Visita (con cotta) alla Brasserie Vapeur

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Category : Viaggi

Ospitamo oggi il racconto di Martino, da tempo residente in Belgio, che ci ha raccontato la sua visita (con cotta) alla Brasserie Vapeur.

Brasserie Vapeur: una delle tappe che subito aveva catturato la mia attenzione tra quelle del capitolo “Beer Tourism” del libro The Good Beer Guide Belgium di TimWebb, uno dei primi acquisti fatti da quando mi son trasferito per lavoro a Bruxelles.
L’appuntamento è alle nove. Perlomeno, questo è quello che scrivono sul sito www.vapeur.com, nella sezione Brassin Public:
En arrivant à la brasserie à 9h du matin vous pouvez assister à toutes les étapes menant à l’élaboration d’une de ses bières ou à une partie seulement si vous arrivez plus tard.
Da bravi italiani, prendiamo alla lettera l’ultima parte, arrivando a mattinata inoltrata, adducendo come flebile scusa “the traffic in Brussels”. Arriviamo quando il malto è già stato preparato, mentre sta per esser immesso nella vasca al pianterreno tramite un getto potente di acqua calda. Il tutto alimentato, ovviamente, da una macchina a vapore di fine XIX secolo. Lentamente, l’acqua maltata esce dalla vasca, che viene anche fatta assaggiare ai presenti (l’unica cosa analcolica che berremo nel corso della giornata…), viene trasferita tramite una pompa al piano superiore, dove starà, per le ore successive, nella cuvèe d’ebullition, datata 1919.
Quindi, si passa ad una delle parti più interessanti della gita…il pranzo! Jean-Louis Dits, il mastro birraio che ha rilevato la brasserie Biset nel 1984 e la gestisce insieme alla compagna Sitelle, illustra le pietanze, ovviamente (quasi) tutte a base di (o cotte nella) birra! A cominciare dal Pain à la bière, dal saumon che viene affumicato e marinato 24 ore nella FOLIE, una delle loro birre. Stessa sorte è toccata ad un prosciutto arrosto, ovviamente alla Vapeur Cochonne. Ospite gradito, in quest’ultimo sabato di luglio, un prosciutto di san Daniele, stagionato un anno e mezzo, appena arrivato da una loro gita in Italia, durante la quale hanno fatto anche tappa nel paesino di Piozzo (CN), fermandosi, ovviamente, alla Baladin, da dove hanno portato del formaggio (“alla birra” devo aggiungerlo?). Il carrello dei formaggi, più di metà dei quali col sentore di/affumicati alla/aromatizzati con birra,  è un’altra parte del buffet che ha catturato molte delle nostre attenzioni.
Ovviamente, il tutto annaffiato con produzioni indigene, cominciando dalla SAISON DE PIPAIX alla spina, che son riuscito a bere nonostante il sentore di lambic (perdonate, sono un neofita ;) , alle caraffe abbondanti di Cochonne, decisamente la nostra preferita, ad una bottiglia di Saison d’etè, di cui francamente non ricordo molto (non so se sia giusto neanche il nome :P ).
Dopo un’ora di ebollizione, nel frattempo, al mosto (?) vengono aggiunte le spezie ed il luppolo. Ma non abbiamo la forza e la voglia di alzarci e andare a vedere Sitelle che svuota questo secchio al piano superiore.
Finale…lavorativo! Sitelle riemerge dalla zona produttiva e chiede se c’è qualcuno disposto a darle una mano a svuotare la vasca del malto. L’atmosfera quasi familiare e le birre bevute fin lì ci convincono, o ci inducono con l’inganno, a dire di sì e a tuffarci in… una bella sauna tutta naturale! Con gli astanti increduli a dire, “encroyable… des italiennes qui travaillent!!!“.
Finisce con un paio di acquisti, due Cochonne, una con l’etichetta col maiale maschio, l’altra con la femmina, una maglietta… e una bottiglia offerta da loro (Vapeur Bises, fatta per il loro 25 anno, se non ricordo male). Particolari la collezione di etichette, di cui potete trovare degli esempi qui.
Tutte le descrizioni in francese, inglese, con qualche parola di italiano per noi. Faticano col fiammingo…ma questa è un’altra storia belga ;)
Durante tutto il pomeriggio si susseguono visite di locali e stranieri (tra cui un paio di local brewer americani), anche se Jean-Louis non ama molto perdere tempo con questi “vacanzieri”, è tutto concentrato sul suo lavoro. Tuttavia, c’è qualche amico di vecchia data che gli dà una mano, specialmente col fiammingo.
Se troverete in commercio una Vapeur Cochonne datata luglio 2010, sappiate che “io c’ero”!
il nostro ospite/inviato Martino

Guida alla California (1/3): San Francisco

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Category : Viaggi

Disclaimer: la West Coast Good Beer Guide è uno strumento più che affidabile per muoversi senza prendere (troppe) cantonate; ratebeer&co inoltre sono sicuramente più attendibili di me per valutare la bontà di una birra.  Detto questo nei prossimi 2-3 articoli vi racconterò in che locali e birre mi sono imbattuto in questi bei 20 giorni e 2500km alla scoperta della California, aggiungendo qualche commento personale ai suggerimenti della Good Beer Guide, che mi ha fatto da stella cometa.

Tutto ha inizio a San Francisco, arrivo alle 6 del pomeriggio circa con un jet lag e un sonno micidiale, decido che l’unico modo per arrivare a sera è quello di bere una buona birra nel posto relativamente più vicino al mio albergo. La scelta ricade sulla Rogue Ales Public House, memore dell’articolo di Giacomo dell’anno scorso. Non mi soffermo quindi sul locale, in cui sono anche tornato qualche sera dopo e Shakespeare Stout, Morimoto Black Obi Soba Ale e Mocha Porter non hanno bisogno di commenti: voglio però aggiungere che se vi capita di passare di lì e non sapete ancora dove mangiare, il sushi dall’altro lato della strada è molto buono e particolarmente economico, nonostante l’apparenza abbastanza posh!
Ma non voglio annoiarvi con i miei aneddoti e passo subito al sodo: a SF ci sono bar a migliaia, se capitate li per una conferenza molto probabilmente sarete al Moscone Center, di conseguenza una capatina al Thirsty Bear è d’obbligo: l’ambiente accogliente, un’ottima paella, la degustazione da $10 delle 9 principali birre da loro prodotte – spiccano Howard Street IPA, Meyer ESB e Brown Bear – e un’ottima cask conditioned ale a rotazione non vi lasceranno delusi. Ah, quasi dimenticavo, per chi come me fosse un first timer negli States, la mancia si lascia anche al pub (in linea di massima $1 a drink).

Degustazione al Thirsty Bear

Degustazione al Thirsty Bear

La palma di miglior posto di SF va a Toronado: pochi tavoli, musica alta, migliaia di adesivi, cimeli appesi ovunque e tante spine di ottima qualità lo portano a mio parere a un gradino sopra gli altri. Per soddisfare la fame prendete un’hot dog dal locale nexdoor e dite che lo mangiate dentro Toronado. Qui la selezione è di altissima qualità e non di certo a discapito della quantità. Sfortunatamente (e stupidamente) mi sono fermato per una Russian River Blind Pig IPA veloce – e farmi approcciare da una 40enne – convinto di tornarci nelle sere successive per approfondire la conoscenza (del locale!), ma purtroppo non sono potuto tornare. Una volta da quelle parti potete continuare lungo Haigh St. verso il Magnolia Pub!

Toronado, quella lista di cartellini bianchi nel centro-sinistra della foto è la lista delle spine!

Toronado, quella lista di cartellini bianchi nel centro-sinistra della foto è la lista delle spine!

Delude invece la Jack’s Cannery, più di 100 spine ma molte commerciali o non di alta qualità o assenti, inoltre la saltuaria mancanza totale di cibo e la desolazione che presenta nel caso il locale – enorme – sia mezzo vuoto, sono dei motivi abbastanza validi per farvelo cancellare dalla wishlist e non farvi apprezzare una buona Bear Republic Racer 5 e una Mount Tam IPA tutt’altro che indimenticabile. Rimanendo in centro è da menzionare il Tunnel Top, che nonostante le poche spine con un paio di chicche (Speakeasy Big Daddy IPA ad esempio) e ottimi cocktail è sicuramente il posto giusto dove andare per una birra volante (o due), con dell’ottima musica di sottofondo e Paura e Delirio a Las Vegas proiettato sul muro. Il Tunnel Top diventa utile nel caso dobbiate aspettare un tavolo per un’ottima – e relativamente costosa – cena nel ristorante di fianco: l’ex Crudo Bar, ora The Swell (la gestione è la stessa, solo il nome è cambiato) dove potrete abbinare dell’ottimo pesce a una Hitachino Nest White Ale o alla Red Rice Ale (consiglio di gran lunga la prima, anche a chi, come me, non ama le birre bianche).

Per concludere la rassegna sulla Città sulla Baia, nel caso vi troviate dalle parti di The Mission, lo Zeitgeist è il tipico bar underground di San Francisco dove potete bere una Lagunitas IPA, una Stone IPA o una Russian River Damnation in uno spazioso beer garden decorato da murales con elefanti volanti da un lato e biciclette appese d’altro, o entrare e fare una partita a biliardo dopo aver selezionato una canzone da il Jukebox più punk (quello vero!) che io abbia mai visto, con l’aggiunta di un paio di band indie della SF Bay area. Se siete fortunati potreste anche vedere Quentin Tarantino entrare per una birretta!

A questo punto era arrivata l’ora di prendere la macchina noleggiata, una truzzissima Dodge Avenger blu metallizzato con tanto di spoiler (…) e dirigersi verso sud, rotta su LA via Big Sur…

Lorenzo

Nota1: la San Francisco Brewing Company e il 12 Galaxies hanno chiuso i battenti!

Nota2: ringrazio i rispettivi autori delle foto, dato che quelle fatte da me facevano schifo!

Blind Tiger – New York City (NY), USA

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Category : Locali

Nell’area di New York City ci sono molti birrifici, microbirrerie e brewpub (mi vengono in mente Sixpoint, Brooklyn Brewery, Chelsea Brewing Company, Heartland, e la lista continua), tra i quali non ho mai mancato di trovare qualcosa che mi piacesse; ma immagino capiti anche a voi di voler andare in un posto, senza dover scegliere prima che cosa bere. Perché limitarsi ad un solo birrificio, se posso andare in un pub che tiene un’ottima selezione delle migliori birre che si possano trovare? Ed ecco che in nostro soccorso arriva la Blind Tiger Ale House, senza dubbio il mio pub “birraio” preferito a Manhattan. Ma andiamo con ordine.

Nel cuore dello West Village (Google Maps), non lontano da Washington Square, e facilmente raggiungibile in metropolitana (linea rossa 1-2, oppure A-C-E), Blind Tiger si trova in una zona di ristorazione: i blocchi lì intorno sono pieni di bar e ristoranti. A mio parere, non è certo una delle zone più affascinanti della città, e anzi, se non ci fosse Blind Tiger avrei pochi altri motivi per andarci (anche se magari mi sono perso una miriade di locali fantastici – chi ha il tempo per provarli tutti?). In realtà, anche il pub inizialmente era da un’altra parte (Hudson Street, al limite sud dello West Village), ma dopo essere stato spodestato da Star Bucks, ha deciso di spostarsi più a nord, in un piccolo locale costruito con legno proveniente da una fattoria del XIX secolo. Sarebbe stato un gran peccato perdere un’istituzione della scena delle birre artigianali newyorkese. Una nota piacevole: il locale è privo di televisioni. Se a voi questo sembrerà normale, sappiate che negli Stati Uniti non è raro imbattersi in locali con più schermi televisivi che metri quadri, e la cosa mi da un fastidio incredibile (mia opinione personale, ma dal momento che mi state leggendo, ve la beccate tutta). I pub in particolare tendono ad essere afflitti da questa piaga. Ma a Blind Tiger potrete riposare gli occhi in santa pace, coccolati dall’innocuo baccano di una massa di potenziali ubriaconi, senza essere obbligati a sorbirsi l’ultima, noiosissima partita degli Yankees.

Passiamo a discorsi più interessanti. L’idea dietro al locale è semplice: solo birre di qualità. Lì dentro si può scegliere ad occhi chiusi, e quello che vi verrà portato non vi deluderà.  Circa 30 linee di spina (il numero di quelle disponibili può variare leggermente), a rotazione, selezionate tra le migliori birre artigianali di tutto il mondo. La maggior parte delle produzioni è nordamericana, ma si trova sempre qualcosa anche di belga. Non ci sono limitazioni di stile o birrificio: la rotazione consente di avere un po’ di tutto, dalle imperial stout alle pilsner, passando per barley wine, ma con un occhio di riguardo per i pale ale, che vanno per la maggiore negli USA. Un’occhiata al sito ufficiale consente di farsi rapidamente un’idea di cosa sia disponibile.

Nella mia ultima visita (è un po’ come scartare i regali di Natale), siccome sono stato bravo, la tigre cieca mi ha portato Left Hand Milk Stout (cream stout, molto delicato, ben bilanciato e vellutato), Rogue Brutal Bitter (una bitter preparata con così tanto luppolo Crystal, forte ed aromatico, che si avvicina ad una IPA), Goose Island IPA (ne ho già parlato qua, anche i muri sanno quanto mi piace), Green Flash West Coast IPA (ottimo esempio di IPA, con un corpo di malto di media robustezza, e un trionfo di luppoli con finale acido), per finire con Dick’s Barley Wine (buona carbonatura, dolce ma non in maniera eccessiva – un barley wine non devastante come altri suoi compagni, e per questo più facile da bere). La lista è lunga, e quello che più apprezzo di questo locale è che la selezione è sempre molto, molto varia. In genere ci sono una ventina di birrifici diversi rappresentati, e anch’essi ruotano, per cui si può trovare veramente di tutto. Alcuni classici della East Coast e dintorni sono comunque quasi sempre presenti: Smuttynose, Brooklyn Brewery, ma anche Goose Island, Sly Fox. Tra le belga, Cantillon è un classico.

Oltre alle spine, c’è anche una selezione di bottiglie. Ammetto di non aver mai guardato in dettaglio la lista delle bottiglie, perché mi fermo sempre alle spine. So che ci sono numerose bottiglie invecchiate: ho visto Chimay blu con vari anni di stagionatura, barley wine, lambic.

Le birre sono sempre servite in un bicchiere appropriato, e con una buona spillatura, per quanto mi è capitato di vedere. Nonostante la calca che c’è spesso al bancone, si riesce a farsi servire in un tempo decente, visto che nelle ore di punta ci sono almeno 3-4 persone addette alla spine.

In più, vari eventi birrai sono organizzati praticamente tutte le settimane: il mercoledì è dedicato ad un birrificio artigianale, sempre diverso, del quale troverete sul posto il mastro birraio per bere assieme una pinta e scambiare due chiacchiere. Naturalmente questo implica che le spine del locale si adeguino al birrificio ospite, proponendo a volte decine di birre prodotte dal mastro birraio in questione. Leggenda vuole che, per una di queste serate, siano arrivati a dedicare l’intero impianto ad un solo birrificio, includendo 28 birre alla spina, 2 a pompa, e 1 a caduta.

I prezzi sono assolutamente in linea con la media statunitense. Quando andate in un pub che fa della qualità delle birre il suo forte, dovete aspettarvi di pagare tra i 6 e gli 8 dollari per una pinta, e Blind Tiger non fa eccezione. Siccome questi prezzi sono praticati anche in città molto meno costose di NYC, trovo che sia perfettamente accettabile. E’ possibile anche mangiare qualcosa, sebbene la lista di piatti non sia lunghissima. Non ho mai testato la qualità del cibo, quindi non so dare consigli; però la zona pullula di ristoranti, e se la cena non vi soddisfa, non avrete problemi a trovare qualcos’altro.

Cos’altro aggiungere? Adoro questo posto. Non è solo la lista delle birre che conta, ma anche l’ambiente: e questo piccolo e affollato locale, ripieno di autoctoni ma anche amanti della birra in viaggio, ha stoffa da vendere. Andateci appena possibile. Un’ultima cosa: siccome il pub è davvero piccolo, e ci va davvero tanta gente, conviene andare presto (intorno l’ora di cena, 7PM), specialmente di venerdì e sabato.

Giacomo
(P.S: le foto che avevo fatto, siccome sono un’idiota, le ho perse e me ne scuso;
ringrazio i rispettivi autori)

I prossimi eventi (Gennaio-Febbraio)

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Category : Fiere, Rassegne

Ecco gli appuntamenti importanti delle prossime settimane.

Birre della Merla (29-30 Gennaio 2010)
Presso la Locanda del Grue (o meglio all’esterno della locanda, al freddo e al gelo), si terrà l’insolita festa della birra sessione invernale, nei giorni più freddi dell’anno (quelli appunto della Merla, per chi non lo sapesse).

Questa la selezionata lista dei birrifici presenti: Montegioco (Dracoe Demon Hunter); Bi-Du (XTrem, Confine e ArtigianALE); Orso Verde (Wabi e Rebelde); Toccalmatto (Russian Imperial Stout e altre a sorpresa); Almond ’22 (Nuova fredric, Maxima e Torbata); La Buttiga (Polka e Sophia); Troll (Stella di Natale e Porter Mejo); Pasturana (Filo doppio e Filo forte e…); Revelation Cat e Torrechiara (Panil).

Ovviamente al tutto si aggiungerà menù adeguato al clima (polenta, salamelle, etc.)
Per informazioni più dettagliate, consigliamo di guardare anche la loro pagina su Facebook.
Contatto e-mail: birredellamerla@gmail.com

Birra Nostra, Padova (6-10 Febbraio 2010)
Passa da Rovigo a Padova (zona Padovafiere) l’esposizione di birre artigianali di Birra Nostra. Il programma dei partecipanti sulla carta è molto ricco, con il colosso Interbrau in prima fila ma anche con la presenza di numerosi produttori artigianali italiani (Birrificio del Ducato, Birrificio Italiano, Bruton, White Dog e molti altri consultabili nel sito ufficiale ). L’esposizione si svolgerà tra il 6 e il 10 febbraio, dalle 19:30 alle 24:00 (dalle 10:00 alle 18:00 per gli operatori e i partecipanti ai laboratori), con la possibilità di accedere a laboratori di degustazione guidata dall’ottimo Kuaska.
Per maggiori informazioni vi lascio al sito ufficiale, e al futuro report di Pintaperfetta, che ovviamente in queste occasioni non può assolutamente mancare.. :-)

Pianeta Birra, Rimini (21-24 Febbraio 2010)
Come ogni anno, a Rimini si terrà l’esposizione internazionale di Pianeta Birra (& Co.), appuntamento dell’anno italico e tra i maggiori eventi europei data la mole e la varietà di espositori presenti. L’evento è dedicato agli addetti del settore (grossisti, distributori, importatori e gestori di locali), alla stampa e alle associazioni di categoria. Alle giornate partecipano Unionbirrai e Mo.Bi., con interessanti seminari.

Il prezzo del biglietto d’ingresso è di €38 per chi avrà un biglietto invito fornito dalle aziende espositrici o un biglietto ridotto (costo € 3); mentre l’abbonamento per le 4 giornate è di €80.

E’ da ricordare che l’esposizione è aperta esclusivamente agli addetti, quindi spopoleranno come ogni anno tentativi di struscio, raccomandazioni di amici e tecniche ninja di infiltrazione. Noi consigliamo di affidarsi alle associazioni di categoria, ad esempio gli associati Mo.Bi. avranno la possibilità di accedere alla fiera a prezzo ridotto.

Ultimo appunto per chi riuscirà ad andare: evitare sacche capienti, vestiario “da fattone” e ubriacature più o meno moleste. L’organizzazione dell’evento è infatti abbastanza rigida a proposito e non esiterebbero a burrarvi (spalmarvi su una fetta di pane) e buttarvi fuori gentilmente.

Antonella e Mattia

La nostra idea sulle Birre di Natale 2009

Category : Birra, PintaPerfetta, Varie

Quello che avete iniziato a leggere è un articolo sulle Birre di Natale. Partiamo con una sorta di spiegazione-base.
Cosa sono le “Birre di Natale”? Sono produzioni speciali che i birrifici commercializzano circa tra metà Novembre e metà Gennaio. Alcune di queste produzioni hanno una storia e si sono evolute nel tempo, altre sono solo operazioni commerciali per vendere un prodotto in più, altre sono semplicemente troppo “nuove” per poterne dire granchè. Alcune Birre di Natale cambiano poi ricetta ogni anno, in minima parte o completamente, rendendo così un’annata completamente diversa da quella precedente o quella successiva. Tendenzialmente, anche se è una generalizzazione piuttosto forzata che però rende bene l’idea, le Birre di Natale sono principalmente ambrate o scure, dolciastre e speziate e un pò inflazionate per quello che riguarda il tasso alcolico.

Detto questo, iniziamo una breve carrellata-antologia delle produzioni migliori, curiose, più trovabili tra quelle che abbiamo assaggiato.
Cominciamo con una delle più famose “natalizie”, più per il nome che per la qualità: stiamo parlando della natalizia di casa Achouffe, la N’Ice Chouffe (provata alla spina), che si lascia bere se non avete troppe pretese di gusto, una rossa da 8%, con la pecca di non aver un gusto particolarmente persistente e risultare un pò annacquata. La sua versiona invecchiata di un anno (provata alla spina) risulta tuttavia eccessivamente alcolica, e sebbene il gusto ne possa appena guadagnare, la bevibilità cala notevolmente. Per quanto riguarda la bottiglia, il tasso alcolico è maggiore (ben 10%) e risulta facilmente stucchevole.
Restando in Belgio, una tra le nuove produzioni è la Kapittel Christmas, nel formato da 75cl. Il 2009 pare essere solo il secondo anno di produzione. Nel 2008 l’avevo trovata abbastanza scialba, senza particolari note positive nè carattere. Avendola potuta riprovare poche sere fa (bottiglia, 75cl), devo dire che non arriva all’eccellenza ma una sorta di sufficienza la conquista senza grossi problemi… probabilmente meglio della N’Ice.
Tra i marchi che stanno guadagnando popolarità in Italia in questi ultimi tempi, ho avuto un buon incontro gustativo con la Corsendonk Christmas (8.5%, bottiglia da 75cl), che rispetto alle due appena citate risulta essere decisamente più corposa ed equilibrata, e si lascia bere in modo piacevole. Una vera sorpresa – forse LA sorpresa dell’anno – riguarda la produzione natalizia della Trappe, la Isid’or (provata alla spina), che si distacca notevolmente dalle succitate invernali, piuttosto classiche. Il colore leggermente ambrato, la schiuma non troppo persistente anche se molto densa, e i mille profumi di spezie la rendono particolarmente beverina, e i suoi 7.5% non risultano essere esagerati – almeno per quanto riguarda le sensazioni delle mie papille gustative.
Attraversiamo per un attimo l’Oceano Atlantico e spostiamoci in California: è qui che viene prodotta un’eccellente Anchor Christmas (bottiglia 33cl), che come tutte le sue “sorelle” prodotte a San Francisco, è un’eccezione per quel che riguarda il tasso alcolico: con i suoi “soli” 5.5% è una delle invernali più leggere. Preparatevi però all’esplosione di gusto quando la sentirete: spezie, liquerizia, profumo di malto tostato per un’eccellente ambrata scura. Questa birra in linea di massima cambia più o meno radicalmente ricetta ogni anno, per cui probabilmente servirà un assaggio per produzione… mi sacrificherò volentieri :-)
Niente di speciale invece la K9 di Flying Dog (spina) che ai suoi 7% abbina un gusto non troppo forte, e si lascia dimenticare abbastanza in fretta.
Tornando in Belgio, ho assaggiato con piacere per l’ennesima volta la St. Feuillien, che di rado sbaglia una birra, e la loro Cuvèe de Noel (33cl, bottiglia) è semplicemente fantastica nonchè una delle più impegnative per quel che concerne tasso alcolico e gusto. Scrussima a prima vista, in realtà se messa controluce rivela un bellissimo colore rosso-rubino, ha una schiuma ben persistente e molto molto densa. La bevuta, come detto, è molto piacevole ma non facile: la birra, corposa ed equilibrata, ha i sentori della liquerizia e i suoi 9% si fanno sentire.
Tra le natalizie più acoliche, ricordiamo la produzione della De Dolle, la Stille Nacht (33cl, bottiglia) che con i suoi 12% risulta essere eccellente ma anche di difficilissima degustazione, non disconstandosi troppo dalle altre produzioni del birrificio di Esen (la piccola “punta” di acidulo è sempre presente). Particolarmente adatta all’invecchiamento, quest’estate al Kulminator di Anversa ne ho assaggiata una del 1999: il suo tasso alcolico era accentuato dai 10 anni trascorsi in bottiglia e faceva assomigliare la Stille Nacht ad un liquore.
Una delle birre che più escono dal contesto è la Père Noel della De Ranke (33cl, bottiglia) che, come le altre produzioni della casamadre, non solo non ha nulla di dolce, ma anzi è amara, molto luppolata e, gradazione di 7% a parte, per certi versi assomiglia molto alla sua sorella XX Bitter. Non male, anzi, ma niente di clamoroso, soprattutto se vi aspettate qualcosa di dolciastro.

Un vero classico del periodo natalizio, da ormai tanti anni, è la Gouden Carolus Christmas, dolce e fortemente speziata, straordinariamente piacevole e adatta ad accompagnarsi alle specialità natalizie di casa nostra, panettone in primis. Una birra che invece (fin dal nome) nasce come natalizia è la Avec Le Bons Voeux (letteralmente: con i migliori auguri) della Dupont, un birrificio belga che ci ha sempre conquistato. Tasso alcolico importante (9,5%), bilanciatissima ed estremamente piacevole, è però diventata da diversi anni una birra prodotta e venduta durante tutto l’anno.

Tra le meno interessanti (ma non sempre terribili) possiamo citare Gordon Xmas (che quest’anno ci è sembrata, almeno alla spina, in discreta ripresa) e Delirium Noel. Entrambe sono discreti prodotti che però non ci sentiamo di consigliare come “speciali”.

Il discorso cambia (relativamente), quando ci troviamo a parlare di birre natalizie nella nostra giovane (maltosamente parlando) Italia. Se è pur vero che la categoria “Birra di Natale” indica tutto e nulla, nel contesto locale questa variabilità aumenta in modo ancora più netto sia tra birra e birra, sia nella stessa birra tra un anno e il successivo.
Quest’anno nel mio personale taccuino del 2009 qualche assaggio da raccontare c’è pure, ovviamente senza avere la pretesa di citare le birre più buone o più rappresentative del nostro scenario, quindi introduciamo qualche nome per mettere un pò di ciccia al fuoco.
Il primo personale assaggio natalizio è stato la Babbo Bastardo prodotta dal lombardo birrificio Geco, birra dal nome clamoroso e caratterizzata da una speziatura con bacche di ginepro e pepe rosa. Purtroppo al palato la speziatura è difficilmente percettibile e il tutto affonda in un alcool fin troppo invadente. Discorso opposto per la natalizia del birrificio Inconsueto. Sgraziata e con un tenore alcolico veramente poco natalizio.

Ma non tutto è male, pur ammettendo che in Italia le natalizie realmente commoventi mancano ancora all’appello. Buona e ribevibile volentieri la Noel Du Sanglier , con piacevoli sapori di candito, dolce e un amaro ben bilanciato. Una spanna leggermente sotto la Natalizia di Maltus Faber, una “tripel” secca ma equilibrata e scorrevole al palato. In ultimo, l’assaggio più recente (è in questo momento nel mio bicchiere :-) ), la Natale 2009 del Orso Verde. Assaggio che conferma come il mio Orso preferito sia tornato nuovamente in sella dopo una natalizia 2008 finita nel lavandino (e qualche cotta sfortunata nel nuovo impianto). Birra robusta (l’alcool batte il suo conto), di colore ambrato carico e con sentori di anice. Promossa, pur senza essere clamorosa. Un pò come i miei italici assaggi 2009.

Dall’altra parte dell’oceano, ecco che cosa è arrivato sulla slitta quest’anno:

Decisamente inconsueta, visto lo stile, tutti gli anni fa la sua comparsa la Bells Winter White: una bianca sullo stile belga, con frumento americano e lieviti Hefe mescolati con lieviti belga. Nonostante non sia un fan delle witbier, devo ammettere che questa è piuttosto ben fatta, molto beverina; quantomeno rappresenta una variazione alle alcooliche birre invernali che si trovano di solito.
Infatti, per non smentirsi la Bells propone anche, nel periodo invernale, il devastante Expedition Stout: un concentrato di malti e luppoli per un Imperial Stout di prima qualità. Il malto tostato la fa da padrone, con un potente aroma di caffè, frutti scuri, cioccolato e un sentore di spezie (vaniglia). Denso, densissimo, cremoso e poco carbonato, è in assoluto un piacevole colpo di grazia. Consigliato a fine serata.
Sempre nel periodo invernale, poco prima di Natale, arriva, attesa come i dolci della befana dai bambini che sanno di essere stati buoni, la Brooklyn Black Chocolate Stout. Un’esplosione di gusto che non mancherà di invadere il vostro palato, se avrete occasione di bere questo capolavoro: colore intenso, corpo potente di malto con un deciso sapore di cioccolato, non troppo dolce, finale ben bilanciato dal luppolo. Ottimo candidato anche per l’invecchiamento – da non perdere.
Ci offre qualcosa di natalizio anche la Rogue: la sua Santa’s Private Reserve è un amber ale prodotto con molti luppoli, carbonazione vivace, malti leggermente aromatici, un tocco di spezie, e amaro luppolato finale. Non una delle mie preferite, ma ben fatta.
Smuttynose produce un ben più modesto Winter Ale, disponibile di solito da fine Ottobre a Gennaio. Corposo, sullo stile di una Dubbel belga, ma mi convince poco – come molte delle produzione americane fatte sullo stile europeo. Leggermente speziato, non troppo alcoolico, passa piuttosto inosservato.
Great Divide si getta invece su un old ale, con il suo ormai tradizionale Hibernation Ale natalizio: invecchiato almeno tre mesi prima di essere distribuito, inizia con malto prepotente, noci, abbastanza dolce; finisce più acidulo, con alcool ben presente, adatto a riscaldare le notti invernali. Può essere ulteriormente lasciato in cantina per intensificare il già complesso profilo.
Infine, personalmente considero natalizia anche la Stone Double Bastard: disponibile per poco tutti gli anni a partire da Novembre, è in tutto e per tutto una versione “incattivita” dell’Arrogant Bastard ale, con tutto ciò che questo comporta. Un Ale americano potente, opaca, con un corpo deciso di malto che viene presto annichilito dal luppolo. Estrema sotto ogni punto di vista, eppure piacevole. Un bel regalo di Natale.

Mattia (Belgio&Usa)
Davide (Italia)
Giacomo (Usa)

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