Goose Island alla Anheuser-Busch!

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Category : Notizie in breve

Come si può leggere qua, la Goose Island di Chicago, tanto amata anche dal nostro Giacomo (qui la sua recensione), e visitata sia da lui che da me a Giugno 2010 nel brewpub di Chicago Clybourn, sta per essere venduta alla Anheuser Busch InBev per una cifra di circa 30 milioni di euro (quasi 39 milioni di dollari).
A Chicago ci siamo resi conto di quanto la Goose Island sia apprezzata in città e nei dintorni, e gli abitanti (a partire addirittura dal presidente Obama) la considerano una pate importante delle proprie radici.
Goose Island Clybourn
La politica di acquisizioni insomma insomma non si ferma. Quello che era cominciato come un accordo tra le maggiori famiglie birrarie del Belgio e di anno in anno è diventato il maggior gruppo birrario al mondo, secondo una politica di acquisizioni e inglobamenti che non si è mai fermata, partendo dall’acquisto della Hoegaarden da Pierre Celis e arrivando ad assorbire grossi marchi (Labatt’s*, Beck’s) o grossi gruppi concorrenti (come nel caso di pochi anni fa della Anheuser-Busch, quelli della Bud).

Purtroppo le acquisizioni a suon di soldi difficilmente portano a miglioramenti della qualità, puntando spesso sulla quantità e una più ampia e aggressiva distribuzione… non impossibile pensare che fra pochi mesi potremmo anche trovare le Goose Island in Europa. In più, la sostituzione del mastro birraio dal 1° Maggio non aiuterà nè la stabilità, nè la costanza nella produzione e nella qualità che noi abbiamo potuto gustare. Peccato.

mattia

Rock Bottom Brewery – Chicago (IL), USA

Category : Locali, Viaggi

Per una volta, contrariamente alla mia tradizione, parleremo di un posto che non fa della birra il suo punto di forza. O, meglio, parleremo di un locale che vorrebbe fare della birra il suo punto di forza, ma che ci riesce un po’ poco; e nonostante tutto, merita una menzione speciale. Capirete presto perché.

Rock Bottom Brewery è in realtà una catena di microbirrifici – non un locale singolo -, accomunati da uno stile comune. In ogni Rock Bottom (ce ne sono vari, sparsi per tutti gli Stati Uniti) troverete lo stesso stile grafico, un menu simile, e alcune tipologie di birre comuni. Ma  le similitudini finiscono qui: ogni Rock Bottom ha il suo mastro birraio e il suo chef, per cui non ci saranno mai esattamente le stesse cose. Gli stili della birra presenti includono: una lager (light lager, secondo loro), una birra di frumento, un ale rosso o ambrato, un brown ale, un pale ale, e una birra “scura” (in genere, una stout o una porter). Detto così, non parrebbe niente male: bisogna però accertarsi che la qualità sia quella a cui ci hanno abituati i microbirrifici americani.

Ahimé, purtroppo non è così: in tutti i Rock Bottom in cui siamo stati (n.d.a.: sono stato a quello di Chicago sia da solo che con Mattia, in altri esclusivamente per conto mio), le birre non sono mai state eccelse. Alcune sono passabili: l’IPA di Chicago non è affatto male – ma è una stagionale, non la troverete tutto l’anno -, acidulo e pungente; l’Erik the Red Ale è sufficiente sebbene con poca personalità (bello il colore, buono il corpo di malto, ma un po’ evanescente nel finale); l’Oatmeal Stout è discretamente riuscita. Un po’ insulse le altre birre offerte: Chicago Gold, Walleye Wheat, Line Drive Light.

In compenso, il cibo è di qualità più che sufficiente: anzi, mi sbilancio a dire che alcuni piatti offerti sono addirittura buoni. Nonostante le pietanze siano, in genere, quelle tipiche americani (burger, sandwich, pollo, manzo, pizze, insalatone), si trovano pure cibi più esotici (edamame, piatti di pesce un po’ “asiatici”), e tutto quello che ho assaggiato ha sempre fatto la sua dignitosa figura. I prezzi in linea con la città concludono il quadro.

Dopo tutto questo discorso, vi chiederete: si, ok, ma che cosa ha questo posto di speciale, tanto da meritare una visita? Me lo sono lasciato per ultimo, perché è forse la cosa più importante: la terrazza. Il Rock Bottom di Chicago si trova nel bel mezzo del Magnificent Mile, fra grattacieli imponenti, ed ha una terrazza sul tetto che lascia assolutamente basiti. Praticamente invisibile dalla strada, nonché isolata acusticamente a causa del trambusto cittadino, la terrazza in legno si trova in una locazione da videoclip musicale, tanto è surreale: isolata dal resto nel mondo, ma in mezzo a bellissimi palazzi – nessuno dei passanti vi noterà, ma voi potrete vedere tutti. Vi assicuro che l’atmosfera era talmente surreale, che ha lasciato di stucco sia me che Mattia, al punto da farci dimenticare per un attimo che le birre non erano niente di speciale. E siccome non c’è solo l’alcool nella vita (si, ho scritto questa frase apposta per farmi insultare nei commenti sottostanti), se capitate da quelle parti quando c’è bel tempo, regalatevi una bevuta per una volta con vista.

Testi: Giacomo
Musica: Mattia