Birra alla rovescia

4

Category : Varie

Mi sono per caso imbattuto in un prodotto piuttosto curioso: un impianto di spinatura alla rovescia. La birra, invece che cadera dall’alto, sale dal basso: vedere il video per credere.

Tutti voi sarete sicuramente al corrente degli ingenti danni che la schiuma causa alla vostra bella pinta di birra, che l’appassionato di birra vuole riempita fino all’orlo senza un millimetro di schiuma. E’ assolutamente inaccettabile che nel 2011 si sia ancora obbligati ad affidarsi ad obsoleti metodi di spinatura, in cui l’intervento umano provoca errori con conseguente creazione di uno strato gargantuesco di schiuma. E allora un’industria americana ha ben pensato di rivoluzionare il mondo birraio con il loro simpaticissimo e utilissimo dispenser che riempie i bicchieri dal basso, facendo meno schiuma possibile.

Il sistema A? molto curioso. I bicchieri hanno un fondo magnetico; il bicchiere viene appoggiato sul rubinetto, il fondo si solleva, e la birra entra dal basso. Una volta finita la spinatura, il bicchiere viene sollevato e il fondo magnetico si rimette al suo posto.

Affezionati clienti testimoniano un’aumento delle vendite di birra superiore al 50% (non si sa esattamente in base a cosa), in eventi frequentati da appassionati della birra artigianale come il Monster Supercross Finals. Il manager di Ovation Food Services dichiara addirittura che “Every once in a while a new technology comes along that really blows you away. GrinOn’s Bottoms Up Beer Dispenser does just that.”

Riassumendo:

Vantaggi: si puA? predeterminare la quantitA� di birra per ogni bicchiere, in modo tale che venga riempito automaticamente e con pochissima schiuma. In questo modo, si possono preparare piA? pinte in meno tempo.

Svantaggi: penso siamo tutti d’accordo che puA? andar bene al massimo per servire una Miller Lite. Quante risorse intellettuali sono state sprecate per progettare questo gadget? Ce n’era davvero bisogno?

Giacomo
(p.s.: spero sia chiaro che questo non vuole essere un post serio)

Nuovo impianto per la De Molen Bierbrouwerij

7

Category : Birra, Notizie in breve


Della De Molen, vera star della scena birraria artigianale olandese ed europea (se non mondiale), abbiamo parlato in piA? occasioni, e immaginiamo sappiate giA� molto. Per rinfrescare la memoria, intanto, vi segnalo gli articoli piA? significativi su Pintaperfetta: la mia prima visita al mulino nel giugno 2009, la mia ultima visita (per raccontare la seconda edizione del Borefts Festival, rassegna del meglio della “nuova produzione europea”) e per l’annuncio della collaborazione da urlo con l’americana Flying Dog.

Anche in questo caso raccontiamo una “piccola” notizia, vale a dire l’acquisto del nuovo impianto.

Lascio quindi la parola alla newsletter:

Caro xxx,
stiamo attirando sempre piA? fan di giorno in giorno. Chiaramente siamo molto orgogliosi di questo, ma questo ci costringe davvero a crescere un po’. Adesso produciamo circa 1200 ettolitri all’anno e puntiamo a una crescita che ci porti a produrre circa 4500 ettolitri. Paragonati ai grandi birrifici continueremo quindi a essere un minuscolo birrificio artigianale.

GiovedA� 11 novembre, “giorno pazzo” per gli olandesi, abbiamo firmato un contratto per un impianto di produzione da 25 ettolitri a cotta. Una grande crescita rispetto al nostro attuale impianto da 5 ettolitri. Siamo davvero emozionati, ma probabilmente non saremo ritenuti cosA� pazzi in futuro. Seguiamo semplicemente il nostro sogno e continuiamo a divertirci.

Abbiamo selezionato il nostro nuovo impianto di produzione secondo molti parametri. I piA? importanti sono qualitA�, rispetto dell’ambiente ed efficienza. Un birrificio moderno come quello che abbiamo ordinato riutilizza il calore, non produce odori sgradevoli e taglia il consumo dell’acqua. Dato che istalleremo il nuovo impianto in un nuovo edificio ci risparmierA� molto tempo e molti sforzi logistici. Le stesse persone potranno quindi produrre piA? birra.
Il nuovo edificio A? proprio dall’altra parte della strada, quindi sarA� mantenuto il legame sia fisico che emotivo con il mulino. Il ristorante e il beer shop rimarranno nel bellissimo mulino fresco di ristrutturazione.

Saluti

Brouwerij de Molen”

Insomma, il comunicato dice piA? o meno tutto ciA? che c’A? da sapere.

White Horse, London (UK)

4

Category : Locali, Viaggi

A Londra, come potete ben immaginare e forse sapete meglio di me, i pub dove bere non mancano, e certamente non manca la cultura birraia che pero non A? distribuita in maniera uniforme. Come da noi ci sono locali e persone che preferiscono la quantitA� alla qualitA�: ecco perchA� A? buona cosa prepararsi qualche indirizzo prima di partire per la perfida Albione.

Uno, se non IL, localeA� immancabile A? il White Horse (sito ufficiale), situato a pochi metri dalla stazione di metropolitana di Parsons Green (district line direzione Wimbledon). E’ qui che il compianto Michael Jackson veniva a cercare qualcosa di speciale, e dopo la mia visita non mi resta che inchinarmi alla scelta del beerhunter piA? famoso di tutti.

PiA? di trenta spine, alcune doppie, fanno bella mostra sul bancone di legno a pianta quadrata. Il locale A? ampio, con spazio anche all’esterno e al piano superiore. Noi arriviamo in una serata fortunata e troviamo posto abbastanza in fretta nel locale affollato anche da persone reduci dal GBBF (che recensiremo a breve), che si svolge e poca distanza. Serata fortunata perchA� A? in corso un festival di birre americane, che affiancano le cask ales fisse. Insomma, altro da fare non c’A? che mettersi sotto: parto con una leggera e eccellente Harvey’s Best Bitter mentre scorro con l’occhio il bancone per l’ispirazione. Impossibile per me bere troppo, poche ore dopo ho il volo per San Francisco e non riuscendo a prendere sonno in aereo, meglio star svegli senza mal di testa: opto quindi per delle mezze pinte.

La prima A? una 90 Shilling della Odell Brewing, una ale ambrata, equilibrata e fresca, davvero niente male. Riesco ad assaggiare una Tommyknocker Maple Nut Brown Ale che perA? A? troppo dolce per i miei gusti (anche se il sapore di nocciola era invitante): mi butto a sorpresa su una Mikkeller SpontanAle, che risulta piacevole anche se mi aspettavo tutt’altro. Questo perchA� la pecca del locale A? che i ragazzi dietro al bancone non sono particolarmente esperti e non sanno spiegare le birre, preferendo dare un mezzo dito di assaggio.

Per l’ultima birra sono stato indeciso tra una De Molen Zomer Hop IPA e la Great Divide Yeti… alla fine decido per la seconda perchA� una delle mie preferite e le volte che si trova non si puA? certo mancare. Quello che rimane al bancone con mio sommo rammarico sono fiumi di eccellenti birre come la Ruination Stone, 4-5 Real Ales, Schneider Weisse, la Revelation Cat di Alex Liberati, un paio di americane sconosciute da 12% e le piA? commerciali come Veltins.

Il cibo A? il classico da pub inglese, presentato e cucinato un po’ meglio del solito, e a prezzi decisamente piA? sostenuti. Spiace aver fatto una visita poco approfondita ma la stanchezza preventiva chiamava. Ci saranno mille altre occasioni per tornare a bere una pinta, perfetta, allo splendido White Horse.

mattia

Note di Andrea – Torno a scrivere in un’occasione speciale, per un locale altrettanto speciale. Il White Horse di Parsons Green mi ha rubato il cuore, vista la presenza di spine assolutamente interessantissime, ma anche l’atmosfera decisamente interessante. Sono stato in questo pub sia giovedA� 5 agosto (dopo una giornata al GBBF), la sera, che venerdA� 6: nella prima occasione ho bevuto pochino, giusto una Stone IPA e una Southern Tier 2xIPA. Ero cotto dall’intera giornata nella fiera londinese, quindi mi sono presentato l’indomani, verso mezzogiorno, munito del mio fegato di riserva per non mancare all’appuntamento: il nome della giornata A? assolutamente indicativo “American Beer Celebration“.

Vent’otto spine, tutte americane, che vi riporto di seguito: Sky High Rye e Whitsun (Arcadia Ales); Amber Ale e Big Eye IPA (Ballast Point); Porkslap e Moo Thunder (Butternuts); Midas Touch (Dogfish); Hoss Rye Lager, 16th anniversary IPA e Yeti (Great Divide); Double Stout (Green Flash); Milk e Imperial Stout (Left Hand); IPA e 90 Shilling (Odell); Dale’s Pale Ale e Ten Fidy (Oskar Blue); Baltic Porter (Smutty Nose); 2xIPA e Mokah (Southern Tier); IPA e Old Guardian Barley Wine (Stone); Black Rye IPA e Maple Nut Brown Ale (Tommyknocker); Siamese Twin e Bacon Brown (Uncommon Brewery); Hopdevil e Golden Monkey (Victory). Nei prossimi giorni vedrA? di scannerizzare i fogli e postarne qui le immagini. Potete solamente immaginare quanto il mio fegato sia stato contento di trovarsi lA�.

andrea

Baird Brewing Naka-Meguro Taproom (Tokyo, JP)

Category : Locali, Viaggi

Ormai giunto al mio sesto viaggio in Giappone, e il quarto in cui la birra gioca un ruolo importante, decido che bisogna provare qualcosa di nuovo. Negli ultimi viaggi infatti mi ero un po’ fermato sugli stessi luoghi che da soli garantivano una tale varietA� di birre mai provate da non richiedere ulteriori sforzi di ricerca (ovvero il Popeye, che tra l’altro quest’anno si A? beccato un meritato 5A� posto al mondo nella classifica dei beer bars di Ratebeer).
Occhei, mi sono detto, non questa volta. Raccogliendo informazioni prima della partenza, viene fuori che il birrificio Baird, uno di quelli che mi avevano meglio impressionato nei viaggi scorsi, ha non uno ma ben due brewpub a Tokyo, uno aperto da poco ad Harajuku e uno leggermente piA? datato a Naka-Meguro. Decido che mi ispira di piA? il secondo, e mi ci dirigo in un freddo martedi sera.

Ma prima un po’ di storia: la Baird Brewing Co. nasce nel 2000 per mano di Bryan Baird, americano emigrato in Giappone, e di sua moglie Sayuri. La produzione, cosA� come il primo storico locale di mescita, si trovano a Namazu, un paesino di pescatori non distante da Shizuoka, alle pendici del monte Fuji. Al momento, il birrificio ha 9 produzioni stabili, che variano dalla birra di frumento alla stout, dalla lager alla imperial IPA. A queste si affiancano innumerevoli produzioni “stagionali”, alcune delle quali sono in tutto e per tutto produzioni uniche.


Mi A? difficile anche ricordare quante ne ho assaggiate effettivamente, ad occhio e croce direi una dozzina nei vari viaggi, ma quello che A? certo A? che lo stile del mastro birraio A? presente in tutte. La caratteristica principale A? l’equilibrio assoluto, perfino nelle single hop che ho provato il luppolo era ben evidente ma mai aggressivo. Equilibrio che perA? non appiattisce mai le birre, e che le rende tutte strabevibili. Per provare a trovare un difetto, diciamo che tendono ad essere un po’”giapponesi”, nel senso che non sempre il corpo e il finale mantengono le promesse dell’aroma, vero punto forte della maggior parte della linea.

La Naka-Meguro Taproom si trova in un edifico di pochi piani che contiene anche negozi ed uffici; non esattamente lo stabile piA? invitante del mondo. Il locale A? un grande stanzone molto luminoso, con muri bianchi e arredamento interamente di legno chiaro, dal bancone ai tavoli alle sedie. Il banco occupa interamente il lato di fronte all’ingresso, mentre gli altri lati sono interamente presi dal classico “appoggino” con sgabelli alti. Al centro della sala ci sono un paio di tavoli lunghissimi, direi da una trentina di posti ciascuno, piA? qualche altro tavolo piA? intimo.


Alle pareti fanno bella mostra di sA? dei quadri che riproducono le etichette delle birre Baird. Disegnate da tal Nishida Eiko, sono in assoluto tra le piA? belle etichette che mi sia mai capitato di vedere. Stessi disegni sono anche riportati sulle spine, poste in una lunga fila e divise in due gruppi, fisse da una parte, stagionali e ospiti dall’altra (in questo caso, una Great Divide Hibernation Ale e altre due americane che francamente non ricordo).

La scelta del cibo A? molto varia, pur rimanendo nel tipico pub food giapponese (leggasi: molto fritto ma spesso con qualcosa di ricercato). I prezzi della birra sono standard per il Giappone, una pinta viaggia tranquillamente sui 7 euro, ma sono possibili vari menu di degustazione.Il cibo invece A? abbastanza caro, e non so dire se sia buono o meno perchA? mi ero giA� riempito a sufficienza in un ristorante economico lA� davanti.
Tra le birre, da segnalare la sempre splendida Saison Sayuri (profumatissima saison primaverile), le single-hop Kiwi (con Nelson-sauvin) e Simcoe, e quella che secondo me A? la vera ammiraglia del lotto, la Rising Sun Pale Ale, che davvero non smetterei mai di bere. Tra quelle piA? deludenti invece la Ganko Oyaji Barley Wine, ma A? un problema che ho io coi barley wine giapponesi, che trovo sempre troppo monocorde per giustificare il tasso alcolico (e la spesa).

In conclusione, un ottimo brewpub che non sfigurerebbe assolutamente nel confronto con quelli europei, con birra buona e un impianto a regola d’arte. Consiglio assolutamente una visita in caso di viaggio a Tokyo (magari meglio il locale di Harajuku, che A? in una zona piA? turistica). Ovviamente, se si ha poco tempo meglio dirigersi al Popeye per avere una panoramica completa della scena birraia artigianale in Giappone, di cui comunque Baird A? uno degli esponenti piA? rappresentativi (e piA? buoni, che non guasta).

GA�teborg (Svezia)

Category : Viaggi

Alla voce malti e luppoli, GA�teborg A? una cittA� straordinariamente viva. Bere buona birra A? piuttosto semplice. Come nella miglior tradizione scandinava, trovare locali dove alzare il gomito non A? per nulla complicato, anzi la tradizione birraia in questa cittadina nel sud della Svezia A? davvero importante. Non A? affatto strano imbattersi in un gruppo di signore sulla cinquantina fermarsi a chiacchierare davanti a una pinta dopo aver fatto la spesa. Ci sono molti locali distribuiti equamente in tutta la cittA� dove poter scegliere tra una��ampia selezione di birre locali ed estere. Tra le birre locali da segnalare senza ombra di dubbio quelle prodotte dai birrifici cittadini Carnegie, Ocean e Dugges. Impossibile non trovare anche altre birre svedesi come Falcon, Nils Oscar e OppigA?rds, per non parlare di assolute eccellenze come la NA�rke. Tra i principali locali da segnalare, al numero 12 di Andra Langgatan ca��A? il Rover, 19 linee di birre alla spina principalmente svedesi e ottima selezione di birre in bottiglia. Di nuovissima apertura la��Ol Repubblik (la Repubblica della birra), locale dove trovare 30 (si, 30!) linee di birra alla spina di provenienza principalmente belga, americana e svedese (Sveagatan, 25). Se siete in cittA� (il pub A? in Plantagegatan 1, una traversa della famosa Linneggatan) fate un giro al The Old Beefeeter Inn, locale di chiara influenza britannica. Una curiositA�: il birrificio Dugges produce una Lager su misura per questo locale. Tradizionale ma da vedere anche il Dublinera��s, situato al 50B di A�stra Hamngatan. Il 7:ans A? una dei piA? antichi pub di Goteborg: aperto nel 1900, A? un ritrovo di scrittori, musicisti e artisti in genere. Lo trovate al 7 di Kungstorget. Un consiglio, rilassarsi qui con un libro in una mano e una birra nella��altra A? una��esperienza da provare. Infine in cittA� ci sono due The Bishop Arms: al 6 di JA�rntorget (20 linee) e al 36 Kungsportsavenyn (25 linee). Entrambi sono caratterizzati da settimane a tema (un esempio: quella che si A? appena chiusa A? stata la settimana della Porter) e proprio per questo valgono la pena di essere vissuti almeno per una sera.

(articolo di Andrea C., il primo “ospite” su Pintaperfetta)

Birreria Il Cantuccio – Orta S.Giulio (NO)

Category : Locali

Un appunto veloce di servizio.
Se si desidera andare al Cantuccio di Orta S.Giulio, in via Marconi 35, sarebbe preferibile indicare realmente via Marconi 35 al proprio navigatore satellitare. La distrazione porta con sA? la pena (vissuta in prima persona), di trovarsi in via Madre Teresa di Calcutta, in un viottolo sperduto con davanti verosimilmente un ospizio per vecchi o un convento (visto il nome della via).
Comunque sia, finita la nota di servizio e ripresa la corretta direzione, eccomi davanti al Cantuccio.

esternocantuccio

Il locale si trova nella graziosa cittA� di Orta S.Giulio, a 100 metri dalla stazione dei treni e quindi con la possibilitA� di sfruttare un ampio parcheggio.
Esternamente il locale ricorda i vecchi circoli Arci, il baretto di paese, mentre all’interno lo stile A? piA? standard con i classici tavoli in legno su 3 salette, sgabelli, specchi legati a vari marchi birrai (alcuni sinceramente imbarazzanti, per il nome) ma anche fantastici poster di vecchi film (quello di “Chiamatemi Aquila” di Belushi mi ha tolto piA? di un sorriso).
Il personale, cortese, ricorda molto la laboriosa frenesia di un formicaio (per numero e velocitA� di movimenti), con un servizio corretto nella presentazione della birra e nella scelta dei bicchieri.

Internocantuccio

Fatti i soliti convenevoli, passiamo al lato beverino, quello decisamente piA? interessante della segnalazione.
Il Cantuccio nella sua storia piA? che decennale, vantava un guinness ufficiale per numero di bottiglie (a livello europeo), e tutt’oggi con le sue circa 200 bottiglie alla carta si difende egregiamente. Nella lista il Belgio la fa da padrone come peso sia quantitativo che qualitativo , mentre le altre nazioni sono rappresentate da prodotti validi piA? come nota di colore (con una birra dello Sri Lanka e una della Tanzania) che di sostanza. A segnalarle tutte mi ci vorrebbe un papiro, ricordo un pA? a caso e a gusti le solite trappiste (Rochefort, Orval, Westmalle…. ), le birre della De Dolle (Arabier, Boskeun, Dulle Tuve, Stout…), le Dupont (Saison, Moinette… ) , le Boelens (Birken, Pa-gijs, Wase Wolf) e tanta altra roba buona. Un pA? vuota la casella inglese (a parte roba imbevibile) e americana. Guardando alle tipologie, la lacuna vera A? sulle acide, rappresentata solo dalle Lindemans (brrrr… ) e presentata come “birra alla frutta”, cosa infondo vera vista la sua natura sciropposa ma che non sarebbe cosa di cui farsi vanto.

La scelta delle spine A? apprezzabile e si trovano due birre classiche tedesche (Kulmbacher e Kapuziner Weiss) , la Gordon Finest Blond e due belghe (Mc Chouffe e Bonne Esperance).
Mi rimane la curiositA� del fare una vista tra qualche tempo per verificare l’esistenza o meno di una rotazione nelle spine, fattore in grado di dare uno spessore maggiore all’offerta.
I soliti panini, stuzzichini e pizzette non mancano a completare l’offerta del locale. I prezzi sono onesti, con le spine a 2,70 e 4,80 (rispettivamente la piccola e la media), e la gran parte delle bottiglie sui 4,5 per i 33cc.

Giungendo ai commenti finali, il Cantuccio merita sicuramente voti positivi e buone lodi.
L’offerta A? sicuramente tra le piA? abbondanti della zona, in particolare per quanto riguarda le bottiglie belghe e le spine non deludono. Il locale A? un pA? rumoroso per l’alta frequentazione ma rimane comunque una visita piA? che piacevole. Da seguire il sito internet per monitorare la presenza di serate di degustazioni, assaggi, feste, nuovi arrivi.
Non mi resta molto da aggiungere, tranne che per l’estate rimarrA� aperto tutte le sere. Per concludere consiglio in modo particolare la presenza dell’autista sobrio considerata l’offerta di birra, la strada lungo il lago (qualche curva vigliacca si trova) e la presenza piuttosto abbondante di controlli della forza pubblica. La stazione accanto potrebbe essere un’alternativa, anche se sono dubbioso sull’esistenza di treni in orari serali.