Steamworks Brewing Co., Durango (Co, USA)

Category : Locali, Viaggi

Dopo la visita alla Carver Brewing Co. (raccontata qua), nella mia sosta estiva a Durango lungo la via che mi avrebbe poi portato ad Aspen e a Denver, mi son recato alla Steamworks Brewing Company (sito ufficiale), che gli stessi proprietari del birrificio senza grande modestia ma probabilmente a ragione, definiscono “il miglior birrificio in città”.

Situato nel centro della graziosa cittadina, a pochissima distanza dalla Carver stessa, il locale adibito a brewpub è enorme: ci saranno comodamente più di un centinaio di posti a sedere, disposti attorno al nucleo centrale composto da una stanza con dentro l’impianto per la produzione. Impianto che a me è sembrato troppo piccolo per poter brassare tutta la gamma di birre della Steamworks: a me ha dato l’idea di essere più di bellezza che altro, anche se la confusione era piuttosto reale.

Oltre ad essere grande, il brewpub è ben arredato, in stile “capannone fico”, con svariati schermi televisivi su cui venivano trasmessi eventi sportivi, un bel bancone e una grande lavagna con segnate nomi e descrizioni delle birre disponibili. Un segno distintivo del birrificio è la forte politica di marketing, in tutto il locale sono ben visibili poster, insegne, tovagliette, oggetti vari che richiamano direttamente e non le etichette (belle, molto colorate) delle proprie produzioni, compreso un piccolo spazio-negozio dove vendevano dalla spilla al bicchiere, dalla maglietta alla sella per cavallo (!).

Passando alla parte più soddisfacente, e cioè il bere, mi son lasciato tentare dal classico “Sampler tray”, con sei bicchierini a scelta tra tutto quello che c’era di disponibile. Le sette ore di macchina che avevo fatto dalla mattina e le birre della Carver mi avevano un po’ abbioccato. Ho così avuto modo di provare la Colorado Kolsch, premiata con la medaglia d’argento al GABF 2010 di Denver nella categoria “german-style Kolsch”, accettabile, certo non un capolavoro e un po’ povera di luppolo, la Third Eye Pale Ale che non sfigurava affatto anche se forse un po’ troppo dolcina e la Steam Engine Lager che non ho potuto ben assaggiare per via della concomitanza con un insospettabilmente piccante piatto di tacos di pesce (tra l’altro, molto buono).

Tra le altre tre che ho provato risiede un po’ tutto quello che si può dire della Steamworks: la Lizard Red Head è assoltamente senza arte nè parte; la Conductor Imperial Ipa l’ho trovata davvero sbilanciata e troppo troppo aggressiva e alcolica (nonostante il roboante e secondo me assurdo “97″ su ratebeer) e la ottima Backside Stout, sicuramente la migliore del lotto (medaglia d’oro al GABF in categoria “Oatmeal Stout”). Tra quelle non provate (o non presenti), la What in the Helles? è stata premiata con la medaglia d’oro al GABF 2010 nella categoria “Munich-style Helles”.

In conclusione, non un capolavoro di birrificio, ma sicuramente meglio dei vicini di casa della Carver: quantomeno si mangia più che discretamente e il posto è curato e piacevole da frequentare. Il grande numero di premi ricevuto quest’anno non lasci trarre in inganno: io non ho francamente assaggiato (Backside a parte) nessun capolavoro, e le medaglie mi sembrano un po’ eccessive, ma tant’è. Insomma, se siete in zona (?) un salto fatecelo, ma non perdeteci una giornata intera…

mattia

Carver Brewing Co., Durango (Colorado, USA)

Category : Locali, Viaggi

Di passaggio durante il mio tragitto da Las Vegas a Denver, progammo la sosta nella graziosa cittadina di Durango. Oddio, “cittadina” è forse un termine eccessivo, diciamo paesone. Durango è a poca distanza dai parchi naturali dell’Ovest, a poco più di un’ora di auto da Mesa Verde e i Four Corners e a poco più di tre ore dalla magnifica Monument Valley.

Il paesone si trova ai piedi delle Montagne Rocciose, e nel corso degli anni, dopo essere stato un crocevia di cercatori d’oro e minatori, si è trasformato in un centro turistico “all-year”: in inverno non mancano di certo le possibilità sciistiche, in estate le mille escursioni (rafting, per esempio, o il famoso treno a vapore Durango-Silverton) allietano grandi e piccini. Guardandomi in giro prima di lasciare l’Italia, scopro che a Durango ci sono ben tre birrifici, per cui mi segno gli indirizzi e una volta giunto là, si parte col primo (che è il tema dell’articolo di oggi): la Carver Brewing Co. (sito ufficiale).

Situato sulla strada principale (Main Street) all’altezza del civico 1022, il locale è poco visibile dalla strada e pare essere un normalissimo pub, tanto che è molto facile confondersi con un vero pub situato a poca distanza. Una volta entrati, non resterete sicuramente colpiti dallo splendore del luogo, anzi: la sala principale è divisa in due, da una parte i tavoli in cui mangiare e dall’altra (molto più piccola) solo 4-5 sgabelli al bancone e due tavolini-trespolo. Non avendo molta scelta e non dovendo (ancora) mangiare, ci appollaiamo sui trespoli vicino all’ingresso: pur essendo pieno giorno, è abbastanza buio e tutto quanto sembra lasciato un pò al caso.

Il servizio è buono come in quasi tutti i locali americani, e come ogni buon birrificio d’oltreoceano, anche qui son presenti i samplers, piccoli bicchierini da 0.1 con tovaglietta esplicativa. Non sapendo che scegliere, mi lancio e chiedo “tutte le birre”: troviamo un buon compromesso a 10 birrettine per 12 dollari. Il servizio è veloce e gli assaggi non si fanno attendere.

Partiamo con le cose positive (poche): l’ampia sufficienza la raccolgono la Ipa (anche se un pelo troppo dolce), la buona Colorado Trail Nut Brown Ale, una classica Hefeweizen anche se dal sapore troppo bananoso (?) e con pochissimo corpo (anche per una weizen). A parte queste, solo un’altra produzione può essere considerata più che accettabile: una Raspberry Wheat Ale di color rosa porcello, che pareva proprio essere la birra ufficiale di Hello Kitty… incredibile a dirsi ma non era niente male (e non sarà l’unica Raspberry con ampia sufficienza, come vedremo poi nell’articolo sulla visita alla Great Divide).

Il resto delle produzioni Carver viaggia tra il passabile (una Saison che sapeva solo di futti di bosco, la Jack Rabbit Pale Ale completamente fuori stile ma bevibile e la Corner Pocket Ale) e il fortemente mediocre (Old Yak Amber Ale, La Plata Pilsner e la Iron Horse Imperial Stout che non andava al di là del fortissimo sapore di alcol).

Non che avessi grandi speranze, per carità le mie info non davano la Carver come un posto da ricordare, ma forse la mancanza di birre di alta qualità (nemmeno una davvero degna), l’ospitalità non proprio da favola (il posto è davvero bruttino) e il servizio cortese ma sciatto (i samplers son stati portati su un vassoio plasticoso stile-McDonald) non aiutano a tenere un bel ricordo. Se siete in città, ops… paesone, e avete un’ora libera.

mattia