Addio pinta di vetro?

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Category : Notizie in breve, Varie

L’allarme, per fortuna di noi italiani, pare limitato ai cittadini di sua maestà Elisabetta II. Per farla breve, dato che gli inglesi al terzo gallone diventano nostalgici e ci può scappare la rissa (citazione obbligatoria), pare che si stia pensando di eliminare la classica pinta in vetro per sostituirla con materiali meno dannosi (magari il plasticone dell’Ikea e di alcune feste all’aperto, che può essere anche vagamente “stiloso”, ma in quanto a gusto….), come se i veri colpevoli delle risse fossero i bicchieri e non chi li ha in mano.

La notizia è rimbalzata sui principali siti italiani (Corriere e Repubblica, tra gli altri) e di bocca in bocca tra gli appassionati di birra. Noi avevamo in programma un sentito “J’accuse” in difesa della pinta perfetta, vale a dire quella in vetro, ma siamo stati preceduti dall’ottimo Andrea Turco sul suo sito Cronache Di Birra.

Le nostre perplessità su un’iniziativa di questo genere sono le stesse: puoi anche affidare lo studio alle migliori menti, ma se ti tocca scartare tutti i materiali più indicati (vetro, metalli, coccio) restano solo plastica e derivati. Con buona pace della tradizione, del gusto e di tutti i normali consumatori di pinta che verranno brutalizzati da questa decisione. Personalmente troviamo agghiacciante l’idea di bere una Real Ale (le birre simbolo del Regno Unito) in bicchiere di plastica.

La Birroteca di Greve – Greve In Chianti (FI)

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Category : Locali

C’è chi ad avere un locale “interessante” per gli appassionati di birra ci arriva per gradi, chi quasi per caso, e chi invece già all’apertura ha ben chiaro un progetto in testa. E’ sicuramente il caso di Piso e Michela, che hanno inaugurato la Birroteca di Greve un mesetto fa con le idee ben chiare: una lista di bottiglie molto particolare, un menù ricco di ingredienti autoctoni e biologici e pure qualche idea per incentivare la pratica tanto in disuso (in Italia) del cosiddetto “guidatore sobrio”.

Ma andiamo per gradi. Gabriele (vero e proprio “Uomo del Giappone” del nostro blog) durante l’evento “Slow Beer” a Prato conosce Piso e Michela e viene a sapere della prossima apertura della Birroteca. Non riesce a presentarsi all’inaugurazione, ma un amico conferma una buona impressione. Approfittando di una mia visita in terra toscana, ci rechiamo insieme a Greve (dopo uno scollinamento nel cuore del Chianti e in una delle zone più belle della Toscana). Dopo qualche breve giro per la cittadina, complice anche un navigatore satellitare bizzoso, riusciamo a individuare la Birroteca e  a trovare parcheggio. La Birroteca si trova in uno slargo di via Vittorio Veneto (al 100) che è una vera e propria piazzetta.

Il locale è piccolino e molto accogliente, con un paio di linee di spina (entrambe della Hofbräuhaus di Monaco di Baviera) e un buon numero di birre in bottiglia. Le italiane sono soprattutto toscane (Amiata, Brùton, Olmaia, Cajun), ma non solo (l’ottimo e ormai onnipresente Ducato, più Cittavecchia e Almond 22), e rappresentano una presenza abbastanza compatta nella lista.

Le inevitabili belghe sono presenti in numero tutto sommato limitato rispetto alla media, e molto legato ai gusti dei gestori: diverse Dupont, qualche trappista (Orval, Westmalle, Rochefort)  e altro ancora, per un totale di poco meno di 30 bottiglie diverse circa.

La parte del padrone, caso abbastanza strano (e apprezzato), spetta all’offerta proveniente dai paesi di lingua inglese. Cominciamo con le scozzesi: il celebratissimo Brewdog apre le danze, con ampia scelta tra le loro proposte (comprese le spettacolari Paradox), poi Harviestoun e Orkney (di cui non finirò mai di apprezzare abbastanza la Red McGregor).

Gli inglesi probabilmente sono in testa per numero di bottiglie: tra i birrifici più noti in Italia di cui trovare ampia selezione alla Birroteca, non possiamo non menzionare Meantime, Ridgeway e St. Peter’s, tutti presenti con un ampio assortimento dei propri prodotti. La lista si chiude con le americane: potrete scegliere tra la totalità (o poco ci manca) delle Flying Dog e delle Anchor (come la Liberty Ale, forse la più famosa ale americana) e un paio di ottime Sierra Nevada.

In un’area come la provincia di Firenze, in cui la situazione birraia è abbastanza indietro rispetto ad altre regioni, qualcosa sta finalmente iniziando a muoversi. La Birroteca è un locale che non sfigurerebbe neanche in ben altri contesti, che non si mette in concorrenza con altri pub della zona ma va ad integrarsi nel panorama con un’offerta ampia, originale e di assoluta qualità. Se poi ci mettiamo anche che Greve in Chianti è proprio un bel posto dove si mangia benissimo, ben vengano altre iniziative del genere!

CAMRA Sussex Beer Festival 2009

Category : Eventi

Uno degli appuntamenti più importanti del sud d’Inghilterra organizzati dalla CAMRA è senza dubbio il Sussex Beer Festival, giunto alla sua 19esima edizione, svolto come di tradizione alla Town Hall di Hove (Brighton). Come sempre il successo riscosso è stato molto, si parla infatti di più di 4200 biglietti venduti per i 3 giorni di festival, numeri che fanno il paio con l’ampia offerta di birre che veniva proposta: un centinaio di diversi produttori per un totale di 210 birre.

Per quanto riguarda il festival vero e proprio, in Inghilterra – non solo a questo festival – sembra che tutto si sia fermato a molti anni fa, quando la differenza si faceva solo con la birra, mentre nomi, slogan e etichette lasciavano il tempo che trovavano. Infatti a differenza dei festival a cui noi continentali siamo abituati, con stand e un rappresentante della birreria a servirci, qui la birra viene spillata per gravità dai fusti arrivati direttamente dai birrifici e servita da “anonimi” ma preziosissimi volontari, che permettono lo svolgimento del festival. Ordinati alfabeticamente con l’iniziale del birrificio, i fusti si differenziano infatti solo per l’etichetta che viene appesa loro davanti.

Il biglietto è costato £5 per il sabato, il giovedì invece £3.50, comprendente unicamente l’ingresso e il bicchiere della manifestazione che potrete portare a casa con voi. Il consiglio più prezioso che si possa dare è di andare il primo giorno della manifestazione, e questo vale per ogni festival in UK: le ragioni sono semplici, spesso infatti il primo giorno è il giovedì e, essendo molte persone a lavoro anche la mattina seguente, l’affollamento è di gran lunga minore (come è possibile vedere nella prossima foto); last but not least, l’ultimo giorno più della metà delle birre sono finite e l’ultima cosa che volete è essere a un festival dove ciò che desideravate veramente provare è già finito. Tornando a noi, con £10 si avevano a disposizione un centinaio di “gettoni” di carta e mezza pinta costava generalmente intorno agli 11, quindi con circa £15 si poteva tornare a casa più che soddisfatti, tenendo specialmente conto che con il passare della serata (e delle pinte) la gente seminava tagliandi in giro, che Pollicino al confronto sarebbe impallidito. E’ inoltre disponibile un libricino con tutte le birre a disposizione con una piccola descrizione per ognuna, che oltre a aiutare nel decidere cosa bere, facilita anche a ricordarsi il mattino seguente tutto ciò che è stato provato grazie a qualche provvidenziale nota! Oltre alla sala principale era anche presente al piano inferiore una saletta con una sessantina birre provenienti unicamente dal Sussex.

La birra vincitrice del festival, democraticamente eletta dal pubblico è stata la Thornbridge Jaipur IPA, mentre il Bev Robbins Trophy per la miglior birra del Sussex è stato assegnato alla Dark Star Saison, l’ultima felice creazione del birrificio di cui ho già accennato qualcosa in passato e presto descriverò con maggior dovizia. La mia menzione particolare va invece alla Crouch Vale Amarillo, una bitter/golden ale il cui nome deriva dalla tipologia di luppolo utilizzata e alla Oakleaf Maypole Mild, bevibilità estrema per una mild con malto e luppolatura perfettamente bilanciati.
L’unico peccato, ed errore, è stato quello di lasciar da parte un po di birre che sapevo fossero molto buone per il sabato e non bere tutte le migliori il giovedì sera. Scelta rivelatasi fatale perchè l’ultimo giorno più di 140 erano già state completamente finite, e in queste 140 erano ovviamente comprese molte di quelle che mi ero prefissato, ma questo sarà un buon motivo per tornare l’anno prossimo… non che ulteriori pretesti fossero necessari!

Lorenzo

Marzo, mese di birra e di fiere

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Category : Eventi

Che dire? E’ tutto nel titolo, no?

Un mese ricco di appuntamenti più o meno imperdibili, per chi ama la buona birra. Dalla festa nazionale irlandese di S. Patrizio il 17 marzo (imperdibile nella verde Irlanda, ma che può riservare grandi cose anche nelle città con forti comunità anglosassoni: Boston, NY, o magari il ritrovo storico al Pogue Mahone in porta Romana a Milano, affollato fin dal pomeriggio) alle fiere dedicate a birra e cibo di qualità che nelle prossime settimane riempiranno i nostri e i vostri weekend.

Questo post, oltre che segnalarvi ciò che succederà, vi darà anche un’anteprima di ciò che seguiremo in prima persona.

Si comincia con lo Zythos Beer Festival, il più importante festival birrario del Belgio: per l’occasione si scatena il turismo birrario europeo da ogni dove, e in Italia è il solito Lorenzo “Kuaska” Dabove, come ogni anno, a organizzare la trasferta. Per Pintaperfetta lo seguirà Giacomo.

Il tour organizzato da Kuaska

Spostiamoci oltremanica: Lorenzo, che vi ha parlato dell’evento “indie” di Brighton, si recherà alla Town Hall di Hove per seguire la diciannovesima edizione del Sussex Beer Festival organizzata dalla sede locale della CAMRA. Dal 12 al 14 marzo si potranno degustare almeno 200 birre differenti, di cui oltre una settantina di produzione locale (Sussex, appunto).
Sito ufficiale della manifestazione

Subito dopo (dal 14 al 16 marzo 2009) a Firenze ritorna Taste, la tradizionale manifestazione dedicata al gusto. Degustazioni e presentazioni di vini, cibi e ovviamente birra. Tra i birrifici presenti alla scorsa edizione Birrificio Italiano, Baladin, 32 Via dei Birrai, Birrificio Cajun, L’Olmaia, Mostodolce, Grado Plato, Brùton, Lambrate, Birrificio del Ducato e White Dog, e interventi-degustazioni con Teo Musso (Baladin) e il già citato Kuaska. Complessivamente, però, l’impressione era di una fiera abbastanza troppo generalista per essere davvero soddisfacente per chi davvero segue con passione la birra artigianale italiana (e magari è in grado di trovare le stesse birre nei beer shop o in qualche birreria di fiducia). Ultima nota negativa, almeno secondo il nostro punto di vista, l’assenza totale di birre in fusto. Per maggiori informazioni c’è il Sito ufficiale di “Taste”.

E una settimana dopo, dal 20 al 23 marzo 2009, si svolgerà l’Italia Beer Festival di Milano (ex Salone della Birra Artigianale e di Qualità). La sede della manifestazione si è spostata dalla vecchia fiera cittadina (nota come Fieramilanocity) al Palalido di piazza Stuparich 1, palazzetto noto prevalentemente per manifestazioni sportive e concerti. Lo spostamento significa innanzitutto la separazione dalla fiera del fumetto e dei videogiochi Cartoomics, che invece resta in Fieramilanocity. Una brutta notizia, quindi, per chi amava un giro tra gli stand di fumetti e videogiochi tra una birra e l’altra. Il costo dell’ingresso resta pressoché invariato (8 euro contro i 9 della scorsa edizione: ma l’offerta, come detto, era ben diversa), e restano invariati rispetto al 2008 i costi delle birre (1 euro per la degustazione da 0,1L, 2 euro per 0,25L). Tra i birrifici confermati sul sito ufficiale al momento in cui scriviamo spiccano alcuni “nomi nuovi” come Toccalmatto (di cui si era parlato pochi giorni fa) e Menaresta, mentre la lista delle assenze rispetto alle passate edizioni sembra includere alcuni nomi ben noti ai nostri palati come 32 via dei Birrai, Manerba, Mosto Dolce e White Dog. Confermatissimi invece Bi.Du., Ducato, Orso Verde, Amiata e altri ancora.
Info su IBF Milano.

Cercheremo di seguire, raccontare e farvi (ri)vivere tutti questi eventi, con la possibile eccezione di Taste, che lo scorso anno non aveva riscosso grande successo nei nostri inviati.

Per ora è tutto, in questi giorni comincerò a raccontare la ricchissima trasferta olandese.

Somewhen in the New Year Beer Festival – The Evening Star, Brighton, UK

Category : Eventi

L’importanza di un festival musicale è data in primo luogo dal line-up, tutto il resto viene dopo; lo stesso si puo dire per l’equivalente manifestazione riguardante le birre, dove è la beerlist a fare da ago della bilancia. Dallo stadio allo scantinato, dalla fiera al bancone, il luogo può risultare in fin dei conti un’inutile, ma indispensabile, scenografia o, nei casi più fortunati,  la ciliegina sulla torta. Ma andiamo per gradi, sicuramente non stiamo parlando di Glastonbury, e di conseguenza nemmeno del CAMRA Great British Beer Festival, bensì di un festival sicuramente più indie – prego i ragazzini con capelli alla Edward mani di forbice, Cheap Mondays e iPod con gli Arctic Monkeys negli auricolari di scusarmi, ma è al senso più letterale e nostalgico del termine a cui mi sto riferendo. Pubblicizzato unicamente da un foglio appeso dietro il bancone del mio pub di fiducia, l’Evening Star a Brighton, di cui vi parlerò il più presto possibile, il “Somewhen in the New Year Beer Festival” (anche il nome non è esattamente frutto di innumerevoli indagini di mercato, quanto più probabilmente di innumerevoli pinte) è l’emblema delle manifestazioni ad altissimo rapporto qualità/pubblico, un po’ come – per continuare il parallelismo tra birra e musica – un concerto dei Blur al Factory a Milano nel ’94, giusto per fare un esempio.

Passando ai fatti, il line-up affiancava, come ogni festival che si rispetti, importanti e sconosciute realtà nazionali ad affermate realtà mondial, per lo più made in USA.

Svolto nell’arco di un weekend, sfruttando 12 delle 14 spine disponibili, e con l’aggiunta di cinque barilotti da 15L da cui la birra veniva direttamente versata, il festival prevedeva la rotazione di 31 diverse birre:
Little Valley Red Dyke, Salopian Darkness, Leeds New Moon, Adur Velocity, Battledown Turncoat, Acorn Old Moor Porter, Bradfield Farmer’s Stout, Burton Bridge Top Dog Stout, Goachers Crown Imperial Stout, Harviestoun Old Engine Oil, Pictish Claymore, Saltaire Titus Black, Saltaire Texas Brown, Salopian Pick Pocket Porter, Ramsbury Deer Hunter, Hambleton Nightmare, Severn Vale Seven Sins, Elland Demon’s Eye, Ramsbury Rum Truffle, Hopdaemon Leviathan, Wickwar Station Porter, Elland 1872 Porter, Exmoor Beast, Dark Star Critical Mass 2007, Dark Star Imperial Stout, Stone (California) Smoked Porter, Stone (California) Arrogant Bastard, Schneider (Germany) Eisbock, He’Brew (New York) Genesis, He’Brew (New York) Jewbelation 12, Coney Island (New York) Albino Python.

Per vari motivi non sono riuscito a provarle tutte, ma la qualità media si è comunque rivelata estremamente alta. Mi permetto di stilare un podio con 3 vincitori ex aequo:
He’Brew (New York) Jewbelation 12: American strong ale prodotta per il dodicesimo anniversario del birrificio newyorkese, prodotta con 12 luppoli e 12 malti diversi, 12% vol. Birra ovviamente molto complicata, spiccano note di caffè, liquirizia e uvetta; mi permetto di consigliarne mezza pinta alla volta perchè di più potrebbe farla risultare stucchevole, a piccole dosi resta invece un capolavoro!
Stone Smoked Porter: il birrificio di casa a Escondido continua a stupire con questa porter resa speciale da un tocco di affumicatura, dato dal peat smoked malt, che emerge nel finale; soffice e cremosa al palato si fa apprezzare anche per una lieve ma piacevole luppolatura.
Dark Star Critical Mass 2007: natalizia della Dark Star, birrificio poco fuori Brighton gestito dai proprietari stessi del pub in cui questo festival è stato organizzato, è un’english strong ale con forti note di frutta tostata, frutti di bosco, cereali e cioccolato, con un lieve tocco amarognolo alla barley wine. L’invecchiamento di un anno ne ha ulteriormente esaltato corposità e malti, non compromettendone la bevibilità (potrebbe quasi esser una session beer), anzi rendendola ancora più desiderabile.

Lorenzo