Barmania 2009

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Category : Birra, Eventi

Nello scorso weekend si è tenuta l’undicesima edizione di Barmania a Gonzaga, presso la Fiera Millenaria, rassegna che racchiude una mostra di scambio (poco, anzi nullo) e mercato (tanto) riguardante l’oggettistica da bar, le collezioni dedicate al mondo birraiolo e vinaiolo e più in generale tutto quello che poteva essere venduto. Oltre a questa zona, piacevole, nell’altro spazio era presente la rassegna sulle birre artigianali.

Per quanto mi riguarda, questa è la quarta edizione consecutiva a cui partecipo e, per quanto ci sia ancora qualcuno che dimostra di voler portare avanti con passione e volontà una rassegna ben organizzata, devo purtroppo notare come gli stands dei birrifici artigianali italiani nel corso di questi anni siano praticamente scomparsi. A “guardia” della tradizione, son rimasti solo Freccia (vicino di casa), SoràLamà, Maivisto, Gallia Omnia e gli ammirevoli “volontari” dell’associazione Degustabirra di Governolo.

E tutti gli altri stand, allora – chiederete voi – a chi erano riservati? La risposta è facile: a stand commerciali o a birre estremamente commerciali (Ceres, Hacker Pschorr, Spaten, Forst eccetera) o a locali della zona che presentavano le “loro” birre: Guinness, Harp e via scorrendo. Un solo locale ci ha colpito, ed è il Certe Notti di Reggiolo, che andrò a visitare a breve: tra le birre proposte, vi era la clamorosa Tripel Karmeliet, che quando si trova, come in questo caso, alla spina, vale davvero molto.

Tra le birre artigianali, quella che mi ha colpito di più è la “Gulp”, birra alla mela del birrificio SoràLamà di Torino, davvero buona e particolare, così come la “Slurp”, bionda abbastanza dolce, davvero piacevole. Da Gallia Omnia (di cui probabilmente recensiremo il nuovo Brew-Pub di Modena) mi è piaciuta la Stout dal nome praticamente impronunciabile: Catutarvos.

Il resto, molta molta pubblicità e poco altro. Va detto, a onor di cronaca, che la domenica a pranzo e primo pomeriggio (fin verso le 16) molti stand erano inspiegabilmente chiusi. Abbiam cercato, senza trovarlo, il perchè. Speriamo che nella prossima edizione si torni un pò all’antico, l’edizione 2007 e quella del 2008 furono davvero interessanti.

Cossab – Buenos Aires (AR)

Category : Birra, Locali, Viaggi

Eccoci alla seconda (e ultima) puntata sulla scena birraria di Buenos Aires. Stavolta parliamo del Cossab, un brewpub che genera certe aspettative, essendo il locale di Buenos Aires con voto più alto tra quelli recensiti su ratebeer. In una zona non così centrale della capitale (Google Maps), si riesce a raggiungere tramite la metropolitana senza grossi problemi, ma richiede un po’ di tempo. Tuttavia stiamo parlando di quello che dovrebbe essere il miglior brewpub della regione, quindi non mi faccio scoraggiare.

L’ambiente è completamente diverso da quello dell’Antares: questo è un pub di quelli “vecchio stile”, con musica rock, arredamento con teschi e adesivi attaccati ovunque, si vedono anche giubbotti di pelle. Nonostante tutto la clientela è molto variegata, e si va dai motociclisti alle universitarie. Un punto a favore. Siccome non ho mangiato, decido di ordinare qualcosa: la specialità di questo pub sono delle picadas (ovvero dei taglieri misti) molto variegate, che spaziano da quella standard con salumi e affettati, ad alcune più elaborate con formaggi (che non conosco assolutamente), frutta secca, alcune verdure e amenità varie. Ne prendo una un po’ a caso, e devo ammettere che non è affatto male, sebbene non abbia la minima idea di quello che sto mangiando. Ma ovviamente il mio obiettivo è la birra, non il cibo. Quindi mi getto all’esplorazione.

L’offerta pare interessante: ci sono 6 spine con birre di produzione del pub, e una ventina di bottiglie argentine – più varie birre europee. Cominciamo col dire che le birre europee sono quelle che in Europa si trovano di solito al supermercato, quindi niente di interessante su questo versante. Però le spine del Cossab mi intrigano. Prima, cattiva notizia: la IPA è finita. Mi spiace, ma me ne farò una ragione.

Inizio con la Rojiza, loro cavallo di battaglia: un ale dal bel colore rosso, aroma leggermente fruttato, discreta carbonazione e sapore di malti tostati, caramello, dolciastra. Discreta, piacevole da bere, ma un po’ troppo leggera per i miei gusti: un corpo più presente non avrebbe guastato. Proseguo con la Negra, una stout (?) che ha il colore della stout, ma poco altro. Il corpo è completamente diverso da quello che mi aspetterei da una stout, la carbonazione è troppo forte, si sente molto il malto, ma la tostatura non è evidente. Non cattiva, ma se vogliono farne una buona stout, c’è ancora molto da fare. Passo poi alla Oatmeal Stout: stavolta lo stile è azzeccato, molto vellutata, sapore poco persistente ma piacevole, di cioccolato e caffè. Questa mi è sembrata sulla buona strada.

Ignoro le altre spine presenti (la birra al miele è un rischio che non sono disposto a correre, la Rubia è un golden ale del quale, sul momento, non ho voglia), e passo a qualche bottiglia, sempre argentina. Per continuare la serie delle stout mi dedico ad una Bersaglier  Stout: e nonostante sia in bottiglia, mi è sembrata fin da subito molto migliore della Cossab Negra. Bel colore nero opaco, ottima schiuma, aroma di caffé, leggermente secca e con un discreto corpo. La miglior stout della serata. Infine, una Zeppelin Roja: altro ale ambrato, un po’ troppo dolce, sapore di malti caramellati che svanisce troppo presto. Sciapita.

Tiriamo le somme: il pub ha un’ottima offerta di birre argentine, la più ampia che ho trovato (e, a detta dei proprietari, la più vasta della regione). Il problema è che le birre argentine, nella mia breve esperienze, tendono tutte ad essere sciapite: si riesce a volte a raggiungere la sufficienza, ma non ho trovato nessun capolavoro. Tuttavia, non è mancato qualcosa di interessante (Cossab Rojiza e Stout, Bersaglier Stout). Forse con gli anni le cose miglioreranno. Nel frattempo, se vi piacciono i pub con musica rock o se avete soltanto una sera da dedicare alla birra mentre siete a Buenos Aires, questo è probabilmente il posto dove andare: l’offerta è ampia, i prezzi abbordabili, le spine sono bevibili e potete anche sgranocchiare qualcosa. Gli ingredienti per passare una buona serata e allargare le proprie conoscenze birrarie ci sono tutti.

Giacomo

Degustabirra 2009 a Governolo (MN) – anteprima

Category : Eventi, Notizie in breve

Se avete la gola tristemente secca e volete sfruttare le ultime serate di questo caldo agosto, segnaliamo la mostra mercato dedicata alle birre artigianali del Degustabirra a Governolo(MN) dal 29 Agosto al 1 settembre. L’evento sarà qualcosa di imperdibile se fate parte dei cultori della birra artigianale made in Italy e può costituire un’ottima opportunità introduttiva vista la mole di produttori presenti.
All’interno del Degustabirra infatti sarà possibile assaggiare, tra un centinaio di proposte diverse, tutte (o quasi) le migliori produzioni del paese del vino e in futuro (si spera) anche della birra.
La lista completa la lascio al sito ufficiale, mentre personalmente sottolineo la presenza del Birrificio Orso Verde, del Bi-Du, Toccalmatto e del Birrificio Italiano insieme ad altri ventisette nomi più o meno noti.
All’entrata si acquisterà un boccale da degustazione da 0,30cc comprensivo delle prime due degustazioni, mentre le successive costeranno 1 euro ciascuna (ogni degustazione si intende da 0,10 cc, ma conoscendo per esperienza molti mescitori immagino che la misura sarà spesso di natura “simbolica”..).
Serate mangerecce, laboratori di degustazione e incontri vari completano l’offerta.
Gli orari di apertura della mescita saranno alle 21:30 tranne la domenica in cui si inizierà sul presto, alle 16:00.
Se l’offerta vi spaventa, sarà possibile soggiornare nelle strutture ricettive della zona, molte convenzionate con la festa e in grado di offrire menù speciali per l’occasione.

Noi di Pintaperfetta avremo qualche inviato sul posto, per raccontare com’è andata quest’anno.

Brouwerij ‘t Ij – Amsterdam (NL)

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Category : Locali, Viaggi

La Brouwerij ‘t Ij nasce in un edificio occupato di Amsterdam nella prima metà degli anni ’80 e prende il nome dal fiume che sfocia ad Amsterdam: per chi ha familiarità con la città, è il grosso canalone situato sul retro della stazione centrale. Ad avere l’intuizione di aprire un brewpub è Kaspar Peterson, compositore con all’attivo qualche successo nelle classifiche olandesi.

Dopo pochi anni il birrificio si trasferisce nella sede attuale al numero 7 di Funenkade, in un ex bagno pubblico adiacente a uno dei mulini più celebri della città. Negli anni, le produzioni si consolidano e ottengono menzioni su tutti i libri specializzati come una delle realtà più interessanti della produzione artigianale olandese e non solo, con menzioni sui libri di celebri esperti come Tim Webb (Good Beer Guide To Belgium & Holland, da qualche anno purtroppo limitata alla sola scena belga), Peter Van der Arend e del compianto  Michael Jackson che in un suo celebre libro di qualche anno fa attribuiva alla Brouwerij ‘t Ij di essere stata ispirazione per l’apertura del Birrificio di Lambrate.

Tutte le birre sono “biologiche” e ad alta fermentazione. Le birre sono tutte disponibili in bottiglie da 33cl. con il celebre logo (uno struzzo in campo bianco) su uno sfondo di colore diverso a seconda della birra.

Sei sono le produzioni disponibili tutto l’anno: la celebre Ijwit è una bianca ricca di carattere (7%) : nata come stagionale, è da tempo disponibile tutto l’anno a causa dell’enorme popolarità), la leggera Plzen (5%) è una bionda appena torbida, erbacea e ricca di luppoli, molto beverina. Poi c’è l’esercito delle “scure”: la più leggera è la Natte (6,5%), una dubbel che ripercorre, a modo loro, il percorso di alcune celebri dubbel trappiste (come Westmalle o Chimay rossa). La Zatte (bionda tripel da 9%) e la Colombus (9%, di colore ambrato intenso) sono veri e propri classici nei pub di Amsterdam, di facile reperibilità sia in bottiglia che alla spina. Chiude la fila la Struis (9%, trad. = struzzo), dolce, intensa e scura. Buona, ma un po’ troppo carica per il mio palato. Ad esse si aggiungono una manciata di birre stagionali di reperibilità più difficoltosa. Per quanto riguarda l’Italia, l’unico posto dove ho avuto modo di trovarle con una certa regolarità è la Locanda del Monaco Felice a Suisio (BG), di cui abbiamo parlato in occasione di diverse degustazioni o presentazioni di birre artigianali italiane, e che a quanto ci risulta è l’unico locale italiano che, anche per ragioni biografiche del gestore, ha sempre puntato con convinzione sulle artigianali olandesi (oltre alla ‘t Ij, anche Jopen, Us Heit, De Molen e tante altre ancora).

Il pub ufficiale è aperto in orari incomprensibili per un italiano (dalle 15.00 alle 20.00, ma non c’è chiusura settimanale) ed è sempre molto affollato, specie nelle rare giornate felicemente assolate come quella in cui l’abbiamo visitato, in cui si può sfruttare appieno i tavoli all’aperto. Pur non essendo meta turistica, è molto noto in città e frequentanto da una clientela internazionale molto variegata. La buona birra e l’atmosfera davvero suggestiva rendono facile socializzare e scambiare due chiacchiere in tutta tranquillità, tra una birra e l’altra. Un posto ideale per farsi qualche birra prima di cena, magari in uno dei tanti ristoranti indonesiani della città. Se siete ad Amsterdam fateci un salto, e scriveteci le vostre impressioni…

White Dog Dayz 2009

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Category : Birra, Eventi

Con un pò di ritardo scrivo dei White Dog Dayz, che si sono svolti a Rocchette di Guiglia (MO) durante il weekend e il ponte di fine Maggio – inizio Giugno. La location come tutti gli anni, è il Birrificio White Dog, immerso nelle prime montagne dell’Appennino Modenese.

La giornata non è delle migliori, il tempo è inclemente e l’acqua che scende abbondante: nonostante ciò, quando arriviamo c’è un buon manipolo di persone già con i bicchieri in mano, sfidando temporale e freddo.

Le birre servite sono 4: la Boot Hill APA, la Yellow Fever, la TDS Stout e la Porter Wagoner. Delle prime due, francamente, non posso dire granchè: sono birre normalmente bevibili, di non grande complessità e, probabilmente vista la giornata, non mi hanno particolarmente colpito proprio perchè troppo leggerine.

Le due migliori sono senza dubbio la Stout e la Porter: anche il resto della clientela le ha preferite a stragrande maggioranza. Sono birre decisamente più saporite, con la Porter che risulta migliore per gusto e corposità: la Stout, pur essendo buona, non è però troppo densa e piena.

Da segnalare l’ottima ospitalità di Steve e famiglia, che come sempre organizzano una bella giornata. Del resto, per chi non conoscesse la storia del Birrificio, tutto nacque anni fa quando Steve, inglese doc, si trasferì sulle colline modenesi aprendo un bel B&B, che pian pianino si trasformò, grazie alla passione sua e dei suoi amici inglesi, in un piccolo microbirrificio: questo, col tempo, è arrivato ad un buon livello di qualità, e le sue birre si riescono a trovare ormai anche nei centri di grande distribuzione (almeno in questa zona).
Tutto questo anche grazie all’assidua partecipazione a eventi, dalle piccole sagre (San Venanzio) fino a fiere e rassegne importanti come il Salone della Birra Artigianale e di Qualità e la fiera di Rimini.
Per ogni informazione, comunque, potete visitare il sito internet.

Rogue Ales Public House – San Francisco (CA)

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Category : Birra, Locali

Ovvero il Paese dei Balocchi in California. A due passi da Washington Square Park, vicino al quartiere cinese e a quello italiano, nonché al quartiere a luci rosse per chi non sapesse come finire la serata, l’unico pub californiano della Rogue Ales è una tappa obbligata, se passate a San Francisco.

La Rogue Ales ha sede a Newport, nell’Oregon, e ha prodotto circa una sessantina di birre diverse, non pastorizzate e senza conservanti. La qualità degli ingredienti fa parte della loro filosofia, e quindi, nonostante la produzione sia elevata e si riescano a trovare le loro birre in varie parte del mondo (prevalentemente bottiglia perché trasportare i fusti è un problema, ma negli USA anche le spine sono sufficientemente facili da reperire), nella maggior parte dei casi non rimarrete delusi da quello che berrete.

Il brewpub con sede a San Francisco offre 40 linee di spina: una ventina di queste sono dedicate alla Rogue, mentre le altre ospitano birrerie artigianali locali (spesso a rotazione) o prodotti più noti, come la Guinness. L’impianto di spinatura è molto decorato, e ogni linea è immediatamente riconoscibile dal disegno o “statuetta” che si trova sopra (come il cadavere per la Dead Guy Ale, ad esempio); ci sono anche le informazioni sulla gradazione alcoolica. Un’esempio da seguire per l’utilità e il piacere alla vista. Poiché la Rogue è molto attenta agli abbinamenti col cibo, nel brewpub è anche possibile mangiare, e la qualità del cibo è più che discreta; i piatti sono comunque quelli tipici nordamericani, quindi panini/burger di vario tipo, insalate o chili, ma si lasciano mangiare volentieri.

L’interesse principale è ovviamente per le bevute: se non sapete cosa scegliere, potrete chiedere consigli o delucidazioni allo staff, molto cordiale e sempre disponibile a suggerire qualcosa o a dare più informazioni su una particolare birra. Ma c’è di meglio: se avete delle indecisioni, in genere non ci sono problemi a farsi dare due/tre bicchierini da assaggio, per poter scegliere con cognizione di causa. E’ bene approfittarne! Il prezzo delle pinte è poi assolutamente accettabile: 6 dollari, niente di cui lamentarsi da questo punto di vista. Quando il tempo atmosferico lo permette, sul retro del locale è stato creato un beer garden piuttosto rudimentale, ma efficace: si trova in una corte interna nel mezzo ad alcuni edifici, ma nel pomeriggio il sole è ben presente, quindi potete approfittarne per bere qualcosa sui tavoli di legno al sole o sotto gli ombrelloni. Segnalo anche alcune iniziative piacevoli, come il Meet the brewer del martedì, in cui mastri birrai di birrifici locali (uno alla settimana) sono presenti per rispondere ad eventuali domande o semplicemente bere una pinta in compagnia. Poiché la scena di San Francisco è ricca di microbirrifici, la materia prima certo non manca.

Se non avete mai bevuto qualcosa della Rogue, vi chiederete come sono le birre: beh, alcune sono dannatamente buone. Alla Rogue ci sanno fare, e nonostante la produzione molto variata (moltissimi gli stili disponibili), raggiungono alcuni picchi di eccellenza notevoli. Personalmente apprezzo molto le loro bitter, porter e stout: mi sento di suggerire senza problemi Mocha Porter (si sente il malto tostato, caffè, leggere note di cioccolato, ma è soprattutto apprezzabile l’amaro finale che bilancia perfettamente il tutto), Shakespeare Stout (incarnazione perfetta dello stile stout, senza eccessi, ma senza il minimo difetto: prevedete 5-10 minuti per avere una pinta spillata, in quanto deve riposare molto dopo la spinatura), Imperial Stout (devastante, aroma e gusto fortissimi che vi lasceranno senza fiato). Menzione speciale per l’Old Crustacean Barley Wine, medaglia d’oro 2008 allo World Beer Championship, davvero eccellente: denso, corposo, con un finale secco e decisamente luppolato per essere un barley wine. Ci sono però buoni esempi anche su birre meno scure e più tradizionali: American Amber, Dead Guy Ale. E’ sorprendente soprattutto la bevibilità delle loro produzioni, grazie al sapiente uso dei luppoli e dei malti per creare birre molto ben bilanciate. Se avete una serata libera davanti, potrete bere numerose pinte senza stancarvi mai, e sarà un’esperienza molto piacevole.

Jack Joyce, proprietario della Rogue Ales, nel brewpub a Newport.

Qui sopra: Jack Joyce, proprietario della Rogue Ales, nel brewpub a Newport.

Da notare che praticamente tutte le loro birre sono disponibili anche in bottiglia (che potrete acquistare al pub); a mia conoscenza, però, nessuna delle birre prevede rifermentazione in bottiglia, e quindi mi sento di consigliare la spina, quando possibile, in modo da apprezzare in pieno la freschezza e la vivacità delle produzioni. Pochissime le eccezioni: il barley wine sicuramente gioverebbe dall’invecchiamento, ma nella maggior parte dei casi si tratta di birre che danno il meglio se gustate fresche.

Piccola curiosità: la maggior parte degli autoctoni adora alla follia la Kells Lager; una pilsner dallo stile europeo, onesta ma che non mi ha colpito particolarmente. E ad un certo punto della serata, è entrato un tizio che ha avuto il coraggio di chiedere una Millers Lite in bottiglia… Da non crederci! Ma in generale, se siete amanti della buona birra in questo pub vi troverete in ottima compagnia! Da non perdere.

Giacomo
(P.S: non mi piace prendere in giro nessuno e le foto non le ho fatte io, poiché non avevo la macchina fotografica disponibile. Ringrazio i rispettivi autori delle foto)

L’epopea dell’acquisto delle Westvleteren

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Category : Birra, Viaggi

Ovvero come qualcosa che sembrerebbe semplice sia in realtà molto complicato.

La maggior parte di voi avrà sicuramente sentito parlare delle birre prodotte dai frati dell’abbazia di Sint Sixtus, a Westvleteren (in Belgio, ovviamente – e dove, sennò?). Nel blog, già altre volte abbiamo fatto riferimento alla bionda Westvleteren 6 e le due brune Westvleteren 8 e 12, delle quali non si può dire altro se non che siano eccellenti; e sono anche le più rare e ricercate tra le birre trappiste. I miei venticinque lettori avranno sicuramente pensato: “volo a comprarne innumerevoli casse!” – ma prima che vi lanciate in questa impresa, è bene dare delle istruzioni per l’uso.

La produzione dell’abbazia di Sint Sixtus è molto limitata: si parla di meno di 5000 hl l’anno. Allo stesso tempo, la richiesta è altissima. Fino a pochi anni fa, la vendita era aperta soltanto alcuni giorni al mese, decisi dall’insidacabile giudizio dei frati e che non venivano rivelati in anticipo per nessuna ragione al mondo. Ovviamente, la gente del luogo ne era spesso al corrente; ma per un visitatore, l’unica speranza era arrivare la mattina presto al punto vendita, e, se c’era una lunga coda di macchine, voleva dire che era il giorno fortunato. Da notare come il tipo e la quantità di birra acquistabili venissero anch’essi decisi dai frati.

Per permettere a più persone di acquistare un po’ di bottiglie, questo sistema è stato cambiato: adesso è necessario prenotare telefonicamente le tanto agognate casse di birra (massimo due a testa, per un totale di 48 bottiglie). Per vedere in quali giorni e quale tipo di birra è possibile prenotare, c’è il sito ufficiale: sono i frati che decidono cosa potrete acquistare in un dato giorno. Il vero problema è che prendere la linea è spesso impossibile, a meno di non avere un numero telefonico belga; io ho provato numerose volte dalla Francia, e quando riesco a prendere la linea, tipicamente non risponde nessuno. Per cui la cosa migliore è appoggiarsi ad un amico “in loco”, se ne avete, che prenoti per voi e dichiari il vostro numero di targa. Eh si, perché al momento della prenotazione è necessario dichiarare il numero di targa della macchina che passerà a ritirare le birre – ovviamente, il punto di ritiro è aperto solo certi giorni, anch’essi disponibili sul calendario ufficiale nel sito.

Scoraggiati? Sicuramente, comprare un po’ di casse da portare via non è una cosa semplice. Tenete anche presente che sulla ricevuta è scritto esplicitamente che la birra non può essere rivenduta: in teoria, non potrete trovarla in nessun bar, beershop, negozio su internet o quant’altro vi possa venire in mente. I frati hanno chiesto e ottenuto di rimuovere la birra dal listino di numerosi negozi. Tuttavia, ci sono ancora molti beershop e bar che ne tengono alcune bottiglie, sebbene in genere non pubblicizzate su internet. Occhio al prezzo: negli Stati Uniti, ho visto una bottiglia di Westvleteren 12 alla modica cifra di 100$ (da non crederci), e su Ebay si trovano spesso a cifre comunque fuori mercato; a queste condizioni, in genere non conviene assolutamente: prese direttamente dai frati, le bottiglie costano meno di 2€ l’una!

Rimane un po’ di speranza. In alcuni beershop in Belgio, e a volte anche in Italia, quando ne trovate (un po’ sottobanco) il prezzo può essere più accessibile; anche qui, dipende dalla fortuna. In più, sembra che tutti gli abitanti della zona di Westvleteren riescano a prenotare infallibilmente (l’importanza di un numero telefonico locale!), oppure che abbiano accordi di altro tipo; fatto sta che in molti bar della zona ne potrete bere in quantità a prezzi irrisori. Difficile però convincere il barista a vendervene qualcuna da portare via. Infine, al pub ufficiale davanti all’abbazia (In de Vrede, foto qui sopra), oltre a poterne gustare in quantità illimitate – sebbene ad un prezzo un po’ più elevato (sui 4 euro circa per la Westvleteren 12, meno le altre), ma comunque ottimo -, in alcuni giorni è possibile acquistare piccole confezioni regalo con 4 o 6 bottiglie. Anche in questo caso il tipo delle bottiglie è deciso insindacabilmente, e non tutti i giorni le confezioni sono in vendita. Il limite è di una confezione a testa, ma in genere, se capitate da quelle parti quando sono disponibili, il mio consiglio personale è di comprare tutte quelle che riuscite a recuperare – sembra che contino anche i bambini, nel limite di una confezione a testa!

Buona caccia alla birra!

Giacomo
(si ringrazia ilGot per la prima foto)

Birrificio Mostodolce – Prato

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Category : Birra, Locali

Un caso più unico che raro nella scialba scena birraria pratese, il Birrificio Mostodolce (con sede qui) ha aperto i battenti nell’ormai lontano 2001, ed è riuscito a resistere ai capricci della voluttuosa gioventù del luogo, tenendo in piedi un locale che si può certamente definire pionieristico da queste parti (anche se ricalca la scia di altri e più famosi birrifici della scena italiana). E’ infatti il microbirrificio toscano con più storia, anche se viene colpevolmente e inspiegabilmente ignorato nella Guida Alle Birre d’Italia 2009 di Slow Food Editore.

Le birre prodotte da questa microbirreria possono essere bevute nei due pub omonimi: il primo, quello storico, è a Prato (Google Maps), mentre l’altro, molto più recente, è a Firenze (Google Maps). Ammetto di non aver mai visitato il pub fiorentino, ma quando qualcuno di noi lo visiterà, se ci saranno differenze notevoli non mancheremo di parlarne. Per adesso, limitiamoci al locale di Prato e alle birre.

Birrificio Mostodolce - Prato

Il pub è forse un po’ piccolo ma accogliente, su due piani di ridotte dimensioni. La luce con tonalità gialle conferisce un aspetto molto particolare: se siete di queste parti, l’interno del Mostodolce non lo potete sbagliare con nessun altro locale. Ci sono 6 linee di spina, non sempre tutte occupate (parliamo di un microbirrificio, e, ahimè, a volte i fusti finiscono), e una piccola cucina sul retro che propone ottime focacce e schiacciatine: se volete, potete sicuramente cenare al pub, ma il punto focale rimangono comunque le birre. Potete prendere una birra da 0.30, 0.40 oppure 0.50, e c’è happy hour fino alle 21:00; la carta propone alcune birre fisse tutto l’anno (tranne brevi periodi in cui sono finite, ma in genere rientrano rapidamente), più alcune stagionali a rotazione, e negli anni sono venute fuori alcune novità interessanti. Se avete dei dubbi o curiosità sulla produzione delle birre o sull’impianto, non fatevi problemi a chiedere: dietro il bancone c’è sempre qualcuno disponibile per fare due chiacchiere e darvi delucidazioni.

La produzione classica del Mostodolce consiste in una chiara leggera (Pepita) di discreta fattura, che però non mi ha mai particolarmente colpito, in quanto una caratteristica fondamentale per le birre di quel tipo è, secondo me, la facile bevibilità: e la Pepita, invece, non è così beverina come la si potrebbe attendere. Difficile che riusciate a berne più di due o tre pinte in una serata senza che vi venga a noia, sebbene la prima risulti piacevole da bere. Più corposa la Morgana, con malti decisamente più presenti, e la Martellina, una birra al miele ben riuscita: nonostante il miele sia la componente dominante del gusto, la dolcezza non è eccessiva, ed è bilanciata dal finale amarognolo. E’ una birra diretta, senza dettagli nascosti o aromi sfiorati, ma rimane piacevole da bere. Infine, la Volpe Rossa: forte del secondo premio UnionBirrai nella sua categoria nel 2008, questa birra rossa ben luppolata e “maltosa” è certamente una delle più riuscite del Mostodolce. Adesso ha una ricetta piuttosto stabile, e la qualità è rimasta negli anni. Un tempo veniva prodotta anche una weiss (un po’ sciapita), che ora non vedo più da qualche tempo.

Altre birre sono presenti solo in periodi limitati dell’anno, e, se hanno successo, vengono in genere riproposte l’anno successivo, a volte con ricetta riveduta e corretta. Una tra le mie preferite è la stout (Black Doll), molto tostata, vellutata al palato e finale secco. Se vi piace il genere, da non perdere. Da pochi anni (forse solo dall’anno scorso?) ha fatto la comparsa anche una saison (Saison dell’Arco), facile da bere, con note erbacee, spezie (viene prodotta con pepe rosa, grani del paradiso e scorza d’arancia) e una carbonazione piacevole. Infine, due birre nel periodo di Natale: verso novembre/dicembre la Duff, prodotta con farina di castagne, particolare ma non mi ha mai colpito, e la novità di quest’anno Mardi Gras (a febbraio), una belgian strong dark ale che ha, a mio parere, una buona base, ma non ancora quel gusto caratteristico delle migliori birre di questo stile: la densità, la dolcezza e la corposità non le mancano, forse nei prossimi anni le verrà dato quel tocco in più che adesso secondo me le manca.

Giacomo

Il mondo di Maurizio – Suisio (BG)

Category : Eventi

Una serata di degustazione abbastanza particolare e molto informale, quella svoltasi lunedì 30 marzo 2009 alla Locanda del Monaco Felice di Suisio (BG), con la presentazione di birre di tre birrifici diversi e alla presenza dei mastri birrai Maurizio Cancelli (Birrificio di Lambrate, Manerba Brewery) e Raimondo Cetani (Hibu).

Del locale (che aveva già ospitato la presentazione delle birre Toccalmatto), piccolo e accogliente, riparleremo meglio in uno spazio futuro. Quanto alla serata, è cominciata in leggero ritardo (il cambio di ora del giorno prima ha ingannato molti, probabilmente) con il capolavoro della serata: la Ortiga, ultima produzione di Maurizio Cancelli per quelli del Birrificio di Lambrate. Che dire?

Una golden ale da 4,8% di alcool, fresca e beverina. Durante la presentazione ci viene raccontato come è nata, della visita ai produttori sloveni e del viaggio di ritorno con il veicolo pieno di luppoli freschi. Una birra che già amiamo, e che siamo sicuri diventerà la preferita di molti, specie durante l’estate, quando la sua beverinità probabilmente la renderà un classico dell’aperitivo al brewpub di via Adelchi (ma sospettiamo che lo sia già ora). Ad accompagnarla, Claudio e Carla propongono delle penne con fonduta al topinanbur.

Subito dopo è la volta di Raimondo Cetani che presenta la QoH (Queen of Hearts, vale a dire Regina di Cuori), una scottish ale dal colore ambrato intenso, abbastanza corposa per la gradazione (5,3%). Il principale obiettivo, spiegatoci diligentemente da Raimondo, era di creare una birra scura che possa essere molto beverina, che induca a bere un’altra birra e a non fermarsi lì. Non ci ha entusiasmato, ma si difende bene. Sarei curioso di provarla alla spina, dato che credo che sia una tipologia di birra che può dare il meglio con una buona spillatura. Ad accompagnarla, un ottimo brasato (alla QoH).

Per chiudere la serata dei crostoni con spuma di prosciutto ad accompagnare un’altra birra di Maurizio Cancelli, La Rocca della Manerba Brewery, brewpub situato sulla sponda bresciana del Garda. Equilibrata al punto giusto, è una birra dolce e corposa in stile belgian strong ale da 7,7%; quella di Andrea sapeva leggermente di tappo, ma è stato un problema fortunatamente isolato.

Tutte birre comunque promosse a pieni voti: se la Ortiga è sembrata decisamente la migliore, la terza è forse quella più raffinata e interessante.

San Patrizio a Milano (e Nibionno)

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Category : Eventi

Buon San Patrizio a tutti!

Come ogni anno, la tradizionale festa nazionale irlandese sarà occasione per celebrare il popolo irlandese e le loro meravigliose birre (e whiskey). Gli appuntamenti includono parate celebrative nelle città più irlandesi d’America (Boston, New York e Chicago, tra le altre) e nei paesi anglofoni in generale.

Da diversi anni è una celebrazione sempre più in voga anche nei pub italiani, un po’ per marketing, un po’ per il fascino che l’Irlanda e le sue tradizioni hanno suscitato negli italiani da anni a questa parte (basti pensare ai Modena City Ramblers, o alle folle oceaniche dei concerti degli U2 o dei Cranberries).

In prima linea, ovviamente, gli irish pub delle città: per Milano si parla soprattutto di tre pub storici e molto apprezzati. Al Pogue Mahone’s di via Salmini 1 ogni anno si svolge una piccola “gara di bevute”, Guinness a fiumi e pub preso d’assalto già dal tardo pomeriggio. Probabile massiccia presenza irlandese e anglofona, come del resto al Murphy’s Law di via Montevideo 3. Come dice il nome stesso, qui si serve la principale concorrente della scura più nota al mondo. Un altro ottimo posto dove trascorrere un piacevole San Patrizio è il Mulligan’s di via G. Govone 28. Oltre a litri di birra irlandese (Guinness e Beamish), intorno a mezzanotte si svolgerà l’abituale estrazione di gadget e magliette.

Si preannuncia un ottimo san Patrizio anche per i clienti dell’Ines Stube di Nibionno (LC): la serata prevede ben tre tipi di stout diverse, di cui due irlandesi (Oyster Stout e O’Hara’s Celtic Stout) e una italiana (la ottima Verdi Imperial Stout del Ducato).

Queste sono alcune idee su come passare un san Patrizio ricco di birra e di divertimento, ovunque vi troviate. L’ultimo consiglio è di avere con voi un guidatore sobrio, se vi muoverete in macchina: innanzitutto per guida sicura, e non ultimo per i numerosi controlli a tappeto che negli ultimi anni non sono mai mancati.

Sláinte!