The Evening Star – Brighton, UK

Category : Locali

Con colpevole ritardo (più di un anno e mezzo fa ne avevo fatto cenno in occasione di un beer festival), ho il piacere di presentare a tutti quello che a mio avviso é senza dubbi uno dei migliori pub della zona sud-orientale dell’Inghilterra, nonché (fortunatamente) mio local, dato che é situato un centinaio scarso di metri da dove vivo. Sto parlando dell’Evening Star di Brighton, pub ufficiale del noto e pluripremiato birrificio Dark Star, che agli albori era situato proprio al piano di sopra del pub stesso. Come potete dedurre dall’immagine sottostante, il grande successo riscosso dalla produzione costrinse, ben presto, a due traslochi verso uno stabilimento sempre piú grande, che ora é situato a circa un’ora di macchina dalla costa.

Ma andiamo con ordine: a Brighton, e specialmente nella zona centrale dei Laines e North Lane, perdersi o confondere una via con un altra non é di certo un’impresa impossibile; trovare l’Evening Star é invece a prova di stupido, dato che si trova a un centinaio di metri dalla stazione centrale (mappa) e, come se non bastasse, una stella rossa e nera che si sporge dalla facciata potrá farvi da stella polare nella ricerca di una pinta(perfetta?). Il pub é decisamente piccolo e tradizionalmente inglese, con un legno chiaro a dominare la scena, unito agli immancabili red bricks a fare da pareti; pareti che sono costellate dei premi ricevuti dalla CAMRA, sia come miglior pub nel Sussex per piú anni consecutivi, che per le birre presentate ai vari festival – tra le tante ricordiamo la Best Golden Ale al GBBF 2009, con la Dark Star APA. Come dicevo, e come si vede dalla foto, il pub é piccolo, quindi se volete bere qualche birra facendo una chiaccherata in compagnia, di sicuro i momenti peggiori per farlo sono il venerdí e il sabato sera, quando si fa letteralmente fatica a camminare per la ressa all’interno del pub; gli altri giorni invece potrete stare molto piú tranquilli e se apprezzate la musica dal vivo, ogni domenica sera un miniconcertino é allestito al posto di uno dei 5 tavoli presenti.

Nonostante le dimensioni ridotte, l’offerta brassicola é entusiasmante: 17 spine… sí, diciassette! 3 a pompa con birre inglesi ospiti, 4 a pompa con Dark Star (calendario rotazione), 3 con Meantime, 2 con birre americane, tedesche e belga e per finire 3 sidri a pompa, tutto rigorosamente a rotazione. Come se non bastasse, un’altrettanto attraente lista di birre in bottiglia, anche questa in vorticosa rotazione, contribuirá all’immancabile indecisione, oltre che all’hangover del giorno successivo.

Ultime due cose di una certa importanza. Innanzitutto i prezzi: abbordabili per le birre in bottiglia, vantaggiosissimi per le pinte alla spina (sotto i £3 per tutte le inglesi)! Unica nota dolente (non si puó pretendere la perfezione) é la mancanza di cibo, che non siano peanuts, crisps o i piú tradizionali pork scratchings e biltong; con questi ultimi che non posso esimermi dal consigliarvi se ciò che cercate è uno stuzzichino da accompagnare alla birra, che allo stesso tempo non rovinino, anzi esaltino, quell’incantevole atmosfera tradizionalmente inglese che starete respirando se avete seguito il mio consiglio di fare un salto qui nella cosiddetta London-by-the-Sea.

Certo, qualche consiglio in più nel caso vi troviate da queste parti potrei anche darvelo, dato che in fondo questa città mi ha ospitato e viziato per più di 3 anni… ma questa volta prometto che non vi farò aspettare un ulteriore anno e mezzo!

Lorenzo

CAMRA Sussex Beer Festival 2010

Category : Fiere

Come l’anno scorso, giusto al di là della Manica, Marzo fa rima con birra e almeno una serata al Sussex Beer Festival è d’obbigo. Come da tradizione, per un weekend, poco prima della fine dell’inverno, la Hove Town Hall si trasforma in un’imperdibile evento per chi si trova da queste parti. 223 birre – di cui 76 dal Sussex – sono da sole un motivo abbastanza convincente per spingervi a prender parte a questa manifestazione.

Come sempre in Inghilterra non ci sono stands, freebies, etichette, bandiere e compagnia cantante. Tanti tavoli in fila, dietro ai tavoli tanti volontari e dietro di loro tanta (tanta!) birra, direttamente dal produttore in fusti con spillatura per gravità. La serata, giovedì per la precisione (£3.50, caldamente consigliata in quanto la gente non è troppa e le birre non sono finite!), inizia subito con l’incubo macchina fotografica, che decide di morire non appena varcata la soglia. In ogni caso l’assenza di coda per prendere il bicchiere, che poi ci si può portare a casa, e l’acquisto di 100 tagliandi (£10) che verranno presto convertiti in 8 mezze pinte circa mi risollevano il morale. La prima mezza pinta è di Bank Top Dark Mild, le mild sono sempre un buon punto di partenza e questa non tradisce assolutamente le attese con un gusto rotondo de equilibrato. Poi, un po’ preso dalla fretta, – permettetemi l’espressione – cago fuori dal vasino e opto per una BrewDog 5am Saint, che mi esplode in bocca dando vita a un fungo nucleare a forma di luppolo, pressochè priva di corpo e con un finale che più asciutto non si può, mi ha lasciato abbastanza deluso, sia come estimatore della BrewDog, che come amante delle birre molto luppolate, anche se con l’andare dei sorsi si è resa più bevibile – a onor del vero le BrewDog sono arrivate un po’ troppo agitate dal viaggio, quindi il giudizio è da prendere con le pinze. Una mild troppo mild (Hobson’s Mild), seguita dalle buone e tradizionali golden ales Crouch Vale Brewer’s Gold e Oakham Bishops Farewell con un ottimo hot dog mi ristabiliscono dalla “hopverdose”.

Data l’ora era il caso di iniziare a fare sul serio: Sarah Hughes Dark Ruby, che riceve il mio personalissimo voto di miglior birra del festival, condiviso da molti altri presenti al nostro tavolo: molto bilanciata, un po’ liquorosa con caramello e luppolo a dare un vellutato gusto al palato e un finale luppolato e maltoso, ottima! I due seguenti mattoni, Thornbridge Halcyon (Imperial IPA, buona, ma l’alcol si sente un po’ troppo) e Robinsons Old Tom (Old Ale, più che discreta, ma non sono un amante del genere) mi conducono alla mia pietra tombale: BrewDog Hardcore IPA. Per la prima volta provo la nuova edizione, lievemente più alcolica e addirittura più luppolata della precedente, molto buona, ovviamente da bere solo e unicamente a fine serata, dato l’effetto barbiturico provocato dall’esagerazione sotto ogni aspetto di questa IIPA, ma, credetemi, portarsi a casa il sapore di quel luppolo è un piacere!

Lorenzo

CAMRA Sussex Beer Festival 2009

Category : Eventi

Uno degli appuntamenti più importanti del sud d’Inghilterra organizzati dalla CAMRA è senza dubbio il Sussex Beer Festival, giunto alla sua 19esima edizione, svolto come di tradizione alla Town Hall di Hove (Brighton). Come sempre il successo riscosso è stato molto, si parla infatti di più di 4200 biglietti venduti per i 3 giorni di festival, numeri che fanno il paio con l’ampia offerta di birre che veniva proposta: un centinaio di diversi produttori per un totale di 210 birre.

Per quanto riguarda il festival vero e proprio, in Inghilterra – non solo a questo festival – sembra che tutto si sia fermato a molti anni fa, quando la differenza si faceva solo con la birra, mentre nomi, slogan e etichette lasciavano il tempo che trovavano. Infatti a differenza dei festival a cui noi continentali siamo abituati, con stand e un rappresentante della birreria a servirci, qui la birra viene spillata per gravità dai fusti arrivati direttamente dai birrifici e servita da “anonimi” ma preziosissimi volontari, che permettono lo svolgimento del festival. Ordinati alfabeticamente con l’iniziale del birrificio, i fusti si differenziano infatti solo per l’etichetta che viene appesa loro davanti.

Il biglietto è costato £5 per il sabato, il giovedì invece £3.50, comprendente unicamente l’ingresso e il bicchiere della manifestazione che potrete portare a casa con voi. Il consiglio più prezioso che si possa dare è di andare il primo giorno della manifestazione, e questo vale per ogni festival in UK: le ragioni sono semplici, spesso infatti il primo giorno è il giovedì e, essendo molte persone a lavoro anche la mattina seguente, l’affollamento è di gran lunga minore (come è possibile vedere nella prossima foto); last but not least, l’ultimo giorno più della metà delle birre sono finite e l’ultima cosa che volete è essere a un festival dove ciò che desideravate veramente provare è già finito. Tornando a noi, con £10 si avevano a disposizione un centinaio di “gettoni” di carta e mezza pinta costava generalmente intorno agli 11, quindi con circa £15 si poteva tornare a casa più che soddisfatti, tenendo specialmente conto che con il passare della serata (e delle pinte) la gente seminava tagliandi in giro, che Pollicino al confronto sarebbe impallidito. E’ inoltre disponibile un libricino con tutte le birre a disposizione con una piccola descrizione per ognuna, che oltre a aiutare nel decidere cosa bere, facilita anche a ricordarsi il mattino seguente tutto ciò che è stato provato grazie a qualche provvidenziale nota! Oltre alla sala principale era anche presente al piano inferiore una saletta con una sessantina birre provenienti unicamente dal Sussex.

La birra vincitrice del festival, democraticamente eletta dal pubblico è stata la Thornbridge Jaipur IPA, mentre il Bev Robbins Trophy per la miglior birra del Sussex è stato assegnato alla Dark Star Saison, l’ultima felice creazione del birrificio di cui ho già accennato qualcosa in passato e presto descriverò con maggior dovizia. La mia menzione particolare va invece alla Crouch Vale Amarillo, una bitter/golden ale il cui nome deriva dalla tipologia di luppolo utilizzata e alla Oakleaf Maypole Mild, bevibilità estrema per una mild con malto e luppolatura perfettamente bilanciati.
L’unico peccato, ed errore, è stato quello di lasciar da parte un po di birre che sapevo fossero molto buone per il sabato e non bere tutte le migliori il giovedì sera. Scelta rivelatasi fatale perchè l’ultimo giorno più di 140 erano già state completamente finite, e in queste 140 erano ovviamente comprese molte di quelle che mi ero prefissato, ma questo sarà un buon motivo per tornare l’anno prossimo… non che ulteriori pretesti fossero necessari!

Lorenzo

Somewhen in the New Year Beer Festival – The Evening Star, Brighton, UK

Category : Eventi

L’importanza di un festival musicale è data in primo luogo dal line-up, tutto il resto viene dopo; lo stesso si puo dire per l’equivalente manifestazione riguardante le birre, dove è la beerlist a fare da ago della bilancia. Dallo stadio allo scantinato, dalla fiera al bancone, il luogo può risultare in fin dei conti un’inutile, ma indispensabile, scenografia o, nei casi più fortunati,  la ciliegina sulla torta. Ma andiamo per gradi, sicuramente non stiamo parlando di Glastonbury, e di conseguenza nemmeno del CAMRA Great British Beer Festival, bensì di un festival sicuramente più indie – prego i ragazzini con capelli alla Edward mani di forbice, Cheap Mondays e iPod con gli Arctic Monkeys negli auricolari di scusarmi, ma è al senso più letterale e nostalgico del termine a cui mi sto riferendo. Pubblicizzato unicamente da un foglio appeso dietro il bancone del mio pub di fiducia, l’Evening Star a Brighton, di cui vi parlerò il più presto possibile, il “Somewhen in the New Year Beer Festival” (anche il nome non è esattamente frutto di innumerevoli indagini di mercato, quanto più probabilmente di innumerevoli pinte) è l’emblema delle manifestazioni ad altissimo rapporto qualità/pubblico, un po’ come – per continuare il parallelismo tra birra e musica – un concerto dei Blur al Factory a Milano nel ’94, giusto per fare un esempio.

Passando ai fatti, il line-up affiancava, come ogni festival che si rispetti, importanti e sconosciute realtà nazionali ad affermate realtà mondial, per lo più made in USA.

Svolto nell’arco di un weekend, sfruttando 12 delle 14 spine disponibili, e con l’aggiunta di cinque barilotti da 15L da cui la birra veniva direttamente versata, il festival prevedeva la rotazione di 31 diverse birre:
Little Valley Red Dyke, Salopian Darkness, Leeds New Moon, Adur Velocity, Battledown Turncoat, Acorn Old Moor Porter, Bradfield Farmer’s Stout, Burton Bridge Top Dog Stout, Goachers Crown Imperial Stout, Harviestoun Old Engine Oil, Pictish Claymore, Saltaire Titus Black, Saltaire Texas Brown, Salopian Pick Pocket Porter, Ramsbury Deer Hunter, Hambleton Nightmare, Severn Vale Seven Sins, Elland Demon’s Eye, Ramsbury Rum Truffle, Hopdaemon Leviathan, Wickwar Station Porter, Elland 1872 Porter, Exmoor Beast, Dark Star Critical Mass 2007, Dark Star Imperial Stout, Stone (California) Smoked Porter, Stone (California) Arrogant Bastard, Schneider (Germany) Eisbock, He’Brew (New York) Genesis, He’Brew (New York) Jewbelation 12, Coney Island (New York) Albino Python.

Per vari motivi non sono riuscito a provarle tutte, ma la qualità media si è comunque rivelata estremamente alta. Mi permetto di stilare un podio con 3 vincitori ex aequo:
He’Brew (New York) Jewbelation 12: American strong ale prodotta per il dodicesimo anniversario del birrificio newyorkese, prodotta con 12 luppoli e 12 malti diversi, 12% vol. Birra ovviamente molto complicata, spiccano note di caffè, liquirizia e uvetta; mi permetto di consigliarne mezza pinta alla volta perchè di più potrebbe farla risultare stucchevole, a piccole dosi resta invece un capolavoro!
Stone Smoked Porter: il birrificio di casa a Escondido continua a stupire con questa porter resa speciale da un tocco di affumicatura, dato dal peat smoked malt, che emerge nel finale; soffice e cremosa al palato si fa apprezzare anche per una lieve ma piacevole luppolatura.
Dark Star Critical Mass 2007: natalizia della Dark Star, birrificio poco fuori Brighton gestito dai proprietari stessi del pub in cui questo festival è stato organizzato, è un’english strong ale con forti note di frutta tostata, frutti di bosco, cereali e cioccolato, con un lieve tocco amarognolo alla barley wine. L’invecchiamento di un anno ne ha ulteriormente esaltato corposità e malti, non compromettendone la bevibilità (potrebbe quasi esser una session beer), anzi rendendola ancora più desiderabile.

Lorenzo