Birra Nostra 2010 – Padova

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Category : Fiere

Quest’anno Birra Nostra cambia location, scegliendo i padiglioni fieristici di Padova. Ad aspettarci un ampio spazio ben organizzato con una trentina di stand di birrifici, tra cui anche alcuni stranieri sotto l’ala di Interbrau.I prezzi sono buoni: tappo rosso da 1,50 a�� per la spina e tappo verde da 2a�� per la degustazione da bottiglia, nessuna indicazione sulla quantitA�, che A? stata lasciata a discrezione di ciascun birrificio (a parte qualche caso le mescite sono state generose, bicchiere pieno e bel cappello di schiuma).

Su prenotazione (15a��)si partecipa ai laboratori di degustazione guidati da Kuaska (Lorenzo Dabove). Noi abbiamo assistito a quello di domenica pomeriggio, a cui hanno preso parte anche i rappresentanti dei birrifici delle selezionate per l’incontro, che hanno affiancato Kuaska durante ciascuna presentazione. Si inizia con la Bianca di BrA?ton, per cui ha parlato Andrea Riccio, una blanche ancora in evoluzione, che utilizza arance curaA�ao e una parte di farro, che dA� alla birra un chA? di nocciola. La seconda A? una hefe-weizen bavarese, una Ruppaner scovata da E’tis e per ora la piA? buona hefe-weizen che io abbia mai assaggiato, dai fortissimi sentori di banana e dai gustosi lieviti. Terzo assaggio A? riservato al Birrificio del Ducato, con la sua New Morning (piacevole ritrovarla), ottima saison con la sua misteriosa miscela di 8 spezie e il forte sentore di camomilla. A seguire una merzen per niente teutonica, presentata dal campano birrificio Saint John’s, buon caramello, schiuma e colore, anche se ammetto di essere ignorante nel genere. Penultimo assaggio A? la Felina di Menaresta, che ancora non riesco ad apprezzare, forse un po’ anche per la sua aggiunta di cannella alla ricetta. Infine, ultima degustazione A? riservata alla Haka di La Gastaldia. Per questa birra A? stato utilizzato un luppolo neozelandese, il Nelson Sauvin, che ci regala una birra a mio modesto parere sorprendente, una ipa con ibu 30/40 e con una assoluto sentore di ribes nero.
Direi alla fine un laboratorio ben riuscito, anche se mi aspettavo qualcosa di un po’ piA? tecnico e definito, in sintesi A? stata una chiacchierata sulla birra, la possibilitA� di sentir parlare i birrai delle loro creature e il piacevole ascolto di storia e aneddoti sugli stili birrai.

A zonzo tra gli stand, difficile scegliere cosa assaggiare, quasi tutte le birre sono alla spina e diventa difficile trovare qualcosa da consumare utilizzando il tappo per la degustazione da bottiglia.

Se proprio bisogna scegliere, meglio buttarsi su chi probabilmente non si incontrerA� in altre manifestazioni, cosA� noi abbiamo optato per un’interessante chiacchierata con Vito del birrificio Svevo (Bari). Con lui abbiamo assaggiato e discusso delle due spine di Germana e Barbarossa, per finire con la barley wine Stupor Mundi e la sour ale barriquA? Claudette. Iniziamo con la Barbarossa spinata a pompa, di un ambrato intenso e con una schiuma davvero persistente che mi ha accompagnato fino all’ultimo sorso. I promessi sentori di malto, caramello e frutti rossi arrivano chiari al naso, successivamente ci arriva conferma da parte del birraio dell’utilizzo di luppolo Cascade. La barley wine convince poco, con una leggera nota acidula, il tutto forse si spiega con la giovinezza della bottiglia, di soli 4 mesi, cosA� da classificare l’assaggio come una promessa di barley wine, su cui si potrebbe anche scommettere. Chicca finale, per chi apprezza lo stile geuze, A? la Claudette, che ci viene proposta sul finale, quasi una volta conquistata la fiducia del birraio, che non vuole mandar sprecato quel prodotto che fa solo in piccolissime quantitA�.A� Un sour ale barricato frutto di una miscela di una parte a fermentazione spontanea invecchiata 15 mesi A�e unaA� di 4 mesi che danno un prodottoA�molto bevibile e morbido, con sentori legnosiA�particolarmente piacevoli (ringrazio Davide per averla assaggiata).

Fra gli altri assaggi passiamo da SorA’laMA’, che propone praticamente tutte le sue birre alla spina. Assaggiamo la Gulp!, una birra leggera da poco piA? di 4% a base di mele, colore chiaro, schiuma poco persistente, ricorda il sidro e buono A? il profumo delle mele, anche se non convince del tutto ha un’ottima bevibilitA� bilanciata tra un leggero acidulo e un dolce delicato. Altra sosta A? allo stand della statunitense Sierra Nevada (Interbrau naturalmente), da cui prendiamo alla spina una Pale Ale e una Harvest. Ben ritrovata la Pale Ale, novitA� per noi A? la Harvest, una ipa fatta con luppoli freschi che regalano all’olfatto tutti i loro aromi.
Come da copione, alcune considerazioni finali sull’evento. Anzitutto buona la scelta degli spazi, con stand ben individuabili, corridoi spaziosi e posti a sedere per una sosta mentre si sorseggia la propria birra. Buona anche la ristorazione, non eccelsa, ma che ha almeno provato a non essere banale proponendo anche piatti come la tagliata di manzo, pollo e porchetta. I prezzi giusti, possibilitA� di acquistare bottiglie a reale prezzo fiera. Buoni anche i laboratori, per i quali abbiamo molto apprezzato la scelta delle birre e che, per la modalitA� di conduzione, sembrano azzeccati per introdurre e, perchA� no, affascinare chi ancora si sente un po’ profano di questo mondo.
Buona anche la rappresentanza italiana, da nord a sud, mancava solo una rappresentanza delle isole; si sarebbe potuto chiamare tranquillamente IBF, ma in sinceritA� crediamo che sia stata una buona scelta anche quella di differenziare la manifestazione con un nome nuovo. Insomma, niente a che vedere con la versione di Rovigo, si puA? sempre migliorare :-).

Ultimo appunto sulla stampa generalista. Se cercate qualche articolo su Birra Nostra, ecco che spuntano articoletti in cui vengono citati solo alcuni birrifici trevigiani (il solito localismo), non citando nemmeno alcuni dei nomi piA? importanti del panorama birraio artigianale italiano che pure erano presenti, ma piuttosto scegliendo di citare la Mary Jo giusto per fare la notizia di colore su una birra fatta con la “scandalosa” cannabis. Benvengano quindi tutte le manifestazioni sulla birra di qualitA�, c’A? ancora tanto lavoro da fare… 🙂

Maltus Faber – Genova

Category : Birra, Locali, PintaPerfetta, Viaggi

Nel mio ultimo articolo sulla Compagnia del Luppolo, ho accennato del desiderio di Gabriele di iniziare una serie di a�?gitea�? ai birrifici italici. La prima di queste esperienze si A? tenuta domenica 29 presso il Maltus Faber di Genova, in una giornata grigetta e piovosa.

Durante la partenza in pulmann ho intuito subito le potenzialitA� cialtrone del viaggio dalla presenza di qualche dettaglio:

-A� Gruppo ben compatto (in tutti i sensi, ci si sarebbe potuto fare un eccellente pacchetto di mischia con ottimi piloni, seconda e terza linea)
-A� Il megafono, gioia e dolore di tutto il viaggio
-A� I cori da stadio prima, da festa della birra poi, vicentini dopo gli assaggi piA? tosti.
-A� La voglia di bere birra
-A� L’idiozia in generale.

La destinazione come raccontavo poco sopra A? stata presso il birrificio Maltus Faber, realtA� molto giovane ma di cui avevo sentito parlare in gran bene (anche il buon Alessio assaggiA? qualcosa al Villaggio della Birra) , con un programma di tutto rispetto fatto dell’assaggio completo della linea di produzione, visita dell’impianto e foraggiamento vario alla panza (focacce, pranzo, dolci, ecc.. ).
Maltus Faber nasce in parte dei vecchi stabilimenti del Birrificio Cervisia (oramai dismesso dopo una lunga e tribolata storia), dalla passione di Fausto Marenco e Massimo Versace.

La produzione A? figlia di un passato fatto di passione personale e una serie di esperimenti riusciti capaci di dare la spinta necessaria all’apertura di un’attivitA� vera e propria.
Nel giro in a�?fabbricaa�? (parola un po’ grossa data le dimensioni ridotte), A? stato possibile osservare un impianto ordinato, pulito e funzionale, prodotto su misura e ideazione degli stessi fondatori e con una piccola (ma graziosa) sala visitatori.
Da Maltus A? possibile trovare una linea di 8 birre di chiara ispirazione belga, presenti tutto l’anno all’eccezione della stagionale natalizia e tutte prodotte con lo stesso ceppo di lievito.
Quindi visto che qua si parla di birre, raccontiamole come si sono presentate lungo gli assaggi svolti in parte in birrificio e in parte durante il pranzo.
L’introduzione, accompagnata dalla classica focaccia genovese, A? stata affidata alla Bianca, una blanche molto beverina ma piuttosto atipica per la sua tipologia.
Infatti pur presentando i tipici profumi agrumati, a detta di Fausto e Massimo, A? una blanche prodotta senza l’utilizzo di spezie e che quindi trova note aromatiche esclusivamente alla scelta di malti e luppoli.
Gli assaggi successivi si sono svolti in ristorante (di cui tralascio i cibi, discreti senza eccellere), con una degustazione della Blonde, Ambrata e Brune.
La Blonde rimane la birra piA? sottotono della serie, piA? interessante per profumi tipicamente a�?belgia�? che al palato. Della Ambrata invece ricordo il sapore di caramello ma ben bilanciato dall’amaro del luppolo, una discreta birra.
La Brune rimane la migliore della serie al ristorante (comunque tutte tra il discreto e il buono), una scura molto bevibile per la tipologia, con sapori di frutta secca in evidenza.

Il meglio degli assaggi perA? devo confessare lo si A? avuto nel rientro in fabbrica, con un filotto, accompagnato da panettoni caserecci, costituito dalla Triple Blonde, dalla Natalizia, dalla Extra Brune e dalla Imperial Stout.
Da racconti di corridoio mi A? giunta la notizia che la Triple assaggiata presentava un tono sperimentale rispetto al solito (e a come effettivamente me la ricordavo io), con una nota amara e una secchezza eccessiva per la tipologia. Del dolce promesso al naso rimane poco al palato.
La Natalizia invece si presenta come natalizia e si comporta da Triple.
PiA? dolce, avvolgente e complessa della precedente. Probabilmente migliorabile, ma giA� una buona birra.
I capolavori perA? attendevano pazienti per il finale, con l’Extra Brune e l’Imperial Stout.
Raccontando l‘Extra Brune, Massimo ha accennato delle richieste fatte dal Belgio per degustazioni e manifestazioni, e dei confronti fatti con la monumentale Rochefort 10.
Dopo l’assaggio non ho problemi a credergli in quanto l’Extra Brune A? realmente un’ottima birra (ancora sotto la Rochefort 10, ma infondo si parla di un pilastro nel mondo della birra).
Il colore A? scuro, i profumi intensissimi e il sapore fa pensare a qualche frate trappista fuggito verso il sole dell’Italia.
Complessa, dalla schiuma pannosa, piena e gustosa anche al palato, con una bevibilitA� sorprendente per la tipologia, l’Extra Brune finisce tranquillamente tra le prime della categoria in Italia.
Il passaggio successivo dell’Imperial Stout ha ampliato ulteriormente un sorriso giA� largo.
Del tipico colore nero, con una schiuma leggera e non troppo persistente, l’Imperial Stout conferma le attese con profumi e sapori di torrefazione, liquirizia e una note lieve ma piacevole di cioccolato.
Il finale A? etilico e amaro, in conclusione molto positivo.

Per concludere, le solite ma oramai scontate conclusioni finali.

Dal punto di vista organizzativo un plauso a Gabriele della Compagnia del Luppolo per il viaggio in sA�. L’idea, l’organizzazione e i costi piA? che onesti sono da promozione sicura.
Parlando di Maltus Faber il giudizio non puA? che essere in generale positivo. Quando mi raccontarono di un birrificio italiano di chiara impronta belga rimasi un po’ scettico, ma devo dire che i loro prodotti sono di sicura qualitA� e immagino (vista la competenza e sensibilitA� mostrata) tendenti a un ulteriore miglioramento futuro.
Unica nota un po’ dolente riguarda i costi delle bottiglie, che nonostante lo sconto a�?gitaa�?, rimangono a mio avviso un po’ eccessivi.
La dimensione ridotta dell’impianto sicuramente comporterA� costi, il sistema Italia non sarA� tra i piA? funzionali del mondo (anzi, vero il contrario), ma pagare 2 volte e mezzo in piA? l’Imperial Stout rispetto alla ‘t Smisje Catherine (tanto per fare un nome), o l’Extra Brune il doppio secco rispetto alla Rochefort 10 mi pare troppo.
E’ giusto ricordare che si tratta di un problema generale di gran parte della produzione italica, spero che la diffusione e l’aumento dei sostenitori possa aiutare a smorzare un po’ questa tendenza senza minarne la qualitA�.

Ps, ringrazio Antonella e Elisa per le foto..