Nuova fabbrica per la Revolution Brewing di Chicago

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Category : Notizie in breve

La scena birraria di Chicago non conosce soste. Se da una parte la Anheuser-Busch InBev si A? dedicata all’ennesima acquisizione mettendo le mani sulla Goose Island, scatenando commenti che oscillano tra il preoccupato e l’indignato nella community del web, dall’altra la Revolution Brewing (visitata poco tempo fa da Giacomo e Mattia) si attrezza per crescere, annunciando la costruzione di un impianto di produzione di circa 10.000 metri quadri, con laboratorio e taproom interna di circa 1.000 metri quadri.

Le ambizioni dichiarate di Josh Deth (che non fa mistero di seguire il modello di crescita della Goose Island) di diventare il nuovo birrificio cittadino di Chicago trovano quindi nuova forza produttiva che porterA� il birrificio anche alla produzione e distribuzione di lattine e bottiglie che, almeno per il primo periodo, saranno destinate esclusivamente alla zona di Chicago.

Per maggiori informazioni, l’articolo del Chicago Tribune (in inglese, ovviamente).

L’estate sta arrivando…

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Category : Viaggi

… e un anno se ne va? No, anzi, siamo qui a farvi conoscere i nostri progetti vacanzieri, per una sorta di preview di quello che leggerete su pintaperfetta nei prossimi mesi, ma anche per darvi un’idea nel caso aveste ancora la mente annebbiata riguardo la meta delle vostre vacanze. Partiamo col dire che di mete birraie ce ne sono davvero per tutti i tipi di gusti, persone, luoghi: potete fare un salto nella splendida Goteborg (parte IIIIII), un giro in Belgio a caccia di abbazie e trappiste (parte IIIIII), patatine e cozze o cioccolato, a Bamberg, Edimburgo o nel Regno Unito per uno dei tantissimi festival estivi dedicati alle Real Ales…

Proprio in uno di questi, piA? precisamente al Great British Beer Festival, si recherA� il nostro Andrea (sA�, esatto – quello che non scrive da una vita): lo mettiamo per primo perchA? Londra A? una cittA� facilmente raggiungibile, perchA? il Festival inizia a breve e perchA? cosA� sarA� obbligato a scrivere un resoconto. La manifestazione A? il tempio mondiale della Real Ale e della produzione nazionale britannica, oltre 500 etichette alla spina (con alcune proposte italiane e straniere)… immancabile.

Il nostro Gabriele A? in questo momento ad Amsterdam dove sta ripassando i posti che abbiamo descritto, come il Beer Temple, il De Wildeman, l’Arendsnest… e magari chissA� che non ne scopra uno nuovo. Proprio di oggi A? la notizia che i canali di Amsterdam son diventati partimonio dell’Unesco: non che ci fosse bisogno di questo per apprezzare la splendida cittA� olandese, anzi, ma una bella gita rilassante sui canali con la vostra amante ehm… ragazza, risulterA� davvero indimenticabile.

Olanda che visiterA� anche Alessio nel weekend del 24-25 Settembre per l’annuale festa del De Molen Brouweij (la nostra recensione), ormai conosciutissimo sia per le fantastiche produzioni che per i nomi impronunciabili e facilmente dimenticabili: regno di una quantitA� infinita di etichette, moltissime delle quali sperimentazioni ad alto contenuto alcolico, si trovano orami con una discreta facilitA� nei beershop e in alcuni locali italiani.
Prima perA? di recarsi nell’amata Olanda, Alessio farA� visita (per l’ennesima volta) alla magnifica Praga, passando sicuramente nei locali storici che ho visitato l’ultima volta lo scorso gennaio, come il Zlateho Tygra, il Cerneho Vola, il Kolkovna, provando magari a fare un salto al Pivovarsky Dum e saltando a piA? pari il Fleku.

Per quel che riguarda me, sabato prossimo partirA? con destinazione San Francisco, Las Vegas, i parchi nazionali e finale a Denver. Nelle varie tappe avrA? la possibilitA� di approfondire la mia conoscenza con templi birrai come i giA� descritti Toronado e Rogue Public House a San Francisco, e scoprire ex-novo la Sin City Brewery di Las Vegas, il trio Steamworks, Carver e Ska Brewing in quel di Durango (Colorado), la Aspen Brewing Co. nell’omonima cittadina tempio mondiale degli sport invernali e infine la Great Divide a Denver. Un percorso niente male che avrA? l’occasione di raccontarvi per filo e per segno al mio rientro.

Lorenzo probabilmente sarA� anche lui dalla parti della California (dove A? giA� stato questa primavera: parte IIIIII), piA? precisamente Los Angeles, e punta a fare una visita sia alla AleSmith ahce alla The Bruery, ma non sa ancora quando. Giacomo invece anche se bloccato al lavoro, riuscirA� probabilmente a fare una scappata al Taco Mac di Atlanta (Georgia), al Church Brew Works di Pittsburgh (Pennsylvania) e infine al Rattle ‘n Hum nella bellissima New York.

Tutte queste saranno le nostre visite estive (e preview per gli articoli dei prossimi mesi), perchA? quando si rientra c’A? subito il Villaggio della Birra a Bibbiano (Siena)… ed ovviamente Alessio e Gabriele ci saranno come l’anno scorso.

Insomma, le proposte non mancano, noi le nostre idee ve le abbiamo date. Se siete a casa, continuate a seguirci anche in Agosto,A� sia qui che su Twitter e Facebook (dove i miei aggiornamenti birrai saranno in tempo reale)… altrimenti se partite, buone vacanze e al rientro se volete scriverci per raccontarci qualcosa, fatelo pure che lo leggiamo volentieri (e magari, perchA? no, lo pubblichiamo). Ciao!

mattia

Guida alla California (3/3): San Diego e dintorni

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Category : Viaggi

Ripartiamo dal mastodontico agglomerato urbano che risponde al nome di Los Angeles e continuiamo verso sud. Andando verso San Diego le mete di pellegrinaggio brassicolo fioccano, ma la nostra scelta ricade sul Pizza Port (di) Carlsbad, delizioso surf pub che, come suggerisce il nome, abbina ottime birre a una buona pizzeria a�� ricordando sempre che non siamo a Sorrento, quindi aspettatevi una pesantissima, ma oggettivamente buona, pizza in stile americano. La scelta delle birre non si limita ad un’eccellente offerta locale, ma offre anche una serie di birre europee a rotazione di tutto rispetto: al mio passaggio c’erano, giusto per la cronaca, De Molen Hel & Verdoemenis e 3 Fonteinen Oude Geuze. Ciliegina sulla torta una serie di videogiochi dei tempi che furono possono intrattenervi nell’attesa della pizza. Io, perA?, ho deciso di colmare l’attesa del mio pranzo con una pinta di Port Wipeout IPA e bagnare la pizza con l’altrettanto deliziosaA�Pizza Port Sharkbite Red Ale. Scelte di per sA� ottime, certo A? che queste due signorine unite alla non frugale pizza non sono certamente consigliabili seA�in programma nonA�avete una pennichella.

Sta di fatto che con un macigno navigante nell’alcol in pancia, torniamo in macchina per giungere a destinazione. San Diego A? relativamente piccola e se avete l’hotel nel quartiere Gaslamp (cosa che consiglio) potete dimenticare la macchina e girare la sera a piedi in quella che potrebbe sembrare a�� porto militare escluso a�� una comune localitA� marittima italiana. Il locale migliore della zona come offerta di birre A? quasi certamente The Local dove perA? il manager ha deciso di non accettare la patente come documento di riconoscimento (unico posto in cui ci sia successo), ma la curiositA� mi ha comunque portato a tornare il giorno dopo per bere una fantastica, e sottolineo fantastica AleSmith IPA che di certo non ha bisogno di presentazioni. Girando la zona testiamo inizialmente la Rock Bottom Brewery (Point Break Pale Ale, tutto tranne che indimenticabile) e successivamente ci facciamo attirare da un duetto acustico che risuona in tutto l’isolatoA�dalla Gaslamp Tavern ,dove la bevuta di una Firestone Union Jack IPA (slurp!) viene accompagnata da una memorabile rivisitazione di Because a�� The Beatles e dall’evergreen Hotel California. La serata vede la sua fine con una Stone Oaked Arrogant Bastard Ale servita a una temperatura molto prossima al congelamento in un locale completamente anonimo di cui, mi scuso, non ricordo assolutamente il nome.

In programma c’era ovviamente la visita dell’AleSmith Brewery, ma il caso ha voluto che la mattina precedente alla visita corrispondesse con la scoperta di una spiaggetta a La Jolla dove la sabbia bianca e un’ondoso mare azzurro si univano alla piA? alta concentrazione di apprezzabilissime giovani donzelle mai registrata sul pianeta; il rilevamento fuori scala ha chiaramente sfasato il mio orologio biologico e tra una cosa e l’altra quando ho guardato l’orologio erano giA� le 5 del pomeriggio: id est bye bye visita all’AleSmith. Sono conscio della perdita, ma spero che voi lettori siate comprensivi; per rimediare ho comunque inserito in cima alla lista una visita in occasione del mio prossimo ulteriore viaggio nel Golden State a fine agosto. Di ritorno da La Jolla obbligatorio A? l’aperitivo al tramonto alla Pacific Beach Brewery dove la rinfrescante e degna di nota Pacific Beach Crystal Pier Pale Ale verrA� offuscata dal panorama che si gode dalla terrazza al primo piano (la foto A? lievemente mossa, ma rende comunque l’idea).

Un po’ come giA� raccontato per il Village Idiot a Los Angeles la mia caldissima raccomandazione per una cenetta va ad un ristorante che da fuori di notte sembra una mezza bettola, ma dentro il look A? sorprendentemente accogliente (consiglio la prenotazione perchA� il posto A? veramente piccolo, a memoria direi 5-6 tavoli), e si tratta del Ritual Tavern: qui, la simpatica gestrice sarA� il vostro Virgilio, necessario per uscire indenni dalla selva oscura dell’abbinamento del cibo (ottimo, sia la carne che il pesce) con una delle tantissime birre offerte (nel sito ufficiale non sono riportate tutte e mancano tutte le spine a rotazione). Non ricordo con esattezza cosa ho mangiato, ma la Alpine Nelson IPA spillata a pompa con l’antipasto, la Mad River Steelhead Scotch Porter con (se non sbaglio) un filetto e un gran finale con laA�North Coast Old Rasputin Russian Imperial Stout ad accompagnare il dolce, promuovono a pieni voti quello che A? stato quasi sicuramente A�il ristorante migliore delle 2 settimane.

Vicini alla fine della nostra avventura non ci restava che portare la nostra famigerata e truzzissima Dodge Avenger blu metallizzato con tanto di spoiler con il tragitto da Laguna Beach a Palm Springs via Highway 74, 79, 371 e di nuovo 74, per quella che si A? rivelata un’altra strada incantevole. Dopo una leggera cena a Palm Springs nel carino (inteso come bellino e anche un po’ caro) Matchbox (Anderson Valley Barney Flats Oatmeal Stout) e una sana dormita no ci restava che attraversare il Joshua Tree National Park e la Mojave National Preserve per giungere alla nostra destinazione ultima, Las Vegas, riguardo cui non ho molti consigli da darvi se non di mangiare quello che per me (e anche per le mie compagne di viaggio) A? stato l’hamburger piA? buono della vita al BLT nel Mirage Hotel, dove, come se non bastasse, potete gustare questa delizia con una Stone IPA, che magari non A? la birra piA? buona della vita, ma ci va perlomeno vicina!

Per il resto, consigli su come divertirsi e apprezzare Las Vegas non servono, anche se ricordate che for a loser, Vegas is the meanest town on earth.A� ~Hunter S. Thompson

Lorenzo
(ringrazio mia sorella Livia per le foto)

Revolution Brewing – Chicago (IL), USA

Category : Locali, Viaggi

Continuiamo il nostro viaggio nella vita notturna (e ubriacona) di Chicago con un brewpub di nuovissima apertura: Revolution Brewing, dotato anche di un utile sebbene poco aggiornato sito (non fidatevi della lista delle birre!). Situato nella zona di Logan Square (Google Maps), che A? uno dei quartieri piA? ricchi di locali notturni, di tutti i generi, questo birrificio – con relativo pub – ha aperto i battenti da pochi mesi, credo a Febbraio o Marzo 2010. Il proprietario e mastro birraio A? Josh Deth, che si A? fatto le ossa lavorando alla Goose Island Brewery, ed ha poi deciso di tentare una strada per conto suo, prima con l’Handlebar, e adesso con questo birrificio.

Non lasciatevi ingannare dal nome o dal tema vagamente filo-sovietico dell’impostazione grafica: Revolution Brewing A? un posto molto, molto sciccoso. Se vi aspettavate un largo capannone occupato da improbabili figli dei fiori spaesati nell’America capitalista, rimarrete delusi. Qui niente A? lasciato al caso, e fin dall’arrivo si capisce che questo A? un posto in per i giovani trendy, certamente frequentato da hipster, ma anche white collars e compagnia bella. Il primo segnale A? dato dai tempi d’attesa: anche in mezzo alla settimana, se arrivate tra le 7 e le 8 di sera, non sperate di potervi mettere subito a sedere. Una mezz’ora di attesa A? d’obbligo, ma per fortuna si puA? stare al bancone per bere qualcosa nel frattempo. Non che sia facile trovare spazio al bancone, perchA� questo posto sembra essere sempre dannatamente pieno: anche dando un’occhiata alle recensioni su ratebeer, si evince che, forse a causa dell’effetto novitA�, i clienti non mancano mai. Il secondo e piA? evidente segnale A? dato dall’arredamento e dall’estetica del posto, tutto in legno e ottone: niente male, davvero niente male. Bancone ellittico al centro della stanza, cucina completamente in vista, cosA� come l’impianto birrario in fondo alla stanza.

E’ d’obbligo verificare se la qualitA� della birra sia allo stesso livello della qualitA� del locale. Revolution Brewing offre circa 8 spine di birre proprie (che possono variare molto rapidamente, in quando servono solo birre fresche), una decina di birre ospiti, e una selezione di bottiglie di media grandezza. Ci hanno detto che nuovi fusti vengono riempiti ogni due settimane; per cui se qualcosa finisce prima dello scadere delle due settimane, non rimane che aspettare la mandata successiva. Le birre di Revolution Brewing sono molto varie come stili: ci sono mild ale, session ale, stout, porter, IPAs ed altro ancora. Tuttavia, nonostante la freschezza delle birre, la qualitA� non A? ancora al livello dei brewpub di queste parti che ci hanno abituato cosA� male: tutte le birre finiscono per essere un po’ sciapite, sebbene – intendiamoci – non siano mai cattive o mal riuscite, ed arrivano sicuramente alla sufficienza. Quando siamo andati noi, purtroppo il cavallo di battaglia del birrificio, la IPA, era finita; abbiamo ovviamente assaggiato tutte le altre birre presenti, tralasciando solo gli stili che proprio non piacevano a nessuno dei due.

La Workingman Mild A? la piA? beverina fra le proposte; meno di 4 gradi, per una mild che tutto sommato ha una sua personalitA�, mantenendo un buon sapore nonostante la leggerezza della birra. Molto facili da bere anche la Logan Pride (session ale da 4.5%) e la Cross of Gold (un golden ale con un finale delicato di luppolo, secondo il mastro birraio – un po’ troppo delicato, secondo me), ma secondo noi non a livello della Mild. Non male la Iron Fist Pale Ale, un APA luppolato a secco con 4 varietA� di luppolo (Amarillo, Cascade, Centennial e Chinook), dotata di un buon aroma, anche se me la sarei aspettata molto piA? pungente, visto tutto il luppolo teoricamente presente. Solo discreto il Mad Cow Milk Stout, onestamente il piA? dimenticabile del lotto.

Se non vi sentite avventurosi e volete evitare le birre Revolution, tra le spine ospiti e le bottiglie non mancherete certo di trovare qualcosa che vi piaccia: la selezione non A? vastissima, ma A? di buona qualitA�, con un po’ di belga e molte produzioni nord-americane.

E il cibo? Vista la sciccositA� del locale, uno si aspetterebbe qualcosa di raffinato; e invece, trattasi di tipico cibo da pub americano, anche se con un’occhio alla qualitA� e delle variazioni interessanti: bruschette “fantasiose” (nel bene e nel male), buone insalate, pizze, classici burger (non sia mai che non riusciate a trovare un hamburger negli USA!) accostati a formaggi, verdure e spezie un po’ piA? inusuali. Senza farsi mancare le bistecche, se le volete. Ci sono anche alternative vegetariane – non molte, ma di tutto rispetto. Tutto sommato ne siamo rimasti piA? che soddisfatti, e anche i prezzi erano perfettamente in linea. In conclusione, un brewpub che fa dell’ambiente il suo punto di forza; le birre sono tutte molto bevibili e la qualitA� degli ingredienti A? apprezzabile, ma manca loro quel carattere che, forse, arriverA� col tempo.

Giacomo & Mattia

EurHop!

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Category : Notizie in breve, PintaPerfetta, Varie

E’ un pA? che aspettavo il momento di scrivere questo articolo. La sensazione A? uguale a quella degli altri, probabilmente piA? quotati, autori, ma la gioia non A? di certo inferiore, e ora lo si puA? annunciare: nasce finalmente EurHop!, la prima guida birraia d’Europa, tutta in italiano, che come le famose lonely planet vi porterA� in giro per i vari paesi unendo la passione dei monumenti a quella per la birra.
E direte voi, perchA? son cosA� contento? PerchA? nel piccolino ho dato un contributo anche io. In occasione dell’IBF di Roma e soprattutto dell’incontro con i birrai (di cui ho parlato qui), ho avuto la fortuna di conoscere due giovani editori di Roma, che con la loro Publigiovane stavano giA� da tempo sulle orme di questo progetto. Me l’han spiegato per bene e mi han chiesto di collaborare… per me era, come diciamo a Modena, “invitare un’oca a bere”.

Di articoli veri e propri ne ho scritti uno solo, quello su Cardiff, piA? qualche revisione qua e lA�, e la differenza con i miei colleghi, che han scritto molto piA? di me, A? grande. Ma l’importante era riuscire ad entrare, anche solo all’ultimo istante, nel progetto, perchA?, che venga bene o no (ma verrA� bene, fidatevi!), che la guida sia apprezzata o no, questa resterA� una piccola pietra miliare nel campo delle pubblicazioni birraie.

La guida, a cui hanno collaborato con grande impegno anche Manuele Colonna, Andrea Turco di “Cronache di birra“, Marco Manieri sulla parte turistica, Davide e Monica Bertinotti, Kuaska sulla parte riguardante l’Italia, Nicola Utzeri, Tomas Danko e Dave Szweikowsi (oltre al qui presente Mattia Simoni), sarA� presentata il 20 Giugno ad Arcidosso (GR) e poi di nuovo il 29 Giugno a Roma. Nelle prime settimane di Luglio i ragazzi della Publigiovane guidati da Marco CarA�a saranno impegnati in un tour de force per le provincie italiane nel progetto di promozione di EurHop!, quindi state attenti e seguite il sito ufficiale per vedere dove e quando la guida verrA� presentata e quindi sarA� messa in vendita. Le pagine saranno all’incirca 400, in formato classico da lonely planet, e il costo sarA� di 20a��.

I locali, cosA� come i beershop, le enoteche e librerie che ne volessero fare richiesta per averla in conto-vendita, possono mandare una mail a noi di Pintaperfetta o al sito ufficiale www.eurhop.com. Fra qualche tempo sarA� possibile acquistare EurHop! anche sul nostro sito.

Nel mio piccolo sono orgoglioso di aver partecipato alla stesura e ringrazio i ragazzi di Publigiovane che me ne han dato, a suo tempo, la possibilitA�.

mattia

Intervista esclusiva con Manuele Colonna

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Category : Interviste, Varie

Inauguriamo oggi una (si spera) lunga serie di interviste con i piA? stimati conoscitori del panorama italiano della birra artigianale. Iniziamo da Manuele Colonna, che abbiamo avuto la fortuna di incontrare a fine IBF Roma 2010, e che ringraziamo per la disponibilitA�.

Manuele Colonna A? il gestore di tre locali a Roma (Ma che siete venuti a fA� – votato Miglior Pub del Mondo nel 2009 -, Bir & Fud e il nuovo beershop Domus Birrae) e uno dei massimi conoscitori del mondo birrario italiano ed estero.

Parte I – 8 minuti

Parte II – 5 minuti

Lasciate, se volete, i vostri commenti qui sotto.

Mattia

Ma che siete venuti a fA�, Roma

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Category : Locali

Terza tappa del nostro viaggio alla scoperta dei locali della Capitale: oggi focalizziamo l’attenzione sul primo dei due locali di Mauele Colonna: entrambi si trovano a Trastevere, nella parte per certi versi piA? affascinante della cittA�, ed entrambi hanno sede in via Benedetta (mappamappa dettagliata), trovandosi infatti l’uno di fronte all’altro.

Partiamo oggi con il Ma che siete venuti a fA�, affettuosamente chiamato Makke dai suoi clienti abitudinali: il locale A? davvero un must assoluto, per una svariata serie di ragioni che ora spiegherA?.
Intanto comincio a dire che, seppure io non sia un grande appassionato di premi e onorificenze varie (ho da sempre il parere che la vera soddisfazione sia quella che ti regalano i clienti non abitudinali), il Makke quest’anno A? stato votato “Miglior locale del Mondo” dagli utenti di ratebeer.com (trovate la classifica qui). Un premio prestigioso perchA? dato appunto dai clienti e non dalle grandi associazioni: nella video-intervista esclusiva che ho realizzato con Manuele, e che uscirA� a breve qui su pintaperfetta, A? lui stesso a dichiararsi soddisfatto senza perA? esaltare il solo risultato.

Ma che siete venuti a fA�, Roma

Ma che siete venuti a fA�, Roma

Detto questo, il locale ha aspetti davvero importanti: partiamo dall’ampio numero di spine, sono 16 di cui 3 in cask. Passando alla rotazione, nelle mie tre visite ho avuto modo di vedere con quale frequenza la lavagna delle spine venga aggiornata… state attenti quindi, se doveste mai capitarci, a prendere subito la birra che volete e non aspettare e tenerla per ultima… rischiate di non trovarne piA?.A� Le spine fisse sono quelle della Beck BrA�u (Zoigl, Tiberator, Affumicator), la Weihenstephaner Weiss, la Tipopils e la Bibock del Birrificio Italiano. Oltre a queste, le altre cambiano di volta in volta: durante la mia visita ho avuto modo e piacere di gustarmi una Bayerischer Bahnof Gose (la birra “al sale” del Nord della Germania), un’ottima Brooklyn Ipa, una Beer Here PA�ske (una Ipa danese a 7%, luppolatissima con gran presenza di cascade), una IV Saison de Jandrain Jandrouille (saison erbacea davvero notevole), una sempre buona Rulles Triple e almeno un paio di Tipopils. Sulla lavagna presenti anche produzioni di Lambrate (Urtiga), Cantillon (Vigneronne e St. Lamvinus), Harviestoun e la produzione speciale di Montegioco: la Makkestout.

Ma che siete venuti a fA�, Roma

Ma che siete venuti a fA�, Roma

I lati negativi. A chi considera come lati negativi l’assenza di qualsiasi tipo di cucina (noccioline a parte!) e il ristretto numero di posti a sedere (25, a stare davvero abbondanti), suggerisco di provare orari differenti rispetto al venerdA� o sabato sera. Gli orari di apertura, consultabili anche sul sito ufficiale, sono piuttosto ampi. Da parte mia, per esempio, adoro i posti piccoli e caciaroni e, anche se solo, ho potuto conoscere un sacco di persone in breve tempo. Sicuramente, per l’esatto opposto per cui avevo detto che il 4:20 era a parer mio piA? adatto ad una serata tranquilla con un paio di amici o la ragazza, il Makke invece sembra essere fatto apposta per una serata piA? “movimentata”.

Il Ma che siete venuti a fA� in conclusione A? un super-locale: A? gestito con estrema professionalitA� (cosA� poi come in tutti gli altri posti visitati nella tappa romana) e cortesia – almeno nei miei confronti – e non deve davvero mancare nella tabella di marcia di un buon bevitore.

E se vi viene fame, non potete far altro che attraversare la strada ed entrare al Bir & Fud.

mattia

Brasserie 4:20, Roma

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Category : Locali

Proseguiamo il viaggio birraio di Roma con uno di locali piA? famosi e piA? apprezzati: la Brasserie 4:20 di Alex Liberati. Diverso, diversissimo da tutti gli altri locali romani che ho recensito o recensirA? a breve, A? aperto tre anni e mezzo e si trova in zona Portuense (mappamappa dettagliata), non lontano dal famoso mercato di Porta Portese. Tra i suoi “difetti”, sicuramente ha quello della non facile raggiungibilitA� (almeno per chi come me non conosce bene la cittA� e le linee di trasporto pubblico): la metropolitana non gli passa nemmeno vicino, quindi, in mancanza di mezzi autonomi, suggerisco di visitarlo presto o di mettere in conto una bella camminata o una bella botta da tassametro.

Brasserie 4:20, Roma

Brasserie 4:20, Roma

Ricavato all’interno di vecchi magazzini, la Brasserie 4:20 A?, al colpo d’occhio, uno dei locali piA? belli in cui mi sia mai capitato d’entrare, forse il piA? bello in assoluto: composto da un’unica enorme sala, si presenta con arredamenti scintillanti e di grande impatto visivo. Al contrario, rimane probabilmente un pA? freddo, meno intimo e accogliente di altri locali… diciamo il posto adatto piA? per portare la ragazza o un paio di amici che quello dove andare a fare della gran baracca. Al piano di sopra, invece, presente una terrazza, dove c’A? piA? possibilitA� di fare baccano, e dove troverete altre sei spine 🙂

Io ci sono stato due volte in quattro giorni, ed entrambe le volte mi son seduto a bancone, che A? ampio e dA� la possibilitA� di stare comodi (e non stretti stretti) anche nel caso si volesse mangiare qualcosa. A proposito di cibo, i piatti succulenti non mancano nel menA? e la specialitA� A? il pesce. I prezzi, d’altro canto, non aiutano troppo ad organizzare delle abbuffate.

Venendo alla scena birraia interna, bisogna dire che A? di primissimo livello: se nell’articolo sul Mastro Titta elogiavo la classicitA� dei prodotti, la sicurezza che i grandi nomi storici possono dare alla clientela, il 4:20 basa la sua “politica” sull’esatto contrario… la sorpresa. La quasi totalitA� delle persone puA? tranquillamente entrare e trovare un sacco di birre sconosciute, anche io, pur conoscendo i prodotti di Alex, son rimasto colpito da nomi, etichette e sapori che non credevo nemmeno esistessero.

Le spine sono ben 34: quando son stato io, 17 erano attaccate e 11 no (non conosco lo stato delle sei spine al piano di sopra). Si trovavano tre Mikkeller (due delle quali della linea Single Hop, cioA? fatte con un solo tipo di luppolo e spesso usate a scopo “didattico” per trovare profumi, aromi e sentori erbacei o fruttati), la meravigliosa Southern Tier Choklat (100 su ratebeer) – che A? una stout talmente cioccolatosa (passatemi il termine) che se non fosse alcolica si potrebbe tranquillamente scambiare con una tazza di Nesquik – e la sorella Southern Tier Ipa (ratebeer 97), davvero notevole. Inutile aggiungere che qui le spine cambiano a velocitA� vorticosa.

Brasserie 4:20, Roma

Brasserie 4:20, Roma

Tra le bottiglie, si trovano tutte le Revelation Cat (etichetta – di proprietA� di Liberati – che collabora principalmente con i danesi di Mikkeller e gli olandesi di De Molen), Mikkeller, tutte le Southern Tier, le Nogne O, Portbrewing, Hoppin’ Frog, Haandbryggeriet, De Molen… nomi da mozzare il fiato ma anche birre di difficile degustazione, con spesso gradazione alcolica importante o sapori intensi: A? l’altro lato della medaglia. Io ho assaggiato la Southern Tier Jah-Va che su ratebeer prende un “normalissimo” 100 e una ottima la Nogne O Dobbel Ipa (98). PerchA? metto il voto di ratebeer (pur non essendo io un gran fan di voti e premi)? PerchA? al 4:20 ogni spina ha segnalato voto e descrizione originale del famoso sito di rating.

In conclusione, posto eccezionale. Ma per mia personale convinzione, il 4:20 rimane il locale in cui chiudere la serata e non quello dell’aperitivo… in ogni caso, chapeau.

mattia

Mastro Titta, Roma

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Category : Locali

Comincio il mio giro di recensioni sui locali di Roma con quello che non conoscevo affatto e che invece A? un must assoluto, e molto differente dagli altri che recensirA? fra qualche giorno. Parlo del Mastro Titta di Roma (mappa piccolamappa grande), locale che nella capitale A? considerato uno dei primi promotori della birra artigianale sulla scena cittadina. Il locale prende il nome da Giovanni Battista Bugatti, detto appunto Mastro Titta, che tra il 1796 e il 1864 fu il boia di Roma.

Particolarmente ampio, e disposto su due livelli, la prima caratteristica che viene in mente quando si entra A? l’atmosfera: il Mastro Titta, almeno al piano terra, A? particolarmente buio e all’ingresso si rimane stupiti su come sarA� possibile vederci. Pian piano perA? gli occhi si abituano e le varie cose cominciano a prendere forma e colori: il locale A? arredato nel classico stile irlandese, in legno e presenta numerosi tavoli con divanetti.

Il locale Mastro Titta di Roma con Giorgione, il gestore

Il locale "Mastro Titta" di Roma con Giorgione, il gestore

Le spine sono di grande rispetto e a prezzi decisamente contenuti (5.00 – 5.50 a��) . Essendo a vorticosa rotazione, posso dirvi quello che c’era quando son stato io. L’impianto prevede una quindicina di spine, di cui due erano riservate alla Sierra Nevada Ipa e alla Sierra Nevada Harvest, e 4-5 alle classiche birre tedesche. Il meglio arriva quando ci si sposta sulle spine belghe: qui la scelta A? ampissima con Gouden Carolus, Rulles Estivale e Rulles Triple, St. Bernardus Abt 12, Moinette Blonde piA? altre due di altissimo livello che non ricordo. Tra queste mi son bevuto la Harvest e successivamente la Estivale, e le ho trovate in splendida forma.

Il piano interrato offre circa una cinquantina di posti a sedere, con tavoli e panche di legno, sicuramente un pA? piA? spartano e piA? illuminato del piano terra, e per questo meno fascinoso. Il simpatico gestore Giorgione – che vedete nella foto e che mi dicono essere uno dei piA? grandi bevitori conosciuti al mondo – propone anche cucina tipica romana, io ho mangiato dei rigatoni alla carbonara davvero ottimi ed abbondanti.
Sicuramente un posto da tenere in alta considerazione in quel di Roma, soprattutto se intendete bere quancosa di belga o molto classico, con i grandi nomi valloni e fiamminghi a darsi battaglia sul bancone… in fondo i classici son sempre di qualitA�, sempre buoni e non bisogna mai dimenticarli.

mattia

Guida Rapida di Cardiff

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Category : Locali, Viaggi

Non che Cardiff sia una località particolarmente turistica, anzi, ma se mai foste di passaggio, o in città per questioni prettamente rugbystiche (come me), ecco un breve decalogo dei pochi luoghi da visitare e dei tanti luoghi da ignorare.
Comincio col dire che non c’è nulla che mi abbia entusiasmato: molti, moltissimi pub sono in realtà delle catene, e la stragrande maggioranza è di proprietà della Brains, che ha la sede proprio nella capitale gallese, e la fa ovviamente da padrone.

Di pub in linea di massima ne salvo tre, uno sulla via principale e due vicinissimi al centro. Poi ne vengono due in linea di massima decenti, e concludono la serie migliaia di posti che non meritano visita alcuna.

Il trio delle (piccolissime) meraviglie
The Goat Major, High St. praticamente di fronte al ponte levatoio del castello è la miglior proposta in città. Non enorme, ha una qualità eccezionale, che è il “numero chiuso”: non ci sarà mai affollamento all’interno perchè il buttafuori all’ingresso farà entrare le persone in maniera proporzionata a quante ne usciranno. Cinque-sei birre commerciali trovabili ovunque e 10 birre a pompa, di cui tre Real Ales e le restanti sette della Brains (ecco, mi chiedo come sia possibile sentire la differenza tra sette Ale di stile inglese di una sola marca). Il Goat Major è un pub storico di Cardiff ed è situato in una delle pochissime case ancora a tralicci.

Il The Cayo, Cathedral Rd, è segnalato dal 2006 ad oggi sulla Good Beer Guide versione UK. Rispetto al Goat Major è appena fuori dal centro, ma raggiungibile a piedi in 5 minuti dal Millennium Stadium. Abbastanza spazioso, anche se diviso in svariate sale che lo rendono un pò “labirintico” e con un bel giardino estivo fronte-strada, presenta le solite commerciali e 6 Real Ales a pompa. Io ero di particolare fretta e ho notato (e bevuto) con piacere una Wychwood Paddy’s Tout, bella corposa e cioccolatosa. Simpatica anche l’iniziativa con cui è il cliente a scegliere, attraverso un questionario, quali saranno le birre ospiti in futuro.

Y Mochyn Du, che in gallese significa Il Maiale Nero (non chiedetemi quale sia la parola che identifica “maiale”), si trova a 50 metri dal The Cayo, all’interno del parco di Sophia Garden. La casetta in cui è ospitato appare cone un mix tra la casa degli gnomi a Gardaland e una vecchia stazione-casa cantoniera completamente ristrutturata. L’interno è enorme, il bancone a pianta quadrata prende la parte centrale e tutto intorno alle vetrate ci sono i tavoli (presente anche un ampio giardino). Anche qui, oltre alle commerciali che sono presenti in grande quantità (almeno una dozzina, compresa la Moretti!) ci son tre Real Ales a pompa. Provate tutte e tre e se non ricordo il nome, (nè ho avuto la voglia di scriverlo) vuol dire che non erano niente di particolare.

A questo punto, vi starete chiedendo… “orca ma se questo era il meglio, adesso che si scende a livelli infimi che ci aspetta?”
Domanda legittima, e risposta scontata: “il nulla”.

L’incognita
Ne segnalo due, di locali, così, velocemente, che a prima vista mi avevano semi-ispirato ma in cui non son riuscito ad entrare: il Cardiff Cottage, 25 St. Mary st., uno dei pub più antichi della città, segnalato sulla Good Beer Guide 2009, che però fa parte della catena Brains. Di fronte al castello, c’è invece la Rummers Tavern, Duke St., ospitata in un inconfondibile palazzo a tralicci. Questi due sono forse i soli locali che potrei consigliarvi di provare nel caso gli altri tre fossero pieni, chiusi o sprofondati.

I maxischermi
Prima di visitare Cardiff, nessuna città o locale inglese, diciamo britannico in questo caso, mi aveva mai lanciato il messaggio “meglio avere 50 televisori ultrapiatti e un dolby sproporzionato piuttosto che della buona birra”: nella capitale gallese invece succede il contrario. Sono tanti, tantissimi i pub che pubblicizzano gli ingressi con mega-cartelloni dove si sfidano a suon di pixel, HD e canali satellitari invece che malti e luppoli. Il mio consiglio è di stare alla larga da tutti questi locali, da catene tipo O’Neill eccetera.

E, per carità, non andata a mangiare da Wok to Walk alle 3 e mezza del mattino. Fatelo per il vostro bene.
Al contrario, High St. e St. Mary St. dopo le 23 sono una fucina di fenomeni da baraccone: armatevi di telecamera e farete serata.