Birre maturate in botte, una nuova frontiera?

10

Category : Varie

Negli ultimi anni, c’è stato un proliferare sempre più spinto di birre maturate in botte di legno, tanto che perfino i monaci trappisti di De Koeninshoeven hanno lanciato il loro prodotto di punta, la famosa La Trappe Quadrupel in versione Oak Aged (ovvero maturata in botte). Tutto questo è solo una moda del momento o può davvero contribuire a donare alla birra una complessità che non è possibile ottenere diversamente?

Innanzitutto, è bene chiarire che in questo articolo si vogliono prendere in considerazione solamente le birre che effettuano la maturazione nel legno, quindi non quelle birre che presentano note di Brett e affini. Birre fatte e finite, quindi, che tramite un ulteriore passaggio nelle botti acquistano nuove sfumature olfattive e gustative. Molto spesso le botti utilizzate sono usate, ovvero in precedenza hanno ospitato distillati, vino o vino fortificato. In questo modo, oltre all’apporto del legno, il distillato/vino presente in precedenza contribuisce a arricchire il gusto della birra.

Ma quanto dovrebbero essere presenti le note di legno/distillato in queste birre?Personalmente le divido in due categorie: birre dominate dalla botte e birre arricchite dalla botte.

Nel primo caso, rientrano sicuramente i prodotti della linea Paradox di Brew Dog. La base comune è sempre la stessa, la loro Riptide, una Imperial Stout. Successivamente subiscono una lunga maturazione in botte in cui precedentemente era stato ospitato del whisky, tale da conferirgli fortissime note derivanti dal distillato precedente. In queste birre il carattere del prodotto base molto spesso è molto coperto dalla botte, tale da renderlo diversissimo dall’originale.

Alla seconda categoria appartengono birre come La Trappe Quadrupel Oak Aged o la Cuveè Delphine di De Struise. La maturazione avviene lo stesso in botte (nel caso de La Trappe addirittura in diversi tipi di botte diversi), ma conservano ben distinto il carattere base della birra d’origine. Si sente che hanno qualcosa in più: normalmente sono più cupe e complesse, sia come aromi che come gusto, ma il carattere della birra originale non viene stravolto o coperto.

Personalmente preferisco il secondo tipo, in modo che il carattere originale non venga radicalmente modificato. Così come nel vino, dove dopo anni di vini particolarmente segnati dal legno si sta tornando a una visione più “gentile” dell’apporto di quest’ultimo, ritengo che la botte debba aggiungere un tocco di complessità alla birra, non diventare il carattere dominante della birra. Ciò non toglie che la prima categoria abbia un gran numero di estimatori, soprattutto quando vengono utilizzati disillati nobili come i whisky di Islay. Il loro carattere fortemente torbato e marino è senza alcun dubbio estremamente affascinante e la maggior bevibilità di una birra rispetto a un whisky dà la possibilità agli amanti dei nobili distillati scozzesi di goderne in modo più disinvolto.

E in Italia?

I birrai nostrani si sono tuffati in questa nuova dimensione, con risultati piuttosto interessanti. Un produttore che sta facendo prodotti molto interessanti in questo stile è il Birrificio del Ducato. La loro Black Jack Verdi Imperial Stout è una “normale” Verdi passata in botti di bourbon. Già il prodotto di base è molto interessante, questa versione è dotata di grande complessità e di un notevole carattere, tanto da fargli vincere il premio Birra dell’Anno 2010 nella categoria delle birre passate in botte. Un altro prodotto interessante del birrificio di Roncole Verdi di Busseto è l’Ultima Luna, un barley wine maturato in botti da vino. Non ha la stessa finezza della Black Jack,ma è sicuramente un prodotto dotato di un suo carattere.

Uno dei primi esprimenti a riguardo è stato fatto da Revelation Cat (non un vero e proprio birrificio, dato che non hanno un impianto proprio), con la linea Woodwork. L’idea di base era quella di avere una Double Ipa prodotta nell’impianto di  De Proef, offerta sia in versione “normale” che passata in quattro essenze diverse. La considero un esperimento, in quanto già il prodotto di base era un prodotto molto estremo (un solo malto, un solo luppolo e 12 gradi alcolici). Più interessanti da bere in batteria per capire l’apporto di ogni singola botte alla birra che come birre a sè stanti, ma l’idea di poter confrontare la stessa birra in differenti versioni è sicuramente innovativa e intrigante.

Anche a Toccalmatto, sempre attenti alle nuove tendenze birraie, non sono stati con le mani in mano. Hanno realizzato una Russian Imperial Stout maturata in botti di Marsala e una Italian Strong Ale maturata in botti di grappa. Ho purtroppo avuto la possibilità di assaggiare solo la seconda, che ricordo ricca, potente, dotata di un finale dolce dato appunto dalla grappa. Molto particolare, da bere davanti a un caminetto ruggente, ma indubbiamente dotata di un gran fascino.

Questi sono solo alcuni esempi, in quanto altri grandi produttori, come Birra del Borgo, Amiata e Montegioco (giusto per nominarne alcuni) hanno realizzato le loro personali versioni.

In conclusione, ritengo che il mondo delle birre maturate in legno abbia delle notevoli possibilità e che possa essere uno dei nuovi territori da esplorare, senza dimenticarsi comunque delle birre normali e tenendo sempre a mente il fattore più importante di una birra, la bevibilità.

Max

C’è del marcio in Scozia?

96

Category : Notizie in breve

Non è certo bello quando si ha a che fare con qualcuno di poco preciso, ma di peggio forse c’è solo il fatto di essere delusi per la prima volta da qualcuno di insospettabile. Sia personalmente che nelle varie chiacchiere degli ultimi anni, non avevo mai – mai – sentito parlare davvero male di BrewDog, anche quando le iniziative erano discutibili (dalla birra più alcolica agli scoiattoli) o le produzioni non troppo esaltanti. C’era sempre un po’ di rispetto in più per qualcuno che ha sempre fatto le cose di “testa sua” e che ha avuto molto successo in pochissimo tempo.

Stavolta però la questione è diversa, e mi pare giusto, sentita anche la persona in questione, esporre la situazione. L’antefatto è questo: Alle dell’Arrogant Pub di Scandiano (RE) come sapete ha, assieme ad altri 5 publican, organizzato e soprattutto ospitato lo United Indipubs tra fine Aprile e inizio Maggio. Al festival era annunciata la presenza di una birra che Alle s’era fatto fare apposta proprio da BrewDog: l’ordine era di una cotta intera (circa 1700 litri), con indicazioni “una Trashy Blonde più luppolata, possibilmente con dry hopping di Citra”. Subito dopo, la scelta è stata modificata, niente più citra ma Bramling Cross.
L’ordine, che doveva essere consegnato in tempo per lo stoccaggio pre-Indipub, consisteva in circa 700 bottiglie e 50 fusti: tenetevi bene a mente questi numeri.

Passano i giorni, e nessuno si fa sentire da BrewDog. L’Indipub si avvicina, e niente. Ormai è impossibile stoccare la birra per la festa e così Alle decide di togliere la line-up scozzese e sostituirla con le birre di Toccalmatto. Gira voce, confermata dallo stesso Alle, che James Watt sarebbe stato al festival: non verrà. L’Indipub è un successone in ogni caso, però il mistero della birra, battezzata Arrogant Dog, si infittisce.

La settimana scorsa, gira voce che la birra sia arrivata dall’importatore a Ferrara (Ales & Co.), che chiama Alle per trasportarla al pub. Martedì 31 Maggio, pomeriggio, ricevo la telefonata di Alle che mi dice di aver assaggiato l’Arrogant Dog e di esserne rimasto molto deluso, quindi mi invita per mercoledì sera a fare un salto al locale e provarla.

Allora. Partiamo con le cifre. Le bottiglie sono qualcosa come 1700, mille in più del richiesto, e i fusti 20 in meno (30 invece di 50), e vabè, passi. Passi anche del ritardo di un mese, un po’ cialtrona come cosa, però si può anche chiudere un mezzo occhio (danno del festival a parte).

Il problema fondamentale è un altro: la birra stessa. Che è palesemente qualcosa di diverso da quello richiesto, partendo dal fatto che trattasi di bassa fermentazione, e non alta. Questo a detta di tutti i presenti e dell’importatore stesso. Facendo due conti, quale è l’unica birra a bassa fermentazione fatta da BrewDog? La 77 Lager. Facendo una prova, le due birre sono diversissime, quindi non c’è possibilità di sbaglio. L’Arrogant Dog risulta dolcina, maltosa come una tedesca, praticamente priva di aroma e profumi di luppolo, il dry hopping poi non lo prendiamo nemmeno in considerazione. Non cattiva, eh, ma piatta, scialbetta, senza carattere. Insomma, un’altra cosa non solo dalla birre d’origine, non solo dalla birra richiesta, ma anche da tutte le altre produzioni di casa.

Il mistero diventa ancora più grosso quando, continuando ad aprire cartoni e ad assaggiare da diverse bottiglie e successivamente anche in fusto, diverse persone cominciano a parlare di diverse birre. Diverse non nel piacere, ma nella composizione. La situazione attuale è che i fusti aperti e qualche bottiglia sono una versione molto blanda di Trashy Blonde, diciamo la birra richiesta venuta decisamente meno profumata – ma almeno trattasi di alta fermentazione. Alle l’ha battezzata come una pale ale molto pale. Tutto il resto di bottiglie invece è come quella che ho assaggiato io. Quella imbottigliata può essere una “doppia birra” anziché una sola? Le due tipologie, a detta di tutti quanti, son davvero troppo diverse per poter essere confuse…

Tutte queste cose fanno un po’ pensare, e non solo a me qualche pensieraccio è venuto, ma siccome non voglio prendermi delle querele, lascio a voi le supposizioni…

Da quando è avvenuto il fatto, Alle ha cercato di contattare BewDog per avere risposte in merito, ma nessuno ha mai risposto. L’ordine è stato fatto tramite mail, tutto scritto nero su bianco quindi sono impossibili incomprensioni dovute alla lingua. Incomprensioni che invece non ci son state per il saldo del pagamento, che è avvenuto come richiesto.

Un brutto episodio che mette un po’ in guardia su tanti aspetti: anche i più grandi e grossi sbagliano, e qui pare che lo sbaglio non sia cosa da poco e nemmeno una cavolata fatta sovrapensiero; farsi fare la birra da altri senza poterla controllare è un bel rischio, vuoi perché fidarsi è bene e non fidarsi è meglio, ma la cura che un birraio mette nelle proprie produzioni non la metterà mai per i prodotti di qualcun altro.

Qui potete leggere la risposta ufficiale di James Watt, patron di BrewDog.

Mattia – Alle

p.s. per la precisione, l’articolo è stato scritto da me e riveduto da Alle, per poterlo firmare assieme.

Real Ale Party – Arrogant Pub (Scandiano, RE)

3

Category : Eventi, Festival

Rompiamo il silenzio santo del venerdì sera per una notizia che abbiamo avuto in anteprima, e non potevamo certo tenerla per noi. Alle dell’Arrogant Pub di Scandiano (RE) ci ha appena informati che conviene a tutti tenersi liberi per la serata dell’11 Dicembre e la Domenica 12, e prendere l’auto, il calesse, l’aquila o l’elicottero e dirigersi o farsi paracadutare all’Arrogant con della sete.

Per la prima volta in Italia, ci sarà una serata interamente dedicata alle Real Ales a pompa: ne verranno servite ben otto in contemporanea. La serata dell’11 sarà completamente dedicata alla Gran Bretagna, con 4 produzioni della Orkney Brewery (Red McGregor, Dragonhead, Raven Ale e Northern Light), due BrewDog (Trashy Blonde, e Punk Ipa) e tre della Ridgway (Ivanhoe, la magnifica porter Quercus e la Foreign Ex. Stout). Una scelta davvero difficile, niente di meglio da fare se non provare tutte!

Il weekend a tema proseguirà la domenica (dalle 13:00 in poi), quando verranno spinate, tutte a pompa anche questa volta, specialità italiane: Notte Celtica (Real Beer), Wagoner Porter (White Dog), Cinnamon Bitter Ale (Birr. Italiano), Zona Cesarini con dryhopping di Sarachi Ace e l’ultima uscita Stray Dog con dryhopping Citra (entrambe di Toccalmatto), l’ArtigianAle (Bi-Du), Des (Birr. Lambrate) e la Miloud (Birr. Lariano). Anche per la domenica la scelta è al limite dell’imbarazzo/soggezione, con specialità nuove, confermate o in versioni particolari.

La domenica è anche organizzato il pranzo tipico: tortelli, arrosto, cotechino. Solo su prenotazione a 18€.
Che altro die se non “ci vediamo là”?

mattia

p.s. cliccate sulla locandina per vederla ingrandita!

Oops, I did it again?

5

Category : Birra, Notizie in breve

Come diceva un vecchio successo di Britney Spears, no?

L’hanno combinata di nuovo grossa, quelli della Brewdog.

Prima la birra più forte del mondo, il pinguino tattico nucleare (32%), poi, dopo un fugace sorpasso a opera tedesca, hanno voluto affondare (di nuovo!) la Bismarck (41%).

Ora rilanciano e arrivano alla ragguardevole cifra di 55 gradi alcolici, roba da whisky a cask strenght, sempre restando in Scozia. Chiamata pomposamente The End Of History, ma in questo caso mi sa che hanno tutte le ragioni del caso…

Prossimi eventi: fine Maggio e inizio Giugno

Category : Rassegne

Un breve promemoria dei prossimi eventi che avranno luogo a breve (in ordine di data):

5° Birra del Borgo Day
Piana di Spedino poi Borgorose (RI), 23 Maggio 2010
Info complete: www.cronachedibirra.it

Serata di degustazione con il Birrificio Lambrate
Arrogant Pub, Scandiano (RE), 24 Maggio 2010
Per chi non ha mai avuto la fortuna di provare le loro birre, o per chi non riesce a trovarle, o per chi (come me) fa fatica a farne a meno, la serata è l’ideale per conoscere, ritorvare o ri-apprezzare le produzioni del birrificio più amato di Milano. Il mastro birraio Fabio sarà presente alla degustazione delle sue birre (tra cui la Magut, la Montestella, la Ligera, la Ghisa o l’Imperial Ghisa e la Porpora). Ovviamente io sarò là.

Festa del Puerco
Dickinson Pub, Scandiano (RE), 29 Maggio 2010
Ormai Scandiano si sta trasformando nella punto di riferimento della buona birra, e l’ottimo Dickinson vuole dire la sua organizzando questa curiosa festa. Ci saranno piatti cubani e ovviamente maiale a go-go: se intendete passare per cena la prenotazione è obbligatoria, e potete farla alla mail info@dickinsonpub.it o Christian 338/4637021. Per quanto riguarda le birre, ospiti quelle dell’Orso Verde (Rebelde, Wabi, Backdoor Bitter, Nubia) che verranno “spiegate” direttamente da Cesare, mastro birraio dell’Orso Verde. Anche questa è un’occasione da non perdere… ma affrettatevi a prenotare perchè da quel che ho visto i posti non saran molti. In ogni caso, il servizio birreria sarà comunque disponibile.

Barmania ed. speciale
Reggiolo (RE), 30 Maggio 2010
BarmaniaTorna Barmania (www.barmania.it) per le strade di Reggiolo. Se non sapete cos’è Barmania, è presto detto: trattasi di manifestazione che racchiude in sè le due anime birraie, quella dell’esperienza basata sugli assaggi e quella del feticismo per le collezioni più o meno utili. Solitamente Barmania veniva organizzata nella Fiera Millenaria di Gonzaga tra la metà e fine Ottobre e, negli ampi spazi previsti, presentava un sacco di stand-bancarella dove comprare (molto più che scambiare, purtroppo) oggetti birrai (e non solo) quali bicchieri, sottobicchieri, tappi, bottiglie, insegne eccetera. L’altro capannone era ad appannaggio di birrifici artigianali (in stragrande maggioranza nel 2007), stand di pub e birrerie e stand del tutto commerciali (in maggioranza nella scorsa edizione di Ottobre 2009). Un’occasione valida per poter conoscere qualche produzione nuova o risentire alcune di quelle storiche. In caso di maltempo Barmania sarà rimandata al 6 Giugno.

Qui trovate anche i due nostri report: edizione 2008edizione 2009

De Gnù Bi-Du
La Locanda del Monaco Felice, Suisio (BG), 31 Maggio 2010
Per festeggiare il ritorno dell’impianto al Bi-Du, Claudio della Locanda del Monaco Felice di Suisio (BG), di cui abbiamo già parlato diverse volte nonchè patron di uno dei nostri locali preferiti, organizza la festa con la partecipazione del mastro birraio Beppe, per farvi assaggiare (o riprovare) la Rodersch (che ha appena vinto il premio come migliore Kolsch del mondo), la sempre buona ArtigianAle (ne son passati di anni dal primo Salone della Birra Artigianale e di Qualità a Milano dove fui il primo di noi a scoprirla!), Jugnior e Saltinmalto. Presenti come sempre i buoni piatti e stuzzichini di Carla. Assolutamente da non perdere!

Pulp Pub Fiction SERATA ANNULLATA
Arrogant Pub, Scandiano (RE), 5-6 Giugno 2010
Una sorta di “battaglia” birraia sarà allestita presso l’Arrogant Pub di Scandiano. A sfidarsi saranno due linee, due stili, due culture birraie davvero differenti l’una dall’altra: quella Anglo-Scozzese rappresentata dall’Arrogant Pub, e quella Belga rappresentata dal Goblin Pub di Pavullo (MO).
Nella serata del 5 Giugno la battaglia sarà:

Formazione Belga:
• St Feuillien Triple 2008
• Fantome Pissenlit 2006
• Vonder 2005
• Queue de Charrue Brune 2007

Formazione Anglo-Scozzese:
• Abstrakt 01 (in keg)
• Red mac Gregor (in cask)
• Querkus (in cask)
• Mild (in cask)

Mentre per la serata successiva del 6 Giugno, troveremo:

Formazione Belga:
• Saxò 2009
• Kasteel Bier Brune 2003
• Cantillon Lou Pepe Kriek 2006
• Fantome Blanche 2008

Formazione Anglo-Scozzese:
• Hardcore (in cask)
• Paradox Smokehead (in keg)
• Dark Island (in cask)
• Thames Valley Ale (in cask)

Visti i nomi, le due serate si prospettano molto più che interessanti. “Purtroppo” (si fa per dire, in questo caso) io non ci sarò in quanto “impegnato” nel giro birraio di Chicago e dintorni assieme a Giacomo (seguiranno ampie recensioni), ma vi consiglio caldamente di fare almeno una scappata, in quanto ci son dei nomi da far venire i brividi.

Insomma, l’offerta è ampia… a voi la scelta!

mattia

Goteborg vista da vicino, parte 2: i(l) Bishops Arms

1

Category : Locali, Viaggi

Riassunto: chi si fosse perso le puntate precedenti può ripartire dall’inizio, ovvero dall’introduzione di Andrea C. o andarsi a guardare le meraviglie della fiera dell’homebrewing.

Oggi, invece, si parla del Bishops Arms, o dei Bishops Arms. Perché questa ambiguità tra singolare e plurale? E’ presto detto: si tratta di una catena di pub in stile inglese presente nelle principali città svedesi, e che nella sola Göteborg ha ben tre locali. Personalmente, però, ne ho visitato solo uno, quello presente in Järntorget 6 (piazza del ferro, dalla fontana al centro della piazza).


Personalmente, non amo molto le catene. Idealmente, mi vengono in mente i freddi franchising di abbigliamento che trovi a ogni longitudine e latitudine oppure, peggio ancora (forse), le catene di fast food.

E ritengo che in un pub la differenza la faccia sempre chi gestisce e il personale, oltre alla qualità delle birre (e delle vivande) proposte, la passione e la competenza. Dato che abbiamo trovato, oltre a dell’ottima birra, passione e competenza in abbondanza, direi che vale la pena raccontarvelo.

Gli orari di apertura variano di giorno in giorno, ma in generale si può dire che apra nel pomeriggio (16) tranne che nel weekend (12). L’orario di chiusura è anch’esso variabile, con il venerdì e sabato notte a fare ovviamente da serate regine per i tiratardi. Il tutto con la differenza di orari e ritmi del resto d’Europa, vale a dire che in generale si cena prima e si va a casa prima, e anche i locali chiudono prima (fuori dal weekend, intorno a mezzanotte).

All’esterno c’è qualche tavolino, per svedesi e temerari. Essendo a un centinaio di metri o forse meno dal porto, è un po’ esposto al freddo vento proveniente dall’artico, e quindi poco consigliato a un italiano, a meno che non incappi in una fortunata giornata estiva con vento proveniente da sud. Ad ogni modo, come è tradizione in Svezia nei posti che hanno tavolini all’aperto, c’è ricca dotazione di pesanti coperte (viste con i miei occhi) per stare all’aperto senza rischiare un ricovero per assideramento.

All’interno, il “solito” arredamento da pub inglese che si può bene o male trovare anche da noi (mi vengono in mente un paio di pub di Milano, ad esempio). Oltre alla sala principale e ai tavolini esterni, c’è una saletta molto carina e abbastanza piccola che fa molta atmosfera, e che pare essere molto amata dai clienti di mezza età.

L’impianto di spillatura fa un bel colpo d’occhio e occupa più o meno tutto il banco, con ai lati esterni le birre industriali, al centro invece le linee (una decina o poco più, se ricordo bene) dedicate a birrifici artigianali e di fianco tre linee di ale inglese (non Real Ale, purtroppo). Sono presenti birrifici innanzitutto svedesi, con nomi di assoluta qualità come Närke, Slottskällans (di cui ho provato la favolosa BRP) e Ocean. I prezzi sono in linea con quelli visti nelle altre birrerie specializzate della città, con la birra da 0,4L oppure da 0,5L che viagga tra i 6 e 6,50 euro, mentre i piatti di cibo (piatto unico e abbondante, come usa da queste parti) sono gustosi e costano in media tra i 12 e i 14 euro. La scelta, in questo caso, svaria tra piatti classici di un pub inglese (hamburger, fish & chips) e una selezione di piatti svedesi. Il menù è bilingue (come in tutto il nord Europa comunque tutti parlano inglese in città).

Le birre in bottiglia seguono più o meno la linea tenuta sulle spine artigianali, con una estesa scelta di birra americana e scandinava. Tra le cose da ricordare, questa Wild Dog della Flying Dog  e l’assortimento completo delle Brewdog, comprensivo delle due birre più forti del mondo (1 e 2) prodotte dal birrificio scozzese. A proposito di Scandinavia e di Brewdog, c’è un interessante articolo dedicato a una visita di James Watt in terra norvegese.

Belgio e Germania trovano poco spazio, dell’Italia nessuna traccia. Mentre per quanto riguarda la spina la differenza di prezzo rispetto all’Italia è tutto sommato risibile, le bottiglie in generale costano (molto) più che da noi, per cui vale la pena prendere cose che siamo sicuri di non trovare in Italia.

Notevole il banco di whisky, con una selezione impressionante per quantità e qualità (Islay e non solo) e dove ho potuto notare qualcosa che non sapevo nemmeno esistesse.

In conclusione, insomma, il Bishops Arms è un posto molto piacevole con un’offerta di birra e whisky davvero impressionante, con personale serio e competente. Nel panorama cittadino non svetta come altri locali di cui parlerò nei prossimi giorni, ma quasi in qualsiasi città d’Italia sarebbe il posto di eccellenza assoluta sia per quanto riguarda la birra che per il whisky.

Questo il sito ufficiale della catena (in svedese).

CAMRA Sussex Beer Festival 2010

Category : Fiere

Come l’anno scorso, giusto al di là della Manica, Marzo fa rima con birra e almeno una serata al Sussex Beer Festival è d’obbigo. Come da tradizione, per un weekend, poco prima della fine dell’inverno, la Hove Town Hall si trasforma in un’imperdibile evento per chi si trova da queste parti. 223 birre – di cui 76 dal Sussex – sono da sole un motivo abbastanza convincente per spingervi a prender parte a questa manifestazione.

Come sempre in Inghilterra non ci sono stands, freebies, etichette, bandiere e compagnia cantante. Tanti tavoli in fila, dietro ai tavoli tanti volontari e dietro di loro tanta (tanta!) birra, direttamente dal produttore in fusti con spillatura per gravità. La serata, giovedì per la precisione (£3.50, caldamente consigliata in quanto la gente non è troppa e le birre non sono finite!), inizia subito con l’incubo macchina fotografica, che decide di morire non appena varcata la soglia. In ogni caso l’assenza di coda per prendere il bicchiere, che poi ci si può portare a casa, e l’acquisto di 100 tagliandi (£10) che verranno presto convertiti in 8 mezze pinte circa mi risollevano il morale. La prima mezza pinta è di Bank Top Dark Mild, le mild sono sempre un buon punto di partenza e questa non tradisce assolutamente le attese con un gusto rotondo de equilibrato. Poi, un po’ preso dalla fretta, – permettetemi l’espressione – cago fuori dal vasino e opto per una BrewDog 5am Saint, che mi esplode in bocca dando vita a un fungo nucleare a forma di luppolo, pressochè priva di corpo e con un finale che più asciutto non si può, mi ha lasciato abbastanza deluso, sia come estimatore della BrewDog, che come amante delle birre molto luppolate, anche se con l’andare dei sorsi si è resa più bevibile – a onor del vero le BrewDog sono arrivate un po’ troppo agitate dal viaggio, quindi il giudizio è da prendere con le pinze. Una mild troppo mild (Hobson’s Mild), seguita dalle buone e tradizionali golden ales Crouch Vale Brewer’s Gold e Oakham Bishops Farewell con un ottimo hot dog mi ristabiliscono dalla “hopverdose”.

Data l’ora era il caso di iniziare a fare sul serio: Sarah Hughes Dark Ruby, che riceve il mio personalissimo voto di miglior birra del festival, condiviso da molti altri presenti al nostro tavolo: molto bilanciata, un po’ liquorosa con caramello e luppolo a dare un vellutato gusto al palato e un finale luppolato e maltoso, ottima! I due seguenti mattoni, Thornbridge Halcyon (Imperial IPA, buona, ma l’alcol si sente un po’ troppo) e Robinsons Old Tom (Old Ale, più che discreta, ma non sono un amante del genere) mi conducono alla mia pietra tombale: BrewDog Hardcore IPA. Per la prima volta provo la nuova edizione, lievemente più alcolica e addirittura più luppolata della precedente, molto buona, ovviamente da bere solo e unicamente a fine serata, dato l’effetto barbiturico provocato dall’esagerazione sotto ogni aspetto di questa IIPA, ma, credetemi, portarsi a casa il sapore di quel luppolo è un piacere!

Lorenzo

Questo weekend in birra: Zythos + IBF Milano e Arrogant Pub

3

Category : Festival, Fiere

Quello che sta per cominciare è un weekend intenso, per un appassionato di birre. Lo Zythos Beer Festival è uno dei festival più importanti del Belgio, forse più per gli stranieri che lo visitano che per i belgi stessi. All’interno saranno presenti alcuni dei più interessanti produttori del Belgio, comitive dall’Italia (bus, aereo, macchine e quant’altro sono in partenza in queste e nelle prossime ore). 60 birrifici (segnalo in ordine sparso De Ranke, Glazen Toren, Girardin, De Dochter Van Korenaar, De Dolle, Rulles, Westmalle, Rochefort), 200 birre presenti, mezzo mondo birrario italiano presente (gestori di pub, distributori, appassionati), e questa è solo l’offerta “interna”. Sì, perché mentre l’interno del festival è rigorosamente riservato al Belgio, il pre-Zythos è un gustoso antipasto alla manifestazione che da qualche anno vede la partecipazione di alcuni dei più vivaci produttori emergenti del nord Europa. Per quest’anno, si parla di Brewdog (UK), Thornbridge (UK), De Molen (NL), Urthel (NL) e altre ancora. Se volete saperne di più, potete visitare il sito ufficiale o rinfrescarvi la memoria con il nostro report della passata edizione.

Per chi non avrà tempo o modo di andare in Belgio, invece, c’è l’ormai tradizionale appuntamento con l’Italia Beer Festival (ex Salone della Birra Artigianale e di Qualità) organizzato dall’Associazione Degustatori Birra di Paolo Polli. Confermato la location dell’anno scorso, vale a dire il Palalido di piazza Stuparich, comodamente raggiungibile sia con la metropolitana che con mezzi di superficie o in macchina  (uscita A4 di Viale Certosa).

L’elenco degli espositori vede alcune importanti realtà del nord Italia, qualche ospite straniero come la belga Les 3 Fourquets (nota in Italia per la Lupulus), l’irlandese Carlow (O’Hara’s) e la tedesca  Schäffler Bräu. Tra le curiosità, invece, venerdì sera verrà presentata la 30 del birrificio milanese Bauscia, birra “afrodisiaca” ideata dallo stesso Paolo Polli e dall’instancabile attore hard Franco Trentalance. Le anticipazioni e gli slogan ricordano un po’ quelli di un suo collega molto noto ai tempi in cui era stato assunto come testimonial da una nota azienda di patatine in sacchetto, ma la birra (provata al BQ un paio di mesi fa) è davvero interessante. Trattasi di una birra molto leggera e beverina (4%), dai forti aromi di rosmarino, lichees e agrumi. Una birra molto originale che mi ha ricordato (pur con aromi molto diversi) la Zagara dei sardi del Barley (di cui si parla qui).

Questi gli orari di apertura:

Ven 5/3 dalle 17.00 alle 02.00
Sab 6/3 dalle 12.00 alle 02.00
Dom 7/3 dalle 12.00 alle 24.00
Lun 8/3 dalle ore 11.00 alle ore 02.00 (solo operatori del settore)

All’Arrogant Pub di Scandiano (RE) (via Fattori 1, sopra il bowling) andrà in scena proprio questo sabato la festa per il primo compleanno del locale. Dalle 16 in poi, si festeggerà con una ventina di fusti a rotazione (tre le altre – alcune ancora da svelare – Tipopils, BrewDog Punk Ipa, Cantillon Rosè de Gambrinus, Fantome Gillmor, BrewDog Tokyo 18° eccetera eccetera) e gnocco fritto dalle 17:00. Alle 20:30, e solo su prenotazione, cena con stinco di chianina. Alle ore 1:30 spaghettata offerta dal locale.

Ci vediamo a Milano (alessio) o a Scandiano (mattia).

La Birroteca di Greve – Greve In Chianti (FI)

1

Category : Locali

C’è chi ad avere un locale “interessante” per gli appassionati di birra ci arriva per gradi, chi quasi per caso, e chi invece già all’apertura ha ben chiaro un progetto in testa. E’ sicuramente il caso di Piso e Michela, che hanno inaugurato la Birroteca di Greve un mesetto fa con le idee ben chiare: una lista di bottiglie molto particolare, un menù ricco di ingredienti autoctoni e biologici e pure qualche idea per incentivare la pratica tanto in disuso (in Italia) del cosiddetto “guidatore sobrio”.

Ma andiamo per gradi. Gabriele (vero e proprio “Uomo del Giappone” del nostro blog) durante l’evento “Slow Beer” a Prato conosce Piso e Michela e viene a sapere della prossima apertura della Birroteca. Non riesce a presentarsi all’inaugurazione, ma un amico conferma una buona impressione. Approfittando di una mia visita in terra toscana, ci rechiamo insieme a Greve (dopo uno scollinamento nel cuore del Chianti e in una delle zone più belle della Toscana). Dopo qualche breve giro per la cittadina, complice anche un navigatore satellitare bizzoso, riusciamo a individuare la Birroteca e  a trovare parcheggio. La Birroteca si trova in uno slargo di via Vittorio Veneto (al 100) che è una vera e propria piazzetta.

Il locale è piccolino e molto accogliente, con un paio di linee di spina (entrambe della Hofbräuhaus di Monaco di Baviera) e un buon numero di birre in bottiglia. Le italiane sono soprattutto toscane (Amiata, Brùton, Olmaia, Cajun), ma non solo (l’ottimo e ormai onnipresente Ducato, più Cittavecchia e Almond 22), e rappresentano una presenza abbastanza compatta nella lista.

Le inevitabili belghe sono presenti in numero tutto sommato limitato rispetto alla media, e molto legato ai gusti dei gestori: diverse Dupont, qualche trappista (Orval, Westmalle, Rochefort)  e altro ancora, per un totale di poco meno di 30 bottiglie diverse circa.

La parte del padrone, caso abbastanza strano (e apprezzato), spetta all’offerta proveniente dai paesi di lingua inglese. Cominciamo con le scozzesi: il celebratissimo Brewdog apre le danze, con ampia scelta tra le loro proposte (comprese le spettacolari Paradox), poi Harviestoun e Orkney (di cui non finirò mai di apprezzare abbastanza la Red McGregor).

Gli inglesi probabilmente sono in testa per numero di bottiglie: tra i birrifici più noti in Italia di cui trovare ampia selezione alla Birroteca, non possiamo non menzionare Meantime, Ridgeway e St. Peter’s, tutti presenti con un ampio assortimento dei propri prodotti. La lista si chiude con le americane: potrete scegliere tra la totalità (o poco ci manca) delle Flying Dog e delle Anchor (come la Liberty Ale, forse la più famosa ale americana) e un paio di ottime Sierra Nevada.

In un’area come la provincia di Firenze, in cui la situazione birraia è abbastanza indietro rispetto ad altre regioni, qualcosa sta finalmente iniziando a muoversi. La Birroteca è un locale che non sfigurerebbe neanche in ben altri contesti, che non si mette in concorrenza con altri pub della zona ma va ad integrarsi nel panorama con un’offerta ampia, originale e di assoluta qualità. Se poi ci mettiamo anche che Greve in Chianti è proprio un bel posto dove si mangia benissimo, ben vengano altre iniziative del genere!