CAMRA Sussex Beer Festival 2010

Category : Fiere

Come l’anno scorso, giusto al di là della Manica, Marzo fa rima con birra e almeno una serata al Sussex Beer Festival è d’obbigo. Come da tradizione, per un weekend, poco prima della fine dell’inverno, la Hove Town Hall si trasforma in un’imperdibile evento per chi si trova da queste parti. 223 birre – di cui 76 dal Sussex – sono da sole un motivo abbastanza convincente per spingervi a prender parte a questa manifestazione.

Come sempre in Inghilterra non ci sono stands, freebies, etichette, bandiere e compagnia cantante. Tanti tavoli in fila, dietro ai tavoli tanti volontari e dietro di loro tanta (tanta!) birra, direttamente dal produttore in fusti con spillatura per gravità. La serata, giovedì per la precisione (£3.50, caldamente consigliata in quanto la gente non è troppa e le birre non sono finite!), inizia subito con l’incubo macchina fotografica, che decide di morire non appena varcata la soglia. In ogni caso l’assenza di coda per prendere il bicchiere, che poi ci si può portare a casa, e l’acquisto di 100 tagliandi (£10) che verranno presto convertiti in 8 mezze pinte circa mi risollevano il morale. La prima mezza pinta è di Bank Top Dark Mild, le mild sono sempre un buon punto di partenza e questa non tradisce assolutamente le attese con un gusto rotondo de equilibrato. Poi, un po’ preso dalla fretta, – permettetemi l’espressione – cago fuori dal vasino e opto per una BrewDog 5am Saint, che mi esplode in bocca dando vita a un fungo nucleare a forma di luppolo, pressochè priva di corpo e con un finale che più asciutto non si può, mi ha lasciato abbastanza deluso, sia come estimatore della BrewDog, che come amante delle birre molto luppolate, anche se con l’andare dei sorsi si è resa più bevibile – a onor del vero le BrewDog sono arrivate un po’ troppo agitate dal viaggio, quindi il giudizio è da prendere con le pinze. Una mild troppo mild (Hobson’s Mild), seguita dalle buone e tradizionali golden ales Crouch Vale Brewer’s Gold e Oakham Bishops Farewell con un ottimo hot dog mi ristabiliscono dalla “hopverdose”.

Data l’ora era il caso di iniziare a fare sul serio: Sarah Hughes Dark Ruby, che riceve il mio personalissimo voto di miglior birra del festival, condiviso da molti altri presenti al nostro tavolo: molto bilanciata, un po’ liquorosa con caramello e luppolo a dare un vellutato gusto al palato e un finale luppolato e maltoso, ottima! I due seguenti mattoni, Thornbridge Halcyon (Imperial IPA, buona, ma l’alcol si sente un po’ troppo) e Robinsons Old Tom (Old Ale, più che discreta, ma non sono un amante del genere) mi conducono alla mia pietra tombale: BrewDog Hardcore IPA. Per la prima volta provo la nuova edizione, lievemente più alcolica e addirittura più luppolata della precedente, molto buona, ovviamente da bere solo e unicamente a fine serata, dato l’effetto barbiturico provocato dall’esagerazione sotto ogni aspetto di questa IIPA, ma, credetemi, portarsi a casa il sapore di quel luppolo è un piacere!

Lorenzo

CAMRA Sussex Beer Festival 2009

Category : Eventi

Uno degli appuntamenti più importanti del sud d’Inghilterra organizzati dalla CAMRA è senza dubbio il Sussex Beer Festival, giunto alla sua 19esima edizione, svolto come di tradizione alla Town Hall di Hove (Brighton). Come sempre il successo riscosso è stato molto, si parla infatti di più di 4200 biglietti venduti per i 3 giorni di festival, numeri che fanno il paio con l’ampia offerta di birre che veniva proposta: un centinaio di diversi produttori per un totale di 210 birre.

Per quanto riguarda il festival vero e proprio, in Inghilterra – non solo a questo festival – sembra che tutto si sia fermato a molti anni fa, quando la differenza si faceva solo con la birra, mentre nomi, slogan e etichette lasciavano il tempo che trovavano. Infatti a differenza dei festival a cui noi continentali siamo abituati, con stand e un rappresentante della birreria a servirci, qui la birra viene spillata per gravità dai fusti arrivati direttamente dai birrifici e servita da “anonimi” ma preziosissimi volontari, che permettono lo svolgimento del festival. Ordinati alfabeticamente con l’iniziale del birrificio, i fusti si differenziano infatti solo per l’etichetta che viene appesa loro davanti.

Il biglietto è costato £5 per il sabato, il giovedì invece £3.50, comprendente unicamente l’ingresso e il bicchiere della manifestazione che potrete portare a casa con voi. Il consiglio più prezioso che si possa dare è di andare il primo giorno della manifestazione, e questo vale per ogni festival in UK: le ragioni sono semplici, spesso infatti il primo giorno è il giovedì e, essendo molte persone a lavoro anche la mattina seguente, l’affollamento è di gran lunga minore (come è possibile vedere nella prossima foto); last but not least, l’ultimo giorno più della metà delle birre sono finite e l’ultima cosa che volete è essere a un festival dove ciò che desideravate veramente provare è già finito. Tornando a noi, con £10 si avevano a disposizione un centinaio di “gettoni” di carta e mezza pinta costava generalmente intorno agli 11, quindi con circa £15 si poteva tornare a casa più che soddisfatti, tenendo specialmente conto che con il passare della serata (e delle pinte) la gente seminava tagliandi in giro, che Pollicino al confronto sarebbe impallidito. E’ inoltre disponibile un libricino con tutte le birre a disposizione con una piccola descrizione per ognuna, che oltre a aiutare nel decidere cosa bere, facilita anche a ricordarsi il mattino seguente tutto ciò che è stato provato grazie a qualche provvidenziale nota! Oltre alla sala principale era anche presente al piano inferiore una saletta con una sessantina birre provenienti unicamente dal Sussex.

La birra vincitrice del festival, democraticamente eletta dal pubblico è stata la Thornbridge Jaipur IPA, mentre il Bev Robbins Trophy per la miglior birra del Sussex è stato assegnato alla Dark Star Saison, l’ultima felice creazione del birrificio di cui ho già accennato qualcosa in passato e presto descriverò con maggior dovizia. La mia menzione particolare va invece alla Crouch Vale Amarillo, una bitter/golden ale il cui nome deriva dalla tipologia di luppolo utilizzata e alla Oakleaf Maypole Mild, bevibilità estrema per una mild con malto e luppolatura perfettamente bilanciati.
L’unico peccato, ed errore, è stato quello di lasciar da parte un po di birre che sapevo fossero molto buone per il sabato e non bere tutte le migliori il giovedì sera. Scelta rivelatasi fatale perchè l’ultimo giorno più di 140 erano già state completamente finite, e in queste 140 erano ovviamente comprese molte di quelle che mi ero prefissato, ma questo sarà un buon motivo per tornare l’anno prossimo… non che ulteriori pretesti fossero necessari!

Lorenzo