Open, Roma

Category : Locali

Come ultima tappa romana, dopo Ma che seiete venuti a fA�, Brasserie 4:20, Bir & Fud, Mastro Titta, in Aprile ho visitato anche l’Open, sito in via degli Specchi, in zona Campo de’ Fiori (mappa), facilmente raggiungibile da Piazzale Torre Argentina. Il locale A? al piano terra in una piccola stradina, e si divide in due ambienti: quello in cui si entra, piA? grande e che ospita la maggiorparte dei tavoli e delle spine, e quello piA? piccolino riservato alle produzioni estere.

Il locale, nella sala principale, offre una sessantina di posti a sedere, divisi piA? o meno equamente tra tavoli alti e divanetti. Praticamente inservibili, a meno che non siate dei giganti, gli sgabelli al bancone: vi trovereste comodi come seduta ma la vostra birra appoggiata sul bancone orbiterebbe almeno 10 cm piA? in alto di voi… la situazione mi ha lasciato piuttosto perplesso e non ho capito se era voluta o meno. L’arredamento, tutto il stile-Baladin A? accogliente, con colori caldi ma anche moderno (acciaio). Il menA? A? presentato su un’enorme lavagna-parete alla sinistra del bancone, dove vengono aggiornate tutte le spine presenti al momento.

Nonostante ciA?, A? disponibile anche un menA?, anche questo in stile-Baladin, con tutte le birre del giorno (A? stampato “fresco”, complimenti per questo), divise per stile . Dietro al bancone sono esposte le bottiglie disponibili all’acquisto, anche se alcune voci mi han detto che pian pianino andranno a calare rendendo l’offerta del “take-away” meno interessante.

Open, Roma

Open, Roma

Sulle spine il discorso A? semplice e tuttavia molto gustoso: come molti di voi sapranno, ci sono una quarantina di produzioni italiane a furiosa rotazione, tanto che anche qui come da altre parti, suggerisco di prendere subito le birre desiderate per non rischiare di doverle mancare. I birrifici presenti sono svariati, si va dal Bi-Du al Birra del Borgo, da Baladin a Citabiunda, da Ducato a Birrificio Italiano passando per Scarampola, Pausa CafA?, Orso Verde, Toccalmatto, Bruton, L’Olmaia, B94 e tanti tanti altri. I nomi sono eccellenti e davvero ogni serata “rischia” di essere stravolta dalla grande rotazione presente.

Nella sala “estera” invece si danno il cambio le produzioni di BrewDog (io ho preso una eccellente 5 am Saint), Het Anker, De Ranke eccetera. Birre anche qua eccellenti. I prezzi in linea di massima non sono proprio competitivi, e sono fissi sui 5a�� per la 0.33: c’A? da dire che sono bene o male allineati a quelli di tutti gli altri locali di Roma.

L’offerta sul cibo A? buona, io ho solo preso delle gustose patate tipo “crisp” chiamate “fatata” con condimento a piacere, ma anche qui i prezzi non sono davvero troppo popolari. Vedo l’Open come un locale dove fare un buon e lungo aperitivo, magari poi spostandosi per mangiare qualcosa di piA? appagante, ma A? solo la mia modesta opinione.

In conclusione, un eccellente locale che ha puntato tutto sulle artigianali italiane, e pur non essendo io un grande (e a volte nemmeno piccolo) amante nA? delle birre Baladin nA? della “politica” societaria, bisogna comunque apprezzare la vasta offerta dell’Open e la cortesia del personale: un salto, se si A? a Roma, A? giusto farlo, anche per poter esprimere la propria opinione a riguardo.

mattia

BirraNostra – Report

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Category : Eventi

Ecco il report dall’appuntamento 2008 di BirraNostra a Rovigo, che si A? svolto durante tutto il weekend appena passato. Da cosa partire? Dall’organizzazione, che non A? impeccabile. La location, seppur bella, rimane particolarmente spoglia e dA� un pA? l’idea del “vuoto”, avendo un enorme superficie disponibile e cosA� pochi stand. Da rivedere inoltre il rapporto organizzatori-espositori, dato che inizialmente nessuno sembrava sapere dell’esistenza dei tappi e come questi funzionassero.

Praticamente inesistente il servizio di cibarie, con solo un paio di piatti disponibili, e non di grande qualitA�. Il venerdA�, invece, l’unica fonte di sollievo per lo stomaco erano arachidi e grissini, gentilmente offerti dal Birrificio del Ducato e Freccia. La compartecipazione di Slow Food Veneto aveva fatto ben sperare e abbinare birre di qualitA� a prodotti nostrani non poteva esser piA? facile e azzeccato, ma evidentemente l’impegno nell’organizzare questo evento A? stato pari allo sforzo pubblicitario. La scena delle birre artigianali italiane A? senza dubbio in crescita, ma di certo questo evento non puo esser preso come modello per far conoscere queste al di fuori della solita ristretta nicchia di appassionati.

Gli stand presenti erano 10, per un totale di una 40ina di spine diverse, e alcuni nomi buoni non mancavano. A fianco del colosso Interbrau c’erano i piA? piccoli birrifici come Freccia, 32 via dei Birrai, Birrificio Italiano, Birrificio Lariano, White Dog Brewery, Amiata, MM 1989, Birrificio del Ducato e un paio “multi-marca”, tra cui uno che aveva un paio di spine di Baladin.
Venendo alle birre, scriviamo due diverse recensioni, che segnano il diverso punto di vista di chi di noi c’A? stato.

1) Tolte le eccellenti spine che poteva vantare Interbrau (Chouffe, Gouden Carolus Tripel, Kwak, La Trappe) e le sue bottiglie, il resto degli espositori devo dire che non mi ha colpito in maniera eccessiva. Ho provato 11 diverse spine, piA? qualche assaggio qua e lA�, e in mezzo a cose buone che dopo elencherA?, ho trovato anche qualche obrobrio allucinante. Tra le cose migliori, ho gustato una buona Weizen del Birrificio Lariano, due eccellenti bottiglie da 32 via dei Birrai (Curmi, una blanche, veramente ottima e la Audace) e una buona Strabionda dal Birrifico Freccia. Da segnalare anche una particolarissima Black Rebel Mint Stout del Birrificio Citabiunda di Neive (CN), una stuot corposa, con una bellissima e densa schiuma, con gusto a base di menta piperita. In fin dei conti non sono rimasto nA? contento nA? dispiaciuto, e probabilmente mi aspettavo qualcosina di piA?. (Mattia)

2) La delusione data dell’organizzazione precendentemente descritta A? stata a mio avviso riscattata da qualche birra di buonissima qualitA�. Spiccano l’Audace di 32 Via dei Birrai (ottima golden ale rifermentata in bottiglia), la Cinabro del Birrificio Amiata (barley wine ben strutturata, che perA? mantiene un’ottima bevibilitA�); particolare menzione personale per il Birrificio del Ducato che ha portato una superba saison (New Morning), un’ottima imperial stout (Verdi) e una non inferiore APA (A.F.O.). (Lorenzo)

Durante tutti i tre giorni si son svolte varie attivitA� collaterali, come la cotta di una birra, le degustazioni guidate da Lorenzo Dabove (in arte Kuaska), e vari incontri di abbinamento cibo-birra.
Nota dolente, i prezzi. Il sistema faceva sA� che ogni degustazione (0,2 lt) alla spina costasse 2,50a�� e ogni assaggio da una bottiglia, 3a��… e fin qua puA? anche starci. Quello che continuo a non capire sono i prezzi delle bottiglie. Un sistema come quello italiano, che A? emergente e poco conosciuto dal grande pubblico, avrebbe bisogno (a mio modo di vedere) di avere prezzi concorrenziali, invece ieri ogni bottiglia andava da un minimo di 7 ad oltre i 10 euro (la media era sui 8,50-9). E’ ovvio che allo stesso prezzio io-consumatore difficilmente sceglierA? il prodotto di nicchia italiano, e mi getterA? sul prodotto belga di cui conosco tutto, e di cui mi posso fidare. [Lorenzo: un mio amico ha preso 5 bottiglie di Verdi Imperial Stout dal Birrificio del Ducato per 20a��, ma sinceramente non so se sia stata una cortesia o se quello fosse il prezzo “ufficiale”. In ogni caso a me sembrano esagerati anche i 4/8 euro per bottiglia da 33/75cl belga, soprattutto tenendo conto che si era in fiera]

Altra cosa che mi va di dire. Negli ultimi mesi ho sentito svariate lamentele da parte di proprietari di locali nella mia zona, riguardo al costo dei fusti e, soprattutto, dell’impossibilitA� di trovare determinate birre. Nei fumi dell’alcol ieri mi son finto organizzatore di feste, e ho scoperto che i prezzi che mi venivano raccontati sono in realtA� la metA�. Non solo: la possibilitA� e varietA� di spine accessibili anche a privati (a maggior ragione a chi ha un locale, partita iva e quindi una grande possiblitA� di vendita) A? enorme, con eccellenti spine, alcune delle quali da noi inspiegabilmente introvabili.

Posso dire quindi che la fiera mi A? piaciuta, ma l’ho trovata abbastanza “scarica” (anche un paio di gestori se ne lamentavano chiaramente). Il fatto di essere una fiera gestita da un circolo ristretto di birrifici ed appassionati non ha sicuramente aiutato, forse per il futuro si dovrebbe cercare di aumentare il numero dei produttori, per avere piA? qualitA�, piA? quantitA�, e va da sA?, anche piA? movimento. [Lorenzo: se l’obiettivo A? anche quello di allargare il proprio bacino d’utenza, un evento un po’ piA? mediatico, magari organizzato con piA? criterio in una piazza di una grande cittA� (Padova?), A? sicuramente preferibile a un’esposizione non pubblicizzata, per di piA? locata in una delle fiere piA? disperse del Nord-Est]

Mattia e Lorenzo