Ripartiamo dal mastodontico agglomerato urbano che risponde al nome di Los Angeles e continuiamo verso sud. Andando verso San Diego le mete di pellegrinaggio brassicolo fioccano, ma la nostra scelta ricade sul Pizza Port (di) Carlsbad, delizioso surf pub che, come suggerisce il nome, abbina ottime birre a una buona pizzeria – ricordando sempre che non siamo a Sorrento, quindi aspettatevi una pesantissima, ma oggettivamente buona, pizza in stile americano. La scelta delle birre non si limita ad un’eccellente offerta locale, ma offre anche una serie di birre europee a rotazione di tutto rispetto: al mio passaggio c’erano, giusto per la cronaca, De Molen Hel & Verdoemenis e 3 Fonteinen Oude Geuze. Ciliegina sulla torta una serie di videogiochi dei tempi che furono possono intrattenervi nell’attesa della pizza. Io, però, ho deciso di colmare l’attesa del mio pranzo con una pinta di Port Wipeout IPA e bagnare la pizza con l’altrettanto deliziosa Pizza Port Sharkbite Red Ale. Scelte di per sé ottime, certo è che queste due signorine unite alla non frugale pizza non sono certamente consigliabili se in programma non avete una pennichella.

Sta di fatto che con un macigno navigante nell’alcol in pancia, torniamo in macchina per giungere a destinazione. San Diego è relativamente piccola e se avete l’hotel nel quartiere Gaslamp (cosa che consiglio) potete dimenticare la macchina e girare la sera a piedi in quella che potrebbe sembrare – porto militare escluso – una comune località marittima italiana. Il locale migliore della zona come offerta di birre è quasi certamente The Local dove però il manager ha deciso di non accettare la patente come documento di riconoscimento (unico posto in cui ci sia successo), ma la curiosità mi ha comunque portato a tornare il giorno dopo per bere una fantastica, e sottolineo fantastica AleSmith IPA che di certo non ha bisogno di presentazioni. Girando la zona testiamo inizialmente la Rock Bottom Brewery (Point Break Pale Ale, tutto tranne che indimenticabile) e successivamente ci facciamo attirare da un duetto acustico che risuona in tutto l’isolato dalla Gaslamp Tavern ,dove la bevuta di una Firestone Union Jack IPA (slurp!) viene accompagnata da una memorabile rivisitazione di Because – The Beatles e dall’evergreen Hotel California. La serata vede la sua fine con una Stone Oaked Arrogant Bastard Ale servita a una temperatura molto prossima al congelamento in un locale completamente anonimo di cui, mi scuso, non ricordo assolutamente il nome.
In programma c’era ovviamente la visita dell’AleSmith Brewery, ma il caso ha voluto che la mattina precedente alla visita corrispondesse con la scoperta di una spiaggetta a La Jolla dove la sabbia bianca e un’ondoso mare azzurro si univano alla più alta concentrazione di apprezzabilissime giovani donzelle mai registrata sul pianeta; il rilevamento fuori scala ha chiaramente sfasato il mio orologio biologico e tra una cosa e l’altra quando ho guardato l’orologio erano già le 5 del pomeriggio: id est bye bye visita all’AleSmith. Sono conscio della perdita, ma spero che voi lettori siate comprensivi; per rimediare ho comunque inserito in cima alla lista una visita in occasione del mio prossimo ulteriore viaggio nel Golden State a fine agosto. Di ritorno da La Jolla obbligatorio è l’aperitivo al tramonto alla Pacific Beach Brewery dove la rinfrescante e degna di nota Pacific Beach Crystal Pier Pale Ale verrà offuscata dal panorama che si gode dalla terrazza al primo piano (la foto è lievemente mossa, ma rende comunque l’idea).

Un po’ come già raccontato per il Village Idiot a Los Angeles la mia caldissima raccomandazione per una cenetta va ad un ristorante che da fuori di notte sembra una mezza bettola, ma dentro il look è sorprendentemente accogliente (consiglio la prenotazione perché il posto è veramente piccolo, a memoria direi 5-6 tavoli), e si tratta del Ritual Tavern: qui, la simpatica gestrice sarà il vostro Virgilio, necessario per uscire indenni dalla selva oscura dell’abbinamento del cibo (ottimo, sia la carne che il pesce) con una delle tantissime birre offerte (nel sito ufficiale non sono riportate tutte e mancano tutte le spine a rotazione). Non ricordo con esattezza cosa ho mangiato, ma la Alpine Nelson IPA spillata a pompa con l’antipasto, la Mad River Steelhead Scotch Porter con (se non sbaglio) un filetto e un gran finale con la North Coast Old Rasputin Russian Imperial Stout ad accompagnare il dolce, promuovono a pieni voti quello che è stato quasi sicuramente il ristorante migliore delle 2 settimane.

Vicini alla fine della nostra avventura non ci restava che portare la nostra famigerata e truzzissima Dodge Avenger blu metallizzato con tanto di spoiler con il tragitto da Laguna Beach a Palm Springs via Highway 74, 79, 371 e di nuovo 74, per quella che si è rivelata un’altra strada incantevole. Dopo una leggera cena a Palm Springs nel carino (inteso come bellino e anche un po’ caro) Matchbox (Anderson Valley Barney Flats Oatmeal Stout) e una sana dormita no ci restava che attraversare il Joshua Tree National Park e la Mojave National Preserve per giungere alla nostra destinazione ultima, Las Vegas, riguardo cui non ho molti consigli da darvi se non di mangiare quello che per me (e anche per le mie compagne di viaggio) è stato l’hamburger più buono della vita al BLT nel Mirage Hotel, dove, come se non bastasse, potete gustare questa delizia con una Stone IPA, che magari non è la birra più buona della vita, ma ci va perlomeno vicina!
Per il resto, consigli su come divertirsi e apprezzare Las Vegas non servono, anche se ricordate che for a loser, Vegas is the meanest town on earth. ~Hunter S. Thompson
Lorenzo
(ringrazio mia sorella Livia per le foto)









