezze che ho apprezzato e non poco, e con un nome credo ancora provvisorio (qualcosa tipo “incredibile cuvée di Jerome e xxx”).

C’è il tempo per un paio di birre, stiamo scegliendo cosa quando veniamo convogliati a un assaggio per pochi di perle della Närke Kulturbryggeri (Skvatt GALEn, Bästa Rököl, Bäver). La prima è erbale più che erbacea, se ho capito bene brassata con acqua in cui sono state bollite bacche di ginepro. La seconda è affumicatona, la terza è un’assurdità che contiene estratto di ghiandole di castoro. Medicinale come uno sciroppo di altri tempi, ma non cattiva. Chiusura con la classicissima Kaggen Stormaktsporter 2005, un dannato capolavoro di cui non ci si stancherebbe mai.

Che dire? Un’esperienza fantastica, forse irripetibile. Chi c’è stato sa cosa intendo, gli altri spero che potranno avere un’altra occasione.

Alessio

Una crociera davvero diversa

Category : Viaggi

Per farmi toccare il suolo iberico (terre quantomai infauste per la birra, almeno fino ad ora) ci voleva un’occasione speciale. E quale migliore occasione di Un Mare Di Birra, la crociera  organizzata da Publigiovane (ricordate Eurhop?) e dallo staff del Ma Che Siete Venuti A Fa’ (qui l’articolo di Mattia) per il decimo compleanno del pub trasteverino.

Il programma è semplice, si parte sabato 11 da Civitavecchia in direzione Barcellona, con sosta di un giorno nella città catalana fresca di trionfo in Champions League. A bordo qualche centinaio di bevitori entusiasti, qualche decina di birrai italiani e non, qualche ospite straniero, qualche degustatore più o meno famoso.

La lista delle birre confermate è una lista di eccellenza, con nomi importanti dall’Italia e dall’estero, con rappresentati paesi come Danimarca (in gran numero), Olanda (De Molen), Belgio (Cantillon), Svezia (Närke) e Norvegia (Nogne Ø).

Che altro dire? Per Pintaperfetta saremo presenti io e Andrea (quello che non scrive quasi mai). Seguiteci su Twitter (@pintaperfetta), vi terremo aggiornati.

Alessio

1° Festival del Gusto Sapore d’Europa (?) – Suisio (BG)

Category : Festival

Sono reduce dal secondo festival estivo di Suisio (BG) organizzato come sempre nella piazzetta antistante la Locanda del Monaco Felice, che ogni sei mesi circa ci delizia con una rassegna di birrifici italiani di qualità e di chicche dal resto del mondo, solitamente ad opera di Alex Liberati e della sua Impex.
In questo caso, il titolo era 1° Festival del Gusto Sapore d’Europa, anche se il Sapore d’Europa è svanito alla vigilia dell’evento: le bancarelle che tanto caratterizzano i mercatini europei in quel di Bergamo sono state costrette a dare forfait dall’associazione che le coordina, per motivi abbastanza vaghi e comunicati alla Locanda e al Comune di Suisio solo nella giornata di venerdì 3 giugno.
Claudio e Carla si sono prodigati facendosi in quattro per riuscire a rimediare alla situazione creatasi, e alla fine a nessuno è mancato il ristoro (che consisteva, al di là delle cene a prenotazione, in salsicce e cipolla, crocchette di pasta/riso orientali e nelle ormai classicissime frikandellen).
Nonostante le promesse di pioggia battente delle previsioni meteo, Giove pluvio ha risparmiato Suisio nella serata di sabato con una sorta di nuvoletta dell’impiegato al contrario: pioveva più o meno tutt’attorno, mentre lì si stava benone. Questo per dire che il pubblico ha risposto bene, ma con un’altra situazione climatica avremmo senza dubbio avuto un riscontro anche maggiore (abbiamo avuto testimonianze in tal senso sia dai bresciani che dai brianzoli). Anche domenica il tempo ha tutto sommato tenuto bene, anche se qualche goccia in più si è sicuramente vista e sentita.

Detto dei problemi organizzativi dell’ultim’ora, veniamo a una breve cronaca di quello che è stato il festival birrario. Il calcio d’inizio era fissato per le 18 di sabato 4 giugno, per chiudere intorno all’1 e riprendere all’ora di pranzo di domenica 5.
Gli stand, da destra a sinistra, prevedevano Schigi con due spine di Extraomnes, Simone di Endorama con l’intera linea alla spina, Davide e Antonella (già collaboratori di Pinta Perfetta) in rappresentanza delle guardie svizzere di Bad Attitude, poi Stefano Allera al banco del Ducato e la banda di Impex con una tonnellata di roba inglese e non solo.
Il banco Bad Attitude aveva un problema di attacchi che impediva di attaccare tutte le birre portate, e così i nostri volonterosi amici si sono industriati nel ruotare i fusti attaccati all’unica linea funzionante il sabato e alle due funzionanti la domenica. Purtroppo le birre non erano particolarmente in forma (ad eccezione della Two Penny), con qualche problema evidente sia sulla Kurt che sulla Hobo.

Le cose sono andate decisamente meglio negli altri banchi di spillatura: partiamo da Endorama, che ci aveva omaggiato di una campionatura che io e Gabriele abbiamo provato un paio di settimane fa. A questo giro non ho provato la Milkyman, di cui già avevo parlato molto bene in occasione dell’ultima Isola Che Non C’è (e che anche in bottiglia si conferma ottima). La Vermillion (anche in questo caso, giudizio valido sia per la spina del festival che per la bottiglia aperta con Gabriele) ottima e non banale, tra le due versioni (anche se forse si tratta di lotti diversi) meglio quella provata alla spina a Suisio. Stesso giudizio sulla Malombra, saison sui generis (frumenti da blanche, luppolatura americana) che passa bene il test della bottiglia e della spina (anche in questo caso, meglio la seconda). Chi invece trionfa in carrozza sia alla spina che in bottiglia è la ultima nata Golconda, kolsch delicatissima, beverina e piacevole a ogni sorso. Decisamente la mia preferita della produzione, e forse la mia preferita in assoluto tra le italiane provate recentemente.

Ducato presentava la produzione “classica”, con la linea omonima nelle sue varie declinazioni (IPA e Bitter) e con altre produzioni classiche (Winterlude) e non (Wedding Rauch, ottima).

Il banco della Impex di Alex Liberati era una specie di fortino spesso assediato. Le West Coast IPA (I e II) brassate presso Gadds ormai le conoscete bene, la Common Conspiracy invece l’ho trovata un po’ piattina. Le produzioni di Dark Star sono un ancora un pochino più difficili da trovare in giro. E che birre! Un vero e proprio trionfo tra gli appassionati, con ottimi riscontri sulle varie produzioni e dibattiti sulle preferite (forse la Victorian Ruby Mild, anche se Sunburst e Hophead mi hanno ugualmente conquistato). Tutt’altro che trascurabile anche la parte “acida”, con kriek di Girardin e una produzione Revelation Cat ai frutti rossi (ottima). Quanto alla Mikkeller Black da 17 gradi e rotti, ho lasciato ad Andrea l’onore di farsi uccidere da Alex.

Extraomnes presentava la classica Blond e l’ultima nata (anche se ormai è in giro da qualche mese) Zest, che mi è sembrata meno aggressiva che a Milano (anche se a Milano l’avevo provata molto di sfuggita, devo dire). Tutte e due mi sono sembrate in ottima forma, e poi c’era il pompelmo

(solito ringraziamento a Simona per le foto)

Alessio

 

Nuovo impianto (o quasi) in casa Toccalmatto

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Category : Notizie in breve, PintaPerfetta

Fervono i lavori in casa Toccalmatto: settimana scorsa sono arrivati i nuovi “pezzi di impianto” che permetteranno di aumentare sensibilmente i volumi di produzione, ma senza far il salto nel buio qualitativo che spesso si verifica quando si cambia l’intero impianto di produzione passando da dimensioni modeste a impianti di medie o grosse dimensioni.

In questo caso, si tratta di quattro nuovi pezzi, un “pentolone” di bollitura di dimensioni ragguardevoli, un mixer e due fermentatori da 1750L che vanno così ad aggiungersi all’impianto già presente.

Il birrificio, che aveva chiuso il primo anno di attività con una produzione di circa 400 hl e il secondo con un ottimo 700 hl, avrà così la possibilità di poter aumentare la produzione fino a raggiungere i circa 1500 hl annuali.

Questo permetterà di poter aumentare progressivamente la produzione fino a portarla a circa il doppio di quella attuale, permettendo così di dissetare molti più palati e di raggiungere, in futuro, anche gli obiettivi di esportazione che sono nelle corde del birrificio.

Campionato nazionale homebrewing – sotto 50 OG – Nembro (BG)

Category : Birra, Eventi

Domenica scorsa, al The Dome di Nembro (BG), si è svolta la prima tappa del campionato nazionale homebrewing organizzato dal Movimento Birrario Italiano.

In cosa consiste tutto ciò? E’ presto detto: una serie di concorsi uniti dal filo rosso di una classifica finale, in cui l’homebrewer si deve misurare con stili e scuole diversi (es.: stili “tedeschi”, “belgi”, “natalizie”) sperando di totalizzare più punti possibili: solo uno sarà l’homebrewer italiano dell’anno!

Una bella iniziativa, che ha raccolto un sacco di iscrizioni, con oltre 60 birre iscritte alla tappa bergamasca dedicata alle birre “leggere” (sotto 50 OG). La consegna lasciava una certa libertà di stile, e gli homebrewer si sono sbizzarriti tra stili inglesi (bitter), americani (american pale ale), tedeschi, belgi e chi più ne ha più ne metta.

Scarsino il numero di birre a bassa fermentazione iscritte, che però si sono comportate dignitosamente, portando a casa la vittoria (una Schwarz tutt’altro che banale). Seconda classificata una blanche (ma non troppo), terza piazza per una Amber Ale.

Detto sommariamente dei risultati (che potete trovare qui), qualche considerazione da giurato e da appassionato. Alcune birre potrebbero aver sofferto il trasporto, però su una vagonata di bitter fatico a ricordarne una accettabile. Detto che mi risulta essere tutt’altro che facile da replicare in casa (ricordo dei tragici assaggi a un concorso HB dedicato a questo stile in quel di Lurago Marinone, un paio di anni fa), è anche vero che mi aspettavo qualcosina di più. Discrete la APA, anche se alla fine l’ha spuntata una Amber Ale poco Amber ma equilibrata e interessante. Molto bene le Dry Stout, con punteggi mediamente molto buoni e una quarta classificata che ha sfiorato il podio (qui la classifica completa con punteggi e ricette).

In generale, si è trattata di una esperienza piacevole (per i giurati, come per i concorrenti) e di una giornata sicuramente interessante. La varietà di stili e sfide nelle varie tappe promette assaggi interessanti e grande competizione. Vedremo chi la spunterà.

Alessio

Report dallo United Indipubs – parte II e mezzo

Category : Festival



E così è giunto anche il mio turno di provare a riassumere lo splendido weekend birresco che è stato lo United Indipubs. Avrei potuto fare finta di nulla e negare la mia presenza, ma la foto postata da Mattia nella prima parte del suo resoconto ha distrutto ogni possibile alibi (oltre alla mia reputazione). Lasciamo quindi per un attimo da parte i “discorsi da adulti” ben esposti da Alessio, e ributtiamoci a capofitto nella scoppiettante Vezzano sul Crostolo, cercando di fare ordine tra i pochi appunti presi, rigorosamente meno leggibili ad ogni birra bevuta.

Cominciamo dalle birre, vere protagoniste della rassegna. E comincio confermando un’eccellente qualità media delle proposte, sia per quanto riguarda il giudizio sulle birre, sia per il loro stato di forma, generalmente ottimo, nonostante al sabato un paio di stand si dicessero preoccupati per il troppo poco tempo passato tra il trasporto dei fusti e la loro apertura. Tantissimi gli stili e i paesi rappresentati, cosa che ha stimolato la curiosità e mandato all’aria in breve tempo tutti i progetti di “scaletta ragionata delle bevute”, anche perchè non tutte le birre proposte erano attaccate contemporaneamente. Personalmente poi, erano molte le birre mai provate, con alcune addirittura mai nemmeno sentite dire, e quindi la sete di conoscenza ha sopperito alla fisiologica fine della sete “vera”.

Partiamo da chi giocava più in casa degli altri, l’Arrogant e il Goblin. Le birre fatte brassare appositamente da Alle erano decisamente buone, specialmente la Ready Made, la cui secchezza finale la rende a mio parere un’ottima birra da aperitivo. Già detto altrove della Bitch Please, molto complessa ma allo stesso tempo sufficientemente ruffiana, una menzione va anche alla Working Class Mild di Toccalmatto, ennesima dimostrazione che Bruno e i suoi difficilmente sbagliano un colpo. Umbe replica con una serie di Fantome di varie annate, sempre troppo acide per i miei gusti. Sugli scudi invece le birre del De Graal: alla pluriacclamata Goblin 21° Anniversary, di cui si è già scritto, aggiungerei l’ottima blanche Triverius, in formissima. Ne viene fuori l’immagine di un birrificio che passa agevolmente dalle birre estremamente complesse come la prima, a ricette più semplici e più da beva come la seconda, complimenti davvero.

Scendiamo verso sud, e incontriamo Gianni e il suo TNT Pub, di sicuro il publican del lotto con cui ho più familiarità e per questo quello da cui mi sono rifornito di meno. Però da quello che ho sentito dire pare che la Rodenbach fosse davvero in forma stratosferica, mentre io ho buone parole sia per la Witkap Tripel che per la Monk’s Stout di Dupont, una belgian stout atipica e molto bevibile. Accanto a lui lo stand del Macche, dove finalmente riesco a fare la conoscenza del Colonna. Anche qui si andava abbastanza sul sicuro, e ne approfitto per salire anch’io sul carro degli entusiasti sia della Fanø Vestkyst (pulita ed elegante), che della Kama Citra (davvero difficile da classificare, però il contrasto tra il corpo da brown ale e l’agrumato esotico del citra è tutto da provare), che della Kissmeyer London Honey Porter (dove per fortuna il miele non era in primo piano ma ben dosato).

E chiudiamo col nord, e non posso evitare di ringraziare Michele per aver deciso di portare una Suffolk Gold di St. Peters a pompa, per me la birra migliore del festival. Allo stand del Dome comunque il tricolore si faceva rispettare alla grande: sia la Loertis di Via Priula che la Spaceman di Brewfist hanno confermato all’assaggio ciò che di buono ne avevo già letto in giro. Da applausi anche la Abbay de St Bon Chien che ogni tanto emergeva dal retrobanco, con tanto di decanter. A difendere i nostri colori ci ha pensato anche Nino dello Sherwood con le produzioni di Bi-Du. In gran forma sia la ormai classica Rodersch che la Inverno Nucleare, imperial porter molto rotonda ed equilibrata, ma non certo timida. L’ho preferita nella sue versione normale rispetto a quella oak aged, forse un pochino troppo giovane.

Detto delle birre, vorrei ribadire anch’io i complimenti alla macchina organizzativa dell’Indupubs. La location era perfetta (gli stand al chiuso ci hanno subito rassicurati in vista di eventuale pioggia, cosa che per fortuna alla fine non c’è stata) e logisticamente organizzata come meglio non si poteva. Gli stand gastronomici hanno funzionato a ritmo serrato e ininterrottamente, e anche nei momenti di maggiore richiesta le code per il cibo sono state limitate. Tanto di cappello davvero a chi è riuscito a trasformare in punto di forza ciò che in questo tipo di manifestazioni è solitamente un grosso punto debole. Sarà difficile fare di meglio in futuro.

Chiudo con quella che potrebbe sembrare un’inutile sviolinata, ma mi piace dare a Cesare ciò che gli spetta. La tre giorni dello United Indipubs ci ha messi, noi appassionati, di fronte a 6 esempi di publican, 6 modi anche molto diversi tra loro di lavorare con la birra. E di queste 6 realtà, ma in realtà il discorso è ampliabile a tutti coloro che gestiscono un pub con cognizione di causa, si può dire tutto e il contrario di tutto: il gestore può essere simpatico o antipatico, si può essere d’accordo o meno con la sua politica dei prezzi o con la selezione delle birre. Ma nessuno mi toglierà dalla testa che all’Indipubs si sono viste 6 realtà gestite da persone, scusate il termine, con due palle così, che fanno il loro lavoro con passione competenza e rappresentano una parte di quell’eccellenza di in un ambiente, quello della birra artigianale, che ti richiede enormi sacrifici già solo per restare a galla. E che se io in questo momento sono qui a scrivere su un blog che parla principalmente di viaggi birrai, è in gran parte colpa loro.

Gabriele

Interludio – l’Indipubs (controrecensione)

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Category : Birra, Festival

Ovvero, come farsi pochi amici (diciamo pure nessuno) e molti nemici (temo un lungo elenco).

Premessa: la prima edizione dello United Indipubs mi è piaciuta per tutta una serie di motivi che potrete trovare nei due articoli (unodue) di Mattia. Splendida location (difficilmente se ne troverà una altrettanto bella e funzionale, nelle prossime edizioni), ottima birra, publican indubbiamente appassionati e competenti, un sacco di amici da salutare e con cui scambiare pareri e impressioni.

Seconda premessa: questo articolo forse interesserà solo a “chi fa parte del giro”. Spero di non annoiare nessun con la mia serie di considerazioni, che spero possano essere uno spunto di riflessione.

C’erano (alcuni de) i migliori publican, c’è stato un gran festival. Davvero, la selezione delle spine era assolutamente di livello, c’erano alcune indiscusse eccellenze della birra italiana (Bi-Du, Birrificio Italiano, Lambrate, Montegioco, Toccalmatto) e uno sparuto manipolo di nuovi birrifici italiani (Brewfist, Dada, Extraomnes, Loverbeer, San Paolo, Via Priula). Qualcuno mi ha detto che complessivamente, rispetto al numero di proposte straniere, erano molto poche e di pochi birrifici. Forse c’è del vero, anche se ripensandoci numericamente l’Italia era ben rappresentata, al limite mancava un po’ di varietà negli stili (le infinite declinazioni di IPA, APA e luppolate varie, ma è innegabile che il mercato e gli appassionati, ora come ora, cerchino soprattutto quel tipo di sensazioni, noi compresi). Stranamente quasi assenti le Imperial Stout, nonostante l’immensa popolarità di cui godono.

Qualche tempo fa ero a Selezione Birra a Rimini, e tra i vari incontri c’era questo che ritenevo molto interessante:

“IndiPub United, proposte e discussioni su una rete di gestori di locali birrari indipendenti.”

Ovviamente intervenivano e seguivano la presentazione diversi gestori di locali che amiamo molto. Sembrava che tutto questo dovesse portare alla nascita di una associazione o movimento, e anche il festival United Indipubs doveva essere un evento finalizzato allo sviluppo di una rete di questo tipo.

Le chiacchiere scambiate questo weekend invece hanno dato più l’idea di un gruppo di locali amici e in un certo senso “eletti” e non di un tentativo di creare una comunità o un movimento unito e aperto verso l’esterno. Intendiamoci: Pintaperfetta è nata innanzitutto come occasione di testimoniare e di vantarci dei nostri viaggi e dei nostri assaggi. E non troviamo sbagliato, in sè, il vantarsi dei propri successi. E’ la mancanza di uno sbocco propositivo quello che un po’ dà la sensazione di occasione mancata. Perché a oggi quel che sappiamo del futuro è una intenzione di fare un festival annuale (cosa buona e giusta), itinerante (preferirei di no, visto che un Podere Elisa non si trova facilmente, ma capisco che questo onore è anche e soprattutto un onere, per chi organizza):  con questi sei publican e le loro spine (ok) e, se proprio, un publican ospite a turno. Ecco, questo mi dà qualche perplessità in più, perché i publican meritori di dare un contributo a una iniziativa di questo tipo sono di più, e probabilmente molti sono propensi a “esserci”. Non è molto chiaro come potrebbero essere coinvolti, visto che l’iniziativa sembra abbastanza blindata nelle sue modalità, almeno a giudicare da quanto sentito al festival.

Quando ho chiesto come mai si fosse deciso di fare il festival nei tre giorni sabato-lunedì (con il lunedì lavorativo) mi è stato detto che era stato fatto soprattutto per poter sensibilizzare e coinvolgere chi lavora nel settore. Effettivamente per molti sganciarsi nel weekend è tutt’altro che facile, ma allora capisco poco la decisione di tenere (esempio) l’incontro sul rapporto birra-cibo (mi dicono interessante, dalla regia, ma me lo sono perso) di domenica.

A proposito degli incontri della domenica, il più atteso era senza dubbio lo scontro tra titani, la resa dei conti, vale a dire:

15,30 incontro con le associazioni Birraie (mobi,unionbirrai,ADB,…) presente un membro del C.A.M.R.A. presentato da Agostino Arioli e Andrea Camaschella, che illustreranno il movimento Inglese, per nuove idee sulle strategie da attuarsi per la valorizzazione della birra artigianale nei locali con impianti di proprietà.

Sul forum della prima associazione citata nel comunicato c’erano state fior di polemiche e venivano promesse scintille.

L’incontro è cominciato in leggero anticipo, erano presenti le associazioni (Giorgio Marconi per Mo.Bi., Simone Monetti per Unionbirrai, Paolo Polli per Associazione Degustatori Birra) più i publican dei sei locali e gli ospiti del Moeder Lambic di Bruxelles (Andy Mengal e Cinthya Paladini).

Legge le formazioni e dirige l’incontro l’arbitro signor Andrea Camaschella. Inciampa nel rapido giro introduttivo (presentando Paolo Polli come publican, anche se era stato invitato per il suo ruolo in campo associativo), poi passa la palla ad Agostino Arioli del Birrificio Italiano, che ha fatto una rapida introduzione auspicando l’unità di intenti tra i vari soggetti. Agostino si libera della sfera, che finisce in possesso di Colin Valentine della CAMRA. Questi riesce ad addormentare il gioco e una buona percentuale degli astanti con un paziente resoconto delle attività della CAMRA dalla nascita a inizio anni ’70 ad oggi. Sua instancabile spalla, una interprete senza la minima idea dell’argomento birra, di cosa sia il CAMRA e di cosa distingue una Real Ale inglese da una Heineken. Quello che ne risulta è un (estremamente) palloso resoconto di parti di storia dell’associazione con dettagli sulla storia birraria inglese e scozzese, dettagliata fin nelle sfumature regionali. Un intervento da mezzora buona, reso più lungo e confuso dai tempi di consecutiva e dalle evidenti difficoltà della volonterosa ragazza nel tradurre (memorabili perle come “birra vera” e “birra chimica”). Pur capendo le difficoltà della poverina, non capisco bene perché qualcuno non sia corso in aiuto suo e del pubblico, in fondo quasi tutti noi conoscono l’inglese in modo almeno decente e la birra quanto basta per non cadere in sfondoni. Fior di publican e di associazioni che hanno come impegno dichiarato quello di spiegare e raccontare la birra in modo adeguato, per assistere a tutto questo. Memorabili le fughe di alcuni dei partecipanti (oltre che del pubblico, me compreso) a caccia di birra durante l’infinita sequenza di aneddoti in uno scozzese talmente profondo da sembrare quasi parodistico.

Ci ha risvegliati dal torpore l’intervento di Cynthia Paladini del Moeder Lambic, con un racconto abbastanza veloce e molto concreto di quello che è gestire un pub “di nuova generazione” nella capitale belga. Interrotta purtroppo da un maldestro e barcollante publican di provincia in cerca di protagonismo (memorabile il “corvo fritto”). La “partita” è proseguita con veloci fraseggi un po’ inconcludenti da parte dei publican, prima di una veloce carrellata sulle varie realtà associative, Unionbirrai come associazione (soprattutto) di produttori, Mo.Bi. di consumatori, ADB per i corsi e i festival, con appelli più o meno congiunti all’unità di intenti e frecciatine rapidamente sedate dall’arbitro che rapidamente poneva fine a una partita che prometteva grande spettacolo e invece ha rivelato ritmi lenti, gioco lento e pastoso e un finale tutto sommato prevedibile. Unico vero lampo, il piccolo racconto di Umberto del Goblin di Pavullo, visionario e poetico, tra una citazione illuminante di Bukowski e l’emozione di credere nei propri sogni e nel proprio lavoro.

“nuove idee sulle strategie da attuarsi per la valorizzazione della birra artigianale”

Ecco, tutto questo non c’è stato. C’erano i personaggi annunciati, ognuno ha recitato la sua parte, ma sono mancate le idee, la progettualità annunciata, o se c’erano non sono uscite durante l’incontro. I leoni dell’associazione consumatori sono stati docili e mansueti, nonostante un pubblico più o meno pagante che ha seguito l’incontro soprattutto per vederli ruggire contro l’associazione rivale. Intendiamoci, io amo le partite di calcioni ed espulsioni. E credo che finché non si affronteranno certe questioni, che siano di principio o di rivalità personale, la tanto declamata “collaborazione” e “unità” non potrà essere che un miraggio. E l’unico modo per superare certe divisioni è lavorare insieme, non ruggire sui forum o sui blog contro i nemici reali o presunti.

Spulciando nei vari articoli di presentazione da qualche parte (non ricordo dove) avevo letto anche che l’incontro era una occasione per prendere spunto dalle iniziative e dai metodi della CAMRA (il “modello inglese”) e confrontare la loro attuabilità nel Belpaese. Se questo c’è stato, non se n’è accorto nessuno, temo.

Alessio

Report dallo United Indipubs – Parte II

2

Category : Festival

La prima parte del report la trovate qui.

Parto con la serie post-cena dal banchetto del TNT Pub: sono un grande fan delle birre di Dupont e la loro Monk Stout di certo non esce di troppo dai livelli di eccellenza che il birrificio di Tourpes ci ha regalato. Non è la Biologique, non è la Moinette nè la Bons Voeux, ma la birra riesce decisamente apprezzabile sebbene le stout belghe non siano, generalmente, dei grandissimi capolavori. Purtroppo la IV Saison di Jandrain de Jandrenouille non era a posto e così, su consiglio di Alessio, ho provveduto a saltarla. Di contro, mi han parlato un gran bene della Rodenbach presente alla postazione del TNT.

Al Macche bevo una Mikkeller/Grassroots/Stillwater Gypsy Juice che piace quasi a tutti tranne ad Alessio: la gradazione alcolica è importante ma non è particolarmente pesante, o almeno mi sembra… Prendo poi una ottima Beer Here Kama Citra (*) – quanto mi piace il profumo del Citra! – e un piccolo assaggio della D’uvaBeer di Valter Loverier: non sono un fanatico delle “acide” ma le birre di Loverbeer sono semplicemente fantastiche, riescono ad essere sempre morbide, beverine e a soddisfare il mio palato.

Al banchetto del Goblin – dietro il quale è presente anche Franco Fratoni di RealBeer – Umberto mi serve una Notte Celtica (RealBeer), una spaziale Fantome Gillmor 2009 (quella al mandarino, che Gabriele ha trovato un po’ troppo acida e che invece secondo me era perfetta) e una delle birre più buone del weekend, ovvero la Saison de Dottignies di De Ranke, in una forma spettacolare. Nota di colore: i vari “soldati” del Goblin hanno poi “sfidato” ad una epica bevuta, a notte inoltrata (io me ne son andato poco prima delle 4), i ragazzi del Macche, e voci attendibili mi dicono che la legione emiliana ha soverchiato e signoreggiato sulla banda di via Benedetta.

Per ultimo vi parlo del banchetto dell’Arrogant Pub, padrone di casa e grande “braccio” dell’organizzazione. L’ho tenuto per ultimo perchè credo gli vada attribuito un giusto merito e un bel riconoscimento per lo sbattimento e la voglia che Alle e il suo staff ci hanno messo per creare dal nulla quello che, si spera, possa diventare un appuntamento fisso e imperdibile nel panorma birraio italiano.
Qui ho occasione di bere una Altbier di cui mi son scordato il nome (buona ma non favolosa), l’ottima Schlenkerla Fastenbier e una tonnellata di English IPA di Lambrate (almeno tre sicure, poi qualche rabbocco a fine serata). Amici mi han parlato molto bene anche della Ready Made del Birrificio Dada, brassata apposta per l’occasione. Presenti anche le birre di Toccalmatto. Chi invece ha un po’ (molto) deluso le aspettative è stata BrewDog, che doveva consegnare ad Alle e all’Arrogant Pub la birra fatta per l’occasione, la Arrogant Dog. Purtroppo i 1800 litri fatti produrre in Scozia non sono arrivati per ritardi imputabili, da quanto ho capito – se sbaglio correggetemi) al birrificio scozzese. Anche l’annunciata presenza di James è andata a ramengo: il birraio non è venuto a Vezzano: vista da fuori, pare davvero un bel flop.

L’atteso incontro – “tavola rotonda” – sulle associazioni birraie, inizialmente osteggiato da MoBi per questioni davvero di lana caprina, è stato condotto da Andrea Camaschella e ha visto la partecipazione dei “Sei”, più Simone Monetti per Unionbirrai, Giorgio Marconi per MoBi, Paolo Polli per ADB, Agostino Arioli del Birrificio Italiano, Colin Valentine presidente del CAMRA e Cynthia Paladini e Andy Mengal per il Moeder Lambic. Noi abbiamo assistito sperando di veder mozzata qualche testa, in realtà, devo essere sincero, si son sentite cose interessanti e piene di belle idee ma magari un po’ banali e già ascoltate mille volte: l’idea che mi son fatto è stata di un incontro in cui pochi volevano/sapevano cosa dire e nessuno, sui temi importanti e conflittuali, s’è voluto sbilanciare.

Del resto, che dire? Erano presenti svariate altre birre oltre a quelle che ho bevuto, ma elencarvele tutte (senza averle provate) sarebbe un mero esercizio di scrittura e sarebbe davvero poco interessante. Gli stand gastronomici hanno lavoato a pieno regime e le cibarie assaggiate eano di ottima qualità. Nella giornata di domenica era presente un piccolo chiosco dei gelati, mentre anche sabato era stata allestita una zona per i più piccoli, con un teatrino di marionette – idea molto carina per tener occupati i piccoli.

La notizia è che lo United Indipubs diverrà manifestazione annuale e che sarà itinerante: verrà portato nelle varie sedi dei locali, non si sa ancora bene se cercando di coinvolgere anche altre realtà o volendo rimanere un gruppo ben chiuso (e questo sarebbe un vero peccato). Dove andremo a bere allo United 2012?

mattia

(PS e *) le birre non sono state prese nell’ordine di descrizione ma “miste”. Le ho messe in quest’ordine per raggrupparle in base al pub che le offriva. La Kama Citra è stata messa fuori dal Macche nella giornata di domenica.

(PPS) Auguri Elisa e Luca!

Report dallo United Indipubs – Parte I

10

Category : Festival

Nel weekend appena trascorso, e in più nella giornata di ieri, s’è tenuto, come molti di voi sapranno, il primo United Indipubs Beer Festival. Il tutto si è svolto vicino a Vezzano sul Crostolo (RE), presso il bellissimo Podere Elisa (sito ufficiale). Dire che la manifestazione ha avuto successo sarebbe davvero poca roba: la tre giorni è stata senza dubbio una pietra miliare dei ritrovi birrai, sia per i numeri (che pubblicheremo nel caso ci venissero offerti, una volta ufficializzati) che per la qualità, sia per i nomi presenti che per gli incontri tenuti, che per il divertimento e le belle ore spese assieme a persone che hanno i tuoi stessi interessi.

La clemenza del tempo, soprattutto nella giornata di domenica, ha dato uno slancio fantastico all’atmosfera di baldoria che si provava vicino ai banchetti spine e fuori all’aperto. Sono arrivato sabato poco prima delle 18, proprio quando il Podere Elisa si stava cominciando a rimpire di persone: l’affluenza, come detto, è stata notevole, ma gli ampi spazi e l’ottima disposizione dei vari stands (anche gastronomici) hanno aiutato a rendere tutto estremamente vivibile anche nel momento di massimo affollamento.

Dopo il mio arrivo, pago l’ingresso (6€, comprensivo di bicchiere e due gettoni-consumazione) e faccio incetta di altri gettoni: il prezzo è 1,50€ cadauno, valevole per circa 15cl di birra – spesso gli spinatori di turno erano più generosi. Mi piazzo all’inizio al piano terra e esploro i due banchetti dello Sherwood Pub di Nicorvo (PV) e del The Dome di Nembro (BG). Dal primo prendo una Rodersch (in forma, a Roma a inizio Aprile l’avevo trovata estremamente lievitosa) e una Kriek di Cantillon, dal secondo una Loertis (la bohemian pils di Via Priula, buona) e una White Star Titanic Stout (buono il sapore, la corposità era davvero minima, anche tenendo conto dell’inglesità e della spinatura in cask), in più faccio un piccolo assaggio di St. Peter’s Suffolk Gold spinto da Gabriele che la trova straordinariamente sorprendente: non posso che dargli ragione.

Faccio giusto in tempo a salire le scale per vedere cosa trovo di buono al piano di sopra che viene annunciato l’inizio del Laboratorio di degustazione birra e Parmigiano Reggiano: mi accomodo nel giardino esterno e malgrado la mia cronica allergia alle graminacee, riesco a godermi al massimo le varie stagionature (18, 36 e il magnifico e intergalattico 50 mesi) accompagnate da abbondanti razioni birraie (rispettivamente abbinate a Bayerischer Gose, Fano Vestkyst, Goblin 21th Anniversary). Tutte e tre le birre si sposano con le rispettive contropartite formaggesche e tutte e tre sono, ognuna a modo suo, dei piccoli capolavori: la Gose salata, tipica di Lipsia, è uno stile che, almeno ultimamente, sta prendendo piede e moda. Ricordo di aver sentito la mia prima Gose a Novembre 2009 a Milano presso il BQ e di essermene innamorato all’istante. Le bire di Fano (DK) stanno davvero scalando le classifiche d’interesse mio e di tanti altri appassionati.

Due righe a parte per la 21th Anniversary, la birra che Umberto ha fatto brassare da De Graal in Belgio per celebrare il 21°, appunto, compleanno del suo locale, compleanno che cade tutti gli anni a inizio Marzo (il giorno preciso credo sia l’8, se mi sbaglio correggetemi). E’ venuto fuori un piccolo grande capolavoro, una birra scura, con una forte nota olfattiva di chinotto e un sapore particolarmente speziato e intenso, che non dimostra affatto i suoi 8% ma anzi ha una morbidità e una facilità di beva davvero straordinarie. Complimenti quidi a Umberto (e, ovviamente anche alla De Graal).

Qui sopra potete vedere parte dello staff di Pintaperfetta al massimo dell’impegno per immagazzinare birr informazioni da raccontarvi!

Ripresomi dall’esplosione gustativa dell’abbinamento 21th-50mesi, ritrovo i miei compari di bevute al piano di sopra: dopo aver mangiato qualcosa di sostazioso per cominciare a fare del “fondo” (che la mattina dopo s’è rivelato del tutto inutile) e del tutto ignorato il corpo che mi diceva che ero sotto antistaminici (e tutti sappiamo quanto sia godurioso l’abbinamento antistaminico-alcool), si riattacca a bere. Al piano superiore trovo i restanti 4 banchetti-spina. Oltre ai padroni di casa dell’Arrogant Pub, trovo, in rigoroso ordine alfabetico, il Goblin Pub di cui ho già accennato, il Ma che siete venuti a fà di Roma con il magnifico Manuele, e il TNT Pub di Buonconvento (SI), amatissimo, tra le altre cose, in quanto organizzatore del Villaggio della Birra a metà settembre.

Per sapere com’è andata… non vi resta che leggere la seconda parte del report!

mattia

(PS) le birre non sono state prese nell’ordine di descrizione ma “miste”. Le ho messe in quest’ordine per raggrupparle in base al pub che le offriva.