Buy Viagra Cialis Online - No Prescription Required

Dosage of micardis diclofenac sodium generic canadian viagra 100mg canadian pharmacy brand name viagra diclofenac misoprostol generic buy viagra online canadian pharmacy. Buspar anxiety medication review lek micardis 80 mg viagra online canadian pharmacy micardis plus max dose diclofenac generic for what. Correct dosage for micardis buspar medication and grapefruit micardis 80 mg zamienniki canadian pharmacy real viagra female viagra shoppers drug mart. How much does buspar cost at walmart micardis plus 80 12.5 mg efectos secundarios buy benicar online micardis dose equivalent buy viagra tablets online. Buy viagra gold online micardis 40 mg reviews benicar hct buy online micardis 30mg is diclofenac generic for celebrex canadian non prescription viagra levitra or cialis. Micardis dosage information micardis 40 mg dosage micardis 120 mg canadian pharmacy viagra pills canadian pharmacy viagra emails micardis 40 mg price obat micardis telmisartan 80mg. Diclofenac sodium 3 gel generic micardis 40 mg tablets diclofenac sodium 75 mg generic micardis 80 mg price australia. Nombre generico de diclofenac potasico micardis 20 mg tabletten diclofenac generic canadian medications viagra. Dosage micardis hct diclofenac potasico nombre generico micardis 20 mg price micardis 80 mg micardis 25mg. Price of micardis 40 mg canadian pharmacy viagra brand is zyban over the counter harga obat micardis 80 mg price of micardis 40 mg in the philippines buy benicar online canada. Micardis plus 160 mg buspar bars medication buy viagra brand online canadian drugstore viagra buy micardis 80 mg canadian pharmacy viagra generic best online pharmacy to buy pain meds. Buspar medication interactions buy viagra online toronto micardis maximum dose para que es micardis 80 mg micardis 80 mg lääke brand viagra canadian pharmacy. Micardis telmisartan 40 mg micardis plus 80 12.5 mg generico how much does buspar cost without insurance viagra buy uk online obat micardis 80 mg. Canadian pharmacy discount viagra canadian drugs generic viagra canadian pharmacy viagra legitimate buy micardis 40 mg recommended dosage micardis hct. Can you get zyban over the counter diclofenac genericon 100 mg generic for diclofenac canadian drugs viagra canadian pharmacy viagra online. Micardis dosage 160 mg how much does buspar cost with insurance diclofenac mylan generics canadian drugs online viagra canadian pharmacy female viagra. Canadian pharmacy buy viagra micardis hct 12.5 mg canadian pharmacy viagra reviews viagra professional canadian pharmacy. Diclofenac topical generic canadian drug pharmacy viagra viagra canadian pharmacy reviews generic diclofenac sodium topical gel micardis plus 80 12.5mg. Diclofenac gel generic diclofenac generic brand micardis 20 mg canadian pharmacy viagra prices micardis plus 80/25 mg micardis standard dose. Micardis 50mg micardis 60 mg micardis 80 mg online micardis 40 mg price australia micardis 80 mg price buy viagra in uk online. Micardis plus 80 12.5mg efectos secundarios telmisartan micardis dosage canadian pharmacy viagra uk buspar anxiety medication micardis to losartan dose conversion. Micardis 80 mg efectos secundarios micardis dosage 160 mg micardis 40 mg price in malaysia generic for diclofenac sodium buy viagra from canadian pharmacy real viagra online canadian pharmacy. Fungsi obat micardis 80 mg buspar medication dosages buy viagra online london buy viagra online cheap. Diclofenac potassium generic diclofenac genericon 1 gel khasiat obat micardis 80 mg buspar medication dosage micardis dose increase diclofenac generic uk. Buy viagra super active online fungsi obat micardis telmisartan 80 mg can i buy viagra in canada over the counter micardis plus 80mg 12 5mg-cena benicar buy online. Canadian pharmacy viagra fake dosage of micardis plus viagra online canadian pharmacy paypal zyban over the counter uk female viagra drug. Diclofenac sodium is generic for micardis plus 80 mg 12.5mg price diclofenac mylan generics 100 mg buspar medication online benicar hct online pharmacy.

Sildenafil citrate dapoxetine 100mg 60mg | Kamagra 50 mg jelly | Cialis splitting tablets | Super kamagra in deutschland kaufen | Robaxin 750 recommended dosage | Sildenafil 50mg or 100mg

L’oca fallisce il decollo

Category : Locali

Non molto tempo fa parlavamo dell’acquisizione della Goose Island da parte di Anheuser-Busch InBev, acquisizione che non ha lasciato felici molti dei fan del birrificio di Chicago. Oggi vi racconto le mie impressioni sul  loro pub di recentissima apertura nell’aeroporto O’Hare (ovvero l’aeroporto di Chicago).

Sebbene non sia riuscito a capire di preciso quando abbia aperto, sono abbastanza sicuro che l’estate scorsa non ci fosse (ndMattia: quando son rientrato in Italia, a Giugno 2010, era in costruzione e lontano dall’essere ultimato); le poche notizie che ho avuto collocano l’apertura al massimo 8-10 mesi fa, probabilmente meno. Non so quindi quanto InBev abbia influito sulla decisione: probabilmente poco o nulla.

Il pub si trova vicino al gate L10, terminal C (quello della American Airlines). In attesa del volo per il rientro a casa, sebbene con molto poco riposo alle spalle, decido di fermarmi per un paio di birre mentre leggo un po’. L’offerta di Goose Island non e’ molto ampia: 4 birre alla spina e 7-8 bottiglie. Alla spina, ci sono fisse Honker’s Ale e 312 Urban Wheat Ale, che sono probabilmente le più vendute; completano il quadro la Green Line Pale Ale, e la Matilda (quest’ultima linea credo sia a rotazione). Ad essere sincero, queste birre non completano il quadro. Infatti, per i più desiderosi, il pub ha ben pensato di dotarsi anche di Miller Lite, Budweiser e non ricordo cos’altro (nota: potrei confondermi sui nomi di quest’ultime birre, dato che hanno tutte esattamente lo stesso sapore e il mio cervello non fa distinzione – potrebbe essere stata anche una Coors Lite, spero che nessuno me ne voglia per la dimenticanza).

Quale potrebbe essere il motivo di una sì misteriosa scelta? E’ presto detto: le produzioni Goose Island sono care assatanate (almeno 9 dollari per una pinta), e per i meno dotati di portafogli, non rimane che l’opzione Budweiser. Per mia fortuna il portafogli non era vuoto, e quindi ho iniziato con una Green Line Pale Ale alla spina, molto rinfrescante e ben bilanciata, ma non eccelsa (ormai negli USA ci hanno abituati ad APA di altra caratura), per poi proseguire con una sempre impeccabile Bourbon County Stout in bottiglia. Quest’ultima, che credo di aver pagato ben 12 dollari, non ha certo bisogno di introduzioni, e a chi non l’avesse mai bevuta, segnalo soltanto il 100/99 su ratebeer, su cui mi trovo senza dubbio d’accordo. Completamente annichilito dalla bomba appena bevuta, era ormai arrivato il momento di prendere l’aereo, e quindi me ne sono andato senza troppe esitazioni.

Vediamo di riassumere. Il pub è arredato in maniera decente – niente da eccepire su questo. La scelta delle birre è limitata, ma in un aeroporto, forse non si può chiedere troppo. Almeno le birre sono di qualità, sebbene le spine siano solo le produzioni più “commerciali” della Goose Island. Tuttavia, il prezzo è assolutamente esagerato: ai due brewpub in città, le stesse birre costano meno della metà. Perché qui sono così care? Mentre al tempo stesso, le birracce non Goose Island alla spina hanno un prezzo normale. E se vengo in un brewpub, non mi aspetto certo di essere invogliato a bere una Miller Lite. Quante persone sono entrate qui dentro e hanno preso la loro affezionatissima Budweiser invece di sperimentare una Honker’s Ale, solo perché la prima costa quasi 3 volte di meno? Forse il cibo è di buona qualità? Non posso dare giudizi personali, ma da quanto mi è stato detto ed ho letto in giro, il cibo è di qualità mediocre e anch’esso piuttosto caro. Certo, le scelte mangerecce nel terminal C sono limitate e meglio di un McDonald’s c’è anche la segatura dei bagni dell’aeroporto, ma qui forse si esagera un po’. Infine, il servizio, almeno per quanto mi riguarda, è stato piuttosto scadente, con la cameriera che si è scordata per ben due volte di portarmi l’ambita Bourbon County.

Onestamente non ho trovato molti lati positivi in questo esperimento di Goose Island all’aeroporto. Se passate da quelle parti e assolutamente morite dalla voglia di assaggiare qualche Goose Island perché sarà la vostra unica occasione, fate pure. In tutti gli altri casi, consiglio di recarsi ai molto più forniti, economici ed accoglienti brewpub a Chicago, oppure in un qualsiasi altro bar decente della Windy City. Non credo sia questo il modo giusto di farsi pubblicità ed aiutare la diffusione della buona birra.

Giacomo

Alfieri…

1

Category : Birra, Notizie in breve

…dell’uomo del Giappone. Che, per quanto riguarda il nostro sito, è sempre stato il buon Gabriele, che già immagino commosso e abbracciato a una spina del Popeye di Tokyo (costantemente tra i migliori locali di birra al mondo su Ratebeer).

La notizia, in questo caso, è che il vulcanico Alex Liberati ha cominciato tramite la Impexbeer a distribuire per la prima volta in Italia due tra i birrifici giapponesi più amati dai rater, vale a dire la Baird Brewing Co. di Shizouka e le Hitachino Nest prodotte dalla Kiuchi Brewery di Ibaraki.

I più fortunati di voi (in qualche pub che ha già fatto scorta, in qualche beer shop, o anche in fiera a Rimini) avranno già avuto modo di assaggiare le novità del catalogo, vale a dire una selezione di bottiglie davvero interessanti. Ce ne siamo procurati una piccola scorta pure noi, anche perché eravamo curiosi di sentire se erano arrivate indenni dal viaggio, oltre che un po’ nostalgici.

Per quanto riguarda la Baird, si tratta senza dubbio di uno dei più interessanti produttori artigianali del Giappone. Fondata da Bryan Baird, un birraio americano residente nel paese del Sol Levante, ha due locali a Tokyo (uno visitato da Gabriele lo scorso anno) e uno di freschissima apertura a Yokohama, oltre all’ormai storico brewpub nel paesino di Numazu.

Al riassaggio in bottiglia quelle che abbiamo provato passano tutte a pieni voti, con la Rising Sun Pale Ale davvero sugli scudi. E dire che, trattandosi comunque di un birraio che fa di freschezza ed equilibrio i suoi punti di forza, l’imbottigliamento e il viaggio rappresentavano una bella incognita per noi che avevamo provato le sue creazioni solo alla spina e direttamente alla fonte. Prova invece brillantemente superata, e se magari su 6 birre provate ce n’erano un paio non proprio stellari, la maggior parte se le gioca alla grande con le migliori produzioni del nostro paese. Publican avvisato…

Per quanto riguarda le Hitachino Nest, invece, c’era qualche perplessità fin dalla scelta delle birre: la nostra scelta sarebbe ricaduta su altri nomi che ci hanno davvero entusiasmato nelle nostre bevute asiatiche (per fare un nome a caso, la Swan Lake). Le ottime valutazioni su ratebeer secondo noi sono figlie della leggermente più facile reperibilità negli States (Mattia e Giacomo han trovato qualcosa quest’estate al Local Option di Chicago) delle Hitachino rispetto ad altre birre giapponesi, anche perchè talvolta la superiorità di altre connazionali ci era sembrata davvero netta.

Perplessità non del tutto fugate dal riassaggio di qualche bottiglia: se la Espresso Stout passa agevolmente il test (con un vero trionfo di caffè), la Red Rice si arena miseramente sui palati rifiutandosi di scendere. D’altra parte, si tratta di una varietà di cereale che si dice porti fortuna, un po’ come le lenticchie a capodanno dalle nostre parti (mentre scrivo ho già il terrore che qualche birraio italiano trovi ispirazione da questa affermazione).

Insomma, da parte nostra massima soddisfazione nell’annunciare lo sbarco di alcuni microbirrifici che abbiamo davvero amato, sperando che ne possano seguire anche altri, magari grazie al probabile successo che potrebbero raccogliere nei prossimi mesi…

PS. da Gabriele:
da bravo uomo del Giappone, tra un mesetto sarò di nuovo nella terra del Sol Levante (sta cosa sta diventando patologica, me ne rendo conto…). Chissà, magari tornerò con l’anteprima di qualcosa che poi vedremo anche dalle nostre parti.
Per chi fosse da quelle parti durante le stagione dei ciliegi, passate a farmi un saluto! Mi troverete all’altro locale di Tokyo della Baird, oppure abbracciato a una spina del Popeye.

Arriva l’IBF Milano – siete pronti?

7

Category : Eventi, Notizie in breve

Quest’anno l’Italia Beer Festival di Milano si terrà, come già anticipato qualche settimana fa, al Palasharp di via Sant’Elia 33.

Lo storica e ormai un po’ vetusta tensostruttura di Lampugnano, molto comodamente raggiungibile sia in auto (uscita viale Certosa della A4) che con i mezzi pubblici (Metropolitana rossa, fermata Lampugnano) è infatti quasi giunta al capolinea della sua lunga storia, dato che ne è previsto lo smantellamento poco prima dell’estate 2011. Dagli anni ’80 a oggi ha cambiato mille sponsor e denominazioni (memorabile, per chi ha almeno 30 anni, la prima: Palatrussardi) e ospitato qualche migliaio di concerti, eventi sportivi e manifestazioni di ogni tipo.

Quest’anno tocca alla birra, con la formula ormai collaudata dell’Associazione Degustatori Birra. Dal sito dell’associazione giunge infatti una anticipazione dei birrifici confermati, degli orari e di altre utili informazioni.

Cominciamo dai birrifici confermati e presenti con birraio:

Amiata – Italia
Bacherotti – Italia
Bad Attitude – Svizzera
Bauscia – Italia
Bi-Du - Italia
BrewFist – Italia
Civale – Italia
Croce di Malto – Italia
Doppio Malto – Italia
Geco – Italia
Henquet – Italia
L’Inconsueto – Italia
Orso Verde – Italia
Manerba Brewery – Italia
Rurale – Italia
San Paolo – Italia
Sguaraunda – Italia
Toccalmatto – Italia
Un Terzo – Italia
Valcavallina – Italia

L’elenco, come specificato sul sito dell’associazione, è provvisorio. La lista è abbastanza corposa e presenta per lo più nomi già visti in precedenti edizioni dell’Italia Beer Festival (Milano e Torino). C’è anche spazio per qualche novità: il debutto in società di Brewfist e (almeno per quanto riguarda Milano) di Bad Attitude.

Questi invece gli orari:
Ven 4/3 dalle 17.00 alle 02.00
Sab 5/3 dalle 12.00 alle 02.00
Dom 6/3 dalle 12.00 alle 24.00

Per quanto riguarda il cibo, c’è un primo elenco di espositori  che comprende due produttori di prosciutti e un salumificio.

Se volete rivivere le nostre esperienze all’Italia Beer Festival, invece, ecco qualche link utile:

Italia Beer Festival Milano 2009
Italia Beer Festival Roma 2009
Italia Beer Festival Bologna 2009

Italia Beer Festival Milano 2010
Italia Beer Festival Torino 2010

alessio

IBF Milano 2011

Italia Beer Festival Milano (ex Salone della Birra Artigianale e di Qualità), 4-6 Marzo 2011

Luogo e orari della manifestazione

Palasharp,
Palasharp, via Sant’Elia 33
20148 Milano

www.palasharp.it/

Orari:

Ven 4/3 dalle 17.00 alle 02.00
Sab 5/3 dalle 12.00 alle 02.00
Dom 6/3 dalle 12.00 alle 24.00

Come raggiungere il Palasharp

Auto
Tangenziale est/ovest, uscita viale Certosa. Parcheggio auto multipiano ATM di Lampugnano, di fronte al Palasharp, aperto tutti i giorni dalle 6.00 all’1.00. Vi consigliamo di munirvi di monete, poiché il pagamento è gestito automaticamente. Navigatore, inserire: Parcheggio Lampugnano N 454900016 E 9.1288160
Disponibilità di parcheggio nelle vicinanze della manifestazione utilizzando anche il col parcheggio di interscambio Lampugnano o utilizzando MM con parcheggi di Cascina Gobba, Famagosta, Bisceglie, Lampugnano, San Donato e Molino Dorino.

Mezzi pubblici
Metropolitana Linea Rossa (MM1) direzione Rho Fiera. Fermata Lampugnano. 100 metri.

Treno
Stazione Centrale. Prendete la Metro Linea Verde (MM2) direzione Abbiategrasso, fermata Cadorna, poi prendete Linea Rossa (MM1) direzione Rho Fiera. Fermata Lampugnano. 100 metri.

Aereo
Linate aeroporto: pullman 73 fino a San Babila, poi metropolitana Linea Rossa (MM1) direzione Rho Fiera. Fermata Lampugnano. 100 metri. Malpensa aeroporto: treno MalpensaExpress fino Stazione Cadorna, poi metropolitana Linea Rossa (MM1) direzione Rho Fiera. Fermata Lampugnano. 100 metri.
Visita Roadsharing.com e trova un modo alternativo per raggiungere il festival

Espositori

Elenco Espositori (Provvisorio)

Food
Dok Dall’Ava – prosciuttificio
San Marino – prosciutti
Thogan Porri – salumificio
Birrifici (con un proprio stand e con presenza del birraio) – Elenco Provvisorio
Amiata – Italia
Bacherotti – Italia
Bad Attitude – Svizzera
Bauscia – Italia
Bi-Du – Italia
BrewFist – Italia
Civale – Italia
Croce di Malto – Italia
Doppio Malto - Italia
Geco – Italia
Henquet – Italia
L’Inconsueto – Italia
L’Orso Verde – Italia
Manerba Brewery – Italia
Rurale – Italia
San Paolo – Italia
Sguaraunda – Italia
Toccalmatto – Italia
Un Terzo – Italia
Valcavallina – Italia

Pernottamento

Per gli espositori è disponibile una convenzione all’Hotel Poliziano Fiera. Vista la concomitanza con altre attività fieristiche i posti sono limitati.

Periodo:4-6 Marzo 2011;
Trattamento: B&B
Tariffa, per camera a notte, inclusiva di una ricca colazione dal buffet all’americana,
servizio, tasse ed IVA:
92 € singola/doppia

HOTEL POLIZIANO FIERA
Via Poliziano, 11 – 20154 Milano
Tel. +39 02.31.91.91.61 – Fax +39 02.31.91.931
groups.hotelpolizianofiera@adihotels.com
www.adihotels.com

Coppa Lombardia di Freccette 2009

Dopo il successo delle precedenti edizioni si sarà nuovamente la Coppa Lombardia di Freccette, gara valida per le qualificazioni alla Coppa Italia Nazionale
Domenica 22 marzo 2009
Inizio gare ore 13,00
Per ulteriori informazioni scarica il volantino.

Carrom

Il Carrom è un antico gioco di origine Indiana, molto simile al biliardo. Lo scopo del gioco è quello di imbucare le proprie pedine prima dell’avversario colpendo lo striker (pedina battente) con un dito.

La Federazione Italiana Carrom (www.carromitaly.com) sarà presente all’Italia Beer Festival di Milano con uno spazio dimostrativo dove chiunque potrà provare gratuitamente il gioco ed avere la possibilità di sfidare alcuni dei migliori giocatori Italiani.

Edizioni Precedenti

In costruzione

2006: Salone della Birra Artigianale e di qualità, Italia Beer Festival
2007: Salone della Birra Artigianale e di qualità, Italia Beer Festival
2008: Salone della Birra Artigianale e di qualità, Italia Beer Festival
2009: Italia Beer Festival

–>

Edizioni Precedenti

Italia Beer Festival 2009
Italia Beer Festival 2010

Hop Cat – Grand Rapids (MI), USA

Category : Locali, Viaggi

Non molto tempo fa parlavamo della Founders, a Grand Rapids; sicuramente un gran bel birrificio, con un altrettanto ben gestito brew pub. Ora, quanti altri posti soprendenti ci potranno mai essere nella ridente cittadina di Grand Rapids, si chiederanno i miei venticinque lettori? Di preciso non lo sappiamo, ma almeno un altro c’è di sicuro: stiamo parlando di Hop Cat, votato terzo miglior “beer bar” al mondo su Beer Advocate. E si capisce che la ridente cittadina di Grand Rapids è ridente perché gli abitanti possono permettersi di essere felicemente alticci, con della buona birra di qualità assoluta.

Infatti Hop Cat, che si trova a circa 10 minuti a piedi dalla Founders (mica vogliamo costringere i clienti a guidare, se vogliono spostarsi da un posto all’altro?), presenta circa una cinquantina di spine con una varietà da lasciare a bocca aperta. Invece di focalizzarsi solo su alcune tipologie di birra, qui puntano sull’avere disponibile quasi tutto lo spettro del bevibile: dalle birre di frumento ai barley wine, passando per ogni sorta di ale (pale ale, old ale, amber ale, brown ale, IPA) e senza dimenticarsi stout, porter, lager, tripel. E altrettanto varia è la lista dei birrifici rappresentati: su 50 spine, troverete almeno una trentina di birrifici diversi, da ogni angolo brassicolo del mondo: la parte del leone ovviamente spetta agli Stati Uniti, ma non mancano le importazioni europee – Belgio, Germania, Regno Unito, Danimarca. Gli unici birrifici che sono presenti un po’ più in massa sono l’Hop Cat stesso (con 6-7 spine proprie), e la vicinissima Founders. A proposito di Danimarca, una nota di colore: parlando con uno dei gestori della selezione delle birre a fine serata, se non ricordo male i dettagli della conversazione, è saltato fuori che all’Hop Cat la Mikkeller è talmente apprezzata, che quando arriva la Geek Breakfast, metà cassa sparisce  magicamente appena aperta per colpa dei gestori stessi!  E poi si hanno problemi a trovarla sul menu…

La stessa varietà si riscontra nella scelta delle bottiglie. Che sono tante (sebbene non in numero così esagerato, credo di ricordare circa due pagine di menu), e stavolta, oltre ai paesi citati prima, si aggiungono Canada, Italia (Baladin, Panil), Norvegia (HaandBryggeriet, Nogne O – mai viste tante Nogne O in un posto solo!), Olanda (De Molen, De Scheldebrouwerij) e sicuramente mi scordo qualcosa. Tutte ottime birre, con una attenzione per le rarità, specialmente nel caso degli USA: birre vintage, cotte speciali, bottiglie commemorative, eccetera.

Sarebbe quasi insensato farvi una lista di tutto quello che potete trovare. Da quello che ho visto, e seguendo un po’ la rotazione (anche grazie al loro praticissimo sito ufficiale), qualsiasi birrificio americano di un certo livello c’è, oppure c’è stato, oppure ci sarà in un futuro prossimo. Non mancavano nemmeno i nomi a noi sconosciuti o quasi, quindi se avete voglia di sperimentare fidandovi della loro selezione, siete liberi di farlo.

Capitolo mangereccio: venite tranquillamente a cena in questo posto e non resterete delusi. Gli ingredienti sono, per quanto possibile, prodotti locali e spesso biologici, e il risultato sono piatti ottimi ed equilibrati: ci sono alternative vegetariane, piatti “salutari”, ma anche paninozzi ripieni di carne. A detta di Mattia, il miglior hamburger che avesse mai mangiato in USA (manzo brasato con Porter). I prezzi, sia per il cibo che per la birra, non sono popolari, ma nemmeno troppo elevati, e in nessun caso li ho trovati sproporzionati alla qualità di quello che veniva offerto.

Tutto rose e fiori, quindi? Quasi. Mi permetto di fare un paio di appunti, assolutamente personali e che non guastano l’esperienza nel suo complesso, decisamente molto, molto positiva. Primo: non ho apprezzato molto le loro birre. Il loro cavallo di battaglia dovrebbe essere la Sage Against the Machine (bello il nome!), un American Pale Ale con note di salvia; l’ho trovato mediocre, un po’ troppo erbaceo e senza quella luppolatura impeccabile che mi aspetto da un APA. Non convince nemmeno l‘Hoppopotamus, IPA troppo blando. Non si capisce perché, in mezzo alle birre migliori provenienti da tutto il mondo, debbano occupare 6-7 linee di spina con le loro produzioni che non reggono minimamente il confronto. Capisco favorire i prodotti locali, però… E questo mi porta al secondo punto: credo ci siano un po’ troppe Founders sulla lista. Ok, la Founders è uno dei miei birrifici preferiti, ma si trova a 10 minuti a piedi dall’Hop Cat – perché dovrei prendere una Founders qui, se posso trovarla direttamente dal produttore a prezzo più basso?

Chiudiamo con delle note più positive, perché questo posto si merita decisamente  i complimenti ricevuti: bello e accogliente l’arredamento, meraviglioso il logo del locale (basato sul famoso sketch di Le Chat Noir di Toulouse Lautrec), gentilissimo e cordiale lo staff, che è sempre disponibile a dispensare consigli, suggerimenti, assaggi e due chiacchiere con gli avventori. Il plauso finale va a Mattia, che dopo una giornata iniziata alle 3PM con la visita alla Founders e conclusasi in tarda serata all’Hop Cat (senza alcuna pausa intermedia dalla durissima attività del turista birraio), ha avuto il coraggio di affrontare in solitaria, agli sgoccioli della serata, una meravigliosa Great Divide 15th Anniversary Wood-aged Double IPA, in bottiglia da 75cl, della quale ho bevuto solo un assaggio (in quanto, ahimé, guidatore sobrio designato). Non credo se la scorderà molto facilmente!

Giacomo (testi)
Mattia (foto)

Guida Alle Birre d’Italia 2011 – Slow Food

34

Category : Birra, Varie

E’ uscita la Guida Alle Birre d’Italia 2011 di Slow Food, pubblicazione abbastanza attesa fosse anche solo per cancellare il triste ricordo dell’edizione precedente, un libro con ottime promesse (il primo a voler fotografare nei dettagli il crescente movimento birrario italiano) ma con numerose pecche. Doveva essere la nostra prima recensione, quella dell’edizione precedente, ma decidemmo di soprassedere, non sapendo bene da che parte affrontare quel curioso volumetto. Già la presenza di pagine pubblicitarie in un libro (specie in una guida) mi risulta strana, ma almeno era un po’ meno fuorviante dell’insertino di una nota multinazionale presente sulla Guida Alle Birre del Mondo del compianto Michael Jackson, edita anch’essa da Slow Food.

Tra le tante perle, ricordo la totale assenza del Mosto Dolce (storico brewpub di Prato con almeno un paio di produzioni di tutto rispetto) e la presenza di nomi improbabili come il brianzolo Novecento. Difetti prontamente corretti nella nuova edizione della guida, che si concede il lusso di giocare d’anticipo inserendo birrifici in via di apertura come Extraomnes (di Luigi “Schigi” D’Amelio, letteralmente atteso al varco da un bel po’ di gente con cui ha avuto vivaci confronti in rete) ed Endorama (dell’amico Simone Casiraghi).

La vecchia guida ci diceva che le birre alla spina non meritavano giudizio né, quindi, apprezzamento. Criterio un po’ surreale, anche perché ci sono stili birrari che in bottiglia perdono tanto, se non tutto. Inoltre, ci sembrava un modo un po’ pigro e snob di liquidare i brewpub e le loro produzioni: difetto non ancora superato. Il giudizio sulle bottiglie invece vedeva un profluvio di capolavori da quattro e cinque stelle, e anche i grandi nomi dell’industria (trattati a parte nel finale) non avevano grosse difficoltà a raggiungere le due-tre stelle.

Questo, in passato. Guardiamo avanti, guardiamo al futuro, affidandoci alle stelle, appunto. Sembra esserci stata una discreta revisione in basso, con un generale abbassamento del voto che ha colpito quasi tutti.

Sul web, si è partiti dall’anteprima dell’ottimo Andrea Turco (che ha curato la parte dedicata alla birra in rete, e che ci ha segnalato: grazie) che anticipa la lista delle birre-capolavoro, quelle birre talmente buone da meritare il massimo punteggio possibile. Lista che ha destato polemiche fin dai primi commenti, con diversi lettori che contestavano l’una o l’altra birra, o facevano ironia sulle (legittime) perplessità di Paolo Polli. Ve la copiamo pari pari, per chi non avesse ancora avuto occasione di poterla apprezzare:

Chocarrubica - Grado Plato
Draco - Montegioco
Elixir - Baladin
Erika - Baladin
Filo Forte Oro – Birra Pasturana
Frakè - San Paolo
Ipè - San Paolo
Isaac - Baladin
Mama Kriek – Baladin
Martina - Pausa Cafè
Mummia - Montegioco
Nora - Baladin
Panada - Troll
Quarta Runa – Montegioco
Sticher - Grado Plato
Strada San Felice – Grado Plato
Tibir - Montegioco
Tosta - Pausa Cafè
Tosta Cuvée Acida – Pausa Cafè
Xyauyù - Baladin
Amber Shock – Birrificio Italiano
ArtigianAle - BI-DU
Ghisa - Lambrate
Nubia - Orso Verde
Porpora - Lambrate
Rodersch - BI-DU
Scires - Birrificio Italiano
Tipopils - Birrificio Italiano
Wabi - Orso Verde
Admiral - 32 Via dei Birrai
Extra Brune – Maltus Faber
Triple - Maltus Faber
BIA Golden Ale – Ducato
Divinatale - Torrechiara
Panil Enhanced Final – Torrechiara
Re Hop - Toccalmatto
Skizoid - Toccalmatto
Via Emilia – Ducato
Winterlude - Ducato
Contessa - Amiata
La 9 – L’Olmaia
Duchessa - Birra del Borgo
Enkyr - Birra del Borgo
Genziana - Birra del Borgo
Re Ale – Birra del Borgo
Reale Extra – Birra del Borgo
Re Porter – Birra del Borgo
Bianca Piperita – Opperbacco
Blanche du Valerie – Almond ‘22
10 e Lode – Opperbacco
Maxima - Almond ‘22
Noscia - Maltovivo
BB10 - Barley
BB Evò – Barley
Toccadibò - Barley

Questi dunque i capolavori dell’arte birraria italiana, curiosamente concentrati in pochissime regioni di produzione, tanto che uno potrebbe pensare che l’autore si sia lasciato un po’ trasportare dall’entusiasmo, o, come temiamo, dalle simpatie.

Altrove, invece, il neo-mastro birraio Schigi (vedi sopra) in veste di maestrina dalla penna rossa offre le sue cinque stelle e tira la riga su alcune produzioni e ne aggiunge altre, riuscendo nell’impresa quasi impossibile di aumentare le Baladin in lista, che assieme a Birra del Borgo occupano mezza lista delle eccellenze. Intendiamoci: a me, le birre del Borgo piacciono, specie alla spina. Della Genziana, provata in bottiglia un paio di volte, mi ha colpito la totale assenza dell’aromatizzazione promessa. Ma ammetto che un paio di assaggi non sono sufficienti a giudicare la complessità di una birra, e magari mi è capitata la bottiglia sfortunata. Lo stesso riesame me lo riservo per la collaborazione di lusso (con Sam Calagione della Dogfish Head) My Antonia, che almeno ha il pregio di spaccare gli appassionati tra chi la adora e chi no.

Da parte nostra, quello che notiamo è un grosso livellamento: una volta deciso che un birrificio fa roba buona, si sprecano le quattro stelle, con punte di cinque per le eccellenze e con un bel tre per le birre che a chi ha curato la guida non sono piaciute. Raramente (mai?) un birrificio “cinque stelle” si prende le due stelle per una produzione sballata, piuttosto si fa finta di nulla e si mette solo la schedina in breve senza valutazione, forse per non sporcare la scheda di qualche produttore più o meno intoccabile. A sentire i curatori, ogni birra valutata è stata assaggiata almeno tre volte. Io ho forti dubbi, specie per qualche “produzione speciale” che si è rivelata di difficile reperibilità pure nelle zone di produzione (un nome su tutti, per chi come me abita in Lombardia, può essere quello della Birra Madre di Menaresta, un frullato di lieviti impazziti di difficile valutazione: tre stelle).

A proposito di birre tre stelle: la mia più grande perplessità è proprio sulla presenza di moltissime birre liquidate con una breve scheda che riprende quasi calligraficamente la scheda del produttore e vengono liquidate con un giudizio medio senza troppi approfondimenti. Alcuni birrifici hanno una fila di stelle praticamente uguali per ogni birra prodotta, con una variabilità quasi assente. La sensazione è che le birre non siano state provate con la dovuta attenzione, perché la maggior parte dei birrifici ha un paio di prodotti di punta e un prodotto o due ai limiti della potabilità. Qui invece tutto è livellato sulla norma, come se al birrificio fosse stato assegnato un determinato punteggio e in base ad esso poi si fanno gli aggiustamenti del caso. Non si sa quindi se sarebbe utile pensare a un nuovo sistema di valutazione o se cancellare il sistema di stelle in tutto e per tutto.

Inoltre, quando leggo una guida birraria mi piace una certa personalità nelle scelte e anche nelle schede. Certo, c’è il rischio di sbagliare, di dire qualche fesseria, ma almeno si giustifica in qualche modo il proprio lavoro, o almeno si fa vedere che c’è un lavoro dietro. Fare il verso alla scheda del produttore, per quanto dettagliata possa essere, mi fa chiedere cosa una guida del genere aggiunga rispetto alla semplice lettura delle etichette, comodamente possibile sia nel proprio pub-beer shop di fiducia che, ancora più facilmente, sulle pagine web dei produttori stessi.

15 (quindici) euro sono tanti, per un libro con le inserzioni pubblicitarie. Inserzioni di prestigio, da un noto distributore di birra alla maggiore banca italiana, passando per il marchio più noto di caffè del Belpaese e il consorzio di una nota specialità casearia. Gente con i soldi, insomma, mica parliamo di una paginetta di qualche oscura associazione locale di appassionati.

Le cose più carine sono la breve scheda introduttiva al birrificio e la tabellina che in pochi simboli riassume le birre. Velo pietoso sulla chiocciolona Slow Food.

Giudizio finale? Compratelo se vi serve una sorta di elenco del telefono della birra italiana, con due linee guida su quello che va assolutamente evitato (birre da 1-2 stelle) e quello che andrebbe provato almeno una volta (birre dalle 3 stelle in su). A proposito, tra le birre da due stelle ci sono la Grigna, pils del Lariano, e la Dreher, che “colpisce per facilità di beva” (sic). Prosit?

Open, Roma

Category : Locali

Come ultima tappa romana, dopo Ma che seiete venuti a fà, Brasserie 4:20, Bir & Fud, Mastro Titta, in Aprile ho visitato anche l’Open, sito in via degli Specchi, in zona Campo de’ Fiori (mappa), facilmente raggiungibile da Piazzale Torre Argentina. Il locale è al piano terra in una piccola stradina, e si divide in due ambienti: quello in cui si entra, più grande e che ospita la maggiorparte dei tavoli e delle spine, e quello più piccolino riservato alle produzioni estere.

Il locale, nella sala principale, offre una sessantina di posti a sedere, divisi più o meno equamente tra tavoli alti e divanetti. Praticamente inservibili, a meno che non siate dei giganti, gli sgabelli al bancone: vi trovereste comodi come seduta ma la vostra birra appoggiata sul bancone orbiterebbe almeno 10 cm più in alto di voi… la situazione mi ha lasciato piuttosto perplesso e non ho capito se era voluta o meno. L’arredamento, tutto il stile-Baladin è accogliente, con colori caldi ma anche moderno (acciaio). Il menù è presentato su un’enorme lavagna-parete alla sinistra del bancone, dove vengono aggiornate tutte le spine presenti al momento.

Nonostante ciò, è disponibile anche un menù, anche questo in stile-Baladin, con tutte le birre del giorno (è stampato “fresco”, complimenti per questo), divise per stile . Dietro al bancone sono esposte le bottiglie disponibili all’acquisto, anche se alcune voci mi han detto che pian pianino andranno a calare rendendo l’offerta del “take-away” meno interessante.

Open, Roma

Open, Roma

Sulle spine il discorso è semplice e tuttavia molto gustoso: come molti di voi sapranno, ci sono una quarantina di produzioni italiane a furiosa rotazione, tanto che anche qui come da altre parti, suggerisco di prendere subito le birre desiderate per non rischiare di doverle mancare. I birrifici presenti sono svariati, si va dal Bi-Du al Birra del Borgo, da Baladin a Citabiunda, da Ducato a Birrificio Italiano passando per Scarampola, Pausa Cafè, Orso Verde, Toccalmatto, Bruton, L’Olmaia, B94 e tanti tanti altri. I nomi sono eccellenti e davvero ogni serata “rischia” di essere stravolta dalla grande rotazione presente.

Nella sala “estera” invece si danno il cambio le produzioni di BrewDog (io ho preso una eccellente 5 am Saint), Het Anker, De Ranke eccetera. Birre anche qua eccellenti. I prezzi in linea di massima non sono proprio competitivi, e sono fissi sui 5€ per la 0.33: c’è da dire che sono bene o male allineati a quelli di tutti gli altri locali di Roma.

L’offerta sul cibo è buona, io ho solo preso delle gustose patate tipo “crisp” chiamate “fatata” con condimento a piacere, ma anche qui i prezzi non sono davvero troppo popolari. Vedo l’Open come un locale dove fare un buon e lungo aperitivo, magari poi spostandosi per mangiare qualcosa di più appagante, ma è solo la mia modesta opinione.

In conclusione, un eccellente locale che ha puntato tutto sulle artigianali italiane, e pur non essendo io un grande (e a volte nemmeno piccolo) amante nè delle birre Baladin nè della “politica” societaria, bisogna comunque apprezzare la vasta offerta dell’Open e la cortesia del personale: un salto, se si è a Roma, è giusto farlo, anche per poter esprimere la propria opinione a riguardo.

mattia

Brasserie 4:20, Roma

14

Category : Locali

Proseguiamo il viaggio birraio di Roma con uno di locali più famosi e più apprezzati: la Brasserie 4:20 di Alex Liberati. Diverso, diversissimo da tutti gli altri locali romani che ho recensito o recensirò a breve, è aperto tre anni e mezzo e si trova in zona Portuense (mappamappa dettagliata), non lontano dal famoso mercato di Porta Portese. Tra i suoi “difetti”, sicuramente ha quello della non facile raggiungibilità (almeno per chi come me non conosce bene la città e le linee di trasporto pubblico): la metropolitana non gli passa nemmeno vicino, quindi, in mancanza di mezzi autonomi, suggerisco di visitarlo presto o di mettere in conto una bella camminata o una bella botta da tassametro.

Brasserie 4:20, Roma

Brasserie 4:20, Roma

Ricavato all’interno di vecchi magazzini, la Brasserie 4:20 è, al colpo d’occhio, uno dei locali più belli in cui mi sia mai capitato d’entrare, forse il più bello in assoluto: composto da un’unica enorme sala, si presenta con arredamenti scintillanti e di grande impatto visivo. Al contrario, rimane probabilmente un pò freddo, meno intimo e accogliente di altri locali… diciamo il posto adatto più per portare la ragazza o un paio di amici che quello dove andare a fare della gran baracca. Al piano di sopra, invece, presente una terrazza, dove c’è più possibilità di fare baccano, e dove troverete altre sei spine :-)

Io ci sono stato due volte in quattro giorni, ed entrambe le volte mi son seduto a bancone, che è ampio e dà la possibilità di stare comodi (e non stretti stretti) anche nel caso si volesse mangiare qualcosa. A proposito di cibo, i piatti succulenti non mancano nel menù e la specialità è il pesce. I prezzi, d’altro canto, non aiutano troppo ad organizzare delle abbuffate.

Venendo alla scena birraia interna, bisogna dire che è di primissimo livello: se nell’articolo sul Mastro Titta elogiavo la classicità dei prodotti, la sicurezza che i grandi nomi storici possono dare alla clientela, il 4:20 basa la sua “politica” sull’esatto contrario… la sorpresa. La quasi totalità delle persone può tranquillamente entrare e trovare un sacco di birre sconosciute, anche io, pur conoscendo i prodotti di Alex, son rimasto colpito da nomi, etichette e sapori che non credevo nemmeno esistessero.

Le spine sono ben 34: quando son stato io, 17 erano attaccate e 11 no (non conosco lo stato delle sei spine al piano di sopra). Si trovavano tre Mikkeller (due delle quali della linea Single Hop, cioè fatte con un solo tipo di luppolo e spesso usate a scopo “didattico” per trovare profumi, aromi e sentori erbacei o fruttati), la meravigliosa Southern Tier Choklat (100 su ratebeer) – che è una stout talmente cioccolatosa (passatemi il termine) che se non fosse alcolica si potrebbe tranquillamente scambiare con una tazza di Nesquik – e la sorella Southern Tier Ipa (ratebeer 97), davvero notevole. Inutile aggiungere che qui le spine cambiano a velocità vorticosa.

Brasserie 4:20, Roma

Brasserie 4:20, Roma

Tra le bottiglie, si trovano tutte le Revelation Cat (etichetta – di proprietà di Liberati – che collabora principalmente con i danesi di Mikkeller e gli olandesi di De Molen), Mikkeller, tutte le Southern Tier, le Nogne O, Portbrewing, Hoppin’ Frog, Haandbryggeriet, De Molen… nomi da mozzare il fiato ma anche birre di difficile degustazione, con spesso gradazione alcolica importante o sapori intensi: è l’altro lato della medaglia. Io ho assaggiato la Southern Tier Jah-Va che su ratebeer prende un “normalissimo” 100 e una ottima la Nogne O Dobbel Ipa (98). Perchè metto il voto di ratebeer (pur non essendo io un gran fan di voti e premi)? Perchè al 4:20 ogni spina ha segnalato voto e descrizione originale del famoso sito di rating.

In conclusione, posto eccezionale. Ma per mia personale convinzione, il 4:20 rimane il locale in cui chiudere la serata e non quello dell’aperitivo… in ogni caso, chapeau.

mattia

Birroteca “Al Goblet”, Modena

2

Category : Locali

Scriviamo ora di quello che è diventato uno dei (se non “il”) locali più frequentati di Modena: la Birroteca Al Goblet (sito): Goblet che vuol dire “Calice”, sia in francese che in inglese, e infatti metà delle persone lo chiama in modo anglofono e metà alla transalpina. Il locale è in pieno centro storico di Modena, nella vivace zona della Pomposa (dal nome della chiesa e della piazza antistante), dove coesistono locali ben diversi gli uni dagli altri, e dove buona parte della movida cittadina si ritrova il venerdì e il sabato.

Il locale, aperto soltanto a luglio 2008, è abbastanza piccolo (una trentina di posti a sedere nei vari tavolini da 4, più il dehors esterno che tiene una ventina di persone) e nelle serate affollate o con maltempo non è sempre semplice trovare un posto a sedere. Il bancone, particolarmente curato, offre 10 spine in ottone: le classiche e fisse sono Auerbrau (Rosenheimer), Fischer, Murphy’s Stout, Erdinger Weiss, Goldenfire, Affligem Blonde, Affligem Rouge, La Chouffe. Le altre due spine ogni tanto ruotano (ultimamente Blanche de Namur, Chouffe N’Ice) e ogni tanto vengono occupate dalle produzioni del locale. Avete capito bene: i gestori del locale sono due dei tre soci del Birrificio Emiliano di Ponte Samoggia e sono l’unico locale (sicuramente a Modena e dintorni, ma per ora credo al mondo vista la “tiratura” ridotta del Birrifico) ad avere le loro spine. La Forum Gallorum è una bionda chiara, abbastanza luppolata, da 6%, ottima bevibilità. La rossa, che prende il nome di Pomposa (come detto, la piazza in cui si trova il locale) ha 6.2%, in stile Ale inglese, è ben bilanciata pur non essendo particolarmente corposa. In arrivo so di certo che ci sarà la nuova produzione dei San Geminiano (dal nome del patrono di Modena), che verrà prodotta seguendo una ricetta per una Blonde belga.

Al di là delle spine (che purtroppo va detto: la rotazione è per ora praticamente nulla) il locale offre più di cento etichette tra birre belghe, italiane, americane, olandesi, britanniche, tedesche e chi più ne ha più ne metta: alcune etichette come Jaipur e Kipling (Thornbridge), tutte le trappiste, un ottimo assortimento di Cantillon, tutta la linea della Dupont e del Ducato, Sierra Nevada, Brooklyn, Flying Dog, BrewDog sono solo alcune delle proposte. Sulle bottiglie la varietà è decisamente più in “movimento” rispetto alle spine e non manca mai qualche bella sorpresa. Simpatica anche la possibilità di affittare una megabrocca da 2lt, farsela riempire della birra preferita e portarsela a casa per berla assieme agli amici.

Il locale offre un buon servizio di paninoteca, con specialità tagliere di salumi e formaggi con tigelle. Ogni tanto il Goblet organizza eventi a tema come abbinamenti cibo-birra, cene a base di sushi, imperdibili degustazioni di formaggi o serate musicali con dj. Il servizio è iper cortese e particolarmente “alla mano”. E’ aperto tutti i giorni dalle 18 all’1 e nel weekend fino alle 2: happy hour halle 18 alle 20.30.

Insomma, Modena città non offre ancora troppo dal punto di vista birraio, e non ci si può fare problemi nel consigliare questo bel locale. Se solo la scelta delle spine ruotasse di più, magari affidandosi un pò di più al coraggio invece che al mantenimento dello status quo, potrebbe veramente far fare un enorme salto di qualità al Goblet, portandolo di diritto  tra i migliori locali in provincia e in regione.

mattia

AGGIORNAMENTO Maggio 2011.
Le cose non son cambiate molto dall’articolo. Le birre alla spina sono le stesse identiche, non son mai cambiate (Affligem, Auerbrau Export, Goldenfire, Muphy’s Stout, La Chouffe, Erdinger), e questo è un lato deludente. Le spine dedicate al Birrificio Emiliano sono aumentate e sono diventate 3 fisse, a rotazione. Cancellati praticamente tutti gli eventi come le degustazioni e le serate particolari, rimane solo la festa del birrificio a metà Dicembre. Le referenze in bottiglia sono sempre parecchie e abbastanza varie ma in generale  si tratta di cose particolarmente facili da trovare (tra cui però pochissime italiane: oltre alle bottiglie del Birrificio Emiliano, rimangono solo qualche Ducato e alcune Baladin). Il locale rimane sempre molto affollato, in qualsiasi sera della settimana, nel weekend è davvero difficile trovare posto (tranne in estate che invece il “dentro” rimane deserto). Purtroppo la grande affluenza si ripercuote moltissimo sulla modalità di servizio, che rimane estremamente cortese ma molto frettoloso: la spinatura delle birre è fatta in pochissimi secondi, il che non le fa di certo rendere al massimo.

Guida di sopravvivenza – Trento

Category : Beershop, Birra, Locali, PintaPerfetta

Trento è una città in cui “prima o poi ci si capita”, per il suo essere graziosamente turistica o per i mercatini natalizi o per la stagione sciistica invernale.
Bere birra a Trento però, birra buona, non è un’impresa così semplice come può apparire. Da questa premessa nasce la mia breve guida di sopravvivenza in una città in cui vivo da (troppi) anni e che purtroppo è ben distante dall’essere un’oasi felice per la birra artigianale e di qualità.
Innanzitutto uno degli ostacoli maggiori è dato dalla clientela stessa. I « giovani » sono in gran parte interessati alla quantità, al minor costo, allo sfondarsi di birraccia da happy hours, sbobba annacquata di cui potrei dire ogni male possibile. Dove invece gira la grana, tra i cosiddetti « borghesi », l’offerta e la storia vinicola è sufficiente a colmare le richieste affibbiando alla birra il ruolo che può avere un succo di frutta: dissetare se fa caldo o al limite sbronzare qualche adolescente alle prime armi.
Un ulteriore ostacolo è dato dalla presenza, quasi invadente nella zona, del birrificio Forst in quel di Lagundo, non troppo distante da Merano. La Forst probabilmente è uno dei rari esempi di prodotto altoatesino amato nel Trentino, dove un po’ per sana tradizione montagnina, un po’ per la classica chiusura provinciale italiana, si è portati a magnificare le lodi di qualsiasi cosa prodotta in loco e di diffidare di conseguenza delle novità portate dai « foresti ».
Quindi trovare un bar che serve Forst a Trento è come trovare una boulangerie a Parigi, impresa veramente semplice. Raccontare la Forst è piuttosto banale. Discreta pils, buona doppelbock ma rimane comunque un prodotto industriale.
Passando in rassegna i luoghi della città, non posso che iniziare dalla birreria Pedavena (di cui potete osservare il sito particolarmente trash, alzate il volume della casse e gustatevi l’intro… )
Da non confondere con l’omonima di Feltre, il Pedavena si trova poco fuori le mura, in zona ancora centrale e turistica.
Il locale è enorme, esteticamente invitante e attrezzato per ricevere le frotte di turisti alla ricerca di un luogo caratteristico per un pranzo e un boccale.
Il cibo è senza infamia e senza lode, anche per la quantità stile mensa di persone che al suo interno girano (per mangiare attraversate la strada, all’ottima Trattoria del Volt), mentre la birra è prodotta in casa.
La birreria segue la legge di purezza tedesca offrendo una lager piuttosto ordinaria, una bock non eccelsa e una buona Weiss. Il problema di fondo, a mio avviso, è nella gestione del locale : frenetica e a volte “dittatoriale” che poco punta sulla qualità del servizio e molto invece sulla velocità e sulla capienza e aspetto delle sale.
I baristi ruotano frequentemente (mentre la birra è sempre quella), non affinandosi mai e sembrando scelti più per la pazienza che per la competenza. Un ricordo su tutti è il mesto bicchiere della schiuma, preparato a parte e usato indistintamente su tutte le birre per il rabbocco in caso di necessità. Roba da bollino rosso a vita.


Altre alternative birrose purtroppo sono legate a locali, anche ben gestiti e curati, ma nati e tutt’oggi vissuti per il vino, che timidamente si affacciano nella mescita di birra.

Tra questi segnalo l’osteria della Mal’Ombra, nel sud della città e l’enoteca della Sgeva nella zona nord. Nel primo si trova la promessa perenne (spero prima o poi mantenuta) di 2 spine di birra artigianale e una lista di circa 15 bottiglie di birra artigianale italiana, con una tendenza dolente alle birre di castagne che personalmente non amo.
La Sgeva invece è ancora più rudimentale, con bottiglie di Baladin, Hy e Montegioco (se la memoria non mi tradisce), vendute però a prezzi esorbitanti.
Ultima segnalazione più speranzosa verso il futuro è data dall’enoteca Grado 12°, in pieno centro storico.
Enoteca di ottimo livello per quanto riguarda i vini, il personale impeccabile e la presentazione dei prodotti, negli ultimi mesi si sta progressivamente aprendo alla vendita di bottiglie di birra di qualità.
La rotazione dei prodotti è abbastanza costante, si intuisce il desiderio di provarci e nell’offerta di circa 30 bottiglie è spesso possibile reperire prodotti non banali (come la belga Embrasse o l’americana Brooklyn Local 1) e a prezzi invitanti.
Concludo questa breve rassegna, ricordando che questa è una guida di sopravvivenza. Trento ad oggi ha un’offerta limitata, forse in crescita e il meglio che posso consigliarvi è di passarci le vacanze, girare i mercatini, ma se non siete dei feticisti della Forst, bevete altrove.

I prossimi eventi (Gennaio-Febbraio)

1

Category : Fiere, Rassegne

Ecco gli appuntamenti importanti delle prossime settimane.

Birre della Merla (29-30 Gennaio 2010)
Presso la Locanda del Grue (o meglio all’esterno della locanda, al freddo e al gelo), si terrà l’insolita festa della birra sessione invernale, nei giorni più freddi dell’anno (quelli appunto della Merla, per chi non lo sapesse).

Questa la selezionata lista dei birrifici presenti: Montegioco (Dracoe Demon Hunter); Bi-Du (XTrem, Confine e ArtigianALE); Orso Verde (Wabi e Rebelde); Toccalmatto (Russian Imperial Stout e altre a sorpresa); Almond ’22 (Nuova fredric, Maxima e Torbata); La Buttiga (Polka e Sophia); Troll (Stella di Natale e Porter Mejo); Pasturana (Filo doppio e Filo forte e…); Revelation Cat e Torrechiara (Panil).

Ovviamente al tutto si aggiungerà menù adeguato al clima (polenta, salamelle, etc.)
Per informazioni più dettagliate, consigliamo di guardare anche la loro pagina su Facebook.
Contatto e-mail: birredellamerla@gmail.com

Birra Nostra, Padova (6-10 Febbraio 2010)
Passa da Rovigo a Padova (zona Padovafiere) l’esposizione di birre artigianali di Birra Nostra. Il programma dei partecipanti sulla carta è molto ricco, con il colosso Interbrau in prima fila ma anche con la presenza di numerosi produttori artigianali italiani (Birrificio del Ducato, Birrificio Italiano, Bruton, White Dog e molti altri consultabili nel sito ufficiale ). L’esposizione si svolgerà tra il 6 e il 10 febbraio, dalle 19:30 alle 24:00 (dalle 10:00 alle 18:00 per gli operatori e i partecipanti ai laboratori), con la possibilità di accedere a laboratori di degustazione guidata dall’ottimo Kuaska.
Per maggiori informazioni vi lascio al sito ufficiale, e al futuro report di Pintaperfetta, che ovviamente in queste occasioni non può assolutamente mancare.. :-)

Pianeta Birra, Rimini (21-24 Febbraio 2010)
Come ogni anno, a Rimini si terrà l’esposizione internazionale di Pianeta Birra (& Co.), appuntamento dell’anno italico e tra i maggiori eventi europei data la mole e la varietà di espositori presenti. L’evento è dedicato agli addetti del settore (grossisti, distributori, importatori e gestori di locali), alla stampa e alle associazioni di categoria. Alle giornate partecipano Unionbirrai e Mo.Bi., con interessanti seminari.

Il prezzo del biglietto d’ingresso è di €38 per chi avrà un biglietto invito fornito dalle aziende espositrici o un biglietto ridotto (costo € 3); mentre l’abbonamento per le 4 giornate è di €80.

E’ da ricordare che l’esposizione è aperta esclusivamente agli addetti, quindi spopoleranno come ogni anno tentativi di struscio, raccomandazioni di amici e tecniche ninja di infiltrazione. Noi consigliamo di affidarsi alle associazioni di categoria, ad esempio gli associati Mo.Bi. avranno la possibilità di accedere alla fiera a prezzo ridotto.

Ultimo appunto per chi riuscirà ad andare: evitare sacche capienti, vestiario “da fattone” e ubriacature più o meno moleste. L’organizzazione dell’evento è infatti abbastanza rigida a proposito e non esiterebbero a burrarvi (spalmarvi su una fetta di pane) e buttarvi fuori gentilmente.

Antonella e Mattia